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1 gennaio 2017 7 01 /01 /gennaio /2017 18:45
South Africa Trip 2016. Una gita a Hartbeespoort Dam (Jaunt to Hartbeespoort Dam). Sud Africa e nuvole...
South Africa Trip 2016. Una gita a Hartbeespoort Dam (Jaunt to Hartbeespoort Dam). Sud Africa e nuvole...
South Africa Trip 2016. Una gita a Hartbeespoort Dam (Jaunt to Hartbeespoort Dam). Sud Africa e nuvole...
South Africa Trip 2016. Una gita a Hartbeespoort Dam (Jaunt to Hartbeespoort Dam). Sud Africa e nuvole...
South Africa Trip 2016. Una gita a Hartbeespoort Dam (Jaunt to Hartbeespoort Dam). Sud Africa e nuvole...
South Africa Trip 2016. Una gita a Hartbeespoort Dam (Jaunt to Hartbeespoort Dam). Sud Africa e nuvole...
South Africa Trip 2016. Una gita a Hartbeespoort Dam (Jaunt to Hartbeespoort Dam). Sud Africa e nuvole...
South Africa Trip 2016. Una gita a Hartbeespoort Dam (Jaunt to Hartbeespoort Dam). Sud Africa e nuvole...
South Africa Trip 2016. Una gita a Hartbeespoort Dam (Jaunt to Hartbeespoort Dam). Sud Africa e nuvole...
South Africa Trip 2016. Una gita a Hartbeespoort Dam (Jaunt to Hartbeespoort Dam). Sud Africa e nuvole...
South Africa Trip 2016. Una gita a Hartbeespoort Dam (Jaunt to Hartbeespoort Dam). Sud Africa e nuvole...
South Africa Trip 2016. Una gita a Hartbeespoort Dam (Jaunt to Hartbeespoort Dam). Sud Africa e nuvole...
South Africa Trip 2016. Una gita a Hartbeespoort Dam (Jaunt to Hartbeespoort Dam). Sud Africa e nuvole...
South Africa Trip 2016. Una gita a Hartbeespoort Dam (Jaunt to Hartbeespoort Dam). Sud Africa e nuvole...

(Maurizio Crispi) Nel corso del nostro viaggio in Sudafrica, il 30 dicembre 2016 è stata la volta di una gita alla diga (e relativo lago artificiale) detta Hartbeespoort Dam, ubicata nella North West Province, subito al di là del confine con il Gauteng, cittadina che oggi è divenuta un rinomato posto - oltre che di residenzialità stagionale - di attrazione turistica sia per gli sport lacustri ed acquatici in genere (yachting, vela, canoa e simili), sia per le escursioni in pallone, sia per il trekking sia per la pesca.
Ma èanche rinomata perchè ormai da anni, vi si svolge un'ultramaratona, la "Old Mutual OM Die Dam Ultramarathon"  la cui 27^edizione si svolgerà il prossimo 18 marzo 2017 (sabato) , sulla distanza di 50 km, e con la possibilità - per i meno allenati - di cimentarsi nella distanza di 21 km (ma anche sulla distanza di 10 km), con in più una "Fun Run" di 5 km.
Completamente trasformata da come la ricordano Maureen, Belinda e Margie che qui venivano sovente in gita.
cieli in Sudafrica...Tutto é cambiato: sole le montagne, la diga e il lago sono rimasti identici...
Superata la zona come sempre trafficatissima tra Pretoria e Johannesburg, il paesaggio dell'altopiano s'è aperto in una sequenza di cieli vastissimi, resi ancora più ampi e maestosi dalle presenza di cortine di cumuli flottanti che, estendendosi a perdita d'ochio, fanno pensare alla canzone di Jannacci "Messico e Nuvole"...
La strada procede con ondulazioni continue sino ad arrivare in vista di una piccola catena montuosa i cui picchi hanno la cima piatta, a tavoliere e la sommità di nuda roccia.
Sono appunto le montagne che delimitano il lago, ricavato proprio nel punto in cui le acque del fiume si addentravano con numerose cascate in un gola scoscesa per scendere più a valle.
La zona si anima all'improvviso, le auto sono incolonnate e noi non possiamo sottrarci a queste strettoie... Per passare dall'altra parte della gola, bisogna costeggiare il lago artificale e poi passare dentro uno stretto tunnel curvilineo e sulla sommità della diga.
Nel tunnel e sula diga,vista la ristrettezza del passaggio il traffico è a direzioni alterne...
E quindi le attese tra una ripresa e l'altra della marcia a singhiozzo sono lunghissime.
Approfittano della situazione frotte di venditori improvvisati che vogliono piazzare di tutto, dai cappelli agli occhiali da sole, dalle cinture a fantasiose confezioni di bicchieri da birra, per non parlare di quelli che propongono la vendita di sacchi di legna da ardere, di frutta, oppure di enormi animali e uccelli di legno scolpito o di ferro battuto.
Per evitare di essere assaliti da queste generose offerte bisogna tenere i finestrini ben chiusi.
Lungo le centinaia di metri prima della galleria sono disposti numerosi locali multietnici, persino un posto di ristorazione presumibilmente italiano, a giudicare dalla scritta "panini":
il passaggio sulla diga è bello, poiché ci si offre una vista superba sulla gola selvaggia- e verdeggiante di una fitta crescita di alberi e di arbusti - dove rumoreggiano numerose cascate che convogliano l'acqua di scolmo proveniente dal lago.
Ma purtroppo non ci può fermare a fare delle foto...
Le macchine dietro pressano: ci si deve accontentare di foto scattate al volo...
Dall'altro lato della diga il paesaggio è più selvaggio: evidentemente, un tempo doveva essere sede di numerose fattorie di allevatori e agricoltori, oggi trasformate in holiday resort, in B&B, in ristoranti, oppure in luoghi dove - considerando la vastità del territorio- ci sono animali selvaggi della savana negli spazi aperti.
Lo ShangololoSosta in un ristorante "fancy", dove dopo avere aspettato "to be seated", ce ne andiamo perché ci pare un po' troppo per adulti e sostanzialmente poco "friendly" nei confronti dei piccini, avvistando uno shongololo che attraversa pigramente il viottolo che ci riporta al parcheggio dove abbiamo lasciato l'auto.
Ripieghiamo su di una pizzeria che si sembra attraente, perchè è anche una piccola distilleria di birra: e, in effetti, accanto alle birre tradizionale, vengono offerte nel menù delle birre di produzione locali aromatizzate con aromi diversi come limone, fragola e altri che adesso non ricordo.
La pizza è risultata buona, ma chiaramente è un'altra cosa: non è la pizza italiana. Ma se si parte dal presupposto che è un'altra cosa la si può gustare come una gradita pietanza.
E di nuovo in auto per il ritorno.
Stessa trafila dell'andata, ma questa volta più veloce, perché siamo fuori dalla peak hour.
Ci lasciamo alle spalle le montagne e ci addentriamo di nuovo nella vastità della pianura incoronata da nubi che fanno da quinte di un immenso scenario.
Lungo il bordo della strada sono parcheggiate delle auto della polizia: è successo un incidente devastante e le carcasse di due auto letteralmentesfracellate sono poca distanza l'una dall'altra.
Poi, più avanti,scendendo verso Johannesburg uno dei cartelli stradali di segnalazione di pericolo, ci avverte "Hijack Hotspot" (""Alto rischio di rapina") per circa tre chilometri: a quanto pare, questo tratto di strada che procede in una gola piuttosto stretta è un luogo ideale per  la messa in esecuzione di possibili rapine: E' di prammatica controllare che tutti gli sportelli siano bloccati dall'interno,
E di nuovo la vastità della distesa dell'altopiano e dei cieli sovrastanti, mentre su questa immensità si stagliano figurette, esili e scure, che camminano (da dove vengono? Dove vanno?) o che ristanno accovacciati o seduti in coni d'ombra. Delle donne camminano proteggendosi la testa dal sole con degli ombrellini. Sporadicamente altri seduti lungo la strada mettono in vendita ortaggi e frutta.
E, infine, rientriamo dopo tutta questa dose di vastità e di infinito, ma vista dal chiuso dell'auto, alla sicurezza dell'Estate con le sue torrette di di guardia e con le sue guardie armate.

La diga di Hartbeersport Dam(da Wikipedia) Hartbeespoort Dam (also known as Harties) is an arch type dam situated in the North West Province of South Africa. It lies in a valley to the south of the Magaliesberg mountain range and north of the Witwatersberg mountain range, about 35 kilometers west of Pretoria. The name of the dam means "pass of the hartebeest" (a species of antelope) in Afrikaans. This "poort" in the Magaliesberg was a popular spot for hunters, where they cornered and shot the hartebeest.
The dam was originally designed for irrigation, which is currently its primary use, as well as for domestic and industrial use.
The dam has suffered from a hypertrophic state since the early 1970s. Mismanagement of waste water treatment from urban zones within the Hartbeespoort Dam catchment area is largely to blame, having distorted the food web with over 280 tons of phosphate and nitrate deposits.
In 1906, the government ordered a public inquiry into the feasibility of building an irrigation dam in the Hartbeespoort of the Magaliesberg. The engineer of the Department of Irrigation that led the inquiry, submitted a favourable report to the government and the Hartebeestpoort Act. 32 of 1914 was accepted by Parliament. As early as 1909 there were test holes drilled at the bottom of the river to determine whether the rock formation was suitable for building such a huge dam. The size of the catchment area was calculated, the water flow was measured and estimates made of the potential irrigable land. Downstream claims to the existing water stream were established. The topography of the riverbank and rock formations were examined to evaluate the viability of the poort for the construction project.

The construction of the dam officially started in August 1916. Initially work was delayed pending a court judgement with General Hendrik Schoeman and a certain Mr. Marshevin about the expropriation of their properties. The dispute was later resolved but discontent remained after a hastily passed law to facilitate the expropriation. In his book "Agter die Magalies", Bertus de Beer argues that the government acted in a heavy-handed manner to resolve a number of issues surrounding the construction of the dam. Mother Nature caused further delays due to flooding. In 1914 and again in 1918, huge amounts of construction wood washed down the river and were never recovered. During 1915, the wall of the Geldenhuysdam further up the river broke and the flooding of the site also caused a delay.

The disruption caused by the First World War, and the complications brought on by the Rebellion of a group of Afrikaners, brought further delays to the building. Then the first company was liquidated due to financial losses resulting from the floods and delays. In 1921 a second company took on the project and appointed an engineer, F. W. Scott, who tackled the project with renewed energy. In April 1923, after all the setbacks and political upheaval, the project was completed. In September of that same year the road over the wall of the Dam and through the tunnel was opened to traffic. The dam first overflowed in March 1925.

The dam was built on the farm Hartebeestpoort, once owned by the Boer General Hendrik Schoeman (1840–1901). The farm and adjacent land were acquired by the State, mainly through the facilitation of his son, Johan Schoeman (1887–1967), around 1912. The completion of the dam made the agricultural land north of the Magaliesberg much more valuable, especially land close to canals and the Krokodil River. As a result, various farms of the Bakwena people of the Tswana ethnic group who lived in the area for many generations were appropriated or lost by various means and white farmers were settled in their place.

The town of Hartbeespoort is situated close to the dam wall and the villages of Kosmos, Melodie, Ifafi, Meerhof and The Coves, Pecanwood, Westlake and several other Estates can be found alongside its banks. the town of Schoemansville was named after General Hendrik Schoeman, owner of the land during the 19th century.

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Published by Frammenti e Pensieri Sparsi - in Luoghi South Africa Trip 2016
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31 dicembre 2016 6 31 /12 /dicembre /2016 04:52
South Africa Trip 2016. Johannesburg. Le mie impressioni. Una città in declino?
South Africa Trip 2016. Johannesburg. Le mie impressioni. Una città in declino?
South Africa Trip 2016. Johannesburg. Le mie impressioni. Una città in declino?
South Africa Trip 2016. Johannesburg. Le mie impressioni. Una città in declino?
South Africa Trip 2016. Johannesburg. Le mie impressioni. Una città in declino?
South Africa Trip 2016. Johannesburg. Le mie impressioni. Una città in declino?
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South Africa Trip 2016. Johannesburg. Le mie impressioni. Una città in declino?
South Africa Trip 2016. Johannesburg. Le mie impressioni. Una città in declino?
South Africa Trip 2016. Johannesburg. Le mie impressioni. Una città in declino?

(Maurizio Crispi) Johannesburg è una città del Repubblica Sudafricana, capoluogo della provincia di Gauteng. È la città più popolosa del Sudafrica e la terza più popolosa dell'Africa subsahariana dopo Lagos (Nigeria) e Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo).
La sua popolazione, se si considerano anche i sobborghi, amministrati da altre municipalità, raggiunge gli 8 milioni.
Johannesburg si trova su di un altopiano sterminato, attorno ai 200o metri sul livello del mare, con un clima prevalentemente continentale. Il suo territorio è collinare e, spostandosi da un lato all'altro di essa, bisogna fare su e giù per dolci pendii.

nelle vie di Joburg (Maboneng)Viene anche informalmente chiamata Joburg, Jozi e eGoli; quest'ultimo nome, che significa "luogo d'oro" in zulu, può essere riferita all'attività mineraria nella zona o alla ricchezza economica della città.
Si  badi bene che Johannesburg non è la capitale del Sudafrica. Le capitali dello stato sono tre: Pretoria (amministrativa), Città del Capo (legislativa) e Bloemfontein (giudiziaria). Johannesburg deve il suo sviluppo relativamente recente alla cosidetta "Corsadell'oro" (Goldrush) che attirò in quest'area migliaia di persone alla ricerca del loro sogno di ricchezza.
Sino alla fine dell'apartheid, Johannesburg è stata una città prevalentemente bianca, dal momento che tutta la popolazione nera era confinata nelle township, in pratica delle immense baraccopoli, di cui Soweto era  (ed  è) la più vasta.
Una città, che pur tagliata fuori dal resto del mondo per via dell'Apartheid e delle scelte di controllo operate dai governanti di quel periodo (a partire dal 1948) era considerata una città quasi "europea": aveva i cinema, i teatri, le scuole e le università tutte finalizzate ad addestrare la borghesia bianca ad un futuro lavorativo.
Adesso, invece appare come una città in declino: mentre alcune parti di essa sono ancora accettabili, o si sta lavorando per una loro ripresa sotto il profilo delle attività culturali; altre sono nettamente in declino, invase dalla sporcizia, da cumuli di spazzatura, dalla miseria, e sotto gli effetti di un'incuria ormai di lungo corso.
Nel centro della città, in quella che un tempo era la zona degli affari e delle attività commerciali, si addensano centinaia se non migliaia di black people che vivono di espedienti.
Si vede chiaramente che molte di queste strade sono letteralmente abitate da senzatetto: e ciò si deduce dalla presenza, qua e là, dalla presenza di giacigli disposti lungo i muri e lasciati dai loro utilizzatori durante le ore del giorno, e dal fatto che alcuni procedono spingendo ingombranti carrelli della spesa, carichi delle loro povere masserizie di una vita.
Uno spettacolo che fa stringere il cuore.
Non è un caso che Johannesburg sia una delle città del mondo con il maggior tasso di criminalità.
La città, come dicevo, è in declino: prima della fine dell'apartheid era un dominio dei bianchi e i neri vi entravano soltanto se provvisti di pass per recarsi nei rispettivi luoghi di lavoro (come sancito dalle cosiddette "Pass Laws"): al riguardo, era stata istituita una disciplina rigidissima. Se trovato privo di pass, ad un Nero potevano succedere delle cose orribili, senza nessuna garanzia di qualsivoglia diritto civile.
Oggi, ovviamente (ed è giusto che sia così) vi è una totale libertà di movimento.
Ma accanto a questa conquista, decretata dalla fine dell'apartheid, non è stato dato ai black people alcuno strumento con cui utilizzare la tanto attesa libertà, nè tantomeno alcuno strumento di crescita; e quello che si vede - detto molto semplicisticamente - è il risultato.
I Bianchi che continuano a detenere le leve del potere economico a poco a poco hanno preso ad abbandonare la città e, quindi, se da un lato abbandonando i quartieri più prestigiosi della residenzialità, si sono trasferiti nei più sicuri "estate", irti di misure di sorveglianze, di muri perimetrali come di fortezza, di recinzioni elettrificate, di barriere da superare all'ingresso dopo essere stati identificati tra gli aventi diritto all'ingresso,di minacciose torrette  di  guardia che, ahimè, mi ricordano la sagoma inconfondibile delle torri di guardia dei campi di concentramento, e di personale di sorveglianza nero (questo è un bel paradosso), dotato di pistole e manganelli (con la minaccia scritta su appositi cartelli che - in caso di infrazione - c'è da attendersi una risposta armata), dall'altro lato anche i centri operativi delle più prestigiose ditte e i poli amministrativi si sono trasferiti nelle periferie in luoghi relativamente più sicuri e sicuramente più facilmente raggiungibili da funzionari e dipendenti che abitano negli estate decentrati.
Maboneng: una via deserta...Nessuno  si muove a piedi, se non i Neri che sono votati fondamentalmente a queste due attività: camminare verse mete indecifrabili o aspettare,o dormire al bordo della strada (dal momento che quelli impegnati in attività lavorative, sempre al servizio dei Bianchi rappresentano comunque una minoranza), oppure ancora a vendere paccottiglia lungo le strade e ai crocevia, oppure a proporsi come lavavetro.
Nel cuore di Johannesburg si possono vedere enormi edifici,prima adibiti ad uffici, del tutto abbandonati, saracinesche chiuse dei locali aggettanti sulla strada, finestre vuote, a volte con i vetri rotti, nei piani alti, si vedono dovunque cartelli che annunciano "locali in affitto", ma senza grandi speranze. Altrove, invece, l estrade sono desolatamente vuote di passanti e percorse soltanto da veicoli a motore. Con poche eccezioni, qui a Johannesburg, ma anche in gran parte del Sudfarica contemporaneo, non si può essere "flaneur" opasseggiatori oziosi,in stile europeo. Si tratta di un tipo di attività che i Sudafricani bianchi si precludono,poichè la considerano irta di pericoli: e, in effetti, nei luoghi frequentati dai black people -comeho potuto constatare di persona - ci si si sente a disagio, come fuori posto. Sintomo del fatto che siamo di fronte a due nazioni separate e divergenti, almeno per il momento.
Se i bianchi abbandonano, al contrario, si vedono proliferare piccole attività commerciali, gestite da Neri, più intraprendenti, oppure colorati mercatini all'aperto che attirano folle vocianti vestite di vivaci colori: laddove prima regnava l'ordine asettico e disciplinato voluto dall'Apartheid, adesso si assiste ad una progressiva "africanizzazione" delle vie più centrali di Joburg.
Se la situazione é questa, tuttavia (per fortuna) ci sono delle zone della città che si sta cercando di fare rivivere come è appunto il quartiere di Maboneng, oggi noto come "Maboneng Precinct": dove si addensano locali di intrattenimento come ad esempio il "Pata Pata", luogo di ristorazione e musica live, oppure gallerie d'arte e altre attività, tutte all'insegna dell'integrazione e dell'incontro.
E, qui, come nella zona che circonda il New Market Theatre, è possibile vedere bianchi che passeggiano tranquilli e che si soffermano ad osservare opere d'arte esposte a cielo aperte, ma è anche possibile vedere dei gruppi misti immersi in conversazione: e questo è proprio il segno deil cambiamento dei tempi.

Per approfondire su Johannesburg, vai alla voce relativa su Wikipedia (En.).:

Maboneng(Dal sito web dedicato) Maboneng Precinct. With its beginnings in art, Maboneng has evolved into a collaborative hub of culture, business and lifestyle that entices curiosity, encourages exploration and promotes a sense of urban togetherness. Maboneng is a destination on the eastern side of the city's business district offering retail stores, entertainment venues and restaurants mixed with residential, office and industrial spaces that appeal to a wide variety of people and businesses.
A creative take on history, architecture, art and nature, as well as a place for people to proudly call home, Maboneng is the epicenter of the Joburg inner-city renaissance.
Submerse yourself in a place alive with vibrant culture, entrepreneurial spirit and a strong sense of community. Live, create and collaborate in a secure neighbourhood with a vision and future unrivalled among the urban set.The brainchild of property development group, Propertuity, Maboneng has a humble beginning at Fox Street’s Arts on Main. A core focus on the arts evolved into expanding boundaries, and incorporating new developments like the Work & Art Building and Maboneng’s flagship accommodation and hotel development, Hallmark House. From fine restaurants and entertainment venues, retail stores and art galleries, to The Bioscope, South Africa's only independent cinema, Maboneng is a neighbourhood
celebrated through art, with its finger firmly on the pulse of big business. Office and light industrial space is being utilised by companies looking to expand their footprint in the city and surrounds.
The vision for Maboneng is to evolve the precinct, revolutionising a significant portion of Joburg’s inner city and incorporating business, housing and creative spaces to be used by people from all walks of life. Community projects like Trim Park—a community physical training facility, and Common Ground—Maboneng’s public park has resulted in an organic development of a tightly knit community—simply by residents, visitors and businesses interacting and engaging with the available public space and each other.
Maboneng’s continued success has resulted in its being echoed in other regions in the country. Rivertown, Maboneng’s partner precinct in Durban, KwaZulu-Natal, is continuing the community and business development aspects for which it is globally known; and is proof there is a thirst for integrated inner-city community living in other South African urban areas.
http://www.mabonengprecinct.com/
Maboneng Precinct è su Facebook

 

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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