Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
13 novembre 2019 3 13 /11 /novembre /2019 11:16
Foto di Maurizio Crispi

Torno a casa dopo una lunga assenza.
L’appartamento è vuoto.
Mio fratello non è casa
Ci sono dei cambiamenti strutturali
Una delle stanze si apre su di un enorme terrazza, delle dimensioni - a dir poco - di un campo di calcio, dotata anche di piante arboree di alto fusto che lungo il lato più lontano formano quasi una densa parete di verzura.
Nella terrazza sono parcheggiate delle automobili.
Sono alquanto meravigliato: del fatto che le autovetture siano arrivate sin qui, parecchi piani più in alto rispetto al livello stradale. Eppure non ricordavo che ci fosse mai stata in questo stabile una rampa percorribile dalle autovetture.
Penso che mio fratello, durante la mia assenza, abbia fatto in modo di poter arrivare sin dentro casa con la sua autovettura, per ridurre al minimo i disagi dovuti alla sua disabilità.
Ma quella che dovrebbe essere l’auto di mio fratello non è la sua macchina. C’è qualcosa di sbagliato nella sua tipologia e nel suo stato.
E’ piuttosto una berlina scassatissima e sbilenca (marca sconosciuta, ma delle dimensioni di una volvo station wagon antico stile), come se avesse subito numerosi incidenti, oltre ad essere evidentemente reduce di una pessima manutenzione e logorata da anni di incuria.
Penso che il badante di mio fratello possa aver trascurato il suo lavoro durante la mia assenza.
Ma anche le altre automobili presenti - di dimensioni più modeste e anch’esse, per me, di marca sconosciuta  - sembrano essere in uno stato di totale abbandono.

Bici abbandonata (Foto di Maurizio Crispi)

Entro in auto e verifico che le chiavi sono inserite nel cruscotto.
Metto in moto per verificare che la batteria non sia scarica. Grazie a dio il motore si accende anche se solo al secondo tentativo: innesto la marcia e provo a fare dei piccoli spostamenti avanti ed indietro per verificare che tutto sia a posto. L’auto va anche se si sentono degli strani rumori di sferragliamento.
C’è anche uno scooter, pure in stato di abbandono, poggiato sul cavalletto laterale. Provo a spostarlo per far posto alla macchina, ma il supporto si rompe e lo scooter cade di fianco, con un clangore metallico.
In casa non c’è nessuno.
Osservo i libri disposti in file ordinate, in doppie o triplici file. Trasbordanti dovunque. Alcuni a mucchi disordinati sul pavimento, sul davanzale delle finestre, su tutti i mobili.
Alcuni non li riconosco, altri sì. Mi sono familiari.
Li prendo in mano e ne sfoglio alcuni. Li soppeso tra le mani, sento tra i polpastrelli la consistenza della carta, alcuni li apro e ci infilo il naso dentro per aspirarne l’odore.
Sono da solo, ma i libri mi fanno sentire a casa.
Penso che non arriverà più nessuno.
Cosa farò in questa desolazione?
Mi devo adattare a questa vita tra i relitti di quello che sembra un naufragio avvenuto tanto tempo prima.
Alla deriva sulla zattera della Medusa.

Condividi post
Repost0
11 novembre 2019 1 11 /11 /novembre /2019 06:01

Questa notte ho fatto un sogno in cui compariva mio figlio Francesco.
Ero in campagna a fare, come al solito, dei lavoretti.
Avevo impastato il cemento ed mi ero inerpicato lungo un pendio scosceso con una caldarella piena di impasto.
Ho fatto ciò che dovevo fare e sono ritornato per riempire di nuovo la caldarella.
E dove avevo lasciato l’impasto c’era Francesco che si era messo a lavorare anche lui con quel cemento: un attimo prima ero da solo ed ecco che adesso c’era mio figlio.
O almeno ci aveva tentato, seppure con grande zelo.
Infatti, l’impasto era praticamente finito: lui aveva fatto un lavoro a largo raggio, mettendo il cemento dovunque, ma non in maniera sostanziale ed efficace per legare veramente in modo permanente le pietre.
Francesco mi guardava e mi sorrideva.
Non era il Francesco adulto di oggi, ma il Francesco bambino, quando aveva cinque o sei anni.
Da un lato ero contento che, così, senza preavviso, fosse venuto e mi avesse aiutato, ma dall’altro irritato perché quell’impasto di cemento era stato praticamente sprecato.
Ma non diedi a vedere la mia irritazione. Sarebbe stato un peccato sciupare con il mio stupido perfezionismo un momento che era di per sé molto bello.
E quindi sorridevo a mia volt, ricambiando il suo sguardo di contentezza.
Dopo, raccattavo quel poco cemento ancora morbido che era rimasto e cercavo di perfzionare il lavoro che avevo sviluppato Francesco, ma con scarso successo, perchè come è noto è fatica sprecata costruire su di un muro che è nato storto.
Poi il sogno si protraeva con molti altri eventi che si sono persi nell’oblio (9 novembre 2019)

Una volta, in effetti, Francesco è venuto in campagna con me e mi ha aiutato a preparare il cemento. Gli avevo parlato di questi lavoretti che facevo ed era stato molto interessato. Dopo aver preparato l'impasto, gli ho assegnato un lavoro relativamente semplice per impararare a maneggiare la cazzuola e farsi l’occhio.
Fui davvero contento quella volta. Tanti anni prima, quando aveva da poco finito il Liceo, Francesco venne in campagna con il suo amico e, ambedue, mi hanno aiutato a trasportare delle pietre "manische" da un punto ad un altro, più vicino alla casa, dove stavo innalzando un muretto a secco. Quel lavoro non ebbe durata lunga, perchè dopo appena mezzora entrambi si stancarono e si ritirarono in casa a riposare.
Peccato che questa esperienza del cemento non si sia ripetuta più.
In tempi recenti, siamo andati con Gabriel ad Altavilla e, per passare il tempo, anche con lui ho preparato il cemento: poi l’abbiamo utilizzato per fare un lavoretto molto semplice in cui non occorreva eccessiva perizia per disporre il cemento. Gabriel di quel lavoro fatto assieme è stato davvero molto contento.

Condividi post
Repost0
4 settembre 2019 3 04 /09 /settembre /2019 08:40

Un uomo e una donna
in piedi
sullo sfondo di una piana spoglia
si accostano, come riconoscendosi all'improvviso,
e s'avvinghiano in un appassionato abbraccio,

Ed ecco che si baciano a lungo
in un tempo eterno
in cui sembrano fondersi l'uno nell'altro

Accanto a loro
sta una figura immobile
avvolta sino ai piedi
in un lungo saio grigiastro
la testa coperta da un ampio cappuccio
e il volto in ombra
Parrebbe una statua di sale
minacciosa

Ha piovuto

Nell'aria si diffonde un intenso odore
di terra bagnata
di foglie secche,
nello sfondo olfattivo
anche un lieve sentore ammoniacale

Questa è la storia,
un infinito ritorno

Condividi post
Repost0
27 agosto 2019 2 27 /08 /agosto /2019 05:47

Ogni tanto tra me e me mi lamento del fatto che non riesco a ricordarmi dei sogni che si sono succeduti durante la notte (come è ben noto, si sogna sempre. il sognare è parte integrante dell'architettura del sonno), se non per piccoli frammenti e vaghe impressioni.
altre volte, invece arrivano a pioggia e il loro ricordo è vivido e lussureggiante.
In questi casi mi affretto sempre a trascriverli, perchè so bene che - in poco tempo - di essi non rimarrà alcuna traccia nella mia memoria.
Quando mi capita di rileggerli a distanza di tempo, ne rimango sorpreso, al punto da chiedermi: "
Sono stato io il sognatore, oppure qualcun altro?".
Questa è davvero una buona domanda: "
Chi è davvero il sognatore dei sogni che sogniamo?".
Come anche questa: "
I sogni sono un prodotto della nostra mente, oppure ci arrivano da qualche parte?".
Una volta lessi un racconto di science fiction, in cui uno scienzato cercava di scoprire l'origine delle barzelette, a partire dallo studio di alcune ricorrenze tematiche e faceva ciò con l'aiuto di un potente computer (potrei anche sbagliare su alcuni dettagli, perchè il racconto l'ho letto tanto tempo fa). Alla fine giungeva la risposta, incredibile: le barzelette erano il prodotto di una mente aliena che le inculcava in noi umani per studiare le nostre reazioni ad esse, come se fossimo delle cavie di laboratorio in una grande bolla protetta in cui essi alieni conducono il loro esperimento (l'intero pianeta). Nel momento in cui questa verità veniva divulgata, il genere umano intero perdeva la capacità di ridere per le barzelette  e i motti di spirito, poichè gli alieni avevano abbandonato il loro terreno di sperimentazione, cioè noi umani.
Insomma, con questa divagazione sono andato lontano.

Ma torniamo ai sogni: questa volta in rapida sequenza, a distanza di pochi giorni, ne ho ricordato due. Li ho messi assieme, perchè assieme liho trascritti.
Sono di soggetto diverso e spaziano in tempi e in luoghi diversi (anche se èovvio che nel mondo onirico il tempo e le coordinate spaziali hanno parametri diversi).
Di contenuto tanto diverso che mi iviene da dire: "
Dall'Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno", oppure "Dagli Appennini alle Ande".
Mi sono divertito a trascriverli, anche perchè nel processo di elaborazione secondaria sono riemersi (o emersi) molti dettagli che erano rimasti sotto traccia.

 

Il primo
Sono in un luogo di campeggio-avventura: sembrerebbe quello oggi viene chiamato un Parco-avventura.
C'è un rifugio rustico al termine del percorso e, per raggiungerlo, occorre seguire un corso d'acqua largo e vorticoso
Io cammino lungo la sponda, ma qualcuno mi dice che bisogna camminare nell'acqua gelida, proprio al centro del corso d'acqua dov'è tesa in senso longitudinale alla corrente una cima a cui si deve stare attaccati per non essere trascinati via dall'impeto dell'acqua che scorre.
Vedo che molti vanno a guado immersi, a volte, sino alle spalle.
Mi dicono anche che, se non si procede in questo modo, non si verrà ammessi all'ostello
Ma io non me do per inteso e cammino lungo la riva.
E, infine, mi ritrovo nel rifugio-ostello:dove sono stato accolto malgrado la mia disobbedienza.
C'è un grande stanzone dove siamo tutti alloggiati.
Ci sono molte difficoltà.
Io ho con me un grande orso (e non si tratta di un generico orso archetipico, ma di un vero orso bruno, il grizzly nordmaericano) e dei cani esuberanti.
L'orso mi ubbidisce, ma non ho idea di come possa reagire, davanti a persone che non conosce e che possano manifestare nei suoi confronti reazioni di timore o compiere gesti avventati.
I cani sono due.
E bisogna fare in modo che essi, giocando, non vadano a disturbare l'orso
Di conseguenza, colloco l'orso, tutto impacchettato in una grossa catena.in una buca nel terreno che funge da tana.
I due cani li lego pure a guinzaglio corto in due posti diversi e ben lontani dall'orso, per levare loro ogni tentazione dal lanciarsi in approcci ludici all'orso..

Ci sono molti attorno a me, viventi e defunti: è come se in questo rifugio si fosse creata, per imperscrutabili ragioni, una stratificazione di viventi e di morti, una folla plurigenerazionale. Ma nessuno di loro lo riconosco con certezza.
Nella mia mente febbricitante sorgono le rappresentazioni dei pericoli da evitare.
Per certo, i cani che non devono interferire con l'orso. L'orso per quanto avvinto in catene potrebbe sbranarli.
Gli umani, altrettanto, non devono avvicinarsi all'orso
Ci sono percorsi e traiettorie possibili da tenere sotto controllo
Potrebbe succedere di tutto e io devo impedire che qualcuno possa farsi del male.

Il passaggio della notte è dunque laborioso a causa delle mie incessant ipreoccupazioni relative all'orso in catene e all'esuberanza dei due cani. Rimango praticamente insonne.
Al mattino, uno dei due cani si è trasformato: con mia sorpresa, constato che da piccolo che era è diventato di grossa taglia, enorme: alano fuori misura, insomma una specie di cavallo.
Mi domando quanti chili di carne dovrò dargli ogni giorno per mantenerlo.

Per alimentare l'orso, penso, non dovrebbero esserci problemi perchè potrei quanto meno fornirlo regolarmente di marmellata di arance (si sa che la marmellata di arance è il cibo preferito del Paddington Bear) e di vasetti di miele (l'ambita e sempre agognata preda di Winnie The Pooh).

 

Due notti dopo è arrivato il secondo sogno
Qui sostenevo di nuovo gli esami di maturità
Avremmo dovuto essere esaminati a piccoli gruppi in una stanza chiusa, senza testimoni o auditori
Durante l'attesa mi chiedevo come avrei fatto a superare la prova, visto che non avevo studiato e che, addirittura, non conoscevo quali fossero le materie d'esame.
Allo sconforto subentrava la fiducia nella mia capacità di arrangiarmi e di improvvisare, pilotando la discussione verso territori a me noti.
Entravo nella stanza con un manipolo di esaminandi, e alcuni di essi erano miei vecchi compagni di liceo.
La situazione assumeva una connotazione vagamente orientale, niente tavolii e sedie, ma soltanto tatami sui quali accovacciarsi o assumere una postura semidistesa.
Gli arredi erano essenziali (a parte i tatami) e tutto d'un insostenibile bianco.
Uno degli esaminandi parlava in tedesco e io, volenteroso, traducevo le sue parole all'esaminatore che non aveva capito una mazza.
Anzi , le parole tradotte mi servivano da trampolino di lancio per citare un libro letto di recente dal titolo "Er ist wieder da" (Lui è tornato) e da qui mi lanciavo in una prolissa recensione del libro e del film che ne è stato tratto.
Osservavo, però, che l'attenzione degli esaminatori andava scemando mentre io parlavo.
Sinchè, ad un certo punto, girando la testa, mi rendevo conto che alle mie spalle era stata imbadita una tavola con coppe di cristallo scintillanti e con ogni sorta di pietanze invitanti disposte in grandi guantiere, per non parlare di alzatine piene di frutti di ogni genere.
L'esame era finito, dunque, e così tutti quanti esaminatori ed esaminati ci accingiamo ad un lussureggiante banchetto, abbandonandoci ad una lieta atmosfera agapicarsazione agapica e a conversazioni leggere, inframmezzate da rumori di mandibole in funzione e schiocchi di lingua.

 

Condividi post
Repost0
19 giugno 2019 3 19 /06 /giugno /2019 08:27

Luce abbacinante
nel pieno del pomeriggio
Aria calda e asciutta

Saremo presto al giorno più lungo

E subito l’anno
volgerà al declino,
mentre l’estate darà i suoi frutti

Non cedo alla lusinga della luce piena e forte

Mi chiudo piuttosto nella fresca ombra di casa

Non voglio neppure guardarla,
questa luce,
che mi fa strizzare gli occhi
e fa male all’anima,
né espormi al fiato caldo del sole
Ciò che più voglio
è stare  nella semioscurità della stanza
come una talpa
ma con i miei libri accanto
a leggere,
leggere,
dormire,
sognare

 

E ho sognato che correvo,
correvo all’infinito
con leggerezza sublime
ad ampie falcate
e, ad ogni passo,
un interminabile tempo di volo

Trasportavo una grossa pietra tondeggiante
sotto il braccio
Era ben pesante:
eppure non mi appesantiva nel mio andare
E volando nella corsa
giungevo a quella che sentivo essere
la mia destinazione,
il  liscio mare di oro fuso
nel quale in un ultimo empito
dall’aggettante dirupo
mi lanciavo
sempre stringendo a me
quel fardello pietroso

 

E poi l’oblio

Condividi post
Repost0
11 marzo 2019 1 11 /03 /marzo /2019 06:22

Tempo addietro, avendo raccolto una ghianda ai piedi di una quercia possente, provai a farla germogliare. La curai, ottenni il germoglio e quindi quel piccolo e tenero germoglio lo misi in vaso. Anche se hai seguito questa procedura altre volte, quando ti riesce di nuovo, provi sempre un senso di grande meraviglia: è come vivere in prima persona la storia meravigliosa, raccontata da Jean Giono a proposito di Elzéard Bouffier, ovvero dell'uomo che piantava gli alberi.
Molto tempo prima avevo fatto la stessa cosa con una ghianda di leccio e l'operazione era andata a buon fine.
Anche questa volta si sviluppò una piantina e, dopo, un anno circa, quando la stagione fu favorevole, la misi a dimora.

Il virglto tuttavia non sopportò la stagione calda e si essiccò, con mio grande dispiacere. E me ne dimenticai.

Dopo circa un anno, passato l'inverno, ecco all'improvviso spuntare dalla terra, un germoglio tenero di foglie: era quella piantina che, rimasta quiescente sottoterra, adesso si risvegliava e riprendeva la crescita della sua parte aerea.

Ancora oggi va crescendo lentamente, ma ad ogni stagione che passa acquista maggiore vigore.

L'altra notte ho fatto un sogno che la riguardava.

Foto di maurizio Crispi. La piccola quercia tenace

Era di fronte a questa pianta e ne osservavo le gemme turgide pronte a dar vita ad un nuovo sviluppo fogliare e pensavo all'improvviso di averla piantata troppo vicino alla casa e ad alcuni ulivi. "Quando questa quercia - pensavo nel sogno - sarà diventata grande e fronzuta, darà fastidio agli ulivi e metterà a repentaglio la casa stessa".

E, allora, sempre muovendomi nel sogno, la recidevo con un paio di cesoie. Di lì a poco la pianta si riformava, quasi per miracolo.

E io la tagliavo ancora.

E lei ricresceva.

Io tagliavo.

E lei ricresceva.

In un loop infinito. Una specie di braccio di ferro tra me e lei.

Mi diceva: "E' inutile che mi tagli. E' questo il posto che tu hai scelto per me. Ed è questo il posto dove continuerò a crescere. Tu mi hai fatto nascere e tu non potrai mai più levarmi la vita".

E il sogno finiva qui.


Ci sono certe piante arboree che sono davvero eterne. come gli ulivi o i carrubbi. Anche se la parte aerea di queste piante viene devastata da una catastrofe, da un evento atmferisco imprevisto o dalla mano dell'uomo, esse risorgono dalle ceppaie che spesso sono molto pià vaste della parte fuori dalla superficie. E la quercia appartiene appunto a questa categoria di piante.
 

Condividi post
Repost0
19 dicembre 2018 3 19 /12 /dicembre /2018 07:21

C'è un incendio che si sta formando
Eppure non faccio nulla per spegnerlo
Mi sposto da un angolo all'altro di una casa che non conosco, in cerca
quando ho finalmente recuperato un secchio pieno
lo svuoto sulle fiamme guizzanti, ma senza convinzione
come se del fuoco che arde non mi importasse nulla
ignizione che si tramuto in agnizione,
anzi lo guardo come se fosse parte del mio Io più profondo
Intanto, se alzo lo sguardo, vedo la volta del cielo nero,
e il firrmamento di stelle trapuntate,
alcune pulsanti
Barbaglio di braci che arriva a me
dopo aver viaggiato nello spazio cosmico per milioni di anni luce
e quelle stelle che pulsano così brillanti forse non esistono più,
le loro fornaci si sono estinte
o sono implose
o si sono trasformate in un freddo ammasso di rocce morte
Eppure portano a me un messaggio di luce
Ed è allora ben poca cosa, in confronto all'enormità dell'Universo,
il tappeto di fiammelle guizzanti ai miei piedi

Il tempo delle fiamme del desiderio si è estinto da tempo
come quelle stelle ormai morte di cui ancora vedo la luce accattivante

E poi, dopo gli ultimi fuochi, rimarrà soltanto una luce nera ed insondabile

Il fuoco delle stelle
Condividi post
Repost0
18 dicembre 2018 2 18 /12 /dicembre /2018 07:43
Il volo di Icaro by Matisse

Un tempo lontano sognavo di volare
Era un sogno ricorrente.
Ma si trattava di un volo strano, senza strumenti idonei a volare, cioè, in sostanza, senza ali

Non era come il volo temerario di Icaro, insomma, o - adesso - quello di coloro che si buttano dall'alto delle montagne equipaggiati di parapendio.
Cominciava sempre con una corsa balzata, come in assenza di gravità
Poi, man mano che andava avanti, mi accorgevo che potevo librarmi in aria, ritardando sempre di più il momento della caduta al suolo. Nei momenti di sospensione sperimentavo una sensazione di leggerezza (ovviamente), ma soprattutto di grande gioia.
Insomma, era come una corsa con un tempo di volo infinito, rallentata anche, come quella che si può vedere nei film di fantascienza, quando gli astronauti bardati delle loro tute si impegnano in attività extraveicolari nel vuoto dello spazio profondo.
Le sensazioni erano bellissime.
Godevo intimamente di sperimentare una totale assenza di peso, una grandissima leggerezza, quando dentro di me avvertivo una sconfinata fiducia sul fatto che tutto ciò che desiderassi fosse possibile e a portata di mano.
E c'era anche, nei momenti di questo volo sospeso e prolungato, una sensazione di invincibile forza e di invulnerabilità.
Ma questi sogni di voli adesso non ritornano più a visitarmi e ne sento la mancanza.
Vorrei potermi staccare dalla mia ombra e poterla guardare rimanere incollata a terra, mentre io lievito leggero.
Vorrei poter volare di nuovo, come quando in quel passato lontano credevo che tutto fosse possibile e a portata di mano.

Foto di Maurizio Crispi

Foto di Maurizio Crispi

Condividi post
Repost0
2 dicembre 2018 7 02 /12 /dicembre /2018 10:53

Mi capita sovente di sognare di un appartamento segreto.
Un posto che sembra essere quasi un rifugio, al quale soltanto io ho l'accesso.
Si trova ubicato in un grande palazzo, nell'intercapedine tra due altri appartmenti: ed in comunicazione con entrambi attraverso porte a scomparsa, occultate ad arte, che soltanto io posso aprire.
E' un appartamento attrezzato del minimo necessario, ma sostanzialmente di aspetto monacale: benchè sia segreto ed invisibile è dotato di finestre che si aprono all'esterno e che ne consentono aereazione e una buona illuminazione con la luce del giorno.
Dall'appartamento si accede ad un'enorme terrazza che occupa l'intera superficie dell'edificio.
Di fatto, questa terrazza è un enorme giardino pensile dove crescono piante da fiori e anche alberi che nel corso del tempo sono diventati enormi e ramificati sino a formare una vasta foresta incolta.
Non ho mai avuto tempo di curarla nelle mie fugaci visite, poichè c'è sempre qualche evento imprevisto che mi distoglie dal curarmi del mio giardino.
Ogni tanto, nei miei sogni, mi aggiro nei meandri di qesta piccola foresta, sorprendendomi ogni volta nello scoprire che nuovi virgulti sono cresciuti, fino a formare un fitto sottobosco e che alberetti prima piccoli sono diventati enormi e fronzuti.
Ogni tanto mi affaccio alla ringhiera e vedo dei bambini che nei cortili sottostanti giocano e si rincorrono, ma nessuno di loro si accorge mai di me che li osservo dall'alto. E' come se da questo rifuggio segreto nessuno mi potesse vedere e, d'altra parte, è impossibile qualsiasi comunicazione a voce, in considerazione dell'altezza.
Qualche volta nei sogni, sono all'esterno dell'appartamento, e mi soffermo a trastullarmi con l'idea che posso entrarci qando voglio, passando in rassegna le diverse stanze che lo compongono: trattandosi di una cosa che sento solo ed esclusivamente mia non ha davvero importanza entrarci, perchè so che sono l'unico a possedere le chiavi di questo piccolo regno nascosto.
Altre volte, invece, mi aggiro al suo interno, ma sempre senza particolarmente soffermarmi in una stanza o nell'altra: ma i sogni non mi dicono mai cosa faccio quando sono al suo interno. In effetti, le stanze sono spoglie, come in attesa di essere occupate.
Le porte d'accesso sono nascoste e soltanto io ne conosco il segreto: mi sorprendo a volte che questo appartamento possa esistere ignorato da tutti.
A volte mi chiedo come ciò sia possibile: a volte, mi rispondo dicendo che l'appartamento si trova in un'intercapedine di cui nessuno conosce l'esistenza e in cui io, per qualche bizzarria della sorta, mi sono imbattuto. Altre volte, contagiato dalle mie letture di fantascienza, mi dico che si tratta piuttosto di una porta verso un altro mondo che, tuttavia, rimane in un rapporto di stretta contiguità con quello da cui provengo. Ma questo pensiero è di per sé inquietante, poichè a volte mi trovo a pensare che le porte d'accesso possano chiudersi definitivamente anche per me, proprio quando sono al suo interno. O anche - con un pensiero più ardito - penso che possa essere una camera per il teletrasporto di cui ignoro il meccanismo di funzionamento.
Sì, sembra essere decisamente una dimora da vivere in solitudine, quasi fosse la dimora di un eremita che ha fatto il voto del silenzio, ma quando sono lì dentro o sulla sua soglia, non mi sembra mai che mi manchi qualcosa di essenziale. E dire che, nel corso delle mie visite, non ho mai visto al suo interno, alcun libro, o cd. C'è sì uno spazzolino da denti nel bagno che presenta tracce d'uso.
L'altro giorno, per la prima volta, ho sognato che Gabriel era con me dentro quell'appartamento segreto. Un po' giocavamo assieme, un po' Gabriel faceva qualcosa per cui io lo rimproveravo. Malgrado questi piccoli screzi, avevo la netta sensazione che io e lui stavamo bene assieme, come quando ci ritroviamo a giocare assieme.
Quest'ultimo sogno, a differenza degli altri simili, era molto lungo: mi dava un una percezione soggettiva di interminabilità.
Mi svegliavo e ripiombavo nel sonno per sognare lo stesso scenario, oppure - mi sono poi detto - i risvegli non erano reali e facevano pure parte di quel sogno. Non saprei.
Ma, ad un certo punto, mi sono angosciato: ho pensato di essere intrappolato lì dentro una volta per tutte e di non poterne uscire più: come se il paradiso segreto stesse per trasformarsi in una prigione dalla quale non ci sarebbe più stata una fuga possibile.
Una sorta di concamerazione segreta della mia mente, nella quale sarei rimasto bloccato per sempre.
Un luogo, dal quale non potrei più essere recuperato, come se un dio che gioca con l'Universo potesse decretare: "Quelle porte che erano per aperte per te, ora saranno chiuse per sempre e tu non potrai mai fare ritorno".
E, a questo punto di quest'ultimo sogno, mi sono risvegliato in preda ad una profonda ed inesprimibile angoscia.


 

Condividi post
Repost0
23 agosto 2018 4 23 /08 /agosto /2018 08:55
Ginko Biloba

 

Ho sognato che vagavo in una foresta di Ginko Biloba
Una foresta labirintica e mai addomesticata, forse preistorica
Silenzio e solitudine,
il suolo ticco di humus,
ricoperto di foglie cadute
i rami ritorti mi costringevano
a fare lunghi giri
a piegarmi
ad arrotolarmi
ad attorcigliarmi
a strisciare ventre a terra
Ma non c’era stanchezza in me
malgrado il protrarsi di uno sforzo acrobatico,
soltanto il senso della meraviglia
E sentivo lontana la presenza del grande mare
sempre irragiungibile
Il suo profumo ed un accenno di scoloritura degli scampoli di cielo sovrastanti
Thalassa, thalassa
Condividi post
Repost0

Mi Presento

  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
  • Contatti

Profilo

  • Frammenti e Pensieri Sparsi

Testo Libero

Ricerca

Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


frammenti-e-pensieri-sparsi.over-blog.it-Google pagerank and Worth