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24 marzo 2012 6 24 /03 /marzo /2012 01:38

slot-machine.jpg(Maurizio Crispi) Ormai ci abbiamo fatto il callo: entrando in un bar o in una tabaccheria c'è un angolo occupato da una o più slot machine e, spesso, lo scranno collocato davanti é occupato da un giocatore, intento a mettere monetine a a premere il bottone che fa girare le ruote con i simbolini oppure a consumare istantanee - e quasi sempre perdenti - partite di videopoker.
Il gioco è meccanico, non richede nessuna abilità e ottunde il cervello: si risolve solo nelle due azioni fondamentali: mettere monetine e tirare leve o premere bottoni (a seconda del tipo di macchinetta): si tratta dunque di giochi basati sul più bieco meccanismo condizionante del premio.
Solo che il premio (l'attesa cascata di monetine oppure la possibilità di ripetere la partita gratuitamente più volte con il bonus accumulato in caso di vincita) arriva con molta rarefazione  e, solo di rado, la vincita è tale da compensare l'entità delle perdite. Il fatto più sorprendente è che, nei luoghi pubblici (tipo bar e tabaccherie), non c'è una "vera" vincita in denaro: i giochi che erogano vincite in denaro o gettoni, infatti, sono illegali e ammessi solo nei Casino) e, ciò nonostante sono tutti lì a ripetere coattivamente sempre quei gesti ottundenti in attesa di imbattersi nella ricompensa: come se fossero topi chiusi nella gabbia di un laboratorio che premono freneticamente la leva che farà loro ricevere un boccone di cibo.
Anche se la singola giocata richiede un importo modesto, è il cumularsi  quasi "decerebrato" delle giocate che crea incalcolabili perdite che, nella ripetizione (molte ore al giorno, giorno dopo giorno) si vanno accumulando erodendo spesso gfià magri bilanci familiari.
Un tempo nei bar c'erano anche i video-poker a denaro e, là, la perdita poteva essere ancora più grande, anche se "azzardosamente" mascherata da gioco d'abilità, in cui tuttavia era sempre la macchina a vincere (a volte, nel retro di alcune sale giochi e bar c'erano quelle illegali)
Padri di famiglia allora potevano dissipare tutte le loro risorse giocando e, quel che è peggio, senza nemmeno accorgersene. Ma anche oggi, dove non c'è vincita in denaro,  ma solo la ripetizione gratuita di una o più partite, a forza di ripetere giocate perdenti (ogni singola giocata si esaurisce in una manciata di secondi), le macchinette possono ingoiare picole fortune.
Si parla oggi di "ludopatia": in realtà, questa è un'espressione edulcorata, perchè siamo di fronte ad una massiccia endemia di "dipendenze patologiche dal gioco d'azzardo".
Sì, perchè anche l'interazione con queste macchinette ruba-soldi è una forma di gioco d'azzardo (gambling, come si dice in Inglese) che acchiappa le menti dei giocatori, incatenandole allo schema ripetitivo della perdita coattiva, in nome della ricerca di un'ipotetica vincita che, forse, non arriverà mai, perchè ben prima i soldi si saranno prosciugati del tutto.
videopoker.jpgUna volta fui chiamato ad una consulenza in un Pronto Soccordo, per un tentato suicidio. Si trattava di uomo cinquantenne che aveva tentato di uccidersi, perchè - a suo dire - non ce la faceva più:  giocando al video-poker, aveva perso tutto ripetutamente bruciando via la sua paga, ma anche eroso le riserve. Aveva tentato di interrompere il circolo visioso della Dipendenza (e allora il gioco d'azzardo non era ancora stato attenzionato come tipologia della Dipendenze patologiche non farmacologiche), ma il gestore della Sala giochi lungo la via che si trovava a percorrere ogni giorno lo invitava ad entrare, offrendogli come esca delle partite gratuite. E così lui era ricaduto più e più volte, sino a maturare quello stato di crescente disperazione che lo aveva indotto al gesto autolesivo...
Che fare, allora?
La limitazione dell'orario di gioco può indubbiamente giovare: ma - come per tutte le dipendenze patologiche - non è con la limitazione o con la proibizione che possono ottenersi dei risultati significativi.
Tutto, come sempre, dovrebbe passare attraverso le misure educative, l'ampliamento della consapevolezza, l'incremento della capacità di scelta responsabile e, in definitiva, attraverso tutto ciò che favorisce l'empowerment degli individui e dei gruppi sociali più fragili e maggiormente a rischio.
Dunque, l'intervento statale dovrebbe essere quello di favorire tutti questi interventi, ma certamente uno Stato accorto dovrebbe evitare di fomentare e di favorire tutte quelle cose che creano addiction, siano essi farrmaci o veicolo di dipendenze non farmacologiche.
Fa male al cuore - e anche all'intelletto - vedere uno Stato, come è il nostro, favorire l'apertura di Sale scommesse, la collocazione ogni dove di macchinette mangiasoldi, la vendita capillare dei famigerati "gratta e vinci", l'ampliamento a dismisura dei giochi pronostici; ma anche vedere uno Stato che consente ogni tipo di spot pubblicitario diffuso con tutti i mezzi possibili (Radio, TV, cinema e quant'altro), , per avvicinare i cittadini alle scommesse e ai giochi pronostici, avvalendosi di messaggi suadenti e accativanti (ma sostanzialmente mendaci) e lasciando credere che una vincita fondata sull'azzardo possa cambiare la vita.
Questo tipo di modus operandi è l'inflessibile cancro intellettuale che corrompe le menti dei cittadini più fragili e più sensibili, ma non solo, al punto che (e si tratta di casi accaduti di cui si è parlato sui mezzi di informazione) amministrazioni locali decidono di mobilizzare delle somme ingenti del pubblico denaro che dovrebbero gestire da puntare al Super-lotto nell'idea che, in caso di vincita secca, si potranno risanare dei bilanci zoppicanti.
Ecco: è qui che si deve intervenire.
Ma qui si arresta la buona volontà del fare. Hic sunt leones, si potrebbe dire: qui si incontrano le belve del profitto e del guadagno e, nel tentativo di riformare e di voler porre freno alle cattive abitudini, con queste belve ci si deve scontrare. E purtroppo é lo Stato è il primo a volere approfittare della miniera d'oro che si apre con la liberalizzazione dell'azzardo in tutte le sue forme.

I volenterosi e illuminati riformatori devono ingaggiare una battaglia contro i mulini a vento, persa in partenza: come il Sindaco di Verbania che, avendo deciso di tutelare la "salute" dei più giovani, ha deciso di decretare il divieto di rendere disponibili le slot machine al pubblcio nelle ore mattutine e che, clamorosamente, è stato condannato al pagamente di una pesante multa dal TAR. 
Tutto ciò è davvero odioso e da detestare.
In questo desolante andazzo, fa bene sentire che qualcuno decide di non piegarsi alla logica del sistema, come il gestore di un bar che ha dichiarato su Radio 2 (CaperpillarAM del 23 marzo 2012) che lui non vorrà mai allocare dei videogiochi nel suo esercizio, perchè sono soltanto dispositivi mangia-soldi per una ruberia istituzionalizzata: pur sapendo che, così facendo, perde una sua significativa quota di guadagno.
Ma, in questo caso, lodevolmente è il principio etico che l'ha vinta sulla logica del profitto.
Ed è quello che mi aspetterei dallo Stato che governa le nostre vite: l'aderenza ad alcuni principi etici fondamentali ed ineludibili.

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6 marzo 2012 2 06 /03 /marzo /2012 11:58

fame grande strumnenti del mestiere

Siamo abituati ormai da tempo all'accattonaggio organizzato agli incroci delle strade urbane, dotati di semaforo.

Ci sono i "lavoratori", quelli che offrono un servigio come lavavetri, in modo invadente ed aggressivo; ci sono i "venditori", quelli che vendono di tutto, ma in genere con "monospecializzazione" quanto ad articoli in vendita, come capita di vedere nei paesi dell'Estremo Oriente (India, Nepal e simili): costoro, per quanto fastidiosi, si presentano con una loro dignità, perché offrono un servigio o una mercanzia, come anche i venditori abusivi dell'Ortofrutta, pure posizionati agli incroci. In alcuni casi, la loro presenza è fitta anche laddove vi sia il semaforo a chiamata: in questi casi, sono gli stessi coatti dell'accattonaggio "lavorativo" ad azionare ad intervalli regolari il pulsante che fa passare il semaforo per le auto al rosso.

Poi ci sono i semplici accattoni (quelli che chiedono senza dare niente in contraccambio) che oggi, come nuova evoluzione di questa tipologia umana (come ho avuto modo di constatare negli ultimi mesi), tendono - in applicazione di un principio orientale dell'accatonaggio organizzato, dove si creano gli storpi apposta per muovere a pietà l'elargitore dell'eventuale obolo  - a mettere in scena dei "personaggi iper-tipici" che dovrebbero indurre a commiserazione e rendere il prossimo, con la sollecitazione emozionale, disponibile alla donazione.

Ci sono quelli che allestiscono speciali cartelli, dove c'è scritto - ad esempio - "Ho fame ...pitittu" [meglio essere ridondanti e dirlo anche in dialetto], oppure che ammoniscono il passante sulla loro sventurata condizioni familiare con tanti figli e tante bocche da sfamare.

Ci sono quelli che, arrivando sul posto di lavoro (per così dire), si levano le scarpe e girano tra le auto a piedi scalzi, per sottolineare quanto siano lacere e sporchi, privi perfino di adeguate calzature (però se passi a piedi da quell'incrocio, puoi scoprire che le calzature sono messe in bell'ordine ad un angolo, per essere indossate alla fine della giornata lavorativa).

Altri, come strumento del mestiere, indossano un accapatoio di spugna consunto e si arrotolano i pantaloni, in modo da suggerire che - oltre a quel consunto indumento - non abbiano di che vestirsi decentemente.

Mi è capitato di vedere altri che simulano di essere storpi oppure portatori di sindromi neurologiche varie, condite di abbondanti tic oppure di movimenti che dovrebbero rimandare a piu' pervasivi disturbi coreo-atetosici: a volte, di questi soggetti si può osservare un'elevata densità (davvero improbabile, se incidente sullo stesso incrocio).

Una volta vidi un mendicante (ma questo soggetto era stanziale, collocato nel punto d'ingresso pedonale al mercatino rionale) se ne stava dentro una scatola di cartone, tramutato in un vero e proprio uomo-scatola (vedi il post "L'uomo-scatola" in Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo) oppure altri se ne stanno in posture immobili, vere e propie statue accovacciate a terra e con la fronte poggiata sul suolo polveroso.

E ciò va avanti per ore e ore...

Secondo me, siamo di fronte, ad un autentico dispiegamento di "strumenti del mestiere"... per ottenere il massimo dalla propria attività di accattonaggio, cioè Il massimo dei benefici dalla propria prestazione, in un ottimale rapporto costi/benefici... E' ovvio che questi metodi (e relativi strumenti) vanno costantemente rinnovati e editati in nuova versioni, in modo da provocare sempre un elevato impatto emozionale.

Suppongo che, in ciò, possa esservi un tornaconto, nel senso che chi affronta così la propria giornata "lavorativa", probabilmente rifiuterebbe un dignitoso lavoro salariato, qualora gli fosse offerto. 

Mi piacerebbe essere smentito e sono pronto a ricredermi, ma questo è, al momento, il mio pensiero.

Tuttavia, la simulazione protratta e continuativa per ore e ore al giorno e ogni giorni per mesi e forse per anni crea in queste persone un forte restringimento esistenziale che li porta ad essere sempre piu' intimamente ciò che hanno cominciato a fingere di essere.

Alla fine, si saranno trasformati in ciò che hanno solo finto di essere, semplice comparse iper-tipiche nel panorama metropolitano.

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15 novembre 2011 2 15 /11 /novembre /2011 00:45

jollyroger.gifViviamo oggi in una specie di Far West.

Oltre ai furti ordinari (di auto, di moto, di biciclette), ai furti negli appartamenti e nelle case di campagna, ai furti cavi elettrici, ai furti con destrezza, agli scippi  e alle rapine con minacce ed intimidazione di telefonini e portafogli, ora anche a Palermo viene praticata una forma di pirateria organizzata per rapinare i ragazzini e giovani adulti dei loro mezzi a due ruote.
E non si tratta di furti dal parcheggio, ma di atti di pirateria veri e propri, che nella loro attuazione richiedono una precisa strategia: con una fase preliminare in cui la preda viene identificata, pazientemente seguita e intimorita sino all'assalto finale che può essere preceduto da una fase di inseguimento vivace, se la vittima designata si accorge di essere puntata e cerca di mettersi in salvo.
I "pirati" viaggiano in due su di un motorino, possibilmente di quelli con il targhino meno facilmente identificabili, magari a sua volta rubato.
Dopo il puntamento e l'eventuale inseguimento, il malcapitato sul suo due ruote viene stoppato e obbilgato a fermarsi e se non è pronto ad adeguarsi alla sopraffazione, viene fatto cadere.
Il passeggero del mezzo "assalitore" scende veloce di sella e, dopo una rapida colluttazione si impadronisce della moto puntata, e se ne va a tutta birra.
Semplice, rapido e pressocchè inosservato, con l'aggravante che i passanti presenti casualmente sulla scena del crimine fanno finta di non vedere in nome di quell'indifferenza che, assieme alla deregulation normativa e alla crescita degli episodi di violenza nelle nostre strade, fa parte integrante dei tempi che viviamo (si veda il fondamentale testo di Adriano Zamperini, L'indifferenza. Conformismo del sentire e dissenso emozionale, Einaudi, Torino, 2007).
Così, oltre al furto in sè - che può sempre capitare, per carità - si aggiunge la violenza della sopraffazione e il senso di umiliazione cocente per essere stato vittima di un sopruso. E, cosa risaputa, mentre al danno materiale si può sempre rimediare, la riparazione a quello morale è meno scontata ed immediata, ovviamente: si tratta di ferite che lasciano il segno, soprattutto per quanto riguarda la perdita secca di fiducia nei confronti del mondo e che, per essere sanate, richiedono tempi di elaborazione.
"Non è questa la società in cui voglio abitare", è la lezione di vita che si trae quando si è coinvolti in simili episodi, a parte le reazioni interiori di rabbia e di desiderio di aver reagito con una violenza pari se non superiore, per non parlare della controreazione di odio e di intolleranza che ne può conseguire: e anche questo è un danno esistenziale di cui non si può tener conto.

Si vorrebbe poter essere sempre degli agnelli e, invece, la società ci sollecita ad essere belve, a diventare agnelli capaci di ruggire, di mordere e di graffiare.

C'è comunque sempre da ringraziare che, in seguito all'assalto, non consegua alcun danno fisico per la vittima.
Il consiglio, in questi casi: mollare la presa, lasciare andare il proprio bene, per evitare il peggio. Non ha senso cercare di difendersi di fronte a persone che potrebbero tirare fuori il coltello o altro.

Nè tanto meno con simili individui è ragionevole ipotizzare una reazione violenta: violenza chiama altra violenza e ci farebbe slittare inesorabilmente, quella sì, verso un clima da far west, di sopraffazione e di giustizialismo del tipo "Fai da te".
Di un episodio del genere è stato vittima qualche giorno addietro mio figlio: un fatto increscioso che mi ha reso furioso, soprattutto per il danno morale che gli è stato inferto.
Il fatto si è svolto esattamente con la dinamica che ho descritto prima e, per fortuna che lui abbia avuto la saggezza di mollare la presa, evitando così il rischio di dover subire un ulteriore carico di violenza.
Dopo che mio figlio - poco dopo il fatto - mi ha raccontato dell'accaduto, sono rimasto per lunghe ore scombussolato, pieno di rabbia, senza potere fare nient'altro, tanto questo episodio mi era sembrato malevolo nella sua natura.
Soprattutto, perchè, in qualche modo, la sua cifra sancisce la perdita dell'innocenza e dell'illusione che il mondo degli uomini possa essere un luogo benevolo e di cui aver fiducia.
Posso immmaginare che per lui abbia avuto un impatto emozionale analogo a quando, ancora piccolissimo cadde, sbucciandosi il ginocchio su di uno scoglio, e per la prima volta dal taglietto che si era procurato vide per la prima volta uscire il suo sangue.

Non fu il dolore a sancire la sua reazione, e soprattutto la comparsa nel suo sguardo da bambino di un'espressione di profonda ed inconsolabile disperazione, ma il crollo della sensazione di vulnerabilità e di invicinbilità, dell'onnipotenza infantile, in altri termini.
Ho cercato di comprendere le sue emozioni di figlio, ripercorrendo le tappe fondamentali della mia adolescenza: e ho convenuto che, al suo posto, mi sarei sentito  profondamente ferito.
Eppure, ai miei tempi, benché a volte per strada mi imbattessi in tipi loschi e di cui avevo paura, tanto da sentirmi nella condizione di dover guardarmi le spalle e di procedere con tutti i sensi all'erta, mai nulla del genere mi è accaduto.
E, se mi fosse accaduto, mi sarei sentito prostrato, visto che già allora il mondo nella sua globalità mi faceva un po' paura (che poi ho superato cercando di guardarne alcuni aspetti positivi, ma senza cessare mai di avere un'attitudine guardinga e timorosa)...
Quest'episodio che si aggiunge ad altri di cui ho sentito, per me è un tassello della perdita dei valori morali, della deregulation normativa, ma anche l'indicatore del decadimento dei nostri tempi verso un'era oscura di cui oggi stiamo soltanto vedendo le anticipazioni.
E si deve concludere - con la morte nel cuore - che, se queste derive di cui vediamo le avvisaglie, non saranno arrestate, finiremo con il vivere in un mondo dominato dal principio nefasto dell'Homo homini lupus, un mondo in cui gli agnelli inevitabilmente soccomberanno sottomessi alla legge della primordiale della clava e della sopraffazione.

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14 novembre 2011 1 14 /11 /novembre /2011 12:31

la-citta-del-sesso-dominazioni-e-prostituzioni-fra-immagine.jpgAssistiamo nel mondo contemporaneo ad un cambiamento di paradigma culturale relativo al modo in cui inquadrare la prostituzione. Quella di vecchio stampo sta progressivamente tramontando per essere sostituita da nuove forme del "mestiere più antico del mondo", in un quadro in cui, per di più, i suoi confini non sono più netti e definiti, come lo erano un tempo.
Nel senso che, in passato, esisteva una precisa demarcazione tra il meretricio e la sessualità non mercenaria sia per quanto riguarda gli attori, sia per quanto concerneva i clienti, sia infine per i luoghi in cui tale attività si consumava.
Giunge opportuno il saggio socio-antropologico di Leonardo Palmisano (Lacittà del sesso. Dominazioni e prostituzioni fra immagine e corpo, CaratteriMobili Editore, 2011) che è sostanzialmente un lavoro d'inchiesta in cui 55 protagonisti (uomini e donne) raccontano le vicende della prostituzione in un ambito circoscritto che è, nella fattispecie, la città di Bari dal punto di vista delle donne che si vendono e da quello degi uomini che si avvantaggiano dalle loro prestazioni.
L'autore ha selezionato una serie di tipologie di persone per individuare e descrivere i volti sfaccettati e ormai proteiformi della prostituzione nella sua città.
Il libro è appunto il frutto di un lavoro di ricerca, in cui alla fine sono i protagonisti a parlare, mentre Palmisano commenta, descrive, fa raffronti ed accostamenti.
Lo studio è suddiviso in due parti, fondamentalmente.

Nella prima titolata "Dalla parte delle donne", si parla delle "vittime" (cioè delle donne che si prostituiscono, secondo una perbenistica visione), con tipologie dall'autore considerate paradigmatiche e specifiche quali la "nigeriana", la "rumena","import/escort".
Ma - a ben guardare - nell'intero gradiente offerto, se alcune tipologie di donne che si prostituiscono sono oggettivamente delle "vittime", trattate da schiave del sesso e prive di qualsiasi potere di autodeterminazione, altre assumono connotazioni diverse, proponendosi come donne libere, ma solo fino ad un certo punto, perchè in ogni caso sono imprigionate all'interno del paradigma della donna-oggetto di consumo che deve essere disponibile al piacere e alle fantasie dell'uomo-cliente.
Si passa così dalle donne di strada (con una significativa rappresentativa delle diverse nazionalità di origine che comportano motivazioni diverse), a quelle che lavorano in casa (e che sono già relativamente emancipate da un discorso di sfruttamento) o part-time (quelle che lo fanno per arrotondare o per concedersi qualche spesa frivola extra) alle cosiddette escort.
Palmisano-presentazione-del-volume-la-citta-delsesso.jpgIn questo range, anche se Palmisano non ne parla, potrebbero collocarsi le porno-attrici che pure vendono se stesse, anche se attraverso l'esibizione delle proprie performance sessuali che poi verranno diffuse nel mercato del porno, oggi fiorente quanto mai, malgrado l'affermarsi dei siti web (come youporn o redporn) che offorno videoclip (alcuni di consistente lunghezza) con la rappresentazione (spesso amatoriale) di ogni genere di attività sessuale.
Nella seconda parte, titolata "Dalla parte dei clienti", invece, Palmisano tratta di dei "persecutori", cioè di coloro che alimentano una "domanda" senza la quale non ci sarebbe spazio per una così fiorente offerta.
In questa parte del volume si parla sia di "protettori", cioè di quegli individui che con metodi rapaci e spesso anche violenti, costringono delle donne a prostituirsi o le parassitano, incamerando gran parte dei loro guadagni, sia dei clienti in senso stretto.
Palmisano afferma che anche la tipologia del cliente e della prestazione richiesta oggi tende a cambiare.
Come? Innanzitutto attraverso una diversa modulazione della domanda, con la richiesta di prestazioni a tempo (un'intera ora o due ore o l'intera notte), piuttosto che a singola prestazione sessuale; in secondo luogo, per il tipo particolare di richieste che viene fatto da essi alle donne che si prostituisono.
Particolarmente interessante e illuminante è il 2° capitolo della 2^ parte, titolato "Dal basso verso l'alto: clienti si diventa". Qui la tesi sviluppata dall'autore è che, mentre prima, il cliente voleva una semplice prestazione sessuale di tipo tradizionale, oggi la richiesta è molto più complessa e, per ciascun cliente, vuiole essere assolta con un format specifico, sulla base dei modi in cui il cliente si è esposto al porno.
Leonardo PalmisanoPalmisano in sostanza sostiene che la maggior parte dei clienti si forgiano consumando pornografia e che, soltanto dopo, vanno alla ricerca di donne che si vendono per fare sesso in modi che riproducano le proprie scene preferite (e quindi, non più soltanto il sesso 1 a 1, ma anche il sesso a tre e le più diverse e svariate combinazioni proposte dalla filmografia hard.
in questo senso, l'autore parla di un passaggio dal visuale al reale e della pornografia circolante sul mercato come una forma di "pedagogia visuale" che, successivamente, porta i suoi fruitori al desiderio di "applicare" in corpore vili quanto hanno visto.
E, dunque, non ultima applicazione tra i nuovi format della prostituzione contemporanea - per chiudere il cerchio - quella di noleggiare le donne a pagamento per realizzare dei filmati hard (da protagonisti, con la compiacenza di un terzo che fa le riprese oppure in stile gonzo, cioè in soggettiva) da inserire succevamente in youporn, redporn o similari siti web.
Tutto ciò porta alla convalida di quanto sostenuto dal noto psichiatra e psicoterapeuta americano Stoller che, in sua opera tardiva "Il porno" (Feltrinelli), sostenne che i pornoattori (e attrici) posseggono una naturale componente esibizionistica che li porta a vivere con intimo piacere ciò che fanno, esponendosi allo sguardo altrui e che tale esibizionismo si incontra complementarmente con il piacere scopofilo dello spettatore, ma in ruoli plastici e dinamicamente mutevoli, nel senso che chi è spettatore di una performance sessuale (in pellicola o dal vivo o in situazioni di scambismo e promiscuità in luoghi dedicati a questo), sarà successivamente un performante.
Le escort rappresentano in questo range prospettato da Palmisano, con il supporto cogente delle sue interviste, una sorta di "normalizzazione" della prostituzione - come su un altro terreno - lo sono le pornostar (e i pornoattori).
In entrambi i casi il sesso a pagamento si fa sempre più vicino ad una forma di servizio reso, ad una tipologia di intrattenimento, a un oggetto di neo-consumo che come come tutti gli oggetti circolanti sul mercato ha un suo valore e può essere pagato, barattato, scambiato.
Il volume è preceduto da una prefazione di Omar Calabrese e seguito da un saggio di Christian Caliandro, dal titolo "L'immagine-corpo della donna nell'Italia contemporanea".
Il volume è stato presentato a Palermo, lo scorso giugno (5 giugno 2011), inoccasione della manifestazione Una Marina di Libri, dedicata interamente alle piccole case editrici.

Dalla quarta di copertina. Questo volume è innanzitutto un lavoro di inchiesta, nel quale cinquantacinque protagonisti raccontano le vicende della prostituzione, delle escort, delle donne di strada, dei clienti e dei "papponi", dei debiti, della droga, dello stupro e delle mancate redenzioni. Nel vorticare delle testimonianze dirette, crude e crudeli, senza pregiudizi, prende corpo il colore delle voci di strada, in un territorio che è al confine tra il quotidiano e lo straordinario. Il volume è arricchito da un saggio di Christian Caliandro, dalla prefazione di Omar Calabrese e dai disegni di Chiara Dellerba.

Leonardo Palmisano, sociologo ed etnografo, assegnista di di ricerca, è autore di numerose inchieste e pubblicazioni, tra le quali "Quale laicità nella scuola italiana? (2009) e il romanzo "Trentaquattro" (2010). Si è formato lavorando sul traffico dei migranti dal Nord Africa, sviluppando inchieste sul campo apparse su "Il Manifesto". Collabora con la cattedra di Sociologia della della Facoltà di Lettere dell'Università di Bari e, come consulente, con la CGIL Puglia.

 

Leonardo Palmisano, La città del sesso. Dominazioni e prostituzioni fra immagine e corpo, CaratteriMobili Editore (Collana: Formiche Elettriche)

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14 novembre 2011 1 14 /11 /novembre /2011 12:03

DSC07397.JPGI Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) rappresentano uno standard minimo nel Walfare, al di sotto dei quali non si dovrebbe mai andare: eppure in molte regioni italiane aaalo stato attuale, per inapiendenze e per tagli alla spesa pubblica si è largamente al disotto di tali standard.

Salvatore Crispi, Responsabile del Coordinamento H per i diritti delle persone con disabilità nella Regione SicilianaIn illustra nel seguente articolo di approfondimento lo stato dell'arte dei LEA e esamina le possibili soluzioni.

In varie parti d’Italia si stanno svolgendo delle iniziative per favorire la raccolta delle firme per la “Petizione Popolare Nazionale”, lanciata da numerose Organizzazioni, per sollecitare il Parlamento ad assumere i provvedimenti necessari per mettere a disposizione delle Regioni, delle Aziende Sanitarie locali e dei Comuni, le risorse economiche indispensabili per l’attuazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) sia in ambito sanitario, sia in ambito sociale.

Questa Petizione Popolare Nazionale, che ha come prima ispiratrice e coordinatrice della Segreteria la Fondazione di Promozione Sociale di Torino, rappresenta, perciò, un ulteriore strumento di pressione sul Parlamento Nazionale e su altre Istituzioni , affinché i diritti delle persone fragili, costituzionalmente garantiti, siano rispettati.

La completa copertura finanziaria delle prestazioni domiciliari - semiresidenziali e residenziali - riguardanti le persone con handicap invalidanti, quali gli anziani, i malati cronici non autosufficienti, i soggetti colpiti dal morbo di Alzheimer o da altre forme di demenza senile e i pazienti psichiatrici, è essenziale per offrire alle persone non autosufficienti e con difficoltà il sostegno che è costituzionalmente loro garantito.

Anche in presenza della grave crisi finanziaria di questi giorni i servizi alle persone disabili e fragili devono essere assicurati, come - del resto - recitano le sentenze, le promulgazioni ed i pareri emersi da Organi dello Stato. Basti pensare soltanto - per fare un esempio - alla sentenza della Corte Costituzionale n. 80 del 2009 in materia scolastica per l’assegnazione dei docenti specializzati, che non possono essere ridotti negli organici delle scuole, anche in presenza di crisi finanziarie e di liquidità o alle numerose sentenze dei Tribunali Amministrativi Regionali (TAR), sempre sulla stessa materia.

E si pensi anche al disegno legge-delega della riforma fiscale e assistenziale presentato nell’estate scorsa dal Governo e dal Parlamento per il quale la Commissione Finanze della Camera dei Deputati ha chiesto un parere preventivo alla Corte dei Conti. Questo altro Organismo della Magistratura contabile dello Stato tra le altre cose ha affermato che, nella spesa sociale, ci sarebbe ben poco risparmiare, poiché le persone beneficiarie di sostegni economici e/o di servizio non possono essere eliminate e quindi ci sarebbero poi esborsi non controllati da altri rivoli.

In ogni caso - afferma sempre la Corte dei Conti - i risparmi non sarebbero consistenti e, comunque, l’erogazione monetaria deve essere sempre compensata e sostituita da un’offerta di servizi adeguata ed uniformemente distribuita sul territorio; di conseguenza, i risparmi ipoteticamente conseguiti dall’erogazione monetaria devono essere in larga parte controbilanciati per assicurare servizi adeguati sul territorio, anche per essere pronti a rispondere al fenomeno crescente delle persone non autosufficienti.

Di fatto, la Corte dei Conti ha bocciato il disegno di legge delega della riforma fiscale ed assistenziale perché denuncia la pericolosità d'un approccio al sociale puramente contabile senza tenere in alcun conto le esigenze delle persone.

Uno dei referenti in Sicilia per la raccolte delle firme per questa petizione popolare è il Coordinamento H fra le Associazioni che tutelano i diritti delle persone con disabilità nella Regione Siciliana - Onlus che si sta adoperando con estrema convinzione con le Associazioni e anche  con le persone ad esso non aderenti, poiché è fondamentale che con l’attivazione delle disposizioni normative che garantiscono i diritti delle persone fragili siano ben individuati i livelli essenziali di assistenza e ci sia, quindi, per essi un’adeguata e continua copertura finanziaria.

È un obbligo civico, quindi, per le persone con disabilità, le loro Associazioni e tutti i cittadini che si sentono e sono protagonisti della società italiana, capaci anche di indirizzare le scelte delle Istituzioni, non solo politiche, firmare questa Petizione Popolare Nazionale, indirizzata al Parlamento Nazionale affinché ci siano linee guida e strumenti occorrenti alle Regioni ed alle Istituzioni Locali per l’attuazione dei Livelli Essenziali di Assistenza. sia in ambito sanitario sia in ambito sociale.  

 

Salvatore Crispi

Responsabile del Coordinamento H per i diritti delle persone con disabilità nella Regione Siciliana - Onlus

 

Foto di Maurizio Crispi

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30 agosto 2011 2 30 /08 /agosto /2011 17:09

Eventi-4423.JPGLa fine del Ramadan di quest'anno è stata stabilita per il 30 agosto, con il comparire del pimo sottilissimo spichio della luna nuova.

E, come consuetudine a Palermo, in mancanza di una Moschea di capacità tali da accogliere tutti i fedeli, i musulmani che vivono in città si sono raccolti in una grande adunanza nello spazio della Villa a mare al Foro Italico Umberto I, proprio davanti al Sant'Erasmo.

La fine del Ramadan è una festa per tutti: lo si vede dai volti gioiosi, dai sorrisi, dagli abiti di festa che vanno dalle ampie, immacolate, jellabah alle tuniche e agli eleganti camicioni di seta o altri morbidi tessuti più tipici dei musulmani dell'Estremo Oriente, dagli zucchetti e dai fez bianchi, sino agli abiti colorati sontuosamente indossati dalle donne.

Lo si vede anche nel movimento percebile come una vibrazione lungo tutte le strade che portano verso il Foro Italico, percorse a piedi da gruppetti animati nel loro abito cerimoniale, che si affrettano a piedi, in motorino, in bici e che convergono verso il punto della preghiera, molti portando con sé anche i tappeti da preghieri, quelli su cui siederenno e poi si prosteranno.

Lo si percepisce nella presenza di tanti bambini e ragazzini di tutte le età, festanti eppure anche loro rispettosi del rituale.

Eventi 4355Ci si fanno gli auguri, perchè un arduo periodo di aderenza rituale alla propria fede, motivato non da regole esterne, ma dal rapporto diretto ed individuale che ciascuno alimenta con Dio, è finito e perchè, dopo la preghiera collettiva, si potrà intraprendere un nuovo periodo sino al prossimo Ramadan.

E' un colpo d'occhio vedere riunite assieme tante persone di tante etnie diverse, gomito a gomito, stipate fitte, ma unite da una stessa fede.

Si ha la sensazione che, ancor più che il Cristianesimo o il Cattolicesimo, l'Islam unisca i popoli in un unico grande afflato supportato dalla fede e dalla comunanza della preghiera.

Quest'anno, a differenza dell'anno precedente, la cerimonia è stata molto più solenne e più lunga.

Eventi 4434Prima ci sono stati dei discorsi per perorare la raccolta di fondi per la Moschea, poi la lunga recitazione di versetti coranici intercalati con le formule devozionali rituali per introdurre i fedeli ad una dimensione estatica della mente e, infine, la preghiera vera e propria con gli inchini e le prostrazioni.

Le donne, in numero inferiore, si erano erano raccolte in posizione arretrata dietro un recinto delimitato da foglie di rete verde fitta che consentiva loro di seguire la cerimonia e di udirla, senza essere viste e senza causare distrazione: non una segregazione, ma una protezione.

Sono rimasto davvero emozionato davanti alla preghiera collettiva per festeggiare (e santificare) la fine del Ramadan.
Credo che questo modo di pregare, così globale ed intenso, sia estraneo agli Occidentali la cui religiosità è stata inquinata da un eccesso di formalismo. Qualcosa di analogo, nella sua intensa e nella compartecizione così globale di corpo e mente forse la possiamo Eventi 4430ritrovare soltanto nella preghiera dei Cristiani Ortodossi e nel modo di approcciarci alla preghiera di certi ordini monastici.
Dovremmo essere capaci di tornare alle origini dei grandi monoteismi e ritrovarci nella profonda verità che dio, al di là dei nomi, è uno per tutti.
Tutti dovrebbero aver modo di assistere a questi momenti di preghiera per sentirsi presi da un intenso afflato, una tensione che dalla terra ascende verso il trascendente, un enorme ed intensdo movimento energetico attività dalla preghiera individuale che, pur mantenendo la sua singolarità, si fa collettiva, come è dato anhe dall'esperienza del massimo ravvcinamento dei corpi. Tante voci che salgono all'unisono in un'unica vibrazione con il filo conduttore dei versetti pronunciati dall'Imam, tanti corpi strettamente stipati, che però si trasformano in un'unica preghiera che con forza ascende verso il cielo ed in un corpo unico che sprigiona un intenso campo di energia.
Per pregare così intensamente, come ho visto fare, bisogna entrare in qualche misura in uno stato estatico della mente e, se si è presenti, non si può rimanere indifferenti al potente movimento energetico che si percepisce, come un'ascesa mistica verso l'alto.

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3 agosto 2011 3 03 /08 /agosto /2011 17:55

DSC04812.JPGUno spazio attrezzato per le persone con disabilità é stato inaugurato il 20/07/2011 nella spiaggia di Mondello, a Palermo.

La realizzazione di questo spazio è stata curata dal Settore Attività Sociali Unità Operativa Assistenza ai Disabili (ex Ufficio H) del Comune di Palermo, dall’Assessorato alle Attività Sociali e alle Politiche Giovanili dello stesso Comune di Palermo, dall’Istituto Nazionale per l’Assistenza degli Infortunati sul Lavoro (INAIL.), dalla Federazione Italiana Nuoto Paralimpico (FINP) e da “L’Ombelico del Mondo”.

Le attrezzature consistono in una pista di legno che permette di raggiungere il mare con le carrozzine, in carrozzine particolarmente adattate per consentire una sicura discesa in acqua, in carrozzine-sdraio che possono essere utilizzate gratuitamente.

Il trasporto viene curato, su prenotazione, dai mezzi del Comune di Palermo che vengono utilizzati durante l’anno per le terapie e per garantire la frequenza scolastica.

All’inaugurazione hanno partecipato: il direttore e le assistenti sociali dell’Inail, il componente la segreteria dell’Assessore alle Attività Sociali e alle Politiche Giovanili del Comune di Palermo che, impegnato in altri ambiti istituzionali, non è potuto intervenire di persona, il dirigente dell’Unità Operativa Assistenza Disabili (ex Ufficio H), il Dirigente della F.I.N.P. ed del Comitato Italiano Paralimpico - Regione Siciliana.

DSC04820Questo spazio è stato dedicato ad una persona disabile, Luigi Corradi, scomparso di recente e che, nonostante le sue gravi difficoltà motorie, ha dedicato buona parte della sua vita a tutelare i diritti delle stesse persone con disabilità ed per consentire loro di fruire anche del loro tempo libero in condizioni di tranquillità e di mobilità sufficientemente accettabili, in ambienti, quindi, privi di barriere architettoniche.

L’iniziativa, oltre ad essere stata realizzata in maniera organica, è la dimostrazione di come le sinergia tra le diverse Istituzioni ed anche con il mondo associativo e del Terzo Settore in genere, può permettere la realizzazione di ambienti possibili a tutti, positivi del campo sociale e della fruizione del tempo libero, che consente a parsone, già provate per le disabilità da cui sono affette, di poter godere alcuni momenti di svago.


Targa.JPG

 

Salvatore Crispi

Responsabile del Coordinamento H per i diritti delle persone con disabilitànella Regione Siciliana - Onlus

 

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14 luglio 2011 4 14 /07 /luglio /2011 19:16

guardiacostiera.jpg(Salvatore Crispi) Il 23 giugno 2011 gli assistiti dalle Associazioni “Futuro Semplice” e.”Famiglie di Disabili (A.fa.di.)” hanno visitato i locali della Capitaneria di Porto - Guardia Costiera di Palermo.

La visita organizzata dal Coordinamento H fra le Associazioni che tutelano i diritti delle persone con disabilità nella Regione Siciliana - Onlus e dalla stessa Capitaneria di Porto – Guardia Costiera ha permesso di offrire a queste persone assistite, affette, soprattutto, da sindrome di down, da disturbi intellettivi e relazionali e da autismo, con anche una non indifferente difficoltà motoria e di orientamento spazio-temporale.  

Inizialmente, si era pensato di ospitare queste persone su una motovedetta ed effettuare una piccola crociera nel Golfo di Palermo, ma, considerate, le difficoltà che molte dei visitatori/ospiti avrebbero incontrato a causa dei loro deficit motori, si è preferito, anche per ragioni di sicurezza, ospitare e far visitare i locali della stessa Capitaneria e organizzare la visione di alcuni filmati sulle attività della Capitaneria, sulle simulazioni/esercitazioni in emergenza e su alcune operazioni di salvataggio.

È stata, in ogni caso, una mattinata molto intensa che ha permesso a queste persone, grazie anche alla disponibilità degli Ufficiali della Capitaneria di Porto, di osservare da vicino le attività di un luogo così importante per l’organizzazione, in  sicurezza, della vita civile di tutti noi.

 

Salvatore Crispi, Responsabile del Coordinamento H

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7 luglio 2011 4 07 /07 /luglio /2011 08:54

DSC04367.JPG(Salvatore Crispi) A Palazzo delle Aquile, storica sede del Muncipio di Palermo, si è svolto il 28 giugno 2011 un convegno sulle tematiche dell'inserimento lavorativo delle persone con disabilità (Per un futuro ai disabili. Inserimento al lavoro e promozione della loro esperienza lavorativa), promosso tra gli altri dall'Associazione "Cantiere delle Idee".

A contorno del confronto di idee tra i partecipanti con il conforto degli importanti interventi di Gioacchino Lavanco (Università di Palermo) e di Maria Piccione, sono stati esposti al pubblico numerosi disegni e manufatti in ceramica e altri materiali, realizzati da persone con disabilità di cui si occupa l'Associazione "Cantiere delle Idee”, di cui è presidente Giusi Loredana Lonero (anche lei intervenuta con una sua breve relazione).

Paesaggi bucolici, con vivaci cromatismi, prati verdi, ambienti di vita, soggetti umani stilizzati raffiguranti nuclei familiari o gruppi di amici con i quali si è in sintonia o con i quali si vuole sviluppare un rapporto particolarmente affettuoso sono gli elementi che caratterizzano i lavori esposti in occasione di questo evento.

Certamente, gli oggetti esposti non raggiungono vette di eminenza artistica  rimangono espressione di un artigianato in embrione sapientemente guidato, tanto più pregevole se si considera che gli artigiani sono soggetti disabili. Nè tanto meno è possibile riscontrare l'afflato della grande opera pittorica, ma cionondimeno si tratta di quadretti che parlano direttamente al cuore, con toni un po' naif e sostanzialmente genuini.

L'alestimento espositivo è stato un importante tassello del percorso di vita di questi soggetti disabili, di età diverse e portatori di patologie diverse, ede anche un riconoscimento dell'importanza dell'attività creativa che sono stati chiamati a svolgere.

Infatti, gli autori di queste opere sono portatori di disabilità psichiche (come, ad esempio, disturbi intellettivi e relazionali, oppure Sindrome di Down, Autismo) oppure sono affetti da malattie rare che, molto spesso, oltre a dismorfismi e a disabilità fisiche, includono anche quadri mutevoli e poliformi di disabilità psichiche.

Il valore delle opere esposte è dunque, proprio per questi motivi, incommensurabile rispetto ad altre che potrebbero essere partorite da una rassicurante "normalità", anche per il potenziale espressivo che veicolano e che rendono visivamente comprensibile.

La tensione alla "liberazione", per avvicinarsi ad una possibile "normalità", che queste persone esprimono nei loro manufatti (disegni e oggettistica varia) è l'esempio emblematico di come l'espressione pittorica e la manipolazione creativa di materiali diversi possa esaltare potenzialità espressive e di vita, che spesso proprio a causa della disabilità e del dover vivere in ambienti relazionali non facilitanti rimangono  mortificate ed in ombra (o comunque non ricevono alcuno stimolo efficace ad un loro sviluppo) o non vengono recepite a causa di diversa allocazione dei portatori di disabilità in un differente ritmo spazio-temporale che è certamente diverso e non sovrapponibile - purtroppo - rispetto a quello in cui vivono immersi i cosiddetti "normodotati".

In ogni caso, le produzioni "artistiche" di questi soggetti con disabilità gravi e complesse che toccano la sfera psico-motoria ed espressiva-relazionale hanno il valore profondo di strumento di comunicazione e di apertura verso il mondo nella sua globalità, con l'arricchimento di messaggi subconsci (ed interpretabili) come del resto sono le manifestazioni creative (disegni e quant'altro) prodotte dalla fascia della popolazione infantile cosiddetta "normodotata".

Quando ci si muove nell'area complessa delle disabilità, anche per questi motivi, assume un particolare valore la possibilità che i soggetti riconducibili a questo "campo" abbiano piene opportunità di usufruire del patrimonio artistico, culturale e monumentale di cui è ricca la città o il contesto in cui vivono.

Facilitare l'accesso ai disabili a tutti i luoghi in cui vi siano espressioni del patrimonio artistico e culturale del loro contesto significa contribuire alla crescita della loro sensibilità: è di conseguenza importante che tutti i siti museali e culturali vengano attrezzati con percorsi "agevolati", eliminando per quanto è possibile le cosiddette barriere architettoniche, ma soprattutto le barriere sociali e culturali che scaturiscono dal fatto che si tende a considerare il disabile una persona diversa eventualmente da "integrare", lasciando immutati vertici di osservazione e modi di operare: di fatto impendendo al disabile di essere "normalizzato", di essere incluso in altri termini nel tessuto relazionale e sociale in quanto persona "normale" con capacità diverse e diverse modalità espressive.

Le condizioni di vita di ogni soggetto con disabilità, più o meno grave, più o meno difficile, sono certamente esaltate dalla possibilità di potere usufruire di momenti di svago o di rilassatezza, che possono scaturire o dall'avere agio di partecipare ad attività creative in cui il giudizio su ciò che viene prodotto non è appannato dagli "occhialacci" di legno della "normalità" oppure dalla possibilità di confrontarsi con le manifestazioni artistiche da altri espresse nel corso della storia (nelle opere d'arte e in quelle architettonico-monumentali).

Infatti, la persona disabile, attraverso l'esposizione ai valori della cultura e dell'arte, il disabile può affrontare meglio le difficili condizioni in cui si trova e può guardare con occhio più distaccato, ma sempre vigile e attento, le vicende sanitarie e scolastiche che , a volte, ben più del loro handicap (fisico o psichico che sia) portano, assieme ai loro familiari ad un'emarginazione e a modalità di vita di scarsa qualità.

 

Salvatore Crispi, Responsabile del Coordinamento H Onlus

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6 giugno 2011 1 06 /06 /giugno /2011 10:45

disabileSeguono le considerazioni di Salvatore Crispi, responsabile del Coordinamento H per la tutela dei diritti delle persone con disabilità nella Regione Sicilia. Salvatore Crispi, traendo spunto dal primo corso di formazione professionale, svoltosi a Corleone alla fine del mese di Aprile 2011, "sul diritto antidiscriminatorio delle persone con disabilità", esamina con il consueto rigoroso approfondimento le disattenzioni persistenti sul tema della discriminazione delle persone con disabilità della Regione Sicilia, dovuta ad una carente applicazione del corpus normativo esistente, sia nazionale sia regionale.

L'iniziativa dell'Associazione Le Aquile diPalermo - Onlus è assolutamente lodevole e, soprattutto, grazie al supporto di un gruppo di avvocati, rappresenta un'ulteriore pietra miliare nel percorso - non piano e scorrevole come si potrebbe pensare - che dovrebbe portare alla sensibile riduzione delle discriminazioni di fatto nei riguardi di soggetti con disabilità che tuttora si verificano nella nostra Regione.

L'incremento della sensibilizzazione sulla tematica delle discriminazioni messe in atto contro i disabili e la formazione sul diritto antidiscriminatorio rappresentano, indubbiamente, l'attivarsi di un percorso trasformativo anche dal basso, in cui i cittadini responsabili non possono e non devono limitarsi ad attendere l'applicazione di leggi e normative da parte di ipotetici (ma non realistici) governanti ed amministratori "illuminati". Il Corso di formazione regionale è stato anche innovativo perchè ha rappresentato un ulteriore movimento teso a ridurre la crescente invadenza dell'"indifferenza" nei confronti di rilevanti tematiche sociali: per operare i cambiamenti necessari non occorrono grandi ed eclatanti azioni, ma sono sufficienti minimi cambiamenti nei comportamenti individuali, maggiore attenzione ed incremento del senso di responsabilità individuale, tenendo conto del fatto che vige sempre il principio secondo cui "rendersi conto che vengono perpetrate azioni palesemente contro le leggi e le normative o - altrettanto - rendersi conto di vistose omissioni nella loro applicazione, e non far nulla per evitare che ciò avvenga, girare la testa per non vedere, equivale a rendersi moralmente responsabili delle discriminazioni perpetrate, anche laddove ciò non assuma rilevanza penale, ma morale sicuramente sì".

La legge nazionale 67/2006 agli articoli 2 e 3 scrive,espressamente, delle attività che si devono espletare per combattere la discriminazione che, molto spesso, colpisce la persona con disabilità in aggiunta alla sue difficoltà organiche, e/o psichiche e/o intellettive. Sono molteplici gli episodi che negano, di fatto, la possibilità di avere una vita integrata nella collettività e la mortificazione di non poter espletare tutte le attività naturali per una persona cosi detta “normodotata”.

Le normative vigenti, sia nazionali sia della nostra Regione sull’area della disabilità e del sociale, a partire dal Piano triennale a favore delle persone con disabilità della Regione Siciliana, pubblicato sulla GURS del 27/01/2006 recitano che "...l’integrazione sociale delle persone deve essere prioritaria rispetto ad ogni altra condizione e deve essere messo in campo un sistema di protezione e di sostegno che, se attuato nello spirito e nella lettera, avrebbe delle importanti, positive, refluenze non solo sull’area della disabilità, ma, anche, sull’intero contesto sociale e familiare nel quale al quale vivono le stesse persone con disabilità". 

Vaticano_Contro_Diritti_dei_Disabili-copia-1.jpgPurtroppo, però, lo spirito e la lettera di queste stesse normative molto spesso non sono prese in considerazione e gli stessi testi legislativi sono disapplicati ed addirittura non sono conosciuti dalle Istituzioni che devono, invece, attuare la programmazione che deriva dalla legislazione vigente.

E' un fenomeno di mancata crescita culturale, sociale e politica che determina un progressivo degrado delle condizioni di vita delle persone con disabilità ed anche dei loro familiari, a cui mancano dei punti di riferimento certi a cui appoggiarsi per poter vivere in modo qualitativamente per lo meno accettabile, senza ulteriori disagi ed affanni.

È importante, in questo quadro, combattere le discriminazioni su fatti singoli e specifici, ma è anche fondamentale trovare un modo di chiedere per tutta l’area della disabilità, eventualmente anche per via giudiziaria, il rispetto e l’attuazione delle normative vigenti.

diversoseituLa presenza, per esempio, delle barriere architettoniche, nonostante l’ampia e puntuale legislazione specifica, porta senza dubbio, ad una discriminazione di fatto, in quanto limita la mobilità delle persone con disabilità e la possibilità - per loro - di accedere liberamente in molti edifici pubblici o aperti al pubblico.

Così come é eclatante, in questi anni, per esempio, di quanto siano state forti le riduzioni degli organici dei docenti specializzati che hanno determinato un rallentamento e provocato ulteriori disagi nel percorso che porta all’integrazione scolastica degli alunni con disabilità; per non parlare poi, sempre sul versante scolastico, della grande difficoltà che gli Enti Locali si trovano di fronte per erogare e garantire i servizi igienico-personali e specialistici.

Questi stessi servizi, che si configurano di fatto come supporto essenziale all’integrazione scolastica, sono erogati in modo non capillare e poco omogeneo sul territorio nazionale e su quello della nostra Regione,dove la condizione e l’importanza dei servizio soprattutto di assistenza specialistica, sono praticamente sconosciuti e/o strumentalmente disconosciuti.

Le numerose sentenze dei Tribunali Amministrativi Regionali (T.A.R.)a favore del ripristino dell’intero numero delle ore di sostegno e dei servizi di assistenza specialistica sono l’emblema di come le Amministrazioni Pubbliche prediligano subire sentenze giudiziarie, pagando le relative spese,piuttosto che programmare in maniera organica ed omogenea, per realizzare e rendere efficaci ed efficienti i servizi sull’area della disabilità, ma, in realtà, a beneficio dell’intera collettività.

Certamente questi fatti sono altamente discriminatori nei confronti delle persone con disabilità che, ancorché subire delle discriminazioni singole e personali, subiscono degli atti che investono negativamente tutto il loro contesto sociale di riferimento.

In realtà questi atti si possono contrastare con le azioni giudiziarie che,però, in genere, sono rivolti a fatti specifici e limitati nel tempo, ma, anche, con delle azioni del mondo associativo e, perché no, Istituzionale che favorisca una crescita culturale, sociale e politico-istituzionali che riaffermi che la programmazione, l’organizzazione, e la pianificazione degli interventi e dei servizi devono essere pensati per una società “normale” ed a misura d’uomo in cui gli interventi “speciali”, occasionali, non devono essere pensati come risorse settoriali, specifiche, bensì come un ulteriore sostegno alla “normalità possibile”.

Su questi temi è necessari, indubbiamente, svolgere delle azioni incisive perché il ricorso all’azione giudiziaria, come espressamente,voluto nello spirito e nella lettera dalla legge 67/2006 è indispensabile per superare determinati fatti che incidono, sia sulla vita della singola persona con disabilità, sia sulla collettività; ma è anche fondamentale avviare un processo di crescita civile, culturale, sociale e politica affinché vengano messe a sistema la normativa, gli indirizzi e la programmazione che se venissero attuate concretamente nel loro spirito e nella loro lettera potrebbero contribuire ad eliminare, e/o attenuare, gli atti discriminatori che, per indolenza, superficialità supponenza e/o ignoranza legislativa vengono rivolti alle persone con disabilità anche dal punto di vista amministrativo da parte delle stesse Istituzioni nazionali e locali.

Questi argomenti sono stati trattati ampiamente nel 1^ corso di formazione professionale nella Regione Siciliana sul diritto antidiscriminatorio delle persone con disabilità, svoltosi a Corleone, alla fine di Aprile 2011.

L’evento formativo è stato organizzato dall’Associazione Sportiva e Culturale “Le Aquile di Palermo”, dall’ordine gli Avvocati di Termini Imerese, dall’Associazione Forense del Corleonese “G. Milone, col patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Corleone.

L’avvocato Di Giglia, Presidente dell’Associazione “Le Aquile di  Palermo, ha svolto un’appassionata relazione introduttiva, nella quale si è evidenziato che l’azione giudiziaria molto spesso è indispensabile per fare rispettare i diritti delle persone con disabilità e per riaffermare che la “diversità” e la “disabilità” sono tra gli elementi fondamentali della “normalità”.

Gli avvocati Gaetano De Luca (legale della Lega per i diritti degli handicappati di Milano (L.E.D.H.A.), affiliata alla Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) l’avvocato Angelo Marra hanno evidenziato come, soprattutto in Italia, è indispensabile lo strumento della legge 67/2006 per la tutela dei diritti ed hanno riportato alcune esperienze delle loro azioni legali sul tema.

Inoltre l’avvocato Di Giglia ha presentato l’Ufficio Nazionale del Garante della persona con disabilità che verrà codificato e formalizzato nelle prossime settimane.

Tra le Associazioni, in Sicilia, legittimate ad agire in presenza di atti discriminatori contro la persona con disabilità vi è il Coordinamento H fra le Associazioni che tutelano i diritti delle persone con disabilità nella Regione Siciliana – Onlus che - nel corso di questo evento, organizzato il 30 aprile 2011 - ha dimostrato enorme interesse alle problematiche trattate e s'è dichiarato comunque disponibile ad ogni azione utile per riaffermare che il diritto della persona è  fondamentale in una nazione - come è la nostra Italia - che ama definirsi “civile”.    

 

Salvatore Crispi
Responsabile del Coordinamento H per i diritti delle persone con disabilità nella Regione Siciliana - Onlus

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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