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18 marzo 2021 4 18 /03 /marzo /2021 07:23

«C'è sempre un dopo, adesso lo so. Almeno finché non moriamo. A quel punto, immagino che esisterà solamente un prima.»

Stephen King, Later

Le Parche nella rappresentazione di Fussli

Ho la mia età, su questo non c'è alcun dubbio.

Ma non ci penso, solitamente.

Interiormente mi sento ancora giovane.

Ma soprattutto invincibile e invulnerabile.

Mi sento in condizione di tirare la carretta da solo, con persone e parafernalia a bordo.

E ci sono anche i cani di cui occuparmi.

Nessuno che mi sostituisce e nessuno che mi possa sostituire.

Vado avanti, giorno dopo giorno.

Eppure ci sono eventi che capitano all'improvviso e che mi fanno ricredere.

Allora, in questi casi, mi sento in preda all'angoscia.

Penso al domani, ad un momento in cui non potrò farcela da solo, ma anche a quando non potrò più sbrigare le diverse faccende che gravano sulle mie spalle.

Se fossi inabilitato,  chi andrà a fare la spesa per me? Chi si occuperà di Gabriel, mentre mia moglie lavora? Chi farà passeggiare i cani?

Penso in queste circostanze a scenari terribili e cupi, specie in questi tempi di Covid.

Ieri mi sono azzoppato a causa di un improvviso strattone di Black che è un grosso bestione dotato di una forza micidiale: mi sono trovato sbilanciato in avanti e mi si è stirato il polpaccio. La conseguenza una contrattura dolorosa. Mi sono ritrovato zoppicante e parzialmente inabilitato per più di un giorno. Ma superata la fase acuta lo sono tuttora.

Nello stesso tempo, nella classe di Gabriel un bimbo, suo compagno, è risultato positivo al test. Conseguenza: tutta la classe in DAD per almeno 14 giorni, ma nello stesso tutti quelli della classe sono a rischio di contagio così come i loro familiari stretti.

Sabato, cioè a fine settimana, andremo tutti a fare il tampone rapido al Drive-in della Fiera del Mediterraneo.

Ma sapere questo non è sufficiente, poiché anche la minaccia incombente - per quanto lontana - di poter essere positivo al test oppure di cominciare all'improvviso a presentare i sintomi del Covid, hanno provocato in me una prorompente angoscia.

La mia ipocondria di base fa il resto e apre scenari mentali davvero inquietanti e insostenibili.

Come se fossi sull'orlo della fossa e nella necessità di dovere cominciare a congedarmi da tutto e da tutti.

E non si è mai pronti a questo.

E intanto, uno dei meccanismi che ci consente di mantenerci fluttuanti nell'incertezza è il pensare che certe cose ancora in sospeso si potranno fare dopo, più tardi, ...later...
Anche se poi non è così, perchè la dura realtà é che, prima o poi, arriva l'improvvisa cesura, quando le Parche tagliano definitivamente il filo della tua vita. E a quel punto non ci sono contrattazioni possibili. Non c'è più tempo...

Stephen King, Later

Stephen King, Later (nella traduzione di Luca Briasco), Sperling&Kupfer, 2021

Ambientate nel secondo decennio del 2000, le vicende raccontate in questo romanzo breve di Stephen King, hanno come protagonista James "Jamie" Conklin, un ragazzo che vive con la madre single, Tia Conklin, a New York.
Jamie ha la capacità di vedere e parlare con i morti ed essi sono obbligati a dire sempre la verità a tutte le domande del ragazzo (l'unica persona che sa del suo potere è sua madre). Jamie ha anche uno zio di nome Harry, che vive in una casa di cura a causa della malattia di Alzheimer a esordio precoce.
Indubbiamente, il romanzo di Stephen King contiene una profonda riflessione sul "dopo" che ci attende e sull'aldilà, pur affrontata attraverso la lente del genere horror e del "pulp". 
Ecco come Stephen King esplora il tema del "dopo" nel romanzo:
Innanzitutto vi è il "dopo" immediato. Il titolo stesso gioca sulla parola "dopo" (later). Jamie, il protagonista, scopre che esiste un brevissimo intervallo di tempo subito dopo la morte in cui lo spirito rimane legato al mondo fisico. In questa fase, i defunti non possono mentire, suggerendo ciò che la morte spogli l'essere umano dalle sovrastrutture e dai segreti terreni.
In secondo luogo, la natura dell'aldilà. King non descrive un aldilà religioso tradizionale (come paradiso o inferno), ma piuttosto come uno stato transitorio e potenzialmente inquietante. Gli spiriti appaiono con le ferite subite al momento del decesso e svaniscono gradualmente, diventando sempre più simili a echi sbiaditi della loro vita precedente.


(Risvolto)  "Solo i morti non hanno segreti". Jamie Conklin ha proprio l'aria di un bambino del tutto normale, ma ci sono due cose che lo rendono invece molto speciale: è figlio di una madre single, Tia, che di mestiere fa l'agente letterario, e soprattutto ha un dono soprannaturale. Un dono che la mamma gli impone di tenere segreto, perché gli altri non capirebbero. Un dono che lui non ha chiesto e che il più delle volte non avrebbe voluto. Ma questo lo scoprirà solo molto tempo dopo. Perché la prima volta che decide di usarlo è ancora troppo piccolo per discernere, e lo fa per consolare un amico. E quando poi è costretto a usarlo lo fa per aiutare la mamma, lo fa per amore. Finché arriva quella dannata volta, in cui tutto cambia, e lui è già un ragazzino, che non crede più alle favole. Jamie intuisce già, o forse ne è addirittura consapevole, che bene e male non sono due entità distinte, che alla luce si accompagnano sempre le tenebre. Eppure sceglie, sceglie la verità e la salvezza. Ma verità e salvezza, scoprirà tempo dopo, hanno un prezzo. Altissimo.

Later è una nuova variazione King sul tema del bene e del male, un romanzo - come sempre - pieno di emozione e tenerezza nei confronti dell'infanzia e della perdita dell'innocenza, ma anche una riflessione matura sulla nostra possibilità di scegliere. Con un tocco di affettuosa ironia nei confronti dell'operoso mondo che ruota attorno a un grande autore.

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2 marzo 2021 2 02 /03 /marzo /2021 06:49
Alessandro Baricco, Quel che stavamo cercando

Vagabondando con lo sguardo sui banchi di esposizione della libreria che frequento ho scorto un libro di Alessandro Baricco, indubbiamente da poco uscito. Si tratta di uno smilzo volume con il titolo "Quel che stavamo cercando" (Feltrinelli, 2021).

Incuriosito l'ho preso e l'ho sfogliato per scoprire che vi si parlava di Pandemia e di Coronavirus: le soglie del testo ridotto al minimo, motivo per il quale per capire di cosa si si trattasse occorreva subito addentrarsi nel testo.

Brevi pensieri alcuni di poche righe soltanto, altri estesi nello spazio di una pagine. In tutto 33 frammenti di pensieri (e di riflessioni), ispirati alla situazione attuale. Subito l'ho fatto mio e l'ho letto velocemente.
Si potrebbe dire che Baricco abbia voluto tracciare una possibile "metafisica" della pandemia.
Nell'evolversi delle sue riflessioni e nel suo frequente ritornare a punti già trattati ma esaminati sotto angolature differenti, la pandemia travalica la realtà ed entra nell'immaginario collettivo come vero e proprio "mostro mitologico" secondo un meccanismo costruttivista.
La pandemia sarebbe dunque una sorta di iper-costrutto oppure anche un "costrutto dei costrutti".
Nei suoi incisivi frammenti Baricco offre degli spunti quasi di meditazione ed afferma anche che siamo noi stessi, gli "Umani", ad aver creato le premesse della pandemia intesa come mostro archetipico e pervasivo, essendoci posti nella posizione di avere voluto il suo arrivo e il suo insediarsi nella nostra vita (la pandemia, dunque, "come ciò che stavamo cercando").
"...bisognerebbe dunque provare a pensare la pandemia come a una creatura mitica. Molto più complessa di un semplice evento sanitario, rappresenta piuttosto una costruzione collettiva in cui diversi saperi e svariate ignoranze hanno spinto nella stessa direzione. (...) ... tutto ha lavorato per generare non un virus ma una creatura mitica che dall'incipit di un virus si è impossessata di ogni attenzione, e di tutte le vite del mondo. Prima e più velocemente della pandemia é quella figura mitica che ha contagiato l'intero mondo. Quella è la vera pandemia: riguarda l'immaginario collettivo prima che i corpi degli individui" (ib, frammento 14, corsivo nel testo).
Interessante lettura, soprattutto perché in modo piuttosto ardito fornisce degli spunti di riflessione, e su alcuni dei frammenti (da annotarsi) converrà ritornare di quando in quando. In qualche misura lo sforzo elaborativo di Baricco consente di gettare una luce di comprensione, del resto sul fenomeno dilagante, già segnalato da molti, della cosiddetta "infodemia" e consente di comprendere perchè - a differenza di quanto sia accaduto con la pandemia influenzale del 1918-19 - in tempo di Covid si sia sia avuta in parallelo con l'evolversi del contagio virale un'impennata nelle pubblicazioni divulgative di tipo sociologico o nell'ambito della narrativa che hanno aggiunto pezzi a questa baricchiana "creatura mitica", intesa come - parasfrasando Baricco - "figura" in cui la comunità dei viventi contemporanei ha organizzato il materiale caotico delle proprie paure, convinzioni, memorie o sogni (ib., frammento 2)
Si legge velocemente (e così ho fatto io), ed è un libro che rimane e da collocare tra i top ten di quelli sinora pubblicati in tempo di Covid.
Si potrà essere d'accordo o no con queste tesi (ed alcuni Baricco non piace per la sua magniloquenza: io stesso non lo colloco tra i miei preferiti), ma questo approccio intellettuale e visionario al problema pandemico è interessante, quantomeno. Qualcosa c'è. A me, personalmente, è piaciuto.

 

 

 

(Nota di presentazione del volume nel sito della casa editrice) Un libro intimo e audace per provare a capire, a leggere il caos, a inventariare i mostri mai visti, a dare nomi a fenomeni mai vissuti. Bisognerebbe provare a comprendere la Pandemia come creatura mitica. Le creature mitiche sono prodotti artificiali con cui gli umani pronunciano a se stessi qualcosa di urgente e vitale. Sono figure in cui una comunità di viventi organizza il materiale caotico delle proprie paure, convinzioni, memorie o sogni.
Ormai sappiamo che la pandemia di coronavirus è molto più di un'emergenza sanitaria. È come se sorgesse dall'universo delle paure che da tempo ormai detta la nostra agenda per soppiantarle tutte, e riscriverle. E se attraverso il mito gli umani generano il mondo, come ci insegna l'Iliade, allora la pandemia è una figura mitica, una costruzione collettiva. Che non significa che sia irreale o fantastica, anzi: si può dire che quasi tutte le scelte, di ogni tipo, fatte dagli umani negli ultimi cinquant'anni ne abbiano creato le condizioni. Così Alessandro Baricco prova a pensare la pandemia, in queste pagine lievi e dense, e ci invita, mentre salutiamo i morti, curiamo i malati e distanziamo i sani, mentre lo sguardo è fisso sul virus e i suoi movimenti, a chiudere gli occhi e metterci in ascolto di tutto il resto – come un rumore di fondo. Ci troveremo un misto di paura e audacia, di propensione al cambiamento e nostalgia per il passato, di dolcezza e cinismo, di meraviglia e orrore. Non perdiamo allora l'occasione per guardare dentro lo choc, per leggerci i movimenti che l'hanno generato e che ci definiscono come comunità. Se avremo il coraggio di affrontare la partita, una partita che ci aspettava da tempo, potremmo trovarci alcune sorprese, potremmo scoprire che questo deragliamento del corpo, personale e collettivo, è destinato a condurci in territori inesplorati, e che «chi ha amato, saprà».

 

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13 dicembre 2020 7 13 /12 /dicembre /2020 09:22
Peter May, Lockdown, Einaudi (Stile Libero Big), 2020

Di Peter May ho letto tutti i romanzi sinora tradotti in Italiano ed anche qualcuno in lingua originale (in mancanza della traduzione).
E' autore di geniali e colte crime story che, riflettono peraltro - quanto ad ambientazioni - le esperienze di vita dello stesso autore con scenari che cambiano dalla Cina, all'isola di Lewis nell'estremo della Scozia alla Francia.
Insomma, dal primo casuale approccio con le scritture di May, dei suoi romanzi non me ne perdo uno.  
Lockdown (nella traduzione di Alessandra Montrucchio e Clara Palmieri) che, pubblicato da Einaudi nella collana Stile Libero Big nel 2020, mi sono affrettato ad acquistare e a leggere , è una bella detective story, ma è attualissimo, perchè si svolge in una Londra devastata da una pandemia, nella quale si respirano cupe atmosfere da grande Fratello.
In realtà, come ci avverte l'autore nella sua prefazione, il libro fu scritto nel 2005, quando era in discussione la possibilità della possibile diffusione su scala mondiale e con andamento pandemico dell'influenza aviaria, proprio in quel periodo. In quel caso, lo scenario peggiore venne scongiurato grazie a drastici interventi per limitare la diffusione dell'agente patogeno dai volatili (in altri termini per abbattere lo spillover), prima  che si generassero ceppi che potessero trasferirisi da uomo a uomo.
Gli editori, quando lessero lo scritto, lo bocciarono e lo ritennero non idoneo, poichè prospettava una situazione troppo cupa e pessimistica, non realistica per di più.
Peter May, in tempo di pandemia Covid, ha tirato quello scritto fuori dal suo cassetto e lo ha riproposto agli editori  che questa volta non lo hanno rifiutato riconscendo in esso una piena attualità.
La devastante pandemia che fa da sfondo al plotnarrativo, è anche - in definitiva - il primum movens di una crime story ben orchestrata, a lieto fine ma non troppo, in definitiva, come potrà verificare chi avrà modo di leggere questo romanzo.
L'ho apprezzato e ne suggerisco la lettura.

(soglie del testo) Strade deserte, negozi sbarrati, la polizia che impone con la forza il coprifuoco: in una Londra in quarantena, un detective alla sua ultima indagine si ritrova a fare i conti con una borsa piena di ossa e un killer psicopatico sulle sue tracce.
In una Londra epicentro di una pandemia, con il parlamento che ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale, tutti gli sforzi sono concentrati nella costruzione di un ospedale che possa contenere le migliaia di infetti. Ma quando tra le macerie del cantiere viene rinvenuto un borsone di pelle con le ossa di una bambina di origini cinesi, i lavori vengono interrotti e a occuparsi del caso è chiamato Jack MacNeil, detective scozzese alle soglie della pensione. Nel frattempo, un sicario di nome Pinkie è stato contattato da un mandante segreto per occuparsi di recuperare la sacca con le ossa, sbarazzarsene ed eliminare tutti i testimoni. Inizia cosí una corsa contro il tempo tra Pinkie e MacNeil, il cui epilogo rivela un’elaborata e scioccante cospirazione.
Scritto piú di quindici anni fa e giudicato dagli editori troppo inverosimile per essere pubblicato, Lockdown è stato appena tradotto in quattordici Paesi e ha venduto 50 000 copie a poche settimane dall’uscita.
Il libro profezia di Peter May.

Hanno detto di Peter May e di questo romanzo
«Peter May è uno scrittore raffinatissimo e questo è un libro scioccante» (The Guardian)
«Un ritratto spaventosamente profetico di una città in lockdown» (The Observer)
«May è uno dei piú grandi maestri della suspense» (New York Journal of Books)

L'autore. Peter May è nato a Glasgow nel 1951 e vive in Francia. Giornalista e autore di innumerevoli serie televisive, ha scritto una quindicina di romanzi. L'isola dei cacciatori di uccelli (Einaudi Stile Libero 2012) è il primo volume di una trilogia ambientata sull'isola di Lewis, e ha ottenuto uno straordinario successo di critica e pubblico in Gran Bretagna e in Francia. Nel 2013 Einaudi Stile Libero ha pubblicato il secondo volume della trilogia, L'uomo di Lewis, e nel 2015 il terzo e conclusivo, L'uomo degli scacchi. Sempre per Einaudi, ha pubblicato, nel 2017, Il sentiero e nel 2020 Lockdown. Nel 2018 Einaudi ha pubblicato nei Super ET la Trilogia dell'isola di Lewis che comprende: L'isola dei cacciatori di uccelli, L'uomo di Lewis e L'uomo degli scacchi.

Nelfile allegato in pdf si possono leggere le prime pagine del romanzo e, in particolare, la prefazione di Peter May

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29 novembre 2020 7 29 /11 /novembre /2020 08:54
Wear a mask or go to jail

Una lettura particolarmente adatta in questo nostro tempo di Covid è  1918. L'influenza spagnola. La pandemia che cambiò il mondo (Feltrinelli, Universale economica, 2018).
Il saggio storico di Laura Spinney (divulgativo, ma solidamente fondato nelle sue argomentazioni) è del 2017, scritto dunque quasi al ricorrere del centenario della pandemia influenzale del 1918-1919: e, d'altra parte, appartiene ad una folta di altri saggi, storici e non, riguardanti non solo la pandemia influenzale, ma anche - in generale - le diverse malattie virali derivanti dal fenomeno, noto tra gli epidemiologi come spillover, ovvero il travaso di agenti virali da specie animali all'Uomo. E se solo si ha il tempo da dedicare a queste letture ci si potrà accorgere che in tutti loro vi sono anticipazioni circa una nuova possibile pandemia, sostenuta ad un agente virale che si diffonda per via aerea.
E' una di quelle opere che sono utili a raccogliere le idee e a comprendere quanto la nostra memoria storica degli eventi sia corta e dominata da meccanismi di rimozione collettiva.
La "Spagnola" fu, a tutti gli effetti, una delle più grandi catastrofi demografiche mai registrate nella storia dell'Umanità.
Eppure, sembra quasi che noi ce ne siano dimenticati, anche perché non è stato mai fatto alcuno sforzo per tramanda nella memoria, anche semplicemente in forma di doverose commemorazioni.
La nostra memoria corta non ci permette nemmeno di ricordare la pandemia di Encefalite letargica di von Economo (eziologia non ancora nota) che impazzò nel mondo tra il 1916 e il 1925 (dunque in parte sovrapposta alla pandemia influenzale), lasciando dietro di sé una scia di centinaia di migliaia (se non milioni) di vittime e altrettanto numerosi quelli che guarirono, ma con esiti di permanenti disabilità neurologiche, tra le quali si annoverà il Parkinsonismo post-encefalitico.
Nè del pari ci si ricorda più, ammonisce la Spinney, della pandemia influenzale del 1957 (asiatica) che causò forse cinque milioni di morti o di quella suina degli anni Ottanta del '900.
E, dunque, malgrado la storia debba insegnare qualcosa, e benché molti studiosi e divulgatori abbiamo ripetutamente avvertito della possibilità concreta del travaso di organismi virali dal mondo animale agli uomini  l'arrivo del Coronavirus ci ha trovati sostanzialmente impreparati e stupefatti, costretti a ripercorrere gli stessi errori già registrati precedentemente e a sottostimare il rischio.
Anzi, pur in presenza di numeri relativamente più modesti rispetto alla pandemia del 1918-1919, si ha da un lato la percezione  che sia in corso una grande catastrofe, anche se - dall'altro - persiste da parte di molti un atteggiamento di cecità e quasi di cinica indifferenza con una vasta gamma di posizioni a partire da quella dei negazionisti ad oltranza sino ad arrivare agli atteggiamenti incuranti e di arroganza di taluni: il tutto supportato da un elemento che è un grande facilitatore della rimozione collettiva.
Che poi sarebbe il fatto di avere, nel  corso degli anni, sempre di più tecnologizzato la pratica medica, di averla centralizzata in strutture super-specialistiche, avendo - di conseguenza - allontanato la sofferenza, la malattia e la morte dalle case e dall'esperienza comune della gente.
Ai tempi della Spagnola la gente, invece, moriva a grappoli nella case e non vi erano nè strutture di degenza sufficienti per tutti nè tecnologie di assistenza medica ai pazienti sub-comatosi e comatosi.
La malattia e la morte, in altri termini, erano dovunque.
Qui, in fondo, nessuno crede perchè nessuno vede e nessuno sperimenta direttamente. Gli ammalati vengono chiusi nelle case in isolamento fiduciario e se si aggravano vengono portati in ospedale: e chi li vede più?
Mi chiedo se ci sia qualcuno che si trovi a riflettere alle centinaia di migliaia in Italia- e ai diversi milioni di persone nel mondo che sono chiuse in casa in isolamento, perchè trovate positive oppure sintomatiche in attesa di un tampone: e si tratta di una lista che in questa seconda ondata si sta allungando ogni giorno di più.
Ci vorrebbe più coraggio da parte dei media: se, piuttosto che fare ogni giorno la litania dei numeri (nuovi infetti, numero di tamponi effettuati, attualmente positivi, guariti, morti), si soffermassero maggiormente su narrazioni che facciano capire veramente dove sta il problema che è quello, sostanzialmente, di una Sanità al collasso perchè ha troppo investito in tecnologie e poco (o pochissimo) nell'implementazione di personale adeguatamente preparato ad affrontare questo tipo di emergenze sanitarie.
Il saggio della Spinney va letto e meditato perchè offre significativi spunti di riflessioni sull'attualità pandemica del 2020.


(Quarta di copertina) Quando si chiede qual è stato il principale disastro del XX secolo, quasi nessuno risponde l'influenza spagnola. Davvero l'abbiamo dimenticata? Eppure nel 1918 ha letteralmente cambiato il mondo uccidendo in soli due anni milioni di persone. Tra le vittime anche artisti e intellettuali del calibro di Guillaume Apollinaire, Egon Schiele e Max Weber. Nonostante l'entità della tragedia, le conseguenze sono rimaste a lungo offuscate dalla devastazione della Prima guerra mondiale e relegate a un ruolo secondario. Laura Spinney ricostruisce la storia della pandemia seguendone le tracce in tutto il globo, dall'India al Brasile, dalla Persia alla Spagna, dal Sudafrica all'Ucraina. Inquadrandola da un punto di vista scientifico, storico, economico e culturale, l'autrice le restituisce il posto che le spetta nella storia del Novecento quale fattore in grado di dare forma al mondo moderno, influenzando la politica globale e il nostro modo di concepire la medicina, la religione, l'arte. Attraverso queste pagine si legge il passato, ma si può tentare di immaginare il futuro: la prossima pandemia influenzale, le armi a disposizione per combatterla e i potenziali punti deboli dei nostri sistemi sanitari. Arriveremmo preparati ad affrontare un'eventuale emergenza?

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22 marzo 2020 7 22 /03 /marzo /2020 18:29
Miles Gibson, L'uomo della sabbia, Meridiano Zero

Meridianozero ha avuto il coraggio e l'intraprendenza di proporre autori stranieri del noir in traduzione italiana, trascurati il più delle volte dalle case editrici major: coraggio che non èstato ripagato nel lungo termine, poichè in anni recenti la piccola casaeditrice indipendente ha dovuto chiudere i battenti.
Così è stato, anni fa per Miles Gibson e con il suo "L'uomo della sabbia" (titolo originale: The Sandman, nella traduzioone di Alberto Pezzotta, 2000), uno dei suoi primi titoli in catalogo.
Miles Gibson è stato - ed è - giornalista, è negli anni Ottanta ha iniziato un'acclamata carriera di romanziere, con un esordio fortunato proprio con questo romanzo. Molti sono le sue prove narrative in madrelingua, ma l'unico disponibile in traduzione italiana è questo titolo, che racconta la storia - in forma diaristica, quasi fosse un racconto "di formazione" - di un serial killer che agisce nella Londra del dopoguerra e degli anni Sessanta. Willliam Burton è un personaggio totalmente inventato che pratica l'assassinio seriale di donne di qualsiasi età (ed anche di uomini, se occorre) con spietatezza, ma fornendo di continuo a se stesso l'alibi dell'estetica dell'omicidio. Si ritiene infatti un mago dell'assassinio che, rigorosamente, mette in atto, utilizzando dei coltelli da macellaio, e poi fotografando in polaroid le sue vittime.
Il suo racconto autobiografico si dipana dalla sua infanzia ed adolescenza sino a quando decide di uscire di scena, mettendo in atto una mossa azzardata e quasi da illusionista. Non a caso, egli si interessa sin dall'adolescenza di illusionismo e sulla storia di questo tema vorrebbe scrivere un trattato.
Inviolato ed impunito, William Burton è una sorta di Jack lo Squartatore "gentile" che uccide con destrezza le sue vittime - designate solo dal caso - e senza farle soffrire e senza infierire su di esse. Le sue "prede", peraltro, sono sempre come stordite dalla sua spavalda intrusione, non cercano mai di lottare e si lasciano condurre alla morte come animali al macello.
Ovviamente, non si prova per lui la benché minima simpatia, ma solo orrore e terrore, nell'osservare come il Male possa vestire i panni di un uomo comune e assolutamente anonimo nella folla di una grande città. In questo senso William Burton - proprio per via di questa apparente normalità se non addirittura "insignificanza" - può essere un'icona del male ben più spaventosa di quanto non sia un personaggio fiction della levatura dell'Hannibal Lecter de "Il Silenzio degli Innocenti" e degli altri romanzi di quella fortunata saga che ha aperto la via - nella letteratura di evasione - alle storie di fantasia sui serial killer. Ricordiamo qui che il primo romanzo che ha visto Hannibal Lecter, psichiatra deviato, feroce e raffinato assassino, nonchè occasionalmente cannibale - come protagonista e totale icona del Male fu "Il Delitto della Terza Luna" - titolo originale "Red Dragon" - comparso nel 1981, anche se soltanto il 1988 decreta il successo planetario dell'invenzione letteraria di Thomas Harris, con "The Silence of the Lambs". Quindi, possiamo certamente dire che Miles Gibson non ha preso a prestito l'invenzione letteraria di Harris, ma ha creato piuttosto un'antieroe del male che farebbe piuttosto pensare ad un famoso racconto di Edgar Allan Poe, L'uomo nella folla ("The Man on The Crowd").
Sia pure nella rappresentazione dell'estremo non si può che apprezzare la scrittura netta ed incisiva di Gibson.

(soglie del testo) L'Uomo della Sabbia, colui che dà il sonno, il Macellaio pluri-ricercato da polizia e giornali, sceglie le sue vittime tra l'umanità sbandata che popola le strade di Londra, persone stanche di vivere e che senza saperlo non attendono altro che la morte. Vittime che a volte lottano per sopravvivere e molte altre, invece, si abbandonano rassegnate. I suoi omicidi sono semplici, veloci e, per gli inquirenti, senza movente. L'"Uomo della Sabbia" riecheggia fin dal titolo la visione notturna e minacciosa di una demoniaca presenza che, a poco a poco, sgretola le rassicuranti categorie della ragione. William Burton è l'Uomo Nero in fondo alla strada, il babau in paziente attesa, lo spettro oscuro alle spalle di ciascuno. È l'ombra spaventosa di ogni uomo comune. Il tranquillo vicino che ci invita, con la mano guantata, a oltrepassare la soglia buia della sua casa.
"Sono l'Uomo della Sabbia.Sono il Macellaio dai morbidi guanti di gomma. Sono la paura che cova nel buio.Sono il dono del sonno: Gli psicologi scrivono tronfi trattati sul significato dei miei delitti.I medium cercano il mio volto nei loro sogni.I ragazzini discutono sulle torture che corre voce io infligga alle donne. Eppure sono uno sconosciuto. Celebrato ma ignoto.
Tutti mi danno la caccia e nessuno mi viene a trovare. Quando mi siedo al bar i camerieri mi ignorano. Quando cammino in un mercato le massaie mi spintonano. Se sto in mezzo ad una strada, il traffico mi scorre accanto.
"
Come vive chi uccide? William Burton ha ucciso diciotto persone. E' quel che i giornali definiscono un serial killer:lui si definisce un artista, qualcuno che ha scoperto in sé un talento, ha sentito una missione e l'ha seguita.
Con la pacatezza di chi racconta le cose più naturali, ci racconta la sua vita. Scavando nei ricordi e oggettivizzando, con la massima lucidità le proprie sensazioni.
Ne esce il racconto di una vita per molti versi anonima, di un cammino del male che non sembra conoscere altre vie, un ritratto umano del tutto credibile e, proprio per questo, terrorizzante.

Miles Gibson

William Burton è l'Uomo Nero in fondo alla strada, il babau in paziente attesa, lo spettro oscuro alle spalle di ciascuno. E' l'ombra spaventosa di ogni uomo comune. il tranquillo vicino che ci invita, con la mano guantata, a oltrepassare la soglia buia della sua casa.

L'autore. Miles Gibson (1947) è un romanziere, poeta e artista inglese solitario.

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17 febbraio 2020 1 17 /02 /febbraio /2020 09:32
Timur Vernes, Lui è tornato, Bompiani, 2017

Cosa accadrebbe se Adolph Hitler, improvvisamente, si risvegliasse ai nostri giorni, per l'esattezza nella Germania contemporanea, post-unificazione? Ci ha provato a raccontarlo - con efficacia, devo ammettere - il giovane scrittore tedesco Timur Vernes nella sua opera prima Lui è tornato (titolo originale: Er ist wieder da, nella traduzione di Francesca Gabelli che si è trovata ad accogliere una sfida importante sotto il profilo linguistico, come si può approfondire nell'intervista sotto riportata in link), pubblicata in Italia da Bompiani, nel 2017. E, in fondo, Timur Vernes, giocando con il rigore dello storico su questa ipotesi, si chiede, cercando di estrapolare delle possibili conseguenze, se la società tedesca contemporanea possiede dentro di sè degli anticorpi per resistere alle seduzioni della dittatura che si può riciclare seduttivamente con molti volti diversi (esilarante è vedere come Hitler redivivo trovi una sua platea in una trasmissione in diretta di grande successo, come comico ed imitatore in macchietta di se stesso) e che può ritrovarsi a imbarcarsi su carrozzoni politici  che sono pur sempre pronti ad accogliere un messaggio forte, con la complicità dei media contemporanei.

Si tratta di un opera di fiction, ovviamente, ma fondata su di uno studio accurato di fonti importanti, a partire dal testo autografo di Hitler (infamous, direbbero i Britannici) che contiene il suo pensiero, la sua filosofia, le sue concezioni, che trovarono un'infausta applicazione nel Reich, dal 1933 in avanti, cioè dall'anno terribile della sua ascesa al potere, con il conferimento del Cancellierato. Ma, anche, il testo del Mein Kampf (per le cui citazioni, utilizzate nei discorsi di Hitler redivivo è stata utilizzata nella traduzione la riedizione italiana, relativamente recente, per Kaos Edizioni) serve all'autore come fonte di ispirazione per il tipo di linguaggio aulico e retorico utilizzato dall'Hitler redivivo. In più, l'autore si è basato su altre fonti che contengono i resoconti di conversazioni più informali della vita privata di Hitler (spesso in situazioni sociali in cui Hitler più che altro monologava e gli altri, presenti, stavano per la maggior parte del tempo in silenzio ad ascoltare), oltre alle trascrizioni di tutte le conversazioni avvenute all'interno del Bunker di Berlino.

Il volume è corredato da un massiccio apparato di note che, appunto, danno al "revenant" un concreto radicamento storico. Tale corpus di annotazioni in calce al volume, in ogni singolo capitolo, tra l'altro, fa da guida sia al lettore esigente sia a quello chee sia all'asciutto di notizie storiche dettgliate relative a quel periodo.

L'idea che Hitler si svegli ai nostri giorni per motivi assolutamente misteriosi ed inspiegabili ("con il cappotto che puzza di benzina") è geniale, ma ancora più geniale è quella secondo cui egli con la sua follia lucida (cioè all'insegna di un sistema di pensiero in cui tutto sembra essere assolutamente logico e conseguenziale) egli riesca a farsi strada nella Germania contemporanea (i cui elementi di novità egli interpreta sempre alla luce delle sue incrollabili convinzioni e griglie di interpretazione), costruendosi un seguito e ampi consensi prima nel mondo dello spettacolo (dove riprende a pronunciare le sue arringhe come attore comico) e poi in quello della politica, trovando dei varchi attraverso il mondo dei media odierno (a lui prima assolutamente sconosciuto) in cui portare avanti le sue idee (deliranti).
Insomma, attraverso una narrazione che assume il carattere di una satira fantapolitica, Timur Vernes è riuscito a illuminare le debolezze e le idiosincrasie della Germania contemporanea, in cui sembrerebbe che la nostalgia di una guida forte e carismatica non si sia mai del tutto atrofizzata.

(Soglie del testo) Estate 2011: Adolf Hitler si sveglia in uno dei campi incolti e quasi abbandonati del centro di Berlino. Sessantasei anni dopo la sua fine nel bunker, Adolf si trova catapultato in una realtà diversa: la guerra sembra finita, nessuna traccia di truppe e commilitoni, si respira un'aria di pace e al timone del paese c'è una donna. E così, contro ogni previsione, Adolf inizia una nuova carriera, in televisione: non è un imitatore né una controfigura, interpreta se stesso e non fa né dice nulla per nasconderlo. Anzi, è tremendamente reale. Eppure nessuno gli crede: tutti lo prendono per uno straordinario comico, e lo imitano. Farsa, satira, pura comicità, analisi spietata e corrosiva del nostro tempo, il romanzo d'esordio di Timur Vermes è un gioiello di intelligente umorismo, un fenomeno editoriale con pochi precedenti, come ha dimostrato il suo successo in tutto il mondo.
Titolo originale: ''Er ist wieder da'' (2012).

Dal libro è stata prodotta una riduzione cinematografica (Lui è tornato - Er ist wieder da) diretta da David Wnendt, nel 2015.

L'Autore. Timur Vermes, nato nel 1967 da madre tedesca e padre di origini ungheresi, ha studiato Storia e Scienze politiche a Erlangen. Ha scritto per l’“Abendzeitung” e l’“Express” di Colonia e ha collaborato con diversi periodici. Dal 2007 ha pubblicato quattro libri come ghost writer, altri due sono in preparazione. Lui è tornato è stato tradotto in 41 lingue e nel 2015 è diventato un film.

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10 febbraio 2020 1 10 /02 /febbraio /2020 12:30

“Ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare l’‘Ur-Fascismo’, o il ‘fascismo eterno’. L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: ‘Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!’ Ahimè, la vita non è così facile. L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo.”

Umberto Eco

Umberto Eco, Il Fascismo Eterno, La Nave di Teseo, 2017

"Il fascismo eterno", proposto nel 2017 da "La Nave di Teseo" che sta ripubblicando le opere di Umberto Eco (alcune delle quali ancora inedite), contiene il testo di un discorso pronunciato in versione inglese ad un simposio organizzato dai Dipartimenti di Italiano e Francese della Columbia University (USA), il 25 aprile 1995 per celebrare - in occasione del Cinquantenario - la liberazione d'Italia e d'Europa dal gioco del Nazifascismo.
Il testo comparve, poi, edito a stampa con il titolo di "Eternal Fascism", su "The New York Review of Books" (22 giugno 1995) ed è stato quindi tradotto in lingua italiana per la pubblicazione su "La Rivista dei Libri (Uscita luglio-agosto 1995), con il titolo di "Totalirismo fuzzy e Ur-Fascismo", con qualche aggiustamento formale reso necessario dalla differente platea cui questo testo era rivolto.
Come osservazione generale, tuttavia, nella nota introduttiva, l'autore tiene a precisare che, in ogni caso, tutto l'insieme della sua lectio era stata pensata per un pubblico di studenti universitari americani, in un momento critico quando la nazione era stata scossa dai fatti dell'attentato di Oklaoma City e dalla rivelazione traumatica - per alcuni - che esistevano negli USA organizzazioni militari di estrema destra. L'audience cui era rivolto il testo spiega perché vi siano a volte riferimenti quasi scolastici su eventi che il lettore italiano dovrebbe conoscere bene.
Ma, in ogni caso, la parte veramente clou di questo breve saggio è l'enumerazione delle caratteristiche basilari che definiscono l'Ur-Fascismo e che consentono di delineare una categoria più ampia nella quale possono confluire le più diverse forme di totalitarismo.
E' uno scritto da leggere e da meditare poiché . come avverte Eco in conclusione - ... Dobbiamo stare attenti che il senso di queste parole non si dimentichi ancora. L'Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. (...) L'Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarle e di puntare l'indice su ognuna delle sue nuove forme - ogni giorno, in ogni parte del mondo" (ib., p.50).
Occorre riflettere e meditare su questo testo ed esercitarsi a verificare costantemente quando le caratteristiche dell'Ur-Fascismo delineate da Eco si adattano ai personaggi emergenti della scena politica italiana, europea, internazionale. E mai abbassare la guardia. Edè anche una lettura che dovrebbe essere proposta nelle scuole, per l'approfondimento su queste tematiche da parte degli studenti più grandi, poichè l'Ur-fascismo, alimentato dalle tematiche sovraniste e dai venditori di paura, è sempre pronto a risorgere.

(Soglie del testo) “Ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare l’‘Ur-Fascismo’, o il ‘fascismo eterno’. L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: ‘Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!’ Ahimè, la vita non è così facile. L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo.” (Umberto Eco).

 

Umberto Eco

L'Autore. Umberto Eco (Alessandria 1932 − Milano 2016), filosofo, medievista, semiologo, massmediologo, ha esordito nella narrativa nel 1980 con Il nome della rosa (Premio Strega 1981), seguito da Il pendolo di Foucault (1988), L’isola del giorno prima (1994), Baudolino (2000), La misteriosa fiamma della regina Loana (2004), Il cimitero di Praga (2010) e Numero zero (2015). Tra le sue numerose opere di saggistica (accademica e non) si ricordano: Trattato di semiotica generale (1975), I limiti dell’interpretazione (1990), Kant e l’ornitorinco (1997), Dall’albero al labirinto (2007), Pape Satàn aleppe (2016) e Il fascismo eterno (2018). Ha pubblicato i volumi illustrati Storia della Bellezza (2004), Storia della Bruttezza (2007), Vertigine della lista (2009), Storia delle terre e dei luoghi leggendari (2013) e Sulle spalle dei giganti (2017)

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31 gennaio 2020 5 31 /01 /gennaio /2020 11:56

Un giorno Gabriel mi ha chiesto: Papà, ma tu quando muori?
Sono un po' basito. Farfuglio qualcosa, poi gli dico: Spero non subito...
Replica di Gabriel: Domani? Dopodomani?
Io: Non so... Ma di certo vorrei il più tardi possibile!
Gabriel: Allora, tu morirai tra un milione di anni!

Tutto è connesso. Mi sono ricordato di un frammento di dialogo tra mia madre ultranovantenne e la signora Maria, da oltre 30 anni impiegata presso di noi come governante. 

Mi racconta la signora Maria che un giorno, quando già si era improvvisamente indebolita, la mamma le disse: Eh, Maria! Presto partirò per un lungo viaggio. E, dopo una pausa, aggiunse: E mi devi promettere che quando io sarò partita ti prenderai cura dei miei figli. La signora Maria, per sdrammatizzare, le disse: Ma, signora Irene, un viaggio per dove? Dove se ne vuole andare?

E la mamma replicò: Sarà un viaggio verso un paese molto, molto, lontano.
Ma non aggiunse altro. Fu una delle poche volte in cui la mamma parlò della sua fine, ma non con me.
Fu la signora Maria a riportare questa breve conversazione.
Altre volte, quando si rendeva conto che la sua efficienza si andava incrinando (soprattutto nell'essere di supporto a mio fratello), la mamma ci diceva che avrebbe voluto essere portata al Polo Nord ed essere lasciata ad addormentarsi lì fuori, nella landa desolata dei ghiacci, nel freddo e al buio, come un tempo usavano fare gli Inuit (gli Eschimesi) anziani che, quando si rendevano conto che stavano per diventare decrepiti ed incapaci di avere un ruolo attivo nella vita del gruppo familiare, si allontanavano a piedi trai i ghiacci della Groenlandia, dove poi aspettavano la morte4 per assideramento. Aveva letto tanto prima il Romanzo "Il paese delle Ombre lunghe" (del dimenticato, oggi, Hans Ruesch) che io le avevo passato e dalla cui narrazione la mamma era rimasta molto colpita.

Mia mamma, Irene Salatiello Crispi

C'era molta serenità in questi suoi discorsi, una serenità che nulla aveva a che vedere con la sicurezza di ciò che ci attende nell'Aldilà che la Fede cristiana fornisce circa la promessa di una vita eterna. Non entrava mai nel merito del "dopo", anche se sono convinto che la mamma, pur nella laicità della sua visione, avesse comunque la percezione che sarebbe entrata nel "Mistero" (un mistero insondabile, per la verità) e, in questo processo di transizione, non chiedeva mai aiuto a nessuno, confidando esclusivamente su se stessa, così come aveva fatto nella sua vita operosa affrontando tutte le piccole e grandi battaglie quotidiane.

E la notte seguente ho sognato.  

 

Mi ritrovavo a tentare di estirpare una tenace pianta grassa. Sembrava fosse viva e le sue radici, grosse come arti, si spingevano dentro la terra avviticchiandosi ad altri tronchi vicini.

Con la sua resistenza, manifestava una forte volontà di sopravvivenza.
Poi, quando con uno sforzo estremo riuscivo ad eradicarla, la pianta divelta prendeva a muovere il moncone delle radici come fruste, divincolandosi dalla mia presa. E avevo la sensazione che stesse diventando con questo moto minacciosa, capace di sopraffarmi: una vaga ma crescente sensazione di pericolo, quasi fossi alle prese con una belva.
E questo frenetico movimento continuava fino a che non recidevo quelle grosse radici pulsanti con una forbice da giardinaggio, incontrando una resistenza all'azione delle lame non di certo lignea ma come di carne viva.

 

Oliver Sacks, Gratitudine, Adelphi

Il giorno dopo, al risveglio, ho afferrato da un piccolo cumulo di libri non ancora letti “Gratitudine” di Oliver Sacks e nel giro di poche ore soltanto, grazie alla sua esilità, l’ho letto.
Esilità materica per via delle sue poche pagine, ma non certamente incosistenza di pensiero e di emozioni come tutte le opere di Sacks, del resto.
Il piccolo volume raccoglie quattro suoi scritti autobiografici, composti nel periodo che decore dal compimento dei suoi ottant'anni, evento seguito quasi immediatamente da quello infausto dell'identificazione di una grossa metastasi epatica di un melanoma all’occhio di cui aveva sofferto anni prima, alla morte.
Si tratta di pagine che disegnano sentieri già da lui già percorsi ma che hanno allo stesso tempo la valenza un commiato dalla vita e di un rapido, intenso, bilancio del suo percorso vitale, in cui ciò che domina, più che la nostalgia per ciò che egli si accinge a lasciare, è il sentimento di gratitudine per ciò che egli ha potuto fare, per le tracce che è riuscito ad imprimere e, soprattutto, per ciò che ha ricevuto dagli altri. Tutte cose per le quali provare un sentimento di gratitudine che, in nessun modo, potrà essere offuscato dal rammarico di fronte alla vita che fugge via.
Sacks scrive dalla vetta dei suoi ottant'anni: è un’età che ancora non mi appartiene e che non so se raggiungerò; in ogni caso. le sue parole mi hanno offerto fecondi spunti di riflessione.

 

Oliver Sacks

Oliver Sacks, nato a Londra in una famiglia di fisici e scienziati - il più giovane di quattro fratelli di una coppia ebrea -, è stato neurologo e scrittore.
In Gran Bretagna frequenta il Queen's College a Oxford dove consegue Bachelor of Arts nel 1954 in fisiologia e biologia. Presso la stessa università, nel 1958, intraprendendo un Master of Arts, ottiene una laurea in medicina e chirurgia, che gli permette di esercitare la professione di medico.
Lascia l’Inghilterra per trasferirsi prima in Canada e poi negli Stati Uniti nel 1965. Professore di Neurologia clinica presso l’Albert Einstein College of Medicine e di Neurologia alla New York University School of Medicine ha iniziato la sua attività di divulgazione scientifica descrivendo le sue esperienze neurologiche con i pazienti negli anni Settanta e pubblicando anche su The New Yorker e The New York Review of Books articoli di carattere medico- scientifico. Il suo libro più conosciuto è Risvegli, dal quale è stato tratto il film con Robin Williams e Robert De Niro, e a cui sono seguiti i racconti altrettanto noti di altri suoi casi clinici Su una gamba sola e L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello. Tra gli altri suoi libri L’isola dei senza colore, Emicrania, Un antropologo su Marte, Allucinazioni, editi in Italia da Adelphi. Feltrinelli ha pubblicato Diario di Oaxaca nel 2004.
Oliver Sacks è morto a New York il 30 agosto 2015.
"La fortuna mi ha abbandonato" aveva scritto in una lettera a febbraio sul New York Times annunciando il cancro al fegato "Ora spetta a me decidere come vivere i mesi che mi restano. Devo vivere nel modo più ricco, profondo e produttivo che posso".
Tra le sue ultime dichiarazioni:
"E ora, in questo frangente, in cui la morte non è più un concetto astratto, ma una presenza — una presenza fin troppo vicina e a cui non puoi dire di no — mi sto di nuovo circondando, come feci quando ero ragazzo, di metalli e minerali, piccoli emblemi di eternità."
"Qualche settimana fa, in campagna, lontano dalle luci della città, ho visto il cielo intero «spolverato di stelle» (per dirla con Milton); un cielo come questo, pensavo, si può vedere solo su altipiani elevati e desertici, come quello di Atacama in Cile. Questo splendore celeste mi ha fatto improvvisamente capire quanto poco tempo, quanta poca vita, mi siano rimasti. La mia percezione della bellezza del paradiso, dell’eternità, era per me inseparabilmente mescolata con un senso di transitorietà — e di morte. Ho detto ai miei amici, Kate e Allen: «Mi piacerebbe vedere di nuovo un cielo come questo mentre muoio». «Ti porteremo fuori con la sedia a rotelle», mi hanno risposto."

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24 dicembre 2019 2 24 /12 /dicembre /2019 11:53
Angel Heart, Tre Edizioni, 2012

Angel Heart (titolo originale: Falling Angel, nella traduzione di Anna Cascone), Edizioni Tre, 2012 (copertina originale di Otto Dolci) ha avuto una prima edizione nel 1987, oggi praticamente introvabile. Una seconda edizione per Tre Edizioni, nel 2012, ha fatto seguito, ma è stata malamente distribuita.
Vale sicuramente la pena di leggere questo romanzo scritto da William Hjortsberg e pubblicato in lingua originale nellontano 1977.L'edizione peri tipi di Tre Edizioni è fortunatamente ancora in commercio e reperibile attraverso IBS, Amazon etc.
E' un romanzo magistrale, dalle atmosfere cupe. Quello che sembra in superficie è un noir d'investigazione, in cui il detective privato Harry Angel viene ingaggiato per ritrovare un valente musicissta jazz misteriosamente scomparso. di costui, da un momento all'altro, si sono perse le tracce, proprio mentre era all'apice del suo successo.

Ma la narrazione si trasforma con un punto di svolta eclatante e ad effetto in una narrazione sovrannaturale e spaventosa, in cui gioca un ruolo fondamentale un patto con il diavolo, al quale - come è nel cliché - per quanto ci si sforzi ci si sforzi non ci si può più sottrarre, quando il Diavolo si presenta a riscuotere il conto. Ritorna dunque, nella filigrana, ed applicato ad un altro campo, lo scellerato patto faustiano con Mefistole
Il film che ne è stato tratto (Angel Heart - Ascensore per l'Inferno) riesce a rendere un po' l'atmosfera anche se il lungometraggio gioca molto di più su effettacci visivi e ruffianeschi, con l'inserimento - per puri effetti filmografici - dell'immagine dell'ascensore che scende dritto all'inferno. Inoltre, l'ambientazione di Angel Heart è stata spostata a New York, dallasede originaria dellavicenda che è New Orleans, molto più vicina, per sedimentazioni culturali, alla cultura vudù e a riti animistici di importazione africana, oltre che correlata ale radici del Blues, se si pensa ad esempio al Blues come alla "musica del diavolo" e alla storia che riguarda uno dei grandi del Blues, Robert L. Johnson dalla statura leggendaria del quale si dice che, avendo incontrato il Diavolo in persona, ad un incrocio deserto tra strade rurali del Profondo Sud degli States, vendette a costui la sua anima per ottenere il dono dell'ispirazione musicale.


(quarta di copertina) Vudù e magia nera in un thriller soprannaturale. Un detective privato, Harry Angel, assunto dal diabolico Louis Cyphre, scende nell'inferno di New York per rintracciare un famoso cantante scomparso, mettendo a repentaglio non solo la vita ma anche la propria anima. Un romanzo all'ultimo respiro, molto più terrificante dal film che ha ispirato con Robert De Niro e Mickey Rourke.


L'autore. Nato a New York nel 1941, Wlliam Hjortsbergha studiaato a Yale e a Stanford.Oltre a Angel Heart ha scritto un cultt della fantascienza "Gray Matters" e "Nevermore" (Tradotto in Italiano con il titolo di "Mai Più"), un pastiche che mette in scena sir Arthur Conan Doyle, hl grande Houdini, mago ed escapista e il fantasma di Edgar Allan Poe.

Hanno detto:
"Un romanzo straordinario, a metà tra il generre poliziesco e quello esoterico. E' come se "L'esorcista" fosse stato scritto da Raymond Chandler" - Stephen King

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13 dicembre 2019 5 13 /12 /dicembre /2019 08:57
Emilio Salgari. Il Capitano della Fantasia, De Ferrari Editore (Collana Oblò), 2018

Felice Pozzo è uno dei maggiori studiosi salgariani viventi. Editorialista attivissimo nell'ambito della critica salgariana e degli studi biografici sullo scrittore veronese, nonché profondo conoscitore del testo salgariano, nel corso degli anni ha scritto innumerevoli saggi tendenti a rivalutare la figura di Emilio Salgari, troppo facilmente rubricato a scrittore di serie B, esaltandone il ruolo fondamentale nel panorama letterario italiano dei suoi tempi come scrittore di libri di avventure, ma anche di viaggio e di esplorazione. Un ruolo che in altri paesi è stato coperto da scrittori, già celebrati da vivi (si veda ad esempio il caso di Jules Verne) la cui fama è perdurata nel tempo, senza che essi avessero peraltro dover fare i conti con i cascami deteriori dell''estetica crociana. Una delle sue più recenti fatiche, data alle stampe nel 2018, è il volume Emilio Salgari. Il Capitano della Fantasia, per i tipi di De Ferrari Editore (Collana Oblò), 2018
Il sottotitolo di questo volume dà chiarimenti sul suo contenuto: "Genova e i Genovesi (e non solo) nella vita e nell'opera di Emilio Salgari". Si tratta di un volume contenente una serie di spigolature salgariane, relative al periodo in cui egli visse dalle parti di Genova (a Sampierdarena, a Casa Rebora), in stretto contatto con l'editore Donath: anni che furono gravidi di incontri con personaggi di vario tipo, tra i quali alcuni dei suoi più celebri illustratori.
Il volume contiene alcune rivelazioni ancora inedite e si conclude con un breve capitolo alla memoria dello scrittore, con la citazione di due eventi che danno la misura di quanto lo sforzo di appassionati come Felice Pozzo (ma animato al contempo dalla rigorosità del ricercatore di fonti letterarie inedite) abbia contribuito a mantenere viva e di grande statura la figura dello scrittore, malgrada la scarsa attenzione dall'Accademia dei letterati italiani.
1. In occasione del centenario della morte, Emilio Salgari, il 21 novembre 2011 ha ricevuto honoris causa l'attestazione culturale di Diploma di Capitano di Marina, con questa motivazione: "Per la profonda conoscenza dell'arte marinaresca, per aver fatto sognare avventure di terra e di mare a intere generazioni di giovani e per avere suscitato in essi, attraverso la lettura delle sue opere, la passione per i viaggi in paesi lontani, contribuendo a sviluppare in molti la vocazione marittimo nautica".
Ha ricevuto l'onorificenza la signora Anna, vedova di Emilio Salgari Junior ed erano presenti anche altri rappresentati della famiglia.
2. Nel 2007, d'altra parte, Salgari é stato scelto dal Ministero degli Affari Esteri a rappresentare l'Italia durante la Settimana della Lingua Italiana nel mondo e, in quell'occasione, l'Accademia della Crusca ha pubblicato un volume "L'Italiano e il Mare. Percorsi di letture ed immagini" dove alcune pagine de "I Pirati della Malesia" compaiono accanto a pagine dei più grandi navigatori italiani, da Cristoforo Colombo a Amerigo Vespucci.

Il volume è corredato da un ricco apparato di note, da un'ampia bibliografia e da una serie di immagini fuori testo.

(Dal risguardo di copertina) I lupi di mare liguri e in particolare genovesi hanno ottenuto nell'opera di Emilio Salgari (1862-1911) una ammirata e molto particolare attenzione. Questa eloquente circostanza, insieme alla prolifica e fondamentale attività svolta a Genova per l'editore Anton Donath dal romanziere che ha creato in Italia il genere avventuroso; al suo soggiorno a Sampierdarena (1898-1899) in Casa Rebora, accanto al mare, dove è nato suo figlio Romero; alle amicizie e ai rapporti personali nati nel capoluogo ligure, costituisce l'argomento principale di questo libro. Un tema affrontato per la prima volta nel suo complesso, con molte rivelazioni e notizie inedite, perché sia Salgari che Genova sono stati segnati per sempre da questo magico incontro. Impossibile isolare uno o più periodi nella biografia di un autore diventato in Italia un fenomeno di costume oltre che letterario.

L'Autore. Felice Pozzo, considerato il decano degli studiosi salgariani, ha contribuito alla valorizzazione dell'opera di Emilio Salgari. Ha curato numerose edizioni di opere salgariane e pubblicato saggi, articoli e volumi fra cui Emilio Salgari e dintorni (Napoli, 2000); L'officina segreta di Emilio Salgari (Vercelli, 2006); Nella giungla di carta - Itinerari toscani di Emilio Salgari (Pontedera, 2010).   

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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