Un piccolo scritto ritrovato, scorrendo i "ricordi" di Facebook, mai trasferito qui nel blog,
E' ciò che ricordai di una piccola conversazione con Gabriel sulla luna "a cui mancava un pezzo"...
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Ieri Gabriel, di ritorno da scuola nel tardo pomeriggio, ha avvistato la luna, una sottile falce con la gobba rivolta a ponente, quindi luna crescente.
Entusiasta dell’avvistamento, ha detto che c’era la luna in cielo, ma che era “rotta”.
Mi sono ritrovato così a tentare di dargli una spiegazione sui cambiamenti che la luna subisce nel corso del suo ciclo. Cambiamenti che non riguardano la luna in sé ovviamente, ma la percezione che noi ne abbiamo in funzione della sua rotazione attorno alla Terra.
Evitando di cadere nei tranelli delle spiegazioni scientifiche, gli ho detto che la luna va crescendo, crescendo, crescendo, sino a che che diviene tutta tonda. Ma questo suo stato “tutto tondo” non dura a lungo, perché quasi subito arrivano dei topini che cominciano a rosicchiarla, levandone un po’ ogni giorno, finché la luna non scompare del tutto: ed è questo il motivo per cui ad un certo punto non la vediamo più in cielo.
A picca a picca i topini si mangiano tutta la luna che trovano buonissima e palatabile, perché è fatta del più raffinato dei caci.
I topini sazi per avere banchettato per giorni e giorni di seguito smettono di mangiare (dopo l’abbuffata la loro digestione è particolarmente lenta) e la luna così, mentre non possiamo più vederla perché a causa della scorpacciata dei topi si è ridotta al lumicino, riprende a rigenerarsi e ad acquistare sostanza ed è così che la vediamo crescere, crescere, sino a diventare tutta tonda.
A questo punto i topini che, nel frattempo, hanno digerito riprendono a mangiare lenti, ma sistematici... e mangiano... mangiano... mangiano... sino a che la luna diventa di nuovo invisibile, per poi rinascere di nuovo... e così via (gli ho dato così, in fondo, lo schema semplificato per una riflessione sui cicli di morte-rinascita, ma anche l’idea primordiale di un’ecosistema e del suo equilibrio fondato su di un’interazione tra entità differenti).
Gabriel mi ha ascoltato tutto eccitato. La mia spiegazione gli è piaciuta, ho pensato.
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Ma poi, dopo averci pensato un po’ su, avrebbe voluto sapere come avessero fatto i topini ad arrivare sulla luna: “Come ci sono arrivati, i topini?”, la sua domanda.
“Ma certo!” - gli ho detto io - “Ci sono arrivati come i personaggi di Button Moon!”
Dopo questa narrazione, giusto per ampliare il suo orizzonte cognitivo (ma sempre rimanendo nell’ambito del fantastico), gli ho fatto vedere (tramite youtube) il film di George Méliès (considerato il “secondo padre” della cinematografia dopo i fratelli Lumière) sul viaggio sino alla luna e ritorno, pensando che così Gabriel avrebbe indirettamente trovato qualche risposta al suo quesito: “Come hanno fatto i topini ad arrivare sulla luna?”.
E’ interessante come nell'utilizzo di storie parzialmente inventate l’interesse dell’ascoltatore giovane e naif si sposti su di un aspetto marginale della narrazione, tuttavia con l’intento di riportare tutto - ogni singolo dettaglio - sotto l’egida di un universo ordinato.
I topini, in questo caso rappresentano il novum, l’elemento straordinario, ma a questo punto se la giovane mente dell’ascoltatore riesce a farli entrare in un’elaborazione più complessa con delle spiegazioni soddisfacenti, il novum (che è il meraviglioso) - in forma di “cunto” - entra a far parte d’un universo comprensibile che può essere padroneggiato e maneggiato in attesa che la mente razionale con le sue regole assuma il suo primato.
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