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25 novembre 2014 2 25 /11 /novembre /2014 17:05
Una freccia d'argento puntata al cielo
A brightly shining silver foil
in the shard of glass
points toward the sky
high beyond dark clouds

Una freccia d'argento scintillante
su di una piramide di vetro
punta al cielo
oltre la coltre di nubi scure





Una freccia d'argento puntata al cieloThe Shard of Glass, ovvero nella sua denominazione ufficiale "The Shard London Bridge" (Renzo Piano) si erge per 310 metri ed è, attualmente, il più alto grattacielo di Londra.
Nei giorni di cielo nuvoloso, la cima scompare, inghiottita dalla nubi.
La sua superficie di vetro è speciale, continamente cangiante a seconda del colore del cielo e dell'incidenza dei raggi di sole.
A volte semplicemente riflette il cielo.
Ogni giorno appare in una maniera diversa.
Con questo aspetto caleidoscopico-camaleontico e con il tocco decadente di edificio non finito, con quella sommità di prismi rotti e superfici abbozzate che non si chiudono armonicamente rimanendo spezzate, come a indicare una sottesa canalizazione di energie dalla Terra al Cielo (e viceversa), volutamente lasciata aperta, ma anche la non finitezza di una Torre di Babele che non potè mai essere completata perchè il suo progetto blasfemo era quello di raggiungere il cielo, sfidando Dio, è sicuramente un edificio emblematico e forse il più decadente -pur nella sua modernità indiscutibile - della skyline della Londra modernizzata in cui il nuovo si innesta senza soluzione di continuità nell'antico creando un pastiche unico ed irripetibile.

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22 novembre 2014 6 22 /11 /novembre /2014 06:27

La panchina e il pallone gonfiato

Ho visto questa foto postata su FB, in un gruppo molto frequentato dedicato alle panchine (Quelli Ke le Panchine...) e mi è piaciuta immediatamente.
Ha suscitato spontaneo un commento (che ho scritto altrettanto immediatamente, trascinato dall'entusiasmo): "Panchina per pallone gonfiato...".

E da questa telegrafica frase (epitaffio o epigrafe che la si possa considerare) è nata una mini-storia.
E' proprio vero che alcune immagini sono in sé belle - a parte le loro caratteristiche formali - perchè contengono in se stesse una storia (o anche molte storie) ed è bello quando lo sguardo che s'aggancia a quella particolare foto ne trae spontaneamente una che era già tutta lì, come tirando il filo sporgente d'un lavoro a maglia.

La panchina e il gonfiabile (il pallone gonfiato), sembrano guardarsi e misurarsi a vicenda.

La panchina è minuta, poco più che un debole scheletro metallico, per nulla pomposa.

Il pallone con il suo rosso acceso, è enorme, svettante ed aggressivo.

E in questo mutuo sguardo, sembra quasi che tra i due si sia attivato un dialogo altrettanto silenzioso.

Vieni a sederti, pallone gonfiato! Smettila di stare così erto e gonfio! - sembra invitarlo lapanchina, suadente e gentile - Via! Rilassati!

 

Sono troppo grosso ed ingombrante - le risponde il pallone gonfiato - e poi il mio compito è stare qui ben tronfio e svettante, per sorvegliare il pedaggio dei runner.

 

Ma non ti viene mai il desiderio di afflosciarti per un p' e di viver e più rilassato? - gli fa eco la panchina. 

 

No, mai, essere gonfio è il mio compito primario e se mi afflosciassi nessuno mi cacherebbe più. Sarei solo buono per essere preso a calci - replica il pallone.

 

Via, per un po', sgonfiati appena un po' e vieni a sederti su di me. Ti racocnterò tante storie e potrai vedere il mondo con occhi diversi -lo supplica la panchina - la mia missione è quella di fare sentire le persone che si seggono su di me un po' diverse, di assorbire un po' della loro disperazione, di dispensare un po' di gioia, di aiutarli a vedere il mondo con occhi diversi, di fermare il tempo qualche volta o di farlo scorrere più lento...

 

Mmmmmm - fa il pallone gonfiato, emettendo dalla sua sommità dei balloon nei quali è iscritta la parola "Mumble, mumble".

 

Via! - fa la panchina, invitante - mica sono come i tappeti chiodati dei fachiri! Puoi avere fiducia non con me spilli che possano proditoriamente sgonfiarti.

 

Come finirà questo dialogo?

Accetterà l'invito della modesta panchina quel pallone gonfiato? 

 

Credo che anche i palloni gonfiati abbiano bisogno di una panchina ogni tanto...

E, se non ne sentono il bisogno, bisognerebbe imporre loro, una seduta giornaliera su di una panchina in un bel parco, senza telefonino e senza quotidiani e senza guardie del corpo  e scherani accanto,però.

Se facessero più spesso l'esperienza della panchina, forse si sgonfierebbero un po'... magari sarebbero più gentili, più capaci di ascoltare e di dialogare...

 

Chissà!

 

Ci sentiamo motivati allora a proprorre l'istituzione e la pratica d'una panchina-terapia contro il predominio dei palloni gonfiati!

 

Vogliamo tante panchine e la messa al bando dei palloni gonfiati, ma con gentilezza però.

 

La foto è di Alice Ferretti, mio contatto su FB 

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23 ottobre 2014 4 23 /10 /ottobre /2014 12:00

Perfino a Tenerife ho incontrato le statue viventi

 

(Maurizio Crispi) Capita frequentemente di vedere le "statue viventi" a Londra o in altre città europeee. A volte tatalmente imbiancati, altre volte con qualche colore che serve a sottolineare le caratteristiche della mise prescelta questi mimi se ne stanno per ore immobili su di un piedistallo, con il semplice intento di attrarre l'interesse dei passanti e di ricevere da essi un obolo.
Ma, probabilmente, non è questa la finalità ultima di questi artisti da strada, come del resto di tutti i busker del mondo.
Ciò che a loro sta a cuore è il gesto performativo e l'intento di realizzare quanto più é possibile l'immobilità e l'assenza di mimica e di gestualità tipica della statua.

A volte, il loro volto imbiancato è del tutto amimico, grazie a ore ed ore di esercio, altre volte per ottenere meglio l'effetto dell'immobilità della statua indossano anche una maschera, ma con la maschera, ovviamente la performance del mimo si perde un po' ed è in qualche misura facilitata.
Strappa meraviglia la loro capacità di mantenere per un tempo lunghissimo un'immobilità quasi fachiresca che supera di gran lunga la resilienza delle sentinelle in ambito militare la cui sosta è regolamentata con intervalli di marcia davanti alla propria postazione e da turni orari (che prevedono un tempo più lungo di riposo nelle 24 ore).
Anche a Tenerife - con sorpresa - mi sono imbattuto in statue viventi.

In prossimità dell'antico scalo commerciale della parte vecchia della città di Puerto de la Cruz, su di un belvedere che si affacciavo sulle onde tumultuose dell'Atlantico che si abbattevano su di una scogliera di taglienti ed affilate rocce laviche, si ergeva fiero, armato di tridente, un Nettuno verde-blu iridescente che sembrava appena uscito dal mare con il suo rivestimento di scaglie che sembravano luccicare al sole, come il rivestimento bronzeo di una statua di antica fattura rimasta a lungo sommersa nell'acqua marina .
Poco disposto da lui, c'era una panchina da cui alcuni turisti ammiravano il paesaggio e lui, nello stesso tempo, parte del paesaggio.
Perfino a Tenerife ho incontrato le statue viventiPoco più in là, invece, nei pressi del punto di partenza del piccolo bus-trenino che conduce al famoso  Loro Parque, grandiosa attrattiva turistica di Tenerife, in un angolo fuori dalla vista e appartato giacevano su di una cassa (che successivamente sarebbe servita da piedistallo) gli addobbi del mestiere tutti argentati di un altro figurante il quale - essendo ancora presto e non avendo ancora iniziato il suo orario di "servizio" se ne stava seduto a qualche decina di metri di distanza giocherellando con il suo telefonino e fumando una sigaretta.
Mi chiedo come questi artisti da strada facciano a resistere nei loro addobbi (spesso pesanti e tali da non facilitare del tutto la traspirazione), a resistere all'immobilità amimica e agestuale: un'immobilità che non potrebbe essere concepita nemmeno come declinazione di una delle più raffinate torture o punizioni corporali.

Occorre probabilmente una predisposizione interiore o una qualche tendenza alla catatonia: nel senso che chi si dedica a questa forma d'"arte", perché di questo in fondo si tratta (un'arte che prende come strumento espressivo il corpo stesso dell'artista-performer), un proprio tornaconto personale nel senso psicologico del termine.
Mio padre mostrandomi alcuni vecchi film dell'epoca del muto "classico" con Buster Keaton che era famoso per il contrasto tra le vicende spesso comiche cui andava incontro e la totale assenza di mimica del volto inchiodata costamente ad un'espressione stralunata e triste, mi diceva che egli non doveva fare alcuno sforzo per ottenere questo effetto, poichè probabilmente soffriva di una forma latente di schizofrenia a cui poteva dare libero campo con le sue performance da attore, ottenendo così una forma di compensazione che gli consentiva una vita per il resto non invasa da altri sintomi.

 

(Da wikipedia). Statua vivente è il termine convenzionalmente attribuito a un mimo, modello e artista di strada insieme, che posa per strada restando immobile come una statua o un mannequin del tipo di quelli esposti nei grandi magazzini e nei negozi di abbigliamento. Ricalca il lemma di lingua inglese living statue: appunto, statua vivente.

Questo genere di mimo, detto anche statuario, imita con sorprendente realismo, e grazie a un raffinato make up (trucco), le sembianze di una vera e propria statua fatta in candido marmo o in bronzo oppure realizzata con altri materiali (le variazioni possono essere infinite).

Spesso, queste statue umane hanno riflessi luminosi color dell'oro o dell'argento oppure risultano arricchite da fantasiose e cangianti decorazioni.
Frequente è anche il ricorso a semplici maschere, in questo caso necessariamente abbinate a costumi appropriati, spesso multicolori.

In taluni casi la statua vivente contribuisce a comporre una sorta di tableau vivant dall'articolazione composita.

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23 settembre 2014 2 23 /09 /settembre /2014 20:50
Before I die Rag  Before I die Rag

 

 

Before I die I want to be in 2 places at the same time

Before I die I want to remember my first beer

Before I die I want to pay back my student loans

Before I die I want to build a huge house of cards

Before I die I want to jump in taxi and say “Follow that car!”

Before I die I want to name my child after a Disney’s character

Before I die I want to be sugar and spice and everything nice

Before I die I want to press the RED button

Before I die I want to change my name and start over again

Before I die I want to float in zero gravity

Before I die I want to see all the wishes in the well become true

 

Before I die Rag

 

Ma anche

When I die, fuck it I wanna go to hell
Cause I’m a piece of shit, it ain’t hard to fuckin’ tell  (Notorious B.I.G.)

When I die, bury me upside-down, so the world can kiss my ass (da Platoon, leparole che Charlie Sheen porta scritte sul suo elmetto)

 

 

When I die I want to be a tree

 

 

I hope I’m old before I die
Old before I die
Old before
Old before
Old before I die
Old before I die
(Robbie Williams)

 

when I die

 

Le parole di "Before I die" sono scritte al lato dell'ingresso del coffee shop di una strada laterale di Brick Lane, il Wakey Wakey Coffee Shop.

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20 settembre 2014 6 20 /09 /settembre /2014 07:00

Avvistato ippopotamo gigante in navigazione su e giù per il Tamigi

 

In questi giorni è possibile avvistare un ippopotamo gigante in navigazionesu e giù lungo il Tamigi, un'enorme corpaccione semisommerso nell'acqua con la testa che emergesolo per metà, in modo da lasciare fuori le immense narici.
Questo ippopotamo giagnate è la riprova del fatto che a Londra si può avvistare di tutto, in sostanza: basta girare un po', volgendo attorno lo sguardo, e si troverà sempre qualcosa di nuovo e di insolito o di sorprendente, qualcosa che in un modo o nell'altro genera meraviglia..
A ben guardarlo, da vicino, ha una faccia un po' da cartone animato, ma da lontano fa il suo effetto, tramutando il Tamigi in un fiume tropicale, come ad esempio potrebbe essere il Limpopo River.
Nessuna invasione aliena, però. Nessuno stravolgimento climatica, alla base della comparsa del grosso ippopotamo, però.
Si tratta dell'Hippopo Thames, opera dell'artista olandese Florentjin Hofman, autore di numerose installazione artistiche urbane e già creatore di anatre giganti galleggianti (commissionate qui in UK).

L'Hippopo Thames non è una struttura gonfiabile, ma è stato realizzato in legno.


Avvistato ippopotamo gigante in navigazione su e giù per il TamigiThe artist responsible for a giant rubber duck sculpture that bobbed along the rivers of countries like France, Brazil and the U.S. is to bless the Thames with his latest project – a giant hippo.

Florentijn Hofman hopes HippopoThames, an enormous wooden sculpture of a cartoonish-looking hippo, will make up for not bringing Rubber Duck to the UK.

Hofman’s new project, which will arrive this afternoon at Riverside Gardens near Vauxhall, London, will signal the beginning of the Totally Thames festival, a month-long programme of events celebrating the arts, music and community festivals across London

‘I am thrilled and excited to be using the Thames as the location of my first UK commission,’ - Hofman told The Telegraph.

The purpose of setting my sculptures in the public domain has always been to give members of the public a break from their daily routines, to inspire conversation and to cause astonishment.

The Dutch artist said he was inspired to create a giant hippo after learning the animal used to inhabit the Thames in prehistoric times, and he will be hoping the sculpture fares better than some of his Rubber Ducks have.

One of the models on display in Belgium in 2009 was stabbed 42 times by vandals.

A duck deployed in Taiwan deflated in 2013, while in China the rubber duck was swept away in floods.

 

 

 


 

 

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18 settembre 2014 4 18 /09 /settembre /2014 07:20

Un tipo eccentrico: il Cercatore

L'altro giorno - era di mercoledì - mentre accompagnavo Gabriel all'Arca di Noé, passando per Sutton Street, la mia attenzione è stata attratta da una strana scena.

La via è fiancheggiata  da piccoli alberetti che ora a settembre si stanno rivestendo di frutti somigliante a minuscole meline.

La base di ciascun albero è circondata da un graticciato di ferro, in modo tale da tenere a freno la terra delle aiuole e da facilitare la rimozione dei rifiuti senza asportare via la terra.

C'era uno, un ragazzo, tutto paludato nei suoi abiti, quasi che vestisse un sacco,una massa informe ai piedi di un albero e qui rovistava con estrema attenzione con l edita tra le sbarre di ferro, estraendo foglie e bacche ed altri piccoli oggetti.

Un tipo eccentrico: il CercatoreLa sua ricerca era polarizzata ed ipnotica. Nulla lo distraeva.

Attorno a lui foglie, "meline" ed altri materiali che aveva estratto frugando con le dita tra lesbarre di ferro.

Cosa stava cercando??

Aveva perso un mazzo di chiavi? O gli era caduta una moneta da due sterline?

Oppure era un cercatore d'oro, come di quelli che si vedono sulle spiaggie o nei posti dove si ritira la marea, armati di metal detector tecnologici per ritrovare oggetti di metallo preziose e monete sepolte? O fingeva di esserlo?

Oppure, scartate le altre ipotesi, era soltanto un eccentrico come ce ne sono tanti, uno con tendenze autistiche magari.
Non lo saprò mai.
Al ritorno se ne era andato, ma a fianco di quell'aiuola rimane un area sgombra e tutto il terriccio e gli altri detriti scavati via dagli spazi tra le sbarre del gigliato.
Nella mia galleria di personaggi eccentrici, l'ho catalogato come "Il Cercatore".
Perchè il "Cercatore" mi ha incuriosito?

Forse perchè ho sentito un'intima comunanza con questo suo ossessivo cercare e frugare.
Ma la differenza è che io cerco senza cercare e trovo senza avere cercato.

Succede che le cose semplicemente vengono a me, sbattono sul mio piede o che il mio sguardo che vaga di continuo senza mai fissarsi su nulla, viene colpito da un bagliore, da un luccichio, da una forma anomala, da un personaggio insolito.
E allora raccolgo, "mieto", colgo l'oggetto e lo esanimo, se vale la pena lo tengo altrimenti no, lo lascio e passo ad altro. E qualche volta riporto a casa qualche cosa. Trofei, in un certo senso, ma anche segni della buona sorte.
Mai rifiutare i segni della buona sorte.

Oggi, come effetto di questo afinalistico cercare,mi sono imbattuo in un sacco di cipolle da cinque chili almeno, abbandonato sul marciapiedi di The Highway, non lontano da Tower Gateway.

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17 settembre 2014 3 17 /09 /settembre /2014 00:34

L'orribile ragno di Tarling Street...

 

Un ragno enorme e nero (di una specie a me sconosciuta) vagava liberamente nelle distese desertiche del pavimento della cucina...

L'ho visto...


Un avvistamento inquietante...
Se fossi uno che soffre di aracnofobia, sarei stato sicuramente preso da una crisi di panico, avrei gridato, forse sarei svenuto...

Che ci fai qui? - gli ho chiesto.


Non mi ha risposto, ovviamente, continuando imperterrito le sue esplorazioni.


Che sia l'avanguardia degli Spiders from Mars?
O dei marziani wellsiani, nell'aspetto di repellenti omini verdi?

Siccome non si può mai sapere, l'ho imprigionato all'interno di un bicchiere capovolto.
Fatto! Sono finite le tue esplorazioni! -gli ho detto.
Il ragno ha preso ad agitarsi e a muovere le sue inquietanti zampette tanto freneticamente che, per un attimo, ho temuto che potesse cadere a pezzi ...
Cosa ne faccio ora che è sotto vetro?
Cosa farò di te?
Poi, alla fine, sono stato misericordioso...

Chiudendo il bicchiere con una presina a portata di mano, l'ho trasportato fuori nel balcone e l'ho liberato nella terra di un vaso...
Avrei voluto fotografarlo ancora una volta, ma l'orribile ragno, inebriato dalla libertà appena riconquistata s'è involato via, tessendo a velocità vertiginosa un filo con il quale si è calato al piano di sotto... quasi fosse l'Uomo ragno ih ih ih.

Ciao, ragno! Chi sa se ci incontreremo di nuovo...
Ma forse nemmeno mi ha sentito.

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20 luglio 2014 7 20 /07 /luglio /2014 08:11

Horror-panchina. Il caso d'una panchina che racconta una storia horror: ma solo nelle intenzioni 

 

(Maurizio Crispi) Ero - come mi capita spesso - al King Edward Memorial Park in un giorno assolato di luglio e passavo vicino alla fila di panchine che costeggia il fiume.

Uno che aveva l'aspetto di un barbone, a grandi gesti, mi faceva da lontano segnalazioni ridondanti (da alticcio), invitandomi ad avvicinarmi alla panchina dov'era stato sefuto sino a quel momento a leggere un giornale e facendomi capire che, se lui se ne andava (probabilmente, ho pensato, alla ricerca di una robusta bevuta) il quotidiano - generosamente - lo lasciava lì a disposizione.

E, in sostanza, mi invitava ad avvicinarmi per poter avere la pmia parte di godimento nella lettura, presumibilmente succulenta.

Sul momento non gli ho prestato attenzione e me ne sono andato,

Quando ero sulla via del ritorno, ho ceduto alla curiosità e mi sono accostato a quella panchina: il quotidiano era ancora lì, cn il titolo di prima pagina che campeggiava a grandi lettere. Si trattava di una copia di "Metro", un "free-presse" distribuito gratuitamente all'uscita delle stazioni della Metropolitana e molti Londinesi si nutrono esclusivamente delle notize che vi sono contenute.
In questo caso, l'articolo di apertura, era decisamente degno del "Sun" o del "Mirror"e di genere horror-scandalistico.
"Cannibal Nurse pute girl of 14 on menu", cioé "Infermiere (poi si potrà evicnere che si tratta di un infermiere maschio, a male-nurse) mette nel suo menu una ragazza di 14 anni" - recitava il titolo.
Aritcolo succulento, letteralmente, ed orrorifico, una di quelle stroie che in tempi di puritanesimo vittoriano sarebbero state di grande successo, probabilmente.
Il quotidiano con il titolo in stile grandguignolesco faceva bella mostra di sé sulle doghe di legno della panchina e, quindi, ho potuto aggiungere alla mia collezione di panchine - mentale e fotografica assieme - la categoria della "horror-panchina", testimonianza del fatto che una panchina in molti modi impredibili possa farsi veicolo di storie e di racconti.
In questo caso è stato il quotidiano abbandonato, in altri casi potrebbe esser eun manoscritto, un dattiloscritto, un libro.
Mi piace pensare che una panchina possa essere una sorta di punto di contatto e di scambio tra persone che vivono su piani temporali diversi e che attraverso oggetti lasciati sulla panchina su cui si sono fermati, senza mai vedersi possono entrare in contatto l'uno con l'atro.


Succcessivamente, tornato a casa, per puro spirito di curiosità, ho fatto una ricerca in internet e la storia, riguardante un certo Dale Bolinger, infermiere di 57 anni,
l'ho effettivamente trovata: una storia degna di Stephen King e densa di minacciosi avvertimenti nei confronti dei teen-ager che frequentano i social network, nei quali - senza rendersene conto - possono imbattersi nel "lupo cattivo".
In realtà, leggendo l'articolo si scopre poi che quello che veniva annunciato come un evento avvenuto in tutti i suoi macabri risvolti, era soltanto nelle intenzioni del suo ideatore che, a causa della temeraria e prematura diffusione dele sue intenzioni "cattive" nel social network, è stato fermato prima ancora di mettersi all'opera.
Ma sarebbe poi stato capace di passare direttamente all'opera? Oppure si è trattato soltanto di un caso di affabulazione, stimolata dalla possibilità di esibirsi nelle rete con il volto del potenziale killer perverso?
Eccola, comunque.

 

 

Da The Mirror (che del "Sun" è il degno complemento nel senso della stampa scandalistica e ad effetto), con il titolo: 'Cannibal nurse plotted to behead teenage girl with axe and eat her for sexual kicks'

Dale Bolinger, 57, is alleged to have used an online fetish network to discuss beheading and eating women and girls

A nurse pledged to behead a girl of 14 and eat her after they had sex, a court heard.

Dale Bolinger, 57, told the teenager of his cannibalism fetish: “I’ll kill you then eat everything”.

The Kent hospital worker denies grooming on the net.

He bragged to a girl who he vowed to butcher and eat after sex that he had already devoured a woman and a child, a court heard yesterday.

The 57-year-old nurse promised the youngster, 14, he would behead her before consuming every part of her body, jurors were told.

He also told the girl in a chatroom that ­fantasising about ­cannibalism gave him a sexual kick and said cooked children’s flesh was much more tender than that of adults, the prosecution alleged.

Bolinger had arranged to meet the girl called Eva Gonza, who was said to be a Mexican living in Germany, at a station near where he lived in Kent, the court heard.

He had found her through a ­chatroom on the twisted website Dark Fetish Network, where he called himself meatmarketman. Bolinger bought an axe from a nearby ­Homebase the day before he was due to meet her at the station.

After the girl agreed to help him carry out his cannibalism fantasy, jurors heard, he wrote: “Great, I can meet you at Ashford International train station and take you home to kill you. I don’t like waste and I’ll eat everything from your feet to your face.

“Roasts, sausages even your offal. I’ve a great recipe for Haggis and Black (blood) pudding. You’ll be completely consumed”.

The girl, whose true identity is not known, failed to turn up at their meeting. But prosecutor Martin Yale told the court of the pair’s exchanges online.

He said: “Dark Fetish Network is a website for those who fantasise about various things, including cannibalism. It is the Crown’s case that one of the users that Bolinger befriended was someone he believed to be a 14-year-old girl. And having discussed with her his fantasies about her on more than one occasion, he made arrangements to meet with the intention of committing a sexual offence on her".

Mr Yale claimed Bolinger told the youngster, who originally said she was 16, of the “sexual acts he would perform on her before and after her death”.

He added: “She responded that she would like this to happen. There were discussions about how much more tender the meat is from children.During some of the conversations, Bolinger comments about sexual arousal, clearly showing that he received sexual gratification from his fantasies about cannibalism. Bolinger also claimed to have eaten a 39-year-old black woman and a 
five-year -old child and images of females were clearly being exchanged with other users. Bolinger made such comments as: ‘Girl back on the menu’.

In the chat logs, shown to the court, Bolinger told the girl: “I want you to make love to you, to remove your sweet head and to eat. The idea of making love to you, then eating you is a very great turn-on.

“I’ve been called a very generous lover and I’d be very generous to you before I prepped you for the table.” Mr Yale added: “Bolinger discussed buying an axe and referred her to pictures of axes on the internet. He appeared to send ­photographs during a chat log with ‘Hannah Hotwife’ saying he had bought the axe for a girl who was after being beheaded, a reference we say to Eva.”

Bolinger, who worked at a hospital in Kent, allegedly bought the weapon in Broadstairs on September 17, 2012. Later, the logs showed, he told the girl: “Got the axe, you ready to get that train?”

Mr Yale told Canterbury crown court: “It is apparent that his ­intention when he travelled to Ashford was that he would meet 14-year-old Eva and a sexual offence would take place".

 

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17 luglio 2014 4 17 /07 /luglio /2014 23:01

La lettrice assidua

Ogni giorno, in questo luglio londinese assolato, percorro il Thames Path, entrando da Glamis Road e, subito prima di sboccare nell'ampio spazio verde e ombroso del King Edwuard Memorial Park, in corrispondenza di uno spazio discreto e poco frequentato, ombreggiato e arredato con alcune panchine di assi di legno disposte su due file, vedo la stessa persona.

E' una ragazza giovane, islamica proobabilmente, paludata nel velo che le ricopre i capelli, pur lasciando libero il volto, abiti dai colori severi che non lasciano nulla scoperto (i pantaloni, benchè chiari con un motivo di fantasia, rafforzano l'impressione di sobrietà), scarpe chiuse e senza tacco in stile "ballerina".

La ragazza è intenta nella lettura: si muove di rado, legge protesa in avanti, quasi volesse entrare nelle pagine del libro.
Da quel che posso vedere, osservando da lontano, il libro è sempre lo stesso: un volume di piccolo formato in brossura, piuttosto spesso e corposo, di quelli che bisogna fare fatica per tenerli aperti per bene e poter vedere le lettere finali delle righe in corrispondenza del margine interno della pagina.
Se da questo volume ne legge ogni giorno, probabilmente sta procedendo vigorosamente e presto arriverà alla fine del volume, salvo a riprenderne la lettura subito dopo.
Qualche volta, la lettrice assidua si rilassa, poggiando la schiena alla spalliera della panchina, ma è per poco, perchè dopo qualche istante si protende in avanti e continua la lettura con i gomiti puntellati sulle ginocchia, fluidamente e senza interruzioni.
Mi piacerebbe sapere quale libro stia leggendo e quali qualità esso possieda per avvincerla tanto.
Non stacca mai lo sguardo dal volume per lasciarlo vagare verso il fiume che sempre scorre.
il libro è il suo fiume.
Un fiume di vita dal quale la lettrice assidua instancabilmente beve.

 

La lettrice assidua

 

 


 

 

La lettrice assidua

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15 luglio 2014 2 15 /07 /luglio /2014 21:23

La donna tatuata. Curiosità insoddisfatte e piccoli misteri irrisolti

 

Nel piccolo parco verde e curato lungo il Thames Path - è il King Edward Memorial Park - a breve distanza da casa nostra e dallo Shadwell Basin da me molto amato e frequente meta delle mie passeggiate, sono arrivate a età giornata di un giorno di Luglio cominciato con un vento freddo, ma divenuto improvvisamente assolato, due giovani donne con delle sporte. Della spesa? Nooo!
Individuato il punto per loro più confortevole hanno disteso delle bele coperte color avorio sull'erba e tutto l'occorrente per un picnic non impegnativo (forse il break dal lavoro, non so) e conversando amabilmente hanno mangiato ebevuto.
Poi, quando il sole è diventato più ermo una delle due si è messa in costume a prendere il sole.L'altra si è sistemata nella zona d'ombra e, senza togliersi gli abiti si è distesa anche lei a riposare.
una piccola scena idillica, come se ne vedono tante nei tanti giardinetti che imprezisiscono ogni area di Londra.
Sulla spalla sinistra della ragazza in bikini (o donna, ma forse più donna che ragazza, considerando le forme mature del suo corpo), ho notato un tatuaggio consistente in una scritta, da lontano mi sembrava fosse in corsivo, a caratteri neri che risaltavano sulla pelle bianca..
Mi sarei alzato dal punto del prato a qualche distanza dove ero disteso a prendere il sole, per andare a guardare da vicino e decifrare la scritta, oppure chiederlo direttamente con sfacciataggine, chiedendo anche (questa l'altra domanda che urgeva, cosa avesse potuto spingerla a farsi scrivere sulla pelle, cosa che peraltro mi ricorda un famoso racconto di Kafka - Nella Colonia Penale, credo si intitolasse), ma poi, per discrezione, non l'ho fatto.
Sì, in altri tempi, probabilmente l'avrei fatto con molta faccia tosta: anzi, a parte la necessità impellente di soddisfare una curiosità, sarebbe stato un modo per "provarci" molto simpaticamente (non nel senso di un deprecabile chauvinismo maschile) per avviare un discorso qualsiasi ed entrare nel mondo di quell'altra, anche se solo per pochi istanti.
Riguardando la foto che, immancabilmente, ho scattato, ho provato ad isolare il dettaglio, ma poi l'immagine sgrana troppo e la scritta non è leggibile, comunque.
Questa scritta rimarrà dunque come un piccolo mistero irrisolto.
Del resto la vita è bella proprio perché rimane condita di questi piccoli misteri e di tante domande destinate a rimanere senza risposta.

Dicevo che mi sono trattenuto dall'avvicinarmi per guardare a breve distanza o dal chiedere.
L'avrei fatto in passato.
Ma quelli erano altri tempi.
Oggi no.
Oggi sono altri tempi

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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