Overblog Tutti i blog Blog migliori Lifestyle
Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
18 maggio 2012 5 18 /05 /maggio /2012 07:32

volevoesseremoanaVolevo essere Moana è il titolo di un libro di memorie di Michelle Ferrari che dopo un transito "per passione" dal mondo del porno, è passata ad occuparsi d'altro e gestisce adesso un rinomato agriturismo in Liguria.
Il titolo la dice lunga su quanto Moana Pozzi con la sua breve e fulgida di esistenza da pornostar colta ed intelliggente (per finire quasi santificata dopo la morte prematura) abbia suggestionato ed influenzato le giovani menti e sospinto altre a desiderare con forza di intraprendere la stessa carriera o quantomeno a vivere la sessualità disinvoltamente.
Ho letto il libro di Michelle Ferrari, con attenzione ed curiosità. Tra i molti miei interessi di lettura, ci sono anche per vecchia tradizione (originata sin dall'asolescenza) cultore delle opere letterarie (ma anche di saggistica) in cui sia di mezzo l’Eros, in tutte le sue diverse gradazioni: dall’erotico “spirituale” alla dimensione più squisitamente porno.

Il racconto diaristico della Ferrari mi è sembrato interessante come documento di iniziazione alle diverse pratiche dell’Eros che sono sempre più diffuse al giorno d’oggi, in cui il sesso nudo e crudo (e frequentemente "trasgressivo") diventa piacere ed intrattenimento più che modalità relazionale tra individui vincolati da un legame sentimentale.

In questo senso il memoir di Michelle Ferrari è un documento del nostro tempo, perché mostra anche i modi in cui una “pornostar” (e Moana Pozzi è un’icona del porno-hard e dell’Eros rappresentato e vissuto) possa costituire per le “piccole donne” che crescono di oggi un potente modello, pieno di appeal e da imitare.

E’ documento anche attuale perché mostra come alcune giovani donne (dotate dalla natura ed avvenenti) decidano di seguire dei percorsi in cui sfruttano come risorsa e strumento del successo le proprie doti fisiche per “emergere”, seguendo nello stesso tempo una via che dia loro piacere e in cui il sesso possa essere praticato senza problemi, come divertimento, “botta di vita” (per usare l’espressione cara a Tinto Brass) e non esclusivamente vincolato alla relazione monogamica (che c’è sempre come leit motiv, anche se non esclude l’apertura ad altro, cioè a trasgressioni erotiche, eventualmente condivise con il proprio partner oppure a iincursioni in pratiche sessuali allo stato puro che non implicano il “tradimento” dei sentimenti).

Alcune decidono di diventare star del porno (e oggi non si tratta quasi più di scelte “subite”, ma piuttosto seguite quasi gioiosamente), mentre altre decidono di intraprendere la via delle tanto chiacchierate “escort”.

Ma, in fondo, si tratta sempre della stesso desinare (pur declinato in modi diversi), in cui il concetto stesso di “prostituzione” come lo intendevano i nostri padri, si stempera, diluendosi in una categoria molto più ampia, più operativa - forse - ma sicuramente molto più ego-sintonica con le tendenze e i gusti personali e con la specifica ricerca del piacere che ciascuno porta avanti.
Le porno-attrici trovano una via gratificante al successo, mentre fanno ciò che piace loro (spesso, come ha mostrato lo psichiatra e psicoanalista americano Robert Stoller nel suo illuminante saggio-intervista, Il Porno, vi è una forte componente esibizionistica che trova il suo correlato interiore in un altrettanto intenso piacere voyeuristico nei confronti di tutto ciò che concerne la sessualità, in ruoli non più drasticamente divisi, come era al tempo di Freud, ma dinamicamente mobili ed interscambiabili).

Del libro di Michelle Ferrari (che ora - come si diceva - ha smesso di fare la pornoattrice ed è amministratrice oculata d'un avviato agriturismo in Liguria) quella più interessante è la parte diaristica, mentre le pagine dedicate al "Dizionario dell’Eros" hanno meno mordente e sicuramente vanno lette con il contagocce (magari, limitandosi a dare di tanto in tanto, un’occhiata ad un singolo lemma) e rappresentano una sintesi della “filosofia” dell’eros, praticata da Michelle Ferrari, in quanto emula della grande Moana (che pure scrisse un suo "dizionario dell'Eros).

Alcuni potrebbero pensare, leggendo il libro di Michelle Ferrari, che l’autrice nell’esporre così disinvoltamente le sue memorie erotiche mostri di essere né meno che una sgualdrinella e che, offesi nel proprio perbenismo, lo dichiarino pubblicamente, ma questo sarebbe sicuramente un giudizio avventato.

Penso che ogni individuo debba ricevere rispetto in tutte le scelte che compie (purchè - ovviamente - non siano scelte che lo indirizzino su di una via di criminalità) e che, di conseguenza, non ci sia alcuna necessità di essere offensivi nei confronti di chi si avvia su di una strada insolita e non del tutto condivisibile. Risulta sempre più evidente oggi, ancora più che nel modello del porno degli esordi della cinematografia che la maggior parte dei figuranti uomini e donne traggono piacere da ciò che fanno - come del resto già sottolineava Stoller nel saggio citato, traendo forza dalle testimonianze rese dagli stessi protagonisti del porno.
E’ chiaro che anche una donna che ha fatto le scelte di Michelle Ferrari non può e non potrà mai essere disponibile per tutti e che, del pari, non è nemmeno una prostituta che si vende al primo venuto.

Rimane sempre una donna che sceglie e che decide con quale uomo accompagnarsi, con chi avere una relazione e con chi fare sesso.

Insomma, e' una che si propone come una donna libera e non certamente come una sgualdrina che si sottopone indiscriminatamente alle voglie del primo venuto. Mentre, da ogni rigo del suo memoir risulta in modo lampante che il suo essere porno-attrice è stato preceduto da una lunga iniziazione al sesso trasgressivo, intrapresa per il proprio ed intimo piacere

Forse, è proprio questo a poter dare fastidio ai “benpensanti”.


Michelle Ferrari alla presentazione del suo volumeSintesi del volume. Volevo essere Moana della porno attrice Michelle Ferrari è un libro autobiografico e, soprattutto, strano. Non solo perché introduce in un mondo per lo meno curioso, quello della pornografia, ma anche perché lo fa apparire perfino normale, mostrando in parte le motivazione che animano i suoi personaggi e facendo vedere ciò sta dietro le quinte e ciò che ne rappresenta l’antefatto “formativo”.

In definitiva, il porno è un lavoro; ci sono i colleghi, il regista, la routine. Ma è anche un lavoro in cui si esprimono in maniera perfetta tendenze e vocazione: la passione sfrenata di sesso trasgressivo, il desiderio di esibire la propria sessualità senza pudori Michelle Ferrari è una bella ragazza, ma soprattutto è una ragazza normale che ha voglia di fare sesso e di esibirsi mentre lo fa, avvalorando in ciò le tesi sviluppate da Robert Stoller.

 

 

Su di un altro aspetto illumina il libro di Michelle Ferrari, cioè su come certe scelte e certi orientamenti possano essere "transgenerazionali", condivisi e sostenuti in ambito familiare o come possano divenire oggetto di emulazione concorrenziale quasi. Si sarà sorpesi di scoprire che anche la madre di Michelle ferrari ha dato alle stampe un suo libro: per cui si può dire in qualche misura che vi è stato "porno di madre in figlia". Come emerge anche dalla lettura delle “memorie” di Michelle, vi è stata in maniera diffusa un’iniziazione alla sessualità in una dimensione familiare in cui il sesso era vissuto senza inibizioni e soprattutto senza repressioni nella fase adolescenziale, grazie anche alla disinvoltura della madre e al tipo di frequentazione che quest'ultima aveva..

pornodiva-e-mamma.jpgAlba Latella, la madre di Michelle Ferrari, non si è sentita per nulla offesa o scandalizzata dal fatto che la figlia abbia messo in piazza il suo percorso di iniziazione alla sessualità, la sua predilezione per il sesso libero (e a volte anche promiscuo) e infine la sua carriera di pornoattrice, anzi al contrario: ha pienamente accettato la cosa. Tant’è che anche lei – quasi in concorrenza con la figlia - ha scritto un libro, a sfondo erotico e autobiografico, dal titolo “Ho trovato il punto G nel cuore”.

La madre di Michelle, interrogata dal rotocalco "Grazia" a proposito del mestiere della figlia ha dichiarato: “Non trovo giusto che un genitore interferisca nelle scelte di un figlio maggiorenne. La vita va vissuta liberamente. Ci sono troppi paletti, regole, convenzioni sociali. Noi, francamente, ce ne freghiamo. Michelle non fa niente di illegale, non vende il suo corpo. La pornostar non è una prostituta”.

Una visione da condividere sulla base delle argomentazioni riportate sopra.


Sintesi del romanzo di Alba Latella. Questa è la storia di una donna: una moglie, una madre, ma soprattutto una donna sensuale, determinata nella sua giocosa, spregiudicata, libera ricerca del piacere. È la storia di Arianna che, abbandonata dal marito con due figlie a carico, scopre che la vita non finisce nemmeno con il più devastante dei dolori, neanche in mezzo alle più angosciose difficoltà. Si rimbocca le maniche e prende in mano la propria esistenza, decisa a non farsi sopraffare dalla delusione d'amore o dalle traversie quotidiane. Scopre che al di là dei "doveri coniugali" c'è un modo più soddisfacente di fare l'amore... e nella ricerca del piacere trova nuovi stimoli per dare un senso alla vita.

 

Alba Latella e Michelle Ferrari hanno un profilo comune su Facebook.
E' questa è la loro presentazione.
Alba e Michelle, due generazioni diverse, due donne disinibite, trasgressive che si confrontano sui temi della sessualità femminile, dei diritti civili e dell'anticlericalismo. E' gradita una comunicazione libera e libertina.

Alba Latella, scrittrice e imprenditrice e Michelle Ferrari, attrice hard e scrittrice. Insieme hanno un agriturismo a La Spezia... All'isola che non c'è..

 

Condividi post
Repost0
17 aprile 2012 2 17 /04 /aprile /2012 18:09

Loren-D-Estleman_main_image_object.jpgHollywood Detective (titolo originale “Frames”) di Loren D. Estleman è il nuovo volume "extra gialli" che Gargoyle ha proposto nel 2011, nel quadro di un ampliamento editoriale ad altri ambiti della letteratura.

E' un romanzo che inaugura una nuova serie di Estleman che ha come protagonista Valentino, un singolare "detective" hollywoodyano e che si colloca nella ricca produzione del prolifico ed eclettico scrittore di cui, con Gargoyle, si è già avuto modo di apprezzare alcune prove in altri ambiti (Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mister Holmes e Sherlock Holmes contro Dracula).

Questa, in sintesi, la trama. Valentino, archivista cinematografico dell’Università della California, nonché cacciatore di pellicole introvabili (è in questo senso che, anche nel biglietto da visita si qualifica come "detective"), in occasione di un sopralluogo in una vecchia sala abbandonata degli anni Venti (il fittizio "Oracle") ed intenzionato ad acquistarla per restaurarla e riportarla agli antichi fasti, s’imbatte per caso, all'interno d’uno sgabuzzino la cui unica porta d'accesso era stata murata, in alcune bobine in celluloide che, ad un primo esame da parte dell’esperto (Broadhead) risultano essere le uniche copie integrali sopravvissute dei tagli apportati dalla MGM al leggendario film di Erich von Stroheim , “Rapacità”, del 1924, della durata di oltre 8 ore1.
Il concomitante ritrovamento d’uno scheletro all’interno dello stesso ripostiglio complica ulteriormente il mistero, suggerendo che in passato sia accaduto un fatto di sangue al quale in qualche modo si collega la pellicola ritrovata.

Per questo motivo, dopo un periodo minimo di dilazione, le pellicole (delicatissime e a rischio di deterioramento se non maneggiate con le cautele che solo gli esperti di laboratorio possono mettere in atto con l'ausilio di sofisticate attrezzature) vengono sequestrate dalla polizia come prova di un possibile reato.

Valentino, aiutato e sostenuto dal professor Broadhead (esperto in cinematografia degli anni ruggenti di Hollywood, appasionato cinefilo e docente universitario), dall’anziana e pettegola segretaria di dipartimento e da Fanta, una studentessa appassionata nonché anche seguace di Broadhead, avrà 72 ore, concesse dalla detective del LAPD, incaricata di portare avanti tutte le necessarie indagini. In tutto ciò, Valentino trova il supporto di Harriet, l'affascinante medico legale sopraggiunto sul posto per tutti rilievi scientifici sullo scheletro rinvenuto.
Erich_von_Stroheim.lowrey.jpgComincia così una corsa contro il tempo per cercare di salvare le pellicole originali, riproducendole su nuovi supporti là dove sia possibile farlo e per cercare di capire cosa sia veramente accaduto, rispondendo al quesito più che legittimo sul perché le pellicole siano state murate tanti anni prima assieme ad un cadavere. Valentino, supportato dalle competenze di Broadhead, si ritrova così a scavare nella storia dell'Oracle, sui suoi passaggi di proprietà sino ad entrare in contatto con qualcuno che forse potrebbe raccontare come siano andate veramente le cose: soltanto che si tratta di qualcuno che, gravemente menomato, è ricoverato
in preda al deterioramento causato dall'Alzheimer in una casa di riposo riservata alla gente del cinema. In tutto questo, Valentino si trova ad essere alle prese - con un marcato sconfinamento nell'onirico - con il fantasma di Eric von Troheim in persona che è crucciato sia per il rischio della fine tragica dell'ultima copia integrale esistente del suo capolavoro, sia per il degrado della sala cinematografica dove quell'unica copia sopravvissuta di Rapacità era potuta rimanere al sicuro per tanti anni.
Inutile dire che, alla fine, il mistero sarà svelato, tutte le tessere andranno al loro posto, sino ad un happy end per tutti i comprimari della vicenda che vedranno anche il compimento delle rispettive storie sentimentali.  E, alla fine, anche il fantasma del grande regista avrà pace.

La prosa del romanzo di Estleman è briosa e divertente: i colloqui sono degni della migliore tradizione cinematografica, come anche il montaggio incalzante dei singoli capitoli che tuttavia hanno il pregio di non cedere alla facile suggestione dei copioni cinematografici applicati alla letteratura che prediligono frequenti cambi di scena e di soggetto che viene osservato da un autore che tutto sa: qui il protagonista indiscusso della vicenda è sempre Valentino e il lettore si va spostando di continuo assieme a lui nella successione delle scene, con buona salvaguardia della validità letteraria del plot, intriso con levità di elementi mistery, sapientemente miscelati con una sottile e divertente ironia, tutta giocata sulla forte caratterizzazione dei personaggi.
rapacity-stroheim.jpgIl romanzo è, nello stesso tempo, un grosso omaggio alla cinematografia degli anni Venti alla transizione dal muto al sonoro, ma con un'estensione dell'omaggio cinefilo sino agli anni Sessanta, quando le gigantesche, scenografiche e spettacolari sale cinematografiche create per grandi platee andarono in declino.
Il romanzo è costruito, quindi, mostrando un'approfondita conoscenza della storia della cinematografica di quegli anni, delle tecniche che venivano utilizzate allora, ma anche delle moderne tecnologia di salvaguardia, di restauro e di riproduzione delle vecchie pellicole in cellulosa.
Da questo punto di vista, anche in termini di citazioni filmografiche e bibliografiche, il romanzo di Estleman si può considerare un'autentica e preziosa "enciclopedia" del sapere e della storia cinematografica (come è evidente dalla lettura dei "Titoli di Coda".
Indubbiamente da leggere (e con grande divertimento e spasso). Ma, nello stesso tempo, l’autore lasciando intravedere i fasti del grande cinema hollywoodiano e, creando un tramite con questo passato attraverso la pellicola perduta (e fortunosamente ritrovata) e – autentico deus ex machina – il fantasma dello stesso regista, ci dà esattamente la misura di quanto Hollywood sia stata (e rimanga in parte tuttora) una grande “fabbrica dei sogni”.
In questo senso, il romanzo di Estleman, pur nell'ambito di un genere diverso, si allinea con il recente film di Scorsese, Hugo Cabret che è anch'esso un omaggio alla cinematografia degli inizi (Meliés).

 

Alcuni sintetici giudizi dalla quarta di copertina.

"Estleman: lo Stravinsky del giallo… un misto di spontaneità e genio!" (The Boston Globe).

"Tanto di cappello"! (Sue Grafton).

... "Comprate il pop-corn! Gli amanti del mystery e dei vecchi film saranno entusiasti di 'Hollywood Detective', uno straordinario doppio spettacolo di delitti hollywoodiani vintage e gag contemporanee"! (Deborah Donnelly).

"Hollywood Detective è puro divertimento"! (Lawrence Kasdan).

"Dopo essere apparso in dieci racconti pubblicati nella rivista Ellery Queen’s Mystery Magazine, Valentino debutta alla grande in questo romanzo"! (Publishers Weekly).

 

Nota bio-bibliografica. Loren D. Estleman ha pubblicato il suo primo romanzo nel lontano 1976 e, senza mai fermarsi, è arrivato ad ora a più di 60 libri e centinaia tra racconti ed articoli.

Negli Stati Uniti è considerato un’autorità in due generi letterari, il western e la detective story. Nel corso della sua carriera ha ottenuto 17 vittorie e decine di candidature nei più importanti premi letterari dedicati ai generi.

È anche un autorevole critico letterario e recensore per il New York Times e il Whashington Post. Laureatosi nel 1974 in Letteratura Inglese e Giornalismo è maggiormente conosciuto per i libri sull’investigatore privato Amos Walker e per una serie di libri sulla storia del crimine di Detroit.

La grande e profonda passione per il cinema e la sua storia ha prodotto la nascita di Valentino e delle storie di cui è protagonista questo archivista detective.

Oltre ai 10 racconti pubblicati nella rivista Ellery Queen’s Mystery Magazine, Valentino ha debuttato nel romanzo “Frames” (2008), di cui “Hollywood Detective” sarà la prima traduzione nella nostra lingua, e l’inedito “Alone”(2009).

 

[Nota 1] La pellicola è un adattamento del regista Erich von Stroheim e di Joseph Farnham del romanzo McTeague di Frank Norris, mentre la menzione di June Mathis come sceneggiatrice fu una questione meramente contrattuale della Metro-Goldwyn-Mayer, visto che la sceneggiatrice era all'epoca impegnata in altre produzioni.

Greed è un dei "film maledetti" della storia del cinema e la storia delle riprese di questo film fa parte delle leggende di Hollywood.

Soldi sporchi di sangue, nell'epilogo

Sotto l'egida della Goldwyn di Sam Goldwyn, il regista Erich von Stroheim cercò di creare una versione cinematografica del racconto letterario fedele in ogni minimo particolare. Per rispecchiare l'autentico spirito della storia, il regista insisté per effettuare le riprese il più possibile nei luoghi originari: a San Francisco, in Sierra Nevada e persine nel deserto della Valle della Morte, dove le riprese furono estremamente difficili per le condizioni atmosferiche al limite della sopportazione, sia per gli attori che per la troupe. In tutto il film fu girato in nove mesi, con la cifra straordinaria di 470.000 dollari spesi, una somma davvero faraonica per l'epoca.

La versione originale della pellicola aveva una durata titanica di circa sette ore (42 bobine). La Metro-Goldwyn-Mayer di Irving Thalberg, che acquistò la Goldwyn durante la produzione del film, costrinse il regista ad adattare la pellicola a una durata, secondo lei, più accettabili per un largo pubblico, e il regista consegnò allora una versione tagliata con molto sforzo, di circa la metà (24 bobine), per una durata di circa quattro ore. In seguito il film passò nelle mani dell'aiuto regista Rex Ingram, allievo e ammiratore di Stroheim, e del montatore Grant Whytock, che arrivarono a una versione di 18 bobine (3 ore), dove salvava il salvabile.

Il film venne però ancora requisito dalla MGM e tagliato ulteriormente da montatori professionisti, nonostante le vivide proteste del regista, che lo ridussero a sole 10 bobine, per 108 minuti. Si tratta della versione normalmente in circolazione anche oggi, dove sono stati tagliati interi personaggi e episodi a man bassa. Le parti tagliate dalla pellicola vennero in larga parte distrutte, trasformandola in uno dei più celebri film perduti di Hollywood.

Il film fu un vero insuccesso al botteghino e venne aspramente bocciato dalla critica, tuttavia negli ultimi anni esso è stato enormemente rivalutato e giudicato uno dei film chiave della storia del cinema.

 

 Un tributo a Erich von Stroheim



 

 

 


Condividi post
Repost0
28 marzo 2012 3 28 /03 /marzo /2012 01:00
Un-giorno-questo-dolore-ti-sara-utile.jpg  Un-giorno-questo-dolore-ti-sara-utile-locandina.jpg

 

I libri letti chiamano dei film, come - viceversa - i film visti ti portano a leggere il libro da cui sono stati tratti.

Se solo si viene a sapere che un certo film è tratto da un romanzo, si cerca di giocare d'anticipo, leggendo il romanzo prima di andare a vederlo il film che ne è stato tratto.

In altri casi, si vede un libro e si scopre leggendo i titoli di coda o le locandine che è tratto da un'opera letteraria (non necessariamente un romanzo): istrintivamente, se si è dei lettori, vine subito voglia di leggere. Si corre in libreria a comprare il libro in questione oppure, in altri casi, te lo ritrovi già tra i libvri di casa, solo che non avevi fatto in tempo a leggerlo. O lo acquisti, dunque, oppure semplicemente lo prendi tra i libri per così dire in stand-by, e lo leggi.

In generale, la partita è quasi sempre a favore del libro: è raro che un film ti soddisfi interamente, se hai già letto prima. E' raro altrettanto che il libro ti deluda se lo leggi ex-post. Un unico inconveniente della lettura "dopo" è il fatto che, avendo saturato la tua mente con le immagini cinematorgrafiche, la tua fantasia di lettore ha meno spazio per dipiegarsi nella visualizzazione dei personaggi, delle azioni e degli scenari; sei in qualche modo vincolato all'occhio del regista. Ma. in ogni caso, sei sempre piacevolmente colpito dal fatto che il romanzo si dispiega in maniera sontuosa, rispetta alle ristrettezze e agli obblighi di sintesi e di elisione imposti dallo script cinemnatografico.

Un giorno questo dolore ti sarà utile, il romanzo di formazione di un adolescente newyorkese dello scrittore emergente Peter Cameron (Adelphi, 2007) e il film omonimo che ne è stato tratto per la regia di Roberto Faenza (2011), rapprresentano di questo binomio cinema-letteratura un esempio di armoniosa convivenza.

Il romanzo che si svolge nell'arco di pochi giorni in un assolata estate è il diario, narrato in prima persona, di James, un diciottenne di buona e facoltosa famiglia (ma i cui genitori sono divorziati) che è ancora alla ricerca di una propria e personale costruzione identitaria fuori dalle troppo facili omologazioni e rifugendo dai luoghi comuni: in questo suo percorso di ricerca di unicità, finisce con l'apparire eccentrico e bizzarro, proprio perchè va in controtendenza rispetto ai coetanei, ai genitori e alla sorella. Per lui, nulla deve essere scontato e banale. James non cessa mai di interrogarsi sulle cose e percepisce le persone con cui interagiusce e il mondo che lo circonda con vividezza di dettagli, con profondità e freschezza, nello stesso tempo, senza cessare mai di interrogarsi sulle cose e sulle scelte che vorrebbe intraprendere.
Tra il padre, che insegue le sue debolezze narcisistiche e una madre alla ricerca di un nuovo matrimonio perfetto, ma sempre delusa dalle circostanze, James trova due punti di riferimento nel nero John, manager della Galleria d'Arte della madre, e nella nonna materna Nanette che è, a tutti gli effetti, la sua guida affettuosa e la sua garbata mentore. In questo percorso formativo si inserisce il rapporto con una psicoterapeuta, la dott.sa Adler, con la quale - faticosamente - costruisce un rapporto di fiducia dopo essere stato "inviato" da lei dai genitori sfiduciati a causa di una sua fuga seguita ad una crisi di panico.
La prosa di Cameron è delicata, introspettiva e profonda: qualsiasi evento esterno viene letto nella filigrana dei turbamenti, dei desideri e delle aspirazioni del giovane James che delinea nel oro dipanarsi un vero e proprio percorso di formazione alle soglie del XXI secolo.

E' un romanzo, breve ed intenso, tutto da leggere in un fiato: di quelle letture che ti introducono nella magica atmosfera dei sentimenti, in cui tutto appare profondo da un lato, delicato dall'altro, ma senza scadere mai nel buonismo e senza piaggerie nei confronti del lettore che desidera le soluzioni facili e scontate, proprio quelle che James - e con lui l'autore - rifugge.

Il film ad ambientazione newyorkese di Roberto Faenza ripercorre in maniera egregia la storia proposta nel romanzo, senza stravolgimenti, ma anche senza essere pedissequa: il che è un gran pregio. Tuttavia, il regista cade in un bisogno di sintesi e in qualche modfo di chiusura buonista della storia: mentre i pochi giorni che sono oggetto della narrazione rappresentano piuttosto il passaggio di una soglia che fa da confine da uno stato all'altro delle vita di un adolescente e trattano della conseguente elaborazione del lutto. Vi è anche qualche piccolo stravolgimento: come quello - sempre di piaggeria nei confronti dello spettatore - di trasformare la psicoterapeuta in una esotica e moderna "life coach" (lucy Liu, nei panni di Rowena) che sviluppa le sue sedute di "addestramento" alla vita, portando il suo "allievo-paziente" di corsa per le vie di New York e al Central Park: un'escamotàge per condurre gli spettatori negli scenari - sempre apprezzabili - di Manhattan e dare movimento a delle sequenze che, altrimenti, dal punto di vista cinematografico avrebbero corso il rischio di essere troppo statiche.
Faenza tratta diversamente anche il rapporto con la nonna Nanette, lo sintetizza e fa in modo che sia lo stesso James a ritrovarla stroncata da un ictus, mentre nel romanzo il tema della morte è sviluppato in maniera ben piu' delicata, come anche il film sembra concludersi con la cerimonia funebre, vista soltanto attraverso la sua appendice un po' teatrale che comporta lo spargimento delle sue ceneri nelle acque dello Hudson e, in parte, sulla terra delle sue amate aiuole fiorite: di questo tipo di finale con un confronto così esplicito con il tema della morte e del lutto, nel romanzo non vi è alcuna traccia, se non nella forma di una sorta di testamento spirituale che Nanette riesce a comunicare a James in una delle loro ultime conversazioni, apparentemente casuali, ma intense (in cui non vi sono insegnamenti che vengono impartiti, ma piccoli elementi di riflessione vengono introdotti con la libertà di poterli prendere, di esaminarli e, eventualmente, metterli da parte).
Ma, a parte queste discrepanze, non v'è dubbio che l'opera di Faenza faccia un ottimo servizio al romanzo di Cameron e, ad essi, si può pensare come ad un unicum: due facce della stessa medaglia.

 

Scheda del film

Regista: Roberto Faenza. Interpreti principali: Toby Regbo (James Sveck), Marcia Gay Harden, Peter Gallagher, Lucy Liu, Aubrey Plaza, Stephen Lang, Deborah Ann Woll, Ellen Burstyn, Gilbert Owuor, Dree Hemingway, Olek Krupa, Siobhan Fallon, Brooke Schlosser, Kyle Coffman, Jonny Weston, Kate Kiley, Rekha Luther, Shaun Brown, Greg McFadden, Dasha Mironova, Skyler Marshall, Jade Gzi, Chris Perillo, Amelia Workman, Carmen Lamar, O'Ryan Graves, Christine Nelson, Ronald Scott Maestri, Dieter Riesle, Christopher Mann, Peter Y. Kim, John Mancini.

Drammatico, durata 98 min.
USA, Italia 2011. - 01 Distribution

Uscita venerdì 24 febbraio 2012 

 

Il trailer

 


 

 

Condividi post
Repost0
13 marzo 2012 2 13 /03 /marzo /2012 12:40

morire_per_vivere.cover.jpgMorire per vivere (di John Scalzi, Gargoyle, 2012, titolo originale "Old Man's War"). Gargoyle apre alla fantascienza pubblicando il primo romanzo della serie Old Man’s War di John Scalzi (a tutti gli effetti, primo titolo SF della Collana Gargoyle Extra). 

Morire per vivere è il primo romanzo della omonima saga che, al 2008, in lingua originale comprende quattro opere che - oltre al già citato Old Man’s War - sono The Ghost Brigades, The Last Colony e infine Zoe’s Tale.

Una scelta giusta, anche perché Morire per vivere è stato nominato per il Premio Hugo per il miglior romanzo nel 2006 ed è stato opzionato dalla Paramount Pictures nel 2011 per realizzare nel corso del 2012 un film con la regia di Wolfgang Petersen, autore di pellicole come Virus Letale, Air Force One, La tempesta perfetta.
Quanti amano i romanzi horror e sui vampiri conoscono la casa editrice Gargoyle che, dal 2005, ci ha fatto apprezzare - con le sue due collane - tanti capolavori dell'Horror (ma non solo, perchè sono stati frequenti gli sconfinamenti nella letteratura tout court), di cui alcuni "classici" rivisitati e corredati di un apparato critico di spessore ed altri lodevolmente recuperati dal grande serbatoio dei romanzi di valore dimenticati.
L'apertura alla Science Fiction, peraltro, rientra nel progetto piu' ambizioso di raggiungere altri target di lettori anche in settori diversi del mercato (basti pensare ai numerosi apocrifi holmesiani già in catalogo, oppure alle detective story, come il recentissimo Hollywood Detective di Loren D. Estleman che ci è stato regalato come strenna natalizia a chiusura del programma editoriale 2011): un progetto che, nel suo avvio, è stato coraggioso e controtendenza rispetto ai gusti di un pubblico di aficionados del genere, portato a facili e scontati "fondamentalismi" valutativi nel nome di una mal riposta "purezza" e della garanzia di un frainteso "rispetto" dell'aderenza immobilista ad una singola e monotematica mission editoriale che soddisfi gli appetiti e le voglie di una nicchia molto limitata di lettori.

Per tali motivi, le innovative scelte editoriali della Gargoyle hanno elicititato critiche gratuite e abbastanza fuori luogo, ma rappresentano indubbiamente una vivacizzazione, con la proposta di romanzi che hanno un indubbio interesse e di apertura per i piu' curiosi tra i lettori: Morire per Vivere è scritto da un autore ancora sconosciuto nel nostro paese, ma non certamente al pubblico di lettori USA e rappresenta un'apertura coraggiosa ad un genere, in un momento in cui - storicamente - la Science Fiction è in grande declino e in un periodo in cui, in questo ambito, in Italia, si pubblica davvero poco che abbia un certo interesse.
Sono passati i tempi in cui venivano sfornati ogni anno decine di titoli tra Science Fiction e Fantasy (prevalentemente di autori stranieri e, in misura minore, anche di autori italiani) con il monopolio sostanziale di due case editrici, la Nord e la Fanucci che entrambe poi, Fanucci capofila, - per questioni di sopravvivenza - aprirono ad altri generi (il Mistery, il Thriller, il Noir o anche persino alla narrativa piu' generalista.
Perchè si sia avuto un tale declino nel corso degli anni non si sa. Forse hanno interagito molteplici fattori: uno degli elementi implicati potrebbe essere stata la perdita di fiducia nel sogno di uno sviluppo tecnologico che avrebbe potuto portare l'uomo su altri pianeti, di conoscere popoli alieni e di colonizzare l'Universo (elementi che avevano contraddistino la fantascienza dura dei Campbell e dei Clarke, dalla cosiddetta "space opera" all'esplorazione delle ipotesi scientifiche piu' ardite.
Forse anche il ripiegarsi su filoni piu' sociologici che hanno sempre piu' accorciato la distanza rispetto al "futuribile" e che hanno riportato l'uomo a prendere in esame in maniera impietosa le proprie storture e i propri mali: motivo per cui la SF sociologica ha finito con l'avvicinarsi sempre piu' al presente, essendo sempre meno di anticipazione in senso stretto e via via privata della SF la possibilità di introdurre un discorso sul "novum" tale da suscitare meraviglia ed interesse in chiave posistivistica (quel "novum" che deve sempre essere parte essenziale ed integrante della piu' genuina narrativa d'anticipazione, a partire dalle geniali opere di Verne, per arrivare a quelle sociologiche di Lem, come è bene illustrato nel classico saggio di Darko Suvin, Le metamorfosi della fantascienza. Poetica e storia della fantascienza, Il Mulino, Bologna, 1985): mentre invece, le ipotesi sociologiche, come del resto il sottogenere apocalittico e post-catastrofico, hanno finito con il penalizzare i lettori, costringendoli a guardare senza sconti ad ipotesi pessimistiche sul futuro dell'Umanità, spesso tratteggiate con le tinte fosche di un cupo realismo.

urania_1543_haldeman.pngMorire per vivere, narrato in prima persona dal protagonista John Perry, è un rilancio della migliore fantascienza tecnologica e "spaziale" (con i rimandi inevitabili alle opere di Joe Haldeman con i suoi Ggerra eterna e Missione eterna, e il Robert A. Heinlein di Fanteria dello spazio, ai tempi considerati due autentici guru della narrativa d'anticipazione). Se nell'intreccio che Scalzi ci propone ci sono degli elementi alla Clarke, questi non sono iper-realisti, né aderenti al cento per cento ad un discorso di radicale coerenza scientifica semmai,vengono introdotti in maniera evocativa ed impressionista, senza insistere troppo sulla loro credibilità scientifica e sulla loro effettiva realizzabilità.
Peraltro, viene introdotto un discorso sociologico su di un possibile futuro dell'Umanità in espanione verso gli angoli piu' riposti dell'Universo alla ricerca di nuovi sbocchi di vita.
Vi è anche un suggestivo ed interesse rilancio sul tema degli universi paralleli, che risulta sempre affascinante del resto. Ma soprattutto, in un epoca disillusa dalle ipotesi piu' ardite di sviluppo tecnologico di stampo illimitatamente positivista, viene dato un ampio spazio alle bio-tecnologie che - sia pure per scopi bellici - possono essere utilizzate per far vivere le menti degli "arruolati" in nuovi corpi potenziati e vigorosi, sino all'aporia asssoluta rappresentata dai combattenti delle Brigate Fantasma, unità di punta delle FDC.
fanteria-dello-spazio.jpgNon mancano, d'altra parte, nelle veloci pennellate che consentono al lettore di farsi un'idea delle diverse specie aliene contro cui le FDC si trovano a combattere o con cui si aprono possibili spazi di collaborazione ed amicizia (sempre problematica, peraltro) dei rimandi alle opere di SF "antropologica" che ebbe -  negli anni d'oro del genere - un rappresentante d'eccezione in Ursula Kroeber Le Guin, figlia di Alfred Kroeber, considerato uno dei padri fondatori dell'Antropologia moderna, e autrice del celebre Ciclo hainita (conosciuto anche come Ciclo dell'Ecumene) che, proponendo un messaggio di pace e di fratellanza, centra la sua attenzione sui contatti tra specie aliene e sulla necessità di metabolizzare le diversità per potere amalgamarsi in un crogiolo di razze.
Infine, con una capatina nelle tematiche cyberpunk, l'autore consente al lettore di compiere delle escursioni sulle potenzialià delle interfacce possibili tra cervello umano e i software informatici d'avanguardia (e, in tutto questo, viene anche strizzato l'occhio ai video-giochi bellici che piacciono tanto agli adolescenti, ma non solo).

Infine, Morire per vivere, pur trattando di guerre spaziali, di battaglie, di scontri con civiltà aliene che competono con l'Uomo per gli stessi spazi vitali, apre con forza alla Speranza, il che - in questi tempi bui e di pessimismo non guasta. La Speranza - detto molto in sintesi - che ci possa essere un futuro per l'Umanità e che, soprattutto, si possa un giorno rinascere ad una nuova vita, in cui ciò che conta è la conservazione delle memorie e delle esperienze della vita precedente. In questo senso, il titolo scelto per l'edizione italiana, accende la speranza: bisogna morire per potere (ri)vivere e che l'unico equilibrio possibile è la possibilità di preservare in qualche modo il ciclo delle morti e delle nascite.

Per tutti questi moti, Morire per Vivere è lettura davvero confortante per chi ama - e ha amato la Sciencre Fiction e che, dopo aver tanto letto e molto esplorato nelle varie ramificazioni del genere, si trova a desiderare di incontrare qualche lettura che sia davvero innovativa ed originale.

Un ultimo aspetto che accresce la godibilità dell'oggetto-libro é la policroma copertina che, con il suo disegno di navette spaziali alla Star Wars e il mostro alieno pluritentacolare in primo piano, rimanda alle splendide illustrazioni tematiche delle copertine dei romanzi della mitica collana Urania di Mondadori, legate alla magica mano di Karel Thole.

(Da fantascienza.com, modificato) L’Uomo si è espanso nell’universo, imbattendosi nelle sue esplorazioni solo in pochi pianeti abitabili e trovandosi piuttosto insidiato da molta "concorrenza".
Infatti, esistono molte altre razze ostili che contendono i pochi pianeti adatti all’uomo, oppure che considerano gli uomini come cibo appetibili oppure ancora che nell'uomo trovano un aversario con cui confrontarsi in mome di una loro mistica della guerra di tipo religioso.
Per il continuo confronto con queste polidriche e multimorfi specie aliene (sempre ostili, tuttavia, in un modo o nell'altro) sono nate le Forze di Difesa Coloniale (FDC) che, in poco tempo, si sono svincolate dal controllo della Terra e, forti di nuove conoscenze apprese da razze amiche, non rispondono a nessun governo, pur difendendo gli interessi della Terra e di tutte le colonie sparse per la galassia, ingaggiando una vera e propria "guerra eterna", senza esclusione di colpi, contro i polimorfici nemici.
Dell'opera di Scalzi ci sono ovviamente antecedenti illustri: sono tante le somiglianze con il romanzo di Joe Haldeman sono tante, come sono tante e originali le differenze.
Il romanzo ricorda molto anche il famoso Starship Troopers di Robert A. Heinlein (Fanteria dello spazio) che, pubblicato per la prima volta nel 1959 e insignito del Premio Hugo nel 1960 (successivamente pubblicato il 25 febbraio 1962 nella collana SF Urania e trasposto liberamente in film - peraltro poco rappresentativo - da Verhoeven, nel 1998), rimane come una pietra miliare del filone della space opera militare.
In Fanteria dello spazio, il protagonista lottava contro un solo nemico, mentre nel romanzo di Scalzi, le FDC hanno bisogno sempre di nuovi soldati, e così arruolano tutti i "anziani" di settantacinque anni con la promessa di dar loro l'opportunità di una nuova vita da giovane, senza specificare come sarà questo ringiovanimento (da qui il titolo in italiano "morire per vivere": i nuovi arruolati devono in un certo senso lasciar morire il corpo precedente per rinnascere con la propria mente e i propri ricordi in un nuovo corpo "modificato" e potenziato, che è studiato per essere una vera e propria macchina militare.
Perry possiede tuti i requisiti: ha l’età giusta ed è rimasto solo in quanto qualche tempo prima è morta l'amata moglie Kathy.
Decide quindi di presentarsdi all'Ufficio di reclutamento delle FDC, il luogo giusto per chi non ha più nulla da perdere e che è assillato dalla vecchiaia alle porte, e - all'atto dell'arruolamento - gli viene fatto leggere e gli viene spiegato minuziosamente un protocollo di consenso informato che lo rende consapevole di tutte le implicazioni della sua scelta: per esempio, gli viene detto che arruolarsi vuol dire essere dichiarato morto sulla Terra, che i suoi beni saranno ereditati dai parenti ed una serie di altre clausole.
Al termine di tutte queste operazioni preliminari, John Perry - assieme ad altre "reclute" - viene fatto salire su un "ascensore" spaziale, imbarcato su un'astronave che poco dopo lascia il nostro sistema solare.Tutti i suoi compagni di viaggio e di avventura sono come lui dei settantacinquenni. Tutti vengono studiati, visitati e analizzati profondamente e con tecniche inusuali: e poi per loro arriva la grande sorpresa, non senza momenti di panico e di allarme, poichè si tratta di qualcosa a cui non si può mai essere preparati del tutto.
La loro mente - con tutte le abilità apprese nella vita precedente e tutta la loro memoria - viene trasferita in un nuovo corpo "potenziato", quasi indistruttibile perché entro certi limiti può auto-ripararsi.
La forza, la velocità di esecuzione dei piu' semplici gesti, come anche la resistenza alla fatica, di questi nuovi "gusci" somatici sono moltiplicate, come sono potenziati e acuiti tutti i sensi. Il sangue che scorre nel sistema cardiovascolare è anch'esso "speciale": di colore verde, ha una capacità di trasporto di ossigeno ben superiore e consente dei prolungati periodi apnea. Inoltre, ciascuno di loro dispone di un BrainPal, una vera e propria interfaccia neurale che permette di comunicare con gli altri membri della FDC e di accedere rapidamente ad un'enorme quantità di dati, accrescendo la capacità di elaborazione dei dati di ogni singolo soldato e consentendo anche forme di comunicazioni non verbali, attraverso la rete informatica.
Insomma i "vecchietti" diventano quasi dei superman e, dopo un addestramento intensivo per imparare ad usare queste loro nuove capacità e una serie di armi speciali, sono finalmente pronti a scendere nel'agone contro i tanti nemici dell’uomo che si è espanso nelle "colonie" dell'Universo.
Sia durante l'addestramento, sia a servizio intrapreso, Perry - nel suo nuovo corpo - mostra di possedere grandi doti di intraprendenza, capacità di problem solving e di tempestività e, rapidamente - grazie anche al sua "carisma" e alle doti di leader che possedeva senza averne cognizione - si fa strada nella stima dei suoi superiori e va salendo di grado, con incarichi di crescente responsabilità, sino a diventare un eroe di guerra di grande statura.
Nel corso del romanzo, ci si imbatterà nella vivida descrizione battaglie contro alieni delle più diverse specie, in una di queste Perry verrà ferito mortalmente e in suo soccorso intervengono altre, misteriose truppe della FDC, sono le specialissime Forze speciali, conosciute anche con il nome di Brigate Fantasma. Perry, pur ferito ma ancora cosciente, riconosce nel suo soccorritore la moglie Kathy, morta molti tempo prima sulla Terra. Come è possibile ciò, visto che Perry ha la certezza della morte della moglie? Perry è vittima di una semplice allucinazione o ha visto veramente la moglie rediviva? Chi sono allora i componenti delle Brigate Fantasma?
 

John-Scalzi1-660x732.jpgL'autore. John Scalzi è nato in California nel 1969. Dopo un esordio da giornalista, si dedica alla scrittura. Morire per vivere (Old Man’s War), è il suo primo romanzo per il quale è stato candidato al prestigioso Premio Hugo e cui i diritti sono stati venduti in più di quindici paesi tra cui Cina, Giappone, Francia, Germania, Spagna, Russia, Israele e Inghilterra. La Paramount ha acquistato i diritti per un film annunciato per il 2012 con la regia di Wolfgang Petersen (La storia infinita, Virus letale, Air Force, Troy). Gli altri romanzi di Scalzi sono The Ghost Brigades, The Sagan Diary, The Last Colony e Zoe’s Tale. È stato consulente creativo per la serie televisiva di fantascienza Stargate Universe. Dal 2010, è presidente della Science Fiction and Fantasy Writers of America.

 

 La quarta di copertina. A 75 anni John Perry, vedovo da alcuni mesi, si arruola nelle Forze di Difesa Coloniale (FDC), imbarcandosi, assieme ad altri volontari, sull’astronave Henry Hudson. All’interno del veicolo spaziale, la coscienza dei commilitoni verrà trasferita in nuovi corpi potenziati in modo tale da disporre di una forza prodigiosa e sensi molto sviluppati, mediante una tecnologia avanzata. Dopo un periodo di addestramento sul pianeta Beta Pyxis III, Perry viene mandato a combattere i Consu, una razza aliena fiera e intelligente. Grazie a un’intuizione del veterano Perry, le FDC vincono la battaglia e il suo gruppo di appartenenza è riassegnato. Ma l’astronave viene intercettata, attaccata e Perry dato per morto. A salvarlo arrivano le misteriose Brigate Fantasma, forze speciali delle FDC, guidate da Jane Sagan, che somiglia in modo impressionante a Kathy, la defunta moglie di John.

 

IL PRIMO CAPITOLO DI "MORIRE PER VIVERE" DI JOHN SCALZI


gargoyle_logo.jpgJohn Scalzi, Morire per vivere (Old Man’s War, 2005), Gargoyle (collana Gargoyle Extra), 2012
Traduzione di Concetta D’Addetta, pagg. 308, €18,00

 
Condividi post
Repost0
5 marzo 2012 1 05 /03 /marzo /2012 07:46

Un-Natale-in-Holmes-copertina-luci-300x300.jpgLa casa editrice Gargoyle sta riservando - negli ultimi anni - un'attenzione particolare agli appassionati del canone holmesiano dando alle stampe un paio di romanzi di Loren D. Estleman, autore di due grandi e godibili pastiche letterari nei quali avviene l'intersezione tra due icone dell'Horror e il grande investigatore, rispettivamente Dracula e Jack lo Squartatore e ben due raccolte di racconti di autori vari.
Una in cui la coppia Serlock Holmes si cimenta con casi "paranormali" (sempre nel rispetto del Canone, ma con una piega insolita, visto che la caratteristica dei casi investigativi di Conan Doyle è quella della massima freddezza e razionalità, benchè lo stesso Doyle nel corso dell'ultima parte della sua vita avesse preso a manifestare - per motivi biografici - una certa propensione per l'occulto, con relative frequentazioni di circoli occultistici), l'altro invece - più recente si prefigge di raccogliere una serie di racconti - sempre apocrifi - circostanziali cioè legati al periodo delle celebrazioni del Natale, a partire dall'unica occasione in cui un'indagine holmesiana inventata da Doyle si svolge alla vigilia di un Natale (il racconto "L'avventura del Carbonchio Azzurro")..
Mentre la prima raccolta porta il titolo, Il Grimorio di Baker Street, ed è stato pubblicato nel 2010, la seconda antologia - cronologicamente più recente -  pubblicata nel dicembre 2011 e con il titolo appropriato Un Natale in Holmes (a cura di Martin H. Greenberg, Jon L. Lellenberg e Carol-Lynn Waugh), contiene la bellezza di ben 14 racconti di cui sono autori scrittore della levatura di Anne Perry, Barbara Paul ed altri.
Grimorio.jpgIl volume è stato dunque proposto ai fedeli lettori di Gargoyle come una golosa strenna natalizia, che è risultata gradita e piacevole, anche perchè assieme ad altre recenti scelte editoriali testimonia della volontà di Gargoyle di fare un salto "transgender", nel senso di uscire dalla specializzazione nelle diverse declinazioni dell'Horror (un'aderenza rigida al quale genere può assumere un valore eccessivamente fondamentalista) e aprire ad altri generi letterari, quali il Mistery, la Detective story, la narrativa d'anticipazione.
Va da sé ovviamente che la raccolta di racconti "natalizi" in questione può essere letta con piena godibilità in qualsiasi periodo dell'anno, come è del resto con la lettura di un grande "classico" natalizio che è "Canto di Natale" di Dickens che, nei paesi anglosassoni, è in assoluto il racconto da sempre più letto nel periodo di Christmas e dintorni (e, non a caso, uno dei racconti contenuto nella presente antologia fa l'occhiolino alla più famosa storia dickensiana).
Se lo si leggesse a Natale, magari nei pressi di una delle tante (e pittoresche) location che fanno da teatro ai diversi racconti (sì, perchè in questi racconti Holmes e il fedele Watson si muovono in continuazione da un luogo all'altro del Regno Unito e perfino all'estero in una rinomata stazione escursionistica, recandosi a trovare sul posto i committenti delle indagini), il piacere sarebbe certamente accresciuto, ma credo anche che la loro lettura sarebbe appropriata e assolutamente godibile (forse anche "refrigerante" per l'evocazione di neve e freddo, di Christmas Carols e di allegri scampanii e fruscio di slitte tirate dalle renne) persino sotto l'ombrellone di una torrida spiaggia nel pieno dell'estate.
E ciò dipende dall'abilità con cui sono confezionati i singoli racconti, di cui sono autori autentici maestri del Giallo, ma anche scrittori più moderni (e meno vincolati ad un unico genere) come il citato Loren D. Estleman.
La maestria, che si riconosce in loro, deriva dall'abilità dei singoli autori nel gestire la cadenza narrativa nell'economia del racconto di investigazione, richiedente sempre incisività e la capacità di introdurre con temepestività un elemento di sorpresa finale, quando i fili del raggionamento deduttivo-abduttivo del grande investigatore convergono verso l'unica - legittima - conclusione e, per chi è appassionato di Sherlock Holmes, dal fatto di riscontrare che ci si muove in un terreno familiare in cui sono rispettate non solo tutti i dettagli di contorno (a partire dalla pipa e dalla fedele e meticolosa evocazione delle varie abitudini di Holmes e di Watson, oltremodo coccolati dalla loro padrona di casa e governante - la signora Hudson - sino alla descrizione dell'alloggio di Baker Street) ma anche tutte le date e le concordanze con i casi investigativi consacrati dal Canone, concordanza che richiede in modo tassativo che gli apocrifi non debbano mai sovrapporrsi cronologicamente ad eventi già codificati e che, per ognuno dei nuovi "casi", debba esserci una piena concordanza con tutti gli altri.
Holmes.pngL'autore di apocrifi holmesiani, dunque, non deve essere soltanto un esperto scrittore di gially, mistery, detective story e quant'altro, ma deve essere stato un appassionato lettore dell'opera di Conan Doyle e conoscerne minuziosamente tutti quei dettagli (date e cronologia, location, intrecci, personaggi) che vengono a costituire il cosiddetto "Canone".
E' per questo che un apocrifo holmesiano, per poter rientrare a sua volte nel canone "allargato" deve ricevere l'approvazione dagli eredi di Sir Arthur Conan Doyle.
Raccomando a tutti vivamente la lettura di entrambe le antologie, anche se le mie preferenze - per una fruizione più universale - vanno sicuramente ai racconti contenuti in un Natale in Holmes.

Ma l'attività holmesiana di Gargoyle è davvero inesauribile: nei prossimi giorni ci è riservata infatti la sorpresa di un altro apocrifo - questa volta un romanzo - Sherlock Holmes e i tesori di Londra, scaturito dalla penna di Tracy Revels.

 

Un Natale in Holmes (dal risguardo di copertina). Sherlock Holmes va risolvendo casi e deliziando lettori da oltre un secolo. Dai suoi appartamenti al 221B di Baker Street, il piu' grande detective del mondo ha guidato un pubblico entusiasta attraverso una serie di casi che non hanno uguali in letteratura. Gargoyle presenta Un Natale in Holmes, una straordinaria raccolta di racconti, scritti dai piu' conosciuti autori del genere, in cui al buio del mistero si contrappongono le mille luci del Natale. Ed ecco gli autori: Anne Perry, Loren D. Estleman, Carole Nelson Douglas, Reginald Hill, Barbara Paul, Gillian Linscott, Gwen Moffat, Jon L. Breen, J. N. Williamson, John Stoessel, William L. DeAndrea, Bill Crider, Edward D. Hoch, Carolyn Wheat.

Condividi post
Repost0
17 febbraio 2012 5 17 /02 /febbraio /2012 18:10

17448028_vivono-di-notte-michael-talbot-gargoyle-books-2011.jpgVede tardivamente la luce in traduzione italiana Vivono di Notte (Night things, Gargoyle, 2011) di Michael Talbot, purtroppo prematuramente scomparso e altrimenti noto ad un pubblico italiano di nicchia per l'opera saggistica Tutto è uno. The Holographic Universe (Apogeo, 1991)  nel quale sviluppa una visione olistica del mondo e dell'Universo in cui ogni cosa è inestricabilmente - intrinsecamente - legata alle altre e in armonia.
Il capitolo di apertura rivela una prosa smagliante che istantaneamente accende nel lettore la prospettiva di grandi promesse.
E' anche un romanzo sulla diversità (Talbot era gay e morì per le complicazioni di una sindrome da immunodeficienza acquisita) e sulla forte inerzia degli adulti ad accettarla con tutte le sue implicazioni, immersi come sono in una visione del mondo consolidata e irriducibile per i suoi pregiudizi.
Forse per questo, il romanzo è percorso da forti venature melanconiche.
Sin dalle prime righe, dalla limpidezza della prosa e da un ritmo narrativo incalzante, si è attratti irrresistibilmente a continuare.
Così l'incipit che strega immediatamente il lettore: "Da picolo vidi un angelo, o almeno allora pensai che lo fosse. (...) Quella notte mi addormentai ripetendomi più volte che avevo visto l'angelo di Leonardo, ma in seguito non lo raccontai più a nessuno" (pp. 9-11).
In "Vivono di notte" il discorso vampirico è solo uno spunto per parlare di altro, introducendo il lettore a molteplici temi e soprattutto ad una rappresentazione dell'armonia e ad un'inedita concezione del Vampiro, come essere che se è avido di conoscenza (una conoscenza che cresce e si accumula nel corso dei secoli, senza che nulla venga disperso o dimenticato), è anche custode del Bello e delle opere d'arte e dell'ingegno umano più significative, mantenendosi in un equilibrio costante con gli umani - più deboli e meno longevi, da cui si è originato.
Proprio per questo, il Vampiro non può ambire a dominare il mondo sino all'estinzione della stirpe degli Uomini: vampiri e uomini possono - e debbono - vivere in un equilibrio costante, poiché gli uni - in certo qual modo - sono complementari agli altri, con l'arduo compito che i vampiri (capaci - soprattutto i più longevi - di attraversare longitudinalmente le ere storiche) si sono assunti: quello di proteggere - pur con il rispetto del libero arbitrio - gli uomini da se stessi e dalla loro distruttività. Senza gli uomini, i vampiri non potrebbero sopravvivere: soprattutto il loro senso del bello e la loro ricerca estetica non potrebbero essere più soddisfatti. In questa visione, il fatto che i vampiri si nutrano del sangue degli uomini e che, strada facendo, alcuni di essi vengano a loro volta trasformati in vampiri, è un'evenienza puramente accidentale.
La vicenda (a parte il breve preambolo che illustra l'episodio "perturbante" dell'infanzia del dott. Gladstone, protagonista della vicenda) è ambientato sul finire del XIX secolo, in un momento di transizione importante della società europea grazie alla rapida industrializzazione, iniziata dalla metà del secolo sino al primo grande conflitto mondiale), con l'avvento di un approccio scientifico alle studio delle problematiche della Medicina e delle cause delle malattie (già erano stati fatti enormi progressi nello studio della Batteriologia e si ipotizzava l'esistenza di entità ancora più piccole e invisibili con gli ordinari strumenti ottici - i virus) e con il comparire di un rigurgito di interesse per l'occultismo, lo spiritismo e la parapsicologia.
L'epoca di ambientazione del romanzo è la stessa in cui si sviluppano le vicende delineate da Bram Stoker nel suo celeberrimo romanzo, ma è anche quella in cui impazzano le avventure investigative di Sherlock Holmes e del suo fidato assistente. Nel romanzo di Talbot s'intersecano un po' tutti questi filoni con uno schema narrativo vivace e con frequenti cambi di scenario che accompagnano il viaggio frenetico di Gladstone sulle tracce della figlioletta Camilla rapita per arcani motivi dal suo bellissimo e misterioso Niccolò. Si tratterà di un viaggio che condurrà lui e l'altrettanto misteriosa - e fascinosa - Lady Hespeth Dunaway (prima nei panni di una donna cui è stato pure sottratto un figlio, poi in quelli dell'adepta di una setta segreta che si muove attraverso tutta l'Europa sulle tracce sparse dei vampiri non per debellarili ma per carpirne i segreti, sino al disvelamento finale) da Londra a Parigi (con la parentesi di un periodo di prigionia nel chiuso clauustrofobico di una segreta negli scantinati di una nobile dimora parigina che tanto ricorda le atmosfere di I Misteri di Parigi di Sue), a Londra e poi di nuovo attraverso l'Europa sino all'italiana Massa Marittima, con l'immersione sempre più profonda negli insondabili misteri della razza antica dei Vampiri che, pur rappresentando l'evoluzione degli uomini, si pongono nei loro confronticome una stirpe di "grandi antichi" sapienziali ed esoterici: nel corso di queste frenetiche peregrinazioni avverranno  incontri con altri personaggi come Hatim e il suo falco addestrato, il nobile Des Esseintes sino al potente Ludovico, l'essere più antico di tutti che, alla fine, si troverà ad assumere il compito didascalico di illustrare le ragioni dei vampiri, mostrandosi per quello che è:
il rappresentante di un'antichissima razza di esseri pluri-secolari che hanno accumulato conoscenze vastissime ed inimmaginabili (supportate da formidabili apparati collezionistici di ogni epoca, degni di una "Camera delle meraviglie") e che sembra agiscano sospinti dalla bramosia della conoscenza, ma forse anche da altre più temibili pulsioni che potrebbero mettere a rischio la specie umana.

Sintesi, dalla IV di copertina. Nella Londra vittoriana, l’illustre medico Gladstone é impegnato giorno e notte a isolare un pericoloso virus. In seguito a un incidente, nella vita dello scienziato entra Niccolo', un misterioso e bellissimo ragazzo di origini italiane, e tra i due nasce un rapporto di amicizia, confidenza e fiducia. Un giorno il giovane rapisce Camilla, la figlia di Gladstone, e la provetta contenente il virus mortale. Durante un febbrile inseguimento da una parte all’altra dell’Europa, Gladstone viene gradualmente in contatto con quella realta' millenaria e sconvolgente che da sempre atterrisce l’uomo: il vampirismo.

Un brano del romanzo. «Molto bene, Monsieur le Docteur», si complimento' Des Esseintes. «Avete indovinato. Il fiore sono i portali. Sono certo che non vedete cio' che vedo io quando li guardo». Osservai quei portali arricchiti di splendidi ornamenti e mi rivolsi al vampiro con aria interrogativa. «Sapete chi ha costruito i portali di Notre-Dame?», mi domando'. Scrollai le spalle. Des Esseintes sorrise. «Se date un’occhiata ai vostri libri di storia, scoprirete che il merito fu dato a un demonio». Inclino' indietro la testa e rise. «Un demonio! Un demonio di nome Biscornet!» Si guardo' intorno meravigliato. «Ed e' vero, mon ami. Se esaminate i portali, scoprirete che sono di un’incredibile fattura. Le cesellature sono continue, non vi e' traccia di brasature o saldature. Cio' significa che ogni portale fu realizzato da un’unica lastra di acciaio. Suppongo che sia questo il motivo per cui nel Medioevo Biscornet fu talbot.jpgconsiderato un demonio. I fabbri dell’epoca non possedevano tali conoscenze. Per loro solo le fiamme dell’inferno avevano potuto forgiare questi portali. Ovviamente non c’era nessun demone. Fu un vampiro a realizzare il lavoro».

L'autore. Michael Talbot (1953-1992) e' stato un importante scrittore di fenomeni paranormali, al cui studio ha dedicato l’intera esistenza.
La sua opera scientifica piu' significativa è Tutto e' uno.The Holographic Universe (Apogeo, 1991), mentre quelle di narrativa ricordiamo - oltre a Vivono di notte (Night Things, 1988)- anche The Delicate Dependency del 1982 (in uscita all’inizio del 2012, per i tipi Gargoyle, con il titolo I misteri di Lake House) e The Bog.
Omosessuale dichiarato, Talbot é stato e continua a essere un modello per gli intellettuali gay. E' scomparso a soli 38 anni per una leucemia fulminante, conseguenza della sindrome dell’HIV di cui era affetto.

Condividi post
Repost0
2 gennaio 2012 1 02 /01 /gennaio /2012 17:25

ora-piubuia_Vergnai.jpgCon L'ora più buia (Gargoyle, 2011) di Claudio Vergnani riprende la fantasmagoria degli amici modenesi ammazzavampiri che giunge al suo terzo - e forse ultimo - capitolo.

Da Parigi, dove si era svolta la loro precedente avventura "in transferta", la scena si sposta nuovamente nel modenese: e riecco gli scenari metropolitani crepuscolari, cupi e fatiscenti.

La lotta contro i vampiri che si intreccia con l'invasione degli "Uhuhuhlù" (derelitti extracomunitari provenienti da ogni dove e allocati in fatiscenti catapecchie e catoi ma sin da subito bravi e solerti consumatori: e non si sa chi sia meglio se i "vampi" o gli Uhuhuhlù...) riprende con un'attenzione al doppio livello che i cultori della saga hanno già imparato a conoscere, quello dei "vampi", a metà tra i vampiri e gli zombie, poco più che ammassi di carne putrefatta semoventi, e i potenti e temibili "Maestri" che stanno nell'ombra e che hanno dei loro disegni imperscrutabili.

Si aggiunge, alla compagnia di ammazzavampiri composta da Gabriele, da Vergy, dalla promiscua ed avvenente Elisabetta  e  da Matthew, il "nano ivoriano," il nuovo acquisto dalla precedente avventura de "Il 36° giusto"), il repellente Cristone De Murtis, mentre ricompare Rossana, l'"amica" finanziatrice ed ispiratirce delle imprese di caccia ai vampiri che, dopo essersi defilata al termine della prima avventura, ora si rimette in pista, con qualche tenerezza in più per Claudio, il narratore-cronista.

Quella di Vergnani è una saga "epica", una vera e propria epopea, proprio come quelle proposte dai cantastorie di un tempo o quella dei Paladini di francia: ci si può entrare in qualsiasi momento e in qualsiasi fase, se ne può uscire a piacimento e rientrarci dopo in un punto diverso.

Vergnani ha la sagacia e la versatilità del Contastorie ed è capace di tenere avvinta l'attenzione del lettore, anche se alcuni degli schemi narrativi sono ricorrenti e ripetitivi, ma questo è ciò che il lettore desidera.

Nello stesso tempo, la sua prosa è pantagruelica e sboccata, fescennica, immaginifica:, ridondante e per alcune delle immagini e metafore che egli non manca mai di introdurre, non si può mai fare a meno di ridere di cuore.

Ci si spaventa, ma anche si sorride e si ride: ma dietro ci sono cupezze, devastazioni, degradi che rimandano alla nostra attualità vista senza orpelli ed edulcorazioni.

Bravo Vergnani!

Per la sua prosa e per il suo humor che rendono una materia cupa godibile e divertente, come se, in alcuni momenti, si avesse a che fare con una grottesca comica finale o una interpretazione dell'horror vampiresco in stile fumettaro-demenziale o alla maniera cinematografica, per citare due esempi illustri di "Per favore non mordermi sul collo" di Roman Polanski o dell'insuperabile Frankestein Junior di Mel Brooks.

Nei romanzi di Vergani, dietro le battute da clown sboccato, si celano la tristezza e la melanconia di fronte ad un mondo fatiscente: quello che sta  dietro le apparenze della scintillante società dei consumi.

In filigrana c'è anche una riflessione sulla futilità della vita di molti dei nostri contemporanei che, tra il dilemma di condurre la propria esistenza, chiudendo gli occhi sulla realtà che li circonda e sulle durezze/vacuità di cui è fatta o di guardare direttamente le cose per quello che sono, agendo per cercare di modificare uno status quo (anche se dovesse trattarsi di combattere una battaglia contro i mulini a vento, persa in partenza), decidono di attenersi alla prima via, quella che comporta meno attriti e meno rischi personale: the easy way, insomma.

Invece, il nostro manipolo di personaggi (dietro di loro si intravede il nostro Vergnani, che è il loro burattinaio), vuole vivere dimostrando di possedere qualche sprazzo della tempra dell'eroe, riempendo così di senso una vita altrimenti futile.

Sono loro che, pur in un loro modo grottesco e a tratti anti-eroico, applicano a se stessi la massima: "Meglio un giorno da leoni, che cento anni da pecora" e nel far questo si cacciano sempre nei guai e in imprese temerarie, che non hanno né capo nè coda e che sono condannati a ripetere iterativamente, ogni volta con diverse varianti (si vedano ad esempio, in questo terzo romanzo, l'assalto dei vampi alla sala cinematografica in cui viene proiettato un B-movie horror - sugli zombie, guardacaso, oppure la spedizione alla festa debosciata dalla quale, drogati e storditi, vengono fatti uscire come una mandria destinata al macello).
Ed essere eroi, per quanto problematici e perdenti, è l'unico antidoto alla vacuità della vita e ad un sistema di rapporti che ci vampirizza giorno per giorno. I

Vampiri sono tra noi, sembra voler dire Vergnani - Vampiri crudeli che oltre che di sangue sono assetati di potere, ma non di conoscenza come è il caso dei vampiri delineati da Talbot, in Vivono di notte, pure edito da Gargoyle (2011) - e l'unica via dignitosa è quella di lottare, mentre l'alternativa è piegarsi e diventare complice acquiscente del sistema (chi fa finta di non vedere per vivere tranquillamente) o finire con il diventare vittima ed essere digerito e metabolizzato.

Con queste tonalità chiaroscurali siamo di fronte ad un grande epopea del "macabro" contemporaneo. Quindi, in sostanza, i romanzi di Vergnani, pur appartenendo esplicitamente ad un'epica horror tragicomica, non sono confinabili a quel genere in modo rigido, perchè riescono a parlare di molte altre cose e ad agganciarsi in modo forte all'attualità.

 

Sintesi del volume. Dopo le avventure narrate ne "Il 36° Giusto", Claudio, Vergy e i loro amici lasciano Parigi e ritrovano una Modena quasi tornata alla normalità, i pochi vampiri rimasti in circolazione nascosti nelle fogne e negli edifici abbandonati delle periferie più degradate. Stanchi, depressi decidono di riempire il vuoto delle loro esistenze dedicandosi alla ricerca di Alicia, nella folle e disperata speranza che questa possa essere ancora viva. Claudio e Vergy iniziano così delle indagini che, ben presto, si riveleranno un'autentica discesa negli inferi che li porterà a confrontarsi non solo con un inquietante e antico Maestro ma, anche e soprattutto, con le loro paure di uomini rassegnati ài proprio destino, fino a un incontro con la morte che si consumerà nel più tetro e freddo dei luoghi, nell'ora più buia quando, per citare l'Amleto di Shakespeare, "i cimiteri sbadigliano e l'inferno soffia il contagio su questo mondo".

 

Vergnani.jpegL'autore. Nato a Modena, svogliato studente di Liceo Classico, ancor più svogliato studente di Giurisprudenza, preferisce passare il tempo leggendo, giocando a scacchi e tirando di boxe. Allontanato dai Vigili del Fuoco, dopo una breve e burrascosa parentesi militare ai tempi del primo conflitto in Libano, sbarca il lunario passando da un mestiere all'altro, portandosi dietro una radicata avversione per il lavoro. Dalle palestre di bodybuilding alle ditte di trasporti, alle agenzie di pubblicità, alle cooperative sociali, perso nei ruoli più disparati ma sempre in fuga da obblighi e seccature. Il 18° Vampiro è il suo primo romanzo, seguito da Il 36° giusto, entrambi pubblicati da Gargoyle.

 

 

 

Il primo capitolo de "L'ora più buia"

 

L’ora più buia. Intervista a Claudio Vergnani su Horror.it

Condividi post
Repost0
1 dicembre 2011 4 01 /12 /dicembre /2011 16:16

magia-nera-marjorie-bowen-2011-gargoyle-copertina.jpgMagia nera (titolo originale: Black Magic: a Tale of the Rise and Fall of the Antichrist) è un romanzo di Marjorie Bowen, al secolo Gabrielle Margaret Vere Campbell Long (1885-1952), prolifica scrittrice inglese che trascorse lunghi anni della sua vita in Italia (sposò un Siciliano) e che, proprio perché donna, ebbe vita difficile come scrittrice tanto da dover utilizzare - per pubblicare molte delle sue opere - anche degli pseudonimi maschili. Scrittrice complessa e poliedrica, ma confinata per alcuni versi al genere, tanto da essere stata battezzata da taluni "The Mistress of the Macabre". Questa è una delle prime opere ad essere tradotta in italiano grazie alla casa editrice Gargoyle, nella accattivante traduzione di Bernardo Cicchetti.

Dirk, scultore e pittore vive da solo in una grande casa in un borgo fiammingo (Anversa), devastato dal ferro e dal fuoco d’un precedente assedio: qui, nel segreto delle vaste stanze inutilizzate, se da un lato cerca di portare avanti la sua arte (ma all’inizio viene descritto nell’atto di dipingere d’oro una grande scultura lignea raffigurante un diavolo) ha iniziato a praticare la Magia Nera, leggendo testi proibiti e tentando esperimenti oscuri con formule e riti magici.

Anche Thierry, giovane e di alti natali, che giunge a bussare alla porta della sua casa al seguito del nobile Balthasar di Courtrai in cerca di notizie di Ursula di Rooselaare, la giovane moglie ripudiata, possiede in segreto una certa inclinazione per la magia nera.
I due, su questo terreno comune, s’intendono subito e comprendono – intuitivamente – di essere entrambi attratti dalla sinistre pratica.

Thierry decide di rimanere con Dirk e di intraprendere con lui un viaggio per approfondire la conoscenza delle Arti magiche.

I due abbandonano la casa, lasciandola così com’è, con tutte le sue cose dentro, e si trasformano in clerici vagantes, ma di un genere del tutto particolare (dichiaratamente alla ricerca di istruzione, ma in segreto animati dal desiderio di imparare quanto più è possibile sui rituali più arcani della magia nera e leggere dai testi negromantici proibiti)

Facendo lungo la via numerosi incontri, alcuni dei quali contrassegnati dalla messa in atto da parte di Dirk d’una cifra scellerata, i due sodali si spostano sino a Francoforte, dove alla luce del sole divengono studenti della locale Università e dove, in segreto, continuano ad approfondire lo studio della magia nera.

Proprio a seguito delle conseguenze dell’applicazione delle arti magiche sono costretti a fuggire precipitosamente e, nel corso della loro fuga, avvengono altri incontri, tra cui quello con una bella donna di cui Thierry si innamora e, per la quale, vorrebbe abbandonare l’amico e maestro.

Si comprende bene che, dietro la comune passione per le arti magiche, il vincolo forte che li lega è una forte corrente di omosessualità latente, di cui il polo dominante è rappresentato da Dirk piuttosto che da Thierry.

Almeno così sembra,  perché il finale a sorpresa rovescerà radicalmente la convinzione che il lettore si è andato costruendo strada facendo.

Dei due, Thierry è il personaggio più controverso, in quanto la pratica della magia nera e i primi esperimenti portati avanti con pieno successo attivano in lui timore e una forte conflittualità, oltre alla tormentosa consapevolezza di aver superato dei confini che comportano l'impossibilità del ritorno e di una redenzione. Thierry, infatti, per quanto faccia non riuscirà mai del tutto a sottrarsi alla nefasta influenza di Dirk che, ogni volta, lo tenta con lusinghe e con promesse, sino a sollecitare la sua ambizione più sfrenata con una corona di imperatore.

Dirk, invece, sembra essere davvero l’anima nera del duo, anche perché nelle sue scelte è guidato dall’odio, mentre Thierry lascia aperto nel suo animo uno spiraglio per l’amore e la compassione. E Dirk, spinto da questo fuoco protervo va avanti velocemente nell'apprendimento delle arti magiche che impara anche ad utilizzare senza scrupoli. 

Ma chi è veramente Dirk? E’ semplicemente un aspirante negromante che va acquisendo sempre più potere, man mano che si addentra nella conoscenza delle arti oscure? Oppure è qualcosa di più?

Il lettore, attraverso un intreccio intricato, verrà condotto a poco a poco al disvelamento della verità, sino a vedere finalmente Dirk salire al soglio pontificio.

Magia nera è un romanzo anomalo a firma di una donna, in un campo che – salvo rare eccezioni – è sempre stato dominato da uomini: è una trama fatta di intreccio narrativo, di incontri con numerosi personaggi che tessono trame i cui fili però sono sempre tenuti assieme alla lunga da Dirk, che – con l’ausilio della magia – riesce ad essere un potente manipolatore, annullando di fatto i rigurgiti di buone intenzioni delle persone che gli sono più vicine e, in qualche modo corrompendole. Di stilemi horror in senso stretto ve ne sono ben pochi, mentre tra una pagina e l’altra serpeggiano in modo sottile il perturbante e il soprannaturale i cui modi e le cui declinazioni nella letteratura vengono magistralmente analizzati nell’introduzione di Fabrizio Foni, specializzato in Italianistica e studioso della narrativa "nera" italiana al passaggio  dal XIX al XX secolo, dal titolo “Il papa mago, nel segno della tradizione, attraverso il fantastico, verso l’enigma”, un vero e proprio saggio molto approfondito, in cui il soprannaturale viene esaminato alla luce delle categorie del fantastico secondo Todorov e dell’analisi approfondita del noto critico letterario Francesco Orlando. Fabrizio Foni ci mostra con dovizie di esempi i modi in cui le tre diverse categorie del soprannaturale (di “tradizione”, di “ignoranza” e di “trasposizione” si intrecciano ed interagiscono; nello stesso tempo con colti riferimenti guida i lettori ad una metanalisi del testo, indicandoci puntualmente una serie di riferimenti storici e di personaggi realmente vissuti.

Chi vi dovesse cercare un romanzo horror "classico" rimarrà deluso, ma nello stesso tempo vi troverà per contro molti altri pregi e spunti di interesse, poiché l’opera della Bowen offre una riflessione su alcuni temi universali che sono quelli della lotta tra il Bene e il Male, l’ambizione e la brama di potere che, con le arti manipolatorie e del comportamento altrui, la menzogna e l'inganno, conducono l’uomo a compiere - scivolando lungo una china di sempre maggiore amoralità - i peggiori misfatti in nome del principio secondo cui il fine giustifica i mezzi.

E in questo senso “Magia nera” è indubbiamente un romanzo di grande respiro che da un lato si ispira al gotico prima maniera (ad opere capostipiti come “Il Castello di Otranto” o “Il Monaco” e, dall’altro, al romanzo storico della migliore tradizione europea ed italiana (nella prefazione sono anche citati “I Promessi Sposi”), anche se sotto questo profilo la Bowen sembra essere più interessata alla suggestioni che non all’assoluta esattezza del dettaglio storico.

 

Dal risguardo di copertina. Nell'oscuro periodo della caccia alle streghe, Dirk Renswoude, un misterioso giovane che vive in un monastero ad Anversa dove studia e pratica in segreto magia nera, un giorno riceve una visita inaspettata che gli cambierà la vita. L'incontro con Thierry, e la scoperta di avere in comune con lui tendenze malefiche e sete di dominio, lo portano ad abbandonare la sua dimora per approfondire gli studi proibiti in grandi università come Basilea e Francoforte. I due studenti vivono in simbiosi e si esercitano con più o meno successo nelle arti magiche fino a lambire le più alte sfere del potere. Tuttavia, a causa di innumerevoli tentennamenti, tradimenti, ricatti e intrighi di corte, i due occultisti si perdono di vista per dieci lunghi anni. Quando si ritroveranno niente sembrerà più come prima. Una serie di terribili colpi di scena rivelerà la malvagità e la verità sui personaggi più potenti della Chiesa e dell'Impero Romano d'Occidente. Prefazione di Fabrizio Foni.

 

Nota bio-bibliografica

bowen3.gifGabrielle Margaret Vere Campbell Long nasce il 1 novembre 1885 a Hayling Island, Hampshire.
Il padre, Douglas Campbell, e la madre, Josephine Elizabeth Ellis Bowen, si separano quando ha tre anni; Margaret viene da questa spesso colpevolizzata perche' bruttina, mentre la sorella minore, più graziosa, raccoglie l'approvazione materna.

Le difficili esperienze dell'infanzia, dovute alla povertà e al tenore di vita libero e vagabondo della tremenda madre, saranno descritte nell'unico testo pubblicato sotto il suo vero nome, Margaret Campbell: The Debate Continues, Being the Autobiography of Marjorie Bowen, uscito nel 1939 e che raccolse l'ammirazione del mondo letterario del tempo.

I molti personaggi femminili perversi della narrativa della Bowen riflettono le personali esperienze sopportate a causa della madre e della sorella dalla giovane Margaret, tanto che non é difficile vedere della vera autobiografia nella descrizione della lotta tra due sorelle in The Last Bouquet.

Non ricevendo alcuna istruzione formale, Margaret si istruisce da sé frequentando le biblioteche e imparando a leggere da autodidatta il francese, l'italiano, e persino il latino.

Nel 1906 pubblica il primo romanzo, The Viper of Milan, a soli 21 anni.
Nel 1912 per affrancarsi da casa sposa il siciliano Emilio Costanzo Zeffirino, che non la tratta bene; la prima figlia muore in fasce, e nel racconto di un fantasma bambino (The Blue Glove, in The Pleasant Husband & other stories, 1921) emerge tutto il dolore di tale perdita.

Il secondo figlio viene affidato ad una governante mentre lei accudisce in Italia il marito gravemente malato di tubercolosi, che la lascia vedova nel 1916.

Dopo nemmeno un anno diventa Mrs. Arthur L. Long, un altro marito sposato senza amore, il quale le dà altri due figli.

Margaret scrive incessantemente nei generi più vari: racconti per bambini, romanzi, novelle, sceneggiature, biografie, e persino gialli, più per bisogno di denaro che per vero interesse artistico.

Utilizza una gran varietà di pseudonimi, spesso riconducenti ad una pseudo-identità maschile spinta dalla necessità di poter stare sul "mercato": Marjorie Bowen, con il quale è universalmente nota, ma anche Joseph Shearing, George Preedy, Robert Paye, John Winch (e forse anche Eveyn Winch, Bertha Winch).

Come Joseph Shearing pubblica sinistri romanzi gotici pieni di mistero e di terrore.

Muore il 23 dicembre 1952.

Per un approfondimento vedi: The Life of Marjorie Bowen, Mistress of the Macabre  

 

Nota biografica di Fabrizio Foni

Fabrizio-Foni.pngÈ ricercatore di Italianistica.

Insegna all’Università di Liegi e collabora con l’Università di Trieste. La sua tesi di Dottorato ha vinto la sesta edizione del premio Lama e trama. Tra i suoi contributi: Alla fiera dei mostri. Racconti pulp, orrori e arcane fantasticherie nelle riviste italiane 1899-1932 (Tunué, 2007), le antologie Il gran ballo dei tavolini. Sette racconti fantastici da «La Domenica del Corriere» (Nerosubianco, 2008) e Ottocento nero italiano. Narrativa fantastica e crudele (Aragno, 2009, assieme a Claudio Gallo). Con Luciano Curreri ha curato Un po’ prima della fine? Ultimi romanzi di Salgari tra novità e ripetizione (Sossella, 2009). Del 2010 il saggio Piccoli mostri crescono. Nero, fantastico e bizzarrie varie nella prima annata de "La Domenica del Corriere" (1899), edito da Perdisa.

Condividi post
Repost0
25 novembre 2011 5 25 /11 /novembre /2011 15:10

black-city_Gischler.jpgBlack City. C'era una volta la fine del mondo (di Victor Gischler, Newton Compton, 2011)  è un romanzo che risente, in qualche misura della verve di cartoonist e sceneggiatore di Graphic novel, attività in cui l'autore si è pure esercitato.
Come dice il titolo, vi si parla d'un possibile scenario di fine del mondo o, come si dice, post-apocalittico: la civiltà dei consumi è crollata e si è avuta una totale deregulation.
L'autore non ci mostra il processo del crollo, ma ci introduce subito nel momdo radicalmente trasformato da epidemie, carestie, guerre e devastazioni: e tutto la sfascio e la desolazione ce li fa vedere attraverso gli occhi di Mortimer che, dopo dieci anni di volontario esilio iniziato quando già le cose cominciavano ad andare a rotoli, stanco di solitudine e di eremitaggio decide di ritornare nel mondo per ritrovarsi come uno che esce da una macchina del tempo dopo aver fatto un salto in un futuro che non conosce del tutto.
Il romanzo è di lettura facile, divertente ed ironica perché, pur proponendo un possibile scenario di fine del mondo e postcatastrofico, non lo fa nel modo pesante e cupo della serie cinematografica di Mad Max - tanto per fare un esempio molto conosciuto - ma con una cifra che in qualche mette il protagonista Mortimer, "redivivo" nella condizione di una specie di novello Candido voltairiano.
Sì, ci sono le violenze, le aberrazioni - tra cui quella estrema del cannibalismo -, le storture, ma nello stesso c'è una parodia e una beffa dei nostri modi di vivere.
Nella ricostruzione del mondo civilizzato andato in malora, quale sistema prevarrà tra un sistema puramente economico e commerciale (il Joey's Armageddon, che basa però il suo funzionamento su di una rigida divisione tra schiavi e individui che posseggono un censo) ed uno basato sull'affermazione totalitaria  e sulla sopraffazione d'una nuova (ma sempre vecchia) emergente dittatura?
Secondo Gischler nessuna delle due modalità che si contrappongono antiteticamente l'avrà vinta: alla fine i nostri eroi tanto anti-eroi, Mortimer, l'amico Bill fissato con gli Stetson, Sheila ex-spogliarellista e prostituta (per sopravvivenza)  godranno del loro meritato riposo nell'estremo Sud della Florida, dove si crea un sistema di vita tranquillo, edenico, basato sul libero scambio, sulle conversazioni amicali e senza leggi economico-finanziarie a fare da cappio.

Che altri si scannino pure, noi vogliamo vivere, embrano dire i tre scampati ad ogni sorta di peripezie.
Gustosissima le descrizione degli uomini condannati alla "biciclette" per produrre l'energia elettrica necessaria, in assenza di carburante, e il "Muscolo Express", un treno che assicura i collegamenti tra le varie sedi del Joey's Armageddon che funziona a trazione umana grazie a degli energumeni pompati di testosterone.

Sintesi del romanzo (dalla quarta dicopertina). Il mondo sembra arrivato alla fine: un virus letale sta divorando intere popolazioni, i crack finanziari si moltiplicano, una serie di attentati minaccia di distruggere le città. Mortimer Tate, agente assicurativo fresco di divorzio, decide di ritirarsi in una grotta su una montagna del Tennessee. Passano giorni, mesi, anni. Il suo corpo si indebolisce e la mente comincia a vacillare... Nove anni dopo, attratto dal suono di una voce, Mortimer scende dalle montagne ed emerge in un paesaggio surreale. L'America non esiste più. Quel poco che rimane dell'umanità si raccoglie intorno ai club di strip tease di Joey Armageddon, tra birra ghiacciata, ballerine di lap dance e buttafuori armati di fucili. Accompagnato da pochi sopravvissuti - il cowboy Bill, la bellissima spogliarellista Sheila e Ted, l'uomo delle montagne - Mortimer viaggia tra pericoli e devastazione, fino ad arrivare alla città perduta di Atlanta, dove lo attende una sfida che può determinare il futuro della civiltà...

Condividi post
Repost0
6 ottobre 2011 4 06 /10 /ottobre /2011 09:29

giudici.jpgIn Giudici (Einaudi, 2011),  divertente e leggera antologia formata da tre racconti "tematici" di Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli e Giancarlo De Cataldo, non nuovi a collaborazioni antologiche, è racchiusa - molto in sintesi - la storia della Giustizia italiana dall'Unità ad oggi, attraverso tre sue "fotografie", scattate in periodi diversi.

Il piccolo volume si legge velocemente ed è l'ideale da portare con sé in una gita al mare. I tre racconti danno l'idea dei percorsi dalla Giustizia italiana dall'Unità ad oggi.

E' divertente ed ironico il racconto di Camilleri, in cui il giudice Efisio Surra, appena giunto a dirigere un Tribunale in un paesino del Sud della Sicilia subito dopo il Plebiscito, si trova alle prese con la "Fratellanza", prima ancora che si cominciasse a parlare di "Maf(f)ia"; quello di Lucarelli racconta la storia di una giudice "ragazzina" che, incaricata di un'indagine apparentemente banale, "inciampa" per puro caso in trame di fondi deviati per loschi fini e diventa oggetto di ripetuti attentati (e con questo racconto siamo alle soglie degni anni Settanta). Infine, quello di De Cataldo, ambientato ai nostri giorni, intesse la storia di un Procuratore della Repubblica dei nostri tempi, idealista ed integgerrimo, nel suo confronto con il malaffare gestito dal livello politico che si incarna nel suo rivale/deuteragonista di sempre, sin dai tempi della scuola, e alle prese con il confronto interiore con il suo peggiore incubo.

I tre racconti sono di qualità diversa: solo quello di Camilleri possiede quel tanto di inconfondibile ironia e di divertissement che lo fa schizzare in alto nella classifica della piacevolezza. Più seriosi gli altri due, senza tuttavia impennate verso l'alto, ma egualmente significativi nel dare ciascuno un quadro sintetico - attraverso il proprio intreccio - del periodo storico preso in esame.

Sintesi del volume (dal risguardo di copertina). Il giudice Efisio Surra è catapultato da Torino a Montelusa, e con il suo candore e la sua tenacia vince la prima battaglia dell'Italia unita contro la Fratellanza, non ancora "Maffia". Un giudice ragazzina si trova di colpo ridotta in clandestinità, nel bel mezzo di una guerra senza esclusione di colpi, alla fine degli anni Settanta. Un procuratore duella da una vita con il molto spregiudicato sindaco di Novere, e da una vita perde: fino a quando non capisce che il duello non era ad armi pari. Tre grandi scrittori di oggi mettono al centro della loro osservazione la figura, carica di conflitti e tensioni, di chi ha scelto nella vita di amministrare la giustizia, per conto di tutti noi. E si collegano a una tradizione che va da Manzoni a Sciascia, da Dostoevskij a Kafka.

Condividi post
Repost0

Mi Presento

  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
  • Contatti

Profilo

  • Frammenti e Pensieri Sparsi

Testo Libero

Ricerca

Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


frammenti-e-pensieri-sparsi.over-blog.it-Google pagerank and Worth