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18 maggio 2015 1 18 /05 /maggio /2015 06:07
Il vecchio Leone torna a ruggire

Sono alle prese con un esercizio ginnico.

Devo arrampicarmi su per una pertica di cinque metri, come facevo con molta prestanza ai tempi della scuola (ero uno dei migliori e riuscivo anche a salire a forza di braccia con le gambe a squadra).

Ma i tempi sono cambiati, sento il mio corpo pesante e i muscoli poco reattivi.

Ciò che prima era facile come bere un bicchier d'acqua, si è trasformato in un'impresa difficile e rischiosa

A fatica, mentre ogni parte del mio corpo urla di dolore, riesco a sollevare il mio corpo centimetro dopo centimetro, fino ad arrivare alla cima.

Una grande conquista per me, ma nessuno mi ha visto.

Mentre compio quest'impresa vedo che c'è un armo (è un quattro di coppia) pronto ad andare con i remi tesi indietro per abbracciare l'acqua con una prima spinta.

Ed io non faccio parte dell'equipaggio.

Avverto una vibrazione di rammarico dentro di me.

Vorrei gridare: "Aspettatemi!", ma la voce mi manca: ho sprecato tutte le mie forze (risibili) per arrampicarmi lungo la pertica.

E dall'alto della coffa che ho faticosamente raggiunto guardo l'imbarcazione che, con bracciate vigorose e coordinate, si allontana, facendosi sempre più piccola, per finire inghiottita dall'orizzonte lontano.

Una voce fuori campo sussurra che avrei dovuto dirlo prima, se avessi avuto intenzione di partecipare all'impresa e che tutti avevano pensato che non fossi interessato, visto il mio silenzio persistente e sprezzante.

Il corpo con gli anni cambia: e, alla fine, senza nemmeno essercene resi conto ci ritroviamo diversi da quelli che eravamo stati, altre persone, con altre capacità, con diversi limiti, con una diversa morfologia, senza più la sensazione di una capacità illimitata, ma con uno spazio ristretto, rinchiusi in uno spazio ristretto a volte non più grande di una piccola gabbia.

Ma qualche volta, anche se fiaccato, il vecchio leone ritorna a ruggire

Il vecchio Leone torna a ruggireIl vecchio Leone torna a ruggire
Il vecchio Leone torna a ruggire

Un insolito metodo di pesca tipico delle culture dello Shi Lanka. Le foto realizzate a Koggala, sono lo specchio di come l’uomo, in base al territorio ed alle sue risorse, possa pescare in maniera veramente sostenibile.

La pesca con la pertica, chiamata in inglese stilt fishing, è praticata all’alba e al tramonto, i pescatori sono seduti su di un trespolo o pertica in legno, a pochi cm dall’acqua. I pali che vengono piantati in acqua rimangono un “patrimonio familiare” che viene tramandato di generazione in generazione.

Appollaiati su questi pali, i pescatori catturano sardine, aringhe e piccoli sgombri che la mattina vengono poi portati al mercato del pesce.

Le canne da pesca, semplici bastoni di bambolo, sono dotati di una lenza che riporta l’amo, a cui i pescatori innescano vermi di sabbia raccolti sul luogo di pesca.

Il palo portante è fissato sul fondo del mare e quasi in cima c’è una barra trasversale, chiamata Petta, su cui i pescatori si siedono.

L’equilibrio precario fa si che il pescatore con una mano trattenga la canna e con l’altra si appoggi al palo per evitare di cadere in acqua.

E' una tradizione di pesca che tende a deperire, purtroppo.

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10 marzo 2015 2 10 /03 /marzo /2015 06:58
Cosa ci faccio qui?

Dove sono?

Boh, non so!

Forse all'edicola di cui sono cliente, dove trovo una montagna di cose messe da parte per me?

Già, è proprio così: il luogo mi è familiare.Ora ci siamo: è proprio la mia edicola di Palermo.

Ma nel grosso mucchio che trovo pronto per me, alcune delle riviste e degli albi a fumetti non ricordo di averli mai richiesti.

Ed ora che me ne faccio di tutta questa roba?La rifiuto o la accetto?

Se la rifiuto, la signora Egerina si offenderà con me e non vorrà più tenermi da parte le cose. Se l'accetto, farò la parte di quello che accetta acriticamente qualsiasi cosa e che può esser egabbato in ogni momento.

Insomma, mi trovo a lottare tra Scilla e Cariddi!

Intanto, ad accrescere la mia confusione, mi accorgo che fuori mi aspetta Frida tenuta al guinzaglio da una mia antica amica, che sembra essere emersa dalla nebbie del tempo.

Che ci fa lì? Cosa vorrà?, mi chiedo.

E poi messa lì con santa pazienza a far da balia a Frida...

Questa presenza m'infastidisce.

E anche adesso non sono da meno nel comportarmi in manera villana.

Me ne vado senza aspettarla, utilizzando un'uscita secondaria del negozio.

E riesco a sgusciare via con successo.

Sono a casa di un amico, in una mansarda stretta e lunga.

Conversiamo.

Un piacevole intermezzo:ma non ricorda di cosa si sia parlato.

Discorsi di café, probabilmente.

Arriva l'amica di prima, quella che ho lasciato in modo tanto scortese in mezzo alla strada, sempre con il cane.

Ma proprio non molla!

Fa il broncio ed è offesa con me.

Me ne vado in tronco, irritato, e la lascio in compagnia del mio amico, sperando che facciano amicizia e che se la intendano.

Frida rimane con loro.

Anche lei, poi!

Io da solo marcio lunga una strada, con attitudine del pellegrino che è sempre in cammino, senza avere mai un luogo dove fermarsi.

Ultreia, ultreia!

[da un sogno]

Cosa ci faccio qui?

In his later paintings, Edward Hopper sought to express the experience of seeing and perceiving the world by treating light in such a way that it almost becomes a material object. His emphasis on light, the dissolution of material objects, and his ability to visualize an internal reality received its ultimate expression in Sun in an Empty Room, one of his last pictures.

Hopper had the rare gift of being able to perceive reality as a whole in the forms of the outside world, of actually seeing the truth. In his intuitive perception the objects of the world confronted him with a vitality of their own. Thus, it was not only justifiable but also necessary for Hopper to hold to the empirical forms of the world. They were his starting point, his goal, as well as the means of his art, the unique qualities of which will continue to question any form of abstractionism.

In his mature works, Hopper moved from a relatively objective, almost impersonal way of viewing the world, to a very emotional one. This emotionalism did not manifest itself in his brushwork as it did, for example, in Vincent van Gogh. Hopper's application of paint in his mature works became at times almost ascetic in its thinness, while his drawing of forms was sharp and controlled.

www.edwardhopper.net

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23 febbraio 2015 1 23 /02 /febbraio /2015 05:32

Tra il Martello di Dio e l'Incudine della Città onirica

Quella che si stende davanti ai miei occhi é una città fantastica di minareti e di pinnacoli sottili ideati dal più ardito degli architetti ed eretti a sfidare la forza di gravità

E un aereo enorme si avvicina e manovra malaccortamente, portandosi nella sua planata sempre più in basso proprio sulla città.

Il pilota cerca di riportarlo in quota e l'ala di sinistra comincia a sollevarsi.

Lo schianto, però, sembra inevitabile, anche perchè l'aereo è davvero enorme, tale da occludere del tutto la vista dell'orizzonte con la sua massa: in confronto la città che sembrava così ardita sembra essere stata costruita da Lillipuziani.

E, in proporzione, gli arditi minareti e le torri possenti sembrano meno che miseri stuzzicadenti e spilli lucenti.

Io sono lì tra il mastodontico aereo e la città di Lilliputh, io stesso lillipuziano.

Cerco scampo, ma non ve n'è alcuno.

Che ci faccio lì?

Non lo so.

Vorrei avvisare qualcuno del pericolo imminente, ma sono bloccato da un'inspiegabile paralisi che mi impedisce di muovermi e che sigilla la mia voce, all'infuori di mugolii senza senso.

Mi sento tra il martello di Dio e l'incudine della città onirica. 

Poi, il miracolo.C'è sempre qualcosa di prodigioso che accade nei sogni. 

Il Tempo si arresta e tutto rimane bloccato in una fantastica composizione.

Il gigantesco aereo argenteo sospeso sulla città, in un'impossibile angolatura.

La città minuscola e fantastica, dove ancora miracolosamente nessuna struttura è ancora crollata, benchè il contatto tra alcuni segmenti dell'aereo e le più ardite archittetture sià già avvenuto.

Tutto rimane sospeso, in un attimo che si fa eternità. 

La salvezza rimane nella sospensione del Tempo: e per quanto tempo durerà questo istante fermo, dilatato all'infinito?

Non lo so e non voglio saperlo.

Mi basta sapere che c'è la sospensione prima dell'esecuzione del verdetto.

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21 gennaio 2015 3 21 /01 /gennaio /2015 06:30

In viaggio. L'ultima spiaggia e il pettirosso

E' una spiaggia, grande e dorata, dalla sabbia fine, lo scenario d'inizio: e ci arrivo con la mia cagnetta - ormai un po' attempata - Frida.

Ho con me diversi libri (di cui alcuni sono pesanti volumi, cataloghi di mostre che ho visitato nel corso del mio viaggio) e la mia preoccupazione primaria é che non si bagnino nè si sporchino.
E' stato un viaggio o sono un pellegrino?

Questo non so dirlo.

Ma è possibile che sia reduce da un lungo spostamento a piedi.

Frida fa la pazzariella e decido di lasciarla legata vicino alle mie cose e ai mie libri e ad una pesante borsa che mi sono trascinato appresso tutto il tempo.
Qualcuno si lamenta di questa mia decisione: "Ma come sotto il sole! La povera cagnetta morrà di insolazione!"

Spiego il mio pensiero a quegli amici pseudo-samaritani che rimangono senza volto, nel mio ricordo, e che ho raggiunto sulla sabbia: la scelta di non liberare i cani in queste situazioni é una questione di rispetto nei confronti degli altri frequentatori della spiaggia. il cane lasciato libero di fare ciò che vuole andrebbe a ad annusare le loro cose, metterebbe le zampe sui teli da mare, e se dovesse entrasse in mare, all'uscita spruzzerebbe tutti di acqua salsa cercando di strizzarsi la pelliccia, per non parlare del cattivo odore che emette il pelame del cane bagnato.

E, quindi al guinzaglio...

Posseggo, ta l'altro, tra i miei paraphernalia un dispositivo tecnologico per portare il cane al guinzaglios enza sforzo.

Ma non saprei descriverlo nei dettaglio, nella parte terminale possiedono un piccolo pistoncino che consente d incastrarlo in possibili appigli e che, nello stesso, serve ad ammortizzare gli strattoni troppo violenti.

Frida si agita e tira il guinzaglio che s'impiglia di continuo tra i libri che lho lasciato vicino a lei: i libri cadono e si imbrattano tutti di sabbia fine e leggere e le pagine sisgualciscono

Legge di Murphy all'opera!

Poi decido di andare e m'incammino lasciando temporaneamente la Frida con i miei amici.

Sono su un autobus che fa il giro lungo dell'Addaura, adesso.

Ma in realtà non so, non ne ho nessuna certezza.
Mi sembra di riconoscere dei luoghi, ma nello stesso tempo guardo le case e gli scorci sfilare sotto il mio sguardo con una sensazione di totale estraneità.

Il mio piano è quello di arrivare a casa, prendere l'auto e tornare a prendere Frida e tutte le mie cose che ho lasciato scompostamente sparse sulla sabbia assolata. Un piano farraginoso, ma - evidentemente - ho scartato l'ipotesi di far salire Frida sull'autobus assieme a me.

Ci sono a bordo due bulletti, un ragazzo ed una ragazza, bassi e tarchiati, lei con i capelli pisciati color topo, lui altrettanto insignificante e con il profilo da roditore, ambedue orribili e incapaci di suscitare la benché minima simpatia, ma solo repulsione e fastidio.

Entrambi cominciano a fumare, inondando il bus di nuvole di fumo azzurrini e puzzolente: io e gli altri passeggeri facciamo finta di ignorare, senza abbozzare.

Poi, uno più intraprendete si alza e cerca di aprire al massimo una dei finestrini scorrevoli in alto per arieggiare.

Ma i due non colgono i messaggi e continuano a fumare, strafottenti, inondando il bus di ulteriori nuvole miasmatiche.

Arriva un controllore, alla sosta successiva, assieme a un poliziotto: i due comunicano ai due (che, nel frattempo, però continuano a fumare con indifferenza insolente) che sono in arresto (ma non per il fumo, a quanto pare, ma per un reato precedentemente commesso per il quale erano ricercati) e che alla prossima sosta dovranno scendere per andare alla stazione di polizia per le formalità di rito.

Tutti i passeggeri esalano dei visibili sospiri di sollievo per il fatto che in breve saranno liberati dall'autorità costituita da una da una tale seccatura.

Finalmente scendo dall'autobus e sono in una località che mi pare sconosciuta, ma é il centro d'una città antica, adornata di grandi edifici barocchi, che mi sono familiari ma a cui, nello stesso tempo, non riesco a dare un nome.

C'è un vecchio che indugia all'ombra del vasto porticato di un vecchio palazzo nobiliare, appoggiato ad un bastone nodoso.

Gli chiedo informazioni, ma non mi sa dare risposte: anche lui pare disorientato.

Mi dice tuttavia che potrei chiedere qualcosa alla Baronessa,  una donna molto anziana che ha sempre vissuto qui e che sa tutto di tutti e che, certamente, potrà rispondere alle mie domande.

Soltanto, mi avverte il mio interlocutore, dovrò tenere presente che è un po' svanita e che per ottenere le mie risposte dovrò evitare di parlare direttamente a lei, rivolgendo le mie domande esclusivamente al pettirosso che se ne sta sempre poggiato sulla sua spalla quasi fosse un trespolo.

La donna è un oracolo, come scoprirò in seguito, semi-cieca ed incapace di vedere le cose nella realtà, anche se il suo sguardo penetra oltre il velo di Maya.

E il pettirosso sulla sua spalle cinguetta le risposte.

E' il suo interprete.

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13 gennaio 2015 2 13 /01 /gennaio /2015 20:16

La spina nella mano

Nel sonno, avverto un fastidio nella mano sinisra

 

Toccando il palmo, sento sotto i polpastrelli un'asperità

Se stringo un oggetto in mano, la pressione sull'asperità

mi fa saltare in aria con un'improvvisa punta di dolore,

somigliante ad una scossa elettrica

 

Ciò malgrado mi tocco l'asperità di continuo,

saggiando la mia soglia del dolore in quel punto

e gratto e premo e pizzico

senza potermi fermare

 

Poi, per alleviare il fastidio comincio a operare con un oggetto appuntito,

per rimuoverne la causa

 

Dopo molta fatica e non poco dolore, riesco nel mio intento

e, all'improvviso, viene fuori una lunga spina surreale

 

Potrebbe essere un chiodo di lunghezza tale

da trapassarmi la mano dal palmo al dorso

 

Un chiodo da crocifissione, quasi

 

Rimango basito e me ne sto a lungo a contemplare il reperto,

quasi fosse il risultato di una campagna di scavi archeologici

 

Ed ora che fare?

 

E non c'é altro di questo sogno di cui io mi ricordi

 

Ma mi viene in mente che da piccolo giocavo spesso

a trapassarmi da parte a parte piccole pliche di pelle

con un ago per vedere l'effetto che faceva

 

Era una pratica che faceva parte del mio auto-addestramento

alla sopportazione del dolore

 

Così facendo, immaginavo di potermi temprare ad essere forte

in ogni circostanza della vita e a potere resistere alle sofferenze,

senza proferire parola

 

Ma, in realtà, sono una pecorella timorosa e per nulla coraggioso

 

Quell'addestramento non mi è servito a niente

o a ben poco soltanto

 

Ma da piccoli diamo una grande importanza a delle cose stupide ed insulse

che, quando le facevamo erano tremendamente serie

 

Per questa mia fissazione, una volta la lama appuntita della forbice

mi sfuggi di mano e penetrò profondamente nell'eminenza tenar della mano sinistra

e corsì subito da mia madre per chiedere soccorso

 

Un'altra volta, da piccolo, camminando sulla sabbia mi bucai il piede con un chiodo

che sporgeva da un grosso pezzo di legno portato dalla risacca

ed anche in quel caso malgrado l'addestramento auto-inflitto

quasi svenni alla vista del grumo di grasso giallastro che veniva fuori dalla ferita

 

Innocenti giochetti di autoformazione che, in alcuni casi (non nel mio)

possono diventare letali e distruttivi

 

Innocenti evasioni che, senza esasperazione, 

sono il grado zero dello stato mentale dei cutter

 

Spesso mi ritrovo ad avere conficcati nel palmo delle mani

e nei polpastrelli spine o schegge di legno, perchè sovente

in campagna lavoro senza guanti protettivi

e, poi, come nel sogno, sono lì a fare lavoro di pulizia

con un coltellino appuntito o con la punta aguzza di una forbicina per le unghie

 

A proposito di spine, la cosa grave è quando, convinto di avere una spina nel fianco, 

ti accingi a rimuoverla ed estraendola, assieme a quella, tiri via tutta la tua sostanza

che le sta attaccata e finisci con il disfarti

come quando afferri un filo di lana sporgente dal maglione che indossi,

e tiri, tiri e poi ancora tiri, finchè non quel maglione non lo hai disfatto del tutto

 

Un rischio calcolato: a volta bisogna saper tracciare il bilancio

tra il fastidio cronico di quella spina nel fianco

e il rischio di perdere te stesso nell'estiparla

 

Un piccolo dolore persistente, a volte, é prezioso

per continuare a vivere 

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27 novembre 2014 4 27 /11 /novembre /2014 07:56

Non-sense onirico in compagnia di Winnie-the-Pooh

Ho sognato che nel mio sogno facevo delle cose non-sense

e che dicevo cose assurde,

discorsi senza né capo né coda

 

Mi sentivo come Winnie-the-Pooh

e canticchiavo tra me e me

 

Tra-la-la, tra-la-la,

Tra-la-la, tra-la-la,

Rum-tum-tiddle-um-tum.

Tiddle-iddle, tiddle-iddle,

Tiddle-iddle, tiddle-iddle,

Rum-tum-tum-tiddle-um.

 

E mi sentivo felice e gioioso,

leggero e prossimo a librarmi in volo

 

Ma se mi chiedeste cosa esattamente facessi

in questo sogno

rimarreste delusi,

perchè non lo ricordo assolutamente

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25 novembre 2014 2 25 /11 /novembre /2014 06:25

Man hunting e macchina del tempoSono in fuga. Devo sfuggire ad un boss della malavita che ha giurato di farmi fuori, perchè gli ho sottratto dei documenti importanti. E adesso io sono l'oggetto di una man hunt in grande stile.

Ho già avuto a che fare con lui ed è un uomo che ti tratta bene e con i guanti di velluto, se rispetti le consegne e se sei un bravo soldatino, ma poi è spietato e tira fuori gli artigli e le zanne di un mostro, se gli manchi di rispetto o se sgarri in qualcosa o se ti appropri di qualcosa che é suo. 

Cerco di vivere in incognito e di far perdere le mie tracce.

Ma è un compito  difficile ed ingrato.

Non sono molto bravo in questo.

Le tracce dei miei transiti saltano sempre fuori e mi ritrovo ad avere sempre gli scherani del boss alle mie calcagna.

In più il boss sembra essere onnipresente ed onnisciente.

Non c'è scampo da lui.
Girando e rigirando mi ritrovo in un piccola stanza, contenuta al termine di una fuga, come una serie di scatole cinesi. Quando arrivi all'ultima non c'è altro da fare, se non ritornare indietro. A meno che...

E in questa stanzetta - che non ha alcuna via di uscita, a parte la porta da cui sono entrato - infatti c'è un attrezzo di acciaio e vetro scintillante. Attraverso quello che sembra essere un portellone, mi ci infilo dentro, accomodandomi su di un sedile avvolgente rivestivo di morbida pelle.

Con una leva faccio il vuoto in modo che tutto sia sigillato (il che avviene con un rassicurante di sibilo di aria che fuoriesce), muovo a caso un piccolo cursore, premo un bottone illuminato con un lucina verde lampeggiante e pluff! La stanza attorno a me è scomparsa, dissolvendosi in un grande nulla, come fossi immerso in una tormenta di sabbia, ritrovandomi a ricomparire sempre all'interno di quel trabiccolo di fortuna (ma evidentemente altamente tecnologico) in un altrove che non so.

Man hunting e macchina del tempoUn panorama desertico ri rocce e sassi, sotto un cielo infinitamente azzurro, dove strani esseri quadrupedi che però sembravano mammiferi,ma una via di mezzo tra i grandi pachidermi e i dinosauri, armati di una poderosa proboscide, terminante con un'estremità a imbuto, sulla quale sembra di intravedere una temibile ventosa, capace di risucchiarmi in quatro e quattrotto, visto che non erano forniti di una bocca definibile, trainavano grandi carri forse utilizzati come mezzo di trasporto per derrate varie dagli abitanti del luogo. Di cui ho solo immaginato, tuttavia, poichè nessuno era in vista. Questi possenti animali mi sono sembrati umbratili: infatti, non appena  vedevano qualcosa di insolito pararsi loro davanti - come è accaduto con il mio trabbicolo che uno di loro si è trovato improvvisamente in pratica in mezzo alle zampe - si imbizzarivano, lanciandosi in una folle corsa, schiacciando quallunque cosa abbia la ventura di trovarsi a portata.

Intimorito, ho preferito non uscire dalla mia navetta e, sempre azionando i comandi a caso, ho desiderato poter fare ritorno al mondo e al tempo da cui ero partito, ma dove l'incubo dell'inseguimento sarebbe immancabilmente ripreso.

So che per porvi termine, dovrò alla fine uccidere il boss che mi perseguita

Decisione eroica.

Ma come metterla in atto?

 

Man hunting e macchina del tempo

 

 


E' straordinario vedere come nel sognare utilizziamo a volte come "pezzi di costruzione" del nostro gioco di Lego onirico, cose che abbaimo acquisito attraversol la lettura, la visione di film od anche dicerte opere d'arte.
Qui, all'opera, c'è certamente l'effetto di Rogue male, un romanzo sul tema del Man Huntin che mi è piaciuto straordinariamente, ma c' anche qualcosa de "La Macchina del Tempo" di Herbert george Wells, sia nella sua forma di romanzo che sia delle traduzioni cinematografiche successive da quelle più aderenti al testo wellsiane a quelle più fantasiose. Ed anche per affinità il tema dei mondi paralleli, riecheggiante in un romanzo della Crosstime Saga di Harry Turtledove, letto di recente. E per finire, nella parte finale del sonno si sono sovrapposte le smaglianti immagini di Dinotopia, un grande racconto utopico-distopico, accompagnato da splendide e sontuose illustrazioni a colori.

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24 novembre 2014 1 24 /11 /novembre /2014 07:21

Un fuori gioco entropico

In una vecchia struttura, adibita a Centro di Salute Mentale. Lunghi corridoi su cui si aprono stanze di dimensioni dverse.

E' tutto fatiscente e c'è un grande disordine: mucchi di derrate alimentari scadute e imputridite, vecchi indumenti impilati scompostamente, rottami di vecchi arredi mai rimossi.
C'è un grande ambiente con una piscina piena di acqua non proprio pulita e le pareti rivestiva di una crescita di limo verdastro e crescite strane sulla superficie immota.
Ti aspetteresti di vedere spuntare all'improvviso un coccodrillo con le fauci spalancate pronto a ghermirti.

Non mi ci tufferei mai per una una nuotata salutare.

Malgradociò, la struttura è ancora pienamente funzionante.
Non sono semplicemente in visita, ma sono lì per affrontare un colloquio psichiatrico in compagnia di uno psicologo e di un'assistente sociale.

E' un ritorno, in verità.
Io sono mancato per molto tempo e sono sorpreso per il modo in cui le cose si sono rapidamente deteriorate durante la mia assenza.

Sembra che il terzo principio della termodinamica abbia preso il sopravvimento, portando ad un rapido decadimento entropico qualsiasi forma di organizzazione e l'intera struttura.

Mi mostrano la stanza dove dovrebbe svolgersi il colloquio.

E' semplicemente orribile, più che uno studio di consultazione che dovrebbe ispirare un'atmosfera serena e rilassata e una dimensione di ordine e di armonia mentale, al tempo stesso sufficientemente neutrale per consentire al paziente di non sentirsi assalito da input frammentati e schizofrenogenici, appare come la bottega di un rigattiere o di un banco di pegni affollata degli oggetti più disparati o forse anche una stalla.
A quest'ultima impressione concorre l'aria stantia e pesante.

Ho un moto di ripulsa al pensiero di dovere svolgere un'attività professionale in un simile antro.

E cerco di negoziare un a situazione di maggiore ordine e , se possibile, ottenere un ambiente decente.

Ma le mie richieste si scontrano davanti ad un muro di indifferenze e suscitano delle reazioni di scherno da parte degli altri.

Cosa voglio del resto? - sembrano volermi dire con i loro sguardi ironici -dopo tanto tempo arrivi e vorresti imporre il tuo ordine? Le cose sono cambiate adesso e non sei più tu ad avere la guida di questo posto! Non puoi fare che adattarti!".

Mentre le trattative vanno avanti, senza che peraltro ci possa metttere in un assetto operativo, mi rendo conto con grande imbarazzo di essere senza scarpe e calze.

I miei piedi sono nudi, forse anche un po' sporchini e con le unghie non tagliate di fresco, e mi dà un certo ribrezzo doverli poggiare sul pavimento chiazzato di macchie dubbie e sulla quelle stratificazioni di sporcizia, frutto di anni di incuria.

Mi ritrovo a lottare strenuamente per indossare - senza farlo apparire - un paio di calzini che trovo a portata di mano, pensando che siano i miei, ma - con grande imbarazzo - mi accorgo che non mi appartengono e che facevano parte di un mucchio di indumenti logori buttati in un angolo.

Mi sento disgustato ed infelice.

Vorrei essere altrove e capisco che non c'è più posto per me.
Il mondo che conoscevo è andato avanti o è rimasto indietro. 

Vorrei potermi infilare in una capsula viaggiante nel tempo ed andare via alla ricerca di un luogo migliore.



Un fuori gioco entropicoMi sono ricordato dei tempi in cui lavoravo come psichiatra e della difficoltà di mantenere nella struttura e nell'organizzazione di lavoro l'ordine e delle regole funzionale. E come - in assenza di interventi correttivi - volti a mantenere l'omeostasi del sistema o una sua evoluzione verso livelli di maggiore complessità organizzativa in modo da poter rispondere a nuove richieste ed esigenze - tutto quello che era stato fatto si disperdeva e si annullava, poiché nessuno metteva un briciolo di iniziativa per supportare struttura ed organizzazione.
Tutto all'insegna del principio della deresponsabilizzazione individuale e, talvolta, anche dell'ostruzionismo o, a volte persino, di una larvata forma di protesta.
Il lavoro era immane e assumeva le sembianze della proverbiale fatica di Sisifo.

 

 

Londra, il 17 novembre 2014

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27 agosto 2014 3 27 /08 /agosto /2014 07:54

Sullo smaltimento delle vecchie cose e sull'emendamento di quelle guaste

 

Nel cortile di casa

sono in corso

lavori di pulizia e sgombro del garage,

per elminare vecchie cose e carabattole,

ma io devo essere presente

per evitare scelte non desiderate

 

Qualcuno ha cominciato quest'attività

prima del mio arrivo 

e con fastidio, ma anche con apprensione

noto che è stata portata via una vecchia Graziella

meritevole invece di essere conservata

(ha tra l'altro un certo valore come oggetto di modernariato)

E mi affretto verso il cassonetto dei rifiuti

per recuperarla,

sperando di trovarla ancorà lì 

e che unmio alter ego raccoglitore 

non sia già passato

 

Anche su a casa la signora Maria

sta mettendo ordine,

alacremente,

e trovo nel cestino delle cartacce

alcuni oggetti di mamma;

e, dopo averli esaminati accuratamente,

decido che alcune cose devono essere conservate,

dando il via libera per lo smaltimento di altre

 

Sono in visita di condoglianze 

a casa di qualcuno che non ricordo

ci sono anche i miei cugini crispi

parliamo di varie cose ed ogni tanto 

anche del caro estinto,

come se fosse presente tra noi,

come si fa solitamente

per alleviare la pena di chi rimane

 

Sono contento

che ci siano anche i miei cugini

 

Nella casa di campagna

sono in corso dei lavori di trasformazione

sono lì per dare un'occhiata

e per verificare che tutto vada per il verso giusto

con me c'è anche la signora Maria

Con lei concordiamo i dettagli per un picnic tutti assieme

Io le dico che anche se i lavori non dovessero essere conclusi

per la data stabilita

potremmo egualmente fare tutto all'aperto

Non trovo nulla da ridire sui lavori

e nulla mi lascia scontento

 

Di nuovo nel cortile di casa,

e con Tata Tatiba facciamo delle prove tecniche

di trascinamento della sua carrozzina

dietro - o per meglio dire a fianco -

della mia auto che - per l'occasione -

è un grosso camper

Dopo vari tentativi troviamo la lunghezza giusta di corda

che tenga la wheelchair non troppo vicino

ma nemmeno troppo lontana e dunque troppo lasca

Battagliamo a lungo per evitare che 

i fumi di scarico vadano direttamente 

addosso a tata

 

E, alla fine,

well done!

riusciamo nel nostro intento

 

Sullo smaltimento delle vecchie cose e sull'emendamento di quelle guasteNell'I Ching - Il Libro dei Mutamenti, il 18 è forse l'esagramma che è più spesso considerato, fra gli allievi della disciplina proposta da Yi, uno dei segni feticcio più assillanti in assoluto. Non tanto perchè sia il preferito, ma perchè ci sono periodi della vita in cui esce in continuazione. Anche come mutamento.

Il segno è associato infatti a una parte di lavoro interiore, che spesso le persone preferiscono fare stendendosi su un divano per parlarne con un terapista piuttosto che affrontarlo da soli. Per questo si parla d'affrontare gli errori del passato generati anche dagli antenati.

E' indubbio che l'imprinting più forte e importante che un essere umano riceva derivi dai genitori. Sentirsi dire "Sei come tuo padre", piuttosto che "Sei come tua madre", non è una novità per molti di noi.

Quello che però per molti di noi è difficile capire è distinguere il confine fra ciò che ci appartiene davvero, e quindi collima perfettamente con la nostra personalità, e quanto invece abbiamo ereditato per educazione e quindi abitudine.

Nell'abitudine, sottovalutata e non notata per differenza, si nasconde il guastato che deve essere rimosso. In questa caratteristica è celato il segreto dell'intero segno.
Per me, personalmente, l'esagramma 18 è stato un vero tormentone: come dice l'estensore del breve commento riportato sopra, in un periodo della mia vita, spuntava sempre fuori questo "emendamento delle cose guaste": non c'era scampo.
E, forse per questo, di quando in quando, attraverso le associazioni ritorna con i miei sogni.

 

 

Sullo smaltimento delle vecchie cose e sull'emendamento di quelle guasteLa Graziella fu una bicicletta pieghevole disegnata da Rinaldo Donzelli e prodotta a partire dal 1964 dalla fabbrica Teodoro Carnielli di Vittorio Veneto. Divenne molto popolare in Italia, situandosi fra le icone del made in Italy degli anni sessanta. La commercializzazione della Graziella, pubblicizzata come "la Rolls Royce di Brigitte Bardot", contribuì in maniera decisiva a rivoluzionare la percezione comune della bicicletta, che fino agli anni cinquanta era considerata solo come attrezzatura sportiva o come mezzo di trasporto "povero", e che negli anni del boom economico divenne invece uno status symbol della nuova gioventù benestante. Era strutturata senza canna orizzontale, con cerniera centrale, piccole ruote, sella e manubrio smontabili. Nel 1971 subì un restyling in cui venne aumentato il diametro delle ruote e furono aggiunti particolari come il portapacchi in tinta.

La Graziella fu prodotta fino alla fine degli anni ottanta. I modelli originali sono oggetto di collezionismo e modernariato.

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16 agosto 2014 6 16 /08 /agosto /2014 08:23

Tutta d'acqua é la città

 

Le strade della città sono trasformate

in vie d'acqua, canali e bacini

 

Un'intera città

è parzialmente sott'acqua

come dopo un alluvione

o un'esondazione

 

E' comunque uno scenario post-apocalittico,

ma non ci sono detriti 

né auto semisommerse e trascinate dalla corrente

 

Tutto molto tranquillo, invero,

come se fosse così da sempre,

ed io procedo in modo rilassato

sulla mia canoa,

pagaiando con vigore

e sentendo il gioco dei muscoli sotto la pelle

 

Vorrei fermarmi,

ma una voce interiore

- il mio coach introiettato -

mi dice di proseguire ancora

 

All'angolo di un incrocio,

ora punto d'intersezione di due canali,

una folla assiepata assiste

alle manovre goffe e senza costrutto

d'una squadra del servizio comunale ville e giardini

 

Dovrebbero mettere a dimora una pianta ad alto fusto,

ma la stagione è totalmente sbagliata

 

Siamo in piena estate:

è vero che il terreno è intriso dell'acqua dei canali,

ma non per questo non bisogna sovvertire 

del tutto le regole

 

In ogni caso, i quattro lavoratori

si muovono senza perizia

e nel manovrare con un muletto

abbattono un platano che era stato piantato poco prima.

 

Il mio allenamento sta dando i suoi frutti

sono già tutto sudato

e vorrei indossare una maglia asciutta

 

Qualcuno mi chiede se, nel corso del mio giro,

passerò anche dal Circolo di Canottaggio, 

che deve essere presidiato per alcune ore

 

E, senza avere da me alcun assenso,

comincia a snocciolare

un elenco minuzioso di compiti ed incombenze

da sbrigare una volta giunto sul posto

 

Vado via frettolosamente,

lieto di non dover più sentire 

quella voce noiosa

che mi martella la testa

 

E continuo a pagaiare 

con vigore lungo i canali

Tutto e grigio e smorto:

manca del tutto la luce vibrante del sole

come se stessi vivendo in un mondo declino

condannato ad un lungo crepuscolo

senza il sole e senza la luna

e senza astri nel cielo

 

Tutta d'acqua é la città

 

 

La prima cosa che, mi è venuta da pensare, mentre ricordavo questo sogno, è stato il romanzo di J. G. Ballard, Deserto d'acqua (The Drowned World), uno dei primi titoli ad essere pubblicati nella rinnovata collana periodica "Urania" di Mondadori che sdoganò in Italia la letteratura SF britannica e d'Oltreoceano,nella forma "pulp" che inizialmente fu l'unica accettabile da parte delle case editrici italiane, vista la scarsa considerazione che riceveva un tipo di narrativa considerato di "genere" e, dunque, di scarso valore.

Fu mio padre ad introdurmi alla lettura dei volumi di Urania, quando mi portò - a sorpresa, come faceva sovente - "Il risveglio dell'abisso" dell'inglese John Windham (anche questo un "classico").
Lo lessi e mi piacque e mio padre continuò a portarmi altri volumi, fino a che io stesso con il mio piccolo budget settimanale non comincia ad acquistare personalmente le nuove uscite - prima quindicinali e poi settimanali -.

 

Di Deserto d'acqua ho un ricordo indelebile. Come nel caso de "Il Risveglio dell'abisso" (citato sopra) apparteneva al filone della SF post-catastrofica: nel leggerlo mi sentii schiacciato da un profondo senso di malinconia.

Questa la trama per grandi linee. Un cataclisma naturale è il tema anche di questo nuovo romanzo di J. G. Ballard. Ma mentre ne "Il vento dal nulla" (Urania n. 288) la catastrofe veniva descritta nella sua paurosa progressione, giorno per giorno, qui, la narrazione comincia a cose fatte: la terra è sommersa, i superstiti si aggirano in una sterminata laguna, dove i monumenti della civiltà, le più orgogliose costruzioni dell'uomo, che ancora affiorano, sono diventati elementi di un mondo spettrale, ignoto e pericoloso come una giungla.

Mi sono ricordato, naturalmente, delle lunghe ore trascorse in solitudine a leggere i volumetti di Urania, cercando di essere rapido il piùpossibile, in modo tale da non essere sopravanzato dalle novità.
A casa della mamma c'è ancora uno scomparto di una libreria chiuso dalle antine, pieno dei volumi di Urania: ogni tanto torno a guardarli e a sfogliarli, ammirando sempre i disegni di copertina realizzati da Karel Thole.
Questo è il motivo per cui ho voluto scegliere come immagine di apertura di questo sogno proprio la copertina di "Deserto d'acqua", esattamente nell'edizioe che ebbi tra le mani e che lessi (n°311 della collana Urania, pubblicato il 30 giugno 1963).
Eravamo da poco nella nuova casa di Via Lombardia ed io non avevo ancora compiuto i miei 14 anni.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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