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16 luglio 2013 2 16 /07 /luglio /2013 10:06

Il monasteroCammino lungo un sentiero di montagna, impervio, benchè ombreggiato da alcuni alberi secolari.
Più che un sentiero è una scala di roccia.
Nei punti più scoscesi infilo nelle fessure tra un masso e l'altro un grosso bastone  e mi ci aggrappo per tirarmi su.
L'ascesa non è facile perchè sono appesantito da uno zaino piuttosto ingombrante e molto, molto pesante.
Vado avanti, tuttavia, sapendo che mi rimangono soltanto le ultime centinaia di ascesa e che poi sarò arrivato alla mia meta.
In effetti, dopo un po' la pendenza si va stemperando e il sentiero si fa più largo e agevole, conducendomi nel cuore di un grande slargo chiuso in fondo da un enorme edificio dalle pareti a picco e sormontato da tetti ricurvi e da guglie, incorniciato da uno sfondo di cime azzurrine aguzze e dentellate (le più alte rivestite di ghiaccio scintillante) che si stagliano contro il cielo di un intenso e insostenibile azzurro.
Varcando l'arco di un grande e maestoso portale, entro con passo stanco in un grande cortile interno.
So che altri sono arrivati qui prima di me.
Ma non posso passare subito.
Si fa avanti un monaco, vestito d'una semplice tunica marrone che scende sino ai piedi scalzi.
E quando arriva vicino a me, azionando un pulsante invisibile o con la sola forza del pensiero, mette in funzione un meccanismo ...
Non capisco dapprima...
Poi guardo meglio... Sì, è un nastro trasportare, come quelli che si vedono negli aeroporti per la riconsegna dei bagagli, ma è di piccole dimensioni.
Sul dispositivo mobile che sembra originari dalle viscere insondabili dell'edificio viaggia un unico oggetto: una cassettina metallica di piccole dimensioni e ammaccata da molteplici urti e cadute, smaltata di bianco un tempo, ma con lo smalto tutto scheggiato.
La cassettina mi passa davanti ed io non capisco cosa debba fare...
Dopo un' attesa che sembra interminabile eccola arrivare di nuovo...
Il monaco mi guarda intensamente...
Ed io capisco... Forse, per potere entrare nel convento devo prima mettere un piccolo obolo nella cassettina.
Mi pare giusto.
Comincio una ricerca frenetica nelle diverse tasche del mio zaino...
Non è facile, anche perchè non ricordo l'esatta disposizione delle cose... Ho viaggiato tanto a lungo senza aver bisogno di alcune cose e quindi mi manca la naturelezza derivante dall'uso quotidiano di ogni oggetto. In più le mie mani sono impacciate e prive di ogni sensibilità.
Rovisto a vuoto alla ricerca di un portafoglio, di un borsellino: non riesco a cavare un ragno dal buco.
La ricerca è resa più complicata dal fatto che, avendo posato lo zaino sul nastro trasportatore, devo continuamente inseguirlo, man mano che viene sospinto in avanti.
Sono affannato, come se per questa mia ricerca ci fosse una scadenza, dopo la quale le porte del monastero per me si chiuderanno per sempre.
Eccolo alla fine! Ma, guardandolo, ho una sensazione di estraneità, come se non lo vedessi da tanto tempo: mi appare tutto stropicciato, quasi raggrinzito e vizzo.
Lo apro con dita nervose ed ecco che dentro c'è una banconota da 10 sterline che mi sembra l'obolo perfetto per la cassetta delle offerte che, nel frattempo, è passata un numero apparentemente infinito di volte.
Ora non mi resta che attendere il suo prossimo passaggio per inserire la mia piccola offerta, al suo interno, mi sarà concesso di entrare.

Per questa volta ce l'ho fatta...

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15 luglio 2013 1 15 /07 /luglio /2013 09:33

Libri e segreti(Maurizio Crispi) Torno a casa e trovo, inaspettatamente, tante persone e una grande confusione.
A quanto pare, un elettricista sta lavorando all'impianto elettrico.

Cado dalle nuvole.

Chiedo cosa stia succedendo e mi dicono che, a causa di un problema urgente si sono dovuti avviare questi lavori.
Tutto è sottosopra. I mobili sono stati spostati. I libri rimossi. Tutte le miserie e i vezzi di una vita trascorsa in questa casa sono stati impietosamente messi a nudo, mentre degli strati archeologici e dimenticati sono riemersi.
Mi sembra che tutto abbia un aspetto diverso.
Tutte le persone intervenute (alcune che non vedo da tempo) sono sedute e chiacchierano amabilmente.
I libri rimossi dalle scaffalature sono stati accatastati sul balcone.
Mi precipito fuori, gridando e sbraitando.
"Ma come è possibile? Cosa avete fatto? I miei poveri libri! Sta per iniziare a piovere! Aiutatemi a portarli dentro casa! Si rovineranno!"
Ma nessuno si muove.
Ed io comincio ad affannarmi, ma assieme ai libri ci sono anche delle cianfrusaglie delle quali non ricordavo l'esistenza che attraggono la mia attenzione (diventano dei veri e propri "reperti", ognuno dei quali ha una sua storia da ricostruire) e che mi distolgono dal mio compito primario che è quello di mettere in salvo i libri.

Tra i libri ci sono anche delle cose vecchissime, tra le quali degli enormi volumi rilegati con annate intere della rivista "Epoca" e "Arianna" che i miei compravano regolarmente e che, all'inizio del nuovo anno, facevano rilegare, ma poi - per problemi di spazio - smisero. E ricordo che quegli enormi volumi io adoravo sfogliarli, soffermandomi ad odorare il misto ineffabile di odori della carta patinata e della colla da rilegatoria.
Ma ora - nella vita vera - quei volumi sono giù in garage.
Sia come sia, a poco a poco, riesco a mettere i libri al sicuro, anche se l'ingombro è davvero tanto ed è tutto sottosopra.
E intanto continuano i lavori da parte degli operai, mentre i miei proseguono nelle loro amabili conversazioni: il tutto in una dimensione di allegro caos che però non genera alcuna stella danzante...
 

 

Più avanti sto seguendo una seduta di psicoterapia che vede un bimbo piuttosto piccolo come paziente. Io sono presente come uditore, mentre due giovani psicoterapeute in formazione conducono la sedute.
Presente anche, comodamente sdraiato di tre quarti su di un lettino da Psicoanalisi nello stile di quello usato da Freud, anche il mio analista e didatta,  Francesco Corrao.
Io sono seduto un po' alla periferia della stanza e, sopra la mia testa, incombe una piccola scaffalatura di libri.
Con il capo rovesciato verso l'alto vado prendendo questo o quel libro, ma poi non riesco a metterli al loro posto e, mentre maldestramente, tentavo di ricollocare i volumi al proprio posto mi sentivo puntato addosso lo sguardo di Corrao.
 

 

 

Un'angoscia che mi riporta ai tempi della mia analisi personale, quando stavo seduto nel salottino adiacente alla stanza della terapia e osservavo quella quantità incredibile di volumi, ordinatamente collocati in una libreria che andava dal pavimento al tetto: ricordo che stavo a guardare il dorso di tutti quei volumi, cercando di leggerne il titolo: e avrei voluto alzarmi e prenderne qualcuno in mano, per sfogliarlo e carpirne i segreti, ma non lo feci mai. Questa semplice azione rimase per tutta la durata dell'analisi al livello di semplice e bruciante desiderio.
Una volta vidi sporgere dalle pagine di una rivista un messaggio vergato a mano, scritto su di un foglio vergato a mano e pensai che un paziente che mi aveva preceduto avesse voluto lasciare un proprio messaggio nella bottiglia, ma quest'azione puramente immaginata mi sembrò allora una "profanazione" di uno spazio quasi sacrale e, in seduta, nemmeno ne parlai.

In un'altra parte del sogno, un mio segreto compromettente sta per essere rilevato.

Ho fatto dei passi falsi e ho lasciato dietro di me tracce ed indizi.
Ho in mano una busta dal contenuto compromettente e vorrei liberarmene.
Penso di andare in Polizia o dai Carabinieri a denunciare che ho ricevuto questa busta in un uffcio postale in cui sono esplose delle bombe e che, pertanto, temo che anche dentro il plico possa esserci del materiale esplosivo.
Ma, poi, penso di essere del tutto fuori di testa.

Rifletto bene al fatto che, dovunque io vada, poi aprirebbero la busta per verificare se la mia teoria sia vera, per poi ricondurre tutto il materiale all'interno a me.
E la frittata sarebbe fatta.
Che fare?

 

Dopo aver fatto questo sogni (o questi sogni) pensavo a me, quando ero piccolo, ai miei genitori.
Penso che i genitori di rado parlino con i propri figlio.

Loro, il più delle volte, sono chiamati ad agire, a fare delle cose, cercando di comportarsi nella maniera che sia il più possibile giusta.

Non ricordo di aver fatto mai dei discorsi particolarmente profondi con uno o con l'altro dei miei genitori, nell'età della ragione.

Mi ricordo di cose fatte assieme, questo sì, oppure di cose mancate, di momenti in cui c'è stato un allontanamento e la creazione di una distanza.
Per una parte della nostra vita siamo impegnati a distanziarci e a differenziarci dai nostri genitori.
per esempio, quando ero ragazzino non sopportavo che dovessi venire identificato come il "figlio di Ciccio Crispi".
Volevo essere identificato per quello che ero e, tuttavia, non conoscevo quale fosse la strada per diventare un'entità autonoma.
Spinti da questo bisogno di differenzaizione ci allontaniamo e, poi, va a finire che si siamo allontanati così tanto che una nuova convergenza su basi diverse è impossibile, finche i nostri genitori sono in vita.

Poi, quando non ci sono più, delle convergenze inaspettamente si verificano: noi, in qualche modo, diventiamo loro.

Ma loro non ci sono piiù: e non è più possibile parlare, intavolando un discorso.

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13 luglio 2013 6 13 /07 /luglio /2013 09:06

Una scuola molto specialeSono in una situazione complessa e difficile.
Devo fare delle cose, incontrare persone, parlare, fuggire, allontanarmi, ritornare, correre, il tutto con delle connotazione di un'ossessiva circolarità..
E sempre ho la sensazione di essermi dimenticato di qualcosa di essenziale, di non avere focalizzato, di non aver centrato il problema.
Poi, mi rendo conto di qualcosa.
Sono a scuola: una speciale scuola e sto facendo un corso.
Ma tutto è interamente deduttivo.
Che scuola? Lo devo scoprire da me.
Che corso? Anche questo è un argomento che non viene comunicato in anticipo: sarò io a dover scoprire di cosa si trattI.
Cosa devo studiare? Cosa devo fare? Come costruire il saggio scritto finale?
Tutto da scoprire e da documentare, anche raccogliendo del materiale fotografico, facendo misurazioni, raccogliendo note diaristiche in stile impressionistico...
Ci sono insegnanti e guide didattiche a cui chiedere qualche informazione oppure ottenere delucidazioni?
Sì, ma non puoi conoscere in anticipo la la loro identità.
Lo puoi scoprire soltando relazionandosi agli altri che, all'inizio, ti sembrano tutti eguali a te, tutti brancolanti.
Hai degli indizi a disposizione e non è detto che quegli indizi ti possano servire subito: ma possibilmente ti aiuteranno a identificare delle tracce a posteriori, cumulandosi con altri.

Quindi, qualsiasi evidenza tu possa raccogliere è preziosa, anche se, sul momento, non sai cosa fartene.

Poi, alla fine, scopro che sono in una Scuola di Architettura e che la nostra guida è un'importante e illustre  architetto giapponese, molto celebrato in tutto il mondo per le sue Opere.  che ci conduce  nel nostro percorso di formazione come se fossimo monaci zen, osservandoci con sguardo imperscrutabile e volto sempre impassibile.
Alla fine scopro di aver - non so come - focalizzato un compito che mi era stato assegnato e di aver raccolto senza essermene nemmeno accorto una ricca documentazione fotografica ad hoc.
Forse ce l'ho fatta.

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9 luglio 2013 2 09 /07 /luglio /2013 08:07

Clandestino in albergoHo fatto un sogno in cui ero con il piccolo Gabriel, qualche anno più avanti.
Eravamo in viaggio, io e lui soltanto.
E ci trovavamo a vagare per i corridoi di un grande albergo, nel quale eravamo già stati ad alloggiare qualche giorno prima, ma eravamo poi andati via.
Gabriel doveva andare con urgenza in bagno a fare la pipì ed io non sapevo come fare ... "Mi scappa la pipì, papà!".
Decido di tentare la sorte, provando ad entrare in una delle stanze e, quasi fosse fatto apposta, mi si presenta davanti la porta della stanza che avevamo occupato in occasione del nostro precedente soggiorno.
Provo la maniglia che è libera: la porta si apre senza sforzo.
Entriamo (io furtivo, ma non Gabriel che non la percezione del fatto che stiamo commettendo un'infrazione) e ci dirigiamo verso il gabinetto, la cui porta si trova al di là del grande letto matrimoniale che è accuratamente rifatto.
Nel passare succede che metto in disordine il copriletto, rivoltandolo.
Apro la porta del bagno, ma - a questo punto - sono preso dal rimorso per essere un intruso ed un clandestino: decido di ritirarmi in buon ordine, trascinando Gabriel per la mano che, in tutta questa incursione, non ho mai abbandonato.
Nel momento di uscire mi rendo conto che, allineate vicino alla porta, ci sono delle scarpe tra cui alcune paia piccine, da bambino: e capisco che la stanza è in realtà occupata da una faglia ospite. Panico! Cosa fare?
Apro la porta e sbircio nel corridoio, due adulti e due piccoli si stanno avvcinando lungo il corridoio. troppo tardi.
Chiudo la porta alle mie spalle e cerco di sgattaiolare via come se nulla fosse, sempre trascinando con me Gabriel.
ma l'uomo, barbuto e grosso, incombe minaccioso dietro di me, attendendosi delle spiegazioni.
Clandestino in albergoAllora, eroicamente, anzichè continuare a fuggire, lo prendo da parte e gli racconto, parlando in Inglese, tutta la storia, a voce bassa, quasi si trattasse di una confessione resa ad un prete.
Gli dico che, pur rendendomi conto di avere infranto la sacralità della stanza (il che è imperdonabile), vi ero entrato tuttavia per un giusto motivo, solo solo perchè il mio bimbo aveva bisogno di andare al bagno.
Ma che poi, una volta dentro ero stato preso dagli scrupoli di coscienza e avevo deciso di lasciare tutto intonso e pulito (a parte il copriletto messo fuori posto) e di abbandonare l'impresa. E, alla fine, ribadisco ancora che tutto questo lo avevo fatto per il piccolo Gabriel.

L'uomo - che è anche padre di due piccini - sembra comprendere ed assente con gravità alle mie parole.
Mi pare anche di capire che il mio racconto lo abbia commosso, toccando qualche corda dentro di lui.
Mi stringe la mano e mi fa cenno che posso andare via indisturbato.
Nella scena successiva io e il piccolo Gabriel - tenendoci per mano - stiamo scendendo lunghe scalinate di questo stesso albergo, ricoperte di una spessa guida rossa, che in taluni punti è arricciata, sicchè devo condurre accuratamente Gabriel per evitare che inciampi.

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6 luglio 2013 6 06 /07 /luglio /2013 19:39

Uno strano sogno tra banconate in mezzo alle foglie secche e registratori di cassa di vecchio stampoMa che strano sogno!
Mi appare confuso e pieno di piani sovrapposti.
Comincia così: devo andare in una località lontana a seguire un evento sportivo.
Ma prima, mentre il tempo della partenza stringe, sono a casa del mio fratellone Salvatore, nella nostra stanza di un tempo, che però è in totale disordine, piena di foglie secche, di escrementi di topo e di deiezioni di uccelli, come se fosse stata esposta a lungo agli agenti atmosferici, e supervedo ad una pulizia generale per ripristinare lo stato precedente ma, tuttavia, non si riesce mai a fare come vorrei, perchè - sempre - in qualche angolo rimangono ragnatele e foglie secche.
Anche la libreria a muro è stata spostata al centro della stanza, dove sembra pencolare in un equilibrio precario: e tutto questo mi dà un senso di grande instabilità.
Finalmente, riesco a mettermi in auto e parto per raggiungere la località della gara.
Arrivo in un grande spiazzale nei pressi di un grande palestra.
Ci sono altre macchine parcheggiate e sono costretto a fermarmi, in un primo momento, in seconda fila.
Dentro la palestra è in corso una partita di pallacanestro tra due squadre femminili e, di continuo, dalla porta principale escono fuori giocatrici seminude, dai corpi scultorei.
Le guardo esterefatto: loro si muovono abbastanza liberamente, alcune si accucciano senza inibizioni per fare i propri bisogni o altre corrono per raccattare una palla, sfuggita di controllo: mi guardano, a loro volta, con sguardo accusatorio e di rimprovero come se fossi un guardone.
Dovrei prendere le mie cose, compresa una pesante attrezzatura fotografica, e andare al posto del raduno pre-gara che è un po' distante dalla palestra. Tutto il mio materiale e i miei bagagli sono sparsi in vari punti dell'auto.
Quando arriva il momento di aprire il portellone posteriore per prendere la borsa da viaggio, mi accorgo che una macchina (una vecchia Seicento Fiat) è stata parcheggiata dal suo guidatore con il suo tozzo muso proprio a ridosso della mia, impedendomi del tutto di accedere al vano bagagli.
Provo a discutere con il guidatore, ma non si cava un ragno dal buco: quello non recede dalla sua prepotenza.
"Attaccati" - mi dice sprezzante.

Allora, io con fredda determinazione, ritrovandomi la forza di un energumeno (o di un novello Maciste) sollevo l'auto e la scaglio lontano come fosse una pagliuzza, nemmeno prendendomi cura del guidatore che rimane incastrato dalle lamiere.
E proseguo nelle mie faccende.
Tutte le borse sono fuori dall'auto, ora, non mi resta da fare altro che mi resta da prendere i soldi che mi servono e che sono sparsi sotto il sedile posteriore: mescolate ad un letto di foglie secche ci sono molte banconote di diverso taglio che raccolgo tutte accuratamente creando una piccola mazzetta che poi infilo nel mio portafoglio.
Viene il momento di andare, e mi intrattengo a parlare con alcune persone, tra questi uno - forse l'addetto stampa della manifestazione in corso - che comincia a a farmi domande su questioni che non conosco completamente, mostrandomi anche un fascicolo di atti giudiziari, sul quale chiede un mio parere.
Mi sembra che la conversazione non vada da nessuna parte.
E cerco di defilarmi.
Su di un tavolo ci sono delle guantiere piene di Dolci di Riposto, ne afferro qualcuno e comincio a sgranocchiarli.
Ma poi, a questo punto, decido che ne ho abbastanza e rinuncio ad andare sino al punto della gara podistica: mi imbarco sulla mia auto, armi e bagagli, e me ne vado.
Ritorno a casa di mio fratello  e, questa volta, quando arrivo, ho il portafoglio gonfio dei soldi che avevo raccattato dal pavimento della macchina.
Forse, quando arrivo ho il piacere - e la sorpresa - di constatare che tra noi c'è anche la mamma, dopo una lunga assenza, ma la sua presenza è la normalità, quindi non manifesto alcuna particolare reazione.
Ci sediamo a tavola per un pranzo familiare e, improvvisamente, spunta mio cugino gianfranco,vestito con un'incongruo body da ginnasta nero e attillato. Appena arrivato, comincia a mangiare di tutto avidamente, dichiarando così di essere realmente affamato.
L'atmosfera è gioiosa e allegra.
Poi, mi ritrovo in un bar caffeteria di Palermo per un appuntamento con una mia vecchia conoscente che mi stordisce con le sue chiacchiere petulanti e vorrei non essere lì.
Infatti, di lì a poco, mi astraggo e comincio a smanettare con un mio laptop, non quello di adesso.
E' piuttosto malandato: alcuni tasti sono mancanti come in una bocca sdentata e la loro funzione è contrassegnata da piccole asticciole colorate, mentre in altri tasti le diciture si sono sbiadite sino ad essere illegibili.
Noto anche che negli interstizi tra i tasti sono cresciute delle piccole piante in formato bonsai, tra queste un piccolo cactus, una aloe, e un'agave.
Sono lieto di questa scoperta e, infatti, decido di non estirpare affatto le piantine e di tenerle lì in modo tale che dal laptop si formi con il tempo una piccola scultura vivente.
La mia amica l'ho lasciata al suo tavolo a portare avanti le sue chiacchiere insulse con i vicini, mentre io me ne sto con il mio computer seduto ad un altro tavolo: arrivano dei conoscenti del Club Roggero di Lauria che si dispongono ai tavoli accanto a me e, intanto, fuori dal locale sento delle voci familiari.
Mi sporgo a dare un'occhiata e mi accorgo che stanno passando i miei due vecchi di scuola Lucio e Augusto.

Lucio (cosa da non da lui) porta a mano una bicicletta, Augusto è quello di sempre.
Sono vestiti con camicie colorate in stile hawayano. Buffi!
Camminano e parlano e Lucio dice a d Augusto: "Ti porto a vedere casa mia"
Immagino che Lucio sia andato in bici sino a casa di Augusto e che ora stiano facendo assieme questa passeggiata sino a casa di Lucio.
Penso: forse Lucio ha una nuova casa!
E rifletto sul fatto che, per una volta, non ha il consueto aspetto cupo ed incazzato.
Non faccio nulla per richiamare la loro attenzione e li lascio andare, seguendoli con lo sguardo, fino a che non sono scomparsi nella folla.

Rientro nel locale, ma - all'improvviso - mi sento stanco e decido di andare via.
Vado alla cassa per pagare la mia consumazione e quella dell'amica che ho abbandonato al suo tavolo con le sue chiacchiere inutili, e tutto cambia: non si tratta più di un ambiente luminoso e moderno, ma di un vecchio locale con un'illuminazione artificiale cupa e poco brillante, ingombro di enormi mobili di fattura ottocentesca, così come è il bancone dove siede il proprietario dietro un enorme registratore di cassa vecchio stampo di quelli che, quando viene totalizzata cifra da pagare e si apre il cassetto con il denaro contante, si mettono a suonare.
 

 

Fine del sogno... E mi sono risvegliato confuso e affaticato...

(Sogno del 7.07. 2013)

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14 giugno 2013 5 14 /06 /giugno /2013 16:37

Il sogno del viaggio a cavalloSto viaggiando a cavallo.

Siamo in due sulla sella: mio fratello che è alla guida del cavallo, mentre io sono seduto dietro di lui.

Il cavallo procede al galoppo attraverso un paesaggio selvaggio ed orrido lungo una pista che, a tratti, è poco più di un sentiero sterrato.
Ci sono altri cavalieri davanti a noi: ne posso sentire le voci e il suono degli zoccoli sulle pietre che punteggiano la strada.

Presto cala l'oscurità, densa ed impenetrabile.
Si vedono soltanto le sagome degli alberi più vicini i cui tronchi, resi indistinti dal buio, ci sfrecciano accanto mentre noi procediamo al galoppo.
Mi tengo stretto a mio fratello e scivolo in un sonno profondo.

Quando mi sveglio di colpo, mi rendo conto (è questo il motivo del mio risveglio), che stiamo zizagando pericolasamente e che potremmo andare a schantarci su di uno dei tronchi oppure inoltrarci nel fitto della foresta, perdendo definitivamente il contatto con gli altri cavalieri.
Mi rendo conto che mio fratello si è a sua volta addormentato.

Cerco di protendere le mani avanti, oltre il suo corpo, afferrando le redini e strappandole alla morsa delle sue mani che continuano a tenerle convulsamente.

Alla fine, non senza fatica perchè devo procedere nell'operazione del tutto alla cieca, ci riesco.
E, dopo molto affacendamento con le dita che mi si sono fatte goffe ed impacciate, è fatta!

Ora, in teoria avrei il pieno controllo del cavallo, se soltanto avessi una minima idea su cosa si deve fare per indurlo a mantenere la direzione voluta, tanto più che io devo procedere del tutto alla cieca, poichè la mia visuale è ostacalato dalla schiena di mio fratello.
Il cavallo risponde, ma non nel senso da me desiderato, poichè comincia a saltare, a fare scarti a destra e a sinistra e a ripiegare la testa all'indietro, quasi infastidito dalla pressione che esercito di lui.
Ma poi alla fine ce la facciamo e, mentre mio fratello è ancora inerte, preda del sonno, riusciamo ad arrivare in una casa isolata, nello stile di "Django unchained" e lì cìè un pistolero ad attendermi.

 

 

Ma qui il sogno è finito.

Mentre dormivo ero assillato dal capocondominio che doveva entrare in casa per fare vedere al responsabile di una ditta di manutenzione la colonna dell'acqua montante che è di pertinenza condominiale e deve essere sostituita.
Mi ha telefonato e non ho risposto.
Poi ha scampanellato ripetutamente alla porta.
Ma non ho avuto la forza di alzarmi per andare ad aprire la porta e ho continuato a dormire, ma a questo punto tormentato dal senso di colpa.
Tanto più che mio fratello non c'era e, quindi, nessun altro poteva provvedere all'infuori di me.
Mancando mio fratello la premiata ditta Crispi&Crispi traballa: quindi se mi affido fiduciosamente alla guida di mio fratello, cosa succede nell'eventualità che mio fratello si addormenti? Dovrei essere a prendere in mano le redini della situazione.
Ed invece no! Ho continuato a dormire saporitamente.
Ma la mia coscienza mi ha parlato attraverso il sogno.

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29 aprile 2013 1 29 /04 /aprile /2013 03:09
Il sogno dei libri rubati e dell'invasione delle formiche gigantiHo sognato che dimenticavo la chiave appesa alla porta di casa [cosa che, per la verità, mi capita di frequente].
Mi precipitavo a casa, appena mi accorgevo della dimenticanza, trafelato.
Entravo e trovavo gran parte della casa semivuota.
Andati via molti dei quadri alle pareti.
Scomparsa la mia scrivania.
Asportati quasi tutti i libri.
Ero travolto da un sentimento di profinda angoscia e, nello stesso tempo, di impotenza.
[Ho trascorso la notte in un Bed&Breakfast (in verità "Chabres d'Hotes", come dicono qui in Francia) situato in un antico casolare di campagna, con grande corte interna, capanno degli atrezzi e rimessa, proprio alle porte di Matha, una cittadina della Charente quasi "fantasma", piccola , in cui - girando per le strade - ti chiedi dove siano tutti gli abitanti, perchè porte e finestre sono tutte sbarrrate, e non vedi nessuno in giro, oppure soltanto qualche ombra fuggiasca in lontananza o qualcuno che si sporge dal davanzale della finestra per chiudere frettolosamente le imposte. Ma la cosa davvero curiosa, oltre alla mancanza quasi totale di negozi ordinari, a parte uno studio notarile, uno di teppezzerie e un altro di attrezzi agricoli, è - camminando per le vie di questa cittadina - il fatto di non sentire alcun suono, non quello di radio accese, non quello di musica riprodotta dagli impianti hi-fi, non l'eco di radiocronache calcistiche o di altri sport trasmessi in TV sull'imbrunire di un dì di festa, come sarebbe normale percepire in qualsiasi cittadina italiana, per quanto piccola, come parte ineliminabile di un brusio di fondo.
Il sogno dei libri rubati e dell'invasione delle formiche gigantiL'atmosfera che percepivo camminando lungo queste vie era quella, inquetante, di un racconto del soprannaturale oppure avrebbe potuto essere benissimo l'incipit di un buon raccont horror. Eppure i colori del tramonto erano bellissimi, un'alta chiesa vetusta di pietra si stagliava su di una piazza disegnata da una geometria di alberi potati con un accenno del verde germogliare di foglie nuove di un bl colore intenso.
Questo B&B è davvero stupefacente. La casa è lussuosa, arredata con gusto piena di mobili antichi e di arredi esotici, denotanti che i suoi proprietari hanno viaggiato - e viaggiano regolarmente - in ogni angolo del mondo. Ma, soprattutto, la dimora è piena di libri, libri stipati dappertutto nelle librerie, libri moderni e libri antichi, libri ammucchiati in ogni dove, libri accatastati, libri posati perfino sui comodini e in nei luoghi più disparati. Probabilmente questa atmosfera libresca, che mi è così congeniale, deve avermi influenzato in qualche misura].

Poco prima avevo fatto un altro breve sogno in cui io ero alle prese con un'invasione di formiche giganti che prendevano d'assedio casa ia e vedevo con vividezza le formiche che sgorgavano quasi come un fiotto d'acqua da un buco nella terra, mentre io quasi ipnotizzato da questo flusso continuo, cercavo di porre in qualche rimedio con un'insetticida spray. 
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23 aprile 2013 2 23 /04 /aprile /2013 08:43

Il sogno del cavalloHo sognato che facevo un viaggio a cavallo...
In verità, eravamo in due - io e una donna - a viaggiare in groppa a quel cavallo.
Ed era un bellissimo cavallo roano, forte e mansueto.
Adattissimo per me che non ho alcuna dimestichezza con i cavalli.
Il viaggio era quieto e tranquillo, ma nello stesso avventuroso.
Si dipanava attraverso monti e valli, strette cengie di montagna trapietraie senza un filo d'erba e fitti boschi.
Quando ci fermavamo per un bivacco, il cavallo molto tranquillamente, dopo aver pascolato si metteva a terra a riposare.
Mi dispiaceva soltanto di non avere come la striglia per detergergli di dosso la schiuma e una coperta per ripararlo.
Ma lui non si lamentava.
Alla fine, arrivavamo in una casa dove c'era mia madre ad attenderci.
Mi pareva che fosse stata lì da sempre ad attendere me e la mia compagna di viaggio.
Io capivo che era stata proprio lei a mandarmi quel cavallo in regalo.
E, dopo essere stati con lei per un po' di tempo, veniva per noi il momento di partire e di intraprendere il nostro viaggio di ritorno.

E' stato un sogno che ha lasciato dentro di me al risveglio una sensazione di grande pace interiore.

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14 aprile 2013 7 14 /04 /aprile /2013 12:18

House of Hope

 

Il corvo gracchia dal suo nido,
costruito con abilita' 
sulla biforcazione di un ramo
Ma ogni tanto si alza 
in volo alla ricerca di cibo

All'alba, il cielo e' corruscato
In lontananza si vede la skyline
dei moderni edifici dalle foggie strane
tutti pulsanti di luci

Ieri ha piovuto e tirava vento
Tutto sembrava di nuovo bloccato 
nella morsa dell'inverno

Eppure gli alberi nei parchi sono gia' carichi
di grappoli di gemme gonfie e tese,
che annunciano il prorompere della vita

Ho sognato di essere in viaggio 
di notte lungo una strada
e di arrivare ad una casa conosciuta

La via era del tutto deserta, 
ma non ero solo
Eravamo in due - no, in tre - 
e ci tenevamo per mano

Quando arrivavamo alla casa,
era ancora molto presto
e
 stava appena albeggiando

I suoi abitanti 
- mia madre e mio fratello -
erano ancora dormienti

Tutto era pace e silenzio
Mostravo alla mia compagna di viaggio
la casa e il suo giardino

E tutto era pace e tranquillita'

Poi, aprivo la grande porta scorrevole
e ci affacciavamo su di una stanza
con tre letti appaiati
lindi di biancheria appena stirata 

 

Sentivo la stanchezza del lungo cammino
filtrare da ossa e muscoli
E pensavo che avrebbe potuto essere
una buona cosa
distenderci a riposare su quei letti
che sembravano pronti proprio per noi,
ma solo per un po'

Frida ci trotterellava incontro
agitando la coda in segno di gioia
dandoci cosi' il benvenuto
e, intanto, stiracchiandosi

Era tutto cosi' quieto,
proprio come in un sogno


Avevo la certezza 
che, dopo tanto andare,
avevo raggiunto il luogo 
dove valeva la pena di stare,
ma non piu' da solo
e  c'era di nuovo
la speranza

 

House of Hope

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25 marzo 2013 1 25 /03 /marzo /2013 08:21

Il sogno del furto dei libriC'è un grande tavolo tutto ricoperto di pile di libri...
Sono i miei libri...
E' il tavolo dove mangio, agli orari dei pasti e dove mangio pure i libri.
C'è una conversazione vivace con qualcuno (senza volto)...
E' a proposito di un qualche oggetto che è stato posato sul tavolo frammisto alle pile di libri (o che è stato rimosso).
Mi sposto in un'altra stanza e, quando ritorno, tutti quei libri sono scomparsi...
Delle pile e pile di volumi, alcuni da leggere e altri in stato avanzata di lettura non rimane nulla, solo un tavolo dalla superficie di legno massello verniciato, desolatamente vuota nella sua schietta "normalità".
Avverto un acuto senso di mancanza e, immediatamente, non volendomi dare per vinto, intraprendo delle indagini per cercare di capire cosa sia mai accaduto.
In un primo tempo penso che sia stata una mia zia a mettere tutto in ordine (ma che ci fa questa mia zia a casa mia?)...
Le parlo con malevolenza, cercando di capire dove abbia messo i miei libri.
"Vabbè mettere in ordine, le dico, ma almeno restituiscimi i libri".
Continuando nelle mie indagini, scendo attraverso una scaletta di siurezza sino all'appartamento di sotto, dove abita un nipote di questa zia...
Gli indizi mi portano lì...
Visito la casa, parlo con il nipote.
Ero convinto che fosse lì solo come ospite temporaneo ed invece mi confida di essersi trasferito per un po' di tempo, almeno qualche mese.

Infatti, la casa è ben sistemata come per una lunga permanenza, e ci sono esposti moltissimi libri, ma sono tutti volumi che parlano di corse podistiche e maratone. E sembrano proprio i suoi...
Ritorno di sopra e, improvvisamente come per un immediato satori, comprendo di essere stato ingannato: qualcuno durante la mia breve assenza di prima, ha fatto entrare dei ladri che hanno trafugato tutti i libri, involandosi subito dopo e chissà dove.
Sono preso da una sensazione di scoramento, soprattutto al pensiero che non potrò più portare a termine i libri che già avevo cominciato a mangiare per nutrirmene.

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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