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15 gennaio 2022 6 15 /01 /gennaio /2022 09:22

Qui di seguito la trascrizione di un mio sogno del 2012, a suo tempo pubblicato come "nota" nel mio profilo Facebook il 14 gennaio 2012.

Vignetta di Guido Crepax per "I Delitti della Rue Morgue"

 Vado a trovare mio figlio. Entro nella sua casa e arrivo ad una porta chiusa, tutta dipinta di bianco. La apro e sbircio dentro.

La stanza è in grande disordine: la finestra è spalancata e le tende aperte sventolano nel vento.

Metà della stanza è invasa da una grande inferriata a sbarre cilindriche di grosso calibro: una vera e propria gabbia per animali feroci (di quelle che montano nei circhi intineranti per lo spettacolo con i leoni e le tigri, per intenderci, oppure del tipo usato per tenere a bada il temnibile Hannibal Lecter). Un cancello permette l'accesso al suo interno: ma è aperto.

Il pavimento è ingombro di frutta mezza marcia, caschi di banane e di ortaggi di vario tipo, tutti smangiucchiati e in quantità enorme.

E c'è anche una capretta tibetana che se ne sta quieta in un angolo, ruminando placida.

L'odore di selvatico, di piscio fermentato e di feci in decomposizione è orrendo e penetrante.

Un enorme gorilla se ne sta sulla soglia della gabbia, il suo corpaccione a metà tra il suo interno e il resto della stanza.

Invece, quasi fosse affacciato alla finestra c'è un altrettanto enorme orango.

Le due bestie non mi sembrano ostili: ma, appena i due sentono la porta aprirsi, si girano a guardarmi, prima sorpresi e e poi sospesi in un'immobilità di energia che si sta caricando prima di un'azione difensiva o, peggio, aggressiva.

Mi ritraggo di colpo e chiudo la porta di scatto, cercando di bloccarla in qualche modo, timoroso che gorilla e orango possano inseguirmi.

Mi si fa incontro la mia ex-moglie e allora, concitato, le dico che non sono affatto d'accordo sul fatto che debba tenere in casa simili bestie: e se diventassero incontrollabili?

 Il mio pensiero va naturalmente al famoso racconto di Edgar Allan Poe, I delitti della Rue Morgue, in cui - come scoprirà il proto-investigatore scientifico Auguste Dupin - l'assassino è un gorilla gigantesco scappato al suo ammaestratore.

Ma appena comincio a ragionare su questa cosa il volto della mia ex-moglie si deforma in una maschera d'ira quando, stringendo le labbra esangui, mi dice tagliente che non intende discutere su questa cosa e che i due animali rimarranno in casa, perchè li sta educando.

Con lei non si può proprio ragionare.

E' furiosa: le volgo le spalle e me ne vado.

La scena si sposta ad una strada.

C'è trambusto e tante guardie della sicurezza in giro.

E' arrivata in città una Regina in visita diplomatica.

Io, armato di scopa e paletta, pulisco i gradini subito precedendo il corteo imperiale, quasi fosse uno spazzino (whoops: oggi si dice "operatrore ecologico") insignito di questo alto e onorevole compito.

Ed ecco che mentre mi affaccendo (con grande scrupolo, non sottovalutando l'importanza del compito che mi è stato affidato), mi sento un abusivo e temo che quelli della sicurezza possano smascherarmi e arrestarmi, prendendomi per un potenziale attentatore.

Quindi, mi allontano e, poichè si fa impellente un problema "idraulico", vado alla ricerca di un bagno pubblico.

La ricerca è lunga e infruttuosa.

Alla fine, dopo aver percorso una strada deserta - nessun locale aperto al pubblico, porte e  finestre sbarrate - quando già penso di dar sollievo alla mia impellenza a cielo aperto, vedo - quasi fosse l'annuncio di un'oasi nel deserto -   un cartello che recita, a caratteri cubitali, "bagni pubblici", ma la freccia rozzamente disegnata di cui è corredato indica una botteguccia che vende paccottiglia varia e dolciumi.

Suono il campanello del bancone e si presenta il negoziante, grasso e panciuto. Gli chiedo del bagno e lui mi indica una portica in fondo. Mi ci infilo, ma all'interno non c'è nessuna riservatezza. I servizi igienici sono piazzati in un grande stanzone senza nessuna separazione e non parliamo di porte o di tende di cui non v'è traccia (come nei grandi manicomi di un tempo, in cui i degenti dovevano cacare e pisciare guardati a vista dai sorveglianti): lo spazio però è invaso da una squadra di idraulici che stanno piazzando nuove tubature.

I bagni sono dunque inutilizzabili.

Salvo a mettersi a pisciare contro il muro, ma sotto l'occhio dei maledetti idraulici.

Alquanto turbato e con le viscere in subbuglio, ritorno in strada.

Che fare?

E qui il sogno si è interrotto.

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13 gennaio 2022 4 13 /01 /gennaio /2022 11:02
I miei cani (foto di Maurizio Crispi)

Non c'è davvero limite alla capacità creativa dei sogni

Questa notte ho sognato che, dovendo uscire di casa,
lasciavo i miei cani dentro, dietro la porta
Mi giravo per andarmene ed eccoli lì,
ambedue,
sul pianerottolo, festanti
e pronti per uscire
Dubitavo allora di me stesso
Ma li ho appena chiusi dentro!, mi son detto
Riaprivo la porta,
ed eccoli lì festanti
per il mio ravvedimento e la mia decisione di portarli con me
I cani originari e il loro duplicati


Li rinchiudevo tutti quanti in casa e mi accingevo ad andare
per svolgere le mie varie incombonze

 

Ed eccoli di nuovo lì sul pianerottolo,
scodinzolanti e festanti, intenti ad inscenare
una danza di giubilo tra le mie gambe
Mannaggia, mi sono di nuovo confuso!
mi son detto
I due birbanti li ho lasciati fuori,
anziché rinchiuderli dentro
Riaprivo di nuovo la porta
per cacciarli dentro
ed invece no!
Dentro c'erano già quattro cani,
due Black e due Flash
Quelli sul pianerottolo erano altre due copie conformi
dell'uno e dell'altra
Di nuovo mi riaffannavo a ricacciarli tutti dentro

 

Chiudevo la porta,
Ce l'ho fatta!, mi scappava
un'affermazione di giubilo
Adesso posso proprio andare!, sospiravo poi
Ma eccoli lì i due cani, come se nulla fosse successo
Altri due cani, altre due copie conformi
Ma così non c'è la farò più,
se i miei due cani continueranno a moltiplicarsi
senza limiti!

 

E così decidevo di portare con me
le due ultime copie conformi,
mentre gli altri sei me li lasciavo alle spalle
Risolverò più tardi il problema, pensavo
Ma come dovrò fare, in futuro,
se adesso i miei due cani
hanno imparato a replicarsi all'infinito?

 

Forse dovrei inventare un vaccino
per impedirne la clonazione illimitata

 

E se venissero fuori delle mutazioni aberranti?
 

Brrrrr! Non ci voglio nemmeno pensare!

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10 gennaio 2022 1 10 /01 /gennaio /2022 12:14
La Scala dei Turchi imbrattata dai vandali_2022_dal web

Dopo un lungo viaggio,
sono arrivato, assieme ad una comitiva di altre persone,
tutte a me sconosciute,
sino ad una grande spiaggia di sabbia bianchissima

Questo luogo offriva alla vista uno spettacolo strabiliante
Il mare era di un azzurro portentoso,
del pari il cielo sovrastante,
l'aria immota, senza una bava di vento
Ma la cosa più incredibile che riempì
tutti noi d'attonito stupore
era il fatto che la spiaggia fosse percorsa
in lungo e in largo
da enormi elefanti,
o, forse, considerandone le immani proporzioni,
si trattava di mammouth
Le enormi bestie
caracollavano spensierate sulla spiaggia,
affondando con le zampe
nella sabbia
che sembrava possedere la consistenza della neve fresca
La spiaggia vasta, lunga a perdita d'occhio
e larga, aveva un suo limite naturale,
dato da una linea ferrata
che correva su di un'imponente massicciata di pietre
di proporzioni ciclopiche,
tanto da apparire come una grande muraglia
delle scale, fatte di irregolari gradini,
consentivano di passare dall'altro lato e di avvicinarsi alla riva
E, così, noi facemmo

Arrivavamo nei pressi del mare
e ci accomodiamo sulla battigia,
pronti a fare un picnic con tutte le regole
Qualcuno aveva anche portato una grande tovaglia
a scacchi bianchi e rossi
altri delle stoviglie e dei bicchieri di plastica,
contenuti in un grande cesto di vimini,
altri delle provviste e delle bottiglie di vino
Tutto veniva disposto sulla tovaglia
e si cominciava a gozzovigliare
Io mi allontanavo dal gruppo festante
per ritrovarmi a camminare, da solo, sulla sabbia
laddove prima scorrazzavano i mammouth
Sprofondavo sino a metà coscia nella sabbia,
procedendo a fatica, dunque
Benchè cedevole,
la sabbia non era insidiosa
non c'era risucchio in fondo
e, quindi, potevo stare tranquillo
Ogni tanto m'imbattevo nell'orma profonda
lasciata da uno dei mammouth di prima
e si trattava ogni volta d'una voragine
con il diametro di una colonna
Ero davvero impressionato
Dopo il picnic decidevamo di spostarci altrove,
sempre lungo la spiaggia

Giungievamo ad una zona di costa rocciosa
che aveva l'aspetto di una cava di pietra
successivamente invasa dalle acque
Si presentava, dunque, come una zona lagunare
delimitata da grossi massi squadrati
che formavano come dei terrazzamenti
M'inerpicavo su di essi, esplorando,
e rimanevo estasiato dalla bellezza di ciò che vedevo
Il mare lontano, azzurrissimo,
oltre la linea delle rocce,
i massi squadrati d'un bianco abbacinante
Avrei volute scattare delle foto,
per documentare la meraviglia
Mi accorgev con disappunto, tuttavia,
di non avere con me la macchina fotografica reflex
ma soltanto uno smart phone
Cercavo di scattare comunque delle foto, per sopperire,
anche se ero ben consapevole che non sarebbero stati scatti della stessa qualità
Mi inerpicavo cercando dei punti di ripresa favorevoli
Scalavo alcuni enormi massi
e, arrivato in cima, scoprivo di avere le vertigini
Temendo di cadere giù mentre scattavo le foto,
fui costretto ad accovacciarmi
per reprimere il senso di paura

 

Intanto, arriva nella laguna un'imbarcazione,
un burchio dipinto a vivaci colori
come le barche dei pescatori siciliani,
ma a prora vi sono disegnati con perizia
due occhi che guatano
come se l'imbarcazione fosse un'essere vivente
E viene tirata in secco
da pescatori vestiti con abiti tradizionali,
quasi fossero usciti da un romanzo di Verga
A forza di braccia e con ritmate incitazioni
il burchio viene issato a riva, all'asciutto e puntellato
Io fotografo ogni momento
Il mio dito fa scattare con frenesia
l'otturatore per ottenere una minuziosa sequenza
Alla fine tutti i figuranti si mettono in posa
per favorirmi per un ultimo scatto corale
E poi, in una spontanea coreografia,
si mettono tutti a ballare una tarantella
scatenata
tra rumore di nacchere tammorra e mandolini
(dissolvenza)

Palermo, 10 gennaio 2022

 

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30 dicembre 2021 4 30 /12 /dicembre /2021 09:50
la ruota del tempo e l'Uroburos

Passato il Natale,
i giorni fuggono veloci
verso la fine dell'anno
Tranquillo il meteo,
temperature miti
il morbo infuria
la paura monta
fomentata dai persuasori dei media

Ho sognato molto,
ma non ricordo

So soltanto che ero in una casa
e dal soffitto sgocciolava di continuo dell'acqua,
Senza mezzi incisivi
cercavo di porre rimedio
alla disfunzione

Arrivavano persone
altre se ne andavano,
tutti commentavano su questa perdita d'acqua
e suggerivano rimedi
Nessuno, davvero nessuno
si rimboccava mai le maniche
per cercare di risolvere il problema
Io guardavo l'andirivieni
senza commentare

Non c'era niente da dire,
in verità

Ma poi c'era da fare
un intervento subacqueo
e, con tutta l'attrezzatura, 
occorreva immergersi
nel mare limpido subito fuori da quella stanza
Qui, nella trasparenza marina, s'intravedeva
una ruota di pietra di immani proporzioni, inclinata di 45 gradi,
e, se lo sguardo scendeva in profondità,
si poteva cogliere al suo centro un buco enorme
dal quale gorgogliava un flusso di acqua,
come se ci fosse lì la turbolenza
di una potente sorgiva sottomarina
ed era proprio lì che bisognava andare
per effettuare le riparazioni
e risolvere i problemi
Qui, però, l'animo non mi reggeva
e avevo paura ad immergermi,
con la senzazione orribile
d'un pericolo ineffabile
al quale non desideravo, in alcun modo, espormi
e il petto mi si stringeva per l'affanno
e capivo anche che non potevo più respirare agevolmente,
assillato da fame d'aria
A questo punto, il sogno finiva
Ma non c'era angoscia, al mio risveglio,
semmai stupore e meraviglia.

Pensavo che quella ruota di pietra
potesse essere la ruota del tempo
bloccata in un tempo immobile
e capivo che forse il mio compito fatidico
avrebbe dovuto essere quello di rimetterla in moto
per uscire dall'impasse

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22 dicembre 2021 3 22 /12 /dicembre /2021 08:35
La Torre degli Asinelli (da Wikipedia)

Un lungo peregrinare mi conduce
in una città antica,
vercchie case con ballatoi, strade strette e contorte
dove a stento penetra la luce del sole
e, all'improvviso, si aprono piazze ampie ed incongrue

Scale e scaloni a mai finire,
appartamenti destinati ad abitazioni,
ma senza alcuna delimitazione di spazi privati
case-alveare, insomma,
stracolme di un'umanità dolente

Scale scaturite dall'immaginazione di Escher
vanno su e giù
e s'incrociano ad angolature pazzesche
ingombre di masserizie e di macerie,
a volte deserte,
ma altre volte strabordanti di persone
che pestano i piedi sul posto
in attesa che si faccia il loro turno di salire o di scendere,
scale rette e scale a chiocciola
senza parapetto
quest'ultime salgono a spirale
dentro il ventre di alte torri
e salendo non si può fare a meno
di guardare verso il basso,
attratti con forza magnetica
dal vuoto sottostante
Mi ricordo così della mia ascesa alla Torre degli Asinelli di Bologna
quando a nemmeno un terzo dell'arrampicata
dovetti interrompere
perchè non mi sentivo al sicuro e con la testa che mi girava,
guardando verso il fondo vuoto dal quale venivo

All'improvviso,
mentre a fatica m'inerpico su una di queste scale ritorte
ecco arrivare, di gran corsa,
il mio grande cagnone nero, intrepido
Salta pieno di energia i gradini,
salendo incurante della folla che si accalca

Lui sì che non ha paura!

Quando arriva alla mia altezza,
con il braccio - ma senza volerlo -
devio il suo movimento
ed eccolo cadere nel vuoto in un lungo volo
che io osservo sgomento dall'alto della mia postazione
sino a quando cade miracolosamente sulle quattro zampe
su d'un pianerottolo sottostante,
molte decine di metri più in basso
E rimane sulle quattro zampe
un po' traballante ed incerto
Mi chiedo se si si sia fatto male:
appare stordito ed incerto

Vorrei raggiungerlo, ma non c'è più,
come nei deliri visuali di Escher
una via diretta:
solo cammini sbarrati
muri che bloccano il transito
scale che si interrompono sul vuoto
senza portare da nessuna parte

Sono angustiato per il mio magnifico Black
Ogni tanto - mentre percorro strade cieche -
ho una visione di lui
accasciato per terra,
spelacchiato,
il muso inaridito
in semicoma,
gli occhi spenti e velati

Forse l'atterraggio ha causato dentro di lui
contraccolpi e concussioni

Percorro altre strade vuote
senza mai guadagnare la mia meta desiderata

Mi ritrovo, infine, dentro una caverna
dalle pareti e dai pavimenti
color verde smeraldo
tutta rilucente di pagliuzze scintillanti,
fatti di topazi e di smeraldi e di ametiste
Volte enormi
sorrette da enormi pilastri di pietra
Spazi che si aprono
in successive concamerazioni

Mi sembra di essere nell'antro dei Quaranta Ladroni,
ma senza il tesoro, però,
derivante dai bottini di innmerevoli scorrerie

Poi, mi ritrovo in un ambiente diverso,
e qui entro in un'ampia stanza piastrellata e pulitissima
che ha tutta l'aria d'essere
l'anticamera di un gabinetto pubblico
Qui, un uomo vecchio, tutto vestito di bianco,
con un zucchetto in testa del pari bianco
seminascosto tra folti capelli bianco-giallognoli
se ne sta seduto ad un piccolo desco
intento a desinare
Il suo abito bianco è una tonaca talare
la sua figura, pur intenta in questa prosaica attività, appare ieratica
Mangia, ma è come se
stesse pregando
o che, comunque, i suoi gesti
fossero permeati d'una forte ed intensa sacralità
Per un po' di tempo rimango a guardarlo, meravigliato
Poi, entro nel bagno vero e proprio,
dove vi è una lunga fila di lavabi,
acqua che sgocciola, e delle porticine
immettono alle latrine,
ma è pur sempre tutto pulittisimo
Anche i gabinetti, penso, sono intrisi di sacralità
la sacralità che si ritrova nelle pieghe del profano e del triviale,
così penso,  attonito
Mi metto a urinare,
incurante di chiudere la porta della latrina
in cui mi sono ritirato,
e mentre il mio mitto cade con argentino chiocchiolare
al fondo del cesso di maiolica bianca,
ad alta voce, tento di iniziare
una conversazione con la figura ieratica nell'anticamera
Parlo e parlo,
raccontando della mia ricerca interminabile ed infruttuosa,
dei miei desideri e delle mie speranze,
ma non ricevo alcuna interlocuzione o risposta
come se parlassi con un muro
ma sono tuttavia pieno di timore reverenziale,
anzi, la mancanza di risposte lo accresce vieppiù
- Ho incontrato il Papa! Roba da non crederci! -
continuo a ripetere a me stesso
Vorrei ricevere delle parole di conforto,
ma non arriva a me neppure un sussurro
Quando riemergo dalla latrina
e, dopo essermi lavato le mani,
riaffacciandomi nell'atrio,
mi rendo contro che la figura ieratica è scomparsa
Evidentemente, il Papa ha finito il suo tempo lì

Sul muro, vicino a dov'era seduto c'è adesso una lapide di marmo
su cui è stata incisa questa frase:
"Siamo tutti sulla stessa barca"

E' rimasto tuttavia il piccolo desco,
ancora ingombro con i resti della colazione
Un croissant con ripieno di conserva, semimangiato,
un po' di caffè al fondo di una caraffa,
del vino rosso in un rustico calice di peltro
e un pezzo di pane

Prendo il pane, lo immergo nel vino,
me lo porto alle labbra e lo mangio,
masticando lentamente e assaporando

Ed era buonissimo...

(Palermo, 22 dicembre 2021)

 

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9 dicembre 2021 4 09 /12 /dicembre /2021 09:45
Biglie di vetro

Mi reco in una casa di mia proprietà, assieme all'avvocato che mi rappresenta.
Devo mostrare l'appartamento a qualcuno che deve fare dei rilievi planimetrici.
E' stato preso un appuntamento qualche giorno prima.
In realtà, la casa, al momento, è occupata abusivamente da uno che non ha più titolo per essere il conduttore della locazione, poiché l'inquilino originario è morto e del contratto d'affitto è già stata inviata, in tempo utile, la disdetta.
Sono in corso le procedure per la cessazione degli accordi di locazione, dunque.
Ma si tratta di cose lunghe e l'inquilino (o meglio il suo erede), nel frattempo, è sempre là, ed io non posso rientrare nel pieno e legittimo possesso del mio bene.
Quindi, a stretto rigore, in questa situazione, non avrei alcun titolo per entrare nell'appartamento: non dovrei nemmeno essere in possesso delle chiavi  che mi consentono di accedervi.
Comunque sia, io e l'avvocato arriviamo puntuali all'appuntamento con i geometri e, dopo aver armeggiato con la serratura, apriamo la porta ed entriamo.
L'avvocato che è con me mi avverte che, aprendo la porta con una chiave in mio possesso e varcando la soglia dell'abitazione,  stiamo infrangendo la Legge, ma ciò nondimeno entriamo. L'avvocato mi ha parlato come se fosse - in questa contigenza - un mio Super Io, severo, ma inefface.
L'apparrtamento, ad una prima ispezione, sembra essere desolatamente vuoto, o meglio è disseminato di scarti e macerie, come tutto ciò che rimane indietro - solitamente - dopo un trasloco frettoloso.
Io dico, tirando un sospiro di sollievo: "Sembra che l'inquilino se ne sia andato!"
Ma l'avvocato replica: "Sì, ma - in ogni caso - senza una notifica ufficiale di ciò da parte sua, stiamo infrangendo la Legge. Non dovremmo essere qui, in questo momento".
Comunque, girando per l'appartamento e guardando meglio in ciascuna stanza, vediamo che ci sono dei residui di mobilia, ma come di una casa che è andata in malora da tempo.
Poi, arriviamo ad una piccola stanzetta che è arredata con un piccolo lettino, poco più che un misero giaciglio o una cuccia, e sparsi in giro molti effetti personali e capi di vestiario, in totale disordine e abbandono. Sporcizia e degrado dovunque.
Dopo aver terminato questo rapido esame, io dico: "Allora, l'inquilino abita ancora qua, anche se la sua abitazione è ridotta ai minimi termini".
L'avvocato replica: "A maggior ragione, ora che abbiamo appurato ciò, dovremmo essere fuori dall'appartamento il più rapidamente possibile. Altrimenti sono guai, nel caso che l'inquilino dovesse sopraggiungere all'improvviso, cogliendoci in piena effrazione!".
In fretta, ci portiamo verso l'ingresso e, avendone varcata la soglia, cerchiamo di chiudere la porta ma senza risultato: la serratura si inceppa, malgrado i nostri numerosi tentativi. Questo è imbarazzante, poichè chi dovesse sopraggiungere, esaminando la serratura così inceppata, potrebbe dedurre che essa sia stata scassinata o manomessa.
Nel mentre - lupus in fabula - sopraggiunge proprio l'inquilino (che però io non ho mai visto in volto, anche se sono in grado di riconoscerlo, per via della somiglianza con i genitori - un tempo conduttori -: nel suo viso, infatti, vedo l'^impigna" di famiglia).
Si fa verso di noi, minaccioso e con un aria da bulletto spavaldo ed arrogante.
"Cosa state facendo? Ora chiamo i Carabinieri e vi denuncio, perchè siete  entrati abusivamente a casa mia! E, per giunta, a quanto vedo, forzando la serratura!".
Io sono in piena confusione.
Il tipo s'avvicina ad una finestrella che aggetta sul pianerottolo  e ci fa vedere un dispositivo che ha installato, in modo tale che si attivi in caso di effrazione e che lo avvisi immediatamente se qualcuno dovesse entrare abusivamente a casa sua.
Si tratta di una bacinella basculante che contiene una pietra. Se la porta viene aperta la bacinella si rovescia e la pietra cade a terra, azionando un dispositivo di chiamata rapida al suo cellulare.
"Ecco perchè sono arrivato subito!" - aggiunge lui al termine delle sue spiegazioni, quasi gongolando.
Inoltre, ci fa vedere una grossa scatola piena di biglie di vetro multicolori, alcune delle dimensioni di una pallina di ping pong.
"E questo è un altro dispositivo che tengo di riserva per difendermi da chiunqui tenti di penetrare abusivamente nel mio appartamento!".
Prende la scatola e, repentinamente, rovescia a terra le biglie che prendono a rimbalzare e a rotolare da tutte le parti.
Senza ulteriore indugio io e l'avvocato prendiamo la via delle scale e cerchiamo di affrettarci, nel tentativo di venire fuori da un territorio che s'è fatto così all'improvviso ostile, ma poichè i gradini sono invasi dalle biglie rotolanti, ci ritroviamo praticamente con i piedi a rullare su di esse, riuscendo a mantenere a stento l'equilibrio in un difficile esercizio acrobatico che, se fossimo al circo, strapperebbe grida di ammirazione e applausi fervidi.

Ma l'equilibrio riusciamo a mantenerlo per poco tempo.
Difatti, l'avvocato cadde a terra.
Immediatamente dopo anche io cado rovinosamente

(Dissolvenza)

 

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24 novembre 2021 3 24 /11 /novembre /2021 10:01

 

La moltiplicazione del Crispi (foto di Maurizio Crispi - autoscatto)

Ha piovuto in campagna
Dei sacchi di cemento abbandonati
si sono ammollati e ammalorati
E ora formano un mucchio informe
mescolato alla terra scura
Provo ad appianare questo cemento
e a lavorarlo
prima che si rapprenda del tutto,
quando per rimuoverlo
dovrò prenderlo a colpi di mazza
Il compito si rivela ingrato e difficile
Il muro di contenimento
fatto con pietre e patatoni di laterizio
cede a causa di queste mie manovre

Non provo ira, tuttavia,
di fronte all’imprevisto evento
e mi limito soltanto a contemplare
ciò che accade
come se fossi al cinema

E poi, con determinazione, mi metto all’opera
per rimediare al danno

C’è uno che mi ronza attorno
Io mi allontano un attimo
a sbrigare delle cose

Quando ritorno
trovo che il mio portafoglio
è stato manomesso
e che i documenti che vi sono contenuti
sono stati manomessi e sono adesso tutti stropicciati,
sparsi sul tavolo

Il tipo se ne va,
soddisfatto e gongolante
Io penso immediatamente che,
approfittando della mia assenza,
abbia riprodotto o fotografato
tutti i miei documenti
E che, quindi, il suo andarsene via
così tronfio e pieno di sicumera
sia espressione del raggiungimento
di un pieno successo della sua missione

Io rimango a macerarmi nel dubbio
di poter essere stato vittima
d'un piano per rubare la mia identità
Ho dei sospetti, ma non posso dimostrarli
Non ho nessuno a cui rivolgermi
per esporre le mie lagnanze
Non c’è un ufficio reclami
e neppure quello degli oggetti smarriti
Provo a telefonare a qualcuno,
non so chi
ma la chiamata suona invano,
nessuno risponde all’altro capo del filo,
come sempre

Dove andare, che fare?

Penso a scenari terrificanti
conto corrente svuotato
spese faraoniche compiute
azioni perpetrate in nome mio
espropriazione permanente della mia identità
Io ridotto ad un guscio vuoto
e senza sostanza
Help!

 

(Dissolvenza)

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22 novembre 2021 1 22 /11 /novembre /2021 10:08
La sicilia alata e pensosa (graffito a Palermo, foto di Maurizio Crispi)

Sono ad un convegno, almeno così mi pare.
Sono arrivato nella città dove si svolge dopo un lungo viaggio, e ho il mio zaino sulle spalle.
Entro in un gigantesco edificio e salgo su per un'ampia scalinata di pietra e marmo.
Chiedo indicazioni e vengo indirizzato verso una stanza dove si svolge un seminario in presenza, non un webinario, di qelli che hanno imperversato in tempi di Covidu.
I partecipanti si sono accomodati in ordine sparso ed informale, su sedie e poltrone di plastica. Sono tutti rivolti verso un ometto seduto davanti ad uno stretto tavolo. L’ometto-conferenziere sembra, a dire il vero, uno hobbit. Parla e parla, dottamente, ma anche con bonomia. mi sento in imbarazzo: poiché sono in ritardo, entrando nella sala, devo sfilare sotto gli occhi di tutti e mi ritrovo a muovermi goffamente, come chi cerchi di non attirare l'attenzione su di sé, ottenendo invece l'effetto contrario.
Sempre perseguendo l'obiettivo di non attrarre l'attenzione su di me, mi seggo in fondo, un po’ decentrato da tutti gli altri astanti.
Penso che così avrò agio di addormentarmi, non visto, per un breve sonnellino di cui sento di avere tanto bisogno dopo le fatiche del viaggio.
Poi, tuttavia, mi rendo conto che sono troppo periferico ed isolato e che, senza la copertura degli altri astanti, rischio di attirare l’attenzione su di me.
Avanzo, dunque, facendo oscillare la mia poltrona con ripetuti colpi di reni, sino a mescolarmi con gli altri e quindi, più serenamente, posso assopirmi.
All’improvviso il seminario si trasforma in un’interrogazione.
L’hobbit-conferenziere si trasforma in occhiuto professore che scorre con gli occhi il suo registro e che poi punta il dito su questo o su quello dei presenti, invitandolo ad alzarsi in piedi per dire ciò che sa. Qualcuno si rifiuta e allora lo hobbit sentenzia: “X@@@ prende uno sul registro…”. Altri si cimentano, ma la loro preparazione si rivela assolutamente insoddisfacente.
Panico totale.
Vorrei farmi invisibile.
Cerco di sprofondare il più possibile nella poltrona che, in un abbraccio quasi materno, avvolge le mie terga. Mi sforzo anche di evitare lo sguardo inquisitorio dello hobbit.
Ma non c’è niente da fare quello - implacabile - mi chiama e dice: “Vediamo cosa sa dirci il nostro Crispi!”.
Mi alzo incerto e mi guardo attorno, come cercando la solidarietà dei miei colleghi, io con la mandibola caduta per l'imbarazzo.
Ma niente: tutti tengono gli occhi incollati a terra.
Sento la bocca asciutta e la lingua si è fatta rasposa, di consistenza lignea. Cerco di parlare, ma quello che viene fuori è soltanto un rantolo informe.
Vorrei dire allo hobbit che mi osserva con occhi di ghiaccio che purtroppo non ho potuto studiare la lezione come avrei dovuto…
Lo hobbit continua ad sogguardarmi, con occhi adesso feroci e selvaggi, e poi sentenzia: “Se le cose stanno così…”.
Si alza, rivelando all’improvviso, di possedere una statura inaudita… non è più uno hobbit, adesso, ma un temibile troll di montagna o forse un orco malvagio: afferra da sotto il tavolo una grossa mannaia e, stringendola nella sua mano nodosa, prende a muoversi verso di me…
Di nuovo panico assoluto. Quello si avvicina sempre di più, brandendo la sua arma.
Provo a fuggire via, ma ho le gambe che sembrano essersi  fatte di cera molle e che non mi reggono più e, così, mi ritrovo a terra strisciando penosamente, mentre lo hobbit, che si è metamorfizzato in troll-orco, ormai, incombe su di me, agitando minaccioso la sua crudele mannaia di lucente acciaio ben temprato.

 

(Rielaborazione di un sogno istantaneo)

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9 novembre 2021 2 09 /11 /novembre /2021 11:03
Notte vicino all'alba, quando viene fuori il blu (foto di Maurizio Crispi)

Notte vicino all'alba, quando viene fuori il blu (foto di Maurizio Crispi)

La sostanza dei sogni
Sogno o son desto?
Non so

Sono vero
oppure sono soltanto
una fantasmagoria
un arabesco
una debole traccia
su di un evanescente fondale?
Anche qui, non so

Il sogno è uno stato altro di noi stessi

C'è tutta una vita segreta dei sogni
nelle quale ci immergiamo ogni notte
e dalla quale attingiamo a piene mani
ricordi e desideri,
talvolta paure profonde
e timori reverenziali

Percorriamo dei reami fantastici
per poi riemergerne,
portando indietro con noi frammenti e reperti,
come i pescatori di perle d'un tempo

L’abisso del sogno ci scruta sempre
con le sue strane creature:
mentre noi ne percepiamo soltanto
deboli riflessi,
loro ci conoscono a fondo

Noi siamo loro,
in definitiva,
ma senza saperlo a pieno

Siamo fatti della materia dei sogni
e della stessa sostanza delle stelle
ed è dunque impossibile dare una risposta
al sogno di Lao-Tzu
Chi sogna chi?
Chi sogna cosa?

La vita reale e il sogno:
una trama intessuta
di infiniti rimandi

 


(Palermo 9 novembre 2021)

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6 ottobre 2021 3 06 /10 /ottobre /2021 11:38

Nubifragi
Pioggia e vento

Siamo sott’acqua

Ombrelloni e tavoli
trascinati via
da acque torrentizie

Fulmini e tuoni,
tregenda

Ho sognato questa notte

Ero seduto ad un tavolo all’aperto
in compagnia di uno sconosciuto

Alzavo gli occhi dal piatto
e vedevo che mio figlio grande
s’era seduto di fronte a me
Anche lui mangiava,
lo sguardo in basso,
in silenzio
Non dava segno di essersi accorto di me
Io mi adeguavo
E anch’io non manifestavo
alcuna reazione alla sua presenza
inattesa

Siamo indifferenti l’uno all’altro,
come sconosciuti in treno
o come navi che s’incrociano nella notte,
solcando un mare nero

Poi, all’improvviso,
come se niente fosse stato,
prendiamo a parlare,
ricatturando il filo d’un discorso
da lungo tempo interrotto

Le stranezze della Vita,
insomma

Ci sediamo di nuovo accanto
uno all’altro
a guardare le stelle,
a cercare il Grande Carro
e il cacciatore Orione

E guardando la volta celeste
i nostri occhi
si riempiono di meraviglia

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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