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10 aprile 2014 4 10 /04 /aprile /2014 11:19

Panchine ed effetti Blow Up

Bisogna essere sempre con i sensi all'erta, quando si bighellona in giro per una città.
L'amante delle panchine potrà sempre avvistarne una, abitata o meno, da documentare e da ricordare.
In fondo, ogni singola panchina può essere memorabile.

E quale miglior modo per documentarla, se non fotografandola (o filmandola)?
Il "cercatore di panchine", quindi, dovrebbe essere sempre armato di macchina fotografica, pronta all'uso, per poterle fissare all'istante.


Alcune panchine, specie se "abitate" offrono delle immagini inusitate ed irripetibili.

E, spesso, le immagini colte all'istante possono essere rivelatrici di qualcosa che ad occhio nudo non si arriva a scorgere bene.

In alcuni casi, si può avere l'impressione di muoversi all'interno del famoso film di Michelangelo Antonioni, Blow Up, ispirato al racconto Le bave del diavolo dell'argentino Julio Cortázar e che, a suo tempo, fece scalpore, sia per alcune sequenze per la sensibilità del tempo considerate ardite, sia perchè offrivano una riflessione sulla capacità dell''"occhio fotografico di "vedere" cose che ad occhio nudo non si possono notare.
Poi, dopo l'innovazione introdotta dal film di Antonioni sulla "visionarietà dell'arte fotografica il tema si è quasi banalizzata (basti pensare all'indagine sui documenti fotografici che Michael Blomqvist, il giornalista protagonista della Millennium Trilogy di Stieg Larsson compie su alcuni documentazioni per immagini che gli sono state fornite dal commitente della ricerca in cui si impegnerà).

In alto si vede la foto che ha stimolato queste mie considerazioni.

 

La sua location è uno dei giardinetti che abbelliscono il Thames Path sulla sponda nord del Tamigi, abbastanza vicino a Shadwell Basin.
Il quando è una mattina di aprile, piuttosto grigia, ma con gli alberi e i prati già adornati di sontuose fioriture.

In un anfratto isolato, ho scorto l'unico occupante di quell'angolo del parco e della panchina.
Barbuto, con un cappello di lana calzato sin quasi agli occhi e con uno zaino in spalla, alto e macilento.

Lo ho osservato a lungo, non visto.
Con le gambe strette in modo difensivo e rannicchiato su se stesso (ma alla postura contribuiva lo zaino tenuto sulle spalle), manipolava qualcosa tra le mani.
Forse si accingeva a rollare una sigaretta, oppure a farsi una canna.


Ma, ad un certo punto, si è guardato in giro sospettoso.
Appena mi ha visto dall'altro lato della radura, il giovane si è alzato e se ne è andato velocemente.
Ma, del resto, sin dall'inizio, la sua postura - accomodato com'era sull'orlo della panchina - denotava precarietà e un senso immanente di provvisorietà.
Non dava l'idea di chi occupa lo spazio circostante con sicurezza e auto-consapevolezza e di chi, sedendosi su di una panchina, dichiara con la sua rilassatezza, che quello spazio - fintantochè se ne starà seduto lì - è suo e soltanto suo.

La scelta tra le due ipotesi enunciate rimane indecidibile.


Sono riuscito a scattare una foto prima che si accorgesse della mia presenza e che si inquietasse, non tanto per la foto, ma piuttosto per la mia involontaria irruzione in una situazione in cui riteneva di poteva operare indisturbato.

Quando con il senno di poi si osservano le foto scattate, si possono fare tante congetture ed ipotesi.

Nascono anche tanti interrogativi che però rimarranno senza risposta.

 

Fotografare la realtà, scendendo nei dettagli, ci offre uno strumento per conoscere meglio ciò che ci circonda e ci consente di raccogliere del materiale vivo per raccontare delle storie.

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24 marzo 2014 1 24 /03 /marzo /2014 21:22

 

L'emozione di avvistare un lettore di libri carta 

 

L'universalità della lettura è paradigmatica... e queste immagini contraddicono violentemente l'idea che il libro di carta stia andando incontro alla sua morte naturale.
Si vedono spesso persone così che se ne stanno sedute, appartate, con un libro in mano, intente nella lettura, profondamente assorte, ignare di tutto quello che c'è attorno, lontano da chiassose compagnie.

Il lettore di libri veri possiede - oggigiorno - alcune delle qualità dell'eroe romantico.


E se ne vedono spesso persone così che, cioè, hanno in mano libri cartacei e non stupidi kindle-book o tablet di ultima generazione.

Il libro va gustato anche così: sfogliandolo, aprendolo a caso, gualcendolo, facendo orecchie alle pagine, sentendone il peso tra le mani - se è un romanzo o un saggio voluminoso.
Chi usa per leggere i supporti elettronici ha perso inequivocabilmente qualcosa: la possibilità di stare in confidenza con un libro di carta che è anche un amico che ci parla e che ascolta i nostri sfoghi, o che ci aiuta ad esprimere le nostre emozioni.
In più, l'immagine del lettore con un libro cartaceo è inequivocabile: si comprende che la persona sta leggendo, perchè appunto tiene un libro in mano e lo si comprende anche dalla postura del corpo che si focalizza su quell'oggetto.
Chi tiene un tablet tra le mani potrebbe essere connesso in rete, oppure potrebbe essere intento in un gioco: e, in ogni caso, fa parte della generazione dei "Pollicini" e delle "Pollicine" che usano i propri pollici per smanettare, per cliccare e per far scorrere le videate delle applicazioni digitali.
Avvistare un lettore di libri di carta, fa provare a chi ama i libri un'emozione intensa: come ritrovare uno della tribù a cui si sente di appartenere.

 

 

L'emozione di avvistare un lettore di libri carta

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20 marzo 2014 4 20 /03 /marzo /2014 06:58

La famiglia dei ciccioniDi fronte a casa nostra in una palazzina ad un piano, con l'ingresso che si affaccia direttamente su Sutton Street abita una famiglia di ciccioni.
Frequentemente li osservo dalla mia finestra, nei loro andirivieni, sentendomi in ciò molto hitchkokchiano (ricordate "La Finestra sul Cortile"?).

Padre, madre e figli: tutti ciccioni.
Sorelle e fratelli: ciccioni.
Visitatori: ciccioni.
Non c'è nessuno che sia solo lontanamente smilzo.
Nessuna variazione sul tema: l'unica variazione è data soltanto dal "quanto" sono ciccioni.
Il simile chiama il simile, evidentemente.
Ma c'è anche una linea di trasmissione trans-generazionale (genetica, ma soprattutto culturale): del resto, il gigante Gargantua generò un altro gigante: Pantagruel. Ed erano entrambi possessori di un corpo immenso e mangioni come non mai.
Oppure, si creano abitudini condivise: mangiare tanto e, soprattutto mangiare junk food.
Posso soltanto immaginare che, dietro quella porta che si affaccia sulla strada, siano costantemente in corso pantagruelici e rabelaisiani banchetti.

La padrona di casa è un donnone gigantesco, come la gigantessa di Rabelais o come un personaggio di Botero: a voi la scelta. Io la potrei mettere - nella mia galleria di immagini - accanto alla "Signora Massa" (sulla quale spero di trovare presto un mio scritto "Storie di Massa", perso nei meandri del computer)1.
Ho scoperto che, quando è in casa, il donnone se ne sta tutto il giorno avovlta in una grande e grossolana vestagliona rossa di pyle, dall'aspetto molto matronale.
L'altro giorno un tipo faceva il porta a porta per lasciare attraverso la buca della lettere qualche mateiale pubblicitario.
Non appena ha sentito armeggiare dietro la sua porta, quel donnone spaventoso (che potrei tollerare vicino a me soltanto nei peggiore dei miei sogni) ha aperto la porta ed è uscita a  razzo sul piano della strada, sempre paludata in quel suo vestaglione rosso, blaterando ed inveendo contro quel poveretto che, ignaro, si era nel frattempo allontanato, ignaro del pericolo che aveva corso: trovarsi a tu per tu con una gigantessa adirata.
Poi, dopo aver compiuto questa sua buona azione quotidiana, il donnone è rientrato in casa, sbattendo la porta con veemenza (almeno così ho immaginato io).
Il donone esce, ogni tanto, in compagnia di parenti ed amiche: tutte obese: in questi casi abbandona il vestaglione di pyle e ed abbigliata "in mise": se non fosse così cicciona, si potrebbe dire che riesce ad ottenere quasi un effetto vezzoso.
Quando salgono in macchina, l'auto sotto il loro peso sprofonda con un sussulto e la carrozzeria sembra dover toccare le ruote.
Quindi, faticosamente - e questa la mia impressione - l'auto si avvia e si allontana ansimando e scoppiettando: se fosse un personaggio di Disney, come nel film "Cars", sarebbe con la lingua di fuori e tutta sbilenca per via del peso.

 

 

 

 


Note


1. La signora Massa... quella è tutta un'altra storia... Era una che lavorava in ospedale come ausiliaria ... Ed era enorme... Ogni tanto si ritirava in un piccolo sgabuzzino che, non si sa come, aveva ottenuto per il suo personale e lì indugiava a lungo a fare dei bei spuntini. Si lamentava sempre del fatto che mangiava troppo, ma nello stesso sosteneva spesso di essere a dieta, ma le sue visite allo sgabuzzino dedicato agli spuntini erano molto frequenti...
Con una mia amica solevo scambiare dei messagini sulla signora Massa e la scommessa era di farli finire tutti in rima con "massa", cosa non del tutto facile perchè il repertorio di possibilità lessicali era - è - alquanto limitato.
In quel fitto scambi di messaggi ci siamo divertiti un mondo. Ero sempre che cominciavo, scrivendo: "E' passata la signora Massa..." e di seguito la rima: per esempio, "...suonando una grancassa"...
Tutto questo finì con il diventare un'interminabile storia a puntate, quasi una saga... di cui, in qualche modo, la diretta interessata venne a sapere, sicché un bel giorno mi interpellò: "Mi hanno detto che Lei ha scritto una storia su di me: ma di cosa si tratta?", ma io le inventai una penosa bugia a cui lei credette (Le dissi che le avevano detto una bugia per farle uno scherzetto...).

La storia la intitolava "Storie di Massa"... Purtroppo, il file è al momento irreperibile...

Ma, in realtà, la storia di cui la signora Massa mi chiedeva era un'altra...
Si trattava di una riscrittura di una notizia di cronaca sulla recrudescenza delle azioni di neo-pirati nei Mari dell'Estremo Oriente. 
Io riscrissi la storia, immaginando che la signora Massa era a capo di una ciurma di pirateschi ribaldi che assalivano le navi che trasportavano melassa e ci ricamai sopra.
Siccome, il tutto era molto divertente - per non dire esilarante - con la signora Massa che voluttuosamente, alla fine, si tuffava nella melassa - come zio Paperone nei dollari - alcuni si fecero scappare qualche indiscrezione...
E poi c'era un altro divertente scritto - in parte immaginario - in cui si raccontava della magnifica prestazione canora della Signora Massa al Festival annuale dei cantanti obesi (che si tiene annualmente, ma questo è vero)...

 

 

 

La famiglia dei ciccioni


La famiglia dei ciccioni

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14 marzo 2014 5 14 /03 /marzo /2014 23:10
C'è Peto e peto, ma anche un Peto, per quanto di nobile lignaggio, rimane sempre peto
(Maurizio Crispi) Camminando dalle parti di Euston Road a Londra, lasciandomi alle spalle il magnifico Regent's Garden, mi sono imbattuto in una strada laterale, intitolata "Peto Place" (in cui "Peto" in Inglese, si dovrebbe pronuciare correttamento "Pito").
Sono rimasto molto colpito da questo peculiare e sui generis avvistamento.
Certo che in Italia nessuno sano di mente intitolerebbe una strada cittadina ad un "Peto", per quanto di illustre lignaggio possa essere...
Un "Peto" rimane sempre un "peto", che - stando alla definizione del corrispondente lemma in un qualsiasi dizionario italiano - è un'"emissione di gas intestinali attraverso l'orifizio anale". (sinonimi: scorreggia, flatulenza, pirito).
Nulla di più e nulla di meno, aria odorosa (o neutra, se si è fortunati) che sfuma via, che "svampa" - come si direbbe in Siciliano.

Ho fatto delle ricerche e, anche se non ne sono certo al 100%, ritengo che questa strada sia intitolata ad un famoso architetto britannico, Harold Ainsworth Peto (11 July 1854 – 16 April 1933).
E se costui è stato titolare di nobili ed encomiabili attività, il suo nome rimane - almeno per noi italici - poco nobile e alquanto scurrile...

Su wikipedia si ritrova anche un certo "Tomaso Peto", un personaggio poco raccomandabile, dedito alla criminalità organizzata dei bassifondi newyorkesi di inizio Novecento. E che un Peto abbia vissuto ed operato nei bassifondi, ci può anche star bene con questo nome che evoca indubbiamente i bassifondi del nostro corpo o i suoi meandri cloacali.
 
Insomma, si potrebbe dire anche che "c'è peto e peto"... e che "non bisogna fare di ogni peto un fascio".

Harold Ainsworth Peto (Royal Institute of British Architects - FRIBA) was a British architect, landscape architect and garden designer, who worked in Britain and in Provence, France. 
Among his best-known gardens are Iford Manor, Wiltshire, Buscot Park, Oxfordshire, West Dean House, Sussex, and Ilnacullin, County Cork, Ireland.
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21 febbraio 2014 5 21 /02 /febbraio /2014 09:12
Il bronzeo uomo accampanato di Aldgate
Camminavo un dì per le vie di Aldgate
e mi sono imbattuto in un grosso uomo di bronzo

Già, davvero!
Se lo toccavi,
suonava come una campana

A colpi di scampanii gioviali
mi ha gridato il suo nome

Gli ho chiesto qualcosa 
su San Botulfo
e m'ha guardato 
con la sua faccia enigmatica
- o forse inespressiva - 
come quei faccioni dell'Isola di Pasqua 

Anche se non abbiamo parlato 
di molto altro
- a parte i faceti scampanii - 
ci siamo lasciati alla fine
da buoni amici, 
facendo voti di incontrarci ancora,
co una risonante pacca sulle spalle

La prossima volta arriverò
munito di una bella campana

O forse, sarò io, ad arrivare,
vestito da campana
se non da carampana

Sono certo 
che a colpi di campana,
potremo comunicare meglio

(da wikipedia) Botulfo di Thorney, noto in lingua inglese anche come Botwulf, Botolph, Botulph o Botulf (Inghilterra, VII secolo – Inghilterra, 17 giugno 680), è stato un abate inglese. La celebrazione della traslazione delle sue reliquie cade il 1º dicembre.
Saltando a pie'pari la sua biografia, dirò che San Botulfo era molto venerato nell'Inhilterra antica.
Molte chiese inglesi attuali sono tuttora dedicate a san Botulfo. Secondo l'Oxford Dictionary of Saints, 64 antiche chiese inglesi erano state a lui dedicate, ma successive ricerche hanno portato a ritenere che il numero fosse più alto, circa 71. Ve n'è, in particolare, un'alta concentrazione nell'East Anglia.
Nel suo ruolo di santo patrono dei viaggiatori, quattro chiese della City a Londra furono a lui intitolate dedicate, tutte vicino alle porte del muro che contorna la City: St Botolph a Billingsgate, che andò distrutta durante il grande incendio di Londra del 1666 e che non venne più ricostruita; St Botolph Aldersgate; St Botolph-without-Bishopsgate, ove fu battezzato il grande poeta John Keats, e St Botolph's Aldgate. Si ritiene che queste chiese fossero state dedicate a san Botulfo poiché si trovavano vicino ad una porta della città, per cui i viaggiatori in arrivo potevano andare a ringraziare il Santo per essere arrivati sani e salvi e quelli in partenza potevano andare a pregarlo affinché potessero compiere un viaggio sicuro. Un'altra possibilità è quella che la dedicazione fosse la conseguenza della traslazione di reliquie del Santo nei pressi, quando queste furono portate da Iken all'Abbazia di Westminster.

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15 febbraio 2014 6 15 /02 /febbraio /2014 07:05

La Beccaccia ferita... Storia di un incontro fortuito e, forse, salvifico

 

 

(Grazia Pitruzzella) "Ma non era finita la caccia?!?!" Queste sono le parole di Grazia Muscianisi quando ha osservato le pessime condizioni della beccaccia che le depongo fra le mani.

Ieri mattina ero all'opera nel vigneto di un amico a  S. Giorgio di Catania, e stavo proprio pensando a quanto fossi fortunata nel poter godere all'aria aperta di un'altra strepitosa giornata siciliana con vista Etna, quando ricevo la visita del padrone di casa accompagnato da uno dei suoi cani. 
Mentre chiacchieriamo sull'avanzamento dei lavori, sentiamo un tramestio alle nostre spalle e constatiamo che il cane possa aver trovato qualcosa di interessante. Guardando da lontano, credo si tratti di un piccolo rapace, ma avvicinandomi scorgo un lungo ed affilato becco che non mi lascia alcun dubbio: è proprio una beccaccia, ben nota ai nostri amici cacciatori.

È la seconda volta che ho la possibilità di osservare questo grazioso uccello dal piumaggio bruno variegato e dal caratteristico becco. 
Il primo incontro avvenne ad Acireale sotto i portici di Piazza Europa. La stanchezza derivata da un lungo volo doveva essere tale, da farla urtare contro uno dei palazzi ed io la trovai per terra con il capino riverso. Mi ci vollero ore per farle riacquistare vitalità!
Questa volta, almeno, siamo in aperta campagna, ma le circostanze sono ugualmente particolari. 
Il mio amico riesce con facilità ad appropriarsi della preda e, depositandola sul sedile posteriore della mia auto, mi comunica un semplice "Pensaci tu!", mentre si allontana.

Osservando che l'uccello presenta un'ala ritorta e che perde sangue da una brutta ferita, concludo che non mi resta che chiedere soccorso ad uno specialista.
Parte subito la catena di telefonate che mi porta a dialogare con Grazia Muscianisi del Fondo Siciliano per la Natura. Le descrivo le condizioni della malaugurata beccaccia e rimaniamo d'accordo per incontrarci dopo le 15.00, al termine della mia giornata lavorativa.
La Beccaccia ferita... Storia di un incontro fortuito e, forse, salvificoSeguo diligentemente le istruzioni impartitemi da Grazia, mentre lavo la ferita e cerco di far bere qualche goccia d'acqua all'animaletto; l'avvolgo, infine, con un pareo e l'adagio sul sedile della macchina. Le accarezzo il capo, cercando di rassicurarla  e dicendole che le daranno al più presto tutte le cure di cui ha bisogno. Sono certa dal modo in cui mi guarda che comprende la mia compassione.
Torno alla vigna, ma cuore e mente sono interamente occupati dalla mia nuova amica: "Come starà? Potrà resistere per qualche ora? La ferita sarà così grave da compromettere la sua vita?". Sono così preoccupata che dopo solo un quarto d'ora di lavoro, torno di corsa da lei e la trovo ancor più fiacca.
Decido che non voglio più attendere e chiedo al mio amico il permesso di raggiungere il Centro Recupero Animali selvatici (CRAS) più vicino, a Valcorrente.

Avevo già incontrato Grazia Muscianisi qualche anno prima in occasione della liberazione di alcuni rapaci sull'Etna.
Ritrovo la stessa sicurezza nel suo rapportarsi con gli animali ed affetto ed apertura nei confronti di chi si mostra solidale con il suo mondo.

Dall'esame risulta che si tratta di una ferita importante e che l'ala è seriamente compromessa; si renderà forse necessario amputarla e non è certo che l'animale possa sopravvivere dopo l'intervento; è stata certamente colpita da un cacciatore ed è precipitata al suolo, dove il cane l'ha raggiunta.
Lasciandola, sento una grande pesantezza al cuore, ma sono stata, nel contempo, sollevata per averla affidata ad una persona che saprà di sicuro prendersene cura  con abilità e passione.

Quando questa sera ho telefonato per avere notizie della bestiola, Grazia mi ha comunicato che le sue condizioni sono stabili e che è probabile che l'ala venga asportata solo parzialmente.

Ciò che desidero trasmettere con il mio racconto non è tanto il sentimento di rabbia provata nei confronti dei cacciatori, ma il senso di solidarietà e fratellanza che ho riscontrato nel corso di questa piccola avventura.

Desidero ringraziare Antonio Grimaldi, Dario Teri, Carmelo Nicoloso e Grazia Muscianisi per aver camminato mano nella mano con me in questa giornata particolare.

 

 

 

 

 


La Beccaccia ferita... Storia di un incontro fortuito e, forse, salvificoGrazia Pitruzzella è palermitana di nascita, ma la sua famiglia durante la sua infanzia si stabilisce a Milano, dove trascorre trent'anni, tra studio e prime esperienze lavorative.
Nel 2004 entra a far parte del Collegio Guide Alpine della Lombardia come Accompagnatore di Media Montagna e fa anche esperienza di conduzione di gruppi all'estero, grazie alla conoscenza di inglese, francese e spagnolo.
Non ama la vita cittadina sentendosi estranea ad essa, nonostante le preziose opportunità offerte, così quando  nel 2006 si creano le condizioni favorevoli per attuare dei cambiamenti, torna in Sicilia.
Si stabilisce nel comune di Acireale e comincia presto a lavorare in montagna, dapprima solo sull'Etna - la montagna delle montagne - e poi, man mano, include nella sua attività le Isole Eolie, la Costiera Amalfitana ed il Vesuvio, i rilievi del palermitano e trapanese, le riserve naturali della provincia di Siracusa.
Oltre ad essere innamorata di natura e montagna, ama leggere ed è appassionata di corsa.
È solo da un anno che a ripreso a correre, ma si è cimentata con amore ed energia in diverse corse su strada ed in montagna, non ultima la ZeroTremila, la Supermaratona dell'Etna che parte dal livello del mare per raggiungere i 3.000 metri del vulcano con uno sviluppo di 43 km.

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7 febbraio 2014 5 07 /02 /febbraio /2014 09:31

Mare Nostrum (Adriana Ponari)

 

(Adriana Ponari) Mare Nostrum è il tratto di mare che va dalla spiaggia di Capaci alle rocce di Barcarello-Sferracavallo, toccando Isola delle Femmine...
Nel suo alveo vi si trovano torri di avvistamento e vestigia di pirati,
 

 

isolotti casa di gabbiani e isole lontane, dispettose e mozzafiato quando appaiono nell'azzurro brumoso dell'Infinito,
 

 

barche colorate e gatti ruffiani in cerca di cibo..
 

 

e aironi e cormorani e codirossi che,  fermi a riposare,aspettano la forza per ritornare a casa,
 

 

al Nord, molto al Nord...
 

 

Bisogna avere gli occhi capaci di sognare, affidandosi in ciò a delle foto che ripuliscano e rigenerino ciò che l'uomo ha sporcato.

 

 

 


Adriana Ponari con questa sua breve nota, ci fa vedere che si può viaggiare lontano stando fermi nello stesso posto... esplorandolo in profondità e nei dettagli più minuti e, soprattutto imparando a vedere, allenando il proprio occhio interiri a cogliere piccoli, ma significativi dettagli, che altrimenti passerebbero inosservati ... (ndr).

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28 gennaio 2014 2 28 /01 /gennaio /2014 06:28

Il mio incontro con gli NHS Yellowmen(Maurizio Crispi) Lì per lì, sembrano tanti marziani arrivati all'improvviso in Watney Street Market, quei sette omini gialli (o, si dovrebbe piuttosto dire, "omoni", viste le lro dimensioni), atteggiati in varie posture. 

Uno di loro sembra soffiarsi il naso.

Uno si tiene la testa, come se stesse soffrendo di un atroce mal di capo.

Un altro siede sconsolato sul WC di casa

Un altro ancora sembra soffrire di mal di schiena.
Uno sembra avere un ascesso dentario.

Il giallo li fa apparire appunto degli extra-terrestri come un tempo ci si immaginava i marziani (rappresentati con l'aspetto di orribili omini verdi).
Sono del tutto asessuati, privi di attributi primari e secondari che consentano di identificarli come maschi o femmine.

E, in questo senso, si avvicinano agli allampanati ET spielberghiani in "Incotntri Ravvicinati del Terzo Tipo".

Si potrà congetturare quanto si vuole, ma superato il primo shock che ci fa immaginare un'incipiente guerra dei mondi (vederli mescolati ai passanti di un indaffarato lunedì mattina in Watney Market non è cosa da poco), ma sono soltanto gli Yellowmen del NHS (National Health Service), emissari sui generis di una campagna informativa itinerante "invernale", organizzata per dare ai cittadini inglesi (prevalentemente  quelli metropolitani e non di questa zona in particolare) un'idea visiva di come servirsi del NHS, specie di fronte alle più comuni patologie da raffreddamento e alle altre malattie occorrenti con più facilità nella stagione invernale, e su come differenziare le situazioni, in una gradualità degli interventi sanitari praticabili , da quelli in cui è sufficiente una forma di Self Care, a quelli in cui occorre l'intervento dell'Unità A&E (Accidents and Emergencies), passando dalle situazioni che si possono risolvere chiedendo un parere esperto (front line: il Farmacista di fiducia) oppure il consiglio del GP (General Practioner).

La campagna di informazione e sensibilizzazione vuole rispondere al quesito "Perchè non sono stato trattato oggi presso la Accidents and Emergencies Unit alla quale mi sono rivolto per i miei sintomi"

Il mio incontro con gli NHS YellowmenCiascuno degli Yellowmen serve a dare un'idea visiva ed immediata di quali sono i malanni che è possibile gestire da sé e quali altri potrebbero richiedere un consiglio esperto oppure quello del GP.
Ognuno dei sette yellomen ne rapppresenta uno, in maniera alquanto eloquente.
Gli addetti al servizio - e questo è stato l'aspetto più comico dell'intera faccenda - spostavano di continuo gli Yellowmen in modo tale che tutti potessero vederli e, contemporaneamente, distribuivano un piccolo pieghevole in formato biglietto da visita, contenente tutte le necessarie informazioni e i relativi riferimenti telefonici.

L'azione informativa è rapida e veloce, tende a creare negli osservatori un piccolo shock cognitiva, in modo tale da far sì che il messaggio rimanga impresso.
Sembra aver quasi le caratteristiche di un flash mob.

La cosa più comica era quando gli addetti, sorridendo compassati, spostavano da un punto all'altro il finto WC, portando con sé lo Yellowman con una presunta diarrea...

Tutto molto surreale in primis, poi semplicemente molto buffo, ma - in definitiva - molto british e, soprattutto, creativa ed efficace...


(Su Whatney Market Street) Shadwell is a perfect example of culural clashes occuring as a result of the relentless gentrification of the East-End. Council housing nestles uncomfortably side-by-side with ultra-modern high-rise flats. Hummers and 4x4's tower over second hand vauxhall's. Places like Watney Market become ever more essential in this environment by trying to bring these various classes and cultures together.

The market itself sells exactly what you'd expect: there are fruit and veg stalls, clothes stalls, gadget stalls and other odds and ends but it is really for the hustle and bustle that you should come here.

 

 

Il mio incontro con gli NHS Yellowmen(Seen a giant yellow man? Whatever you do, don't go to A&E)  A family of seven-foot tall ‘Yellow Men’ will be making an appearance in Croydon on Wednesday 4th December.

Croydon Clinical Commissioning Group (CCG) launches an innovative campaign to inform people about the alternatives to visiting A&E this winter.

Winter is always a busy time for the health service and this can lead to long waiting times in A&E departments. However, there are plenty of alternative options for people with conditions that aren’t life-threatening. 

The giant ‘Yellow Men’ statues will form part of a day of eye-catching engagement events in central Croydon which launches a bold two month long campaign that will be visible across the borough on billboards, posters, marketing materials, websites and social media. 

The ‘Yellow Men’ campaign will highlight the alternative places people can get the expert advice and treatment they need including: NHS 111, pharmacies, GP walk-in service at Edridge Road, Urgent Care Centre at Croydon University Hospital, and minor injury/ailment services at Purley War Memorial Hospital and Parkway Health Centre in New Addington.

Dr Agnelo Fernandes, local GP and Assistant Clinical Chair of Croydon CCG said, “We hope putting seven-foot tall yellow men in the centre of Croydon will grab people’s attention!
“The aim is to stop people attending A&E when a visit isn’t necessary. There are so many alternatives to queuing up waiting to be seen at A&E. To prevent unnecessary pressure on A&E we want people to use all the services available, including calling 111 where you can speak to a nurse or doctor about your problem over the phone.”
“This is an unusual campaign, but there is a very serious message: don’t just go to A&E, you can get quicker treatment closer to home."

E ancora si può consultare questo materiale:

NHS YELLOW MEN - Following the successful first phase of our Not Always A&E campaign, the NHS asked Storm to push forward with the second phase. So far we had focused on making Londoners aware that A&E isn’t always the best place to seek treatment. Now we needed to educate people on which NHS services are best placed to treat them for specific ailments.


[ ... Per leggere il resto segui il link...]

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23 gennaio 2014 4 23 /01 /gennaio /2014 12:34

L'imbonitore di Brick Lane e i passanti distratti

 

In un grigio pomeriggio d'inverno, la pittoresca Brick Lane dell'East End londinese è insolitamente vuota.
Molti dei suoi negozi sono chiusi.
Non ci sono i venditori di cibo da strada ed etnico che si affollano invece nei week-end, con la loro confusione di voci e di colori.
Manca anche quel mix inconfonddibile di odori di cibi fortemente speziati e di patatine fritte nel grasso, odori che ti fanno desiderare intensamente di mettere qualcosa sotto i denti, anche se - di fronter a tanta varietà di offerte - il compito si scegliere una pietanza da assaggiare si fa particolarmente arduo.
Ci sono solo sporadici passanti infagottati, che curiosano nei negozi di abbigliamento vintage e qualche coppia che, invece, passeggia spensierata conversando.
Proprio davanti ad una bottega di vestiti vintage, c'è un imbonitore che indossa una giacca in finta pelle rossa anni Sessanta (e quindi anche testimonial) che cerca di invogliare i passanti distratti ad entrare per dare un'occhiata...

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23 gennaio 2014 4 23 /01 /gennaio /2014 11:59

Le audio-bench di Constance de Jong e il progetto Speaking of the RiverMai vista prima d'ora una "audio-bench"! Questa proprio mi mancava!
Si tratta di una solida panchina di legno, in cui alle due estremità, sono visibili due casse acustiche.
Dovrebbero succedere che ti siedi e che dovrebbe attivarsi la musica ad allietarti...
Anche se non ho capito come si faccia per attivare il sistema audio. Forse con la pressione del corpo sulle assicelle della panchina.
In realtà questa speciale panchina, ubicata sul Thames path nei pressi di Canary Wharf, fa parte di un progetto artistico della statunitense Constance De Jong, in cui due panchine poste a distanza di 100 metri una dall'altra in questo particolare settore  hanno una colonna sonora propria, che parla - in una - del fiume Hudson e - nell'altra - del Tamigi, con musiche, suoni, interviste e storie.
E in questo modo, non solo i due fiumi parlano all'occasionale fruitore della panchina, ma anche parlano tra di loro, a scapito delle migliaia di chilometri che li separano.
Si può facilmente immaginare che, dall'altro lato dell'Atlantico, esista sul fiume Hudson una coppia di panchine speculari e gemelle, che intrattengono i loro fruitori nello stesso modo.
Geniale.
Le due panchine sono espressione del progetto "Speaking of the River", commissionato dal Public Art Devolopment Trust e sponsoarizzato del The Canary Wharf Group plc.
E' stupefacente come in Gran Bretagna vi siano istituzioni e gruppi finanziari privati disponibili a finanziare opere artistiche e a favorire lo sviluppo della cratività, anche in progetti apparentemente anonimi e con scarsa visibilità.
Come è appunto il caso delle due panchine di Canary Wharf che sono espressione di un progetto "discreto" e non invasivo dello spazio pubblico: le due panchine - se non fosse per la coppia di casse acustiche - sarebbero assolutamente identiche a tutte le altre della stessa fila e bisogna avvicinarsi per scoprire la loro particolarità.



Le audio-bench di Constance de Jong e il progetto Speaking of the RiverSpeaking of the River was part of a wider project commissioned by Public Art Development Trust, which linked the River Thames in London with the river Hudson in New York.

Constance De Jong created a gentle, evocative sound-scape using recorded interviews and stories that relate the human experience of both those locations, told by the people for whom the river is a daily presence. 
Two audio benches are located 100 metres apart on the riverside promenade. 
Constance De Jong lives and works in New York.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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