Andavo con altri ad assistere una donna a cui era appena morto il marito.
Noi facevamo tutto quello che. solitamente. fanno gli operatori delle onoranze funebri, ma anche di più, perchè quelli sono asettici ed impersonali e, in realtà, non danno mai conforto.
Ad un certo punto si trattava di spostare la bara da un posto all'altro e, siccome non vi erano mezzi idonei e preposti a disposizione per caricarla, provvedevamo noi stessi al trasporto.
Io mi offrivo personalmente di caricare il feretro sulla mia auto e così avremmo potuto fare questo spostamento.
L'auto (era la mia auto personale) era gigantesca, forse ancora più grande di quella che avevo sino a poco tempo fa, che era un SUV.
Dunque, mettevamo la bara nel portabagagli e c'era ancora tnto spazio per farci entrare il cane.
Mettevamo in moto e ci spostavamo sino al luogo dove si sarebbero svolte le esequie.
E ci apprestavamo a scaricare il nostro dolente oggetto.
La bara era fornita d'un dispositivo che serviva a mantenere la freschezza della salma al suo interno. Era - credo - un regolatore di umidità: infatti, all'esterno della bara vi era una boccia di vetro contenente del liquido che, periodicamente, per mezzo di un sistema di tubicini veniva immesso all'interno per mantenervi il giusto grado di umidità.
La vedova era inconsolabile: non poteva darsi pace.
Io cercavo di alleviare il suo dolore, andavo da lei e le parlavo.
Dopo averla abbracciata, le dicevo: “Capisco come ti senti, lo capisco. Capisco bene che in questo momento di dolore e smarrimento tu non vorresti portare tuo marito al cimitero e che vorresti tenerlo per te e con te, pensando che all'interno della bara lui sia sempre lo stesso, sia sempre quello che è stato e che rimarrà sempre nelle stesse condizion, intatto. Hai questo pensiero nella tua mente, eppure sai bene che questo tuo desiderio non si potrà realizzare”.
E le dicevo anche di quando mio padre è morto: “Sai, mio padre è morto in un incidente d'aereo e io non ho mai visto in quali condizioni fosse il suo corpo, perché hanno portato a casa una bara già sigillata e lui dentro (così ci dissero). E noi vegliammo quella bara (che, per quanto ne so avrebbe anche potuto essere vuota (una fantasia che, allora, mi attraversò la mente e che ogni tanto è riaffiorata a distanza di tempo). Eppure io avevo anche questo pensiero nella testa, che mio padre fosse lì dentro, perfetto, che il suo corpo fosse intatto, fermato in un attimo eterno, ancora con la freschezza della vita. E, per qualche istante, allora ebbi anche il pensiero che lo avrei voluto tenere a casa con me per sempre (per quanto sigillato dentro quel sarcofago di legno) e che il suo corpo non si sarebbe mai corrotto e che là dentro, dentro quella bara, mio padre era ancora perfetto (così come lo ricordavo, quando ci eravamo salutati alla sua partenza) e che, per sempre, si sarebbe mantenuto così. Però non si poteva fare questa cosa. Ho dovuto poi accettare che la bara venisse portata al cimitero e che venisse inumata nella sua sepoltura, come è giusto che sia. Quindi volevo dirti che capisco il tuo dolore! Capisco il tuo pensiero in questo momento! Eppure devi accettare il fatto che tuo marito venga sepolto e che dovrai staccarti da lui, salutandolo per l'ultima volta. E poi dopo ci sarà soltanto il ricordo di lui a confortarti.”.
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