Arrivavo, nel sogno, ad una struttura di accoglienza, una specie di enorme bed and breakfast.
Dopo i convenevoli e gli adempimenti burocratici di rito, ci portavano quindi al nostro alloggio che si trovava in uno dei piani alti della struttura labirintica.
Ero con Ale.
Ci introducevano in un'enorme stanzone di forma più o meno rettangolare con una lunghezza nel lato maggiore di più di 10 m, sicuramente.
All'ingresso vi erano due colonne cilindriche che sostenevano il soffitto. Avevo una immediata sensazione di déjà vu.
Mi sembrava di riconoscere in questo stanzone la camerata del luogo dove avevo passato circa tre mesi della mia vita per attendere al corso di allievo ufficiale medico di complemento a Firenze, nell'antico edificio che, ex-Caserma Vittorio Veneto, ospitava la Scuola di Sanità Militare dell'Esercito ma che trovandosi nel cuore della ripida via collinare della Firenze Oltrarno chiamata “Costa San Giorgio”, veniva semplicemente indicato con questo nome.
In questa camerata dormivamo in dieci. Era spaziosa, di pianta rettangolare e i letti erano allocati tutti su uno dei lati lunghi della stanza, mentre sulla parete opposta vi erano, a fronteggiare ciascun letto, un armadietto metallico per i nostri effetti personali.
Dall'atrio di questo grande stanzone si accedeva ad un ambiente altrettanto grande, ortogonale rispetto all'asse maggiore dello stanzone, dove si fronteggiavano, da un lato, una fila di lavandini e, dall'altro, le latrine tutte alla turca.
Arrivare in questa nuova struttura mi fece immediatamente pensare a Costa San Giorgio, anzi pensavo di essere proprio in quel posto, una sensazione fortissima che avvertivo in tutto il corpo.
Ero a Costa San Giorgio (lo sapevo con irremovibile convinzione, come fosse una certezza assoluta) e quindi cominciai a parlare a Ale di quel posto intriso di memorie e a spiegarle tutto quanto fosse connesso con quel periodo della mia vita e con quel luogo.
Le dicevo: "Guarda, qua erano messi i letti, qua c'erano gli armadietti, qua, dove non c'è più nessuna porta, si apriva una stanza che era in ortogonale rispetto all'asse della stanza maggiore ed era dove c'erano i bagni e le latrine. I soffitti erano altissimi. Non c’era riscaldamento e, d’inverno, quando io ci sono stato, si moriva di freddo".
Ero proprio convinto di questo, come ho già detto.
Mi sembrava di rivedere quel posto di tanti e tanti anni fa, anzi no, di esserci dentro materialmente, nel qui ed ora del momento presente.
Parliamo di più di cinquant’anni addietro.
Mi ritrovavo, dopo poco, intento in una conversazione con il gestore di questo Bed&Breakfast, mentre camminavamo in un ampio cortile; anche a lui cominciavo a dire questa cosa che ero lieto di avere ritrovato il posto dove avevo passato un periodo importante della mia vita anni prima e gli dicevo che era dove avevo fatto il servizio militare, nella specie la scuola allievi ufficiali medici di complemento e tutto quanto; lui mi guardava sempre più stranito.
A un certo punto sono stato preso da un forte dubbio e gli ho chiesto: "Ma qua dove siamo? A Firenze?". Lui con veemenza mi ha risposto: "No, non siamo a Firenze, qui siamo a Lucca".
Allora, a questo punto, ero costretto a fare marcia indietro e dicevo: "Ah, è stato un clamoroso errore! Mi sono sbagliato! Ho preso una cosa per l'altra. Fischi per fiaschi e lucciole per lanterne! Non è il luogo dove sono stato, però ci sono delle grandi somiglianze effettivamente!".
Nel mentre, sempre parlando, arrivavamo ad un grande cortile centrale di forma quadrata, circondato da alti loggiati seicenteschi, ad un'estremità del quale si trovava un tavolo sul quale c'erano dei piccoli animali, ma non di ceramica, erano proprio degli animaletti vivi e, tra questi, un gatto che mi guardava.
Il tempo di avvicinarmi a questo tavolo e il gatto mi è saltato addosso, ma non con intenti ostili, voleva soltanto essere coccolato.
/image%2F1498857%2F20261026%2Fob_b588e8_costa-san-giorgio.jpg)
L'edificio che ospitava la Scuola AUC per medici e farmacisti in Costa San Giorgio è la ex Caserma Vittorio Veneto, nota per decenni come la Scuola di Sanità Militare di Firenze. Questo monumentale complesso vanta una storia antichissima che affonda le sue radici nell'anno 1000. Inizialmente la struttura non aveva nulla di militare: nacque infatti dalla fusione di due importanti insediamenti religiosi, l'ex convento di San Giorgio alla Costa e l'ex convento dei Santi Girolamo e Francesco, quest'ultimo fondato alla fine del Quattrocento. La svolta decisiva avvenne dopo l'Unità d'Italia. Con la soppressione degli ordini religiosi, lo Stato requisì l'intera area per destinarla all'Esercito, trasformando le antiche mura pacifiche in una vera e propria caserma. A partire dal 1933 e fino al giugno del 1998, il complesso di Costa San Giorgio è diventato il cuore pulsante della sanità militare italiana. Mentre gli ufficiali in servizio permanente studiavano in pianura, presso il Chiostro del Maglio in via Venezia, la suggestiva sede collinare fu riservata proprio agli Allievi Ufficiali di Complemento (AUC). Per sessant'anni, le sue aule e i suoi alloggi hanno ospitato migliaia di giovani laureati in medicina, farmacia e veterinaria che frequentavano qui il corso prima di svolgere il servizio di leva come sottotenenti. Dopo la chiusura definitiva alla fine degli anni Novanta, la caserma è rimasta abbandonata a lungo, fino a quando è stata acquistata da investitori privati per essere riqualificata e trasformata in una struttura ricettiva di lusso.
La Scuola di Sanità Militare nel Chiostro del Maglio
Articolo Pubbliccato sulla rivista Firenze Informa nel 2005 Testo e foto di Roberto Di Ferdinando Per oltre un secolo Firenze ha ospitato...
http://curiositadifirenze.blogspot.com/2011/04/la-scuola-di-sanita-militare-nel.html
È stato un sogno strano, ma ricco e dettagliato.
Riavvolgendo la pellicola, mi rendo conto di come sia andato a toccare dei tasti profondi: la memoria, l'identità e quel costante desiderio di rimanere in contatto con il mio passato.
Tutto è iniziato all'interno di una struttura imponente, quasi labirintica. I labirinti, in fondo, rispecchiano i percorsi complessi della vita, i momenti di incertezza o la fatica nel trovare una via d'uscita. Il fatto che si trattasse di un Bed and Breakfast non è un dettaglio da poco: non ero a casa mia, ma in un luogo di passaggio, un territorio di transizione.
L'essere arrivato fino a un piano alto, dopo un tragitto così tortuoso, mi fa pensare allo sforzo che spesso facciamo per guadagnare una nuova prospettiva, per raggiungere un livello di consapevolezza più alto.
Poi c'è stato l'ingresso in quel grande stanzone, ed è lì che è scattato un déjà vu (e vecù) intenso, il vero cuore di tutta l'esperienza.
Quando la mente nei sogni genera un déjà vu, è come se stesse mettendo in risonanza il presente con qualcosa che viene da lontano — una ferita, una lezione o forse solo un desiderio rimasto in sospeso. Nel mio caso, quella somiglianza architettonica ha riaperto d'un tratto un cassetto preciso della mia giovinezza: il corso allievi ufficiali presso la Scuola di Sanità Militare a Costa San Giorgio, a Firenze.
Un luogo che per me non è mai stato solo uno spazio fisico, ma il simbolo di un'epoca di formazione, disciplina e camerateria vissuta più di cinquant'anni fa. Il sogno stava letteralmente sovrapponendo quel passato al mio presente.
In quel momento ero con Ale.
E il mio primo impulso, viscerale e travolgente, è stato quello di spiegarle tutto: le indicavo dove si trovavano i letti, gli armadietti, e persino dove si apriva la porta per i bagni, che ora non si vedeva più.
Sentivo un forte bisogno di condividere quella memoria con lei, di renderla testimone. È come se avessi la necessità di convalidare la mia storia e la mia identità, di mostrare a chi mi sta accanto oggi chi ero allora, per sentirmi compreso e riconosciuto nella mia totalità.
Ma la scena è cambiata. Mi sono ritrovato in un cortile a parlare con il gestore del bed and breakfast, ancora entusiasta di aver "ritrovato" quel posto così importante. La sua reazione stranita è stata la prima crepa nel quadro: c'era una disconnessione totale tra ciò che provavo dentro e la realtà esterna. E quando mi ha detto: "No, non siamo a Firenze, qua siamo a Lucca", è stato come un risveglio improvviso nel sogno stesso. Che clamoroso errore. Un errore cruciale, però, che mi ha sbattuto in faccia una verità semplice: per quanto un'emozione sia travolgente e la somiglianza visiva sia impressionante, il passato non si può ricreare o riproiettare nel presente. La mia mente mi aveva teso un inganno emotivo.
La mia reazione, alla fine, è stata di pura e umile accettazione. Mi sono detto: "Ah, è stato un clamoroso errore... Non è il luogo... però ci sono delle grandi somiglianze". Credo sia stato un passaggio di maturità. Ho preso atto di aver proiettato un desiderio su una realtà diversa.
La conclusione nel cortile, alla fine, è stata rassicurante. Al posto di oggetti in ceramica — freddi e statici — ho trovato la vita. Quel gatto che mi è balzato addosso cercandolo le coccole è stato un simbolo molto forte di connessione autentica, immediata, nel qui e ora.
Dopo aver cercato disperatamente di riafferrare un passato lontano più di cinquant'anni, senza poterlo ricostruire, ho trovato un affetto vero e concreto nel presente.
Quell'abbraccio improvviso è stato una consolazione e una riconciliazione: mi ha ricordato che, sebbene il passato sia andato e non possa essere rivissuto, la vita e la capacità di connettersi con ciò che ci circonda sono vive e presenti proprio adesso.
È stato, in definitiva, un viaggio di riconciliazione tra ciò che sono stato, ciò che sono oggi e la realtà in cui vivo
scrivi un commento …


