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21 giugno 2022 2 21 /06 /giugno /2022 06:47

Così ho scritto un anno fa, il 21 giugno 2021. Ho trascritto il sogno sul mio profilo Facebook, ma non l'ho postato nel blog. E dunque, eccolo qui, anche se con un anno di ritardo.
Di lì a poco andai a fare la seconda somministrazione, credo che ciò accadde il 28 giugno

All'hub vaccinale alla Fiera del Mediterraneo (foto di Maurizio Crispi)

Ho sognato che mi recavo al centro vaccinale della Fiera del Mediterraneo per sottomettermi  alla seconda somministrazione di Astra Zeneca. Quando arrivavo, presentavo al personale addetto il foglio che mi era stato consegnato quando mi era stata fatta la prima inoculazione lo scorso 6 aprile
Qualcuno esaminava il documento, poi cominciava a scartabellare nei dossier sparsi sul suo tavolo e quindi accendeva il PC, aprendo schermate sul monitor, una appresso all'altra, scervellandosi
Mi diceva: "Mi dispiace, signor Crispi, ma qui non risulta alcuna prenotazione a suo nome"
Io rimanevo di stucco
Che fare?
Non sapevo se protestare, se cercare di impormi, reclamando il mio diritto ad ricevere la seconda dose, sventolando davanti al suo naso il foglio in mio possesso, sbraitando
Ma dov'era finito quel foglio, a proposito?
Lo avevo consegnato poco prima all'addetto. E quello non me lo aveva più consegnato indietro
Glielo chiedevo. E lui mi faceva: "Quale foglio? Di cosa sta parlando? Lei non aveva nessun foglio!"
Senza foglio, adesso, non potevo proprio dimostrare un bel niente
L'unica prova in mio possesso era svanita: o forse non c'era mai stata; ed io, semplicemente, mi ero sognato tutto quanto?
Rimanevo fermo lì, basito, alle soglie del centro vaccinale, mentre guardavo tutti gli altri che sfilavano davanti a me per entrare e farsi la seconda dose
Ed io, niente
Forse è meglio così - pensavo.
E dopo un po' me ne andavo

 

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17 giugno 2022 5 17 /06 /giugno /2022 11:57
Foto di riflesso (Maurizio Crispi)

1. Ragazzi, mi s'è ristretto l'orizzonte!
Prima viaggiavo assai
Da qualche parte ho conservato tutti i dossier dei miei viaggi,
di piacere, di studio e per Maratone ed Ultra

Per alcuni anni sono stato davvero esagerato
(si potrebbe dire che ho avuto una vita da dromomane esagerato)
perchè i materiali che documentano questo mio andare
sono accolti in tre o addirittura quattro faldoni per ciascun anno

Poi, in anni recentissimi, il fermo totale
Molto semplicemente, ho smesso
(e di questo ho scritto altrove, di recente)
Ma ci sono state delle avvisaglie striscianti
Già prima, quando è morta la mamma,
ho smesso di andare a Mondello o in altri luoghi di mare vicini
Io che andavo sempre al mare,
quasi quotidianamente,
a fare sport
a passeggiare
a respirare l'aria benefica, carica di iodio
Ho smesso, sia d'inverno sia d'estate
Molti gli alibi per non andare,
accampando d'estate il desiderio di evitare folla e confusione
D'inverno, invece, con il tirare le cose per le lunghe
per poi "accorgermi" che si era fatto troppo tardi,
quando era già troppo tardi per fare qualsiasi cosa
e altri doveri mi chiamavano
Poi, in un momento successivo,
si sono ridotti i viaggi per maratone e ultra
quei viaggi che prima facevo da sportivo attivo
e dopo, quando ho smesso di correre,
da fotografo e giornalista al seguito di grandi eventi
Anche i viaggi familiari
sono finiti, una volta conclusasi l'esperienza degli anni inglesi

Sono immobile

Sì, vado in campagna,
ma la campagna è soltanto un'estensione di casa
dal terreno attorno alla casa non mi muovo mai, in genere
e rimango confinato dentro la recinzione
Sono preso da una specie di accidia nei confronti di qualsiasi spostamento,
che sia fuori dallo spazio domestico
Anche per quanto riguarda le mie uscite quotidiane
seguo il principio della vita nel villaggio
e quindi mi limito a frequentare i luoghi
che facilmente posso raggiungere a piedi da casa
L'esordio strisciante è stato quando è morta la mamma, dicevo,
poi, dopo la morte di mio fratello
(e il periodo inglese s'era appena concluso)
tutto si è accentuato
La vita mi si è ristretta addosso,
tutta intessuta di obblighi e necessità
Fare la spesa
inseguire i pagamenti di ogni genere
portare a spasso i cani e accudirli
andare avanti indietro con Gabriel, come un commesso viaggiatore
o come un piccione messaggero del nulla
E per il resto?
Potrei passare ore seduto nella sdraio
sul balcone di casa
E poi, intento alle mie scritture, al PC
L'idea di uscire mi angustia
Prendo scuse,
perdo tempo,
rimando,
mi secca
e sono sempre qua a presidiare il forte, come il tenente Drogo
de Il Deserto dei Tartari,
mio mito delle letture giovanili
Eh, sì!
Le letture occupano una parte consistente del mio tempo
Con i libri viaggio in modo sostitutivo
e posso andare dovunque,
come con i i film e con le serie TV
Vivo nel mio claustrum,
ma non mi sento prigioniero
Ho vissuto, ho viaggiato, ho visto
ho accumulato ricordi ed esperienze
E ora sono fermo, immobile

Paradossalmente, rimpiango il tempo del lockdown
Infatti, a differenza di molti
che si sono sentiti imprigionati/confinati,
io non ho sofferto in quel periodo
anzi ero contento e soddisfatto
che la vita si fosse ridotta all'essenziale
Il lockdown ha rappresentato per me
una specie di cornice in cui collocare le mie limitazioni,
visto che ero già un esperto sopraffino nell'arte dell'auto-confinamento
E' successo come in passato,
quando - finito il mio servizio nell'esercito -
mi trovai a rimpiangere la semplicità di quella vita
e il fatto che non dovessi sforzarmi
nello scegliere gli indumenti da indossare:
avevo l'uniforme e dovevo soltanto cambiare i capi di vestiario sporchi
con quelli puliti, ma eguali
Nessun dilemma, allora, nessuna incertezza

Selfie (Foto di Maurizio Crispi)

2. Dopo aver scritto, ho sognato
Dovevo andare a seguire una gara di corsa,
non so se da partecipante o cosa
Ero sulla mia auto, assieme ad altri due
La mia auto un po' vecchiotta, ma andava,
sferragliante ed ansimante
I due assieme a me erano degli sconosciuti,
almeno credo
L'auto era ingombra
Oltre a ben due bici, c'erano vari bagagli e scatoloni
Uno di essi conteneva tutto l'occorrente per cucinare delle torte
Tra i diversi ingredienti, ricordo una retina piena di agrumi
Prima di arrrivare alla destinazione finale
era necessario fare una sosta
per caricare altri passeggeri
Finalmente, dopo aver compiuto vari giri tortuosi,
includenti anche il transito per strade sterrate e disagevoli
arrivavamo alla meta intermedia
Qui, trovavo ben tre passeggeri
già in nervosa attesa
Erano chiaramente dei podisti e ciascuno di essi
era dotato di una pesante borsa di paraphernalia
Con sorpresa mi rendevo conto che uno dei tre
era il grande Giorgio Calcaterra,
il Lider Maximo dell'Ultramaratona italiana e del mondo
(almeno sino ad alcuni anni fa)
I tre erano palesemente in ansia
e volevamo partire quanto prima
ma occorreva riorganizzare l'intero carico
Dove mettere tutto quanto,
senza lasciare niente - e soprattutto nessuno - a terra?
Una bella sfida davvero!
E io - assillato dalla fretta dei nuovi passeggeri,
quasi sentendo il loro alito sul collo -
cominciavo a provare e a riprovare,
cercando di ricombinare le cose
come in un gioco di tetrys
D'altra parte, nei miei viaggi storici,
io ero quello responsabile del caricamento dei bagagli,
perchè possedevo una capacità istintiva nel mettere tutto ad incastro
E sì che nel corso dei viaggi le cose
che ti porti appresso sembrano dilatarsi,
man mano che si procede e trascorrono i giorni
Questa volta, tuttavia, malgrado i miei sforzi
qualcosa rimaneva sempre fuori
Ricordo che disfacevo persino il pacco
con gli ingredienti per la torta
e poi non riuscivo più a mettere a posto le cose
nel loro ordine precedente

e il coperchio della scatola non si poteva più chiudere in modo perfetto
Insomma, un vero disastro,
e i miei sforzi risultavano vani,
mentre sudavo copiosamente,
direi anzi che il sudore addirittura
mi ruscellava addosso, inzuppandomi la camicia
e facendomi bruciare gli occhi
I miei nuovi passeggeri erano vieppiù impazienti
e scalpitavano, impietosi, con tolleranza zero
Si capiva che avrebbero voluto essere già sul posto della gara,
sotto il gonfiabile di partenza, senza alcun ulteriore indugio
Ma non c'era storia


Ecco è questa la storia del sogno,
la storia é che non c'era storia

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16 giugno 2022 4 16 /06 /giugno /2022 11:03
selfie (foto Maurizio Crispi)

L’altro giorno sono andato all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate (quello di via Emanuele Morselli, a Palermo) per chiedere la rateizzazione di un contributo che risultava non essere mai stato versato nel 2013.
Appuntamento richiesto online, quindi quasi nessuna coda.
Tutto OK
Viene il mio turno, entro, mi siedo, impiegato molto gentile ed efficiente
Risolviamo il mio problema
Si avvicina ciabattando un altro impiegato
Non ha le ciabatte ai piedi, ma è come se le avesse
Dice al suo collega che si sta occupando di me: “Quando hai finito con il contribuente, Francesca [evidentemente una terza collega] ti deve dire una cosa”
Una curiosa comunicazione, dovuta al fatto che il “mio” impiegato é escluso dalla vista degli altri da un grosso pilastro.
Ma a parte la curiosa dinamica comunicativa, ció che mi ha sorpreso è stato il sentirmi definire come “il contribuente”, anziché con un un generico “il signore” oppure “il signore qui presente”
Questo uso linguistico è, secondo me, espressione di una deformazione mentale
Poiché ho messo piede in un ufficio della Agenzia delle Entrate non sono niente più che un “contribuente”… anziché un cittadino
Del resto questo nostro Stato ci vuole relegati tutti al rango di contribuente dal momento che l’attribuzione del codice fiscale è la prima cosa che viene fatta, quando nasce un bambino
Si parte, squallidamente, dall’attribuzione di una identità fiscale, soltanto dopo segue tutto il resto
Qui in Italia siamo campioni di burocrazia e di fiscalità, non noi i cittadini, ma l’apparato burocratico che ci governa e ci opprime, impedendoci a volte perfino di respirare: un apparato che poi finisce con l’essere vessatorio soltanto con quel numero, pur sempre esiguo, di cittadini che pagano le tasse, al punto da svilirli con l’etichetta di “contribuente”, incollata a vita, così come in altre sitazioni riceviamo altre etichette come, ad esempio, quella di "paziente", oppure di "cliente", ma quel numero con il nostro codice fiscale ci seguirà sempre sino alla tomba ed oltre, forse, per quanto concerne i nostri eredi.
Il codice fiscale è un'invenzione malefica, forse utile, ma nei modi in cui viene declinata perversa, e tanto mi ricorda quei codici numerici che venivano tatuati sui corpi dei deportati nei campi di concentramento.Mi è assai piaciuto il commento a questo mio post di un mio amico su Facebook, il quale ha così scritto:

(SR) Se sei in un ambulatorio medico sei un "paziente", perché hai già pagato i tuoi contributi sanitari e pazientemente ti sottoponi alla visita e ricevi le prescrizioni.
Se sei in un negozio sei un "cliente", perché sei disposto a pagare per ricevere un bene.
Se sei in uno studio legale sei un "assistito", perché paghi per essere assistito.
Se sei in una agenzia di servizi sei un "utente", perché sei disposto a pagare per ricevere quel servizio.
Se sei in un Ufficio delle Entrate sei un "contribuente", perché paghi le tasse... se non le paghi sei un "evasore".
Sei pur sempre un "cittadino", ma dalle mille declinazioni... purché paghi!

Protezione integrale in tempi di Covid (foto di Maurizio Crispi)

Pochi giorni dopo (nella notte tra il 19 e il 20 giugno) ho sognato che facevo una coda all'Ufficio dell'Agenzia delle Entrate. Arrivavo e davanti a me c'era solo uno già in attesa. Era un anziano tutt rattrappito su se stesso e dall'aria alquanto scontrosa. Poi si aggiungevano via via altri
Allo sportello arrivava l'impiegato e cominciava a chiamare secondo il turno

Ero il secondo della fila, quindi venivo chiamato quasi subito e presentavo all'impiegato il mio incartamento

Mi veniva detto di attendere, e così facevo

Osservai che le mie carte, dopo un esame sommario da parte dell'impiegato, venivano inviate all'interno, al di là di una porta blindata, una specie di sanca sanctorum dell'ufficio

Aspettavo pazientemente, mentre nella sala d'attesa si faceva la bolgia

Si era rapidamentew formata una specie di corte di miracoli di ciechi, sciancati e storpi

Alcuni se ne stavano seduti in varie posture sulle panche allineate contro le pareti, altri si erano comodamente accomodati per terra: alcuni seduti alla meno peggio, altri semisdraiati come fossero distesi su di un triclinio di etrusca memoria; e tutti e mangiavano panini imbottiti, dai quali si levavano sentori grevi di carta oleata e di salumi ed altri affettati speziati, a volte con la sovrapposizione di aromi cipollosi e agliosi nel caso di robuste mafalde con ripieno di frittata

[Ricordo dei miei viaggi in treno, quando poco dopo la partenza da Palermo, i passeggeri dello scompartimento tiravano fuori i loro incarti bisunti e cominciavano a banchettare.  Di queste situazioni forzatamente conviviali mi sovviene in particolare il greve sentore della mortadella]

Insomma, tutti mangiavano a quattro palmenti e sembrava che la situazione si fosse trasformata in un picnic collettivo o forse in un vero e proprio bivacco

Ci mancavano soltanto i materassini di gomma per un confortevole riposino o i sacchi a pelo

Ovviamente, erano tutti senza mascherina e la mia apprensione cresceva ad ogni istante, poichè io - poco accorto - non avevo portato la mia.

Imprevidente!

Attendevo e attendevo, mentre tanti che erano arrivati dopo di me concludevano e se ne andavano, sazi e soddisfatti

Cercavo di informarmi

Mi dicevano che il mio incartamento era al di là della porta blindata e che gli esperti lo stavano esaminando

Poi arrivava una e diceva - quasi rimproverandomi - che aveva già chiamato il mio cognome tempo addietro

Io replicavo di non aver sentito nulla, che quella chiamata mi era sfuggita

La tizia si limitava ad inarcare severa il sopracciglio, come a dire: "Che vuoi? Peggio per te che sei stato poco attento!

Arrivava però un altro, più gentile, e mi diceva che - siccome gli esperti del sanca sanctorum erano andati in pausa pranzo - avrebbe fatto in modo da farmi entrare di soppiatto in modo che io potessi esaminare il mio dossier e trarne indicazioni su ciò che avrei dovuto fare

Apriva una porticina più piccola delle dimensioni adatte a lasciar passare un nano, accanto a quella più grande, blindata e imponente, lasciandola socchiusa

Con lo sguardo mi facìceva capire che potevo insinuarmi dentro e girava le spalle

Entravo con fare circospetto, ma mi accorgevo subito che l'ufficio non era vuoto, così come mi era stato detto

All'interno c'erano due spettrali presenze, poco più che ombre o ectoplasmi

Uscivo subito terrorizzato, con il cuore in gola

 

(Dissolvenza)

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8 giugno 2022 3 08 /06 /giugno /2022 10:03

Ho pubblicato la trascrizione di questo mio sogno il 7 giugno 2021 nel mio profilo social su Facebook, ma mi sono dimenticato di pubblicarlo qui. L'ho recuperato ed eccolo.

Strutttra metallica all'interno del parco della Zisa, Palermo (foto Maurizio Crispi)

In auto, mi ritrovo ad attraversare una città desolata: non sono solo ma sto accompagnando una donna e un bambino; e non sono semplici passeggeri. Loro due, in effetti, stanno seduti dietro ed io sono  il loro driver.
Il bimbo che ha più o meno l'età di Gabriel, quindi circa otto anni, si è procurato una ferita al palmo della mano - non so come e quando -  e, prima di partire,  ho applicato su di essa un cerotto, nell'espletamento delle mie mansioni, non solo di driver, ma anche di infermiere.
Ogni tanto mi fermo per controllare la medicazione e lo stato della lesione, i cui margini netti si sono divaricati lasciando intravedere il tessuto sottostante, che appare lievemente giallastro. Questo barlume di giallo mi fa ricordare di quando da piccolo, trovandomi al mare ed armeggiando con pezzi di legno erosi, portati a riva dalle onde, mi bucai il palmo della mano con un grosso chiodo arrugginito. Non provai subito dolore e nemmeno fuoriuscì del sangue, poiché dal varco aperto dal chiodo nella mia fragile pelle, si insinuò un cicciolo di materiale giallastro che fece da tappo al travaso di sangue. Mio cugino medico, che era lì al mare con noi, mi spiegò allora che quello che stavo guardando altro non era che tessuto adiposo sottocutaneo. Io fui meravigliato da questo evento, più che shockato: infatti, ricordo, andai dalla mamma in tutta calma e le dissi mostrandole il palmo della mano: "Mamma, guarda cos'è successo!"
Forse sto mescolando ricordi di eventi diversi, però, forse si trattava di una ferita al piede: ma comunque non fa differenza, ai fini di questa storia.
Lei fu più impressionata di me, sicuramente, ma reagì prontamente, rivelando a me bambino la sua tempra di donna forte e coraggiosa.
Ogni volta che mi fermo a controllare lo stato della ferita,  applico su di essa un linimento e poi richiudo diligentemente la medicazione.
L'aspetto della ferita, per me, continua a non essere buono.
Penso che - per evitare una guarigione per seconda intenzione e la formazione di una grossa e vistosa cicatrice - occorrerebbe dare qualche punto di sutura. Ma non ho con me nessuna attrezzatura per questo, nemmeno per un'improvvisazione: dovrò aspettare.
Nel frattempo arriviamo a destinazione e parcheggio l'auto. I miei passeggeri scendono.
La donna prende subito ad occuparsi delle sue faccende (a quanto mi pare di capire fa la portinaia dello stabile davanti al quale ho parcheggiato).
Assolto al mio compito, me ne vado a piedi, lasciando l'auto lì. E mentre mi allontano vedo la donna che spazza con vigore il marciapiedi davanti al portone. Il bimbo, invece, è scomparso in casa.
Cammino e cammino: ma di colpo mi rendo conto - e qui ho un sussulto - di non avere preso con me lo zainetto con tutti i miei averi, documenti di identità, libretto di assegni, carte di credito, bancomat, agenda e quant'altro. Mi sento privo di qualcosa di essenziale ed anche indebolito. La mia identità si fa fragile.
Panico: "Come farò ad affrontare tutte le necessità della giornata? E se mi fermano per un controllo?".
Penso che non ci sia altra alternativa che ritornare indietro sino alla macchina parcheggiata. Sempre che lo zainetto sia lì dentro. Ma almeno devo provarci. Speriamo bene!
Quindi, cammino e cammino, tornando sui miei passi, poi vedo una reliquia di bicicletta, appoggiata al muro e,  senza pensarci due volte, la arraffo e la inforco. E prendo a pedalare!
Sempre meglio che andare a piedi.
Pedalo e pedalo, attraverso una città desolata e stralunata e non arrivo mai. Non riconosco più le strade che avevo percorso un attimo prima a piedi, e prima ancora in auto. Mi sembra di essermi smarrito in un labirinto indecifrabile.
Tutta la mia sicurezza e la mia capacità di orientamento se ne sono andate a pallino.
Case cadenti, finestre come occhiaie vuote, non una persona in giro.
Vado e continuo a spingere sui pedali, ma non arrivo mai.
Mi sento un po' sfiduciato di poter mai riuscire nel mio intento.
Eppure continuo ad andare avanti.
Riuscirò mai ad arrivare? ce la farò a recuperare i pilastri su cui poggia la mia identità?
O sarò condannato a vagare in eterno nel limbo dei sans-papier?

 

Dissolvenza

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27 maggio 2022 5 27 /05 /maggio /2022 08:58
Spaghetti di riso integrale al ragu di salsiccia (foto di maurizio crispi)

Già, i dati Covid decrescono,
quanto felicemente, non sappiamo
Intanto circola il Monkeypox
Una nuova minaccia?
Non c'è da preoccuparsi (ci dicono)
Manca il grano di provenienza russa
Anche questo è un piccolo problema,
ma ci dicono di non preoccuparci invano
Il Morbo infuria
Il pan ci manca
Sul ponte sventola bandiera bianca

Tutto si risolve,
tutto passa

 

Vorrei attimi di leggerezza
ed invece tutt'attorno c'è sempre cupezza,
e in specie dentro di me
Sono sempre lì a dover risolvere cose,
ad affannarmi
E sono stanco di problemi
Sono stanco di tirare la carretta per conto altrui
Vorrei fermarmi per poter rifiatare

 

Vorrei potermi dedicare soltanto alle cose
che mi danno piacere
che mi fanno star bene
Ma non è possibile
Ti chiamano e accorri immediatamente
nei panni di Wolf, "colui che risolve i problemi"
E, quando prontamente sei arrivato,
risolvi il problema di turno
ma solo facendo ciò che è ovvio
oppure ponendo rimedio ai danni fatti
E poi ci sono i conti da pagare
- e quelli non mancano mai -
sicchè la vita si trasforma
in corsa ad ostacoli,
in perenne e affannosa rincorsa
per inseguire un centro di gravità
che mai si riesce ad acchiappare


Allegria, allegria!
Consoliamoci con i cibo, sì!
Consoliamoci con pietanze ben cucinate
o anche, se occorre, con ottimo cibo-spazzatura
L'uno e l'altro non ti tradiscono mai,
come pure il Cane Fedele
sempre pronto a slapparti la mano,
e magari anche la faccia

 

Spaghetti di riso integrale al ragù di salsiccia (foto di maurizio crispi)

L'altra notta ho sognato
Ero in compagnia d'una donna
che se ne stava distesa sul dorso
ed io ero su di lei che la scopavo,
spingendo con vigore
Poi le mie spinte s'intensificavano
e sentivo che ero sul punto di venire
E allora spingevo e spingevo
con maggiore ardore,
ma non venivo mai
Il punto dell'orgasmo si spostava sempre più in là,
come se io fossi, anche qui,
all'inseguimento d'un centro di gravità
La donna sotto di me era inerte
Sì, mostrava di ricevere piacere da queste mie spinte
ma non mi aiutava più di tanto
Con una certa sorpresa, mi accorgevo
che, accanto a lei, c'era distesa un'altra donna
anche lei del tutto ignuda
e costei osservava con curiosità
- ed anche con una lieve eccitazione -
ciò che io e l'altra stavamo facendo
Era distesa proprio accanto,
a stretto contatto con la prima donna
Il braccio che mi sosteneva s'incuneava tra le due
Per essere gentile,
e non farla sentire esclusa,
mi sono proteso verso di lei,
tentando di baciarla sulla labbra
e, nel far ciò, mi accorgevo che aveva
- proprio sul labbro inferiore -
una grossa pustola arrossata
Mi ritraevo di scatto, schifato,
ma anche lei girava la testa di lato,
facendo con il dito indice un movimento oscillatorio
come a dire "No NO NO! Niente da fare"
Ma io mi ero sentito abbastanza inorridito,
anzi moooolto, e spaventato
Dio mio, cosa stavo per fare!
E qui il sogno andava in dissolvenza

 

Poi, la notte successiva, ecco un nuovo sogno
Succedevano tante cose,
ma ciò che ricordo meglio era questo
Andavo con mio figlio piccolo ad un convegno sulla mafia
(e ricordo che il giorno prima, in auto,
ha voluto ascoltare I Cento Passi
la canzone dei Modena City Ramblers
e, mentre ascoltava, ripeteva le parole
come se stesse facendo un karaoke)
Arrivavamo dunque
ed entravamo in una vasta sala dove tutt'attorno
c'erano dei posti assegnati e distanziati
Ci facevano occupare delle poltrone
che assomigliavano piuttosto a scomodi strapuntini
Gabriel si dava subito da fare
ed intraprendeva un suo repertorio
di salti e capriole,
oltre che di arrampicate sulle pareti verticali
Brave little boy!
Intanto, s'andavano raccogliendo nello spazio centrale
della grande aula ad anfiteatro i relatori
e, stranamente, costoro, non erano seduti
uno accanto all'altro, come si usa di solito,
ma al fianco d'un tavolo disposto per lungo
e ciascuno di loro assiso alle spalle dell'altro,
in una lunga fila,
come se fossero su di un mezzo di trasporto
pronto a partire per un lungo viaggio
e, tra di loro, scorgevo con piacere il mio Editore

 

Ed anche qui il mio sogno andava in dissolvenza

 

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22 maggio 2022 7 22 /05 /maggio /2022 07:30
in campagna di notte (foto di Maurizio Crispi)

Dov’ero?
Non so
Forse in viaggio, forse in qualche città del Nord
Maybe
Che facevo?
Ero in compagnia di una donna, mia amica
Passeggiavamo e poi, adocchiato un ristorante,
decidevamo di entrare per rifocillarci
Eravamo affamati, dopo tanto camminare
Ci accomodavamo,
davamo un’occhiata al menu,
facevamo i nostri ordini,
ci portavano delle pietanze,
tutto secondo le regole,
nulla fuori dall'ordinario,
eppure ogni piccola cosa, ogni dettaglio,
era straordinaria
Nel localo (o dovrei dire "locale"?)
c’era già una comitiva, abbastanza rumorosa,
e quei tipi la facevano da padroni,
incuranti degli altri avventori
I tizi si raccontavano storie, l'un l'altro,
e poi ridevano rumorosamente,
qualcuno ruttava senza alcun ritegno
Uscivo sul davanti per tirare delle foto
Dall’esterno continuavo a sentire
discorsi avvinazzati e risate sguaiate
Insomma, non avevo scampo
Mentre ero lì, incerto sul da farsi,
vedo la mia compagna di viaggio
venire fuori dalla locanda
e avviarsi a passo deciso lungo la strada
Ma che fa? Dove va?
Prendo a seguirla,
carico di tutta la mia attrezzatura fotografica
La supero anche
La mia idea è quella di farle
un agguato benevolo e gioioso
Mi sembra di aver trovato il posto più idoneo
È il pianale di un autocarro,
vuoto, se non fosse per due grandi cavalli
impastoiati corti ad un paio di ganci
Mi nascondo dietro alcune casse
e mi metto in paziente attesa,
anche vigile, dovrei dire
Aspetto e aspetto,
ma la mia amica tarda ad arrivare
Un lieve torpore annebbia la mia mente,
mi sento assonnato, ma poi mi riscuoto
Che abbia cambiato strada?
Che si sia smarrita?
Che le sia successo qualcosa?
Sono in angustie

 

Decido di provare a farle una telefonata
e metto mano al mio device
Premo il tasto di chiamata
e, dopo una serie di squilli a vuoto,
sento il click della risposta
Pronto! Pronto!
Sono concitato
All’altro capo della linea sento una voce sepolcrale
che farfuglia qualcosa
Non comprendo, sono basito
Pronto! Pronto!
Cerca di parlare più chiaro!,
faccio al mio inconcludente interlocutore
Per caso, guardo il display del telefono
e vedo, per quanto confuso nei suoi tratti,
Il volto della mamma, dai tratti evanescenti,
quasi stesse per sparire o dissolversi
Sembra molto sofferente
Mamma! Mamma!
Niente! Nessuna risposta...
Finalmente subentra una voce diversa, più decisa
Chiedo notizie sulla mamma
Come sta? Ci sono problemi?
Sta peggiorando?

Ottengo soltanto risposte vaghe, ed imprecise
Decido che devo subito interrompere
il mio viaggio e andare da lei
Forse sono ancora in tempo
per tributarle un ultimo saluto

 

Ma intanto non ho risolto il problema
della scomparsa della mia amica
e compagna di viaggio

 

Mi sveglio, ma sto ancora dormendo,
e sono nel mio letto
Mi accorgo di non essere solo
Accanto a me c’è allungato
un corpo immerso in un sonno profondo
caldo e confortevole al tatto
E dico a me stesso
Allora era tutto un sogno!
E riprendo a dormire
e sognavo che di notte
mi affacciavo alla finestrella
della casa di campagna
per accorgermi
che avevano rubato
il grande tavolo di pietra
Ma come avranno fatto?

Dissolvenza

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9 maggio 2022 1 09 /05 /maggio /2022 06:47
ceramiche (foto di Maurizio Crispi)

C'è un nuovo uomo delle pulizie in giro per casa
Ahimè!
Sono alquanto in apprensione
e decido di tenerlo d'occhio
per capire quale sia il suo modus operandi

 

La mia prevenzione nei suoi confronti,
collima con ciò che osservo

 

Proprio non va, non va

 

Si muove con malagrazia elefantina e dispettosa
Sposta gli oggetti e li accatasta da parte
per spolverare
e poi li ricolloca alla rinfusa
senza rispettare l'ordine originario,
E questo passi!

 

Ma, soprattutto, non mostra l'ombra
d’un embrione di senso estetico

 

Ci sono delle facce di terracotta,
ecco, quelle le sistema tutte
con la faccia rivolta verso il muro,
tanto per fare un esempio

 

Vorrei intervenire per sistemare le cose,
ma altri doveri più urgenti mi richiamano
Provvederò più tardi - penso tra me e me,
un po' a malincuore

 

E me ne vado

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8 maggio 2022 7 08 /05 /maggio /2022 16:52
In versione peruviana, selfie (foto di maurizio crispi)

Mi trovo a passare tutto un giorno intero
in uno spazio fieristico a Milano

 

C’è davvero di tutto
 

La cosa che più mi colpisce è il concorso
degli uomini e delle donne tatuati,
che si presentano

a sfilare seminudi in passerella,
esibendo i tatuaggi più incredibili e meravigliosi
Per esempio, tra i concorrenti
c’è un giapponese che si mostra
con un tatuaggio full body
che lo fa apparire
come fosse interamente rivestito
con la pelliccia di un orso bianco,
anzi, guardandolo,

l'effettaccio è che egli sia un orso bianco
Si vocifera che costui sarà
il vincitore assoluto della competizione

 

C’è un sacco di movimento
la gente arriva a fiumi
Siamo sul punto di andar via
e dico “siamo” perché con me
ci sono i miei figli, ed altre persone
Andare via è complicato
perché bisogna disincagliare il van
su cui siamo arrivati
da una marea caotica di altri veicoli
Io manovro come un forsennato
Il tempo incalza
Abbiamo fretta

C'é qualche cosa urgente da fare,
un orario da rispettare
All’improvviso,
mi ricordo di aver dimenticato
il mio zainetto nell’area deposito bagagli
Interessante dissonanza,
quando ci si ricorda di aver dimenticato qualcosa
e se capitasse che ci si dimenticasse di aver ricordato
di aver dimenticato qualcosa:
e tra ricordanze e dimenticanze
si potrebbe procedere all'infinito...

 

A precipizio, in preda all’angoscia,
scendo dal van, abbandonandolo
in tredici, con tutti i passeggeri a bordo
E corro via a perdifiato

 

Il fatto drammatico è che non ricordo più
in quale deposito ho lasciato lo zaino
e l’area fieristica è davvero immensa,
labirintica, gremita di gente che va e viene,
e maree di persone vi si riversano di continuo

 

Interpello, chiedo, passo in rassegna
diversi zaini e altre borse
abbandonate
Wntro in un ufficio Oggetti smarriti

xeppo gremito di dimenticanze e oblianze,
ma niente, il mio bene non c’é da nessuna parte
Non salta fuori,
anche se lo chiamo nei modi più disparati

e su tutti "Mio tesssooro"...
 

Corro, giro, guardo e sogguardo
Mi infilo in stretti pertugi e in cunicoli
Mi ritrovo in cul de sac
Niente! Niente di niente!

 

Il tempo stringe
L’auto l’ho abbandonata
e non ricordo più nemmeno dove sia
Penso che non potrò più tornare a casa
Senza zaino sono,
senza soldi e senza documenti
un sanspapier, un sansmonnaie
Non potrò comunque prendere l’aereo
E poi anche se riuscissi a tornare a casa
dovrei sobbarcarmi alla fatica inane
della replica di tutti i documenti
sottoponendomi al gioco dell’oca
di infiniti intralci burocratici

 

Sono disperato
Vorrei mettermi a gridare e a piangere

 

Poi mi sono svegliato
e ho continuato a rimuginare per un po’
sul fatto che ero senza documenti

 

Ma poi ho riflettuto:
Ma no, era solo un sogno!
Il mio zainetto c’è l’ho con me!

E mi sono rasserenato

 

Ho visto che, fuori,
malgrado le previsioni meteo,
il sole splendeva vigoroso

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4 maggio 2022 3 04 /05 /maggio /2022 10:25

Ho ritrovato su Facebook questa nota, mai pubblicata sul mio blog. La nota è del 3 maggio 2014, dunque risalente al pieno del mio periodo inglese.
La ripropongo qui, con piacere.

Nei panni di una dama antica (un quasi selfie)

Sonno e sbadigli

Appena alzato,

ed è presto come al solito,

luce lattiginosa,

orario antelucano e tutti dormono beati

Vengo da una notte irta di sogni

che però non ricordo bene

 

Sonno e sbadigli,

Sbadigli grassi, incoercibili,

uno tira l'altro, come una litania, la palpebra pesante

 

Sì, sbadiglio come un ossesso, quasi fossi un coatto,

e penso che ad ogni sbadiglio rumoroso

mi si potrebe sgangherar la mandibola

 

Vorrei distendermi sul divano o per terra

e dormire, dormire, dormire...

 

Ma sono qui che strimpello sulla tastiera del PC

 

Forse mi metterò a leggere tra qualche istante

il mio Red 1-2-3 alle sue batture finali

 

C'è sempre qualcosa di urgente da fare,

strimpellare sulla tastiera è una priorità

scrivere anche

ma non sempre mi riesce bene

In uno dei tanti sogni di questa notte dovevo fare dei pagamenti

(e c'è sempre qualcosa da pagare)

e in questa bisogna mi aiutava mio figlio,

lui ad uno sportello ed io ad un altro

Quando concludeva l'operazione,

gli chiedevo cosa avesse fatto

e mi riferiva di aver "versato" 500 euri (o denari)

Io mi adiravo: "Ma come! Ti avevo detto di non pagarne più di 300,

perchè oltre non c'é la liquidità

e si andava in scopertura! Sempre lo stesso! Sempre sbadato!"

Ma, in effetti, non gli avevo detto nulla,

questa frasi le avevo solo pensate

- come mi capita sovente di fare

(e ciò è sempre fonte di grandi malintesi:

quando tutto avviene prima e solo nella mia testa

ed è come se fosse avvenuto nella realtà,

conversazioni solo pensate,

ma mai svoltesi veramente, programmi detti e discussi, etc.)

Poi c'è un illustre professorone universitario

che dovrei servilmente omaggiare,

perchè oggi è il giorno del suo compleanno.

L'etichetta lo impone...

Ed è così che siamo tutti in attesa del suo arrivo,

quasi fosse un importantissimo dignitario o un alto prelato,

se non addirittura un re d'altri tempi ("Ho visto un re...").

Quando arriva su di un'automobilina sgangherata da cartoni animati

e ne esce fuori con la sua corporatura poderosa strizzata dentro quello spazio ristretto

e quella faccia da batrace compiaciuto che si ritrova,

la scena è davvero comica

e lui non ha nulla della compassata e pomposa serietà da "dignitario",

amante dell'etichetta che solitamente attribuiamo ad un accademico

e ad altri consimili personaggi

Sono là per fare gli auguri a quell'omaccione impertinente

che sovrasta di un buon mezzo metro gli scherani del suo seguito

Ma so dirgli soltanto:

"Professore [il professore è di prammatica in questi casi]

voglio proprio vedere chi, oggi, si dimenticherà di farle gli auguri!"

E il professore, che ora mi appare vestito

- quasi fosse un abilissimo trasformista alla maniera di Leopoldo Fregoli o di Arturo Brachetti -

in abiti da lavoro e con pesanti scarponi

più adatti a calzare il piede d'un carpentiere o d'un idraulico.

prende ad arrampicarsi lungo un'antica tubatura sgocciolante e muschiosa,

improvvisandosi factotum e uomo delle riparazioni, nonché abile acrobata e climber,

e dimostrando così che la sua imponente corporatura

possiede insospettabili doti di agilità e di flessibilità

Che uomo! Che grand'uomo!

Da ammirare e venerare. Capo, ti ho sempre amato!

 

Alba grigia e nebbiosa

ma direi anche limacciosa

Un fungo di pietra si erge fuori dalla finestra,

grandi alberi fronzuti e contorti

gnomi che corrono avanti ed indietro,

affacendati e laboriosi,

muri di pietra muschiosi

un muschio così rigoglioso

da sembrare un bel pellicciotto verde

 

Il muschio sui muri

conferma, attraverso la rappresentazione opposta

della staticità e della permanenza,

il detto: "A rolling stone gathers non moss"

 

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26 aprile 2022 2 26 /04 /aprile /2022 11:44
Uomo incappacciato con volto coperto

E sono di nuovo in viaggio
- pare che io sia sempre in viaggio nei miei sogni -
Ho ricevuto un invito a recarmi in una città straniera
(sarà forse New York?),
tutto compreso nel viaggio,
spese di trasferimento, permanenza in hotel e perfino i gadget
Mi ha invitato uno che conosco attraverso i social
Per quanto riguarda la sistemazione in hotel,
mi è stato detto che avrò a disposizione un'intera suite
e, pertanto, considerando la pletora di spazio a disposizione
- ed anche il fatto che sia tutto gratis! -
ho deciso di andarci con i miei figli
Quando arriviamo, c'è un bel po' di trambusto
all'entrata dell'hotel
Ci sono i controlli anti-covid cui sottostare
- termoscanner, greenpass,
verifica della mascherina d'ordinanza e dei dispositivi battericidi,
esame della lingua e del buco del culo,
ed anche l'esecuzione dei gargarismi obbligatori
con candeggina diluita da eseguire sul posto,
allietati dal suono di una tromba,
mentre qualcuno regola il movimento della fila
con un bastone distanziatore
e chi più ne ha più ne metta
Il guidatore dell'automezzo uber
è restio a procedere oltre
e, non volendo infognarsi
in un tormentone senza fine,
ci lascia in tredici, armi e bagagli

 

Sia come sia riusciamo a fare il check-in,
senza che ci spediscano dritti filati
in un campo di concentramento per infetti,
e saliamo in ascensore sino ai piani alti
Sono sbalordito dell'ampiezza della suite
che ci è stata assegnata, semplicemente regale,
e - soprattutto - dalla vista che si gode da quella vetta,
lanciando lo sguardo attraverso ampi finestroni
dai vetri perfettamente puliti e anti-riflesso
che regalano una veduta davvero adamantina
di tutta la vasta città che si stende ai nostri piedi
Ho la sorpresa di scoprire, tuttavia,
che la suite è già occupata:
in una delle stanze ci sono dei bagagli parzialmente aperti
e anche dei letti disfatti
Penso che ci sia stato un errore
e che ci abbiano infilato nell'appartamento assegnato ad altri
Chiedo immediatamente al concierge
il quale replica che no,
non c'è alcun errore
e che sì, ci sono altri ospiti
Chi saranno mai questi ospiti misteriosi?
Ma il mistero rimane fitto
Degli interrogativi mi si agitano dentro:
forse l'invito inteso era solo per me
ed ho sbagliato a portare con me i miei figli
Ora non ci sarà posto per tutti!
Imbarazzante!
Tra l'altro, preso dall'entusiasmo,
avevo deciso di portare con me
anche ad un compagnuccio di mio figlio piccolo
I bambini cominciano ad impazzare
negli ampi spazi della lussuosa suite
corrono e si rincorrono,
saltano sui divani,
fanno le capriole,
usano i lettoni come trampoline
mentre il figliolo più grande
comincia a scattare foto
e fare riprese video,
con piglio e passione
All'improvviso, nel bel mezzo della baraonda
si presentano alla porta
due personaggi:
una donna agée con una chioma di capelli cotonati
che non conosco affatto,
e un uomo incappucciato,
come un personaggio dei Beati Paoli
o come un membro del KKK
Chi sono? Mi pare di capire
da ineffabili indizi
che non soltanto sono i nostri coinquilini,
ma anche i nostri ospiti
Entrambi non proferiscono verbo,
ambedue mi guardano con fissità statuaria
La donna con un grosso seno rifatti
che la fa rientrare a pieno diritto
nella categoria delle superboobs
è alquanto felliniana, ma la sua espressione
a causa del pesante strato di belletto,
spalmato sul viso, è mortifera
Dell'uomo non si può cogliere quasi nessun dettaglio,
se non uno spettrale baluginio
attraverso due sottili fessure ritagliate
nella tela di saio del cappuccio
che si polunga in una lunga ed ampia tonaca monacale
che occulta tutte le forme del corpo
Ed è di certo molto più inquietante
il silenzio dell'uomo incappucciato
In una scena successiva esco dall'albergo,
ma senza i miei figli
e mi ritrovo a vagabondare per una città che non conosco
Giro e rigiro,
poi l'ora si fa tarda
e vorrei tornare dai miei figli
Mi rendo conto, tuttavia, con inquietudine
che sto girando in tondo
e che non riesco più a ritrovare la strada di casa

 

(vado in dissolvenza)
 

E poi il sogno ricomincia
in un loop senza fine

 

La sua fine è il suo inizio

 

Palermo, il 26 aprile 2022

 

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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