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24 febbraio 2020 1 24 /02 /febbraio /2020 07:45
Foto di Vincenzo Marino

Siamo nel cortile di casa, io e mio fratello.
Lo sollevo per metterlo in auto, ma anziché seguire la solita routine che è quella di farlo sedere nel sedile anteriore, entro in macchina direttamente assieme a lui, al posto di guida. Così mi ritrovo con lui in grembo, mentre devo manovrare e guidare.
Non ci riesco bene, mi sento impacciato.
Dopo, siamo fuori dall'auto. Lui in carrozzina. Io spingo.
Spingo il trabiccolo con foga, animato da un’energia e da un vigore che non so da dove vengano: no, invece, lo so. E’ la stessa forza di quando lo spingevo nella sua carrozzina su e giù per il corridoio di casa, a folle velocità e con il rischio - molto concreto - di ribaltamento in curva (è capitato, sì, é capitato, sempre durante le assenze di mia madre).
In questo assetto, usciamo dal cortile a fare una corsa.
Ma a questo punto sono disorientato: non so dove siamo. Mi mancano i punti di riferimento abituali.
A prima vista mi sembra di essere in una grande città, con punti di interesse storico e architettonico.
Ma di certo non è Palermo.
Le mie gambe girano veloci.
La carrozzina prende velocità.
Scenari metropolitani continuamente cangianti ci sfilano davanti agli occhi.
La carrozzina di tanto in tanto sobbalza 
Tu-Tum. Tu-Tum
Da un certo punto in poi, la pavimentazione stradale è di grossi sampietrini.
Per evitare che una delle ruote anteriori si inceppi in una una sporgenza, prendo ad andare tenendole sollevate.
Viaggiamo alla grande.
Antichi monumenti, chiese, teatri, rovine, sfilano davanti ai nostri occhi in una fantasmagoria di forme e di colori.
Improvvisamente la strada si fa inclinata di lato e, quindi, ad un certo punto perdiamo stabilità e ci ribaltiamo di fianco. Mo fratello si abbatte, assieme alla carrozzina, e rimane rannicchiato per terra appoggiato in quella posizione, senza dire una parola o emettere un solo suono. Semplicemente in attesa.
Le ruote della carrozzina per un po’ continuano a girare vorticosamente, cigolando lievemente.
Poi si fermano.
Fine della corsa.
Ma non c’è ansia, né dolore.
Il senso della meraviglia mi pervade, ma anche la struggente sensazione di qualcosa che è irrimediabilmente finito e che mai più tornerà.

 

Vado in dissolvenza

(24 gennaio 2020)

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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