/image%2F1498857%2F20260507%2Fob_abd637_croce-montagna-longa.jpg)
Anche quest’anno siamo saliti sul monte
Eravamo un po’ di meno di altre volte
Alcuni forse non hanno potuto partecipare
Ma una dura verità é che il numero di coloro direttamente correlati con quelle vittime, nel tempo, va incontro ad un’inesorabile riduzione e che questo processo proseguirà ineluttabilmente nei prossimi anni
Occorre che ci sia qualcuno, forse, a raccogliere il testimone
Il film bello e dolente di Lorenza Indovina, forse, servirà a ciò.
Salire sino alla cresta del monte, dove avvenne l’impatto dell’aereo è un’esperienza sempre profondamente toccante
Il terreno che circonda la grande croce metallica, con quei cipressi tormentati dai venti, è un luogo di pace e di silenzio
Arrivando lassù, ognuno si aggira per questo terreno della memoria, dove cielo e terra s’incontrano, assorto nei propri pensieri e ed emozioni
Ognuno di noi torna a scannerizzare con lo sguardo le targhe con i nomi delle vittime, alla ricerca del nome del proprio caro.
Siamo dunque qui sul crinale della montagna, anime sperdute alla ricerca di altre anime che forse si incarnano di anno in anno nei fiori di campo, oppure nelle spighe selvatiche e nei cardi che qui crescono a profusione.
Questo voglio pensare: o anche che le loro anime possano risiedere nelle rocce affioranti dal terreno oppure nei cipressi contorti sopravvissuti alla piantumazione originale di 115 plantule, ciascuna delle quali avrebbe dovuto rappresentare uno dei dei trapassati.
Ognuno di noi che sale lassù pensa ciò che vuole e s'immerge nelle proprie memorie private e personali che, tuttavia, senza bisogno di parole, sono condivise in un empito che diviene collettivo e dal quale non possono sottrarsi anche coloro che salgono ogni anno e che non hanno dovuto sopportare quel lutto (e che, pure, hanno vissuto altri lutti, anche se non dirompenti e collettivi come fu quello del disastro aereo).
/image%2F1498857%2F20260508%2Fob_829e74_montagna-longa-croce.jpg)
Poi dopo la piccola funzione e la preghiera di requiem dedicata ai morti riprendiamo il pellegrinaggio all'inverso, discendendo lungo la strada ardita e tortuosa, abitata dalle mucche indolenti, sino a tornare a Carini
La funzione religiosa è sempre toccante, anche perché, ad aumentarne la sacralità e l'intensità, viene cantata e salmodiata, sino al momento solenne - e emozionalmente devastante - che è quello della lettura dei nomi di tutte le 115 vittime; ascoltando il lungo è solenne elenco, ci si rende conto drammaticamente di quanti furono quei morti.
Se si dice che le vittime furono 115, questo significa ben poco, ma se si vanno a leggere i loro nomi, pronunciandoli ad alta voce uno alla volta dal primo dell'elenco sino all’ultimo nel loro ordine alfabetico, allora ci si rende di quanti essi siano, una moltitudine: e, dunque, questi nomi pronunciati solennemente dal sacerdote officiante evocano con forza coloro che non sono più e le loro anime, chiamate all’appello, si affollano sotto le volte della chiesa e premono per salire al Cielo ancora una volta.
E noi siamo qui per vederle salire in alto
E' un momento che, per me (pur non essendo io un praticante della fede), è sempre di grande impatto emozionale
Con la benedizione finale, arriva il momento del congedo: ognuno di noi proseguirà per le sue vie sino al prossimo anno quando ci ritroveremo assieme ancora una volta per officiare assieme questo potente - e dolente. al tempo stesso - rito della memoria.
Ma il potere ricordare, pur essendo in sé un procedimento doloroso, è pur sempre fonte di ineffabile gioia.
Al prossimo anno, dunque!
Io ci sarò, se il Cielo vorrà
scrivi un commento …


