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23 aprile 2018 1 23 /04 /aprile /2018 09:58
Come se io fossi te. Andrea Caschetto e Azzurra: il racconto coinvolgente di un viaggio dell'anima

Non smetterò mai di viaggiare il mondo.
E fra la gente, sentirmi a casa.
Tutti dovremmo sentirci a casa sempre.
Spogliarci dell’uniforme che indossiamo nel quotidiano e finalmente essere noi.
Diversi l’uno dall’altro.
È nell’abbraccio alla diversità che si consuma il futuro prossimo del mondo
Sono qui per imparare e per trasformare la paura in meraviglia

Andrea Caschetto, Come se io fossi te (Pretesti)

Andrea caschetto, Come se io fossi te, Chiarelettere, 2017

Andrea Caschetto, dopo l'esperienza descritta in "Dove nasce l'Arcobaleno" (Giunti) in cui ci ha raccontato il suo giro del mondo per orfanatrofi, con la missione di portare il sorriso a 8008 bambini (con il corollario che il 22 marzo 2016, nella Giornata della Felicità, egli sia stato invitato a parlare alle Nazioni Unite, in "Come se io fossi te" (pubblicato da Chiarelettere nel 2017) Caschetto, ci ha regalato il racconto di un'altra impresa di viaggio scaturita dalla sua forte attitudine empatica.

Andrea Caschetto, a ragione, è stato definito un "campione del sorriso" o anche un "ambasciatore del sorriso", ma possiede anche la capacità di immergersi nel lato malinconico delle cose e delle persone, dal momento che possiede il dono dell'empatia, scaturente dal fatto di essere stato lui stesso colpito da una malattia neurologica - un tumore cerebrale, da cui è stato operato e che lo ha lasciato con un lieve deficit della memoria -e di essere passato attraverso il tunnel della malattia che gli ha lasciato qualche stigmate.

In questa nuova avventura, Andrea Caschetto, profondamente legato sentimentalmente ad una ragazza, Azzurra di nome, divenuta per incidente paraplegica e confinata su di una sedia a rotelle, decide di partire per un viaggio nella lontana Argentina, assieme ad una sedia a rotelle che battezza "Azzurra". Perchè l'Argentina? Ma perchè l'Azzurra in carne ed ossa ha sempre deisderato visitare questo paese e adesso da paraplegica avrebbe difficoltà ad andarci. Perchè portando con sé la carrozzina (identica per tutto e per tutto a quella utilizzata da Azzurra) e utilizzandola, egli vuole vedere questa parte del mondo come la vedrebbe Azzurra, cimentandosi con tutte le difficoltà con cui la donna Azzurra dovrebbe cimentarsi se fosse con lui, per vedere il mondo al posto suo e per lei, per imparare a capirla meglio e per dichiararle così il suo amore.
Questo suo viaggio ha il valore del compimento di un voto, di una promessa, di un pellegrinaggio ed è anche, in altri termini, un "viaggio dell'anima".
Come scoprirà Andrea, cimentandosi con mille difficoltà e con le barriere architettoniche, con un mondo che al 90% non è pensato per persone con difficoltà motorie, il fatto di essere su una carrozzina (non sempre però, perchè le difficoltà si fanno estreme, può sempre chiuderla e caricarsela sulle spalle), l'essere su una carrozzina, oltre a dargli un punto di vista fisico differente (vedere il mondo con uno sfguardo che va dal basso verso l'alto), lo fa diventare catalizzatore di incontri e di racconti.

Ed è così che egli durante il suo viaggio ha potuto raccogliere storie ed aneddoti, storie di persone che si aprono con lui, forse più facilmente che se fosse in piedi sulle sue gambe: storie divertenti, commoventi, con un lieto fine o con un finale malinconico, a seconda delle persone che incontra via via e dei luoghi in cui sono ambientate le narrazioni. E nello stesso tempo, Caschetto ci fornisce il duplice punto di vista, su come sono il mondo e le persone viste dallo sguardo di una persona che cammina sulle sue gambe e da quello di chi sta seduto in carrozzina; e, in contemporanea, i vissuti di un modo di essere e nell'altro. Sostanzialmente eguali, ma resi differenti dal fatto che ancora, nei più diversi contesti, la persona con difficoltà motorie - il disabile o diversabile, si potrebbe anche dire - non sono pienamente "normalizzati" e dunque possono incarnare una diversità, un "altro da sè" difficilmente assimilabile (con la conseguenza di un'inevitabile barriera comunicativa, che qualora venga superata con un sforzo attivo di "andare verso l'altro", lascia sorpresi ed anche pieni di speranza.
E poi ci sono mille incontri ciascuno dei quali è memorabile, mai banale e suggellato dalla capacità epatica che è la sua forza intrinseca, potenziata dall'essere sulla carrozzina e che sancisce una "diversità" non omologabile, una "diversità che è pronta ad accettare e ad accogliere le diversità altrui, comprendendole.
Il mondo visto da una carrozzina: Andrea Caschetto propone con il suo racconto un'esperienza memorabile e che tutti dovrebbero fare propria. Tutti, probabilmente dovrebbero fare l'esperienza di stare su di una carrozzina a ruote, cercando di farsi avanti con traversie e difficoltà in ambienti spesso irti ancora oggi di barriere architettoniche. Lo stare su di una carrozzina a rotelle, spingendosi da sè o spinto da altri, arricchirebbe anche sicuramente il proprio bagaglio spirituale, consentendo di affinare gli strumenti per comprendere meglio chi disabile lo è per davvero.
E' questo il senso del "carrozzina day", di recente istituito presso alcune amministrazioni comunali in Italia, Ma è anche questo il senso di includere in alcuni sport per disabili chi disabile non è, come ad esempio nel Basket per disabile il cui regolamento ammette la presenza in squadra di un elemento non disabile, purchè giochi anche lui in sedia a rotelle, quindi con analogo handicap.
Spesso con mio fratello Salvatore Crispi, dalla nascita disabile per aver contratto una tetraplegia perinatale e grande "lottatore" per la tutela dei dirittti delle persone con disabilità, abbiamo discusso di questi aspetti e del fatto che spesso la parte attuativa delle normative esistenti sull'abbattimento delle barriere architettoniche è messa nelle mani di persone che disabili non sono. Mentre, invece, prima di realizzare definitivamente determinate opere occorrerebbe chiedere ai disabili delle diverse tipologie di "provare" i percorsi protetti e il tipo di dispositivi realizzati per il superamento (o l'abbattimento) delle barriere: facendo un vero e proprio "collaudo", qualitativamente valido, insomma.
Come anche, nelle scuole dei diversi livelli, occorrerebbe insegnare ai giovani la capacità empatica nei confronti delle persone con disabilità, studiando degli opportuni percorsi didattivci, tra i quali potrebbe avere un'importante funzione quella di dedicare delle ore di esperienza preziosa sulla carrozzina a rotelle, oppure quella altrettanto importante di provare ad essere come i non vedenti.
La carrozzina del disabile può assumere in sè una forte valenza simbolica: ed è così che Vincenzo Marino, impegnato a Palermo nel fronte della tutela dei diritti dei disabili e pedagogista, dopo la morte di mio fratello, ha preso a portare con sè la sua carrozzina vuota (l'ultima da lui usata), per ricordare a tutti attraverso l'assenza e la mancanza la sua presenza ancora costante in spirito in tutte le manifestazioni che riguardano i disabili.

 

Andrea Caschetto

(dal risguardo di copertina) Andrea Caschetto ha inaugurato la categoria dei viaggi necessari. Il suo è un turismo dell’anima, dove i luoghi sono le persone e le persone sono i luoghi. Andrea è un viaggiatore lento, perché serve tempo per ascoltare davvero le vite degli altri, per entrare in punta di piedi nelle esistenze, laddove la porta viene aperta, e con garbo accarezzarle e accudirle. E non crediate che questo tempo sia perso: prima o poi ritorna, in forme e sembianze mai uguali, ed è linfa per il mondo. Questo viaggio nasce da varie necessità, che nell’ordine sono: esaudire il desiderio di una ragazza molto amata che ama l’Argentina ma non può andarci; imparare che la disabilità ha bisogno di manutenzione e non di cure, perché non è una malattia; e ancora, raccontare la straordinaria meraviglia della diversità, dando voce agli Invisibili. E allora via, lungo le strade dell’Argentina. Unica compagna, una sedia a rotelle, metafora del vivere disabile. Da usare per sedersi e per far sedere, per confidarsi e far confidare. Per raccontare storie e invitare a raccontarle. A proposito, la sedia ha un nome. Si chiama Azzurra, come la ragazza amata che ama l’Argentina e finalmente, con Andrea, ci è andata. Perché la realtà ha la forma che uno vuole darle. E i sogni contano.

L'autore. Andrea Caschetto ha 26 anni ed è uno straordinario viaggiatore. I suoi migliaia di amici virtuali lo conoscono come l’ambasciatore del sorriso grazie ai colori e alle parole dal mondo che posta sulla sua pagina Facebook. La sua voglia di regalare sorrisi, comunicare idee, immagini e sogni lo ha fatto diventare un vero e proprio catalizzatore internazionale di positività fino a portarlo alle Nazioni Unite, dove, il 20 marzo 2016, ha parlato di felicità a una nutrita platea di diplomatici che lo hanno ringraziato con una magnifica standing ovation.

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14 aprile 2018 6 14 /04 /aprile /2018 12:34
Annamaria Piccione, E' arrivato l'ambasciatore, Matilda Editrice (Collana Crisalidi e Farfalle), 2016

Ha avuto un grande successo di pubblico per "E' arrivato l'ambasciatore", una deliziosa storia di emigrazione e di incontri felici, scritta da Annamaria Piccione e inizialmente pubblicata da Mammeonline Comunicazioni Snc nel 2013 e succesivamente rilanciata da Matilda Editrice (ma si tratta sempre della stessa casa editrice che, nel frattempo ha cambiato nome) nella collana "Crisalidi e Farfalle", con numerose ristampe e, infine, una nuova edizione nel dicembre del 2016, nel circuito della piccola editoria indipendente.  
Come nel caso del volume "Dall'Atlante agli Appennini" della scrittrice e poetessa siciliana Maria Attanasio, si tratta di una storia edificante che può essere letta da tutti, non soltanto da coloro che ne rappresenterebbero un target specifico (vedi in calce al post  le caratteristiche con cui si pone la collana Crisalidi e Farfalle della casa editrice), e che ha, se vogliamo, anche un lieto fine: è una storia di emigrazione forzata, quella del giovanissimo Hakim che, partito dall'Eritrea alla ricerca del fratello emigrato da tempo e di cui si sono perse tracce e notizie, seguendo tutta la trafila del fatigante trasporto via terra, dei campi di attesa e dei barconi che passano il mare perigliosamente giunge in Sicilia per raggiungere l'ultimo luogo noto in cui è stato il fratello. Lo scopo di Hakim è quello non solo di trovarlo, ma di riportarlo a casa, poichè la madre di entrambi, a fronte della perdita di qualsiasi contatto rassicurante e non reggendo l'ansia dell'attesa, s'è ammalata, chiudendosi in un invincibile mutismo: si tratta dunque, per Hakim, di uno scopo eroico e salvifico. Quindi, non si vi si racconta soltanto di una storia drammatica di traversie, di un'odissea per mare e per terra (e noi da mass media siamo purtroppo abituati soltanto a questo e ai drammi che ne conseguono e al totale disinteresse nei confronti dei destini successivi - e dei percorsi esistenziali - delle tante vite individuali di coloro che, uscendo dall'anonimato degli "sbarchi" sono persone che, in molti casi, riescono a perseguire i propri sogni e la propria -legittima - ricerca di felicità), ma anche di incontri felici, di opportunità che si dispiegano, di integrazione per qwuanto faticosa.
E l'avventura di Hakim, appunto attraverso degli incontri fortunati, con persone buone e senza pregiudizi, ha - malgrado le traversie e l'onere del lutto - come dicevamo un lieto fine, per sé e per quelli della sua famiglia che sono rimasti in Eritrea.
Come nel caso del romanzo di emigrazione scritto da Maria Attanasio, anche questo è meritevole di lettura e dovrebbe essere il più possibile divulgato nelle scuole, perchè attraverso la narrazione si apprendono in maniera lieve le tragedie dell'emigrazione e in particolare del vero e proprio esodo che si sta verificando in questi anni dalle coste dell'Africa verso l'Europa.
Il titolo del romanzo si ispira alla famosa, omonima, canzone del Trio Lescano, più volte citata e utilizzata nel plot narrativo come stratagemma risolutivo al ripiegamento depressivo della mamma di Hakim.

(Nota editoriale) Hakim è partito dall'Eritrea da qualche anno, come tanti, “in cerca di fortuna”, come dice anche la vecchia canzone che fa da colonna sonora a questa bella storia. Ma come di molti migranti, anche di Hakim a un certo punto non si hanno più notizie e la madre cade in una grave forma di depressione. Questo spinge Ayub, il fratello più piccolo di Hakim, a partire per l’Italia per cercarlo, nella speranza anche di riportare il sorriso sulle labbra della mamma.
Un lungo viaggio in mare, a bordo di uno dei tanti barconi pieni di disperati, poi l’arrivo in Sicilia e il trasferimento in un centro di identificazione, dal quale Ayub riesce a fuggire.
E nella sua fuga frenetica finisce sotto le ruote dell’auto di un anziano medico: Michele.
Inizialmente l’intento di Michele è soltanto di soccorrere il ragazzino, con il quale stabilisce un dialogo grazie al fatto che Ayub comprende l’italiano, avendolo studiato nella scuola italiana che ha frequentato in Eritrea.
Molti sono gli eventi che si susseguono. Bello e improntato all’apertura il rapporto che nasce tra nonno Michele e Ayub.
In questo libro, in molte occasioni, sembra di ascoltare le notizie alle quali i telegiornali ci hanno abituato: fughe da paesi in guerra, trafficanti di uomini senza scrupoli, sfruttamento, pregiudizi e viaggi della speranza. Non sono molte le storie che terminano come quella di Ayub, ma perché negarsi una speranza?
È arrivato l'ambasciatore (che ha inaugurato la collana "Crisalidi e Farfalle della Editrice Matilda) tratta uno di questi temi, il libro accompagna ragazze e ragazzi nel comprendere che la nostra società, il nostro Paese, sta diventando un paese multietnico, multiculturale. Aiuta a capire che se trascuriamo valori quali l'accoglienza, la solidarietà, l'apertura agli altri che sembrano diveesi da noi non potremo mai diventarlo. Aiuta a comprendere che bisogna lottare contro gli stereotipi, che bisogna credere che le cose, i comportamenti, le scelte possono essere diverse, che un altro modo di pensare

Annamaria Piccione

L'Autore. Annamaria Piccione si occupa in prevalenza di gatti e di bambini. Parla dei primi nei libri che scrive per i secondi e in tutti i suoi testi è sempre nominata la parola “gatto”.
Per i ragazzi ha pubblicato oltre settanta libri, con le maggiori case editrici italiane, tra cui Einaudi, De Agostni, Piemme, Edizioni Paoline. Dal 2007 cura la trasposizione per i bambini delle tragedie greche portate in scena a Siracusa per le Rappresentazioni Classiche. Vive tra Siracusa e Palermo in due case di fronte al mare, protetta dall’affetto dei suoi meravigliosi cinque gatti e del cane Pablo.


La collana Crisalidi e Farfalle. Si tratta di una collana per ragazzi che stanno crescendo, non sono più bambini e non sono ancora nè adulti nè giovani adulti, sono crisalidi, a volte già farfalle, stanno vivendo quel meraviglioso ma difficile periodo della metamorfosi, che va dagli 8-9 ai 12-13 anni. E' un periodo in cui si legge anche di meno del poco in cui la media dei ragazzi di quell'età tende a leggere al giorno d'oggi, di solito, forse anche perchè non si trovano i libri giusti.
E in questa fascia della vita i giovanissimi, esattamente nel difficile periodo di transizione dall'infanzia all'adolescenza, hanno bisogno di libri che parlino di temi più importanti, che li trattino da "grandi", a che al contempo non li annoino, li divertano, anche... perchè è così che si cresce.
I libri della collana sono dei tascabili, ma realizzati con grande cura, a cominciare dalla grafica e dalle belle copertine realizzate da Antonio Boffa.

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13 aprile 2018 5 13 /04 /aprile /2018 09:44
Fabio Ceraulo, Palermitando, Leima, 2014

Una città è fatta di luoghi, di monumenti e di persone, non solo viventi ma di quelle che si sono succedute di generazione in generazione. E una città vive delle sue memorie storiche, quelle ufficiale, tramandate nei documenti e negli archivi, ma soprattutto delle storie e degli aneddoti che possono essere raccontate e tramandate, da una generazione a quella successiva, magari con successive aggiunte ed interpunzioni che le rendano più colorite. Tutte memorie che oggiorno sono a rischio di disgragarsi con il frammentarsi del tessuto vivo hce teneva assieme la gente, malgrado il trascorrere degli anni e l'avvicendarsi delle generazioni.

E proprio per questo le città vivono una loro vita pulsante che è fatta di storie (e microstorie) che vengono riportate con delle narrazioni eminentemente orali.

Fabio Ceraulo, palermitano DOC, è un appassionato raccoglitore di queste storie e porta avanti questa attività attraverso un sito web ed un gruppo Facebook che è aperto ai molti contributi dei molteplici suoi frequentatori, tutti accomunati dalla passione per Palermo. Già, ci ha regalato una selezione di queste storie in un suo primo volume, Palermo nascosta, pubblicato alcuni anni fa da Dario Flaccovio.
E' seguito a distanza di pochi anni, una nuova raccolta "Palermitando" (Leima, 2014) che ci fornisce un'immagine forse più intima della Palermo di un tempo e sin quasi ai nostri giorni: "I racconti qui narrati ci regalano ora brividi, ora emozioni, ci strappano un sorriso e ci fanno versare una lacrimuccia.Hanoo i colori, i sapori e gli odoridella città dove sono nati, Palermo, con il suo fascino e le sue contraddizioni. Una Palermo il cui cuore , oggi, sembradover cedere da un momento all'altro. Ma almeno, grazie all'opera di Fabio Ceraulo ...la memoria non si sgretola e crolla, come qualche vecchio edificio del centro storico." (dall'introduzione di Carmelo Galati).

O per dirla con le parole dello stesso Autore: "Questa raccolta di storie palermitaneè nata dall'esigenza, ma soprattutto dal piacere, di continuare a scoprirela città, i suoi abitanti, la sua umanità" (ib. p. 179).
In un certo senso, si tratta di un'opera collettiva, in cui più voci e più tradizioni orali convergono in un unico testo, a patchwork, che narra di un unico oggetto che è Palermo e la palermitanità, con la sua gente comune, a volte miserevole, altre ironica e beffarda.
E Fabio Ceraulo ne è il cantore, essendosi assunto il compito di far transitare delle tradizioni narrative squisitamente orali in un testo scritto, così come ha fatto a suo tempo Roberto Alajmo nel suo "Repertorio dei pazzi della Città di Palermo".
Come in Palermo nascosta, questo volume è suddiviso in tre parti, rispettivamente: Anime inquiete di periferia, Racconti dei quartieri antichi e Drammi e gioie nei mercati popolari.

(Nota editoriale) Fabio Ceraulo torna in libreria con un'antologia composta da trentasei racconti che come una cartina interattiva di Palermo raccontano il passato antico e "folk" del capoluogo siciliano. Ceraulo prende per mano il lettore e gli mostra le radici più profonde di questa città. Cogliendo l'essenza di Palermo, la sua cultura pregna di atmosfere e di sapori perduti, ma anche di folklore, di fanatismo religioso, di mistero e superstizione. Il viaggio comincia dai quartieri periferici: con piglio da cronista l'autore riporta alla luce storie, aneddoti e leggende legate a zone come Falsomiele, Pallavicino o Cruillas. Spostandosi, poi, dai confini della città al cuore pulsante di Palermo, l'autore dà testimonianza di alcuni personaggi unici che hanno popolato i vicoli del centro o gli antichissimi mercati palermitani, tratteggia con ironia perfino le gesta di spiritelli dispettosi. Lettori, turisti o semplici curiosi, affascinati da quel gusto nostalgico del "c'era una volta", potranno trovare in "Palermitando" un patrimonio che vale la pena salvare e custodire nella memoria, per opporsi a un mondo che tutto, e presto, dimentica.

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1 marzo 2018 4 01 /03 /marzo /2018 09:07
Cody McFadyen, Gli occhi del Buio, Piemme, 2007

La caratteristica dei thriller di Cody McFadyen è che sono estremamente violenti e brutali, con la presentazione di una grande saga (nella quale ogni romanzo è collocato in un continuum temporale) in cui la protagonista assoluta Smoky Barrett, agente dell'FBI, e la sua squadra sono coinvolti in una serie di indagini per sventare dei serial killer che hanno due caratteristiche di base: sono estremamente efferati e sempre, per un motivo e l'altro si accaniscono contro Smoky.
Smoky Barrett è stata toccata duramente da questo accanimento che, nel corso del tempo, si è ripetuta più volte, a partire dall'evento traumatico in cui ha visto morire per mano di un assassino di cui era alla caccia il marito e la figlia dopo inenarrabili torture ed è stata lei stessa permanetemente sfregiata al volto.
Tutte le persone che la circondano (compresi i componenti della sua squadra) sono stati colpiti in misura diversa dal Male e lo conoscono bene. Ma Smoky possiede in più un dono che è anche una maledizione: che è quella - probabilmente a causa delle esperienze di vita vissuta - di entrare senza remore nella mente dell'assassino di turno, farsi lui, ragionare come lui, ma avendo la possibilità nello stesso tempo - essendo stata anche vittima e avendo sofferto per mano di personaggi malvagi - di calarsi nei panni della vittima di turno oppure dei sopravvissuti ad azioni di contorta ed insensata violenza, per mezzo degli strumenti di comprensione empatica.
Il primo aspetto è peraltro non nuovissimo, poichè è esattamente il tema - per quanto più nel filone delle trame poliziesche - de Il Silenzio degli Innocenti (e relativo, omonimo film, realizzato da Jonathan Demme) con Clarice Starling che, ancora novizia dell'FBI, é anche lei costretta a guardare nel fondo dell'abisso, ma anche delle memorie di John Douglas, storicamente il primo profiler di Serial Killer dell'FBI, Mindhunter. Nella mente del Serial Killer, volume di recente ristampato per i tipi di Longanesi (2017). Di fatto, Il Silenzio degli Innocenti (il romanzo, ma ancora di più il film) e John Douglas con la sua opera divulgativa portarono il grande pubblico ad attenzionare il fenomeno dei serial killer e diedero la stura ad una proliferazione in cui investigatori di Polizie di tutto il mondo davano la caccia a pericolosi serial killer.
Detto per inciso,
quello del Serial killer, debordando dal più ristretto mondo della saggistica di Psichiatria forense, è divenuto un fenomeno letterario e, a leggere questa tipologia di narrazione, si potrebbe pensare che il mondo sia pieno di serial killer in caccia delle proprie vittime. Non è esattamente così, anche se il fenomeno possiede una sua realtà, anche se i casi effettivi sono numericamente molto meno sostanziasi di quanto non si potrebbe pensare leggendo romanzi e racconti.
Smoky Barrett, proprio per questa capacità di pensare come il serial killer (una capacità che possiede in maniera ben più estrema di quanto non fosse per Clarice Starling che era appena una novizia non personalmente toccata dal Male, se non dall'uccisione degli agnelli innocenti per mano del padre, suo pregnante ricordo d'infanzia), non senza spargimenti di lacrime e sangue e sperimentando una costante senzazione di pericolo per sé e per i propri cari alla fine riesce sempre, pagando un prezzo molto alto, a risolvere i casi che le sono affidati. In un certo modo, dunque, Smoky Barrett si può considerare una possibile evoluzione di Clarice Starling.
In questa atmosfera, la manutenzione degli affetti è un'attività che risulta estremamente dispendiosa, ma è l'unica ancora di salvataggio rispetto ai mostri che la guardano dal fondo nell'abisso le cui profondità è costretta a scrutare.
La visone di McFadyen è cupa, anzi cupissima. Il mondo che ci presenta sembra essere popolato da individui efferati: a fare da contraltare vi è sempre l'umanità dei personaggi, i Buoni che - pur essendo stati toccati dal Male - riescono a mantenere la propria rettitudine morale e a coltivare gli affetti che sono come un gioioso raggio di sole che scende ad illuminare le loro vite magrado tutto.

Gli occhi del buio (titolo originale: The Face of Death, nella traduzione di Alfredo Colitto), pubblicato come sempre da Piemme nel 2007, è un grande romanzo per chi ama i thriller. Con una trama complessa e avvincente, forse la più complessa delle trame degli altri romanzi.
Ed è forse il vertice della visione cupa del mondo che Cody McFadyen rappresenta un dispositivo di doppia narrazione, in cui il racconto di Smoky Barrett è intercalato dalla storia diaristica di Sarah, vittima di un ingranaggio crudelissimo che l'ha portata ad essere nello stesso tempo succube e carnefice.

(dal risguardo di copertina) Smoky Barrett conosce bene la morte. L'ha vista in faccia molte, troppe volte. E' il suo lavoro, all'FBI, dove dà la caccia ai serial killer più spietati. Studia il loro modo di ragionare, li insegue, li stana. Non ha paura di scavare nell'oscurità, neppure dopo che quella stessa oscurità ha inghiottito anche lei, rubandole il marito e la figlia, brutalmente uccisi da uno psicopatico.
Anche Sarah conosce bene la morte. Ha solo sedici anni, eppure nei suoi occhi non c'è più luce. Fin dal giorno del suo sesto compleanno, quando lui, lo Straniero, è apparso per la prima volta sulla soglia di casa. Da allora quell'uomo e il suo viso nascosto dietro a un collant non l'hanno più lasciata.

 

Cody McFadyen

Lo Straniero trae il suo godimento dal dolore di Sarah e uccide tutti quelli che lei ama. Prima si è portato via la sua famiglia, poi la stessa sorte è toccata a chiunque abbia cercato di aiutarla. Morte dopo morte, finché lei è rimasta sola.
Sarah ha solo una speranza per uscire da questo incubo: Smoky.
Perché Smoky sa guardare nel buio. E dare un volto alla morte.

L'autore. Cody McFadyen è nato in Texas nel 1968. Vive in California. Aveva nove anni quando ha deciso di diventare uno scrittore. Per oltre un ventennio, tuttavia, ha fatto altre cose, dal volontariato alla progettazione di videogame. Poi, passati i trent'anni, ha pensato che, se voleva davvero scrivere prima di diventare vecchio, era meglio cominciare. E ha fatto bene: i suoi libri, L'ombra, Gli occhi del buioIo confesso e Il Predatore (suo ultimo romanzo del 2008), sono diventati casi editoriali tradotti in tutto il mondo e osannati dai critici. Smoky Barrett, la protagonista dei suoi thriller, è spesso paragonata alla Clarice Starling de Il silenzio degli innocenti.

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26 febbraio 2018 1 26 /02 /febbraio /2018 08:22

«C'è un momento, diciamo intorno al primo anniversario di una relazione clandestina, in cui pieghi la testa di lato, stringi gli occhi come cercassi qualcosa di minuscolo che si muove nell'aria, e vedi in filigrana il casino in cui ti trovi. Questo è amore, ti dici senza mezzi termini, altro che chiacchiere».

(dalla quarta di copertina)

Diego De Silva, Terapia di coppia per amanti, Einaudi I Coralli, 2013

In "Terapia di coppia per amanti", uno dei più recenti romanzi del prolifico Diego De Silva (pubblicato da Einaudi, Collana I Coralli), i due protagonisti Modesto Fracasso e Viviana  sono due improbabili amanti i quali - ciascuno con un matrimonio di lungo corso e figli nel pieno dell'adolescenza - vivono la loro relazione importando al suo interno le stesse nevrosi di una relazione formalizzata di lunga durata.
Non si comprende bene cosa vogliano: sanno di stare bene assieme quando si vedono e fanno sesso, anche se ciascuno dei due vede le cose in maniera leggermente diversa. Modesto vorrebbe una relazione più disimpegnata, fatta di scopate appassionate e di cene assieme, mentre Viviana vorrebbe qualcosa di più.
Nessuno dei due pare disposto, d'altra parte, ad interrompere il rispettivo menàge familiare.
Ad un certo punto per uscire dall'impasse e per evitare di separarsi definitivamente per via dell'esaurimento di risorse interiori scaturenti dai continui litigi, Viviana spinge Modesto a partecipare ad una terapia di coppia, con un terapeuta esperto in terapia familiare.

Il romanzo è a due voci, con un alternanza delle "confessioni" ed elucubrazioni dei due, e a questi due punti di vista si aggiunge quello del "terapeuta" che appare in definitiva altrettanto nevrotizzato ed incapace di mantenere la necessaria neutralità, dal momento che finisce con il contaminare il set terapeutico con le proprie problematiche di coppia.

Questo romanzo é una divertente trovata che serve a De Silva a sbeffeggiare le relazioni extracomiugali che vengono prese troppo sul serio, anzichè con la filosofia della divisione e del mantenimento di una tenuta stagna tra matrimonio regolare e relazione irregolare. In pi+, diciamocelo pure, nelle relazioni extraconiugali (o anche in relazioni che si sovrappongono e intersecano con un qualsiasi rapporto di coppia "regolare"), ciò che conta davvero è il segreto e la condivisione di segreti personali con quell'unica persona (l'amante -uomo o donna che sia) che diventa depositaria di confidenze e altri aspetti della propria vita). Sono il segreto e la necessità di tutelarlo a garantire precisi limiti alle relazioni irregolari. Nello stesso tempo c'è da dire che, come illustra il romanzo di De Silva, le relazioni tra amanti possono ambire legittimamente a conquistare un posto al sole, anche se qualora ciò avenga non è detto che la fine della segretezza e l'irruzione della quotidianità non provochino la destabilizzazione e l'annullamento del fascino che aveva avuto sino ad un momento prima la relazione tra amanti.
Dietro il divertissement e l'ironia, si affaccia la riflessione più seria su cosa si debba fare quando la relazione "irregolare" si fa sempre più importante nello scenario interno e in quello delle priorità affettive. E se a questo punto gli amanti vanno in terapia ci vanno per decidere cosa? Demolire definitivamente i propri rapporti "istituzionali" e iniziare loro amanti sino ad un attimo prima una storia "convenzionale"? Oppure riavviare in una maniera più salubre e arricchita di nuovi significati il proprio vincolo matrimoniale, separandosi definitivamente dalla condizione di amanti che ambiscono a costituire una coppia? Oppure ancora adottare la soluzione più semplice che sarebbe quella di ridimensionarsi come amanti che non vogliono la luna e si accontetano di quello che hanno?
Personalmente, ho trovato più divertente la seconda parte del plot, quando avviene l'incontro con il terapeuta, ma nel complesso la storia si dilata e si allunga a dismisura rispetto all'entità dell'argomento, sicuramente in controtendenza rispetto all'epoca che viviamo fatta mel campo delle relazione affettive uomo-donna - per usare l'espressione di Zygmunt Baumann - di "amori liquidi".
La comicità intrinseca di alcuni capitoli deriva - fatta salva l'imporobabilità dell'intera situazione - dal fatto di avere la possibilità di una rilettura degli stessi eventi da due vertici di osservazione differenti: il punto di visto di Modesto e quello di Viviana, cui si aggiunge quello del terapeuta prescelto per guidarli attraverso il pantano di non scelte in cui i due si sono infilati nel memento in cui hanno deciso (soprattutto Viviana) di non potersi accontentare più di una semplice relazione tra amanti.
Da questo romanzo è stato ricavato l'omonimo film (Anna Maria Federici, 2017, Italia), campione d'incassi, ma accolto dalla critica con tepidezza.

 

(dal risguardo di copertina) Terapia di coppia per amanti è un romanzo a due voci, maschile e femminile, che si alternano a raccontare la loro storia mentre la vivono, perché «ci sono fasi dell'amore in cui la realtà diventa un punto di vista, generalmente quello di chi lo impone». Due adulti sposati (non tra loro) che si ritrovano uniti da una passione incontrollabile e da un amore coriaceo, particolarmente resistente alle intemperie. Viviana è sexy, vitale e intrigante, e ha un notevole talento per i discorsi intorcinati. È combattuta fra restare amante e alleviare così le infelicità matrimoniali o sfasciarsi la vita per investire in un'altra. Modesto è meno chic, decisamente più sboccato e sbrigativo nella formulazione dei concetti, ma abilissimo nell'autoassoluzione. Spara battute a sproposito per svicolare, e fa pure ridere. Moderatamente vigliacco, aspirerebbe alla prosecuzione a tempo indeterminato della doppia vita piuttosto che a un secondo matrimonio, visto che già il suo non è che gli piaccia granché. È nella crucialità del dilemma che Viviana trascina Modesto dall'analista, cercando una possibilità di salvezza per il loro rapporto ormai esasperato da conflitti e lacerazioni continue. Il dottore è spiazzato nel trovarsi di fronte una coppia non ufficiale, libera da vincoli matrimoniali e familiari, che non ha nulla da perdere al di là del proprio amore. Accetterà l'incarico per questa ragione, trovandosi nel mezzo di una schermaglia drammatica e ridicola insieme, e rischiando di perdere la lucidità professionale. Tenero e cinico, divagante, vero, capace di usare la leggerezza come arma contundente, Terapia di coppia per amanti è un'immersione nelle complicazioni dei sentimenti, nei conflitti che apriamo continuamente per la paura (che tutti conosciamo per averla provata almeno una volta) di affidarci all'amore e dargli mandato a cambiarci la vita.

 

Diego De Silva in una foto di Grazia Ippolito

L'Autore. Diego De Silva è nato a Napoli nel 1964. Presso Einaudi ha pubblicato il romanzo Certi bambini (2001), premio selezione Campiello, da cui è stato tratto il film omonimo diretto dai fratelli Frazzi. Sempre presso Einaudi sono usciti i romanzi La donna di scorta (2001), Voglio guardare (ultima edizione, ET Scrittori 2017), Da un'altra carne (2004 e 2009), Non avevo capito niente (2007 e 2010, Premio Napoli, finalista al premio Strega), Mia suocera beve (2010 e 2012), Sono contrario alle emozioni (2011 e 2013), Mancarsi (2013), il racconto Il covo di Teresa (2013, nella collana digitale dei Quanti) e la pièce Casa chiusa, pubblicata con i testi teatrali di Valeria Parrella e Antonio Pascale nel volume Tre terzi. Nel 2013 Einaudi ha pubblicato la trilogia Arrangiati, Malinconico (che riunisce in un unico volume Non avevo capito niente, Sono contrario alle emozioni, Mia suocera beve), nel 2015 il romanzo Terapia di coppia per amanti (ultima edizione Super ET, 2017) e nel 2017 Divorziare con stile.

Suoi racconti sono apparsi nelle antologie Disertori, Crimini, Crimini italiani, Questo terribile intricato mondo. È fra gli autori di Scena padre (Einaudi 2013), Giochi criminali (Einaudi Stile Libero 2014, con Giancarlo De Cataldo, Maurizio de Giovanni e Carlo Lucarelli) e Figuracce (Einaudi Stile Libero, 2014).

I suoi libri sono tradotti in Inghilterra, Germania, Francia, Spagna, Olanda, Portogallo e Grecia.

Leggi un estratto con l'incipit del romanzo

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25 febbraio 2018 7 25 /02 /febbraio /2018 07:45
Michael Connelly, La Svolta, Piemme, 2012

Mickey Haller, avvocato della difesa - il famoso "Lincoln Lawyer" al centro di altri legal thriller di Michael Connelly, in questo romanzo del 2010 (La Svolta, con titolo originale inglese - più significativo - "The Reversal"), pubblicato in Italia da Piemme nel 2012, viene convinto ad accettare un incarico come Avvocato della pubblica accusa in un procedimento penale in cui Jason Jessup, che ha già scontato 24 anni di carcere per aver rapito e ucciso una ragazzina adolescente, deve essere processato per lo stesso crimine poichè un campione contenente liquido seminale raccolta dai vestiti della vittima e analizzato con le moderne tecniche di campionatura del DNA parrebbe scagionarlo. Il caso è intricato e difficile: potrebbe rivelarsi una bomba "politica", poichè nel caso del riconoscimento di una sua non colpevolezza Jessup potrebbe intentare una causa alla California per ottenere un oneroso risarcimento per via degli anni trascorsi in carcere. E' questo il motivo per cui la scelta di rappresentare lo Stato della California cade su Haller, idoneo ad apparire (e ad essere) del tutto indipendente rispetto ad eventuali pressioni di natura politica. Haller accetta l'incarico, a condizione di essere affiancato per le indagini relative al caso (tutto da rifare, non è sufficiente riesumare il fascicolo processuale precedente) da Harry Bosch, altro protagonista insdiscusso di una fortunata serie di romanzi pure scritta da Connelly, alla luce delle sue dettagliate conoscenze sia del modus operandi della LAPD sia dei casi più eclatanti di cronaca nera di cui egli stesso era abile cronista. Anche Bosch (che, tra l'altro, come si è scoperto in un precedente romanzo in cui le traiettorie di vita dei due si sono incrociate, è fratellasto di Haller) è un duro, non facilmente manipolabile: è un investigatore che vuole andare sino in fondo alla ricerca della verità e che pone al vertice dei suoi valori morali quello di consegnare i colpevoli alla giustizia, anche quando - per ragioni di popportunità - si ritrova ad essere ostacolato dai suoi superiori nella scala gerarchica del Dipartimento. Haller chiede inoltre di essere affiancato da un secondo di valore che è l'ex moglie, anche lei giudice dell'accusa, Maggie McPherson, conosciuta nelle aule di giustizia come "Maggie la Spietata" per via della sua inflessibilità.

Haller dovrà vedersela con un agguerrito avvocato della difesa, in questo caso suo ex collega, Clive Royce, conosciuto come Clive l'Astuto. Nella fase della preparazione processuale e a processo iniziato non mancheranno i colpi bassi e i tentativi di demolire la teoria dell'accusa, che cioè anche in questo nuovo processo Jessup debba essere giudicato come colpevole.

L'intreccio procede quindi con una serie di continui colpi di scena giudiziari (che, ancora una volta, introducono il lettore, nel mondo della Aule di Tribunale americano, con procedure per alcuni versi così differenti da quelle europee), ma nello stesso tempo si possono seguire le indagini collaterali di Bosch, impegnato con dedizione alla ricerca di testimoni che possano avere qualcosa di nuovo da dire e dei vecchi, fondamentali, testimoni, ma anche sul fronte delle stranezze comportamentali di Jessup che, indubbiamente, sta tramando qualcosa.
E, ovviamente, più di questo non si può dire per evitare di rovinare il piacere della lettura.
E' un libro per chi ama leggere i romanzi di Michael Connelly, indubbiamente, e ne conosce a fondo l'universo narrativo e gli stilemi.
A chi non avesse letto nessuno dei suoi romanzi consiglierei, tuttavia, di affrontare la lettura prima di alcuni dei primissimi romanzi che vedono Harry Bosch come protagonista.

(Dal risguardo di copertina) Mickey Haller, avvocato della difesa da vent’anni, riceve dal procuratore della contea di Los Angeles l’insolita richiesta di guidare l’accusa in un caso di omicidio. Il presunto assassino, Jason Jessup, dopo ventiquattro anni trascorsi in carcere con l’accusa di aver ucciso una ragazzina, sta per essere scagionato grazie a un recente esame del DNA. Convinto invece della sua colpevolezza, Haller accetta l’incarico, ma vuole accanto a sé il detective Harry Bosch, per trovare le prove che consegnino definitivamente alla giustizia il criminale. Ma il compito è tutt’altro che facile e il loro cammino è intralciato da un’infinità di ostacoli: Clive Royce, l’avvocato difensore di Jessup, abilissimo manipolatore, lo stesso Jessup, che li sfida di continuo, sicuro com’è di cavarsela, e soprattutto una testimone in fuga, che si è lasciata alle spalle l’atroce vicenda e ha fatto perdere le sue tracce. Insieme i due si battono per far luce su un crimine che non può restare impunito e per incastrare l’assassino prima che colpisca di nuovo, prendendo di mira ciò che hanno di più caro. Perché entrambi, al momento, hanno una sola certezza: che il killer ucciderà ancora.

L'autore. Michael Connelly è considerato una delle più grandi star della narrativa americana e raggiunge il primo posto in classifica con ogni suo nuovo romanzo.

I lettori italiani lo hanno accolto con entusiasmo fin dal primo libro pubblicato, Debito di sangue da cui è stato tratto un film diretto e interpretato da Clint Eastwood. I lettori hanno poi imparato a conoscere il detective Harry Bosch, indimenticabile protagonista di molti suoi thriller, tra cui Il ragno, vincitore nel 2000 del Premio Bancarella. In anni più recenti, Connelly ha ideato un nuovo riuscitissimo protagonista, Mickey Haller, che svolge la sua attività dal sedile posteriore di una Lincoln, oltre che in tribunale, e che, nella riduzione cinematografica di The Lincoln Lawyer, ha il volto noto di Matthew McConaughey. Connelly è stato spesso in Italia, tra le presenze eccellenti di numerosi festival: il Festivaletteratura a Mantova, il Noir in Festival a Courmayeur, dove gli è stato conferito il Raymond Chandler Award, e il Festival Internazionale delle Letterature a Roma.
Nel 2016 è stata trasmessa in Italia la serie televisiva Bosch, di cui Connelly ha curato la sceneggiatura.
Tra i suoi ultimi romanzi pubblicati in Italia da Piemme: La strategia di Bosch, Il passaggio, Il dio della colpa
Il passaggio, in particolare, ha segnato il ventesimo "compleanno" di Harry Bosch.

 

 

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23 febbraio 2018 5 23 /02 /febbraio /2018 09:47
Un omaggio fotografico alla storia che, quando ero piccolo, mio padre mi leggeva sempre e che sempre mi affascinava ed inquietava allo stesso tempo.
Un omaggio fotografico alla storia che, quando ero piccolo, mio padre mi leggeva sempre e che sempre mi affascinava ed inquietava allo stesso tempo.
Un omaggio fotografico alla storia che, quando ero piccolo, mio padre mi leggeva sempre e che sempre mi affascinava ed inquietava allo stesso tempo.
Un omaggio fotografico alla storia che, quando ero piccolo, mio padre mi leggeva sempre e che sempre mi affascinava ed inquietava allo stesso tempo.

Un omaggio fotografico alla storia che, quando ero piccolo, mio padre mi leggeva sempre e che sempre mi affascinava ed inquietava allo stesso tempo.

La storia de Il PIfferaio di Hamelin mi è sempre piaciuta. Mio padre soleva leggermela (dando ampio spazio alla recitazione, così da far emergere anche con la voce, con la mimica e con la gestualità i diversi personaggi) da un libricino illustrato che lui stesso mi aveva regalato. Io ne ero affascinato, ma anche spaventato.
E tutte le mie emozioni si riversavano sempre su quel povero bambino che, per essere claudicante, non riesce a tenere il passo con tutti gli altri bimbi e rimane escluso per sempre dalle false delizie promesse dalla musica ammaliante del pifferaio. Naturalmente, c'era anche lo sdegno nei confronti della dubbia onesta del Podestà e dei suoi consiglieri che si rifiutano di dare al Pifferaio il compenso pattuito e che poi, a causa di ciò, vengono duramente puniti.

Il titolo originale della storia (di origine germanica) è molto più prosaico e nella traduzione suonerebbe come "Il Cacciatore di topi di Hamelin". La magia del titolo della storia è rispecchiata invece nella lingua inglese (compresa la traslazione poetica fattane da Robert Browning) e in italiana. In Inglese vi è in più la nota di colore che manca nel titolo italiano: "The Pied Piper of Hamelin".

Il pifferaio di Hamelin (in tedesco Der Rattenfänger von Hameln, letteralmente Il cacciatore di topi di Hameln) è il soggetto di una leggenda tedesca ambientata nella città di Hameln o Hamelin, in Bassa Sassonia. È anche nota come Il pifferaio magico o titoli similari.
Nella sua versione base, che fu oggetto di trascrizione dei fratelli Grimm e messa in poesia da Wolfgang Goethe e dall'inglese Robert Browning, narra di un suonatore di piffero (dotato di magivi poteri) che, su richiesta del Borgomastro, allontana da Hamelin i ratti al suono del suo strumento; quando la cittadinanza rifiuta di pagarlo per l'opera, questi si vendica irretendo i bambini del borgo al suono del piffero e portandoli via con sé per sempre (a quanto pare, il suono evoca in coloro che lo ascoltano, delle visioni sinestesiche di cose, luoghi, cibi estremamente attraenti, cibo per i topi e una specie di Paese di Bengodi per i bambini, inducendo in essi uno stato di trance che, letteralmente li rapisce, sino alla loro rovina e al loro annientamento. I topi che infestavano Hamelin annegano tutti. I bambini invece vengono inghiottiti dalla montagna. In emntrambi i casi, tuttavia, rimane un testimone che ha subito l'attrazione del piffero magico, ma non ha potuto camminare lestamente come tutti gli altri : entrambi i sopravissuti rimarrano per sempre con la nostalgia di quelle visioni seducenti.
La leggenda del pifferaio nacque intorno alla seconda metà del XIII secolo e parrebbe correlata alla peste che imperversava in Germania in quel periodo, il cui agente, il bacillo Yersinia pestis, trovava un efficace vettore nel ratto (roditore anche noto come «pantegana»). Un'altra possibile origine della leggenda parrebbe essere il repentino abbandono della città da parte di circa 130 ragazzi, probabilmente emigrati per andare a lavorare altrove nel Paese. Meno probabile appare essere una teoria secondo la quale i giovani abitanti di Hameln sarebbero morti in blocco per via di un'inondazione o, ancora, rapiti da qualche setta o annegati nel fiume Weser.

 

Helen McCabe, Piper. Il Pifferaio Magico, Leone Editore, 2014

Di recente, mi è capitato di leggere un romanzo che rivisita la storia del Pifferaio di Hamelin in chiave horror e che è a tutti gli effetti un pmaggio al poema di Robert Browning che, in calce alla storia, viene riportato per esteso.
Si tratta di Piper. Il pifferaio Magico di Helen McCabe, pubblicato da Leone nel 2014 (collana Mysteria).
Qui, il Pifferaio diventa un essere che sopravvive ai secoli, risvegliandosi periodicamente per andare in caccia di nuove prede, e muovendosi sempre in compagnia di temibili e mordaci topi dai denti aguzzi.
E gli elementi de Il Pifferaio magico, trasposti nell'inquietante figura di Diep Koppelberg, ingaggiato da una scuola americana per bimbi disabili, ci sono tutti.

(Dal risguardo di copertina) Arva, Romania: la giovane Anka Petrescu muore in circostanze misteriose, e le indagini della polizia si scontrano con il muro di silenzio degli abitanti del villaggio. Chi è l'assassino, e quali antichi, orrendi riti si tramandano di generazione in generazione ad Arva? Sunny Mead, Stati Uniti: la famiglia Durrant accoglie Diep Koppelberg, affascinante insegnante di musica dal talento prodigioso, quasi magico, ma dal passato oscuro. Un misterioso individuo trama nell'ombra, una presenza inquietante che sconvolge le vite degli sfortunati che capitano sulla sua strada.
 

E naturalmente la Storia del Pifferaio Magico non potè non sollecitare l'estro creativo di Walt Disney

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15 febbraio 2018 4 15 /02 /febbraio /2018 08:52
Salvatore Migliore, I diritti delle persone con fragilità nelle sentenze della magistratura e nelle proposte organizzative e finanziarie

A Palermo, lunedì 19 febbraio 2018, alle ore 15.30, nella sala convegni "Lanza" dell'Orto Botanico (in Via Lincoln n. 2), avrà luogo la presentazione del nuovo saggio scritto da Salvatore Migliore, dal titolo: "I diritti delle persone con fragilità nelle sentenze della magistratura e nelle proposte organizzative e finanziarie". L'incontro sarà una preziosa occasione per confrontarsi su rapidi interventi politico-amministrativi in modo che la Regione Siciliana possa garantire al meglio i diritti dei disabili.
Fra gli altri interverranno anche gli assessori regionali Armao e Lagalla.
La presentazione del volume di Salvatore Migliore, inoltre, potrà servire sia ad un rilancio dell'attenzione culturale ai temi della disabilità, sia ad un'inversione di tendenza pratica, concreta, reale, dell'atteggiamento degli organi istituzionali nei confronti delle persone con disabilità e dei loro familiari.

 
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12 febbraio 2018 1 12 /02 /febbraio /2018 08:56

Lavie Tidhar non è uno scrittore da mezze misure ... ricorda il primo Philip K. Dick

The Guardian

Lavie Thidar, Wanted (Osama), Gargoyle Editore, 2013

Wanted di Lavie Thidar (il cui titolo originale è Osama, nella traduzione di Lorenzo Vetta e Alessandra Campanozzi), è uno degli ultimi titoli comparsi nel corso del 2013 nel catalogo della Gargoyle, prima che chiudesse i battenti di una onorevole e meritoria attività, per quanto molto specializzata. Wanted viene definito un thriller, ma è in realtà un romanzo rispondente ai parametri della cosiddetta "slipstream", cui vengono ascritte opere letterarie di narrativa fantastica a cavallo dei confini che separano le convenzioni di un genere da quelle di un altro o altri, e che pertanto non si possono agevolmente collocare nei confini di uno solo di essi, si tratti di fantascienza o di fantasy rispetto alla narrativa cosiddetta mainstream (nel senso di "narrativa convenzionale e maggioritaria", priva di elementi fantastici).

La trama narrativa si muove in un piano temporale (o per meglio dire in una dimensione parallela) in cui non c'è stato il fenomento del terrorismo fondamentalista (e dove, dunque, non si sono verificati i grandi attentati che hanno funestato il l'inizio del XXI secolo.
Un mondo sovrappopolato è inondato dai romanzi pulp di un certo Mike Longshott, nei quali (in particolar modo nella serie spionistica Vigilante) si introduce come personaggio fantastico Osama Bin Laden. Solo in questa realtà letteraria è avvenuto il crollo delle Twin Towers (ed una serie di altri eventi nefasti).

Joe, il protagonista, è un investigatore privato con un'attività sonnolenta e certamente non rigogliosa. Viene ingaggiato da una giovane donna perche si metta sulla tracce dell'autore della serie Vigilante, e perchè faccia ciò la sua committente gli garantiscedei fondi pressocchè illimitati per far fronte alle spese necessarie.
Joe prende coscienziosamente ad indagare, inseguendo le esili tracce di un personaggio che si rivela essere sempre più misterioso ed inafferabile, mentre altri (la cui identità rimane altrettanto misteriosa) cercano di ostacolarlo e dissuaderlo.
In questo percorso, la ricerca di Joe divine sempre più onirica con continui spostamenti da Vientiane (dove è ubicato il suo ufficio) a Parigi, Londra e New York, con un mistero che si va infittendo sempre di più, sino a quando la verità inquietante (e, per Joe, sconvolgente) non comincia ad affiorare.
Ai capitoli che riguardano la vicenda di Joe, si intercalano dei brevi inserti che sono delle vere e proprie citazioni dei romanzi di Mike Longshott e che, appunto, descrivono quegli attentati che nel mondo di Joe non sono mai avvenuti.
Il ritmo è incalzante e l'idea di base è buona, tanto che il romanzo di Thidal ha conquistato nel 2012 il World Fantasy Award for Best Novel, spuntandola contro due big del calibro di Stephen King e George R. R. Martin.

 

(dal risguardo di copertina) Joe è un detective privato alla vecchia maniera e vive in un mondo in cui gli attacchi dell'11 settembre non sono mai avvenuti, anzi fanno parte della realtà immaginaria di una famosa serie di romanzi che hanno come protagonista la figura, altrettanto immaginaria, di Osama bin Laden. Un giorno Joe riceve la visita di una misteriosa donna, che lo ingaggia per trovare proprio Mike Longshott, l'autore di quei libri; inizia così un'avventura paradossale fra Laos, New York, Londra, Parigi e, ovviamente, Kabul. Man mano che l'indagine di Joe progredisce, le cose si fanno sempre più strane e le certezze del detective cominciano a trasformarsi in lancinanti dubbi, tanto da portarlo a non essere più sicuro nemmeno della sua stessa identità. Così, in un mondo senza terrorismo globale, Joe si ritrova ad affrontare nemici oscuri che cercano di impedirgli di scovare la verità che sta sotto a quella che lui ha sempre considerato la realtà. "Wanted" è un romanzo dai contorni noir in cui i confini fra reale e immaginario si confondono, in cui il thriller internazionale si tramuta in storia alternativa, e in cui Lavie Tidhar delinea uno sconcertante ritratto dei nostri tempi.
 

Lavie Thidar

L'autore. Lavie Tidhar (in ebraico: לביא תדהר‎?) (Afula, 16 novembre 1976) è uno scrittore israeliano la cui opera spazia fra numerosi generi, fra i quali la fantascienza, il fantasy e lo slipstream.
Il suo romanzo Wanted (Osama) ha vinto il World Fantasy Award for Best Novel del 2012, battendo i romanzi di due big, nientemeno che 22/11/'63 di Stephen King e A Dance with Dragons di George R. R. Martin.
Il suo romanzo Wolf (titolo originale: A Man Lies Dreaming) ha vinto il Jerwood Fiction Uncovered Prize, nella categoria Best British Fiction.
Tidhar è cresciuto nell'atmosfera comunitaria di un Kibbutz israeliano. All'età di 15 anni ha iniziato a viaggiare molto, ed ha sfruttato le sue esperienze di viaggio in molte sue opere.
Da ragazzo, volendo scrivere una ricerca sugli autori di fantascienza israeliani, scoprì che non ve n'era nessuno.
Ha vissuto a lungo in Gran Bretagna e Sud Africa, ma anche in Laos e Vanuatu. Nel 2013 Tidhar viveva a Londra.

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30 gennaio 2018 2 30 /01 /gennaio /2018 09:58

Conosce tutto di te. Vede ogni tuo gesto. Quello che non sai è se vuole proteggerti o farti del male.

Dalla quarta di copertina di "Io ti Controllo"

Gina Wohlsdorf, Io ti contrtollo, Einaudi, 2017

Presupposto della sicurezza (nel senso del termine inglese "security", ovvero la protezione da atti intenzionali che potrebbero ledere cose o persone), oggigiorno, è il controllo totale (o comunque sempre più capillare) dell'ambiente. E come si sa la Sicurezza è divenuta una delle ossessioni del XXI secolo. Anche se è ben noto che qualsiasi misura di sicurezza, anche la più sofisticata prima o poi può essere elusa.
A partire dal problema della sorveglianza dei carcerati nelle prigioni, gli uomini si posero presto il problema del controllo, senza dover ricorrere necessariamente ad uno stuolo di guardiani, inmpegnati in estenuanti turni di guardia.
A risolvere questo problema arrivò il britannico Jeremy Bentham, un filosofo e giurista "utilitarista", che con il suo dispositivo architettonico (ma in primis filosofico) il cosiddetto "Panopticon" (o "Panottico").
Si tratta di un dispositivo carcerario in base al quale i guardiani stavano in una struttura architettonica centrale (avendo tra l'altro la possibilità di entrarne e uscirne non visti, mentre i detenuti erano alloggiati in edifici connessi a quello centrale in modo tale che tutto fosse in corrispondenza visiva da parte dei guardiani. In una struttura siffatta i prigionieri, all'interno dei loro bracci, avevano una relativa libertà di movimento. La struttura panottica, tra l'altro, consentiva degli interventi immediati laddove sorgessero dei problemi.
Il filosofo francese Michel Foucault si interesso molto del dispositivo panottico nel suo studio sulle istituzioni totali manicomiali e carcerarie in particolare (si veda, ad esempio, il suo saggio "Sorvegliare e punire. La nascita della prigione", Einaudi).
Prima di Michel Foucault e delle sue teorizzazioni sui dispositivi di sorveglianza e, eventualmente, di punizione, ci fu George Orwell con la sua utopia negativa (ispirata allo stalinismo di quegli anni), 1984, nella quale Il Grande Fratello (e chi per lui) può seguire capillarmente ogni cittadino, avendo la facoltà di interloquire con lui e di interferire con le sue azioni, fermandolo (e punendolo) oppure attivando su di lui delle procedure di ricondizionamento che ne assicurino la sottomissione, laddove egli manifesti deviazioni comportamentali rispetto alla regola o esca dal solco del conformismo prescritto.
Nel campo della narrativa di intrattenimento abbiamo su questa falsariga un pregevole esempio nel romanzo di Ira Levin, Scheggia (titolo originale: Sliver), da cui fu tratto un film avvincente con titolo omonimo (Sharon Stone protagonista: in questo racconto, il proprietario di uno stabile tiene sotto stretto controllo per mezzo di un sistema segreto di videocamere a circuito chiuso tutti i suoi inquilini e ciò al fine di soddisfare i suoi impulsi da psicopatico ed assassino che, prima di compiere le azioni più efferate, vuole essere, sotto un certo punto di vista come un dio che sa tutto delle sue vittime potenziali, fin nei più minimi dettagli

 

George Orwell, 1984

Oggi, il dispositivo di Bentham è dovunque: viviamo in un mondo panottico, in cui l'occhio vigile di sempre più telecamere a circuito chiuso ci tiene d'occhio e ci registra nelle nostre azioni quotidiani: e di ciò talvolta siamo avvisati preventivamente, talaltra no.
Nulla sfugge alla registrazione continua. E tutto ciò è ovviamente - in una società di liberi cittadini (apparentemente) - all'insegna della tutela della sicurezza degli stessi individui e del contesto sociale più ampio, ma è nello stesso tempo un elemento indubbio di forte limitazione delle libertà personali e della privacy, valori a cui viene richiesto di rinunciare in cambio della "sicurezza".
Io stesso ne ho sperimentato una tipologia "soft" per così dire, ma che a quei tempi (fine anni Settanta) all'avanguardia. Ero alla scuola di specializzione di Milano guidata da un cattedratico bravo e accogliente nei confronti delle modalità più moderne - "scientifiche" - di far psichiatria, ma nello stesso ambizioso e affamato di potere. L'edificio dove mi trovavo ospitava una divisione di Pschiatria d'urgenza per quei tempi decisamente all'avanguardia perchè la Riforma psichiatrica italiana non era stata ancora attuata. Bene, il "Capo" aveva equiggiato tutte le stanze con un sistema di altoparlanti e microfoni incorporati nelle pareti di ogni stanza: con questi dispositivi la cui attivazione/disattivazione poteva essere governata soltanto da lui (all'interno della sua stanza dove si trovava la complessa centralina rice-trasmittente) egli non soltanto poteva ascoltare tutte le conversazione (senza che si sapesse mai quando era in ascolto, oviamenter), ma poteva interferire con le conversazioni in corso o poteva convicoare con urgenza chiunque dei suoi collaboratori nella Stanza del Comando. E queste chiamate, ovviamente, erano molto temute. Nello stesso il fatto di sapere che in qualsiasi istante egli potesse essere in ascolto faceva sì che, sempre, si cercasse di essere molto misurati con le parole e ligi ai compiti istituzionali assegnati a ciascuno.
Insomma, un'applicazione - apparentemente a fin di bene - delle strategie del Grande Fratello e sicuramente al servizio della paranoia del potere.

Io ti Controllo di  Gina Wohlsdorf (con il titolo originale "Security. A Novel", nella traduzione  di Alfredo Colitto), pubblicato da Einaudi nel 2017 (Collana Stile Libero Big) parla proprio di questo.
In un grande avveniristico albergo di lusso per VIP, il Manderley Resort, dotato di tutte i possibili e immaginabili confort, ma anche di un imponente apparato di sorbeglianza che abbina il principio della sicurezza a quello delle massime garanzie della privacy, a due giorni dall'inaugurazione fervono i preparativi. Solo il personale dell'hotel al completo è presente per comnpletare i lavori in vista della grande festa d'esordio.
E, intanto due killer spietati - di cui uno, indubbiamente, fortemente psicopatico - vanno uccidendo ad uno ad uno i membri dello staff. Non si sa - e non si saprà - chi siano i loro mandanti e perchè mettano in scena questa sequenza di efferati delitti. Lo fanno e basta. Vengono solo ventilate, in corso d'opera, possibili ipotesi. Ma non è questo quello che conta: cio, il sapere perchè fanno quello che fanno. Cò che conta è l'incalzare degli eventi che si susseguono come se fossero presentati ed esposti nei dettagli da un narratore che sembra essere onnisciente.
Questo è tutto quello che si può dire d'una trama avvincente ed incalzante, senza rovinare il piacere della lettura.
Il montaggio narrativo con i suoi frequenti cambiamenti di scena e, in alcuni casi, con la scrittura di eventi che si svolgono in contemporanea con l'introduzione di parti di pagina screitte a due o a tre colonne, ha un suo perchè ed è sempre meglio comprensibile alla luce di indizi continuamente sparsi nel testo e delle rivelazioni finali, sino alla conclusione, felice per i due protagonisti ma devastante per il resto dello staff e forse anche per il futuro dell'Hotel. E solo alla fine si comprenderà pienamente il perchè della particolare titolazione che è stata data ai singoli capitoli.
Si tratta indubbiamente di una prova narrativa che meriterebbe di essere trasformata in film, in un thriller dalle tinte forti e dal ritmo incalzante.

(nota nel risguardo di copertina) Due assassini si muovono per i corridoi vuoti di un albergo di lusso, tra stanze impeccabili e sale silenziose e sfolgoranti, dove tutto è pronto per un'inaugurazione che non avverrà mai. Perché, a uno a uno, i membri dello staff vengono isolati e uccisi. E prima che la notte finisca, mentre i superstiti lottano per la vita, si farà strada una verità inquietante: al Manderley Resort c'è sempre qualcuno che guarda.
Mancano solo quattro giorni alla serata di apertura del Manderley, l'hotel piú esclusivo del mondo. Il prestigioso resort sul mare offrirà ai suoi fortunati clienti il massimo in termini di lusso e sicurezza. Tessa è la persona incaricata dell'organizzazione e, nonostante l'arrivo inaspettato e spiazzante di Brian, il suo amico d'infanzia, ogni cosa sembra andare per il meglio. Ma due killer con il volto coperto iniziano a eliminare in maniera sistematica i membri del personale sotto gli occhi impassibili di centinaia di telecamere. Chi li manda? Cosa vogliono? E perché la Security non interviene? Tessa e Brian dovranno usare tutta la loro intelligenza e il loro coraggio per uscire vivi da quel luogo di sogno che si è trasformato in una trappola.
L'Autrice. Gina Wohlsdorf è nata a Bismarck, in North Dakota, e si è laureata all'Università di Tulane prima di prendere un MFA in scrittura creativa all'Università della Virginia. Io ti controllo è il suo primo romanzo.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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