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"Tanto scappo lo stesso. Diario di una matta" è il titolo del romanzo autobiografico di Alice Banfi (pubblicato da Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, nel 2008).
Si tratta di un piccolo libro che racconta la vita nei reparti di psichiatria e le vicissitudini dell’autrice sofferente da quel che sembra di un disturbo borderline di personalità aggravato da una problematica anoressica e da tendenze suicidiarie.
Vi si parla di una vita difficile segnata da continui ricoveri psichiatrici e sofferenza esistenziale.
L'autrice racconta il dolore ma anche la forza di cercare una via d'uscita e la libertà.
Il titolo fa riferimento alle numerose contenzioni (con le famigerate "fasce", il cui utilizzo è tutt'ora molto e preoccupantemente diffuso in molti degli SPDC italiani) cui l’autrice veniva sottoposta nei suoi ricoveri e che lei riusciva sempre ad infrangere, abbandonando il reparto e poi presentandosi alla sua porta come se nulla fosse stato.
Vi è anche in queste pagine, sottesa, una riflessione che percorre tutte le pagine sul sostanziale parziale fallimento della riforma psichiatrica del 1978 e del pensiero basagliano, come mostra bene a prefazione del libro scritta dal noto psichiatra basagliano Peppe Dell'Acqua che ricevette il testo stampato direttamente dalla madre di Alice Banfi, ebbe modo di leggerlo e decise di farlo pubblicare con la casa editrice Stampa Alternativa.
E' un piccolo libro che tutti gli operatori socio-sanitari del settore di oggi dovrebbero tenere a mente, perché pone dei problemi che sono estremamente attuali e problematici., sottolineando come non si cura con la coercizione, ma con la comprensione, con la pazienza e con la disponibilità all'ascolto.
Leggendolo non può non venire in mente un altro piccolo libro che è La ragazza interrotta (con il titolo originale Girl, Interrupted), scritto nel 1993 da Susanna Kaysen che, alla fine degli anni '60, trascorse ben 18 mesi all'interno del McLean Hospital, una nota clinica psichiatrica privata statunitense statunitense per adolescenti e donne sofferenti di Disturbo Borderline di Personalità, noto in Italia soprattutto per il suo adattamento cinematografico del 1999 intitolato Ragazze interrotte di James Mangold ed interpretato da Winona Ryder e Angelina Jolie, film che - per alcuni versi - è diventato un cult generazionale.
Il parallelo tra i due scritti vale soltanto fino ad un certo punto, dal momento che la situazione delineata dalla Kaysen fa riferimento ad una clinica nordamericana sicuramente a pagamento e costosa che poco ha a che vedere con la realtà degli SPDC sia al tempo in cui si sono sviluppate le esperienze di ricovero di Alice Banfi, sia al giorno d'oggi, a distanza di quasi vent'anni, quando la realtà italiana dei ricoveri in ambito psichiatrico non è migliorata, ma si è deteriorata ancor di più, a causa dei tagli alle spese sanitarie, del depauperamento del personale e d'una sua crescente demotivazione.
(Sinossi) Alice ha tre papà e due mamme, cresce nell'amore e nel caos di una famiglia diversa, si scontra col sesso a soli tre anni, il suo sogno di bambina è diventare una pittrice. Col tempo il sogno di Alice si trasforma in rabbia, che riversa per lo più su se stessa, sul suo corpo: con l'alcool, l'anoressia, picchiandosi e infliggendosi tagli sempre più profondi. Diagnosi: disturbo di personalità borderline. Arriva il primo di una lunga serie di ricoveri in reparti di psichiatria. Si chiude la porta e il mondo rimane fuori. Alice si ritrova in un micro-mondo a forma di corridoio: è all'inferno. Lungo il corridoio, le porte, e per ogni porta un personaggio, una persona, un matto cosicché la storia di Alice si fonde alle storie degli altri. Tutti, per un motivo o per l'altro, legati mani e piedi al letto, assaliti da tre o dieci infermieri. Ma Alice sa sempre liberarsi dalle fascette che stringono polsi e caviglie.
Alice vuole fuggire, magari solo per un'ora, ci prova e sempre ci riesce.
Tanto, per rientrare basta suonare il campanello.
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L'autrice. Alice Banfi è una pittrice, scrittrice e attivista italiana nata a Milano il 29 agosto 1978. È nota a livello nazionale per le sue opere letterarie autobiografiche che denunciano le storture del sistema psichiatrico e per la sua intensa attività artistica.
Vive e lavora a Camogli (Genova), dove gestisce la sua micro-galleria e studio d'arte sul lungomare.
Sul finire degli anni novanta ha sofferto di gravi disturbi alimentari (anoressia), autolesionismo e abuso di alcol, che l'hanno portata a ricevere una diagnosi portano di Disturbo Borderline della Personalità.
Nel 1999 ha subito il primo ricovero a Milano. Negli anni successivi affronta numerosi Trattamenti Sanitari Obbligatori (TSO) e periodi di contenzione forzata all'interno dei reparti psichiatrici.
Ha trasformato il proprio vissuto in una missione di sensibilizzazione. Partecipa come relatrice a conferenze sulla salute mentale, collabora con realtà come il Festival dei Matti e fa da giurata per concorsi legati ai diritti umani, come il progetto di Amnesty International.
Le pubblicazioni di Alice Banfi
- 2008: "Tanto scappo lo stesso. Romanzo di una matta" (Stampa Alternativa), scritto di getto durante un ricovero e incentrato sulle fughe dalle cinghie di contenzione.
- 2011/2012: "Sottovuoto. Romanzo psichiatrico" (Stampa Alternativa), prosecuzione della sua testimonianza biografica.
- 2016: "Slegalo! Usi e abusi della psichiatria" (BeccoGiallo), saggio corale scritto insieme a esperti del settore come la psichiatra Giovanna Del Giudice.
- 2016: "La banda Pappappero. Fuga nel bosco misterioso" (Stampa Alternativa), un'opera di narrativa rivolta ai bambini
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Intervista ad Alice Banfi, artista e giurata di Walk on Rights 2012-2013
5 dicembre 2012 - di Annalisa d'Orazio Amnesty International, nell'intento di diffondere i principi della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e consapevole dell' importanza dell'arte come ...
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(Non) è il manicomio - CTRL Magazine
Alice Banfi vive a Camogli con la figlia, Ada. Ha una galleria d'arte in riva al mare. Ha passato dieci anni in comunità e reparti psichiatrici. Questa è la storia della sua vita e degli orrori che
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