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15 agosto 2022 1 15 /08 /agosto /2022 08:05
Selfie (15 agosto 2022 - foto di Maurizio Crispi)

Avevo viaggiato in una città lontana
E, alla fine dei miei giorni di avventura,
dovevo tornare in aereo
Al momento di spostarmi verso l’aeroporto, perdevo tutto:
documenti, biglietto, effetti personali,
perfino gli abiti, anche quelli che indossavo
Mi presentavo così al check-in
Esponevo la mia situazione
Dicevano che avrebbero rimediato
e mi suggerivano che, intanto,

avrei potuto superare i controlli di sicurezza

 

Io così facevo e arrivavo al gate
per mettermi in attesa
Chiedevo a qualcuno del personale un abito,
visto che ero del tutto ignudo
“Per la decenza…” - dicevo
E questa tizia mi rispondeva che avrebbe provveduto,
aggiungendo che non c’era problema,
avrebbe sicuramente potuto rimediare qualcosa,
poichè in tanti dimenticano
parti del proprio abbigliamento
quando sono in viaggio
Di lì a poco, infatti,
arrivava con un involto e me lo dava
Io lo esaminavo e scoprivo
con disappunto
che si trattava di un abito femminile
di tessuto stampato
con una fantasia a fiori
Nel dispiegarlo mi accorgevo anche,
con altrettanto disappunto
e forse anche con un pizzico di disgusto,
che la veste era macchiata di sangue,

dovunque chiazze e schizzi
che già viravano dal rosso al bruno,
come se chi lo aveva indossato prima
si fosse ferito o fosse stato presente

sulla scena di un crimine
Forse per questo motivo non lo mettevo
e rimanevo tutto nudo, in attesa,
non osando farmi sotto di nuovo
per chiedere un altro abito
che fosse più adatto a me

 

Mi chiedevo anche
se sarei riuscito a viaggiare
senza documenti e senza credenziali
D’altra parte, come mi dicevo,
per sedare la mia ansia,
ambasciator non porta né pene, né pena

 

[stacco]

 

Sono adesso in una scuola
per seguire una conferenza
Io e altri siamo tutti assieme
in una stanza molto affollata,
tutti senza mascherina
e senza distanziamento
La cosa va per le lunghe
Ci sono molti preamboli
molto bla bla bla
ma niente sostanza
Ci sono tre ciccioni seminudi
soltanto le pudende ricoperte
da un perizoma di tessuto bianco,
come quello che possiamo immaginare
indosso ad un thug
in procinto di partire per la sua missione assassina
I tre hanno sul tronco degli enormi tatuaggi tribali curvilinei,
oltre a grosse escrescenze fungoidi,
tanto che mi ritrovo a pensare
se non appartengano alla stessa famiglia
e non mostrino i segni di qualche tara ereditaria

 

Chiedo a qualcuno che mi sta vicino conferma della mia intuizione,
ma costui mi dice che no!
Non sono consanguinei!
aggiungendo che tatuaggi ed escrescenze
sono la prova lampante
della loro appartenenza ad una gang
E soggiunge anche che noi siamo qui
proprio per questo,
per studiare come la cultura
(o pseudocultura)
possa influenzare la natura,
piegandola sino ad estreme manifestazioni fenotipiche

 

Mi accorgo che chi mi sta parlando
é una mia vecchia conoscenza
Professore! Bentornato!
- mi ritrovo ad esclamare -
da quanto tempo!
Sono davvero lieto di rivederla!
Parlo con foga chiedendo notizie
della sua vita nella città lontana
in cui si è trasferito
La mia voce é di molti toni
troppo alta
di quanto dovrebbe essere
in un simile contesto,
cosicché la nostra conversazione privata
si fa pubblica
e tutte le teste si girano verso di me,
i volti accigliati

 

La preside dell’Istituto,
intanto, cerca di dare avvio
alla giornata di studio
e, senza successo,
cerca di sovrastare la mia voce dissonante
Qui sono vestito
con pantaloni neri a sigaretta
con una camicia bianca
e cravatta nera sottile
Sembro uno che appartiene ad un culto
e che vuole fare proseliti

 

Dissolvenza

Una difficile catabasi
Una difficile catabasi
Una difficile catabasi
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13 agosto 2022 6 13 /08 /agosto /2022 09:47
Alle falde di Monte Pellegrino (Foto di Maurizio Crispi, 2017)

Da molto tempo non faccio l’acchianata
a Santa Rosalia
Mi trovo lì, proprio ai piedi del monte
e faccio i preparativi
per intraprendere l’ascesa

 

Controllo lo zaino
Allaccio per bene gli scarponi
Indosso una giacca a vento leggera
per ripararmi dal vento

 

Tuttavia, non riconosco i luoghi
Avverto una sensazione di spaesamento
e di intimo malessere

 

Tutto appare diverso

Non vedo l’imbocco della Scala vecchia
che mi è così familiare
per innumerevoli altre salite
devozionali e sportive

 

Procedo per prova ed errore
ma i miei tentativi non portano a nulla
Ogni volta i sentieri che tento
risultano essere illusori e ingannevoli
oppure si arrestano
davanti a pareti di roccia insormontabili

 

Ogni volta, deluso, ritorno sui miei passi

 

Alla fine, mi risolvo a chiedere informazioni
ad uno che se ne sta
ai piedi del monte, vicino alla sua auto
Io sono straniero qui - mi risponde, pieno di garbo
Siccome io insisto, in preda all'ansia,
il tipo, dopo aver consultato una mappa,
mi dà delle istruzioni

 

Ed io mi avvio
fiducioso che, questa volta,
riusciró ad imboccare la strada giusta

 

Ma mai dire gatto, se non l’hai nel sacco

 

I gabbiani veleggiano in alto
e mi deridono con i loro versi

 

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12 agosto 2022 5 12 /08 /agosto /2022 11:41
Wanted the Illinois Enema Bandit

Ho sognato che ero alle prese
con un pericoloso omicida seriale
Lo chiamavano Il Friggitore
perché usava calare le sue vittime designate
in un grande calderone pieno di olio bollente
e friggerle sino a trasformarle
in deliziosi manicaretti

Malgrado l’ingombro del calderone
dal quale non si separava mai
il Friggitore era sempre in costante movimento
Si spostava instancabile
da un capo all’altro degli States

Imperversava in lungo e in largo,
lasciando dietro di sé una scia di ossa ben spolpate
Inoltre, si instagrammava e si tictoccava
predicando il suo verbo
e spiegando il suo modus operandi
con dei tutorial

Usava impanare ben bene
i suoi manicaretti
prima della frittura
che era la sua specialità
Gli piaceva mangiarseli ben croccanti
come fossero alette di pollo fritte
o costine di maiale cucinate nella pastella
Le sue prede erano frequentemente
bene in carne
ma talvolta non le disdegnava
se erano magre come stecchi
Talvolta - ahimé - si trattava di bambini di latte
Per variare la sua dieta
gli piaceva anche nutrirsi
occasionalmente di cavallette fritte
e di queste ne mangiava a quattro palmenti
come fossero yummy chips

 

Di ciascuna vittima umana
conservava sempre
come cimelio il mignolo sinistro
(ovviamente ben fritto)
e ciascun trofeo era accompagnato
da una scheda culinaria
in cui il Friggitore elencava
le delizie che quella particolare frittura
aveva portato al suo fine palato

Un vero incubo di cui non si riusciva a venire a capo,
come il famoso Illinois Enema Bandit
di cui Frank Zappa narrò le gesta

 

Io ero sulle sue tracce
e mi spostavo da un luogo all’altro
seguendo i resti che si lasciava alle spalle
Ossa rosicchiate,
olio combusto
e prove di acquisti all’ingrosso
di centinaia di litri di olio nuovo per friggere

 

Non riuscivo mai ad avvicinarmi più di tanto,
né a coglierlo sul fatto,
quel vilain
Potevo soltanto seguirne l’usta,
ma arrivavo sempre a misfatto compiuto,
un pelino troppo tardi
(o una fritturina di troppo)
e il mio era un tragico viaggio,
salutato ogni giorno
da un’alba livida
e dal cielo corruscato

 

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9 agosto 2022 2 09 /08 /agosto /2022 10:52
Manichino in città (foto di Maurizio Crispi)

Ho sognato

 

Difficile dire dove il sogno finisce e dove comincia la realtà

 

Ero in un posto lontano
Forse per un viaggio di piacere,
o forse di studio,
o forse altro ancora

 

Dopo aver percorso mmolti, molti chilometri
mi fermavo in un bed and breakfast, stile old England,
lussuoso, pieno di spazi comuni
Il mio telefono era scarico, non dava più segni di vita
Mi davo da fare per metterlo in carica
e trovavo, in fondo ad un salone poco utilizzato dagli ospiti,
una presa di corrente e lo mettevo, a caricarsi
Il posto era abbastanza isolato
e pensavo che il telefono fosse al sicuro

 

Tuttavia, quando dopo qualche tempo tornavo, il telefono era scomparso

Rimaneva soltanto un cavetto di ricarica nero
(non il mio)
e nessuno, benché chiedessi a destra e a sinistra
sapeva dirmi nulla
Lanciavo degli anatemi alle mani ignote che me lo avevano sottratto
Perfino la proprietaria della location
con la quale tornavo sul posto per una veloce ispezione
non sapeva darmi delle spiegazioni convincenti
Prima diceva che, se io avevo messo lì il mio telefono,
lasciandolo incustodito, avevo fatto ciò a mio rischio e pericolo,
Poi, addirittura, prendeva a negare
che il telefono ci fosse mai stato,
insinuando che io stessi mentendo
(per chi sa quali oscure ragioni)

 

Il mistero rimaneva irrisolto
e, intanto, veniva servita un'abbondante colazione
Io cercavo di recuperare il tempo perduto,
ma erano rimaste soltanto poche briciole

 

Più tardi, mi ritrovavo assieme ad altri in una diversa località
dove doveva svolgersi un convegno di psichiatria
Ero con un'auto scassata, tipo una vecchia R4,
con portapacchi sul tetto
(come il mio mitico modello rosso di un tempo andato),

 

Non avendo un alloggio ed essendo tutti i posti letto occupati,
mi procuravo una tenda e la montavo sul tettuccio della macchina
Ero contento del mio lavoro,
ma nel fare marcia indietro
per spostare l'auto verso un luogo appartato,
adatto al pernottamento,
causavo gravi danni alla tenda
che, dopo l'urto, appariva tutta sbilenca
e, in pratica, inutilizzabile
Avrei dovuto smontarla ed arrangiarmi diversamente
(tutto quel lavoro sprecato!)
e rassegnarmi a dormire in macchina

 

Intanto parlavo con varie persone
tutte degli eccentrici
tra cui, un fusacchione di prima categoria,
che era arrivato lì in camper
e che - chissà perché - sembrava avermi preso in simpatia
Venivo a sapere che, a questo convegno,
avrei dovuto esporre una relazione,
ma non sapevo assolutamente
quale avrebbe dovuto esserne il contenuto
Cadevo letteralmente dalle nuvole

 

Venivo anche a conoscenza  che era stato già pubblicato un volume,
con le sinossi di lectio magistralis, interventi, relazioni e comunicazioni
e che io comparivo tra gli autori di questa relazione
(tempo accordato: 20 minuti),
assieme alla professoressa Vattelapesca
dell'Università di Giampietroni
Capivo, leggendone il sunto, che il tema portante di tale disquisizione
era il concetto di "border" in psichiatria
Respiravo...! Sì, sull'argomento sapevo qualcosa
Giusto il giorno prima avevo avuto tra le mani il volume
di un certo Bollas
Vedevo un po' di luce in fondo al tunnel,
ma capivo anche che, benché io avessi qualcosa da dire sull'argomento,
ciò non era sufficiente,
poiché non ero stato io a scrivere la relazione completa,
quella l'aveva elaborata la prof.ssa Vattelapesca
ed io ero soltanto un comprimario, senza né onore né gloria,
un semplice lacché che aveva ricevuto l'onore della firma
su di un lavoro che non era farina del mio sacco

 

Scattava quindi una sequenza allucinante di tentativi
di mettermici in contatto con la Vattelapesca
per avere inviato tramte mail o fax
il testo completo e potermelo studiare
Ma la Prof non rispondeva mai al telefono
Di cosa parlerà [la relazione]?
Quale sarà il taglio del suo argomentare?
Di cosa parlerò io?
Oppure farò scena muta, davanti a tutto l'uditorio
di professoroni e di colleghi?
Oppure dovrò inventare tutto di sana pianta,
creando a braccio qualcosa di nuovo e di difforme?
L'angoscia  andava salendo alle stelle
Non sapendo cosa fare prima,
cominciavo a smontare e a rimettere in ordine,
pezzo a pezzo,
la tenda che avevo in precedenza
assemblato sul tetto dell'auto
Per riuscirci mi facevo aiutare dal tipo eccentrico
che mi aveva preso in simpatia
Il lavoro era alquanto complicato,
anche perché, nel mentre, aveva cominciato a piovere a dirotto
Nel chiudere la tenda
trovavo al suo fondo
diversi oggetti
tra i quali una moneta da 50 centesimi
(forse di buon auspicio,
oppure da utilizzare come obolo da elargire a Caronte)

 

Almeno, anche oggi, la fortuna che è cieca
mi ha baciato sulla fronte!

 

Oggi è il mio compleanno
e ciò che ho appena scritto
lo ricorderò come il sogno del mio compleanno

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3 agosto 2022 3 03 /08 /agosto /2022 07:14

Un sogno inquieto di dieci anni fa (03.08.2022). Recuperato da Facebbok.

In un frammento di specchio rotto, assieme al cagnone Black (foto di Maurizio Crispi)

Ho sognato che ero sulla cima di una montagna riarsa, fatta di sassi e massi bianchi, abbacinanti.
Ed ero abbacinato io stesso, poichè ero in pieno sole
Mi voltavo indietro e vedevo un numero enorme di automobili che si arrampicavano sul suo fianco scosceso.
E l'acqua del mare spumeggiante che le lambiva
Lo tsunami!, pensavo
E tutti nelle auto cercavano di mettersi in salvo, inerpicandosi sul monte
Una scena apocalittica
Mi son destato in preda alla paura
Il cane, in corridoio, era anche lui desto, inquieto
Mi sono affacciato alla finestra
Nella notte altrimenti tranquilla sentivo l'affaccendarsi degli elicotteri
Mi sono chiesto se non fosse accaduto qualcosa di grave
Ho guardato l'orologio per fissare il momento
Sono tornato a dormire

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21 luglio 2022 4 21 /07 /luglio /2022 07:13
Dopo la pioggia a Palermo (foto di Maurizio Crispi)

1. Da molti giorni non scrivo granché
Solo spigolature
La riesumazione di vecchi scritti
e la loro revisione
occupano una parte del mio tempo
Nulla di nuovo, di veramente creativo
Mi assale l'idea
di aver perso la mano
di non aver più la verve
Mi angustio anche, in una certa misura,
se fossi un personaggio di un romanzo ottocentesco
potrei dire che mi torco i polsi per la sofferenza
Ma no! No, assolutamente no!
Ecco che sto deragliando
Quando non scrivo è perché
perdo momentaneamente (oppure lo metto a riposo)
il mio occhio fotografico
che mi consente di portare a casa pezzi
delle mie passeggiate quotidiane
convertendoli in qualcosa d'altro
in descrizioni che poi, a cascata,
mi portano ad esplorare me stesso

 

E' vero!
In questi giorni, ho fotografato di meno
Ma anche quando si fotografa (io fotografo) di meno,
materialmente - intendo dire -
rimane il fatto che si possono
pur sempre scattare delle fotografie mentali
che divengono in un batter d'occhio "fotografie di pensieri"
Ma anche, qui nada de nada
Forse ciò dipende che vado troppo a ravanare
tra le cose scritte in passato
E poi va a finire che mi ritrovo immerso
del tutto in quel passato,
o meglio, vivendo in quei passati,
sedi di molteplici forme del mio Sé,
perdo lo slancio per vivere nel presente,
e, di conseguenza, non osservo e non introietto
E, quindi, il vuoto

 

Sera d'autunno al mare (Mongerbino) - foto di Maurizio Crispi

Il caldo, sì, forse in qualche misura
c'entra il caldo mostruoso di questi giorni
Anche se non si dovrebbe mai dire che si soffre il caldo,
poiché poi, a corto circuito, il caldo percepito
aumenta a dismisura
Devo dire onestamente che questo caldo tropicale mi fiacca
Mi spinge a non muovermi da casa
a starmene rintanato dentro
disteso sul divano e con l'aria condizionata in funzione
con un libro in mano e con altri libri accanto a me
che garantiscono il necessario cambio di scenario, 
ogni volta io lo desideri
Anche questo è determinante, penso
I sogni non mi vengono in aiuto
Si fanno sfuggenti, evanescenti

Sogno, ovviamente,
ma non ricordo,
nemmeno le impressioni relative all'aver sognato
emergono
Vago smarrito,
alla ricerca di me stesso
Rifaccio il letto,
rigoverno la cucina
porto il cane a passeggio
rimuovo i suoi escrementi,
cucino,
leggo
e mi seggo davanti alla mia postazione PC
batto sulla tastiera
ed è tutto qui
Vorrei essere vagabondo delle stelle,
secondo una consuetudine che mi è cara,
ma non riesco a levarmi in volo
Forse, domani, si vedrà

 

2. Vaghe impressioni di un sogno di questa notte
Sono ad una gara podistica,
forse io stesso tra i partecipanti
e c'era anche un mio amico runner
di cui Facebook, giusto ieri,
mi ha notificato il compleanno
che partecipava alla competizione
Mi appariva tutto accrocchiato su se stesso
Indossava un berretto bianco da marinaio
e camminava su due stampelle-protesi
Si vedeva che procedeva a grande fatica
Ogni tanto si fermava per rifiatare
e si ripiegava su stesso
Ma non mollava
Io da lontano lo salutavo con la mano
E lui rispondeva al mio saluto, ma distratto
Ero troppo impegnato nel far fronte
al suo gravoso compito

 

3. Sono uscito con il cane perso e ritrovato
ho camminato lungo strade vuote e deserte,
benché ormai ci fosse piena luce
Solo qualche monopattino vagante
Tra le fronde degli alberi del giardinetto
ho visto sorgere la palla infuocata del sole
e ho sentito che la mia pelle
veniva accarezzata dall'alito caldo dello scirocco

 

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20 luglio 2022 3 20 /07 /luglio /2022 19:40

Pubblicato circa un anno addietro su Facebook e ancora non lanciato qui sul mio blog.

Watertruck con spruzzatore anteriore

Sono in una villa con un grande giardino attorno
E' la mia casa di villeggiatura estiva
C'è anche la mamma che non vedo da molto tempo
E arriva anche M., il nostro mastro di fiducia, capace di aggiustare qualsiasi cosa
E' lui, ma è anche diverso
L'elemento che più lo rende strano (e che ci fa straniti nell'osservarlo) è il fatto che esibisca un paio di baffetti in stile Hitler
Si siede davanti a noi e parliamo di affari
Nel frattempo, arriva una grossa autocisterna
M. ci spiega che l'automezzo deve fare il pieno d'acqua alla nostra presa e poi andare in giro per le strade limitrofe, per spruzzare sulla loro superficie acqua nebulizzata e così rinfrescarle, oltre ad abbattere la polvere che il vento di scirocco tende ad alzare in nugoli soffocanti

 

Vi ricordate dei tempi andati (parliamo della mia infanzia, quindi anni Cinquanta) quando lungo le vie di Palermo passavano nelle più torride giornate estive questi carri che con appositi ugelli sistemati nella parte frontale all'altezza delle ruote spargevano acqua sulla superficie d'asfalto? Procedevano a passo d'uomo spargendo il loro carico d'acqua sulla superficie delle strade assolate, coprendo con i loro passaggi la maggior parte della rete stradale cittadina, ma soprattutto dando beneficio ai pedoni nelle vie assetate del centro città.
L'effetto era quello di un'immediata sensazione di refrigerio, oltre alla piacevolezza di quel lieve sentore di terra bagnata che immediatamente si levava sino alle nostre narici, simulando le sensazioni olfattive di un improvviso piovasco. Poi questa cosa (meritoria) divenne obsoleta e non venne più praticata.

Chi sa perchè.

Forse per indurre i cittadini a starsene a casa e ad acquistare più pompe di calore, con l'effetto della crescita esponenziale dell'inquinamento termico delle città?

O forse perchè non si teme più il contagio delle tubercolosi? Riguardo a questo punto, al culmine della diffusione di questa temutissima malattia infettiva si riconobbe che uno dei vettori prinicipali della diffusione del bacillo di Koch era lo sputo: soprattutto negli ambienti pubblici ed anche nelle strade, in assenza di adeguate misure di sanificazione, nei residui organici dello sputo i germi responsabili della tubercolosi potevano sopravvivere a lungo, andando incontro ad una sorta di "sporificazione", per cui poi con facilità si levavano nell'aria in forma di polvere.

Per questo motivo, lo sputo per terra negli ambienti pubblici, al chiuso ed anche all'aperto era pesantemente sanzionato, e, in più, molti ambienti erano dotati di apposite sputacchiere (come anche nelle abitazioni private le sputacchiere erano degli oggetti d'arredamentio talvolta in ceramica o maiolica)

Forse, quella misura di umidificazione delle strade era un residuo di quelle pratiche di igiene pubblica risalenti ai tempi ruggenti della TBC.

Poi, con la rivoluzione successiva all'introduzione degli antibiotici nel trattamento delle malattie infettive, la TBC non ha destato più problemi e questa salutare pratica - dell'umidificazione delle strade pubbliche - è stata accantonata.

O forse anche perchè, con l'avvento del liberismo, tutte quelle pratiche "di comunità" che erano state pensate primariamente per il benessere dei cittadini (e per rendere la città vivibile) sono state dismesse e relegate tra le consuetudini desuete.

Ero perplesso, di fronte alla richiesta di M.. Perchè mai l'autobotte doveva rifornirisi alla nostra presa d'acqua? Che c'entravamo noi? Il camion, trattandosi di un servizio per tutti, non avrebbe dovuto andare a rifornirsi al pubblico acquedotto?
E, ammettendo che il camion si rifornisse al nostro punto d'acqua, nel caso che non fosse stato dato - per quest'azione - uno specifico permesso, non è che potesse verificarsi - ci chiedevamo - che noi  avremmo potuto essere perseguiti per aver reso possibile l'esecuzione di un'azione illecita e non prevista?
Insomma, impigliata in questi interrogativi che rimanevano senza risposta, la discussione si arenava e presto M. con i baffetti da Hitler esauriva tutte le armi di convinzione a sua disposizione
E non se ne faceva nulla
(più avanti)
Intraprendo con qualcuno una discussione a proposito della famosa pubblicazione OMS sulla prima evoluzione della pandemia in Italia, a cura dell'ufficio regionale OMS di Venezia, e subito ritirata dopo appena pochi giorni dalla sua messa online per una deliberata - gigantesca, quanto sfrontata - azione di depistaggio decisa nelle alte sfere, perchè in un suo breve paragrafo emergeva che l'Italia al momento dell'arrivo del SARS-COV-2 era priva di un piano pandemico aggiornato (a fronte dell'obbligo di aggiornarlo ogni tre anni in base alle nuove direttive OMS emergenti, quello italiano era fermo al 2006)
Io ero inserito come in un contesto di un'intervista televisiva  o in assetto da tavola rotonda e venivo intervistato. All'improvviso arrivava proprio Ranieri Guerra, principale autore assieme ad altri vertici governativi italiani e alle più alte sfere dell'OMS, dell'insabbiamento di quell'importantissimo documento, e me lo trovavo davanti
Non sopportavo la sua presenza, con quel sorrisino di supponenza (già visto in trasmissioni televisive) e quell'aria di intangibilità (la pioggia lo bagna e il vento lo asciuga) e cominciavo ad insultarlo con veemenza e ad affermare che il suo modo di porsi era espressione d'una totale assenza di onestà intellettuale e di senso morale, ed anche di una buona dose di arroganza
E perché poi?
Soltanto per la necessità di preservare delle relazioni ad alto livello che poi avrebbero potuto far comodo e per non scontentare nessuno dei potenti sensibili alla possibilità che potesse essere messa in mostra qualche pecca e qualche omissione a loro carico
Nella discussione mi accaloravo particolarmente. Era come se dovessi portare avanti una crociata personale contro questo Ranieri Guerra


(Dissolvenza)


 

Francesco Zambon, Il pesce piccolo. Una storia di virus e di segreti, Feltrinelli

Il giorno prima mi ero immerso a corpo morto nella lettura del libro (un saggio-memoir) di Francesco Zambon (Il Pesce Piccolo, publicato da Feltrinelli nel 2021) sulle vicissitudini del rapporto OMS di cui lui stesso aveva coordinato l'elaborazione nella primissima fase di esordio della pandemia Covid e mi ero indignato.
Poi stimolato  da questa lettura ero andato a guardare il secondo servizio di Report "Virus e segreti di stato" (quello andato in onda nel novembre 2020) che, a suo tempo, mi ero perso.
E mi ero indignato ancora di più.
Consiglio a tutti la lettura del memoir accorato ed indignato di Francesco Zambon: tutti dovrebbero leggerlo per comprendere come in questo nostro sistema, le persone oneste e corrette sono destinate a far la parte dei "pesci piccoli", da vilipendere e da sacrificare, per tutelare i "pesci grossi" che, invece - come gli stronzi - rimangono sempre a galla e che, con assoluta disinvoltura, possono mettere in atto azioni di depistaggio, omissioni, insabbiamento, calunnia, senza che nessuno riesca a spostarli dalle loro candide torri, opponendo a qualsiasi azioni un muro di gomma e una barriera difensiva assolutamente inincibile.
A completare questo quadro - una vera e propria ciliegina sulla torta - è giunta - proprio in questi giorni - una serie di emendamenti presentati da alcuni deputati nelle Commissioni affari esteri e affari sociali e approvati lo scorso 8 luglio, in base ai quali la Commissione parlamentare d’inchiesta sul Coronavirus dovrebbe occuparsi solo di quanto accaduto prima del 30 gennaio 2020, il giorno precedente alla dichiarazione d’emergenza nazionale, solo in relazione alla Cina, dunque, e senza prendere in considerazione il ruolo dell’Oms.
E, di conseguenza, anche l'inchiesta aperta dai magistrati di Bergamo dopo i servizi di Report in merito al mancato aggiornamento del piano pandemico nazionale, fermo al 2006 e poi frettolosamente aggiornato con una semplice copia-incolla al 2016, rischia di vanificarsi, con ira comprensibile da parte dei familiari delle vittime della Lombardia, in primo luogo.
E' così: nel racconto di Zambon che si è licenziato dall'OMS per poter raccontare la sua storia (che assume i toni di una vera e propria vicenda kafkiana) si colgono tutte le coloriture nefaste del rapporto tra una persona retta che va alla ricerca della verità ed un sistema immenso che oppone a qualsiasi azione un muro di silenzio e di indifferenza, se non attivandosi - al contrario - in controffensive  e azioni di screditamento pubblico, concertati nelle segrete stanze.

(18 luglio 2021)

 

Francesco Zambon

Il libro. Francesco Zambon, Il pesce piccolo. Una storia di virus e segreti, Feltrinelli (collana Serie Bianca), 2021
(risguardo di copertina) Il ricercatore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha svelato i retroscena del piano pandemico italiano ée, al tempo, nel 2020, cioè, responsabile dell'ufficio OMS ubicato a Venezia] racconta gli errori e le coperture che hanno fatto del nostro paese il grande malato.
"Non potevo rimanere in silenzio"
Venezia, febbraio 2020. Il carnevale viene interrotto bruscamente e Francesco Zambon, veneziano e funzionario dell’OMS, mentre dalla sua finestra vede i turisti in abiti variopinti correre terrorizzati verso il primo vaporetto disponibile, riceve l’incarico di coordinare le informazioni che arrivano dall’Italia e che possono essere utili al mondo: il Covid-19 non è più un virus esotico, ha fatto irruzione in Occidente. Seguono settimane di lavoro forsennato, per provare a capire cosa stia accadendo nel nostro paese, perché tutti quei contagi, perché tutti quei morti. L’11 maggio il rapporto è finito, approvato dai vertici dell’OMS, stampato e pronto per essere divulgato. Potrebbe salvare molte vite. Ma qualcosa si inceppa e il 13 maggio il rapporto viene ritirato. Perché? Perché conteneva alcuni errori, dicono dai vertici dell’OMS. Ma la ragione è che rivelava un dettaglio fondamentale: il piano pandemico italiano non veniva aggiornato dal 2006, quindi era del tutto inadeguato. Ecco perché tutti quei morti. Ecco perché nessuno doveva sapere. Questa è la storia di un uomo solo, che ha denunciato e pagato in prima persona. Questa è una storia che ha fatto il giro del mondo, su cui le procure stanno indagando e che in queste pagine viene raccontata per intero per la prima volta. Nessuno sa quante vite sarebbero state risparmiate, ma tutti devono sapere quali sono state le omissioni, le coperture, le viltà che hanno reso il nostro paese così colpevolmente fragile.

Francesco Zambon si diploma giovanissimo in pianoforte prima di laurearsi in medicina a Padova. Dopo la specializzazione e dottorato in Sanità pubblica, consegue un master in Business administration negli Usa. Nel 2008 comincia a lavorare per l’Organizzazione Mondiale della Sanità a Mosca e poi a Venezia, dove diventa coordinatore della risposta Covid per Oms fino alle sue dimissioni nel marzo 2021. Nel 2021 ha pubblicato con Feltrinelli Il pesce piccolo. Fonte immagine: sito editore Feltrinelli.

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7 luglio 2022 4 07 /07 /luglio /2022 09:40
A tu per tu con me stesso (foto Maurizio Crispi)

Sono impegnato a seguire come fotografo accreditato un evento podistico, forse una maratona, forse a Parigi
Per realizzare le migliori foto devo tenermi in contatto con la testa della gara
Vado incontro a vicissitudini avventurose
Spesso perdo di vista il mio obiettivo principale
Devo superare ostacoli inauditi, vengo risucchiato indietro, devo recuperare il tempo perduto, affannarmi
C’è perfino un funerale a cui mi ritrovo a partecipare
E poi mi ritrovo nel bel mezzo di un mesto assembramento attorno ad una donna molto ammalata di un morbo che l’ha fatta raggrinzire nel volto e nel corpo, rendendola del tutto irriconoscibile.Ed è anche impossibile dire se sia ancora giovane o se sia anziana o vecchia
Amici e parenti raccolti attorno a lei sono preda di mestizia e sconsolato dolore, molto più intensi di coloro che si trovavano a seguire il funerale
E ci sono anche delle lamentatrici professioniste che, reclutate per la bisogna, intonano alti lai
Io non so come reagire davanti a simile spettacolo, combattuto tra mestizia e orrore/repulsione
Poi mi allontano anche da questo assembramento e riprendo il mio cammino, ritrovandomi a dover superare degli ostacoli, tipici da Parco avventura e inusuali per una semplice maratona
Da fotografo-gonzo anche io devo tuffarmi e scivolare a vertiginosa velocità sospeso ad un cavo d’acciaio, ma in fase d’atterraggio perdo la presa e vado a sbattere malamente
Per l’ennesima volta perdo la testa della corsa e devo recuperare il terreno perduto. Acciuffo una moto di grossa cilindrata a portata di mano e mi lancio a velocità folle per le vie di Parigi
Auto sfrecciano accanto a me
Altre mi vengono incontro e le devo scansare
Finalmente ritrovo l’accesso al circuito di gara, ma qui é tutto transennato
Come fare? Un addetto alla sicurezza mi dice che andare al di là delle transenne é sufficiente che io mostri il mio pass di fotografo accreditato
Ah già! Che stupido! Nella foga mi ero dimenticato di averne uno
Guardo bene e c’è l’ho appeso al collo
Supero così la transenna e mi avvio
Forse ce la farò a fotografare la testa della corsa e poi anche gli arrivi dei primi con le braccia alzate al cielo!

 

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6 luglio 2022 3 06 /07 /luglio /2022 17:58

Ancora un mio testo onirico, risalente al 2021, pubblicato inizialmente su Facenook e rimasto sepolto su questo blog, dietro le quinte, in forma di bozza, Eccolo.

selfie (foto di Maurizio Crispi)

(9 settembre 2021) Ho sognato che facevo un viaggio con una compagnia di sciamannati.
Eravamo stati all’estero, forse in un lontano stato insulare dell’Unione e avevamo portato con noi le auto.
Al momento del rientro la compagnia si era riunita per procedere all’imbarco delle auto. Ognuno di noi doveva esibire la documentazione sanitaria, certificati vaccinali e green pass.
All’arrivo, dopo un viaggio turbolento in nave, durante il quale i miei sodali si erano dati ai bagordi, approdiamo al porto di Palermo.
Le auto escono dal ventre della nave e si forma subito una lunga coda perché le certicazioni sanitarie devono essere controllate una per una.
Io sono da solo alla guida dell’auto.
Gli altri li ho persi di vista.
Alcuni si sono fermati a quello che sembra un free shop e hanno comprato l’inimmaginabile, compresi gli espositori delle merci.
Si va avanti a fatica, ancora più lenti che un ragionevole passo d’uomo.
Improvvisamente, mi rendo conto di non avere più con me la certificazione sanitaria, richiesta per superare i controlli.
Panico totale.
Mi levo dalla colonna di auto per poter frugare nei miei bagagli.
Nulla.
Arriva un’agente di frontiera che viene subito assalita da molti altri, pure essi privi di documenti e tempestata di domande ansiose
A nessuno di loro viene data una risposta utile.
Mi faccio strada nella calca e anch’io pongo la mia domanda: “Ho dimenticato le mie certificazioni sanitarie al porto di partenza! Come devo fare per rientrare? Io sono in buona salute e ho fatto tutte le vaccinazioni richieste!”.
La guardia mi guarda, muta come una sfinge.
Rimango sconsolato al bordo della strada, torcendomi i polsi come un personaggio di un romanzo dell'Ottocento, tirandomi la barba e strappandomi le sopracciglia, ma so che non c’è niente da fare.
Penso - con un senso di claustrofobia - che dovrò sottopormi alla quarantena oppure che verrò rimandato indietro, al porto di partenza, per recuperare le certificazioni smarrite.
Sconforto, disperazione e poi rassegnazione.
Intanto, il traffico incolonnato a poco a poco defluisce.
I miei amici, presi dall’euforia del rientro e dal'orgia degli acquisti, sono tutti scomparsi.
Nessuna solidarietà da parte loro. Non si sono preoccupati di lasciarmi indietro. Anzi, non sono nemmeno stato nei loro pensieri.
Ma ho modo di notare che la via diretta in città si è ora svuotata del tutto.
Mi decido: farò un tentativo.
Salgo in auto, accendo il motore e parto, con il cuore in gola.
Vado avanti… con un filo di speranza.
E mi rendo conto che il posto di blocco per il controllo dei documenti non è più presidiato!
Le transenne sono state rimosse.
E VIAAAA!

Entro nella mia città da clandestino, per una volta sperimentando l'ebbrezza (ma anche l'inquietudine) di essere un sans-papier!

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4 luglio 2022 1 04 /07 /luglio /2022 08:43

Anche in questo caso, quello che leggerete di seguito, è uno scritto di circa un anno fa. Fu pubblicato il 4 luglio 2021 nel mio profilo Facebook e, quindi, inserito come bozza su questo blog in attesa di pubblicazione. Assorbito da altre cose mi son dimenticato di pubblicarlo sino ad oggi, quando in corrispondenza del 4 luglio 2022, Facebook non lo ha fatto riemergere come "ricordo" (memory).
E, dunque, eccolo qua! Benedetto algoritmo di FB!

Sogni e catastrofi

Cammino per una via
e scorgo, seduto al tavolo di un bar, all'aperto,
il mio amico di vecchia data e compagno di scuola da sempre,
Augusto
E' in compagnia d'uno psicologo,
anche lui una mia vecchia conoscenza,
ma degli anni lavorativi,
una presenza grifagna ed inquietante
Costui è da anni che non lo vedo,
con mio beneficio, devo dire
Vorrei evitare l'incontro, ma lui mi scorge incedere
e già si alza dalla sedia per salutarmi,
sempre con quella sua aria gufeggiante e un po' da menagramo
Augusto, invece, rimane seduto
Saluto obtorto collo anche il Grifagno,
ma la mia attenzione si rivolge all'Augusto
Mi chiedo cosa ci faccia lui
in una simile, improbabile, compagnia
Parliamo del più meno
mi dico stupito di averlo incontrato,
non pensavo che sarebbe tornato a Palermo a breve tempo
Lo invito a pranzare da me,
sempre che non debba ripartire subito
Lui accetta con entusiasmo ed io son contento
Siamo a casa mia e dovremmo appunto desinare
con pietanze che sono già pronte,
provvidenziali, ma il tavolo è mobile:
non riusciamo a trovargli un'adeguata collocazione
che renda confortevole il nostro pasto
Il desco rimane sempre tutto sbilenco ed asimmetrico
rispetto alle linee della stanza,
(odio le asimmetrie negli arredi
vorrei vedere solo linee dritte,
tendo ad applicare sempre dei correttivi
le linee sbilenche, in genere, mi danno fastidio
come quando mi ritrovo a guardare una foto
in cui la linea dell'orizzonte sia inclinata)
Anche se a fatica, io e il mio amico Augusto
riusciamo a pranzare, comunque
e a fare un po' di conversazione

 

Poi la scena si sposta in una scuola d'infanzia
In un locale ampio e luminoso,
ci sono i bimbi, le animatrici e le maestre,
molto movimento e tanto colore,
luce ed aria che entrano a fiotti da ampi finestroni
e che, allietati come sono dalla colonna sonora
di grida gioiose e di risate,
danno un senso di libertà
Fuori si intravede un paesaggio selvaggio e montagnoso
e, in particolare, una montagna brulla di aspre rocce marroni,
che domina una fitta foresta tropicale
I bambini giocano e al centro della loro attenzione
c'è un tavolo magico, a scomparsa:
nel senso che chiunque vi salga,
dopo un attimo scompare,
come inghiottito dallo stesso tavolo
che dunque appare essere come uno strumento di scena del grande Houdini
In realtà, sul piano del tavolo, v'è una botola
che dà accesso al pianale d'un montacarichi
in comunicazione con il piano di sotto
(come nel caso del collegamento tra il piano delle cucine
e la tavola dei banchetti nella nostra Palazzina Cinese di Palermo)
Una delle maestre con molta riluttanza si presta al gioco e scompare
tra risatelle e gridolini di gioia e di sorpresa
dei bimbi assiepati attorno al tavolo
Io per un po' guardo il gioco e sorrido tra me e me
poi lancio un occhiata fuori dal finestrone
per accorgermi con sgomento che la montagna impervia
svettante sulla fitta vegetazione
sta eruttando una colonna di fumo nero inquietante
e, alla sua base, si vedono baluginare bagliori rossastri,
mentre lapilli incandescenti solcano il cielo,
tracciando strie di fumo grigio-nero
Grido: "C'è un eruzione in corso,
dobbiamo metterci in salvo il più presto possibile!".
ma il mio grido di allarme passa inascoltato, nessun si muove
Tutti rimangono come incollati nelle loro posizioni,
e continuano imperterriti nel gioco,
indifferenti a tutto il resto
Io penso che saremo presto travolti
da quella terribile colata lavica, dal fango e dai detriti,
e che non avremo scampo
Ma sì, in fondo, cosa importa!?
E' il nostro momento, probabilmente...
Sono preoccupato ed improvvisamente vedo un tremestio nella fitta vegetazione
che separa la fabbrica della scuola dalla montagna che sta esplodendo
e il tremestio altro non è che una tumultuosa avanzata di pietre,
una marea di roccia e lava e fango che scendono
a velocità verso di noi
Grido ancora, sollecitando tutti a mettersi in salvo
ma non ho idea se riusciremo a farlo

Sembra che non ci siano vie di fuga possibili

Dissolvenza

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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