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24 settembre 2026 4 24 /09 /settembre /2026 06:25

“Fiatella” è un termine popolare e familiare per indicare l'alito cattivo o pesante.

È sinonimo colloquiale di alitosi, fenomeno caratterizzato dalla presenza di un odore sgradevole nell'aria espirata dalla bocca.

Si usa spesso in un linguaggio informale o scherzoso per descrivere un odore momentaneo (come al risveglio o dopo aver mangiato cibi particolarmente saporiti).

Chi è stato mai senza fiatella scagli la prima pietra…

La fiatella (immagine generata da Gemini AI)

La fiatella è quella parola del gergo popolare che descrive senza troppi complimenti un alito decisamente sgradevole e penetrante, capace di creare quell'imbarazzante effetto distanziamento sociale non appena si apre bocca.
Più che un termine medico, che parlerebbe di alitosi, la fiatella richiama subito all'immaginazione un odore forte, acre e persistente, spesso legato a stravizi culinari o a momenti della giornata un po' critici.
La causa regina resta senza dubbio l'alimentazione, dove l'accoppiata micidiale di aglio e cipolla la fa da padrona: questi ingredienti rilasciano composti solforati che non si accontentano di rimanere nel cavo orale, ma vengono assorbiti dal flusso sanguigno ed espulsi gradualmente attraverso i polmoni ogni volta che si espira, rendendo vano anche il lavaggio dei denti più energico.

A questo si aggiungono la sigaretta, il caffè e gli alcolici, che riducono la salivazione lasciando la bocca arida. La mancanza di saliva è proprio il motivo per cui la fiatella raggiunge il suo picco massimo al risveglio, dato che durante la notte la bocca si secca e la flora batterica ha tutto il tempo di metabolizzare i residui di cibo sulla lingua producendo gas poco piacevoli. Non è però solo una questione di bocca e cibo, perché anche lo stomaco vuoto da troppe ore o le diete drastiche possono alterare il respiro, costringendo il corpo a bruciare grassi e rilasciare chetoni nell'aria che espiriamo.

Anche i denti guasti e non curati adeguatamente fanno la loro parte: un dente cariato è praticamente una fabbrica a pieno regime di fiatella. Quando una carie profonda devasta la struttura del dente o quando la polpa dentaria va in necrosi, si crea un vero e proprio micro-ecosistema protetto dove la placca e i residui di cibo si incastrano senza che lo spazzolino possa minimamente raggiungerli. Lì dentro, protetti dall'aria e dall'azione pulente della saliva, i batteri anaerobi proliferano e decomppongono i tessuti organici, liberando gas a base di zolfo e altre sostanze dal tipico odore putrefatto.

A ciò si aggiunge il ruolo delle gengive: spesso un dente guasto causa infezioni, ascessi o tasche gengivali profonde dove si accumulano pus e sangue degenerato, con il risultato che l'odore diventa ancora più acuto e metallico. In questi casi non c'è gomma da masticare, mentina o lavaggio dei denti che tenga, perché l'origine del problema è letteralmente chiusa dentro il dente; l'unica soluzione definitiva per spegnere la "fiatella da carie" resta la poltrona del dentista, che cura la lesione ed elimina la fonte dell'infezione.

Quando ci si trova in emergenza (in situazioni sociali) e ci rende conto che la propria fiatella è ad un punto critico, la classica gomma da masticare o la caramella alla menta offrono una tregua momentanea ma finiscono per mescolarsi all'odore di fondo, mentre masticare un rametto di prezzemolo fresco, un chicco di caffè o bere molta acqua aiuta a neutralizzare chimicamente le sostanze volatili e ad idratare la bocca.

Alla fine, la prevenzione migliore resta la cura quotidiana dell'igiene orale, senza mai dimenticare di spazzolare anche la superficie della lingua, che è il vero covo dove la fiatella ama nascondersi.

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20 giugno 2026 6 20 /06 /giugno /2026 08:58

Ieri, mi dissi - sentendomi stanco dal lavoro appena concluso -, "Ora m'arriposo" e subito dopo mi venne da dire "Mariposo".
Da qui è stato facile saltare alla parola "Mariposa".
Perchè, mi sono detto, in Spagna la farfalla la chiamano "Mariposa"? Ed ecco di seguito le risposte che ho trovato!
Dopodichè, sono andato saltabeccando da una parola all'altra esplorando l'origine delle parole che, in alcune lingue europee, si usano per dire "farfalla".

 

Il farfallone (elaborazione ottenuta con Meta AI)

La parola spagnola "mariposa" significa "farfalla" e ha un'origine molto curiosa e poetica. 
L'ipotesi etimologica più accreditata la fa derivare da una strofa o cantilena infantile che diceva "María pósate" (Maria, posati/fermati). La parola unisce "Mari" (diminutivo o abbreviazione del nome María) e "posa" (terza persona singolare del verbo posar, cioè posare o riposare).
Si ritiene che i bambini recitassero questa invocazione per chiamare le farfalle e invitarle a fermarsi vicino a loro.
In passato le farfalle (e forse anche le falene che ne sono il corrispettivo notturno) erano spesso associate alle anime dei defunti e a figure sacre come la Vergine Maria. 
Questo ha favorito la diffusione di filastrocche e canti devozionali che le menzionavano

E ora mariposo!

La parola inglese "butterfly" (letteralmente "mosca del burro") deriva dall'inglese antico buttorfleoge. Sebbene l'unione delle parole butter (burro) e fly (mosca/insetto che vola) sia evidente, i linguisti non hanno una certezza assoluta sul motivo originario di questo legame.
Esistono tuttavia, al riguardo, quattro teorie storiche e folkloristiche principali
Il colore del burro. La teoria più accreditata suggerisce che i primi inglesi avessero battezzato così l'insetto basandosi sulla cedronia (Brimstone butterfly), una specie di farfalla molto comune in Europa caratterizzata da ali di un colore giallo intenso, identico a quello del burro artigianale.
Nel Medioevo europeo esisteva una forte credenza popolare secondo cui le streghe e le fate si trasformassero in farfalle per entrare di nascosto nelle case e rubare o contaminare il burro, il latte e la panna lasciati incustoditi nelle dispense. Questa associazione si ritrova anche in antichi termini tedeschi come Milchdieb (ladro di latte) o Molken-dieb (ladro di siero di latte).
Alcune specie di farfalle sono attratte dal latticello o dal siero di latte che un tempo veniva lavorato a mano nei cortili delle fattorie, poiché vi cercano sali minerali. Le continue apparizioni attorno ai secchi del burro avrebbero consolidato il nome.
Uno studio filologico basato su antichi termini del ceppo germanico e olandese (come boterschijte) ipotizza che il nome derivi dal colore giallognolo-arancione delle deiezioni che il bruco o la farfalla lasciano subito dopo la metamorfosi, le quali ricordavano appunto la consistenza e il colore del burro.


 

Un farfallone (immagine generata con l'ausilio di di Gemini AI)

A questo punto vediamo l’origine della parola “farfalla” in italiano
La parola italiana "farfalla" ha un'origine molto diversa da quella spagnola o inglese. 
Deriva - a quanto sembra - da una radice onomatopeica che imita il movimento frenetico delle ali dell'insetto.
La parola si basa sul raddoppiamento della radice far- / fer-, che evoca il suono del battito d'ali continuo, leggero e confuso (un concetto simile a "sfarfallare" o "farfugliare").
Non deriva direttamente da una parola latina classica per farfalla (come papilio), ma si è sviluppata nel latino volgare e nei dialetti medievali toscani riproducendo un suono naturale.
Questa stessa radice ha dato vita ad altre parole italiane legate a movimenti rapidi o a cose leggere, come farfarello (un tipo di folletto o diavolo mobile e fastidioso citato anche da Dante nella Divina Commedia).

Arriviamo così all’equivalente parola dialettale siciliana
La parola siciliana "parpagghiuni" (o parpagghione) è affascinante perché, a differenza dell'italiano "farfalla", conserva la memoria diretta della lingua latina e della dominazione gallo-italica in Sicilia.
La parola deriva direttamente dal latino classico “papilio” (al caso accusativo papilionem), termine ufficiale che i Romani usavano per indicare la farfalla.
La parola non è passata direttamente dal latino al siciliano, ma è stata importata nell'isola nel Medioevo tramite il provenzale antico (parpalhos) e i dialetti dei coloni del Nord Italia (es. il piemontese parpajon o il lombardo parpaja). Questi coloni si stabilirono in Sicilia dopo la conquista normanna, influenzando profondamente la lingua locale.
In molte zone della Sicilia il termine identifica in modo specifico la farfalla notturna (la falena) o una grossa farfalla che gira vorticosamente intorno alle luci artificiali.
Anche se in italiano standard si usa "farfalla", esiste l'antico termine letterario e dialettale parpaglione (oggi poco usato se non in marina), ed è la stessa identica radice che ha dato vita al francese papillon.
Curiosamente, dal latino “papilio” deriva anche la parola italiana padiglione (la tenda), poiché le tende militari romane, con le loro aperture, ricordavano le ali spiegate di una farfalla.

E questo é quanto!

Una bella avventura linguistica iniziata per puro caso

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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