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14 luglio 2021 3 14 /07 /luglio /2021 09:44
Torre Salsa - Foto di Maurizio Crispi, 2016

Sono andato a Mondello, dopo molto tempo
Ho parcheggiato l'auto in una stretta strada laterale, rispetto a quella che percorre il lungomare e poi mi sono avviato a piedi verso il rinomato club nautico di cui sono tuttora socio (avendo addirittura conquistato il titolo di "benemerito" che spetta ai soci dopo cinquant'anni continuativi di affiliazione!).
Ed è lì che arrivavo dopo una lunga, piacevole, camminata.
Devo dire che, dalla morte di mamma (avvenuta nel 2010) non vado quasi più a Mondello.
E' come se non potessi andarci, come se qualcosa mi trattenesse dall'interno, frantumando anche le migliori intenzioni. Rimando, dilaziono: percorrere quegli otto chilometri di strada da casa mia sino a Mondello diventa spesso una fatica proibitiva, impensabile.
Non amo la folla, non voglio confrontarmi con le difficoltà di parcheggio, ma anche andarci a piedi o in bici  ha il sapore di un'impresa superiore alle mie forze.
E sì che un tempo ci andavo quotidianamente, talvolta anche due volte al giorno, poichè spesso Mondello, Valdesi, la spiaggia, il Mare, l'Onda - anche d'inverno - erano meta di escursioni serali con amici e fidanzate.
Oggi, invece non più.
Mondello per me rimane ormai come un luogo della memoria, forse anche del sogno, ma non più posto di fruizione diretta ed immediata.
E, comunque, nel mio sogno, ero là ed era proprio al circolo dove arrivavo. Entravo nell'area di pertinenza del club dal mare, cioè seguendo la spiaggia, quella via d'accesso che un tempo era difesa dal burbero Pietrino, soprattutto nel pieno della stagione estiva, quando tanti non soci (dunque "estranei", "foresti") ambivano ad arrivare al moletto del circolo per cimentarsi in fantasiosi e schiamazzanti tuffi.
Ma questa volta non c'era il Pietrino a fare la guardia (Pietrino, del resto, dopo anni di fedele servizio è morto molti, molti anni fa). Tuttavia mi veniva incontro uno del personale (che non conosco del tutto: tutti quanti, infatti, con il rinnovamento dello staff e l'immissione di leve giovani nella compagine, sono divenuti degli sconosciuti per me, come del resto io lo sono per loro).
E quel giovane zelante mi diceva che, visto che eravamo in tempi di Covid, occorreva prenotare l'accesso, visto che il numero dei soci che potevano essere contemporaneamente presenti sula spiaggetta riservata, sulle terrazze e all'interno della sede nautica era contingentato.
Inoltre - aggiungeva - occorreva esibire  il Green Pass dal quale risultasse che uno era "covidato o vaccinato", o - ancora - in alternativa acquistare per ogni singolo accesso un kit per l'esecuzione rapida del tampone direttamente dalla saliva. E lui, era appunto il Covid Manager della struttura [seguendo il link, puoi leggere il post relativo su questo stesso blog] , tenuto a conservare tutte le documentazioni e ad accertarsi che, in condizioni di socialità, tutto avvenga in regola e pienamente rispettoso della lettera delle norme vigenti.
Intanto, mentre il sedicente Covid Manager blaterava, osservavo che, nello spazio antistante la sede nautica, erano state disposte in file ordinate delle poltroncine bianche di plastica, opportunamente distanziate, e che i soci erano tutti seduti lì, senza fare nulla (s ene stavano a prendere il sole, forse).
Mi rendevo conto che, essendo quelle le regole e le condizioni di utilizzo delle strutture del circolo, per me non voleva la pena soffermarsi  (che noia! Che costrizione!)e mi allontanavo, ripercorrendo i miei passi. L'inserviente, tuttavia, mi inseguiva zelante e mi consegnava il kit per l'auto-somministrazione del tampone rapido.  
Io dicevo: "No, grazie, non lo voglio!"
Ma quello insisteva, con un misto di servilità e di prevaricazione.
Ed io finivo con l'accettarlo.
Mi ritrovavo in seguito in un capannone adiacente e su un piano di appoggio improvvisato esaminavo il kit per capire quale fosse la procedura da seguire.
Dopodiché eseguivo secondo le istruzioni, pur con delle forti riserve mentali e sentendomi fortemente contrariato.
Risultavo negativo.
Però pensavo: "Ma che idiozia! Mi sono dimenticato di essere già vaccinato! Ed essendomi sottoposto, per giunta, alle due rituali somministrazioni di Astrazeneca!".
Ma, in effetti, non avevo con me il Green Pass [già, devo ancora scaricarlo, seguendo le istruzioni contenute nell'SMS che mi è arrivato nel telefono un paio di giorni dopo la seconda dose].
E, quindi, auto-somministrarmi il tampone poteva anche avere un senso.
Ma il fatto vero era che non avevo nessuna voglia di passare una giornata al circolo seduto su una di quelle orribile poltroncine di plastica bianche. Mi sembrava una cosa triste, stare in mezzo a tutte quelle persone che parevano imbalsamate.
Pensavo che era il caso di riprendere la via del ritorno.
E riuscivo a salire al volo un bus per ritornare al luogo dove avevo lasciato l'auto.
Viaggiavo a lungo sul mezzo di trasporto pubblico, calzando correttamente la mascherina.
Scendevo alla fermata di Piazza Leoni.
Ma qui, in un'improvvisa folgorazione, mi rendevo conto che l'auto era parcheggiata a Mondello nella viuzza.
C***o! - esclamavo, battendomi il palmo della mano sulla fronte.
Che fare?!
Forse riprendere un bus in direzione inversa?
Oppure chiedere un passaggio, ma non ad un monopattino: quei monopattini li odio!
Oppure ritornare a piedi? In fondo si tratta di una distanza praticabile: appena 8 km!
Mi stavo predisponendo a ciò, quando passava un'auto che, subito dopo avermi superato, si fermava con gran stridore di freni.
Dentro - non alla guida, però - c'era il mio amico di lungo corso, G.
Accettavo di buon grado.
Ripartivamo, senza dirci una sola parola, e l'auto prendeva velocità: all'improvviso, una rondine con la sua livrea bianco-nera si schiantava sul parabrezza sul quale rimanevano tracce organiche, forse anche chiazze di sangue, mentre l'armaluzzu era scivolato via chi sa dove.
Ma nessun danno all'auto. Il materiale del parabrezza aveva resistito fieramente all'impatto, senza nemmeno incrinarsi.
Poi di nuovo - e l'auto andava ad una velocità sostenuta - un'altra rondine, intercettata in una delle sue pazze traiettorie, sbatteva sull'auto.
Un forte schianto, di nuovo tracce organiche sporcavano il parabrezza, che questa volta era lievemente incrinato, con una raggiera di piccole crepe radiali rispetto al punto dell'impatto.
Il guidatore prorompeva in una folle risata, dopo aver esalato un forte grido di giubilo, mentre i suoi occhi si dilatavano al punto da apparire pronti a schizzare fuori dalle orbite; e accelerava ancora di più: sembrava ai miei occhi che avesse quasi goduto in modo adrenalinico di questi due crash e che desiderasse che se ne verificassero altri, avvertivo in lui la bramosia di altre prede, di altre vittime, di altri schianti.
Il suo sguardo allucinato, il modo in cui stringeva il volante sino a farsi diventare bianche le nocche delle mani, erano i sintomi inequivocabili una forte attivazione, di un'insana eccitazione.
Una follia, davvero.
Mi preoccupavo ("Ma in quali mani mi sono messo?" - pensavo) e mi chiedevo se, alla fine, saremmo riusciti ad arrivare sani e salvi.

(Dissolvenza)

 

14 luglio 2021

 

 

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9 luglio 2021 5 09 /07 /luglio /2021 06:36
Un viaggio per mare (foto di Maurizio Crispi, 2012)

Ancora una volta ho sognato
Questa volta è stato un sogno di avventura

Ero in un piccolo porto
piccolo, ma davvero piccolo
eppure al suo interno ci stava ormeggiata una nave gigantesca
dalla chiglia d'argento
Non era assicurata bene alle bitte
tanto che si spostava in continuazione,

mettendo a repentaglio la sua fiancata
quella aderente al molo,
ma anche venendo a urtare con il bulbo di prora contro il calcestruzzo e le grosse pietre squadrate,
Vedevo anche la mia auto anfibia, pure ormeggiata alla banchina,
e mi preoccupavo dei danni che ne avrebbe potuto ricevere

a causa del continuo oscillare dell'enorme bastimento
Mi sorprendevo anche nel constatare che la mia auto fosse divenuta un mezzo anfibio

Mi chiedevo come e quando questa trasformazione fosse avvenuta
E chi ero io, d'altra parte?
Non è che mi fossi trasformato io stesso in qualcosa di diverso,
senza averne acuna consapevolezza?
Parlavo con qualcuno, forse il comandante della nave
o forse la massima autorità portuale presente al momento
Esponevo il problema,
quello dei movimenti fuori controllo del cargo
Poi mi tuffavo (con gioia)
e mi accorgevo che il livello del mare si era abbassato di molto
lasciando emergere gli scogli sommersi
con tutta loro fiorente vegetazione
L'acqua era limpida e trasparente
si vedevano i pesci numerosi e di specie diverse
navigare pigramente alla ricerca di cibo,
A completare il quadro,
mi accorgevo anche di una piccola foca
che inscenava uno spettacolo di immersioni, emersioni ed evoluzioni
a beneficio dei molti bambini che, con grida di gioia,
si tuffavano e nuotavano spensierati
mentre la fochina volteggiava acrobaticamente in mezzo a loro
Il comandante (di qualsiasi cosa fosse al comando)

mi portava in giro e andavamo,
lasciandoci il problema alle spalle,
compreso quello dell'abbassamento di livello dell'acqua,
che presto avrebbe portato la grossa nave ad incagliarsi.
Soprattutto, teneva a farmi visitare una struttura in cemento armato:
una specie di bunker con delle strette feritoie;
e mi spiegava che si trattava di un nido per mitragliatrici pesanti,
costruito al tempo della guerra per difendere il porto dalle incursioni nemiche

Dissolvenza

 

(Palermo, il 9 luglio 2021)

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4 luglio 2021 7 04 /07 /luglio /2021 07:39
Il cratere Silvestri sull'Etna (fonte internet)

Cammino per una via
e vedo, seduto al tavolo di un bar, all'aperto,
il mio amico di vecchia data e compagno di scuola da sempre,
Augusto
E' seduto in compagnia d'uno psicologo,
anche lui una mia vecchia conoscenza,
ma degli anni lavorativi che mi son lasciato alle spalle,
una presenza grifagna ed inquietante,
costui è da anni che non lo vedo,
con mio beneficio
Vorrei evitare l'incontro, ma lui mi scorge incedere
e già si alza dalla sedia per salutarmi,
sempre con quella sua aria arcigna
e un po' da menagramo paranoico e sospettoso del mondo intero
Augusto, invece, rimane seduto,
tranquillo e sereno
Saluto, obtorto collo, anche il Grifagno,
e la mia attenzione si rivolge all'Augusto
Mi chiedo cosa ci faccia quest'ultimo
in una simile, improbabile, compagnia
Parliamo del più meno
mi dico stupito di averlo incontrato,
non pensavo che sarebbe tornato a Palermo a breve tempo
Lo invito a pranzare da me, sempre che non debba ripartire subito
Lui accetta con entusiasmo ed io son contento,

Così leviamo l'incomodo e ci lasciamo il Grifagno alle spalle,
di colpo cancellato dalla scena
come un personaggio scomodo in un romanzo d'appendice
,

Con il mio amico, siamo a casa mia e dovremmo appunto pranzare
ma il tavolo è mobile,
non riusciamo a trovargli un'adeguata collocazione
che renda confortevole il nostro desinare
Il desco rimane sempre tutto sbilenco ed asimmetrico
rispetto alle linee della stanza,
(odio le asimmetrie negli arredi
vorrei vedere solo linee dritte,
tendo ad applicare sempre dei correttivi
le linee sbilenche, in genere, mi danno fastidio
come quando mi ritrovo a guardare una foto
in cui la linea dell'orizzonte sia inclinata)
Anche se a fatica, io e il mio amico Augusto
riusciamo a pranzare, comunque
e a fare un po' di conversazione

Poi la scena si sposta in una scuola d'infanzia
In un locale ampio e luminoso, ci sono i bimbi, le animatrici e le maestre,
molto movimento e tanto colore,
luce ed aria che entrano a fiotti da ampi finestroni
e che, con la colonna sonora di grida gioiose e di risate,
danno un senso di libertà
fuori si intravede un paesaggio selvaggio e montagnoso
e, in particolare una montagna brulla di aspre rocce marroni,
che domina una fitta foresta tropicale
I bambini giocano in vari modi
ma la loro attenzione è focalizzata
su di un tavolo magico, a scomparsa:
nel senso che chiunque vi salga, dopo un attimo, scompare
come inghiottito dallo stesso tavolo
che dunque appare essere
uno strumento di scena del grande escapista Houdini
In realtà, sul piano del tavolo, vi è una botola
che da accesso al pianale d'un montacarichi
che porta al piano di sotto
(come nel caso del collegamento tra il piano delle cucine e la tavola dei banchetti
nella nostra Palazzina Cinese di Palermo)
Una delle maestre con molta riluttanza si presta al gioco
sale sul tavolo e, dopo un attimo,
PLUFF! ... semplicemente scompare
tra i gridolini di gioia e di sorpresa dei bimbi assiepati attorno

Io per un po' guardo il gioco e sorrido tra me e me
poi lancio un'occhiata fuori dal finestrone
e mi accorgo con sgomento che la montagna impervia
svettante sulla fitta vegetazione
sta eruttando una colonna di fumo nero ribollente,
alla cui base, si vedono baluginare inquietanti bagliori rossastri
mentre lapilli fumanti prendono a solcare il cielo

Grido un allarme:
"C'è un eruzione in corso! Dobbiamo metterci in salvo il più presto possibile!".
ma il mio avviso concitato passa inascoltato, nessun si muove
Tutti rimangono come incollati nelle loro posizioni,
e continuano imperterriti nei loro giochi,
indifferenti a tutto il resto
Io penso che saremo presto travolti
da una terribile colata lavica
oppure da una pioggia nera di cenere e lapilli
e che non avremo scampo
Ma sì, in fondo cosa importa.
E' il nostro momento, probabilmente...

Sono preoccupato
Improvvisamente,
vedo un tremestio nella fitta vegetazione
che separa la fabbrica della scuola dalla montagna che sta esplodendo,
come se un gigante si facesse strada a forza nella foresta,
tutto abbattendo davanti a sé
Strabuzzo gli occhi, il cuore in gola, a mille,
e capisco, in un'attonita folgorazione,
che il rimescolio, accompagnato da inquietanti schianti,
altro non è che la tumultuosa avanzata di pietre, roccia e lava
verso di noi

Grido ancora e, sbracciandomi, sollecito tutti a mettersi in salvo
ma non ho idea se ce la potremo mai fare
ad uscire incolumi da quest'incubo

[Dissolvenza]

 

Palermo, il 4 luglio 2021

 

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29 giugno 2021 2 29 /06 /giugno /2021 06:43
Villa Piccolo di Calanovella - Foto di Maurizio Crispi - 2011

Sogno che devo andare ad una festa
In realtà, c'è un programma molto elaborato, io devo accompagnare qualcuno da qualche parte. E mi offro di farlo, così, al passaggio - o al ritorno, ora non so - potrò passare dal luogo dove si svolge questo evento festaiolo. Cosa che è, poi, il mio obiettivo primario.
E adesso sono lì. Noto che c'è molta confusione. Ma, del resto, che festa sarebbe senza confusione?

E' che, dall'inizio della pandemia, all'atmosfera delle feste mi sono disabituato. Anche se si potrebbe dire pure  - e forse questo è  più credibile - che, in generale, l'atmosfera delle feste non mi è mai piaciuta.

Andando in giro, noto che c'è una grande polla d'acqua fresca, abbastanza grande per starci tutti seduti dentro o immergercisi dentro totalmente, se ci si corica, lasciando fuori soltantaìo la testa.

C'è un punto, però, in cui la polla si approfonda maggiormente, ci sono spruzzi e correnti di bollicine, come se fosse una gigantesca iacuzzi.

Ci sono molti dentro la vasca, altri se ne stanno fuori, chi seduto sul bordo, chi in piedi, a formare piccoli capanelli e gruppi di leziosa conversazione..
Uomini e donne.
Tutti in costume adamitico, con naturalezza e senza alcun pudore.
Donne dai seni opulenti, altre con la fica depilata, alcune con il piercing sull'ombelico e sulle grandi labbra.
Mi immergo voluttuosamente nella vasca e scendo giù in apnea.
C'è un corpo femminile accanto al mio e mi sposto fino ad avere - sempre sott'acqua le mia labbra a contatto con la sua fica, che - per quanto in apnea -  comincioa leccare: la sensazione che ne traggo è dolcissima. Indugio a lungo, girando attorno alle sue labbra, poi penetrando in profondità.
Pur immerso nella 'acqua riesco ad avvertire la fragranza e il sapore di quel frutto che sono sublimi: si tratta per me di qualcosa da tempo dimenticata. Ed è come ritornare a casa.
Continuo a leccare e a succhiare incurante del fatto di essere a corto di respiro. Anzi, l'essere in una condizione di leggere asfissia rende ancora più sublime questo momento che vorrei prolungare all'infinito.
Resisto sinchè posso ma poi riemergo a prendere una boccata d'aria e quindi di nuovo giù.
Ma questa volta la fica che mi si presenta è quella di una donna diversa: è una fica depilata e fglabra, ed anche questa prendo a leccarla con rinnovato vigore e volutà, abbeverandomi dei suoi succhi.
Poi, di colpo, devo smettere. La realtà mi chiama, con le sue incombenze.
Adiòs

Adiós muchachos, compañeros de mi vida!

... e dissolvenza.

(22 giugno 2021)

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2 giugno 2021 3 02 /06 /giugno /2021 16:29
Otto ore di Capraia (forse 2003)

Ho sognato che correvo una maratona
Ed era la Maratona di New York
Riconoscevo alcuni luoghi dai quali ero già passato innumerevoli volte, in precedenti occasioni.
Era la Maratona della Grande Mela, ma nello stesso tempo non lo era. Familiare e, nello stesso tempo, estranea e sconosciuta.
Correvo e correvo e correvo.
Ad un certo punto sentivo che le gambe mi si facevano pesanti.
Era da molto che non correvo una maratona.
Eppure, per quanto rattrappito e piegato su me stesso riuscivo ad andare avanti.
Al passaggio da un posto di ristoro, mi porgevano un sacchetto di carta pieno di vettovaglie.
Ci frugavo dentro e trovavo un succo di frutta in tetrapak ed anche una formella di cacio che sembrava molto appetitosa.
Un podista rimasto senza rifornimento mi si affiancava ed allungava la sua mano rapace dentro il mio sacchetto, tentando di arraffare la formagella.
Io lo stoppavo con un moto di stizza.
"Smettila!" gli dicevo.
Un vero e proprio parassita.
Quello mi guardava e rideva.
Allungava di nuovo la mano e metteva dentro il mio sacchetto la sua spazzatura.
"Ma sei proprio un puzzone!" così lo interpellavo, riesumando un modo di re di mia madre, quando io facevo una qualche monelleria.
Correvo a piedi nudi.
Sentivo sotto le piante dei piedi le asperità dell'asfalto, ma di questo intimamente gioivo.
Mi sentivo come l'uomo chiamato cavallo del film, costretto a correre nudo e scalzo per salvarsi la vita.
Nel mentre arrivavo ad un nuovo posto di ristoro.
Qui c'erano dei nebulizzatori d'acqua per rinfrancare i podisti dalla calura, ma anche - a parte - degli spessi tappeti di ghiaccio triturato,  in modo tale da consentire ai piedi infiammati dei podisti di trarne beneficio e lenimento.
Io rifuggivo dall'acqua nebulizzata ed invece passavo dal tappeto di ghiaccio, che a me risultava altamente "balsamico", visto che stavo correndo scalzo.
Dovevo affrontare una lunga salita ed ero sopraffatto da onde di sconforto, perché il mio corpo reagiva a fatica e mi sentivo tutto un fascio di dolore e intorpidito.
Eppure, andavo avanti a passetti piccoli, uno dietro all'altro, testa china e occhi rivolti a terra, come un asino bendato costretto a far girare la macina.
Ad un altro posto di ristoro mi davano una carrozzella a ruote per disabili, di foggia antica: schienale alto, grandi ruote posteriori, ruote anteriori pure piuttosto grandi, una larga predella per poggiare i piedi.
Mi ci si sedevo per avere un po' di conforto.
Nel frattempo la strada cominciava ad avere una certa pendenza a me favorevole e con il carrozzino acquistavo velocità per un largo stradone di cui non si vedeva la fine.
E di nuovo quel podista stizzoso di prima me lo ritrovavo sulla predella delmio mezzo di fortuna.
Se ne stava dritto in piedi come un fuso, i capelli scompigliati dal vento della corsa. Mi guardava e rideva beffardo.
"Scendi, scendi!" gli gridavo "Ma sei proprio un bel tipo! Approfittatore!"
La carrozzina prendeva velocità sempre di più e cercavo di frenare afferrando gli anelli delle ruote per contrastare la loro vorticosa rotazione
Ma senza molto successo, in verità: ad una leggera curva non riuscivo a mantenere in assetto la carrozzina e mi ribaltavo, ma senza danni, per fortuna.
Riprendevo a correre rinfrancato e mi sembrava di intravedere i ponti di Harlem.
Cominciavo a pensare, con molta concretezza: "Ce l'ho fatta! Fra poco entrerò a Central Park".
Central Park era una metà ormai vicina, non più irraggiungibile, come mi ero sentito qualche chilometro prima. E si accresceva l'effetto narcotizzante delle due ali di folla incitante.
Dopo tanti anni di non partecipazione alla Maratona di New York stavo per farcela di nuovo!
Anticipando la gioia dell'arrivo mi mettevo a piangere, squassato dall'emozione. Calde lacrime copiose scendevano sulle mie guance,
aggiungendosi al sudore che già impregnava la mia T-shirt

Lacrime sudore e sangue
Lacrime sudore e sangue
ma anche gioia ed emozione

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28 maggio 2021 5 28 /05 /maggio /2021 16:22
Locale predisposto per una riunione condominiale , marzo 2021 (foto di Maurizio Crispi)

Ho sognato
Camminavo
Camminavo in una valle arida e desolata, piena di polveri e di miasmi: più che un luogo disegnato dalla natura, pareva una infossatura, simile ad una vallata - o meglio un avvallamento - che interrompeva la piatta distesa di un'infinita distesa di rifiuti solidi, interpunta da pozze di liquami fetidi e maleolenti, scintillanti sotto i raggi di un sole implacabile e fumanti.
Dopo aver compiuto questa lunga traversata, mi ritrovavo in una camera che mi risultava familiare nell'aspetto, ma in rovina, polverosa e puzzolente, con l'aria pesante, poiché le finestre erano state per lungo tempo rinserrate.
Uno che era stato mio silenzioso compagno di viaggio si muoveva in giro per aprire le finestre e per cercare di rendere l'aria più respirabile. Nello scostare i pesanti tendaggi i cui colori e disegni originali erano soltanto un'ombra, del tutto stinti ormai, questi si sbriciolavano e cadevano a pezzi. E ciò accresceva la sensazione di disperazione e di mancanza di speranza.
Il mio silenzioso compagno di viaggio, addirittura, per arieggiare meglio levava gli infissi della finestra e li appoggiava al muro.
Ma non c'era niente da fare, quella non era più casa: era solo una stamberga, un catoio degradato: nulla di ciò che era stata un tempo poteva essere salvato. Nulla poteva tornare a rivivere come prima.

[stacco]

In un momento successivo, mi ritrovavo in un hub vaccinale.
Tutt'attorno stesso spettacolo di desolazione di prima, come se fossi nel bel mezzo di una città devastata da una catastrofe o da un evento apocalittico di inimmaginabili proporzioni.
E dovevo fare due cose urgenti.
Ricevevo dal mio medico curante una serie di schede e di vaccini: zaino in spalla, dovevo andare in giro a fare delle vaccinazioni domiciliari.
L'altro motivo per cui mi ritrovavo nel centro vaccinale era che io stesso dovevo sottopormi alla vaccinazione di richiamo.
Mi presentavo allo sportellino blindato e dicevo, parlando attraverso una stretta fessura, che ero lì per questo.
Dall'interno, l'addetto alla reception mi chiedeva il documento attestante la precedente somministrazione e le schede già compilate.
Mi accorgevo con imbarazzo e fastidio che non avevo nulla con me.
Andavo a rovistare nel mio zaino che avevo lasciato da parte. Guardavo dovunque, tasche e tasconi compresi nella mia meticolosa ricerca, e niente! Non avevo con me nessuno dei documenti richiesti.
Tornavo allo sportello e, pieno di frustrazione, riferivo all'impiegato della mia ricerca infruttuosa.
Lui a questo punto mi chiedeva se avessi il codice che mi era stato attribuito, al momento della prima vaccinazione, come fosse il numero che veniva impresso, in forma di tatuaggio, sulla superficie anteriore dell'avambraccio dei deportati nei campi di concentramento.
E, sì, tornavo a rovistare nello zaino e vi trovavo un talloncino autoadesivo, con un codice a barre e sotto di esso, anche un codice numerico.
Mostravo il talloncino all'impiegato che a questo punto annuì: "Vediamo cosa posso fare!" per poi andarsene, ciabattando abbuttato, in un'altra stanza, probabilmente a rovistare in uno schedario.
Wow! L'Uomo dell'Hub ha detto yes!, pensavo tra me e me, sollevato e giulivo.
Rimanevo in attesa, ma - nello stesso tempo - respiravo di sollievo, perché così avrei potuto completare la mia vaccinazione e svolgere la mia attività di vaccinatore itinerante, senza che le dosi di vaccino che mi erano state affidate andassero a male.

Inaugurazione dell'Hub vaccinale di Cinecittà (da internet)

 


Dissolvenza

Chi sa perchè si parla di "Hub" vaccinali, e non di "centri" vaccinali? Cosa è mai questa anglofonia ridicola da parte di persone - come siamo mediamente noi italiani - che per lo più non hanno molta propensione a parlare le lingue straniere? E invece abbiamo espressioni come hub vaccinale, oppure road map delle vaccinazioni e altre espressione che invadono i comunicati e che diventano come un'epidemia. Già l'infodemia è anche questo. L'uso a tempesta di determinate parole, senza in alcun modo chiedersi il perchè e il per come. Come, ad esempio, l'altro tormentone che à la "bomba d'acqua" per indicare un piovasco improvviso e violento.

Molti non sanno che "hub" può avere questi significati, limitandosi a ripetere pappagalescamente la parola:

  1. In una rete informatica, dispositivo che collega i vari clienti al server, raccogliendo i cavi provenienti dai diversi computer.
  2. Aeroporto internazionale di transito, cui fanno capo numerose rotte aeree e che raccoglie la maggior parte del traffico di un dato paese.

La parola "hub" peraltro entra in alcune parole composte come, ad esempio, "wheel hub" che è l'espressione equivalente in Inglese del nostro termine "mozzo della ruota".
L'immagine del mozzo della ruota estende i possibili significati della parola "hub", al di là dei riferimenti informatici, poichè starebbe ad indicare il punto in cui tutti i raggi convergono: e dunque potrebbe diventare illuogo di convergenza di attività di vario tipo, un nodo, un punto focale.
Per noi che siamo Italiani, tuttavia a ben vedere, la semplice parola "centro" per dire "Centro vaccinale" rimane molto più azzeccata e pertinente.

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26 maggio 2021 3 26 /05 /maggio /2021 16:24
Strade vuote all'alba (da internet)

Le strade si dipanano di continuo davanti a noi

Le strade corrono e si svolgono sotto i nostri piedi
un nastro infinito su cui è scritta una storia infinita

Non siamo noi a camminare, ma sono le strade a portarci

La strada della vita è interminabile,
potrà essere corta o lunga
ma sempre interminabile è,
fatta di istanti eterni e faticosi,
qualche volta veloci
perché vi si accendono improvvisi sprazzi di gioia
illuminati da un repentino fascio di luce
oppure quando si penetra nell'oscurità verdognola e frusciante
dell'ombra fitta di grandi alberi che le fiancheggiano
Oppure, quando all'alba,
si vede, nella lontananza,
un coniglio che, al rumore dei passi,  si blocca spaventato
e poi fugge via a rapidi balzi, dileguandosi nel fitto dell'erba

Siamo soli, sulla strada,
a volte in compagnia
ma è solo per brevi tratti
Ci sono camminatori-lettori
Ci sono camminatori-scrittori

Leggiamo e scriviamo, mentre camminiamo sulla strada,
a volte scriviamo le nostre memorie e i nostri ricordi
a volte sogniamo
la strada è anche fatta delle pagine del mondo
che scorrono nella nostra testa
a volte affastellate,
a volte fruscianti come un mazzo di carte che viene rimescolato,
altre volte una alla volta

pagine intonse mai lette prima
e tutte ancora da esplorare,
ancora vergini si potrebbe dire
pagine spiegazzate e gualcite per una lunga consuetudine,
così consumate da apparire come un esile trama
che si sbriciola al più delicato tocco
pagine che ci raccontano storie
e poi volano via nel vento
pagine già lette e ben conosciute,
amate, adorate, ma anche odiate
pagine brancicate dal diuturno uso,

Ma la pagina più bella è quella
che racconta di quel meraviglioso ricordo
sepolto nella mente, da tempo immemore,
e che, all'improvviso, balza fuori prepotente  
per dirci qualcosa
E poi ci sono quelle che si scrivono da sé, mentre viviamo
e che ci raccontano il momento presente

Sono sulla strada e cammino
non mi fermo mai
qualche volta, sopraffatto dalla stanchezza
trascino i piedi e sonnecchio,
come fanno i cavalli o i delfini
con una parte della mente soltanto
attiva e vigile a livello subconscio a tenere i comandi
per una guida automatica, per così dire.
e l'altra parte sognante
Se il sonno si approfondisce, barcollo o incespico
ma poi riprendo l'equilibrio e ricomincio ad andare

La strada non ha mai una fine
procede all'infinito

Ogni tanto c'è una deviazione, talaltra un dosso da superare
e ci si chiede cosa ci sia dietro la curva o dietro quel colle,
quale infinita prospettiva ci possa riservare

Queste sono le uniche variazioni di rilievo
Il vero paesaggio e i suoi mutamenti straordinari
sono dentro la mente del viandante
e dentro la mia

Quando ero piccolo piccolo,
appena un soldo di cacio,
- ovvero un bimbetto scuro e scontroso, sempre con il broncio -
se mi chiedevano:
"Cosa vuoi fare da grande?",
rispondevo con assoluta serietà,
"Voglio fare il vagabondo!"
- Era il mio manifesto e il mio proclama di intenti, inconsapevole -
E poi crescendo conobbi le meravigliose avventure
da outsider, quelle degli hobo e dei vagabondi delle stelle
on the road, ma solo in una pallida parvenza
senza estremi,
quel tanto che bastava per sognare l’avventura dell’ignoto

Questa notte ho sognato che ero su di una strada,
a piedi, accompagnato dal mio cane o dai miei cani,
forse c'erano altri con me
ma erano volti anonimi
il cammino era arduo e faticoso,
bisognava superare un forte dislivello
per raggiungere una meta transitoria
(ma sappiamo che le mete sono sempre transitorie,
mai definitiva)
Ed io spiegavo a questa occasionale comitiva di viandanti
una possibile variante del cammino
che avrebbe consentito di camminare in natura
evitando le strade di grande traffico

E che Cammino era quel cammino!
Mi infervoravo sempre più mentre lo descrivevo  
- da avvocato di cause perse -
come se lo avessi percorso decine di volte
Cercavo di convincere i miei invisibili interlocutori
che era quella la strada da seguire
quella più bella e gratificante

No pain no gain, dicono alcuni

E c'era una pagina che volava via nel vento
come una foglia secca
e che ho afferrato con un improvviso guizzo

Su di essa c'era scritto:
Our earthly condition is that of passers-by
of incompletess moving toward fulfilment
and therefore of struggle

La strada del Faro di Capo Zafferano (Foto di Maurizio Crispi)

 

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21 maggio 2021 5 21 /05 /maggio /2021 07:01
Aquilone in cielo (foto di Maurizio Crispi)

La vita è bella
quando si esce dal lungo e freddo inverno
e dal buio

Giorni lunghi, notti più brevi
strade di sole al tramonto

Riverbero squillante negli occhi

Il glicine, il gelsomino e la zagara
diffondono i loro profumi sontuosi
messaggeri al tempo stesso
della fine imminente, quando quela traccia olfattiva
si trasformerà in sentore di putrefazione

E ci sono i canti degli uccelli
e i voli instancabili dei rondoni

Con le aperture e le riaperture
la gente affolla i marciapiedi

Ma io  cammino, come sempre, da solo

Da solo
alla guida dell'auto
a passeggio con i cani

Da solo parlo e discuto con me stesso
Danzo da solo nel sole

Dove sono tutte le speranze?
Dove i sogni?

Eppure i sogni sono nell'aria
sfrecciano accanto me
qualche volta si posano come farfalle vagabonde

o come meduse colorate che flottano
mollemente anzichè nel mare
nel cielo d'un intenso blu cobalto

Qualche volta atterrano sulla mia testa
e scompigliano quei capelli che non ho
Ed anche i miei pensieri
gettandovi il seme del desiderio

Pensieri scompigliati e scapigliati

Questi sogni in veste di farfalle
potrei inseguirli con un retino e acciuffarli

Come le farfalle, i sogni hanno vita breve
se non si è veloci
ad acchiapparli fuggono via
o si disfanno

Come le farfalle che, dopo tanto volare,
nel loro breve esistere lungo un solo giorno,
poi si fermano su di una foglia
oppure a terra
stremate
e se ne stanno immobili in attesa di morire
poichè il loro tempo biologico é scaduto

Le vite a tempo quelle delle farfalle e dei sogni

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17 maggio 2021 1 17 /05 /maggio /2021 10:20
Giorgia Meloni, Io sono Giorgia

Questa notte ho sognato nientemeno che Giorgia Meloni
C'erano altre due persone con me, due amici o conoscenti, non so.
I loro volti rimanevano anonimi, come se il loro volto fosse stato cancellato, lasciando una sorta di chiazza vuota.
Io parlavo e parlavo, facevo l'avvocato del diavolo. Elogiavo - davanti ai miei due interlocutori che mi ascoltavano in silenzio - la Giorgia Meloni che, del pari, non proferiva una parola.
In particolare, andavo dicendo che il libro autobiografico della Meloni recentemente uscito [Io sono Giorgia] era un buon libro ed anche ben scritto.
Dicevo che ingiustamente alla Giorgia stavano facendo la guerra e siccome i suoi detrattori non potevano appigliarsi a nulla, poiché sostanzialmente il racconto narrava di cose vere, tutti quanti - e in testa a tutti quella Selvaggia Lucarelli di Radio Capital [LeMattine di Radio Capital] - si accanivano a contestarle che lei aveva mentito spudoratamente su un punto che è poi l'incipit della sua narrazione autobiografica, quando la madre decise coraggiosamente di non abortire e di tenersi il figlio (che poi sarebbe stata la figlia, cioè Lei, la Giorgia), andando - invece che a farsi fare l''interruzione di gravidanza - a festeggiare mangiando in un bar cornetto e cappuccino, riconciliata con la vita. Ebbene  tutti (e in testa all'orda sempre quella Selvaggia Lucarelli) le rinfacciavano di aver  mentito poiché negli anni cui si riferisce la Meloni (il 1975-76) l'aborto era ancora clandestino.
Io, nel mio sogno, supportavo invece Giorgia Meloni, quasi fossi un suo devoto o un suo fan, ma sicuramente in contrapposizione con la Selvaggia.

Questo sogno rimane per me un mistero. Non è che faccia pazzie per la Giorgia. Ma al tempo stesso quando noto da parte di altri ingiustificati accanimenti, allora io tendo a mettermi immediatamente dalla parte di chi viene viene vilipeso ed offeso, anche se ideologicamente sono in dissenso con costui/costei.
Saltando di palo infrasca, evviva! Si riaprono le danze, le danze delle aperture, delle ri-aperture e delle tri-aperture, danze e ri-danze e perfino le tri-danze. L'Italia divenuta finalmente (quasi) monocromatica riapre all'economia drogata delle ristorazioni e delle spese dissennate. Questo significa per i più e per chi ci governa "fare ripartire l'economia".
Orsù, caliamoci le maschere e gettiamoci nella mischia!
Piatto ricco mi ci ficco!
Esperimenti sociali, vaccini antivirus in pillole, conviveremo con il virus.
Taralluci e vino.
Festeggiamo, festeggiamo!
Il mondo riapre. Halleluiah! Deo Gratias!
Negli USA è stata decretato l'abolizione dell'uso obbligatorio della mask e i cittadini sono stati invitati a cominciare di pensare di farne a meno nelle situazioni domestiche, quando si va in visita a parenti ed a amici.
Addirittura si parla di dare il via ad attività di ri-condizionamento all'avere il viso libero e scoperto a favore dei renitenti.
Le ville di Palermo invase da folle vocianti.
Molte le famiglie di pacchioni che sfilano in rassegna, pacchione il padre, pacchiona la madre, pacchioni i figli.
Boteriani fidanzati pacchioni che si tengono per mano grassoccia e camminano con andatura ondulante, come pinguini, la ciccia tremolante,i ventri penduli.
Evviva la "panza" del palermitano tipo!
Ma dove andremo?
Cosa ci ha insegnato un anno e qualche spicciolo tra parentesi causa Covid?
Io speravo che ci avrebbe insegnato tanto.
Ma temo che tutti i possibili insegnamenti ne avessimo potuto trarre  siano già stati buttati alle ortiche.
O, in altri termini, temo che - affrettandoci a buttare via l'acqua sporca e lurida del bagno - stiamo buttando via anche il bambino che stava dentro la vasca.
Follia, follia, follia.
Non amo l'umanità, così come è.
Forse capisco perchè GIorgia Meloni abbia messo lo zampino nel mio sogno: in fondo lei è stata la più accanita nello strepitare contro le chiusure e le limitazioni. E dunque proprio in questi e nei prossimi giorni, eccola accontentata.
In fondo, di fronte a tanta dissennatezza, si possono comprendere in qualche misura le scelte di alcuni survivalisti che non volendo dipendere in alcun modo dal mondo tecnologico e rifiutando in blocco le regole della convivenza e le leggi e i regolamenti che la normano vanno a ritirarsi a vivere in qualche luogo isolato, sulla cima di una montagna o nel bel mezzo del deserto, e lì stanno senza collegamenti tecnologici, ma attrezzati di tutto punto per poter sopravvivere alla catastrofe e alla fine del mondo incombente di cui, secondo costoro, un evento pandemico, come quello che ci afflige, può essere un avvisaglia.

 

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3 maggio 2021 1 03 /05 /maggio /2021 08:53

Parlavo e parlavo,
come se fossi immerso in una seduta di psicoterapia,
ma ero io stavolta nella veste di paziente

Dicevo: Dottore, questa notte ho fatto un sogno

E lui: Sentiamo...

Ho incontrato una mia vecchia fiamma
Avrei voluto scopare con lei
Immediatamente, lì sul posto
Anche se eravamo in pubblico,

alla selvaggia
Avevo un'erezione palpitante
che mi scoppiava nei pantaloni

E lo psicoterapeuta, con voce suadente:

Ma, caro mio, le ho sempre detto
che le storie di sesso
qui non devono interessarci
Il sesso distoglie l'attenzione
dalle cose più importanti

Quindi, scavi dentro di sé
alla ricerca di altro,
il sesso è un velo di Maya,
pura illusione
Tirandolo in ballo
ci precludiamo di poter arrivare al cuore
del nostro essere

Tacqui, a questo punto,
imbarazzato

Uno di quei silenzi gravidi di attesa, non tranquillo,
non quello che ti fa sentire 
di essere davanti un mare
nel quale immergersi e dissolversi

in pace

All'improvviso, mi accorsi che il mio dottore
se ne stava seduto di fronte a me,

non più alle mie spalle, come di norma
Mi guardava intento e concentrato
serissimo
Dopo aver distolto a fatica i miei occhi

da quello sguardo magnetico,
mi sono reso conto
che lui si era tirato il cazzo fuori dai pantaloni
e si masturbava lento
Aveva un cazzo enorme,
un obelisco ritto verso il cielo
(il cielo della stanza, come a dire il cielo in una stanza)

Con sapienti movimenti della sua mano,
lenti e misurati,
lo teneva in tiro,
Il glande turgido, scintillante di umori,
era diventato enorme per l'afflusso di sangue e palpitante
Sembrava il glande di un Priapo o di un Dio

Cercavo di non guardare in quella direzione
e di riprendere il mio discorso,
così brutalmente interrotto
Però quel cazzo sbrogliato
era terribilmente ingombrante,
un monolito,

come quello di Kubrick,
catalizzatore della conoscenza

Lo sguardo del terapeuta era - pur fluttuante - intento
a cogliere la ripresa del mio flusso di associazioni,
non tradendo la benchè minima emozione o lascivia
Era come se fosse in atto una dissociazione
tra ciò che accadeva nella sua testa
e ciò che, invece, aveva luogo nei suoi Paesi Bassi,
ma quella mano in movimento era il tramite
tra due mondi vicini, eppure incommensurabilmente distanti

Ciò nondimeno tutto si svolgeva
in una cornice di apparente normalità

Quella manipolazione tantrica,
quel membro benedicente e terapeutico,
quel cazzo totemico

Era forse l'idolo davanti al quale prostrarmi
o Il lingam della tradizione induista
o Il segno sacro di Siva
e conteneva in sé il rimando all'atto creativo e generatore

E c'erano molte altre cose nel sogno,
ma adesso le ho perse,
ho indugiato troppo a lungo al mio risveglio,
prima di trascriverne gli aspetti più essenziali.

Rimane soltanto questa traccia indelebile
come se, stranito, mi fossi ritrovato
davanti alla possente manifestazione fallica del dio

 

La montagna di Ötscher è una delle località montane più popolari dell'Austria, si trova nelle Alpi dell'Ybbstal delle Alpi della Bassa Austria. Di recente la montagna di Ötscher si è svegliata con una bizzarra installazione sulla sua cima. Si tratta di una singolare scultura di legno a forma di pene. Alta 2 metri, l'installazione del fallo di legno è stata scoperta dall'alpinista Marika Roth che ne ha pubblicato le foto sulla sua pagina Facebook scatenando il social media.  Non si conosce né l'autore né il motivo della scultura a forma di pene.

La montagna di Ötscher è una delle località montane più popolari dell'Austria, si trova nelle Alpi dell'Ybbstal delle Alpi della Bassa Austria. Di recente la montagna di Ötscher si è svegliata con una bizzarra installazione sulla sua cima. Si tratta di una singolare scultura di legno a forma di pene. Alta 2 metri, l'installazione del fallo di legno è stata scoperta dall'alpinista Marika Roth che ne ha pubblicato le foto sulla sua pagina Facebook scatenando il social media. Non si conosce né l'autore né il motivo della scultura a forma di pene.

(design.fanpage.it) La montagna di Ötscher è una delle località montane più popolari dell'Austria, si trova nelle Alpi dell'Ybbstal delle Alpi della Bassa Austria. Di recente la montagna di Ötscher si è svegliata con una bizzarra installazione sulla sua cima. Si tratta di una singolare scultura di legno a forma di pene. Alta 2 metri, l'installazione del fallo di legno è stata scoperta dall'alpinista Marika Roth che ne ha pubblicato le foto sulla sua pagina Facebook scatenando il social media.

Non si conosce né l'autore né il motivo della scultura a forma di pene. Mentre la misteriosa installazione di legno è esposta alle condizioni meteorologiche sulla montagna delle Alpi austriache alta 1.893 metri, ci si interroga se si tratti di arte provocatoria o di un'operazione di marketing. La scultura è apparsa nella notte tra l'1 ed il 2 novembre e, secondo alcuni, dovrebbe essere un intervento artistico che evoca un arcaico "culto della fertilità". Non a caso il più antico esempio di artefatto prehistorico di forma fallica è stato trovato nella "hohle fels" (Roccia Cava), una grotta nella Swabian Jura della Germania (Alpi Sveve).

Per leggere tutto l'articolo segui il link.

 

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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