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17 luglio 2011 7 17 /07 /luglio /2011 23:36
DSC04731.JPG  DSC04736

 

Ombrello cinese ondeggia
lungo la strada assolata

Un tocco tutto orientale
nella luce accecante
dell'ora meridiana

Un tocco di gentilezza
nel deserto cementificato
del sabato mattina

Passo oltre
sotto l'ombrellino gentile
c'è una signora obesa
Non ha i tratti orientali
ma quelli nostrani
che di più non si può

Arranca traballando
sui suoi piedi tondi,
eppure questo vezzo
tutto orientale dell'ombrellino

che ogni tanto ruota con vezzo

la ingentilisce e me la rende simpatica

E poi: Ma dove starà mai andando nella calura?

Più avanti, nel lungo viale
ombreggiato di platani
e rivestito d'uno spesso tappeto
di foglie secche e accartocciate
in strane forme tridimensionali
una figuretta avanza piano,
biancovestita

Gorssi occhiali da sole
le ricoprono il viso
Non che sia particolarmente attraente
ma tutta vestita di bianco com'è

e nella scenografia della strada vuota e solitaria

è un piccolo colpo d'occhio,

in qualche misura estetico

- da film forse -

e uno che passa sul motorino
si ferma a molestarla
con frasi sconce e volgari inviti

Poi, fatta la sua parte
di pessimo macho latino,

il gaglioffo se ne va
lasciando la figuretta sola
che continua impertubabile ad avanzare

Una grossa signora obesa
avanza faticosamente sullo stesso marciapiedi,
solcando le foglie

con grossi piedi che ciabattano

e intanto s'appoggia,
a mo' di bastone, ad un grazioso ombrellino
rosso, avvolto e chiuso

Un senso di estraniamento mi prende

nell'osservarla.
Sarà la stessa di prima?

No, no! Quella di prima
aveva un ombrellino rosa, cinese.
Questo è chiuso e non si può dire se sia cinese...
Eppure, la forma dell'obesità è identica,
identico quell'incedere oscillante ed incerto,

eppure deciso.

PIù avanti, in là nello spazio e nel tempo

- ormai s'è fatta notte e l'aria s'è fatta fresca -

nella villa comunale da dove passo ogni giorno

extracomunitari tamil (così pare),

in un piccolo slargo arredato con panche di pietra

hanno allestito un tavolo quadrato con tanto di tovaglia bianca

che hanno portato da casa assieme ad alcune sedie,

e, attorno a questo arredo improvvisato

indugiano a desinare e a chiacchierare,

godendosi la frescura e il dolce abbraccio della notte.

Sono di tutte le età: almeno tre generazioni presenti

in una scena domestica che s'articola in uno spazio pubblico

e ricrea consuetudini antiche...

C'è da commuoversi a guardare questa scenetta

 

La strada, per me, è vuota e deserta

 

Il caldo ha svuotato la città

e il silenzio frusciante di foglie e di cartacce spostaste dalla brezza

è gravido di premonizioni

 

E l'inquietudine non è dissipata

dalla rievocazione del quieto consesso familiare di prima

che sembrerebbe contraddire

il postulato della fondamentale solitudine dell'uomo del XXI secolo

 

Più tardi, nella notte,

sono molestato da un sogno in cui

sono in visita da un uomo anziano,

dall'incarnato di un bianco spettrale

e, mentre parliamo, la pelle del suo volto

comincia a desquamarsi e a creparsi

e le carni del suo volto ad essicarsi.

Lui continua a parlare come se niente fosse,

ignaro della metamorfosi.

Vorrei chiedere aiuto,

ma dalla mia bocca non esce suono alcuno
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1 luglio 2011 5 01 /07 /luglio /2011 16:38

 

All'alba, a dieci chilometri da Siena,

 

scorgo da lontano il profilo di Monteriggioni,

una cinta di mura e di alte torri,

per me familiare e fonte di emozioni

 da quando mi ci imbattei casualmente

in uno dei miei vagabondaggi



 

A quella vista, non ho esitazioni:

abbandono la via principale e, seguendo le tortuosità della strada di campagna,

giungo alla piazzola di parcheggio ai piedi delle mura

A piedi, per la porta d'accesso, mi immetto nel grande piazzale selciato,

 

provando lo stesso fascino e la meraviglia della prima volta



La solitudine è totale: non un'anima viva

  

Mi accolgono il tubare dei piccioni,

una falce di luna ancora alta nel cielo

e le antiche torri della cinta muraria,

erte come sentinelle mute,

 semplici arcate vuote sul lato interno

ma anche la chiesetta di Santa Maria

che, nel corso dei secoli, ha accolto

i pellegrini francigeni di passaggio

 

Io, nomade della vita, vorrei sostare

sotto la pergola addossata alla parte della rustica locanda

  

La citta è domiente,

nulla si muove,

 

a parte il tubare dei piccioni

 

 

e i primi voli frenetici dei rondoni

 

Un gallo canta, un altro risponde

 

 

Ad Est, la placida campagna collinare di vigneti e ulivi

 

s'accende di una lama di sole rosso arancio

 

E mentre il cielo d'Oriente rosseggia

per poi virare al giallo abbacinante

 

c'è l'attivarsi di un brulichio di vite e di suoni

 

Una persiana si apre

e, subito dopo, la porticina della stessa casa

 

si socchiude per fare spazio ad un uomo anziano in canottiera

che, mentre lancia occhiate al cielo che lo sovrasta,

 

si grattuggia con indolenza il ventre prominente

 

 

 

La strada mi richiama, tirannica

Non c'è tempo per ristare ancora per un poco:

 

quell'emozione di rivedere la piccola cittadina turrita sulla cima del colle,

 

quella la porterò con me sino alla prossima volta,

 

ripromettendomi una volta di tornare e risiedere in questo luogo

per alcuni giorni.

 

 

Ma ci riuscirò mai?

  

 

DSC04203.JPG  

 

 

 

Monteriggioni

 

DSC04194.JPG

 

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28 giugno 2011 2 28 /06 /giugno /2011 09:52

 

 DSC03662.JPGViale del lungomare vuoto, illuminato da lampioni gialli.

Case vuote, sbarrate, silenziose.

Ma sarà per poco, perchè la stagione estiva incombe, con la sua folla e la selva di rumori sguaiati a mille decibel.

Poche auto.

La spiaggia è un cantiere, ingombro di cumuli di paratie di legno e le basi rettangolari delle cabine già predisposte a formare simmetrie geometriche.

Mosconi e pedalò quiescenti.

Ombre che si confondono nell'ombra.

Corpi appiattiti al suolo le cui forme confuse si indovinano intrecciate l'una nell'altra.

Sussurri di conversazioni, risate leggere, bisbigli.

Ombre nero-vestite sdraiate o sedute nei coni d'ombra delle cabine smontate o di quelle appena erette.

Quando Umani fatti d'ombra emergono dalle coltri 'ombra in cui sono avvolti, totalmente mimetizzati nel buio, si può solamente sussultare, come di fronte all'improvvisa materializzazione di esseri viventi dal nulla profondo.

BDSC03650isogna camminare con cautela, perchè si potrebbe andare ad inciampare in uno di questi corpi, dormienti o amoranti che siano.

L'andatura non è agevole. La superficie di sabbia, solitamente piana, è stata sconvolta dal passaggio dei muletti per il trasporto dei puzzle di cabine.

Si avverte che, sotto la suola delle scarpe, la sabbia, è sciolta e fresca, si possono immaginare i singoli granelli silicei, anche loro gonfi d'ombra, come se avessero scaricato del tutto l'energia del sole, assorbita durante il giorno.

Più avanti, mentre l'incedere lento ed impacciato sulla sabbia scavata in solchi e fossi mi conduce verso le luci lontane del borgo marinaro che, come oasi luminosa, si riflettono con lame giallo-arancione vivive sul mare buio, si stagliano lunghe file di cabine che, già montate, con la loro geometria soffocano e segmentano la distesa della spiaggia solitamente ampia e uniforme.

Le porte aperte, come tante orbite vuote, spettrali, i colori sbiaditi dalla conservazione invernale in qualche umido magazzino.

Passando da una fila all'altra, è forte l'impressione di aggirarsi all'interno di un villaggio fantasma, frettolosamente abbandonato o mai abitato.

Quelle porte semiaperte sono inquietanti, poichè evocano presenze occulte e misteriose, fantasmi poltergeist.

Ogni scricchiolio del legno che si assesta fa sobbalzare.

Non viene certo voglia di sbirciare all'interno di quegli spazi che appaiono come umide splonche a forma di parallelepipedo.

DSC03654Quando ci si passa davanti, a notte fonda, qualcosa potrebbe ghermirti e divorarti. E' facile pensare che un mostro tentacolare, un incubo lovecraftiano, un colore venuto dallo spazio, potrebbero venir fuori all'improvviso da quelle tenebre e afferrarti, oppure aprire una bocca sbavante, irta di zanne, e pappare la tua testa in un sol colpo.

Si cammina piano, quasi in punta di piedi, sussurrando, per non disturbare quei fantasmi...

E, per fortuna, che proprio vicino, c'è un'imbarcazione rossa, tipo moscone, che porta scritto sulla sua fiancata "Salvataggio".

Ci vuole sempre, a portata di mano un'uscita di salvamento...

I grandi alberi incombono, ma oggi sono solo pini e tamerici e qualche siepe di oleandro, mentre le palme, divorate dal punteruolo, un autentico diavolo rosso tenace, resistente e vorace, sono diventate merce preziosa. I relitti d'alcune di esse rimangano a stagliarsi nel buio come colonne di un antico tempio diruto

La spiaggia dell'Antico Stabilimento dei Bagni è già attrezzata: ombrelloni chiusi, bianchi e ritti come sentinelle o soldatini in armi -lasciati lì ubbidienti a far la guardia - anche loro disposti in rigida geometria militare, sdraio serrate, un custode - anche lui, lì, come una suppelletile da spiaggia - che se ne sta seduto sulla soglia d'una cabina pitturata di bianco, il volto è illuminato dai riflessi colorati cangianti di una piccola televisione accesa.

All'interno di un'altra cabina, si intravede con la sua illuminazione vivace da supermercato, un distributore a monete di bibite e bottiglette d'acqua.

DSC03680.JPGDi fronte, alla spiaggia attrezzata, illuminata - per motivi di sicurezza - da potenti fari che gettano sulla sabbia le ombre lunghissime degli ombrelloni serrati e disposti in file ordinate, c'è la distesa oscura del mare, nero-piceo e buio come un pozzo senza fondo, subito dopo i primi metri di acqua che appare trasparente e chiara e lascia intravedere il fondo sabbioso.

Lontano, oscillanti con i flussi e i riflussi della massa d'acqua, le sagome deboli di alcuni cabinati alla fonda

Luci di posizione accese e qualche altra debole lucina rivela segni di vita a bordo: avventurosi navigatori con il favore di buone condizioni di mare hanno deciso di passare la notte, qui, ormeggiati all'interno della baia, alla fonda.

Lo sciabordio delle piccole onde sulla battiggia è debole, ma continuo.

Il mare parla, ci parla, e confonde la mente, intossicandola con il suo respiro profondo ed eterno che è lo stesso respiro dell'universo.

Poco più in là, uno con un passamontagna calcato sulla testa o forse intabbarato in una sciarpa, uno se ne sta seduto al limitare della battigia a fumare sigarette, una appresso all'altra, come Yanez de Gomera, colto sempre nel momento in cui si accendeva l'ennesima sigaretta.

Richiami, voci lontani, il suono più squillante di brevi risate.

Il mistero della notte e il fascino del mare.

Poi, al ritorno, mi sono ritrovato le scarpe piene di sabbia silicea.

Le ho scotolate per bene, battendone le suole con vigore una contro l'altra.

E poi ho fatto cadere quella sabbia direttamente nel lavandino, sperando che con l'acqua di scarico possa tornare al mare e a quella spiaggia a cui involontariamente l'ho sottratta.

Tutto scorre, tutto si fa e continuamente si disfà, se ne va e poi ritorna.

E quella spiaggia dove ho camminato, con la sua infinità di granelli, non è certamente la stessa del giorno prima e non sarà più la stessa il giorno dopo.

Ed io domani sarò un altro e la vedrò con occhi diversi in un'infinita varietà di ritorni che, pur simili, saranno sempre sottilmente diseguali.

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8 giugno 2011 3 08 /06 /giugno /2011 13:34

albert-einstein1.jpgHo un'intolleranza crescente per tutti quelli, uomini, donne e ragazzi, che parlano nel loro telefono, quando sono in luoghi pubblici e, soprattutto, urlando, come se la conversazione fosse fatta a beneficio di orecchie terze, perchè cosi facendo invadono con noncuranza la privacy altrui con cazzi e mazzi loro (esponendo dunque al contempo e senza pietosi veli la propria intimità), con eventi futili e fatti insignificanti, con bagatelle, beghe e quisquilie di vite quotidiane più o meno squallide di cui non mi garba sapere nulla.

Potrei tollerare, forse, di stare in ascolto d'una conversazione al telefonino condotta da Albert Einstein in persona.

Allora sì che tenderei l'orecchio e mi farei sotto per ascoltare meglio, desideroso di carpire qualche briciola delle Sue intuizioni sulla grandezza dell'Universo! Potrebbe essere euristico stare in ascolto di colui che disse "Do I Dare Disturb the Universe"?.

Ma ciò sarebbe irrealizzabile: se Lui vivesse nei nostri squallidi tempi, sicuramente non parlerebbe coram populo al cellulare. Forse, non ne terrebbe nemmeno uno con sè. La sua grande mente non gli consentirebbe di non essere catturato da simili banalità.

E come sarebbe se tutti, si dessero ad un grande potlach dei telefonini in una follia liberatoria, collettiva e condivisa, frantumando i propri cellulari sotto i piedi, lanciandoli in mare o semplicemente buttandoli via? Chi sa che non avesse proprio questo significato occulto (cioè di avvisaglia della notte dei lunghi coltelli prossima ventura, in cui tutti i telefonini saranno distrutti), la moda invalsa nell'estate del 2009, di praticare come sport (con tanto di demenziali gare) il lancio del telefonino?

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26 maggio 2011 4 26 /05 /maggio /2011 10:24

palloncini-colorati111.jpg

 

Nel cielo della sera, quieto,

spezzato solo dagli ultimi voli dei rondoni,

prima del riposo notturno,

si accende una delicata stria di rosa

Palloncini colorati

di tutti i colori dell'arcobaleno,

ascendono verso l'infinito blu

come tante bolle colorate,

ciascuna delle quali contiene il pezzo di un'anima

E salgono,

salgono,

e, mentre salgono,

si disperdono e si fanno piccini

Noi che li guardiamo vincolati, come siamo, alle catene della Terra

pensiamo che siano partiti verso un viaggio lungo,

che forse non avrà fine

In realtà, ma questo noi da terrra

non potremo mai verificarlo,

ciascun pallocino, man mano che la pressione dell'atmosfera si riduce,

si va dilatando, sino a scoppiare alla fine in un plop!

che, nella rarefazione dell'aria, avviene in un profondo silenzio


L'aria - e i pezzi d'anima -

contenuti all'interno -

si disperderanno nell'etere

e quell'anima, finalmente ricongiunta,

potrà riprenderà il suo viaggio

nello spazio incommensurabile,

per arrivare dove?

Non si sa!

Nessuno da un simile viaggio

è mai tornato indietro a raccontarcelo.

Di sicuro, ai pianeti e alle stelle lontani.

Oltre Saturno e Giove.

Oltre la catena dei pianetini,

ai confini del sistema solare,

Di sicuro verso le Galassie,

nate eoni prima dei primi singulti del nostro pianeta

Partire con il palloncino colorato,

aiuta indubbiamente

a liberarsi prima dalle catene della Terra,

dai suoi vincoli,

a trasformarli in pneuma e respiro

che è tutto ciò che di noi rimane,

dopo che il corpo si è dissolto

 

buddismo-bandiere-di-preghiera.jpg

 

Il palloncino colorato che viaggia verso l'alto

è come le bandiere di preghiera dei templi buddisti

che, a centinaia, sventolano legate in fila a funi,

tese tra l'asse centrale dello stupa e la terra

All'inizio nuove e dai colori brillanti,

poi sempre più logore e sbrindellate,

recano scrito su di una superficie (a volte su entrambe)

le preghiere, scritte in inchiostro nero, in antichi caratteri.

Con lo sventolio e la carezza del vento,

le preghiere d'inchiostro si staccano dalla stoffa

e anche loro si fanno pneuma,

ascendendo verso l'alto

per raggiungere il Supremo,

incommensurabile e saggio,

che ascolta

 

Ma i palloncini colorati sono anche

come le campane di preghiera

che il fedele, dopo aver rivolto al suo dio

una preghiera muta

o appena sussurrata,

scuote traeondone argentini tintinnii,

i quali pure salgono verso il cielo

per giungere all'orecchio del Dio

e attirare sulla nostra modesta prece

- infinitesima rispetto alla grandezza del Cosmo -

la sua attenzione

 

Impigliato nelle spire d'un fuoco

che non può essere placato

e che lo divora ora dall'interno,

così come prima ha divorato le sue cose e la sua casa,

lasciandolo privo di tutto,

anzichè arrendersi alla volontà del Supremo,

alla consapevolezza dell'Impermanenza,

trasformando questo fuoco in energia propulsiva e opportunità,

un uomo chiuso dentro la sua auto

s'è lanciato a tutta velocità verso il mare,

s'è librato leggero in aria

- ma solo per pochi secondi -

e poi la massa di ferro e plastica

avvinta alle catene della gravità

s'è immobilizzato per ricadere con un tonfo greve

sulla liquida superficie,

spezzandone l'immobilità.

L'uomo all'interno dell'auto,

divenuta sarcofago d'acciaio,

ha atteso immobile la sua fine.

Immagino che la sua anima

sia rimasta impigliata in quel relitto

o inghiottita da qualche grosso pesce

Chi sa - forse al prossimo giro della ruota -

allo sventurato sarà dato di partire

a cavallo d'un palloncino colorato

verso il cielo infinito ed oltre

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22 maggio 2011 7 22 /05 /maggio /2011 08:52

gabbiani2a.jpg

 

Grandi nuvole sfioccate

s'inseguono nel cielo

nel pomeriggio grigio e triste

 

Respiro il puzzo di fuochi di gomma e plastica 

e quello di escrementi vecchi di cane,

che giacciono mummificati sul cemento

 

I rondoni s'inseguono in cielo

con continui voli nervosi

 

E' un altro giorno che volge al declino

 

monnezza-e-gabbiani.jpg

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4 gennaio 2011 2 04 /01 /gennaio /2011 16:13
Il mare di fronte a Custonaci - Foto di Maurizio Crispi

Il 3 gennaio 2011 si decide di andare a visitare il Presepe vivente di Custonaci (in Provincia di Trapani).
La giornata è splendida, la temperatura mite.
Il sole splende glorioso. 
In cielo qualche sparuta nuvoletta bianca.
Il viaggio procede gagliardo sino a Castellamare del Golfo: sosta di rito al Belvedere.
E' un piacere guardare di lì il panorama della costa curvilinea che segna il golfo di Castellamare, sino all'estremità opposta chiusa da Punta Raisi e da Montagna Longa.
Si riprende ad andare.
Ma il cielo all'improvviso si rannuvola e della giornata splendida di prima rimane ben poco.
Arrivano da Ovest nubi sempre più nere e gonfie di pioggia.
Il Nano osserva il cielo preoccupato da tanto grigiore, così incombente e minaccioso.
Arriviamo, infine a Cornino.
Subito alla ricerca della biglietteria per acquistare i biglietti d'ingresso senza dover fare la coda dopo: ma è strano non c'è nessuno.
Solo un anziano del paese, con una coppola storta sul capo: forse uno dei figuranti del presepe, messo lì a far la guardia.
Gli chiediamo notizie.
No, oggi, il Presepe è chiuso. Riprendiamo il 6 gennaio.
Ma noi avevamo letto che oggi c'era (La delusione vibra nelle nostre voci)
No assolutamente, no, non è possibile - e, così dicendo, entra sotto il grande tendone bianco dove ha allestito un modesto banchetto, davanti ad un grande televisore, per consumarvi un frugale pasto di pane e cacio, allietato da una bottiglia di robusto vinello paesano, e, dopo aver rovistato in un mucchio di carte, prende su un pieghevole.
Vedete?, dice mostrandoci le date scritte in bella evidenza.
Non possiamo che fare buon viso a cattivo gioco
Però, potreste andare a visitare, la Matrice di Custonaci  - e ci allunga un altro pieghevole ("Il Natale a Custonaci", in cui si parla della mostra “Ante Christum natum").
Uh! Lo faremo di sicuro! Ma per certo torneremo a visitare il Presepe in uno dei prossimi giorni di apertura!
Visto che siamo proprio là, ci avviamo verso Monte Cofano (che è una Riserva Naturale Orientata) per fare una passeggiata canonica
Vale davvero la pena. 
Seguendo il sentiero accuratamente tracciato e in ottimo stato d'uso, si può anche circumnavigare il monte sino alla Tonnara di Castelluzzo, ma noi ci limitiamo a procedere sino alla Torre San Giovanni, una delle torri di avvistamento della cinta difensiva della Sicilia, di quelle edificate da Camillo Camilliani nel corso del XVI secolo.
Il paesaggio è splendido e corrucciato. 
I marosi si frangono con violenza sulla scogliera. Un gabbiano volteggia alto in cielo e due marangoni si riposano all'asciutto su un grosso masso.
Un piccolo cutter in lontananza si perde tra le brume di un piovasco: molto stevensoniano
Nella torre non si può entrare: in passato era possibile, ma forse hanno deciso di chiuderne l'ingresso con un'impenetrabile cancellata per proteggere l'interno restaurato alcuni anni fa.
Siamo raggiunti dal piovasco: non possiamo fare altro che ripararci sotto l'architrave della stretta porta d'accesso
Spioverà.
Ma quando mai! Pie illusioni! 
Passa il tempo e la pioggia aumenta d'intensità.
Decidiamo di avventurarci allo scoperto e di fare ritorno all'auto.
Lì, poggiato sul sedile posteriore, c’era un bell'ombrello, ma - confidando nella clemenza degli elementi - l'avevamo lasciato lì dov'era.
La legge di Murphy impera...
Via, dunque, a passo svelto, cercando di minimizzare il danno
Ma... ci conforta pensare a "Singing in the rain" ed anche "Raindrops keep falling on my head" e così procediamo con letizia, malgrado la mala parata.
Sembra che non piova, perché il vento sospinge le gocce d'acqua da dietro: quindi, sembrerebbe che davanti a noi non stia piovendo e, invece, ci stiamo inzuppando le terga... (bella parola, neh?).
Frida, da brava cacciatrice qual è, incurante della pioggia sferzante, si rotola nella merda della vacca e poi dove è passata qualche bestia selvatica e va avanti, instancabile, procedendo a zigzag e seguendo l'usta, per noi impercettibile, ma davanti al suo tartufo palpitante si apre un intero universo di odori ed effluvi, una mappa dettagliata e tridimensionale probabilmente.
Alla macchina giusto in tempo per scansare l'infittirsi del temporale.
Ci ripariamo in una trattoria per mangiare un boccone. Siamo gli unici avventori all'interno d’un salone moderno e spazioso. Televisore maxischermo acceso: che due palle!  Ma ce lo facciamo spegnere, visto che siamo gli unici due avventori. Il gestore ci asseconda, anche se non comprende…
Il proprietario dopo aver preso la comanda ed averci servito, si scusa: Devo allontanarmi. C'è una partita dell'Inter giovanile a poca distanza da qui - ci dice, rivelando la sua natura di Interista convinto, pur senza l'ostentazione di nessuno degli orpelli prediletti dalle tifoserie.
Ci muoviamo di nuovo dopo il lauto pasto: andiamo a visitare la Chiesa di Custonaci...
In effetti, ci addentriamo su per le strette viuzze della cittadina antica: arriviamo a vedere una chiesa antica, ma la pioggia cade più fitta che mai e, quindi, dobbiamo limitarci a guardare attraverso il parabrezza uno scenario liquido di case che sembra dipinto dal pennello di un impressionista. E, in ogni caso, come scoprirò in seguito la chiesa da visitare non era quella davanti alla quale ci siamo fermati, ma il Santuario  Maria Santissima di Custonaci: e ancora non so dove si trovi, forse un po' discosto dal paese.
Il nano comunque è ben contento di stare a guardare dal riparo dell'auto: che è gongolante è dir poco. Se la spassa un mondo
Girovaghiamo in auto nello scenario surreale e tellurico delle cave di marmo di Custonaci
Il fianco della montagna è squarciato da innumerevoli ferite che mostrano le carni bianco-candide della terra, sovrastato da fosche fucine e da inquietanti tralicci - quasi neri - di acciaio e da gru a braccio mobile per spostare gli immensi blocchi di marmo.
La montagna sembra profanata, senza il conforto di alcun rituale propiziatorio
La pioggia non ci dà requie
Prossima tappa: visto che non abbiamo potuto vedere il Presepe Vivente di Custonaci, andiamo a visitare quello di Balata di Baita di cui avevamo intravisto al passaggio affissioni pubblicitarie.
Occhè! Andiamoci.
E via, sotto l'acqua battente.
Condizioni atmosferiche strane: lontano ad Ovest, dove oltre Monte San Giuliano si intravedono le sagome di Levanzo e Marettimo, il cielo all'improvviso si apre, lasciandoe irrompere una luce bassa radente, del sole ormai basso sull'orizzonte, di un intenso giallo.
Intanto dove siamo noi continua a piovere e, all'improvviso, si forma un doppio arcobaleno completo. Mai vista una cosa così!
Nel punto in cui il fascio iridescente sembra sorgere da terra, c'è una luce abbacinante, surreale, con una tonalità dominante gialla.
Fantastico.
Verrebbe voglia di cercare di arrivare sino al punto in cui l’arcobaleno sembra spuntare da terra come un tronco colorato, ma sarebbe pura illusione…
Finalmente s’arriva a Balata di Baita: con molta fatica identifichiamo il punto in cui è localizzato il Presepe, ma poiché è presto decidiamo di procedere sino al Castello di Baida, tre chilometri più in alto, per vedere se c'è quella famosa vecchina che prepara cassatelle e buccellatini che si possono acquistare, se uno arriva al momento giusto ancora con la fragranza del forno.
La pioggia continua a battere furiosa.
Arriviamo: l'atmosfera è fosca ed inquieta.
Entriamo all'interno dell'antico baglio, risalente - sembra - al XIII secolo, ma l'alloggio della vecchina (c'è una scopa antimalocchio appesa fuori dalla porta) è chiuso e sbarrato. Non un'anima viva...
Basta, ritorniamo a Balata di Baida a visitare il presepe. Presto che è tardi s'è fatta l'ora!
Arriviamo, faticosamente posteggiamo: vediamo che hanno già acceso le luci che illuminano la corte e gli edifici dell'antico casale che fa da scenario alla rappresentazione
Al botteghino ci dicono che, a causa della pioggia, l'apertura è dilazionata…
Perché?
Il 26 dicembre pioveva e abbiamo tenuto aperto con tutti i figuranti. Ma molti di loro si sono ammalati. Oggi vogliamo evitare che ciò accada di nuovo. Se potete aspettate per un poco, le previsioni meteo per questa zona dicono che dalle 18.00 la pioggia dovrebbe cessare. Dentro sono tutti pronti: si aspetta soltanto che smetta...
No, non possiamo aspettare, sarà per un altra volta. Grazie!
Decidiamo, per compensare, di andare a visitare il Castello di Inici, un altro baglio fortificato: seguiamo le indicazioni, ma poco dopo dobbiamo fermarci, perché la strada è sbarrata a causa di una frana
Un vecchio del posto ci fornisce delle informazioni, ma poco consolatorie: Sì c'è una strada che ci arriva, ma è lunga ed è difficile da trovare. Poi con il buio
Vabbé, vabbé - faccio io - E' tempo di tornare 
E si ritorna a casa: un bel the caldo ci attende e la stufetta a gas per toglierci il freddo dalle ossa
Ma prima bisognerà lottare contro la sonnolenza incoercibile lungo la via del ritorno
Una gita zen
Il presepe vivente di Custonaci era chiuso
Ci ha colto la pioggia
L’ombrello era rimasto in auto
Non abbiamo potuto visitare la Chiesa di Custonaci
La vecchina delle cassatelle non c'era
Il presepe vivente di Balata di Baida non ha aperto a causa della pioggia
La strada per il Castello di Inici era franata
Eppure abbiamo fatto un sacco di cose… e raccolto tante impressioni
Le cose migliori sono quelle che si raccolgono al di fuori di ciò che era stato pianificato
Forse questo è lo spirito zen: visione periferica, contro visione centrale, sguardo panoramico contro sguardo focale, caso rispetto a necessità, fluidità rispetto al programma rigido e monolitico
Come tramutare il rovescio in mossa vincente, insomma
"La mappa non è il territorio"
Per quest'anno non torneremo a Custonaci
Bisogna anche saper rispettare i segni del Destino e tirarsi indietro laddove occorra

La visita zen al presepe vivente di Custonaci
La visita zen al presepe vivente di Custonaci
La visita zen al presepe vivente di Custonaci
La visita zen al presepe vivente di Custonaci
La visita zen al presepe vivente di Custonaci
La visita zen al presepe vivente di Custonaci
La visita zen al presepe vivente di Custonaci
La visita zen al presepe vivente di Custonaci
La visita zen al presepe vivente di Custonaci
La visita zen al presepe vivente di Custonaci
La visita zen al presepe vivente di Custonaci
La visita zen al presepe vivente di Custonaci
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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