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23 aprile 2013 2 23 /04 /aprile /2013 12:00

Magnolie e carnotauriSpesso quando mio figlio era piccolo, a partire da piccoli eventi o da banali osservazioni nella realtà che ci circondava, gli raccontavo una piccola storia.
A volte la storia, a partire da un piccolo incipit assumeva il carattere di un dialogo e quindi si sviluppava secondo direzioni inattese.
Eravamo sempre molto interessati alle grandi magnolie che contornano possenti la strada che intereseca via Lombardia e che si chiama appunto "Viale delle magnolie", un tempo viale d'accesso ad una villa patrizia oggi scomparsa perchè inghiottita dal cemento dell'espansione urbanistica nord di Palermo.
Sulle magnolie con quelle radici pensili che uno facilmente poteva immaginare come tentacolari e voraci c'erano sempre molte storie da raccontare.
Queste storie spesso le trascrivevo quando erano ancora fresche nella mia mente e a volte le spedivo per lettera a Franceschino, sperando che qualcuno gliele leggesse o che a distanza di tempo se le ritrovasse come un piccolo lascito della memoria.
Magnolie e carnotauriMa, purtroppo, la maggior parte degli scritti - a lui trasmessi per posta - sono scomparsi in occasione di una "purga", motivata dall'esigenza di un generale rinnovamento della stanza di Franci, decretata da sua madre; e molte di quelle cose "da sbarazzare" mi sono state recapitate al mio domicilio, perchè io decidessi se conservarle o buttarle (perchè obsolete).
Ecco, io credo che in questo campo niente possa veramente andare incontro ad obsolescenza.
Tutto può rimanere molto vivo e palpitante, come espressione della volontà di preservare la memoria dei nostri anni passati e come strumento di una possibile (e umanamente desiderabile) proiezione nel futuro.
Stranamente, è venuto fuori che una storia è sopravvissuta alla purga omnia.
Franci mi ha rivelato di avere trovato un foglio in formato A4, ripiegato in quattro, come se fosse stato contenuto dentro una normale busta da lettera.
Franci mi ha portato il foglio per farmici dare un'occhiata, visto che io non riuscivo più a ritrovare il file da nessuna parte.
Ed ecco qua il piccolo dialogo daltitolo "Magnolie e Carnotauri", datato 9 giugno 2003.

 

 

 

 

 


 

Magnolie e carnotauri

Magnolie e carnotauriCi sono dei graffi sull'asfalto, delle profonde ed irregolari incisioni che sembrano essere state fatte da artigli giganteschi.

Cosa sono questi segni, papà?

Da qui sono passati i terribili carnotauri e questi sono i segni lasciati dalle loro  unghie. Vengono di notte, quando nessuno li può vedere, entrano nel giardino di questa casa e stanno a spiare cosa accade, sbirciando dalle finestre del terzo piano.


Perchè si mettono a guardare proprio attraverso le finestre del terzo piano, papà?


Perchè i carotauri sono troppo alti per guardare attraverso le finestre del primo o del secondo piano. Per farlo dovrebbero metttersi sdraiatia pancia sotto e non starebbero comodi.


E le magnolie, cosa fanno le magnolie?


Le magnolie sorvegliano la strada. Stanno lì con le loro radici pensili, pronte a bloccare i carnotauri che si avvicinano troppo alla nostra via.

L'albero orecchio all'angolo del viale delle magnolie, con il suo gigantesco orecchio fa da sentinella. E non appena si accorge dei passi pesaanti dei carnotauri in avvcinamento (che fanno così: Tum! TUM TUM!) mette sull'avviso tutte le altre magnolie che predispongono le loro radici come lazi per catturarli ed avvilupparli. Ma questa faccenda dei carnotauri che vengono di notte non la sa nessuni. E su di essa bisogna assolutamente mantenere il segreto. Se no, le magnolie non ci proteggeranno più dalle incursioni degli intrusi.

 

 

 


 

Magnolie e carnotauri

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20 marzo 2013 3 20 /03 /marzo /2013 01:59

S'arrifriddò 'a cucuzzeddaStiamo camminando con mio figlio attorno alle 23.00 del 18 marzo (ieri), fa freddino, umido più che altro, dopo una giornata sciroccosa.
Mentre passiamo dalle parti di Torre Sperlinga vediamo uno che cammina.o un po' barcollando e parlando tra sé e sé ad alta voce.
in sostanza, detto in termini non tecnici, è uno un po' picchiatello e, se non è un picchiatello, è rincoglionito.
Da lontano ci guarda e dice: "S'arrifriddò 'a cucuzzedda".
Io lo guardo, perché ho l'impressione che ci voglia dire qualcosa e lui, avvicinandosi di qualche metro, ripete la stessa frase "S'arrifriddò 'a cucuzzedda"..., rimanendo in attesa di un'interlocuzione per questa cosa tanto importante che ci aveva comunicato: che del resto è pronunxiata come un assoluto, un vaticinio, un qualcosa di irrevocabile e defintivo già accaduto e non più modificabile.
Dopo la seconda ripetizione, segue un silenzio, gravido di sottintesi... di fronte alla fatidica e arcana significatività del suo dire.
"Vabbé, è proprio fuori di testa!"... è la nostra conclusione: un non detto in realtà, ma basta lo sguardo eloquente che ci scambiamo.
E lo lasciamo andare per la sua strada senza più dare importanza al suo fraseggiare.

Ma cosa voleva dire l'omettino? 
Forse che gli si era raffreddata la testa, visto che lui era senza cappello e aveva la testa contornata da una abbondante massa di capelli bianchi, alquanto stopposi e, probabilmente, da molto tempo non lavati...
Io, invece, avevo un berrettino di lana ben calzato sulla cucuzza, mentre Franci, per ripararsi il capo - ovverossia la sua cucuzza - si era messo il cappuccio della bomber.
Forse, il tizio voleva dirci che, siccome avevamo entrambi il capo coperto, era perché a noi, s'era raffreddata la cucuzza, ovvero la "cucuzzedda".
Vallo a capire...
Una tipica comunicazione trasversale ed enigmatica di uno in una condizione quanto meno al limite, per non dire di più.

"S'arrifriddò 'a cucuzzedda"

La frase mi è piaciuta e, indubbiamente, me la ricorderò.
E al signore, un po' picchiatello, ma sostanzialmente innocuo, che con tanta enfasi l'ha pronunciata, non posso che dire grazie, per avermi regalato questa piccola chicca destinata a rimanere memorabile.

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15 marzo 2013 5 15 /03 /marzo /2013 21:29
Cani e padroni di cani... Una sventura che mi porta alla reminiscenza
Quando mio figlio era piccolo e viaggiavamo in auto, ascoltavamo spesso una canzone inclusa nell'album Ciccipùt di Elio e le Storie Tese, indubbiamente una delle più riuscite dell'album per la sua genialità e per la sua capacità di deridere e fare sberleffi... e ci divertivamo e ridevamo alla grande...

Oggi mi sono imbattuto nello stesso incidente adombrato in quella canzone, mentre stavo per entrare al Punto Einaudi di Palermo e ho appunto pestato una "merda di cane"..., avvertendo sotto il piede una viscida sensazione di scivolosità e di appicicume.
"Merda!"  - ho imprecato ad alta voce. Quando ci vuole, ci vuole.
E, in questo caso, ho decisamente usato la parola più appropriata


A nulla è valso un ripetuto strofinamento della suola della scarpa sul marciapiedi e la sua ripetuta immersione in una provvidenziale pozza d'acqua, fresca dalla pioggia del giorno.

La sozzura - ahimé - rimaneva inestricabilmente attaccata alle filettature della suola...

Cani e padroni di cani... Una sventura che mi porta alla reminiscenzaE, naturalmente mi sono guardato bene dal fare ricorso al famoso "bastoncino" del ghiacciolo.
Vallo a trovare in questa stagione, del resto!

Francesco Passarello, titolare del Punto Einaudi, mi ha detto: "Qui tu non entri!" (come a dire: Pattti chiari ed amicizia lunga...).
Ed io: "Come faccio? Io voglio entrare. Non puoi farmi rimanere fuori!"


"No, fa Francesco, assolutamente no. Non se ne parla nemmeno!".

Gli ho detto allora: "Hai un sacchetto di plastica?"

"Sì", mi fa lui.

"Bene, allora dammelo", faccio io, imperioso.

"Perchè?"

"Dammelo e ti faccio vedere!"

Detto, fatto.
E così sono entrato al Punto Einaudi con il piede ben imbacuccato...


E naturalmente mi sono fatto immortalare...

Come non ricordare, a questo punto, la mitica canzone di Elio e Le Stoire Tese?


 


 
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15 marzo 2013 5 15 /03 /marzo /2013 08:33

Ancora a proposito di dialoghi canini... Frida ha ora un amico di penna ed intrattiene conversazioniDa qualche tempo a questa parte Frida ha trovato un amico di penna e, superate diffidenze e differenze iniziali, i due si scrivono lunghe lettere.
Ma - e questa e la cosa veramente strana - Frida scrive in ....Inglese...
Poffarbacco!
I cani sono degli esseri davvero meravigliosi e a volte ci sorprendono con la loro mente arguta.
Ci osservano e ci controllano. Forse, siamo noi Umani che, impropiamente, riteniamo di essere al centro del mondo (e del loro mondo) in una visione antropocentrica che mostra ormai dei cedimenti, ad essere in realtà in qualche misura i loro "servitori".
No, non è esattamente questa la parola che intendevo usare: la parola in sé mi pare brutta.
Nessuno "serve" nessuno, nel senso del "servilismo". ma semmai in una costante reciprocità qualcuno può essere utile a qualcun altro e fornire al tempo stesso nutrimento al mondo dei sentimenti e delle emozioni.
E, dunque, ragionando in questi termini si può essere sicuramente, in qualche misura, entità senzienti con pari diritti in una relazione di reciproco vantaggio in cui noi "serviamo" il cane e il cane con la sua presenza e con la sua compagnia ci elargisce dei vantaggi, "servendo" noi.
In passato, tanti si meravigliarono del cavallo che sapeva fare le operazioni matematiche (anche se questa prodezza si rivelò per essere un abile inganno) o di animali capaci di fini performance, ma questa del cane che sa scrivere (e quindi anche - supppongo - leggere in Inglese) non l'avevo mai sentita.
Certo, io credo che l'Inglese di Frida non sia perfetto e che sia alquanto pieno di improprietà, ma - del resto - cosa si può pretendere?
E' già meraviglioso il fatto che scriva delle lettere al suo amico di penna da poco acquisito.
Come mi sono accorto della faccenda? Semplice, accendendo il PC, mi sono accorto che era stato attivato un nuovo accesso utente, scoprendo che Frida si era un po' data da fare, mentre io dormivo. Dando così piena dimostrazione del detto che fa: "Quando il gatto dorme, i topi ballano".



Ancora a proposito di dialoghi canini... Frida ha ora un amico di penna ed intrattiene conversazioniNella lettera che segue, Frida descrive la visita dal veterinario a causa di un piccolo problema agli occhi e poi una disastrosa - ma avventurosa - gita a Mondello assieme al suo padrone (che sarei poi io).

Dear friend,
I'm quite OK with the eye... It's something... mmm ... [mumble... mumble] ... mmm ... well... I don't know well how to say it, but the vet used a very difficult word to be repeated again...
It's smething with my left eye, but not so bad...

He looked inside my eyes with a lens and a strong light ... and I was forced to keep my eyes wide openend... I was quite displeased...

Afterwards the vet and my friend (someone says he is my "father", in some way - spent a lot time talking about me and food...
In these days, I'm always hungry and would spend all the time eating... and stealing food, even dirty things on the road surface...
I dream of food, I wanto food, I lack food ... any day...
And He - my father - s always angry with me because of my persistent hunger and very, very disappointed...

Vet said that, since I'm not overweighting, I can have the permission of eating a little more... Oh, my god! Said something about my age... Yes, i'm getting a little bit older...

Wow! It was time!

So, from tomorrow I'll have some more food - and moreover it'll be a very special food! Vet let me try it: and was really good...

Then, vet put some eye drops in my eyes and we went away with a piece of paper - a prescription? Is this the wright word?

Immediately afterwards we went to the sea, to have a look at the beach with strong winds and big waves and huge clouds almost black...

And we were walking and here arrives a rush of wind and rain...
The umbrella was upside down and came to a complete crash...
We were drenched to the bones...

We rushed to the car and we went back to city...
Actually it was't a very good idea...
My dad want to take pictures everythere and at everything...
That's why he decided to go.
But I know that he likes to have a glimpse to the sea avery now and then.
I don't like water, instead, I've never sswum during all my life...
Ancora a proposito di dialoghi canini... Frida ha ora un amico di penna ed intrattiene conversazioniI prefer to feel my feet solidly grounded.

And so, it was a silly and stupid and crazy thing to do...
Weather was rainy and windy (almost stormy) and very, very cold...
Anyone else, would have decided in a different way...
But he! I would say he is a little crazy and eccentric...
I like him so much though...

I'm really glad of your writing to mereal letters...
I was getting tired - and disappointed too - no to deserve any attention from you...

I hope that will be getting more and more friend soon .

A lot of canine greetings

Frida

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14 marzo 2013 4 14 /03 /marzo /2013 12:09

Dialogo caninoCon i nostri cani, si svolgono di frequente dei dialoghi muti ed intensi.
Bastano uno sguardo o un certo movimento delle orecchie, o lo scondinzolio frenetico e gioioso, oppure la semplice postura, at attivarlo.
Come quello che segue, ad esempio, nel quale sono aggiunte - ovviamente - delle cose che non tanto sono frutto di fantasia galoppante, ma rappresentano piuttosto la misura di quanto sia umanizzato il nostro rapporto con loro: non bestie, ma persone di famiglia a tutti gli effetti.

Frida: "Allora ti decidi a portarmi a spasso? Ho bisogno di uscire... Non posso più aspettare..."
Io: "Ma sta diluviando, bella mia! Non puoi tenerterla ancora per un po'? Guarda ti ho persino aperto la finestra che dà sul balcone, così se proprio hai bisogno la fai là!"
Frida: "Non se ne parla nemmeno, se era per questo sarei andata in bagno, come mi hai insegnato a fare tempo addietro. No, io voglio uscire e voglio passeggiare!"
Io: "Anche sotto la pioggia?"
Frida: "Certamente! Caso mai mi metto l'impermeabile e il cappellino che mi hai regalato..."
Io: "Vabbé, allora andiamo..."

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7 marzo 2013 4 07 /03 /marzo /2013 19:02

Uomini e cani. Una storia di nomi che diventa anche un amarcord vintageDei miei amici stanno per prendere un cane trovatello. 
Fra pochi giorni, dopo averlo scelto, lo riceveranno a casa da un canile napoletano dove è stato per circa un anno.

Il suo nome - già assegnato - è Mario, ma i miei amci a questo punto volevano cambiargli nome... Nel loro entouràge conoscono troppi Mario e non gli sembra carino che il loro cane abbia lo stesso nome degli amici ...
Pensano che la consonanza dei nomi potrebbe ingenerare qualche confusione o essere sgradita ai più.
Allora hanno pensato di chiamarlo in una maniera leggermente diversa e sembra che abbiano optato per Mario-lino...
Un simpatico escàmotage.
Mi viene da pensare alle mie prozie (le sorelle della nonna materna) che erano molto autoritarie. 
Entrò in casa della mie prozie Irene e Natalia una giovane donna che veniva dalla Sardegna che - come si usava allora - si sarebbe occupata di fare i lavori domestici a tutto i servizi.
Era appena 17nne quando entrò in casa della prozia e si chiamava Maria.
Per il resto della sua vita visse con lei, salvo che per una parentesi di alcuni anni, in cui tornò nella sua terra nativa per sposarsi, ma poi tornò a casa della prozia assieme al marito (il cui nome era Gavino). Erano entrambi di Ittiri.
Maria, appena entrata in casa, suscitò imbarazzo nelle prozie perchè si chiamava nello stesso modo della nonna. Le due, allora, decisero d'autorità che da quel momento Maria sarebbe stata Mària (con l'accento retratto sulla "a") e così venne chiamata per il resto della sua vita.

Mària ci vide nascere, mio fratello e me.
Ci amava moltissimo, ma aveva un debole per me.

E da parte mia sopportava in silenzio ogni sorta di monelleria, salvo quando divenivano troppo plateali, e allora la prozia Irene mi inseguiva per casa, perchè - per punirmi - voleva pungermi la lingua con un ago.
Mi vengono i brividi solo a pensarci: ma era una cosa che andava di moda a quei tempi, anche nelle famiglie di buona cultura e di buon livello sociale a causa della persistenza inerziale dei cascami della cosiddetta "Pedagogia nera", teorizzata come metodo efficace di addestramento dei giovani virgulti nel corso del XIX secolo.
Uomini e cani. Una storia di nomi che diventa anche un amarcord vintageMa io sgattaiolavo sempre via, animato da un forte istinto di sopravvivenza, ed una volta, costringendola ad un rapido volteggio, la feci anche cadere.
A casa nostra invece c'era - sempre a tutto servizio - una signora già abbastanza anziana al tempo della nostra nascita e originaria di Montelepre (Palermo).
Anche lei mi adorava ed egualmente sopportava da me ogni sorta di piccoli soprusi e prevaricazioni, oltre che terrificanti monellerie, alle quali cercava sempre di rimediare.

Ma sto divagando.
Anche lei si chiamava Maria. Inaudito! Per le prozie, anche lei non poteva assolutamente mantenere lo stesso nome della nonna e, quindi, loro - d'ufficio - decisero che il suo nome sarebbe stato da lì in avanti Marietta. E così fu.
Quindi, avevamo una Mària con l'accento sulla "a" ed una Marietta.
E naturalmente c'era la nonna Maria, dal temperamento dolcissimo e, nello stesso tempo, forte e paziente, quasi cieca già quando ero piccolo a causa di una grave forma di cataratta bilaterale.
E di lei ricordo che spesso, a sera tarda, mi chiedeva di infilare per lei il filo per cucire nella cruna dell'ago.
"Fallo tu per me - mi diceva - tu che hai gli occhi buoni".
Io lo facevo e mi sentivo fiero di questo aiuto che le davo.
Ma anche qui sto divagando.
Insomma, le prozie risolsero elegantemente il problema delle omonimie, anche se - devo ammetterlo - con un piglio fortemente autoritario (che era tipico del loro modo di fare).
Io penso che non ci sia troppo da stare a sottolizzare.
in fondo, i nomi sono nomi e ciascuno ha diritto di avere il suo nome.
E se c'è consonanza, pazienza.
Io non mi offendo mica: a Villa Sperlinga, vicino casa, c'è uno che ha un Bull Dog - adesso purtroppo vecchietto e quasi inabile a camminare - che si chiama Maurizio e quando il suo padrone lo chiama non capisco mai se si rivolge a me oppure al suo cane...
Nell'incertezza, io rispondo sempre con cortesia al suo richiamo.


Quello che segue è un vecchio post che scrissi, una delle prime volte che incontrai il mio omonimo: Un celebre caso di omonimia
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14 novembre 2011 1 14 /11 /novembre /2011 15:45

DSC08230.JPG

 

Il burattino di legno voleva essere un bambino di carne e ossa. E, alla fine, il suo desiderio venne esaudito.
La rosellina di plastica era triste, perchè avrebbe voluto essere un fiore vero, ma anno dopo anno rimase di volgare plastica che con il sole e le intemperie si andava facendo vieppiù scolorita.

La incontrai un giorno, abbandonata in deliquio per terra, prostrata e malinconica

Io le ho detto: Non essere triste! Sei bella anche così e poi durerari molto più a lungo di qualsiasi fiore vero"...
E la rosellina replicò: "Non voglio vivere in eterno, voglio essere un fiore vero, anche se dovessi durare per un solo giorno. Voglio essere annusata e voglio che chi mi si avvicini possa cogliere la mia fragranza...Voglio sentire dentro di me la tensione della crescita del fiore ancora in boccio la cui linfa preme per trasformarsi in petali, stami e pistilli..."
E a questo punto la rosellina non disse altro...
Si chiuse nel silenzio triste d'un impossibile sogno...
E io non potei dire null'altro per placare la sua malinconia.
Ma prima di andar via, forse per consolarla, volli raccoglierla dal pavimento di nudo cemento dove era stata gettata con sprezzo e la deposi su di una fioriera, accanto a dei fiorellini di lantana, dall'odore pungente ed aspro.
Mi commiatai da lei: "Buona vita a te, Rosellina: magari un giorno il tuo sogno di esser vera sarà esaudito..."

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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