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9 settembre 2022 5 09 /09 /settembre /2022 08:36

Ho sognato che stavo facendo un tour fotografico nella mia città,
assieme a mio figlio
Camminavamo e scattavamo foto,
non le stesse, ovviamente
Ognuno fotografava ciò da cui era attratto
Talvolta ci trovavamo a puntare l'obiettivo
nella stessa direzione
ma ognuno - di uno stesso soggetto -
dava una sua personale interpretazione
Non era una gara, ma piuttosto un'attività condivisa,
sulla base d'un interesse comune
Girando e rigirando
arrivavamo in un angolo sconosciuto ed insolito
Era una via stretta e tortuosa,
una specie di budello, delimitato da alte pareti,
da entrambi i lati,
senza né finestre né porte.
Una targa diceva "Via dei Calli"
Ero sorpreso
Mai sentito dire d'una simile via
 

MI ricordai soltanto
di una corsa estrema a piedi attraverso gli USA
da ovest ad est,
dal Pacifico all'Atlantico,
e questa corsa pur avendo la sua denominazione ufficiale,
si conquistò il nomignolo di "Bunyon Derby",
ovvero di "Il Derby dei Calli",
poiché i suoi primi partecipanti,
dotati di scarpe non esattamente tecniche
come quelle odierne,
oltre all'onore e alla gloria
(e, per i primi, anche ai premi in denaro che, alla prima edizione,
mai vennero corrisposti dagli organizzatori truffaldini)
si conquistarono sontuosi calli ai piedi
E mi ricordai anche che, da piccolo,
quando deformavo le parole, per crearne di mie,
nello sforzo di dar vita ad una mia originale neo-lingua,
chiamavo i marciapiedi "Marciacalli",
un tipico esempio linguistico in cui la singola parte
diventa equivalente del tutto (eheeheh)
Mi sovvenne anche la mia ilarità infantile,
quando per la prima volta sentii parlare di Caracalla,
antico imperatore di Roma
dai molti nomi che ora non ricordo,

così chiamato per via del sobrio mantello celtico che usava indossare,
ma questo io da piccolo non lo sapevo
e fantasticavo semplicemente
che egli avesse cari i suoi calli
e che, in qualche modo li avesse nobilitati,
portandoli sin dentro il suo nome imperiale
Ma non potei non pensare anche alle Calli veneziani,
quando io, appena dodicenne,
accompagnato dalla mamma,
in uno dei nostri viaggi assieme,
mi ritrovai a vagare lungo tortuose vie,
selciate di pietre antiche,
accompagnando questi percorsi

da scoppi continui di ilarità, poiché pensavo
che camminando lungo queste calli
stavo di continuo pestando i calli a secolari dignitari
della Serenissima 
 

Insomma, io e mio figlio
eravamo all'inizio di questa via dei Calli,
alquanto stupefatti
e desiderosi di fotografare l'insolito che irrompeva
così all'improvviso nelle nostre vite
e ci abbiamo dato sotto
esplorando con gli obiettivi
ciò che si parava davanti al nostro sguardo,

quasi che gli strumenti ottici
fossero una propaggine tecnologica dei nostri occhi

Nella dura pietra si stagliavano le impronte di piedi callosi
ed erano posati, sparsi qua e là,
anche dei calchi in materiali pregiati di piedi famosi

deformati da calli e callosità varie
E poi, appese alle pareti della tortuosa via
c'erano delle piccole teche contenenti in esposizione
un ricco repertorio strumenti ed accessori 
di diverse epoche storiche,
utilizzati e ancora utilizzabili

per asportare i calli più floridi
Più in là, aveva inizio un'esposizione fotografica
di piedi di Famosi con calli di varie fogge e dimensioni
A circa metà della viuzza s'apriva una scala a chiocciola
che portava chissà dove ed ogni gradino era decorato
con immagini di piedi deformati e distorti dai calli,

realizzati a mosaico
Anche le pareti del vicolo erano istoriate da enormi graffiti e murales
di writer metropolitani,
tutti raffiguranti piedi callosi
ritratti con tecniche realistiche, quasi fotografiche,
ma anche in modi fantasiosi,
con stilemi futuristi o alla Picasso prima maniera


Ecco, il mio sogno era tutto qua
Non c'è un seguito, perché proprio sul più bello
dell'esplorazione
mi son svegliato,
accompagnato dalla vivida impressione
di queste immagini meravigliose di questa Via dei Calli


Mi piace molto il fatto che la Via dei Calli
in questi nostri tempi tristi
mi abbia portato a pensare a Caracalla,
poiché egli fu autore della Constitutio Antoniniana
che concedeva la cittadinanza a tutti gli abitanti dell'impero
che fossero di condizione libera
 

Marco Aurelio Severo Antonino Pio Augusto (in latino: Marcus Aurelius Severus Antoninus Pius Augustus; Lugdunum, 4 aprile 188 – Carre, 8 aprile 217), nato Lucio Settimio Bassiano (in latino: Lucius Septimius Bassianus), conosciuto anche come Marco Aurelio Antonino Augusto (in latino: Marcus Aurelius Antoninus Augustus) dal 198 al 211 ma meglio noto con il soprannome di Caracalla, è stato un imperatore romano, appartenente alla dinastia dei Severi, che regnò dal 198 al 217, anno della sua morte.
Importante provvedimento preso durante il suo regno, fu la Constitutio Antoniniana, che concedeva la cittadinanza a tutti gli abitanti dell'Impero di condizione libera. L'estensione della cittadinanza fu una spinta importante all'uniformazione delle amministrazioni cittadine: spariva la gerarchia fra le città e ormai la differenza fra i sudditi dell'Impero non era più sul piano della cittadinanza, ma sul piano del godimento dei diritti civili, fra honestiores e humiliores.

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8 settembre 2022 4 08 /09 /settembre /2022 08:03
Dialogo con l'ombra (selfie dell'ombra - foto di Maurizio Crispi)

Mi sono assopito sulla sdraio
mentre ero intento nella lettura,
accarezzato da una brezza lieve
il libro scivolato sulle gambe
ma sempre tenuto stretto dalle mani
Mi sono svegliato di soprassalto,
sentendo una voce conosciuta
che mi chiamava per nome
“Mauri!”, ha fatto quella voce,
una sola volta
E poi di nuovo,
"Ehi, Patatoski!"
E poi basta
Ho guardato giù per strada
Nessuno!
C'era solo la carezza continua del vento
sulla pelle e nelle orecchie,
il fruscio delle foglie e poi silenzio
Ho strizzato gli occhi,
per capire se qualcuno si muovesse
nell'ombra fitta degli alberi
Nessuno!
Eppure quel richiamo
era stato così vivido e reale,
benchè io sia un po' duro di orecchio!

Ero desto
oppure sognavo?

 

(Proverbi, 30, 18-19)
Tre cose sono per me così misteriose
che non le comprendo:
il percorso dell'aquila nell'aria,
il sentiero del serpente tra le rocce,
la rotta della nave in alto mare.
E ce n'è soprattutto una quarta:
la via dell'amore tra un uomo e una donna.

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1 settembre 2022 4 01 /09 /settembre /2022 10:46
La spiaggia di Modello al tramonto (2009) - foto di Maurizio Crispi

Facevo una passeggiata
lungo una spiaggia che mi è molto cara
e dove non vado da tempo immemore

 

Il suo aspetto era quello autunnale,
della triste smobilitazione, dopo la frenesia dell’estate,
ma anche della restituzione alla bellezza

 

Molti capanni e chioschi abbandonati,
alcuni in rovina e fatiscenti,
e grandi dune di sabbia
create dal vento e dalle mareggiate
Il mare era uno specchio tranquillo,
se non per ondulazioni ampie
che si creavano dal nulla
sulla sua azzurrissima superficie
e un attimo dopo svanivano,
come se giganteschi cetancei
si muovessero appena sotto la superficie

 

Vedevo anche enormi iceberg
spiaggiati,
scintillanti ed erosi dai venti
fino a formare l’apparenza
di audaci architetture
con archi rampanti e torri svettanti,
audaci scalinate
e finestre a bifora,
dalle colonne finemente cesellate

 

C’erano solo pochi bagnanti sparsi
ma abbigliati in modo strano,
come se dovessero andare
ad un eccentrico ballo in maschera
in uno di quei palazzi di ghiaccio
ed anche altri radi frequentatori,
in cammino come me

 

Ero con un mio amico,
morto da molti anni
Ero contento di vederlo
e fwlice che fossimo insieme
in questa passeggiata,
come nelle nostre corse condivise
in un lontano passato

 

Ci fermavamo in un anfratto
riparato dal vento
ed io cominciavo a rovistare
dentro al mio fedele zaino
alla ricerca di qualcosa
che desideravo mostrare al mio accompagnatore
Così facendo tiravo fuori
una quantità di oggetti
da lungo tempo dimenticati
di cui non ricordavo più l’esistenza
ed anche molti altri inutili ammennicoli
che mi meravigliavo di possedere
C’erano i cofanetti vuoti
di due opere I millenni
tutti stropicciati e ammaccati
per via della lunga permanenza nello zaino
Poi, una grande quantità di spille di sicurezza,
di tutte le dimensioni

 

Pensavo che era ora di liberarmi di tutto
per potere procedere libero e leggero
Il mio amico mi guardava,
celato dietro occhialoni da sole,
e non proferiva parola,
enigmatico

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27 agosto 2022 6 27 /08 /agosto /2022 17:18
Cielo di palermo all'alba (foto di Maurizio Crispi)

Ho sognato questa notte
(ma era quasi l’alba del nuovo giorno)
che ero in viaggio con mio fratello.

 

Arrivavamo in un posto
Occupavamo una stanza d’albergo

 

Io mi accingevo ad uscire
per fare delle cose

 

Lui era in carrozzina, come sempre
Mi diceva che mi avrebbe aspettato in camera

 

Io ero vestito in modo buffo,
come il jolly delle carte da gioco
E gli chiedevo dei consigli
sugli indumenti più idonei da indossare

 

Nella stanza c’erano anche altre persone
Più che una stanza pareva una camerata
o una trincea
Gli altri occupanti erano soltanto ombre
senza identità e senza volto

Intravedevo una donna sconosciuta,
sdraiata a pancia su di un letto,
a petto nudo, il resto del corpo
avilluppato nelle lenzuola,
il suo volto era estatico,
qualcuno nascosto sotto le lenzuola
si impegnava a farla godere


E guardando fuori dalla finestra
vedevo che nel cielo
c’erano inquietanti navi aliene
mimetizzate da nubi

 

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17 agosto 2022 3 17 /08 /agosto /2022 08:29
Crispi clonato (foto di Maurizio crispi)

Ho sognato che dormivo

Mentre dormivo,
all'inseguimento di chissà quali immagini oniriche a sfondo erotico,
il mio cazzo si faceva duro e grosso
E scoprivo con sorpresa che non avevo un solo cazzo, bensì due
Un secondo pene turgido si gemmava dalla base del primo,
come un fungo figlio che si origina dalla base di uno già ben cresciuto
Questo clone era un po' più piccolo quanto a diametro,
ma quasi della stessa lungezza
Ero un po' perplesso per questa strana cosa
che mi accadeva
Mi sentivo spaesato e stordito
un po' come il povero Gregor Samsa
del celebre racconto di Kafka

 

Andavo subito dal Medico e gli parlavo di questo accadimento
Lui non sembrava affatto sorpreso
e, stemperando la mia veemenza, mi chiedeva:
Ma lei si vuole operare?

 

Come! - facevo io - Non se ne va da solo questo intruso?
 

E no! Purtroppo no! - replicava il Medico -
 

No? Ma io non posso vivere portandomi appresso
questa specie di ascia bipenne! - esclamavo io

 

Allora non ci sono alternative, visto che non se andrà da solo,
l'unica via da percorrere è quella chirurgica - insistette il Medico,
aggiungendo poi, quasi a riassumere - Se si convince a levarlo,
dovrà sottoporsi all'intervento chirurgico di ablazione!
Sarà una cosa semplice semplice,

una specie di crio-chirurgia amplificata!
Un'autentica passeggiata!
Ma non subito però, poichè per adesso
Lei mi deve continuare la terapia ormonale che sta facendo!

 

Quale terapia ormonale? - ho chiesto io, allarmato
(non avevo memoria di alcuna terapia ormonale intrapresa
in precedenza)

 

Ma quella che le ho prescritto alcuni mesi fa! Non ricorda?
- ha replicato il Medico, piccato -
Come è mai possibile che non si ricordi
di esser venuto da me
lamentandosi di un calo delle sue performance erotiche?

 

No, in effetti no! - ribattevo io, un po' smarrito e vieppiù perplesso
 

E intanto il Medico, quasi sovrapponendosi alla mia voce, diceva
- Se vuole che il neo-pene sia asportato, dovrà aspettare!
Dovrà portare pazienza!
Pazienza! Pazienza e ancora pazienza!
E, intanto, cosa che di sicuro non guasta,
avrà del tempo per riflettere! - aggiunse, deciso

 

Ma io non lo voglio asportato! - sussultai io
Non voglio sottopormi a nessun intervento chirurgico!
Voglio soltanto che questo coso anomalo se ne vada via da me!
Sia come sia, se ci dovrò convivere,
come farò ad apparire in pubblico?
E ad andare al mare, poi! Nelle spiaggie naturiste, se mai dovessi andarci?
Tutti mi considereranno un scherzo di natura, un mostro!
Ricordo che quando studiavo - dissi ancora al Medico
che mi guardava di sottecchi - c'era, in uno dei testi,
la foto inquietante d'un pene deforme - per causa congenita -
che si biforcava ad ipsilon!
Ed era un'immagine che mi turbava e mi infastidiva
Non voglio finire con l'essere citato in un testo per studenti di medicina,
con tanto di fotografia!

 

Il medico replicò allora,
tenendo
tra gli indici delle due mani una matita in orizzontale
e facendola lentamente ruotare sul suo asse,
No, nooo, mio caro, deve stare tranquillo, non è niente di grave!
Se vorrà tenerlo, vedrà che ci farà l'abitudine!
E capitato anche ad altri (di cui - per discrezione - non Le rivelerò l'identità)
e costoro non sono certo morti di ostracismo sociale
oppure della sindrome dell'Uomo Elefante!
Le dirò anzi che si sono affezionati
alla realtà di possedere un pene clonato
E poi, pensi ai vantaggi della cosa,
con il doppio pene potrà soddisfare contemporaneamente due donne!
Oppure, pensi all'altro indubbio vantaggio
di poter replicare immediatamente un rapporto,
senza soluzione di continuità:
appena finisce con uno dei suoi membri,
l'altro sarà già pronto, in piena erezione!
(e Le dirò anche che su questa mia affermazione ci sono delle incofutabili evidenze!)

 

Ma non ci pensò proprio! - esclamai io -
anzi l'idea di fare sesso, adesso, in queste condizioni,
me lo fa ammosciare!
E, in effetti, l'erezione che mi aveva portato alla scoperta del secondo pene
era scomparsa da tempo

 

Vedrà che il secondo pene, continuando la terapia,
si rafforzerà sempre di più, fino a diventare pari,
se non più potente, del primo;
non rimarrà per sempre un cazzetto da strapazzo!
Lo potrà mostrare ed esibire al mondo intero con orgoglio
e trarne anche piena soddisfazione performativa!
- replicò il Medico con fare conclusivo

 

Me ne andai perplesso e tutto mogio
Mah... proprio non sapevo cosa fare!
Elencavo nelle mia mente tutte le situazioni imbarazzanti
in cui sarei potuto incorrere con il pene replicato
e non potevo più dormire

 

Poi, malgrado l'irrequietezza, alla fine
sono scivolato nel sonno
e ho sognato che mi trovavo con tanta gente
impegnato in una grande manifestazione pacifica a favore dell'Europa
Eravamo su di una grande nave
che, dopo aver navigato nel Mediterraneo e attraverso il Mar Nero,
avrebbe dovuto risalire il corso del Danubio,
toccando tutte le città che vi si bagnavano
e portando a tutti un messaggio di pace
Portavamo con noi un'enorme bandiera dell'Europa
che tutti quanti dovevamo tenere sempre ben dispiegata sul ponte
in modo tale che dall'alto dei cieli fosse costantemente visibile
anche da grande altezza
(come ad esempio ai ricognitori aerei e ai droni
che si fossero trovati a sorvolarci):
così saremmo stati protetti da eventali incursioni missilistiche
e il nostro messaggio sarebbe stato chiaro ed evidente
Il corso del fiume si faceva sempre più tortuoso e fitto di anse
Il viaggio pareva interminabile
A tratti, pareva che il fiume andasse in discesa
e la nave, sbuffando e tremando in tutti i suoi giunti,
doveva arrancare, come in salita, di conseguenza,
non soltanto controcorrente
E, alla fine, arrivavamo a Vienna,
e, benchè ci fosse ancora un po' di navigazione da fare,
già sentivo che la nostra missione era compiuta,
che il nostro canto per l'Europa era stato cantato
sino in fondo
Avremmo salvato l'Europa?
No so!
Ma so per certo che alcune cose si fanno
perchè è giusto così,
senza chiedersi perchè

 

Poi, mi svegliavo e non potevo più dormire
perchè ripensavo a quel mio cazzo biforcuto
e al fatto che non sarei più stato normale,
con un pene unico e solo, come tutti
Mi sono alzato,
abbandonando la stanza buia e silenziosa
nella quale mi sentivo soffocare
e sono andato via

Avevo qualcosa da scrivere,
subito, prima di dimenticare

(Palermo, il 17 agosto 2022)

 

La seconda parte del sogno - chissà come - mi è stata ispirata dall'ultimo libro di Paolo Rumiz (Canto per l'Europa, Feltrinelli, 2021) che, da molti mesi se ne sta sul mio comodino in attesa di una lettura più vigorosa.
A differenza di altri scritti di viaggio di Rumiz non mi prende, forse perchè è troppo poetico e visionario.

Ma come sottolinea Umberto Eco il contenuto dei libri in modi misteriosi si travasa dentro di noi anche qando non li leggiamo in modo canonico, dall'inizio alla fine.

Giusto la sera prima avevo preso tra le mani il volume, cercando di recuperare il filo interrotto, ma avevo troppo sonno e ho lasciato perdere.

Eppure ciò è stato sufficiente a creare una traccia onirico.. E questo è davvero uno dei misteri del sognare.

Paolo Rumiz, Canto per l'Europa, Feltrinelli, 2021

(dalla scheda editoriale su IBS) Paolo Rumiz scrive un poema che ricorda le sonorità de La cotogna di Istanbul, ma al tempo stesso, nel richiamare il mito della fondazione del nostro continente, si interroga sulle sue origini, sui suoi valori, sui suoi strappi e sulle sue lacerazioni: in un dittico ideale con Il filo infinito.

«Una cintura di costellazioni ornava le murate della barca come segno d'augurio per il viaggio.»

Una giovane siriana, profuga di guerra, fugge sulla barca a vela di quattro uomini assetati di miti. La ragazza si chiama Evropa. Da quel momento la leggenda della principessa fenicia rapita sulla costa del Libano da Giove trasformatosi in toro si intreccia con gli eventi del Mediterraneo di oggi: emigrazioni, secessioni, conflitti, turismo di massa. Ingravidata in sogno dal re degli dèi, la ragazza riesce a sbarcare in Italia dopo infinite avventure e a dare il suo nome alla Terra del Tramonto, che però non riconosce in una figlia dell'Asia la Grande Capostipite. Dopo il suo drammatico sbarco, Petros, il capitano, continuerà a viaggiare da solo senza più attraccare in nessun porto. Clandestino anche lui, ma libero, fino alla sua misteriosa scomparsa.

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16 agosto 2022 2 16 /08 /agosto /2022 07:36
Dal Web

Ho ritrovato, sfogliando le "memorie" di Facebook, la trascrizione di questo sogno del 16 agosto 2014, che, a suo tempo, trascrai di riprodurre anche sul blog. Anche a distanza di 8 continua a piacermi. Rispolverare vecchi scritti, attraverso Facebook è bello poichè ci si ritrova davanti a cose trascritte secoli prima (per dire) e di cui ci si era dimenticata l'esistenza. Nello stesso tempo, davanti al passato che riemerge in forma sdcritta (dunque in qualche modo congelato) ci si ritrova a sperimentare una sensazione di straniamento, anche perchè ciò che riemerge è totalmente decostestualizzato ed espurgato di tutte le contingenze che hanno preceduto o seguito quel fatto/sogno di cui si parla. Posso supporre che, essendo il giorno prima della pubblicazione di questa nota, Ferragosto, mi fossi trovato a fare una lunga passeggiata per le vie di Londra (il 2014 è, infatti, uno dei miei "anni inglesi".
Ma le reazioni di sopresa mi portano a pensare:
Sono stato veramente io a scrivere questo?

No, non ci posso credere!
Sì, ci si ritrova a sperimentare reazioni di questo tipo.

E, talvolta, si rimane anche piacevolmente sorpresi.

Nel deserto il vento incessante

soffia furioso, sollevando nugoli di sabbia

che pungono la pelle come sottili pungiglioni

di invisibili vespe

 

C'è una sala conferenze,

Un'enorme cubo di pietra e cemento,

nel cuore della distesa di sabbia

dove giungo dopo una lunga camminata

 

All'interno, l'atmosfera è fresca,

grandi drappi di stoffa spessa,

inzuppata d'acqua,

pendono dalle pareti

e coprono finestroni e porte,

dando il necessario refrigerio

(come si faceva con le stanze dello scirocco di un tempo antico)

 

La sala è gremita di studenti

che discutono delle strutture narrative

con un professorone, che se ne sta

assiso su di un'alta cattedra,

quasi fosse un trono,

 

A turno, qualcuno si alza per fare il suo intervento,

tenendo in mano la copia di un libro,

sempre eguale

come se fosse una Bibbia o un testo di riferimento,

in modo tale che la copertina sia ben visibile a tutti,

e ciò per esprimere muta fedeltà ad un testo

e prova di assoluta ortodossia

 

Da lontano, però, non riesco a leggerne il titolo

I volti dei partecipanti non hanno lineamenti

sono lisci come palle da bigliardo,

senza occhi, naso, bocca, orecchie

niente

 

Eppure parlano,

ma con la rigidità degli automi,

inquietanti

 

La loro voce fluisce direttamente

nel mio cervello, senza suono

 

Mi ritrovo a discutere

in un anfratto scuro della sala

con un giovane docente

Nella conversazione mi accaloro

e finisco con l'alzare il tono della voce,

per rendermi conto, pieno di imbarazzo,

che la conferenza è ancora in corso

 

A differenza della voce degli altri,

la mia voce rimbomba come un tuono

 

Sto arrecando disturbo

le mie parole hanno interrotto gli interventi

e centinaia di facce mute e cieche si sono girate

a fissarmi,

impassibili volti di pietra

e mi assordano con le loro voci mute,

rimproverandomi con sdegno

 

Dopo, mi ritrovo a camminare lungo una pista appena tracciata

nella sabbia mobile

e nella distanza cominciano a vedersi dei filari di palme

e, sparse qua e là,

capanne costruite di fango compresso

e per tetto una tessitura di foglie intrecciate

 

Parcheggiato, davanti ad una di esse

c'è un grande trabbicolo a forma di bicicletta

predisposta in modo tale che il telaio regga

una poltrona super-comoda da cui pedalare

- una sorta di bici-poltrona-cammelliforme -

e fornita di gadget e dispositivi altrettanto fantasiosi

che consentono all'utilizzatore del trabiccolo

di fare diverse cose mentre è in viaggio

Tutt'attorno ci sono altri veicoli a due ruote,

altrettanto fantasiosi

che sembrano in procinto di partire

per un grand raid desertico

per la corsa più pazza del mondo

 

E sono sempre in compagnia del docente universitario,

quello della conversazione accalorata,

ma adesso parliamo dei regimi dei venti desertici

e del motivo per cui soffiano sempre senza sosta,

cambiando direzione

nelle diverse ore del giorno

 

Io espongo una mia teoria che reputo fondata

 

E poi, basta!  Siamo arrivati al capolinea e alla fine del sogno!

 

Bici-poltrona

 

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15 agosto 2022 1 15 /08 /agosto /2022 08:05
Selfie (15 agosto 2022 - foto di Maurizio Crispi)

Avevo viaggiato in una città lontana
E, alla fine dei miei giorni di avventura,
dovevo tornare in aereo
Al momento di spostarmi verso l’aeroporto, perdevo tutto:
documenti, biglietto, effetti personali,
perfino gli abiti, anche quelli che indossavo
Mi presentavo così al check-in
Esponevo la mia situazione
Dicevano che avrebbero rimediato
e mi suggerivano che, intanto,

avrei potuto superare i controlli di sicurezza

 

Io così facevo e arrivavo al gate
per mettermi in attesa
Chiedevo a qualcuno del personale un abito,
visto che ero del tutto ignudo
“Per la decenza…” - dicevo
E questa tizia mi rispondeva che avrebbe provveduto,
aggiungendo che non c’era problema,
avrebbe sicuramente potuto rimediare qualcosa,
poichè in tanti dimenticano
parti del proprio abbigliamento
quando sono in viaggio
Di lì a poco, infatti,
arrivava con un involto e me lo dava
Io lo esaminavo e scoprivo
con disappunto
che si trattava di un abito femminile
di tessuto stampato
con una fantasia a fiori
Nel dispiegarlo mi accorgevo anche,
con altrettanto disappunto
e forse anche con un pizzico di disgusto,
che la veste era macchiata di sangue,

dovunque chiazze e schizzi
che già viravano dal rosso al bruno,
come se chi lo aveva indossato prima
si fosse ferito o fosse stato presente

sulla scena di un crimine
Forse per questo motivo non lo mettevo
e rimanevo tutto nudo, in attesa,
non osando farmi sotto di nuovo
per chiedere un altro abito
che fosse più adatto a me

 

Mi chiedevo anche
se sarei riuscito a viaggiare
senza documenti e senza credenziali
D’altra parte, come mi dicevo,
per sedare la mia ansia,
ambasciator non porta né pene, né pena

 

[stacco]

 

Sono adesso in una scuola
per seguire una conferenza
Io e altri siamo tutti assieme
in una stanza molto affollata,
tutti senza mascherina
e senza distanziamento
La cosa va per le lunghe
Ci sono molti preamboli
molto bla bla bla
ma niente sostanza
Ci sono tre ciccioni seminudi
soltanto le pudende ricoperte
da un perizoma di tessuto bianco,
come quello che possiamo immaginare
indosso ad un thug
in procinto di partire per la sua missione assassina
I tre hanno sul tronco degli enormi tatuaggi tribali curvilinei,
oltre a grosse escrescenze fungoidi,
tanto che mi ritrovo a pensare
se non appartengano alla stessa famiglia
e non mostrino i segni di qualche tara ereditaria

 

Chiedo a qualcuno che mi sta vicino conferma della mia intuizione,
ma costui mi dice che no!
Non sono consanguinei!
aggiungendo che tatuaggi ed escrescenze
sono la prova lampante
della loro appartenenza ad una gang
E soggiunge anche che noi siamo qui
proprio per questo,
per studiare come la cultura
(o pseudocultura)
possa influenzare la natura,
piegandola sino ad estreme manifestazioni fenotipiche

 

Mi accorgo che chi mi sta parlando
é una mia vecchia conoscenza
Professore! Bentornato!
- mi ritrovo ad esclamare -
da quanto tempo!
Sono davvero lieto di rivederla!
Parlo con foga chiedendo notizie
della sua vita nella città lontana
in cui si è trasferito
La mia voce é di molti toni
troppo alta
di quanto dovrebbe essere
in un simile contesto,
cosicché la nostra conversazione privata
si fa pubblica
e tutte le teste si girano verso di me,
i volti accigliati

 

La preside dell’Istituto,
intanto, cerca di dare avvio
alla giornata di studio
e, senza successo,
cerca di sovrastare la mia voce dissonante
Qui sono vestito
con pantaloni neri a sigaretta
con una camicia bianca
e cravatta nera sottile
Sembro uno che appartiene ad un culto
e che vuole fare proseliti

 

Dissolvenza

Una difficile catabasi
Una difficile catabasi
Una difficile catabasi
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13 agosto 2022 6 13 /08 /agosto /2022 09:47
Alle falde di Monte Pellegrino (Foto di Maurizio Crispi, 2017)

Da molto tempo non faccio l’acchianata
a Santa Rosalia
Mi trovo lì, proprio ai piedi del monte
e faccio i preparativi
per intraprendere l’ascesa

 

Controllo lo zaino
Allaccio per bene gli scarponi
Indosso una giacca a vento leggera
per ripararmi dal vento

 

Tuttavia, non riconosco i luoghi
Avverto una sensazione di spaesamento
e di intimo malessere

 

Tutto appare diverso

Non vedo l’imbocco della Scala vecchia
che mi è così familiare
per innumerevoli altre salite
devozionali e sportive

 

Procedo per prova ed errore
ma i miei tentativi non portano a nulla
Ogni volta i sentieri che tento
risultano essere illusori e ingannevoli
oppure si arrestano
davanti a pareti di roccia insormontabili

 

Ogni volta, deluso, ritorno sui miei passi

 

Alla fine, mi risolvo a chiedere informazioni
ad uno che se ne sta
ai piedi del monte, vicino alla sua auto
Io sono straniero qui - mi risponde, pieno di garbo
Siccome io insisto, in preda all'ansia,
il tipo, dopo aver consultato una mappa,
mi dà delle istruzioni

 

Ed io mi avvio
fiducioso che, questa volta,
riusciró ad imboccare la strada giusta

 

Ma mai dire gatto, se non l’hai nel sacco

 

I gabbiani veleggiano in alto
e mi deridono con i loro versi

 

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12 agosto 2022 5 12 /08 /agosto /2022 11:41
Wanted the Illinois Enema Bandit

Ho sognato che ero alle prese
con un pericoloso omicida seriale
Lo chiamavano Il Friggitore
perché usava calare le sue vittime designate
in un grande calderone pieno di olio bollente
e friggerle sino a trasformarle
in deliziosi manicaretti

Malgrado l’ingombro del calderone
dal quale non si separava mai
il Friggitore era sempre in costante movimento
Si spostava instancabile
da un capo all’altro degli States

Imperversava in lungo e in largo,
lasciando dietro di sé una scia di ossa ben spolpate
Inoltre, si instagrammava e si tictoccava
predicando il suo verbo
e spiegando il suo modus operandi
con dei tutorial

Usava impanare ben bene
i suoi manicaretti
prima della frittura
che era la sua specialità
Gli piaceva mangiarseli ben croccanti
come fossero alette di pollo fritte
o costine di maiale cucinate nella pastella
Le sue prede erano frequentemente
bene in carne
ma talvolta non le disdegnava
se erano magre come stecchi
Talvolta - ahimé - si trattava di bambini di latte
Per variare la sua dieta
gli piaceva anche nutrirsi
occasionalmente di cavallette fritte
e di queste ne mangiava a quattro palmenti
come fossero yummy chips

 

Di ciascuna vittima umana
conservava sempre
come cimelio il mignolo sinistro
(ovviamente ben fritto)
e ciascun trofeo era accompagnato
da una scheda culinaria
in cui il Friggitore elencava
le delizie che quella particolare frittura
aveva portato al suo fine palato

Un vero incubo di cui non si riusciva a venire a capo,
come il famoso Illinois Enema Bandit
di cui Frank Zappa narrò le gesta

 

Io ero sulle sue tracce
e mi spostavo da un luogo all’altro
seguendo i resti che si lasciava alle spalle
Ossa rosicchiate,
olio combusto
e prove di acquisti all’ingrosso
di centinaia di litri di olio nuovo per friggere

 

Non riuscivo mai ad avvicinarmi più di tanto,
né a coglierlo sul fatto,
quel vilain
Potevo soltanto seguirne l’usta,
ma arrivavo sempre a misfatto compiuto,
un pelino troppo tardi
(o una fritturina di troppo)
e il mio era un tragico viaggio,
salutato ogni giorno
da un’alba livida
e dal cielo corruscato

 

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9 agosto 2022 2 09 /08 /agosto /2022 10:52
Manichino in città (foto di Maurizio Crispi)

Ho sognato

 

Difficile dire dove il sogno finisce e dove comincia la realtà

 

Ero in un posto lontano
Forse per un viaggio di piacere,
o forse di studio,
o forse altro ancora

 

Dopo aver percorso mmolti, molti chilometri
mi fermavo in un bed and breakfast, stile old England,
lussuoso, pieno di spazi comuni
Il mio telefono era scarico, non dava più segni di vita
Mi davo da fare per metterlo in carica
e trovavo, in fondo ad un salone poco utilizzato dagli ospiti,
una presa di corrente e lo mettevo, a caricarsi
Il posto era abbastanza isolato
e pensavo che il telefono fosse al sicuro

 

Tuttavia, quando dopo qualche tempo tornavo, il telefono era scomparso

Rimaneva soltanto un cavetto di ricarica nero
(non il mio)
e nessuno, benché chiedessi a destra e a sinistra
sapeva dirmi nulla
Lanciavo degli anatemi alle mani ignote che me lo avevano sottratto
Perfino la proprietaria della location
con la quale tornavo sul posto per una veloce ispezione
non sapeva darmi delle spiegazioni convincenti
Prima diceva che, se io avevo messo lì il mio telefono,
lasciandolo incustodito, avevo fatto ciò a mio rischio e pericolo,
Poi, addirittura, prendeva a negare
che il telefono ci fosse mai stato,
insinuando che io stessi mentendo
(per chi sa quali oscure ragioni)

 

Il mistero rimaneva irrisolto
e, intanto, veniva servita un'abbondante colazione
Io cercavo di recuperare il tempo perduto,
ma erano rimaste soltanto poche briciole

 

Più tardi, mi ritrovavo assieme ad altri in una diversa località
dove doveva svolgersi un convegno di psichiatria
Ero con un'auto scassata, tipo una vecchia R4,
con portapacchi sul tetto
(come il mio mitico modello rosso di un tempo andato),

 

Non avendo un alloggio ed essendo tutti i posti letto occupati,
mi procuravo una tenda e la montavo sul tettuccio della macchina
Ero contento del mio lavoro,
ma nel fare marcia indietro
per spostare l'auto verso un luogo appartato,
adatto al pernottamento,
causavo gravi danni alla tenda
che, dopo l'urto, appariva tutta sbilenca
e, in pratica, inutilizzabile
Avrei dovuto smontarla ed arrangiarmi diversamente
(tutto quel lavoro sprecato!)
e rassegnarmi a dormire in macchina

 

Intanto parlavo con varie persone
tutte degli eccentrici
tra cui, un fusacchione di prima categoria,
che era arrivato lì in camper
e che - chissà perché - sembrava avermi preso in simpatia
Venivo a sapere che, a questo convegno,
avrei dovuto esporre una relazione,
ma non sapevo assolutamente
quale avrebbe dovuto esserne il contenuto
Cadevo letteralmente dalle nuvole

 

Venivo anche a conoscenza  che era stato già pubblicato un volume,
con le sinossi di lectio magistralis, interventi, relazioni e comunicazioni
e che io comparivo tra gli autori di questa relazione
(tempo accordato: 20 minuti),
assieme alla professoressa Vattelapesca
dell'Università di Giampietroni
Capivo, leggendone il sunto, che il tema portante di tale disquisizione
era il concetto di "border" in psichiatria
Respiravo...! Sì, sull'argomento sapevo qualcosa
Giusto il giorno prima avevo avuto tra le mani il volume
di un certo Bollas
Vedevo un po' di luce in fondo al tunnel,
ma capivo anche che, benché io avessi qualcosa da dire sull'argomento,
ciò non era sufficiente,
poiché non ero stato io a scrivere la relazione completa,
quella l'aveva elaborata la prof.ssa Vattelapesca
ed io ero soltanto un comprimario, senza né onore né gloria,
un semplice lacché che aveva ricevuto l'onore della firma
su di un lavoro che non era farina del mio sacco

 

Scattava quindi una sequenza allucinante di tentativi
di mettermici in contatto con la Vattelapesca
per avere inviato tramte mail o fax
il testo completo e potermelo studiare
Ma la Prof non rispondeva mai al telefono
Di cosa parlerà [la relazione]?
Quale sarà il taglio del suo argomentare?
Di cosa parlerò io?
Oppure farò scena muta, davanti a tutto l'uditorio
di professoroni e di colleghi?
Oppure dovrò inventare tutto di sana pianta,
creando a braccio qualcosa di nuovo e di difforme?
L'angoscia  andava salendo alle stelle
Non sapendo cosa fare prima,
cominciavo a smontare e a rimettere in ordine,
pezzo a pezzo,
la tenda che avevo in precedenza
assemblato sul tetto dell'auto
Per riuscirci mi facevo aiutare dal tipo eccentrico
che mi aveva preso in simpatia
Il lavoro era alquanto complicato,
anche perché, nel mentre, aveva cominciato a piovere a dirotto
Nel chiudere la tenda
trovavo al suo fondo
diversi oggetti
tra i quali una moneta da 50 centesimi
(forse di buon auspicio,
oppure da utilizzare come obolo da elargire a Caronte)

 

Almeno, anche oggi, la fortuna che è cieca
mi ha baciato sulla fronte!

 

Oggi è il mio compleanno
e ciò che ho appena scritto
lo ricorderò come il sogno del mio compleanno

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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