Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
14 agosto 2014 4 14 /08 /agosto /2014 08:40

L'evanescenza dei sogni

I sogni vengono e vanno

portano immagini strane

 

A volte uno ci sta bene dentro i suoi sogni

Quando al risveglio deve abbandonarli

è dispiaciuto

 

Una situazione interessante stava accadendo

ma è rimasta in sospeso

 

C'era un problema da risolvere,

ma non c'è stato il tempo

di vedere i frutti delle soluzioni ideate

 

Cose che mai sono accadute in vita tua

o che mai ti potranno accadere

ti accadono,

mentre tu ne sei protagonista,

ma nello stesso spettatore

come se tutto quello che vedi e senti accadesse in un film

come se si trattasse di flash e spezzoni di vita che é di un altro,

ma non la tua, eppure al tempo stesso la tua

 

Ombre cinesi che si riflettono

su di una parete di stoffa illuminata da dietro,

in alcuni casi

 

Colori più accesi,

onirismo psichedelico,

conversazioni rutilanti ed improbabili,

suoni nitidi e netti,

elementi che compongono trame e tessiture

 

Quando ti svegli cerchi di catturare

qualcuna di quelle immagini

ma esse si sciolgono come neve al sole

lasciando tra le tue mani

solo piccoli frammenti, come di una fotografia bruciata,

e con un loro esame minuzioso

tu cerchi di dedurre tutto il resto

elaborando una possibile costruzione

come fu per il Palazzo di Cnosso,

ma è pur sempre un balocco rotto

quello con cui ti gingilli

 

E rimane solo la vaga traccia mnenomica

di aver vissuto qualcosa di meraviglioso

o di aver commesso delle orribili azioni,

a seconda dei casi

 

Ciò che rimane viva é

la nostalgia di aver perso la presa

su di un oggetto fantastico

ma anche - in altri casi - il sollievo

di essere appena sfuggito

ad una sorte orrenda

e all'Abisso che per un attimo fin troppo lungo

ti ha guardato

Condividi post
Repost0
4 giugno 2014 3 04 /06 /giugno /2014 19:56

Il sogno del toboga, ovvero senza via di uscita

 

 

Sono immerso in una zona congestionata di auto e di persone in una città straniera.
E, a fatica, sto conducendo un'auto a noleggio con la quale mi devo spostare da un punto all'altro per andare a caricare un certo numero di ingombranti bagagli, visto che sono in partenza per un luogo lontano.

Lo spostamento non è semplice per via del traffico intenso e caotico.

Arrivo in uno slargo, oltre il quale non si può più proseguire: fine corsa! Il passaggio è bloccato da transenne poste in tutti i possibili punti di uscita.

Vorrei tornare indietro sino al punto di partenza, anche per raccogliere tutti gli altri che dovrebbero viaggiare con me e che mi attendono.

Ma anche la strada da cui sono venuto è inesorabilmente bloccata.

Poliziotti minacciosi controllano tutte le vie di uscita.
Non posso andare avanti e nemmeno posso tornare indietro da dove sono venuto.

Mi accorgo che, come misura straordinaria, è stato predisposto un percorso obbligato che si può fare imbarcandosi come passeggeri singoli su piccole capsule che corrono in discesa lungo un binario chiuso dentro una galleria di acciaio rilucente.

Le capsule assomigliano a dei toboga individuali.
Mi sento imprigionato in una sitazione senza uscita, all'infuori dello stupido toboga.
Situazione disperata, ma nello stesso tempo c'è anche da ridere a crepapelle: quindi non è cosa da prendere troppo sul serio.

Ci sono tantissimi bagagli da prendere al termine della corsa su toboga.

Mi affanno a chiedere alle guardie truci e poco disponibili se poi potrò caricarli tutti e se la corsa si potrà fare anche in senso inverso, e cioè in salita.

Nessuno mi sa rispondere.

Preso dal dubbio e dall'incertezza non so davvero cosa fare.
Non rimane da fare altro che aspettare.
Wait, Rose, wait!

The Last Waltz...

 

 

Toboga (Tobogan or Indian sledge) è il nome irochese di una slitta da trasporto usata da varie tribù di pellerossa del Canada. Ha il fondo di forma piatta, costituito da assicelle di betulla sagomate come sci e prive di pattini.

In Canada il toboga viene utilizzato nei tempi più recenti per diporto e competizioni su apposite piste di forma perfettamente rettilinea, con pendenze assai pronunciate smorzate da saliscendi; è spesso costruito in metallo e dotato, per aumentarne la velocità, di sottili pattini d'acciaio.

Per la guida, peraltro limitata a piccole correzioni della direzione dato il tracciato, si usano i piedi. Il toboga fu introdotto in Europa verso la fine dell'Ottocento, ed ebbe una certa diffusione nelle località delle Alpi Svizzere.

Il termine "toboga" viene utilizzato anche come sinonimo di scivolo sia terrestre che acquatico.

Condividi post
Repost0
11 marzo 2014 2 11 /03 /marzo /2014 09:55

Fiore del sogno, sogno in fiore (Elena Cifali)

 

L'ho sognata anche stanotte. 
 

 

L'ho sognata come sempre. 
 

 

E tutte le volte assume un aspetto diverso. 
 

 

Chiusa in una piccola scatola di cartone, tra posate di plastica. 
 

 

Il sogno assume aspetti kafkiani e m'inquieta. 
 

 

La richiesta di quel fiore è sempre la stessa: vuole vedermi. 
 

 

La rassicuro come spesso facevo,

mentendole per non farla dispiacere.
 

 

Sentimenti nuovi e sconosciuti nascono

e galleggiano nell'aria

portando con sé rammarico e tristezza.

 

 

 

 

Fiore del sogno, sogno in fiore (Elena Cifali)

Condividi post
Repost0
20 gennaio 2014 1 20 /01 /gennaio /2014 08:35

Mal di sogniCi sono vari modi di interpretare i sogni. Freud disse con un incisivo aforisma che "i sogni sono la via regia per conoscere l'inconscio". Sempre secondo Freud, che elaborò l'idea che i sogni rappresentano un soddisfacimento mascherato di un nostro desiderio rimosso, gli incubi rappresentano situazioni in cui il rimosso si avvicina troppo alla superficie della consapevolezza, minacciando di compromettere con la sua irruzione  un equilibrio difficile che si è realizzato nella nostra vita da svegli e che è sempre la risultante di un compromesso.
L'incubo rappresenterebbe così il momento in cui il rimosso tende a tornare alla superficie e, in questo senso, i contenuti dell'incubo possiedono una forte carica "perturbante" (sempre secondo la definizione freudiana).
Ma - dopo Freud - si sono avute nuove e complesse teorie sul sogno e sul sognare che tendono ad ingranarsi con ciò che si conosce della neurofisiologia dei sogni (e ad integrarlo, in un interessante sforzo sincretico, di cui uno degli artefici è stato il neurofisiologo e psicoanalista Mauro Mancia).
Per esempio, secondo i cognitivisti gli animali che sognano ripassano delle azioni che sono loro abituali nella veglia (e non possono agire in sintonia poichè le innervazioni psicomotorio durante il sonno con sogni sono del tutto inibite), ma anche è stato detto che i nostri sogni rappresentano un modo attraverso cui la nostra mente elabora possibili soluzioni per problemi che affliggono la nostra vita diurna.
Quando ci capita di ricordare di aver sognato, senza ricordare il contenuto specifico del nostro sogno, ma ci sentiamo particolarmente sosoddsfatti e contenti, è perchè - probabilmente - senza che nemmeno noi lo sapessimo - la nostera mente è stata al lavoro e ci ha consetto di trovare qualche soluzione che metteremo alla prova durante la vita diurna, senza nemmeno accorgerci che lo stiamo facendo.
Quindi, i sogni complessi, quelli che ci turbano, quelli che ci spossano, li dobbiamo accettare per quello che sono: prendiamoli come degli allenamenti particolarmente faticosi che la nostra mente è chiamata a compiere.

Guai se non dovessimo più sognare: il nostro equilibrio e la nostra salute mentale, ne sarebbero gravemente compromessi, come hanno dimostrato numerosi esperimenti di deprivazione selettiva del sonno REM.

Mal di Sogni (Elena Cifali)(Elena Cifali) Ho dormito malamente stanotte e per troppe ore, attardandomi nel letto, girandomi e rigirandomi senza avere effettiva necessità di riposare, solo preda e vittima dell’ozio.

Da qualche tempo le mie notti sono agitate, ricche di “su e giù” di “vai e vieni” di fame notturna.

Stanotte, invece, non mi sono mai alzata, solo svegliata un’infinità di volte e tutte le volte che mi riaddormentavo sognavo.

Non ricordo bene cosa succedesse dentro questi tormentati sogni: cani, scale, libri, corsa, pioggia, io, tanti personaggi conosciuti ed alcuni sconosciuti.

Questa lunga notte mi ha lasciato un senso di inquietudine, di frustrazione, di malessere generale.

Ho mal di testa stamattina e non potrebbe essere altrimenti.

Ma - per fortuna - so che tutto passerà, con la stessa lentezza con cui è arrivato ma passerà.

In uno dei miei sogni, o forse sarebbe meglio chiamarlo incubo, di questa notte iniziavo a piangere, provando un forte senso di delusione e rammarico per un torto subito – di cui sconoscevo la natura.

Una persona cara si era presa gioco di me, tradendomi, maltrattandomi subdolamente, deludendo la mia fiducia nei suoi confronti. Arrivava così il mio carissimo amico Maurizio Crispi, l’unica persona a cui avevo raccontato l’accaduto. Maurizio – che, solitamente, riesce a farmi razionalizzare gli avvenimenti della mia vita reale e a farmi trovare il lato positivo in tutti gli accadimenti- non riuscì ad essermi di grande aiuto, indaffarato com’era a stare dietro alla sua cagnetta Frida.

Il mio pianto era anche causato dalla tristezza, perché sapevo che stavolta avrei dovuto cavarmela da sola.

Sola. Sola. Sola.

Sola al centro di Piazza Pola a Ragusa Ibla.

Non un’anima viva, nessun rumore, solo il ticchettio della pioggia leggera leggera che bagnava le miei scarpe da running.

Come farò a correre con le scarpe così bagnate?”, mi chedevo, incurante del fatto che anche tutto il mio corpo era fradicio d’acqua e che sentivo un gran freddo.
Mi importava solo delle scarpe….

Mi sveglio …. guardo il led che proietta l’ora sul muro della camera da letto. Sono le 3:33.

Mi giro dall’altra parte ascoltando il respiro di mio marito che dorme di fianco a me.

Tra un sogno e l’altro, tra un tormento e l’altro si fa giorno, si fa mattina, si fa tardi … è ora che io mi alzi, non ho trovato neppure la forza o forse la voglia di andare a correre.

Fuori piove, come nel mio sogno: Nicolosi è avvolta dalla nebbia …. “Che schifo di giornata” - penso mentre preparo la colazione per me e Luca.

Le odio queste notti lunghe e tormentate.

Sono notti che rimescolano dentro di me e fanno tornare a galla antichi dolori, grandi dispiaceri, inutili rammarichi, cocenti frustrazioni.

Sono notti che non finiscono con lo spuntare dell’alba ma che si protraggono fino al tramonto del giorno successivo.

Mal di sogni”, sì, oggi ho proprio avuto il mal di sogni e per curarlo non esistono pastiglie miracolose, solo la consapevolezza che di tanto in tanto devo tirare il freno e mettere in ordine le idee, fare il punto della situazione e ragionare per capire fin dove è giusto arrivare, fin dove è utile sognare …

In cucina mi aspetta lei, appena mi vede si siete sulle zampe posteriori, scodinzola vistosamente e mi fissa. I suo occhi seguono i miei e mi parlano.
Anni fa, Thelma mi salvò la vita e, di tanto in tanto, continua a farlo anche adesso.

Si, andiamo Thelma, portami fuori a fare un giretto” - le dico, mentre prendo il guinzaglio che so già non userò.

Condividi post
Repost0
7 dicembre 2013 6 07 /12 /dicembre /2013 09:24

La casa violataVado a dare un'occchiata alla mia nuovaa casetta al mare che si trova in un posto d mare.

Quando arrivo mi sembra che sia tutto a posto,  come sempre.

E' in una piccola casa, ma è' la mia nuova caa e la sto arredando a poco a poco per viverci.

Dispongo alcune delle cose che ho portato con me in un ultimo viaggio.

Mi guardo soddisfatto attorno.

Penso a come disporre meglio alcuni arredi.

Sono in quella che, apparentemente, sembra essere una piccola cucina.

Mi accingo a prepararmi un the.

Nello stesso tempo, penso che sono contento di questo cambiamento.

Penso che non dovrei concentrarmi solo sulla cucina, ma che dovrei dare un'occchaita anche al resto e cominciare così a pensare come fare per arredarla al meglio, pur con poveri mezzi a disposizione.

Mi affaccio verso un ampio salone e poi, guardando meglio, mi rendo conto una delle sue finestre è stata scardinata. Mi avvicino per guardare meglio e attraverso l'apertura posso vedere che l'intera stanza è ridotta in uno stato caotico, con tutte le cose - mobili e arredi - messe in mezzo, mentre il tetto e il pavimento sono stati parzialmente rimossi.
La stanza sembra adesso quella di una stamberga.


Sono arrabiatissimo ed esclamo: "No, di nuovo!".
E mi chiedo il motivo di tanto accanimento. Penso alle altre circostanze della mia vita in cui mi soo trovato davanti a spettacoli simili di ruberie e, soprattutto, di vandalismo.

Entro nella stanza per constatare meglio i danni e prendere nota mentalmente delle cose da fare per mettere la casa di nuovo in sicurezza: ci sono già passato altre volte da queste situazioni e sono stato sovrastato dalla sensazione di impotenza e di rabbia che ti prende, quando sei di fronte all'evidenza che un tuo spazio è stato violato.

Controllo tutto e, all'impovviso, quasi per magia (come fosse un genio improvvisamento evocato dalle mie richieste) si materializza accanto me l'uomo di fiducia al quale la mamma ed io stesso abbiamo sempre fatto ricorso in queste circostanze.

Con lui, taccuino alla mano, prendiamo nota dei lavori che occorrrà fare per ripristinare, sistemare, mettere in sicurezza: una lista infinita.

Penso costernato: "Ma come farò ad affrontare questa spesa" Con quali soldi?" e mi sento piutttosto avvilito.

Poi, sempre con Massimo saliamo sulla terrazza soprastante.

Il tetto di questa casa è del tutto piatto: ed è recintato da una ringhiera di ferrro dipinta di verde scuro, oltre alla quale si gode della vista d'un panorama pozzafiato sulla scogliera e sul mare di un profondo zzurro.

Con mia sorpresa la terrazza è gremita di persone sedute ai tavoli: tutti estranei.

"Cosa ci fanno qui?".

Ma c'è un cameriere che gira ai tavoli, prendendo le ordinazioni. E da questo dettaglio arguisco che il posto è stato abusivamente utilizzato per farne un locale all'aperto con vista mare.

In un impeto d'ira, afffero l'uomo per le spalle, mentre passa trafelato tra un ordine e un altro.

Lo scuoto selvaggiamente, gridando come un forsennato: "Questa è casa mia!"

Lo sollevo furibondo e lo lancio oltre la ringhera.

Il poveretto si attacca ad un appiglio provvidenziale che sporge dal muro e, allora, io lo afferro per i capelli e lo tiro di nuovo su con una forza sovrumana e gli grido: "Qui non ci deve stare nessuno! Questa è casa mia! Anzi domani stesso manderò una denuncia con il mio legale al titolare di questo esercio per utilizzo abusivo di una proprietà privata!".

E così dicendo gli strappo dalle mani il blocchetto delle comande per avere con me le ragioni sociali dell'esercizio che sono trascritte sull'intestazione di ogni foglietto.

Quindi, lo ributto giù come se fosse un fantoccio inanimato.

Mi giro: tutti quelli che erano seduti beati di fronte alla rabbia sono fuggiti a gambe levate.

Indugiano solo pochi ritardatari, ai quali ripeto ancora una volta la mia ingiunzione, anche se - mi rendo conto - loro non hanno colpa di nulla.

Alla fine di tutto rimane, questo grande spazio vuoto, al cospetto di un paesaggio marino bellissimo , di una bellezza da mozzare il fiato.

 

 

[Mi chiedo se alla base di questo sogno non ci sia il mio travagliato e maldestro tentativo di riconettermi ad internet, nel corso del quale non ho fatto altro che pasticciare il computer senza peraltro riuscire nel mio intento. E, soprattutto, pasticciando e messing around, non riesco più a rimettere le cose a posto]

 

 

Sono in viaggio con Gabriel.

Ci sarà una maratona ed io sarò lì per fare le foto.

Inspiegabilmente siamo da soli.

Tutto mi appare piuttosto complicato.

Arriva il giorno della gara e tutti gli atleti nei loro abiti colorati cominciano a dirigersi a frotte verso il punto di partenza.

Ho l’urgenza di raccogliere le nostre cose e di andare verso il punto di partenza e in queste procedure mi sento alquanto impacciato.

Gabriel è disteso sul letto, molto tranquillo come sempre quando si è appena svegliato da un lungo sonno. E borbotta e sospira tra sé e sé.

Penso che sia meglio se, nel frattempo,  vado a prendere l’auto che è parcheggiata poco più in là.

Lo faccio, ma quando arrivo e cerco di entrare in auto, vedo che tutte le maniglie sono state rimosse.

Vado a chiamare qualcuno perché provveda alla bisogna.

Passa un po’ di tempo….

Il tempo stringe e i maratoneti ciarlieri passano sempre più numerosi .

Finalmente, la macchina è a posto.

La guido sino all’albergo.

Mi ricordo con ansia che Gabriel è stato da solo per tutto questo tempo.

“Forse è caduto dal letto!” – mi dico.

Arrivo con il cuore in gola e, sul prato antistante la stanza del nostro alloggio, una donna anziana su di un sedia, coccola e culla il Gabriel.

Dobbiamo partire, ma penso che non ci sarà il tempo di fare le foto della gara, come era nei miei piani.

Devo intraprendere il lungo viaggio verso casa.

E’ tempo di tornare.

Condividi post
Repost0
26 novembre 2013 2 26 /11 /novembre /2013 21:20

Due frammenti oniriciFaccio delle foto
C'è uno spettacolo e dei ballerini danzano dietro un velo, con una fonte di luce alle loro spalle sicchè sul velo e oltre, verso gli spettatori, vengono proiettate delle ombre gigantesche.
Sono molto intrigato da questa situazione nuova.
Qualcuno mi batte sulla spalla ripetutamente ed io mi sento infastidito da questa insistenza.
Mi giro per guardare chi stia cercando di attirare la mia attenzione e, invece, mi sveglio.

Più avanti sono in una situazione indefinita.
Ci sono delle piccole larve infomi in quella che sembra essere una gigantesca piastra di Petri.
Dalle queste larve, ad una velocità stupefacente, si liberano dei grossi insetti alati, enormi, tanto grandi che sembrano essere elicotteri, tutti bianchi come se fossero fatti di ghiaccio.
E subito cominicano a volare freneticamente, ronzando.
Cerco ripetutamente di scansarsi da questi insetti giganti: reputo che il contatto con essi potrebbe essere pericoloso.
Il sogno è tutta una fuggire e un divincolarsi, mentre gli insetti volano attorno a me su di me senza darmi tregua.
So di essere esposto ad un pericolo grave e, in qualche modo, mi ritengo resposnsabile di avere scatenato sul mondo questa iattura: una sorta di guerra dei mondi, nata da una sperimentazione folle, demiurgica.
E' come se io stessi avessi compiuto delle manipolazioni genetiche: e quella capsula di Petri con le larve che vi si sviluppano a velocità inaudita ne è la prova.

Condividi post
Repost0
4 ottobre 2013 5 04 /10 /ottobre /2013 07:35

E se si dovesse tornare all'Università, per la convalida della propria Laurea?Ho sognato che tornavo all'Università.
Dovevo presentare dei moduli e, quindi, sostenere una prova scritta di cultura generale.
Il tutto per la convalida della mia laurea, pena la compromissione - se non l'invalidazione totale - di tutta la mia successiva carriera.
Mi avevano detto che si trattava di un semplice adeguamento alle nuove normative per l'iscrizione all'Università che, per un errore del Legislatore, erano state varate con un valore retroattivo totale.
Un grande caos regna negli uffici dell'Università.
Chi ci capisce qualcosa è bravo.
L'atrio, le stanze enormi, le grandi scale scenografiche sono piene distudenti che si agitano o che bivaccano.
Impossibile chiedere informazioni a qualcunoche sia addetto ai lavori.
Qualcuno mi dice che bisogna urgentemente procedere alla prova scirtta e mi consegna due fogliettini delle dimensioni di un francobollo.
In uno c'è un testo in italiano che riguarda il Papa.
L'altro è bianco.
Mi dicono che, in pochi minuti, devo fare una traduzione in Inglese, trascrivendola nel foglietto bianco, senza l'ausilio del dizionario.
Cerco di trovare un posto comodo per sedermi e fare con comodo la traduzione.
Inutile dire che non riesco nel mio intento.
Tutto congiura contro di me.
Non trovo da sedermi, varie cose mi ingombrano le mani, altre non le trovo, come - ad esempio - una semplice pennai fogliettini che mi hanno dato sono autoadesivi e mi si incollano sulle dita e, nel tentativo di spiccicarli, mi cadono per terra e li perdo di vista.
Poi arriva un colpo di vento e li porta via, chissà dove.
Raccatto tutte le mie cose e vado alla ricerca di un bidello che distribuisca i fogliettini.
Non lo trovo.
Controllo l'orologio e il tempo a disposizione si restringe sempre di più...
Decido di risalire al piano di sopra dove vi sono gli sportelli della segreteria. Per far presto mi sposto con delle corde che pendono dal soffitto, come se fossi Tarzan che si sposta nella giungla da un albero all'altro, con l'ausilio di resistenti liane.
Alla fine, riesco ad atterrare con leggerezza ed agilità, davanti ad uno degli sportelli.
Ma il tempo stringe, inesorabilmente.

 

Che angoscia...

 

 

Il fatto che la propria identità professionale venga messa in discussione (o che possa essere cancellata) è sovente ricorrente, essendo legata a quelle vasta area di ansie per la perdità o per la disgregazione del proprio Sé e, in particolare, di quello che fa da interfaccia con il mondo degli altri.

Poi, confluiscono in questi sogno i racconti di mio figlio Francesco che, di recente, si è dovuto cimentare con le faticanti procedure di iscrizione all'Università di Palermo con il confronto estenuante con code, incompetenza, scarsa professionalità degli addetti ai lavori e assoluta inefficacia dell'informatizzazione.

Un clima che sembra essere ancora di marca borbonica, benchè siamo già nel pieno dell'"avveniristico" XXI secolo. Avveniristico dovunque, ma non qui a Palermo.

E poi, ci sono, naturalmente, le mie personali esperienze di code, di incomprensioni, di informazioni elargite con il contagocce di code nei vari uffci di Palermo (Tra ASP e Comune) per regolarizzare la posizione di Gabriel Babacino...

Condividi post
Repost0
10 agosto 2013 6 10 /08 /agosto /2013 09:50

La Legge della Giungla

 

 

Di notte,
strade che sono ampi canali
pieni di acqua nera come l'inchiostro

 

Arrivano delle barche a motore
reduci da battute di pesca
i colpi del motore  a scoppio
rimbombano e luci sgargianti si riflettono
sulla superficie liquida,
nera come ossidiana

Io mi sposto in acqua,

vestito con una muta nera da subacqueo
mimetizzato nella notte

 

Mi muovo a pelo d'acqua
e respiro liberamente

le barche a motore mi sfiorano

 

Nessuno mi vede
perchè sono nero come la notte e come l'acqua
che mi avvolgono come un sudario

 

Il fondale si fa basso e comincio a camminare
gocciolando acqua da tutte le parti

E adesso corro in una folla
sempre indossando la muta nera

Corro e mi faccio largo a spinte e spallate
buttando altri a gambe all'aria

E' la legge della Giungla a comandare

Ed è solo un sogno...

Condividi post
Repost0
22 luglio 2013 1 22 /07 /luglio /2013 08:17

Corsa senza fine

 

Vado di corsa
 

 

A volte sono da solo
 

 

A volte in compagnia
 

 

Corro

lungo strade desolate
lungo strade aggettanti su alte orride scogliere
dentro palazzi e lungo interminabili corridoi
 

 

Quando passo, ci sono riunioni di lavoro in corso
manifestazioni uffciali e file compunte di dignitari
celebrazioni e ricorrenze
ed io passo di corsa senza mai fermarmi

 Molti mi guardano distratti,

ma non proferiscono verbo

 

Passo accanto ad una fossa scavata di fresco
e c'è la parte posteriore di un auto che emerge dallo scavo,
con una targa nuova e risplendente in buona evidenza
 

 

Ci sono dei musicanti che provano i loro strumenti
 

 

Qualche volta sono con Frida, la mia cagnolozza,
che mi segue fedele
anche se qualche volta è riottosa

 e mi fa disperare

 

Mi ritrovo all'interno di antichi monumenti
chiostri romanici e strutture arabo-normanne
con lievi arcate e meravigliosi colonnati,
e delicati merletti di pietra a fare da decorazione

e fontane chioccolanti che rendono l'aria fresca

 

Correndo, passo anche dalla casa di famiglia al mare
e lì c'è mia madre ad aspettarmi, con mio fratello
e mi fermo per un attimo a mangiare con loro,
ma poi riprendo a correre
 

 

So che alla fine della mia corsa
dovrò prendere la mia canoa
e andare per mare
 

 

E diverse volte, infatti,

ci passo davanti

 ma non è mai tempo di distogliermi dalla corsa
 

 

Eppure so che devo metterla in acqua ed andare

 Dove?
Non so!

 

Ma ogni volta c'è una faccia di plastica sporgente dal pozzetto
che mi guarda ghignante
e mi chiedo cosa ci faccia lì

 e m'inquieto, come di fronte ad un presagio

Forse per questo rimando sempre

il fatidico momento di mettermi per mare
 

 

E intanto giro e rigiro,
sempre correndo
 

 

A volte imbocco dei vicoli ciechi
e dei sentieri promettenti che si perdono nel nulla
 

 

Per riprendere la strada giusta
talvolta dovrei fare dei salti oppure protendermi nel vuoto,
e ogni volta, pusillanime, preferisco rinunciare
e ritorno sui miei passi
 

 

Poi, mentre sono all'interno di un antico chiosco,
con un porticato di esili colonnine
nel tentativo di saltare da un punto all'altro
(sotto di me il vuoto)

quasi fossi un esperto acrobata

rompo una delle pregiate colonne
e si scatena un sommovimento improvviso,
come un terremoto morbido e continuo

E il porticato inizia a disgregarsi in frammenti
minuti e sottile pulviscolo

Fuggo via spaventato
e riprendo a correre

Non ci sarà mai fine alla mia corsa

Condividi post
Repost0
20 luglio 2013 6 20 /07 /luglio /2013 11:49

SfideVado a trovare Lara e Roberto. dopo la loro Gara dei Tre Rifugi e passo a prenderli da un piccolo villaggio dove si trovano in vacanza.
L'idea  è di spostarci di qualche chilometro e di andare a mangiare nella mia casa di campagna.
Arrivo con la mia auto e parcheggio scioltamente: tutto bene, se non fosse che sono sull'orlo di un dirupo.
Quando scendo dall'auto mi accorgo che sia la ruota anteriore sia quella posteriore sono piazzate esattamente sopra un'esile lastra (anzi, poco più di una sfoglia...) di roccia che è già tutta incrinata: quindi, basta un niente perchè si spezzi.
Sono spaventato all'idea di rimettermi in auto.
Si aprono scenari mentali in cui precipito con tutta l'auto e mi sfracello nel dirupo sottostante.
Ma Roberto mi di incoraggia, dicendomi più volte che ce la posso fare e ripetendomi che devo avere fiducia  in me.
Dopo quest'iniezione di fiducia, evidentemente ce la faccio a manovrare e rimango incolume. Infatti, poco dopo, siamo tutti assieme in auto e stiamo viaggiando.

 

In un altro momento del sogno, sono in un posto dove è radunata molta gente.
Sono andato lì per fare delle foto.
C'è un gruppo di donne - non esattamente in forma  - intente a far ginnastica sotto la guida di uno sprovveduto istruttore...
Poi ci sono dei podisti sparsi.

Sembrano tutti a riposo, per il momento.
Almeno la maggior parte.
Mi spiegano che altri sono ad allenarsi su di un percorso - di cui mi dicono anche il nome (che non riesco a ricordare).
SfideAggiungono che, quando si va a fare l'allenamento lì, si  parte tutti assieme, ma che poi - ad un certo punto - tutti cominciano a tirare a più non posso e si "scannano" a vicenda.
C'è un'altra donna che tira foto, ma sembra piuttosto inesperta.
Ed io cerco di dispensarle dei consigli, chiedendole tra un cosa e l'altro, cosa sia venuta a fare qui.
Ad un certo punto visto, che le cose ristagnano e mi sto annoiando a morte, decido di andare via.
Ma ero lì per fare le foto o per fare altro?
Legittima domanda!

Perché, prima andare via arrotolo nel suo alloggiamento un tubo da giardinaggio e ne stacco l'estremità fissata con un giunto a vite al rubinetto che è aperto a tutta forza, sicchè una grande quantità d'acqua comincia a fluire dappertutto.
Lasciandomi alle spalle i podisti a riposo e le loro signore che fanno attività ginniche (ma senza grandi risultati), mi avvio per uscire fuori, attraversando una grande folla.
Quando sono già abbastanza lontano, mi accorgo di aver dimenticato la mia attrezzatura fotografica , ma è ormai troppo tardi per ritornare a prenderla.
Penso che qualcuno la custodirà per me sino alla prossima volta.
La folla che sto fendendo è troppo fitta.
SfideC'è gente che sembra aver bivaccato lì per giorni e giorni, ci sono hippie e figli dei fiori come in un grande raduno alla maniera di Woodstock o dell'Isle of White, ci sono saltimbanchi e giocolieri, ma anche brigatisti e black blok.
E poi venditori ambulanti di cibarie e altri ammenicoli.

Il gelataio, il venditore di fette di anguria agghiacciate, il pannellaro con la sua lapa e il venditore di spincione, ma anche il baracchino degli hot dog.
Molti mangiano e bevono, altri si fanno le canne.

Ma nello stesso tempo, una parte della grande folla freme e i diversi gruppi fremono e tendono a mescolarsi assieme.
La folla diventa animata e dotata di una vita propria, un immenso corpo con migliaia di propaggini.
Ho un ultimo colpo d'occhio della folla come se stessi ascendendo su di un aerostato, passando da una visione limitata dei singoli gruppi che mi circondavano alla visione di un campo di corpi e di teste brulicanti che si estende sempre di più man mano che la mia visione si va allargando.
E capisco che sta per ricominciare una rivoluzione.

Condividi post
Repost0

Mi Presento

  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
  • Contatti

Profilo

  • Frammenti e Pensieri Sparsi

Testo Libero

Ricerca

Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


frammenti-e-pensieri-sparsi.over-blog.it-Google pagerank and Worth