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21 aprile 2022 4 21 /04 /aprile /2022 11:42
In occasione di una passata edizione della mitica Pistoia-Abetone

Devo partecipare ad una maratona o ad un'ultra
Ho fatto un lungo viaggio per arrivare in questa città
Potrebbe essere New York o un'altra delle tante capitali
dove mi è già capitato di correre una maratona
Sono in preparativi, il giorno della gara
Probabilmente in un hotel
dove a me e ad altri
viene allestita una colazione abbondante
in vista della fatica che dovremo affrontare
Io sono in preda all'ansia,
e nei miei comportamenti decisamente inconcludente
Non riesco nemmeno ad allestire un piatto
con molte delle cose che compongono il ricco breakfast
che l'hotel ci mette a disposizione
Si sa che prima della partenza
i runner hanno di solito un appetito vorace
e devono ben rimpinzarsi,
soprattutto per arricchire il più possibile alcune riserve
Ma è anche noto che la maggior parte
del lavoro di immagazzinamento
è stato fatto prima,
se ci si è saputi alimentare bene
I runner tuttavia si illudono
che riempendosi bene la pancia
potranno avere un surplus di energie da spendere
nel momento cruciale
Io comunque questa colazione non riesco
proprio a portarla a termine
E intanto osservo con apprensione
che la sala si va svuotando dei runner
e che io sto per rimanere solo
Una navetta ci deve portare alla partenza
che è a molti chilometri di distanza
Che fare? Sono in apprensione ...
All'improvviso, mi ricordo che il giorno prima
non sono andato con tutti gli altri
a ritirare il numero di gara (il pettorale)
e che, dunque - senza -,
non potrò essere ammesso nei recinti di partenza
Che fare?
Ancora una volta, non so!
Tutto questo viaggio per niente
Sono arrabbiato con me stesso e con la mia sbadataggine
In altri tempi una simile cosa,
imperdonabile mancanza,
mai mi sarebbe sfuggito
Mi ricordo di una volta
quando un tizio che doveva partecipare
ad un'importante maratona,
era lì che piangeva come un vitello
ai piedi della scalinata d’un hotel
perché si era accorto
di non aver portato con sé
le scarpe da corsa
Ma quello, almeno, il pettorale ce l'aveva
e avrebbe potuto partecipare
pur correndo a piedi scalzi,
improvvisandosi gimnopodista
Io non ho il pettorale, gravissimo!
Mi sono arrugginito,
ho perso l'abitudine
Non sono più quello di un tempo,
sono un altro,
forse non amo più la corsa
Forse non voglio essere più fanatico del running,
un coatto che percorre in un anno migliaia di chilometri
Forse il non essere andato a ritirare il pettorale
è il mio modo di ribellarmi a tutto questo
Bisogna essere capaci di passare ad altro,
andare oltre
Non so
Vago sconsolato alla ricerca di una soluzione
che nessuno potrà mai aiutarmi a trovare

(Dissolvenza)

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17 aprile 2022 7 17 /04 /aprile /2022 09:16
Un sogno di corsa

Mi ritrovo a correre
con un mio amico
tale Francesco P***,

runner per caso,
piuttosto che per diuturna vocazione
Siamo usciti dal suo negozio
abbandonandolo di fatto,
solo il padre di lui a presidiarlo
Sin da subito siamo andati
a passo gagliardo
Improbabile!
Con noi c’erano i miei cani
sciolti, senza guinzaglio,
anche loro a passo gagliardo
Scendevamo, correndo,
verso il mare
ed era una magnifica giornata
Andavamo e andavamo,
le gambe giravano
che era una bellezza
ed intanto chiacchieravamo alla grande
dicendo di quelle cose
che si dicono in queste circostanze,
cose futili, anche se di tanto in tanto
ne scappava una più profonda
Ero felice di questa corsa inattesa,
dopo tanto tempo
Arrivavamo nei pressi del mare
e c’era un incrocio trafficato
da attraversare
E lo facevamo con grande perizia
e fluidità, i cani come soldatini
sempre al nostro seguito
Arrivati all’altro lato, indenni,
io legavo i cani ai rispettivi guinzagli
e me li appendevo al collo,
come faccio di solito
Dopo un po’ ci fermavamo a rifiatare
e parlavamo ancora nel frattempo
Era stata proprio una bella corsa
Compariva, intanto il padre del Francesco
che, nel frattempo, aveva chiuso bottega
e ci aveva seguito in auto
L’atmosfera di complicità
e di fiero cameratismo
si spegneva di colpo,
prima che il Francesco
potesse confidarmi un suo segreto
Delle parole rimanevano come congelate,
sospese in aria, immobili,
non dette

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21 febbraio 2022 1 21 /02 /febbraio /2022 12:10
Il volo di Icaro

Un bel dì ho pensato di indossare
un paio d'ali
Le avevo appena trovate lì,
appese nell'armadio di casa,
il loro piumaggio era tutto polveroso
come se non fossero state usate da tempo

 

Un mistero
chi le avesse lasciate e perché
Le ho prese e le ho ripulite ben bene
sino a farle risplendere di riflessi iridescenti
che s’accendevano
nella luce piena del giorno

 

Dopo averle ammirate,
le ho indossate e mi calzavano a pennello
Ed ero tutto nudo
all’infuori di quelle ali

 

Preso da subitanea eccitazione
e inedita vigoria
sono uscito fuori in balcone
e ho spiccato il volo

 

Volavo e volavo
e, intanto, emettendo dei suoni celestiali
in un idioma a me sconosciuto,
provavo a chiamare a raccolta
altri volatori come me,
preso dal desiderio di condividere
tanta bellezza
e l’estasi vivificante del volo

 

Nessuno rispose al mio richiamo

 

Il Cielo, azzurrissimo, rimaneva vuoto
ed era ben triste tutto quel vuoto tinto di blu,
senza nemmeno una nuvoletta bianca
a tenere compagnia
a me, unico volatore

 

Allora, sono salito sempre più su,
in alto, in alto
verso l'infinito d’un blu
sempre più profondo
che trascolorava nel nero
e già intravedevo le stelle,
sino a quando il freddo siderale
ha bloccato i miei muscoli
e l’aria s'era fatta così rarefatta
che l'ossigeno ha smesso di nutrirli

 

Sono caduto a precipizio
le ali si sono scomposte
e mi sono state strappate via
e, in un attimo, a velocità supersonica
mi è venuta incontro la superficie del mare,
dura come il cemento

 

Mi ci sono sfracellato
con un tonfo sordo
e, poi, sono stato inghiottito dall'acqua
che è divenuta per sempre
la mia tomba liquida

 

La morale della storia è che, quando si trova un paio d'ali,
abbandonate nell'armadio
non bisogna mai rinunciare a usarle:
le ali erano state messe lì per te
Ed il volo è stato impagabile
Ora che son morto,
dopo che le ali mi sono state strappate via,
non lo rimpiangerò mai quel volo

 

Meglio un solo volo glorioso
che una vita intera di grigiore e inettitudine

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5 febbraio 2022 6 05 /02 /febbraio /2022 07:51
Ciocco in fiamme nel camino di Piano Aci (foto di Maurizio Crispi)

All’improvviso,
occhi aperti, sbarrati nella notte
Respiro in pausa
spezzato
Inspirazione
Esalazione
Pausa
E poi di nuovo
Sensazione che l’aria sia stretta
Prendo tra le mani un libro
Leggo, sforzandomi di regolarizzare il respiro
Ma se uno pensa ad una cosa
che di solito si fa in automatico
tutto s’incasina,
come nel famoso racconto di Saki,
sull’imponente barba di uno
a cui viene chiesto
se, durante il sonno,
usasse tenere la sua bella barba
sopra o sotto le coltri.
E quello che, alla questione,
non ci aveva mai pensato prima
fini con il trascorrere
una notte del tutto insonne,
barba fuori,
barba dentro,
dentro, fuori,
sino a non poterne più
di quella barba
e a tagliarsela via la mattina
in un impeto di rabbia
Comunque, leggo e respiro
Leggo e respiro
Sento un nodo alla bocca dello stomaco
e cerco di scioglierlo respirando
Allungo e fletto le gambe
tutto avvolto in una leggera coperta di pile,
come in un bozzolo

Poi, la mia mente deraglia
in un caleidoscopio di immagini
E mi addormento
Dormo, sognando, forse
Poi, all’improvviso,
un lampo bianco
attraversa il mio cervello
e passa davanti ai miei occhi chiusi,
le palpebre appesantite, serrate
Un crampo violento al polpaccio,
dolore lancinante,
mi risveglia
Reagisco prontamente,
allungando con progressione
il muscolo impazzito

Respiro di nuovo, concentrato,
Inspirazione,
esalazione,
pausa
Ancora quella maledetta pausa!

Imparerò mai?

(Piano Aci, 5 febbraio 2022)

 

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15 gennaio 2022 6 15 /01 /gennaio /2022 09:22

Qui di seguito la trascrizione di un mio sogno del 2012, a suo tempo pubblicato come "nota" nel mio profilo Facebook il 14 gennaio 2012.

Vignetta di Guido Crepax per "I Delitti della Rue Morgue"

 Vado a trovare mio figlio. Entro nella sua casa e arrivo ad una porta chiusa, tutta dipinta di bianco. La apro e sbircio dentro.

La stanza è in grande disordine: la finestra è spalancata e le tende aperte sventolano nel vento.

Metà della stanza è invasa da una grande inferriata a sbarre cilindriche di grosso calibro: una vera e propria gabbia per animali feroci (di quelle che montano nei circhi intineranti per lo spettacolo con i leoni e le tigri, per intenderci, oppure del tipo usato per tenere a bada il temnibile Hannibal Lecter). Un cancello permette l'accesso al suo interno: ma è aperto.

Il pavimento è ingombro di frutta mezza marcia, caschi di banane e di ortaggi di vario tipo, tutti smangiucchiati e in quantità enorme.

E c'è anche una capretta tibetana che se ne sta quieta in un angolo, ruminando placida.

L'odore di selvatico, di piscio fermentato e di feci in decomposizione è orrendo e penetrante.

Un enorme gorilla se ne sta sulla soglia della gabbia, il suo corpaccione a metà tra il suo interno e il resto della stanza.

Invece, quasi fosse affacciato alla finestra c'è un altrettanto enorme orango.

Le due bestie non mi sembrano ostili: ma, appena i due sentono la porta aprirsi, si girano a guardarmi, prima sorpresi e e poi sospesi in un'immobilità di energia che si sta caricando prima di un'azione difensiva o, peggio, aggressiva.

Mi ritraggo di colpo e chiudo la porta di scatto, cercando di bloccarla in qualche modo, timoroso che gorilla e orango possano inseguirmi.

Mi si fa incontro la mia ex-moglie e allora, concitato, le dico che non sono affatto d'accordo sul fatto che debba tenere in casa simili bestie: e se diventassero incontrollabili?

 Il mio pensiero va naturalmente al famoso racconto di Edgar Allan Poe, I delitti della Rue Morgue, in cui - come scoprirà il proto-investigatore scientifico Auguste Dupin - l'assassino è un gorilla gigantesco scappato al suo ammaestratore.

Ma appena comincio a ragionare su questa cosa il volto della mia ex-moglie si deforma in una maschera d'ira quando, stringendo le labbra esangui, mi dice tagliente che non intende discutere su questa cosa e che i due animali rimarranno in casa, perchè li sta educando.

Con lei non si può proprio ragionare.

E' furiosa: le volgo le spalle e me ne vado.

La scena si sposta ad una strada.

C'è trambusto e tante guardie della sicurezza in giro.

E' arrivata in città una Regina in visita diplomatica.

Io, armato di scopa e paletta, pulisco i gradini subito precedendo il corteo imperiale, quasi fosse uno spazzino (whoops: oggi si dice "operatrore ecologico") insignito di questo alto e onorevole compito.

Ed ecco che mentre mi affaccendo (con grande scrupolo, non sottovalutando l'importanza del compito che mi è stato affidato), mi sento un abusivo e temo che quelli della sicurezza possano smascherarmi e arrestarmi, prendendomi per un potenziale attentatore.

Quindi, mi allontano e, poichè si fa impellente un problema "idraulico", vado alla ricerca di un bagno pubblico.

La ricerca è lunga e infruttuosa.

Alla fine, dopo aver percorso una strada deserta - nessun locale aperto al pubblico, porte e  finestre sbarrate - quando già penso di dar sollievo alla mia impellenza a cielo aperto, vedo - quasi fosse l'annuncio di un'oasi nel deserto -   un cartello che recita, a caratteri cubitali, "bagni pubblici", ma la freccia rozzamente disegnata di cui è corredato indica una botteguccia che vende paccottiglia varia e dolciumi.

Suono il campanello del bancone e si presenta il negoziante, grasso e panciuto. Gli chiedo del bagno e lui mi indica una portica in fondo. Mi ci infilo, ma all'interno non c'è nessuna riservatezza. I servizi igienici sono piazzati in un grande stanzone senza nessuna separazione e non parliamo di porte o di tende di cui non v'è traccia (come nei grandi manicomi di un tempo, in cui i degenti dovevano cacare e pisciare guardati a vista dai sorveglianti): lo spazio però è invaso da una squadra di idraulici che stanno piazzando nuove tubature.

I bagni sono dunque inutilizzabili.

Salvo a mettersi a pisciare contro il muro, ma sotto l'occhio dei maledetti idraulici.

Alquanto turbato e con le viscere in subbuglio, ritorno in strada.

Che fare?

E qui il sogno si è interrotto.

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13 gennaio 2022 4 13 /01 /gennaio /2022 11:02
I miei cani (foto di Maurizio Crispi)

Non c'è davvero limite alla capacità creativa dei sogni

Questa notte ho sognato che, dovendo uscire di casa,
lasciavo i miei cani dentro, dietro la porta
Mi giravo per andarmene ed eccoli lì,
ambedue,
sul pianerottolo, festanti
e pronti per uscire
Dubitavo allora di me stesso
Ma li ho appena chiusi dentro!, mi son detto
Riaprivo la porta,
ed eccoli lì festanti
per il mio ravvedimento e la mia decisione di portarli con me
I cani originari e il loro duplicati


Li rinchiudevo tutti quanti in casa e mi accingevo ad andare
per svolgere le mie varie incombonze

 

Ed eccoli di nuovo lì sul pianerottolo,
scodinzolanti e festanti, intenti ad inscenare
una danza di giubilo tra le mie gambe
Mannaggia, mi sono di nuovo confuso!
mi son detto
I due birbanti li ho lasciati fuori,
anziché rinchiuderli dentro
Riaprivo di nuovo la porta
per cacciarli dentro
ed invece no!
Dentro c'erano già quattro cani,
due Black e due Flash
Quelli sul pianerottolo erano altre due copie conformi
dell'uno e dell'altra
Di nuovo mi riaffannavo a ricacciarli tutti dentro

 

Chiudevo la porta,
Ce l'ho fatta!, mi scappava
un'affermazione di giubilo
Adesso posso proprio andare!, sospiravo poi
Ma eccoli lì i due cani, come se nulla fosse successo
Altri due cani, altre due copie conformi
Ma così non c'è la farò più,
se i miei due cani continueranno a moltiplicarsi
senza limiti!

 

E così decidevo di portare con me
le due ultime copie conformi,
mentre gli altri sei me li lasciavo alle spalle
Risolverò più tardi il problema, pensavo
Ma come dovrò fare, in futuro,
se adesso i miei due cani
hanno imparato a replicarsi all'infinito?

 

Forse dovrei inventare un vaccino
per impedirne la clonazione illimitata

 

E se venissero fuori delle mutazioni aberranti?
 

Brrrrr! Non ci voglio nemmeno pensare!

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10 gennaio 2022 1 10 /01 /gennaio /2022 12:14
La Scala dei Turchi imbrattata dai vandali_2022_dal web

Dopo un lungo viaggio,
sono arrivato, assieme ad una comitiva di altre persone,
tutte a me sconosciute,
sino ad una grande spiaggia di sabbia bianchissima

Questo luogo offriva alla vista uno spettacolo strabiliante
Il mare era di un azzurro portentoso,
del pari il cielo sovrastante,
l'aria immota, senza una bava di vento
Ma la cosa più incredibile che riempì
tutti noi d'attonito stupore
era il fatto che la spiaggia fosse percorsa
in lungo e in largo
da enormi elefanti,
o, forse, considerandone le immani proporzioni,
si trattava di mammouth
Le enormi bestie
caracollavano spensierate sulla spiaggia,
affondando con le zampe
nella sabbia
che sembrava possedere la consistenza della neve fresca
La spiaggia vasta, lunga a perdita d'occhio
e larga, aveva un suo limite naturale,
dato da una linea ferrata
che correva su di un'imponente massicciata di pietre
di proporzioni ciclopiche,
tanto da apparire come una grande muraglia
delle scale, fatte di irregolari gradini,
consentivano di passare dall'altro lato e di avvicinarsi alla riva
E, così, noi facemmo

Arrivavamo nei pressi del mare
e ci accomodiamo sulla battigia,
pronti a fare un picnic con tutte le regole
Qualcuno aveva anche portato una grande tovaglia
a scacchi bianchi e rossi
altri delle stoviglie e dei bicchieri di plastica,
contenuti in un grande cesto di vimini,
altri delle provviste e delle bottiglie di vino
Tutto veniva disposto sulla tovaglia
e si cominciava a gozzovigliare
Io mi allontanavo dal gruppo festante
per ritrovarmi a camminare, da solo, sulla sabbia
laddove prima scorrazzavano i mammouth
Sprofondavo sino a metà coscia nella sabbia,
procedendo a fatica, dunque
Benchè cedevole,
la sabbia non era insidiosa
non c'era risucchio in fondo
e, quindi, potevo stare tranquillo
Ogni tanto m'imbattevo nell'orma profonda
lasciata da uno dei mammouth di prima
e si trattava ogni volta d'una voragine
con il diametro di una colonna
Ero davvero impressionato
Dopo il picnic decidevamo di spostarci altrove,
sempre lungo la spiaggia

Giungievamo ad una zona di costa rocciosa
che aveva l'aspetto di una cava di pietra
successivamente invasa dalle acque
Si presentava, dunque, come una zona lagunare
delimitata da grossi massi squadrati
che formavano come dei terrazzamenti
M'inerpicavo su di essi, esplorando,
e rimanevo estasiato dalla bellezza di ciò che vedevo
Il mare lontano, azzurrissimo,
oltre la linea delle rocce,
i massi squadrati d'un bianco abbacinante
Avrei volute scattare delle foto,
per documentare la meraviglia
Mi accorgev con disappunto, tuttavia,
di non avere con me la macchina fotografica reflex
ma soltanto uno smart phone
Cercavo di scattare comunque delle foto, per sopperire,
anche se ero ben consapevole che non sarebbero stati scatti della stessa qualità
Mi inerpicavo cercando dei punti di ripresa favorevoli
Scalavo alcuni enormi massi
e, arrivato in cima, scoprivo di avere le vertigini
Temendo di cadere giù mentre scattavo le foto,
fui costretto ad accovacciarmi
per reprimere il senso di paura

 

Intanto, arriva nella laguna un'imbarcazione,
un burchio dipinto a vivaci colori
come le barche dei pescatori siciliani,
ma a prora vi sono disegnati con perizia
due occhi che guatano
come se l'imbarcazione fosse un'essere vivente
E viene tirata in secco
da pescatori vestiti con abiti tradizionali,
quasi fossero usciti da un romanzo di Verga
A forza di braccia e con ritmate incitazioni
il burchio viene issato a riva, all'asciutto e puntellato
Io fotografo ogni momento
Il mio dito fa scattare con frenesia
l'otturatore per ottenere una minuziosa sequenza
Alla fine tutti i figuranti si mettono in posa
per favorirmi per un ultimo scatto corale
E poi, in una spontanea coreografia,
si mettono tutti a ballare una tarantella
scatenata
tra rumore di nacchere tammorra e mandolini
(dissolvenza)

Palermo, 10 gennaio 2022

 

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30 dicembre 2021 4 30 /12 /dicembre /2021 09:50
la ruota del tempo e l'Uroburos

Passato il Natale,
i giorni fuggono veloci
verso la fine dell'anno
Tranquillo il meteo,
temperature miti
il morbo infuria
la paura monta
fomentata dai persuasori dei media

Ho sognato molto,
ma non ricordo

So soltanto che ero in una casa
e dal soffitto sgocciolava di continuo dell'acqua,
Senza mezzi incisivi
cercavo di porre rimedio
alla disfunzione

Arrivavano persone
altre se ne andavano,
tutti commentavano su questa perdita d'acqua
e suggerivano rimedi
Nessuno, davvero nessuno
si rimboccava mai le maniche
per cercare di risolvere il problema
Io guardavo l'andirivieni
senza commentare

Non c'era niente da dire,
in verità

Ma poi c'era da fare
un intervento subacqueo
e, con tutta l'attrezzatura, 
occorreva immergersi
nel mare limpido subito fuori da quella stanza
Qui, nella trasparenza marina, s'intravedeva
una ruota di pietra di immani proporzioni, inclinata di 45 gradi,
e, se lo sguardo scendeva in profondità,
si poteva cogliere al suo centro un buco enorme
dal quale gorgogliava un flusso di acqua,
come se ci fosse lì la turbolenza
di una potente sorgiva sottomarina
ed era proprio lì che bisognava andare
per effettuare le riparazioni
e risolvere i problemi
Qui, però, l'animo non mi reggeva
e avevo paura ad immergermi,
con la senzazione orribile
d'un pericolo ineffabile
al quale non desideravo, in alcun modo, espormi
e il petto mi si stringeva per l'affanno
e capivo anche che non potevo più respirare agevolmente,
assillato da fame d'aria
A questo punto, il sogno finiva
Ma non c'era angoscia, al mio risveglio,
semmai stupore e meraviglia.

Pensavo che quella ruota di pietra
potesse essere la ruota del tempo
bloccata in un tempo immobile
e capivo che forse il mio compito fatidico
avrebbe dovuto essere quello di rimetterla in moto
per uscire dall'impasse

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22 dicembre 2021 3 22 /12 /dicembre /2021 08:35
La Torre degli Asinelli (da Wikipedia)

Un lungo peregrinare mi conduce
in una città antica,
vercchie case con ballatoi, strade strette e contorte
dove a stento penetra la luce del sole
e, all'improvviso, si aprono piazze ampie ed incongrue

Scale e scaloni a mai finire,
appartamenti destinati ad abitazioni,
ma senza alcuna delimitazione di spazi privati
case-alveare, insomma,
stracolme di un'umanità dolente

Scale scaturite dall'immaginazione di Escher
vanno su e giù
e s'incrociano ad angolature pazzesche
ingombre di masserizie e di macerie,
a volte deserte,
ma altre volte strabordanti di persone
che pestano i piedi sul posto
in attesa che si faccia il loro turno di salire o di scendere,
scale rette e scale a chiocciola
senza parapetto
quest'ultime salgono a spirale
dentro il ventre di alte torri
e salendo non si può fare a meno
di guardare verso il basso,
attratti con forza magnetica
dal vuoto sottostante
Mi ricordo così della mia ascesa alla Torre degli Asinelli di Bologna
quando a nemmeno un terzo dell'arrampicata
dovetti interrompere
perchè non mi sentivo al sicuro e con la testa che mi girava,
guardando verso il fondo vuoto dal quale venivo

All'improvviso,
mentre a fatica m'inerpico su una di queste scale ritorte
ecco arrivare, di gran corsa,
il mio grande cagnone nero, intrepido
Salta pieno di energia i gradini,
salendo incurante della folla che si accalca

Lui sì che non ha paura!

Quando arriva alla mia altezza,
con il braccio - ma senza volerlo -
devio il suo movimento
ed eccolo cadere nel vuoto in un lungo volo
che io osservo sgomento dall'alto della mia postazione
sino a quando cade miracolosamente sulle quattro zampe
su d'un pianerottolo sottostante,
molte decine di metri più in basso
E rimane sulle quattro zampe
un po' traballante ed incerto
Mi chiedo se si si sia fatto male:
appare stordito ed incerto

Vorrei raggiungerlo, ma non c'è più,
come nei deliri visuali di Escher
una via diretta:
solo cammini sbarrati
muri che bloccano il transito
scale che si interrompono sul vuoto
senza portare da nessuna parte

Sono angustiato per il mio magnifico Black
Ogni tanto - mentre percorro strade cieche -
ho una visione di lui
accasciato per terra,
spelacchiato,
il muso inaridito
in semicoma,
gli occhi spenti e velati

Forse l'atterraggio ha causato dentro di lui
contraccolpi e concussioni

Percorro altre strade vuote
senza mai guadagnare la mia meta desiderata

Mi ritrovo, infine, dentro una caverna
dalle pareti e dai pavimenti
color verde smeraldo
tutta rilucente di pagliuzze scintillanti,
fatti di topazi e di smeraldi e di ametiste
Volte enormi
sorrette da enormi pilastri di pietra
Spazi che si aprono
in successive concamerazioni

Mi sembra di essere nell'antro dei Quaranta Ladroni,
ma senza il tesoro, però,
derivante dai bottini di innmerevoli scorrerie

Poi, mi ritrovo in un ambiente diverso,
e qui entro in un'ampia stanza piastrellata e pulitissima
che ha tutta l'aria d'essere
l'anticamera di un gabinetto pubblico
Qui, un uomo vecchio, tutto vestito di bianco,
con un zucchetto in testa del pari bianco
seminascosto tra folti capelli bianco-giallognoli
se ne sta seduto ad un piccolo desco
intento a desinare
Il suo abito bianco è una tonaca talare
la sua figura, pur intenta in questa prosaica attività, appare ieratica
Mangia, ma è come se
stesse pregando
o che, comunque, i suoi gesti
fossero permeati d'una forte ed intensa sacralità
Per un po' di tempo rimango a guardarlo, meravigliato
Poi, entro nel bagno vero e proprio,
dove vi è una lunga fila di lavabi,
acqua che sgocciola, e delle porticine
immettono alle latrine,
ma è pur sempre tutto pulittisimo
Anche i gabinetti, penso, sono intrisi di sacralità
la sacralità che si ritrova nelle pieghe del profano e del triviale,
così penso,  attonito
Mi metto a urinare,
incurante di chiudere la porta della latrina
in cui mi sono ritirato,
e mentre il mio mitto cade con argentino chiocchiolare
al fondo del cesso di maiolica bianca,
ad alta voce, tento di iniziare
una conversazione con la figura ieratica nell'anticamera
Parlo e parlo,
raccontando della mia ricerca interminabile ed infruttuosa,
dei miei desideri e delle mie speranze,
ma non ricevo alcuna interlocuzione o risposta
come se parlassi con un muro
ma sono tuttavia pieno di timore reverenziale,
anzi, la mancanza di risposte lo accresce vieppiù
- Ho incontrato il Papa! Roba da non crederci! -
continuo a ripetere a me stesso
Vorrei ricevere delle parole di conforto,
ma non arriva a me neppure un sussurro
Quando riemergo dalla latrina
e, dopo essermi lavato le mani,
riaffacciandomi nell'atrio,
mi rendo contro che la figura ieratica è scomparsa
Evidentemente, il Papa ha finito il suo tempo lì

Sul muro, vicino a dov'era seduto c'è adesso una lapide di marmo
su cui è stata incisa questa frase:
"Siamo tutti sulla stessa barca"

E' rimasto tuttavia il piccolo desco,
ancora ingombro con i resti della colazione
Un croissant con ripieno di conserva, semimangiato,
un po' di caffè al fondo di una caraffa,
del vino rosso in un rustico calice di peltro
e un pezzo di pane

Prendo il pane, lo immergo nel vino,
me lo porto alle labbra e lo mangio,
masticando lentamente e assaporando

Ed era buonissimo...

(Palermo, 22 dicembre 2021)

 

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9 dicembre 2021 4 09 /12 /dicembre /2021 09:45
Biglie di vetro

Mi reco in una casa di mia proprietà, assieme all'avvocato che mi rappresenta.
Devo mostrare l'appartamento a qualcuno che deve fare dei rilievi planimetrici.
E' stato preso un appuntamento qualche giorno prima.
In realtà, la casa, al momento, è occupata abusivamente da uno che non ha più titolo per essere il conduttore della locazione, poiché l'inquilino originario è morto e del contratto d'affitto è già stata inviata, in tempo utile, la disdetta.
Sono in corso le procedure per la cessazione degli accordi di locazione, dunque.
Ma si tratta di cose lunghe e l'inquilino (o meglio il suo erede), nel frattempo, è sempre là, ed io non posso rientrare nel pieno e legittimo possesso del mio bene.
Quindi, a stretto rigore, in questa situazione, non avrei alcun titolo per entrare nell'appartamento: non dovrei nemmeno essere in possesso delle chiavi  che mi consentono di accedervi.
Comunque sia, io e l'avvocato arriviamo puntuali all'appuntamento con i geometri e, dopo aver armeggiato con la serratura, apriamo la porta ed entriamo.
L'avvocato che è con me mi avverte che, aprendo la porta con una chiave in mio possesso e varcando la soglia dell'abitazione,  stiamo infrangendo la Legge, ma ciò nondimeno entriamo. L'avvocato mi ha parlato come se fosse - in questa contigenza - un mio Super Io, severo, ma inefface.
L'apparrtamento, ad una prima ispezione, sembra essere desolatamente vuoto, o meglio è disseminato di scarti e macerie, come tutto ciò che rimane indietro - solitamente - dopo un trasloco frettoloso.
Io dico, tirando un sospiro di sollievo: "Sembra che l'inquilino se ne sia andato!"
Ma l'avvocato replica: "Sì, ma - in ogni caso - senza una notifica ufficiale di ciò da parte sua, stiamo infrangendo la Legge. Non dovremmo essere qui, in questo momento".
Comunque, girando per l'appartamento e guardando meglio in ciascuna stanza, vediamo che ci sono dei residui di mobilia, ma come di una casa che è andata in malora da tempo.
Poi, arriviamo ad una piccola stanzetta che è arredata con un piccolo lettino, poco più che un misero giaciglio o una cuccia, e sparsi in giro molti effetti personali e capi di vestiario, in totale disordine e abbandono. Sporcizia e degrado dovunque.
Dopo aver terminato questo rapido esame, io dico: "Allora, l'inquilino abita ancora qua, anche se la sua abitazione è ridotta ai minimi termini".
L'avvocato replica: "A maggior ragione, ora che abbiamo appurato ciò, dovremmo essere fuori dall'appartamento il più rapidamente possibile. Altrimenti sono guai, nel caso che l'inquilino dovesse sopraggiungere all'improvviso, cogliendoci in piena effrazione!".
In fretta, ci portiamo verso l'ingresso e, avendone varcata la soglia, cerchiamo di chiudere la porta ma senza risultato: la serratura si inceppa, malgrado i nostri numerosi tentativi. Questo è imbarazzante, poichè chi dovesse sopraggiungere, esaminando la serratura così inceppata, potrebbe dedurre che essa sia stata scassinata o manomessa.
Nel mentre - lupus in fabula - sopraggiunge proprio l'inquilino (che però io non ho mai visto in volto, anche se sono in grado di riconoscerlo, per via della somiglianza con i genitori - un tempo conduttori -: nel suo viso, infatti, vedo l'^impigna" di famiglia).
Si fa verso di noi, minaccioso e con un aria da bulletto spavaldo ed arrogante.
"Cosa state facendo? Ora chiamo i Carabinieri e vi denuncio, perchè siete  entrati abusivamente a casa mia! E, per giunta, a quanto vedo, forzando la serratura!".
Io sono in piena confusione.
Il tipo s'avvicina ad una finestrella che aggetta sul pianerottolo  e ci fa vedere un dispositivo che ha installato, in modo tale che si attivi in caso di effrazione e che lo avvisi immediatamente se qualcuno dovesse entrare abusivamente a casa sua.
Si tratta di una bacinella basculante che contiene una pietra. Se la porta viene aperta la bacinella si rovescia e la pietra cade a terra, azionando un dispositivo di chiamata rapida al suo cellulare.
"Ecco perchè sono arrivato subito!" - aggiunge lui al termine delle sue spiegazioni, quasi gongolando.
Inoltre, ci fa vedere una grossa scatola piena di biglie di vetro multicolori, alcune delle dimensioni di una pallina di ping pong.
"E questo è un altro dispositivo che tengo di riserva per difendermi da chiunqui tenti di penetrare abusivamente nel mio appartamento!".
Prende la scatola e, repentinamente, rovescia a terra le biglie che prendono a rimbalzare e a rotolare da tutte le parti.
Senza ulteriore indugio io e l'avvocato prendiamo la via delle scale e cerchiamo di affrettarci, nel tentativo di venire fuori da un territorio che s'è fatto così all'improvviso ostile, ma poichè i gradini sono invasi dalle biglie rotolanti, ci ritroviamo praticamente con i piedi a rullare su di esse, riuscendo a mantenere a stento l'equilibrio in un difficile esercizio acrobatico che, se fossimo al circo, strapperebbe grida di ammirazione e applausi fervidi.

Ma l'equilibrio riusciamo a mantenerlo per poco tempo.
Difatti, l'avvocato cadde a terra.
Immediatamente dopo anche io cado rovinosamente

(Dissolvenza)

 

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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