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14 aprile 2026 2 14 /04 /aprile /2026 13:40

Un romanzo che narra con misura perfetta l’iniziazione alla vita e alla morte di due bambini investiti dalla furia della guerra.

Adelphi

Boyer, Giochi proibiti, Adelphi

Ho letto recentemente il breve romanzo "Giochi proibiti" (Jeux Interdits, nella traduzione di Maurizio Ferrara), pubblicato da Adelphi (collana Fabula), nel 2022.
Il suo autore, François Boyer, è un esempio affascinante di come si possa arrivare al successo seguendo percorsi tortuosi: questo suo capolavoro, nacque inizialmente come sceneggiatura che venne rifiutata, per diventare un romanzo di successo negli Stati Uniti; solo allora tornò sul grande schermo con la regia di René Clement e la splendida colonna sonora con le musiche di Narciso Yepez,  per poi vincere un Oscar.

Giochi proibiti è un piccolo romanzo in cui si narra di eventi che accadono presumibilmente al tempo della guerra nel tempo dell'occupazione della Francia da parte dei Nazisti.
La guerra è nello sfondo, non irrompe in maniera diretta, ma soltanto mediata attraverso il personaggio della bimba protagonista che viene lasciata indietro nel corso di una marcia forzata (presumibilmente finalizzata alla deportazione) di un gruppo di ebrei (e questo si deduce,. del pari, solo indirettamente).

Paulette, la bimba protagonista è traumatizzata dagli eventi terribili di cui è stata testimone e cerca di superare ciò, attraverso un'attenzione speciale al proprio cagnolino che le muore tra le braccio e cui vorrebbe dare sepoltura e tutto ciò si traduce - con il supporto del suo coetaneo Michel che si sente attratto da lei e dalla sua "innocenza" in un'attenzione alle piccole creature morenti e morte e alle croci (del cui simbolismo, essendo ebrea, ha una totale ignoranza).
E' una lettura delicata e fortemente iconica al tempo stesso, in cui si affrontano i grandi temi del dolore, della perdita, dell'elaborazione del lutto e il dramma della guerra, ma anche il confronto con il Male, attraverso il vertice di osservazione dell'infanzia.
Un confronto con questi temi, il loro, serrato nella quasi totale indifferenza degli adulti, se non nella loro assenza.



 

Francois Boyeur

(Risvolto) Nel luglio del 1947 giunge nelle librerie francesi come un meteorite una sorprendente opera prima, del tutto estranea — benché a farle da sfondo sia l’invasione nazista — ai canoni imperanti della littérature de guerre di quegli anni. In Giochi proibiti, infatti, il conflitto vive unicamente nei gesti selvatici e scontrosi, negli impenetrabili occhi grigi di una bambina di nove anni, Paulette, cui le incursioni aeree hanno strappato padre e madre. E nella incantevole grazia, nel berretto nero calcato sulle orecchie, nelle rabbiose collere subito sciolte in pianto di Michel, il suo compagno di giochi.
Giochi attraverso i quali Paulette e Michel, abbandonati a sé stessi da adulti inebetiti dal lavoro nei campi, ottusi e violenti, da grotteschi uomini di fede, affrontano insieme l’immane compito di farsi una ragione del Male e di elaborare il lutto della loro infanzia. Ignorato dalla critica e dai lettori e poi scavalcato dal successo della trasposizione filmica di René Clément, questo romanzo, che narra con misura perfetta l’iniziazione alla vita e alla morte di due bambini investiti dalla furia della guerra, si impone oggi più che mai per l’audacia di Boyer, per il suo sguardo insieme feroce e compassionevole – e per il radicale rovesciamento di prospettiva che suggerisce.

L'autoreFrançois Boyer (30 marzo 1920 – 24 maggio 2003) è stato un romanziere e sceneggiatore francese, celebre soprattutto per aver scritto il romanzo Giochi proibiti (Jeux interdits, 1947), da cui è stato tratto l'omonimo film vincitore del Leone d'oro a Venezia e candidato al Premio Oscar.

Giochi proibiti (un'immagine del film)

Giochi proibiti (Jeux interdits) è un film del 1952 diretto da René Clément, vincitore del Leone d'oro al miglior film alla 13ª Mostra del cinema di Venezia, tratto dal romanzo “Les jeux interdits” di François Boyer (pubblicato da Adelphi in traduzione italiana nel 2022)
«La vera protagonista di Giochi proibiti è per me la guerra»
In un primo momento René Clément avrebbe voluto realizzare, ispirandosi al romanzo, un cortometraggio dal titolo “Croix en bois, croix en fer” che avrebbe dovuto far parte di un film ad episodi sul tema "I bambini e la guerra". 
Dopo aver scoperto l'interesse che suscitava la parte del film già girata e per consiglio di Jacques Tati, decise di completare il film per realizzare un lungometraggio.
Durante la seconda guerra mondiale l'aviazione tedesca mitraglia le masse di profughi che si allontanano da Parigi che sta per essere occupata dai tedeschi. La bambina di cinque anni Paulette perde i genitori e il suo cagnolino durante un attacco aereo. La piccola vaga sperduta sino a quando incontra Michel Dollé, un piccolo contadino di undici anni, che la porta nella casa dei suoi genitori. Paulette si affeziona a Michel come a un fratello maggiore e i due, che hanno avuto la triste esperienza di vedere molte sepolture, per gioco iniziano a costruire un piccolo cimitero per gli animali presso il mulino dove hanno sepolto il cagnolino di Paulette. Per dare un aspetto più simile a un cimitero reale rubano le croci dalle tombe del camposanto locale scatenando le ire degli adulti. Michel è punito e Paulette è affidata alla custodia di una volontaria della Croce Rossa dalla quale scappa subito perdendosi tra la folla per cercare Michel.
Il film vinse poi il Leone d'oro al miglior film alla 13ª Mostra del cinema di Venezia, il BAFTA al miglior film e l'Oscar al miglior film straniero.

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

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