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Quando cammino per le strade, la mia attenzione è attirata spesso da piccoli dettagli quali: un pezzetto di plastica, un piccolo foglio di stagnola che forse faceva da incarto ad un cioccolatino, un fermaglio per capelli rotto, una buccia di banana… e l’elenco potrebbe essere, ovviamente, infinito
Alcune cose, per quanto piccole e minute sembrano cristallizzarsi o pietrificarsi, nel senso che diventano parti essenziali del paesaggio che osservo (del mio mindscape) e fulcro attorno a cui tutto sembra ruotare
Rimangono lì dove li ho osservati la prima volta, nessuno li rimuove, di rado vengono accidentalmente spostati e, pur essendo segni dell’impermanenza e della decadenza delle cose, si fanno elementi-simbolo di una paradossale permanenza e resilienza per quanto umile e apparentemente di poco conto
Due settimane fa sono entrate nel mio campo di osservazione le bucce di un’arancia lasciate a mo’ di decorazione sul muretto che costeggia la via Boris Giuliano quasi all’incrocio con via Boris Giuliano (qui a Palermo)
Giorno dopo giorno vanno subendo delle trasformazioni, quei pezzi di buccia: i loro cromatismi si sono alterati e si sono pian piano rinsecchiti: eppure rimangono lì, in quella disposizione casuale che avevano all’inizio che ora non mi pare più casuale, bensì necessaria, e mi appaiono come un elemento nodale di quel paesaggio urbano che attraverso ogni giorno
#fotodimauriziocrispi
Sullo sfondo, un po’ sfocato, si vede Giuseppe, il venditore ambulante, di cui ho già scritto altrove, intento a sistemare il suo banchetto espositivo (in questo giorno la merce era ccostituita solo da ananas e arance)
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