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14 marzo 2013 4 14 /03 /marzo /2013 11:46

Sulla strada d'inverno

 

 

 

Soffiano forti raffiche di vento
sull'autostrada,
scuotendo le auto
come il respiro di un gigante 
spazza via insignificanti fuscelli

Montagne scure
striate dell'ultima neve
di un inverno ancora cupo e freddo
che non vuol cedere il passo alla primavera

L'Eta tutto sovrasta,
coronato di nubi e fumi,
un mantello bianco di neve e ghiaccio,
e un cuore di fiamma
e roccia ardente

Un autotreno, traghettatore di morte,
sfreccia veloce,
stracarico di miti pecorelle prigioni
in viaggio
verso un crudele destino
in un silenzio carico di presagio: 
è il silenzio degli innocenti...

Il silenzio di chi sa

Questa è la strada in cui ognuno 
è spinto
verso la Fine del Mondo e nel Mistero

 

 

 

Sulla strada d'inverno

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8 marzo 2013 5 08 /03 /marzo /2013 11:32

Diario-fotografico 2955

 

 

Ogni cosa è collegata


Le strade che si intersecano

 

Le vie dei canti dipinte di tanti colori diwersi

 

Il filo di lana colorato e morbido che si distende

tra due lontananze, come un filo di Arianna

che porta alla salvezza

 

A cavallo d'un uccello fantastico,

dal piumaggio iridescente di tutte le sfumature dell'arcobaleno

un piccolo principe è arrivato sino a me,

volando da lontananze inattese

 

Ed ora si fermerà qui per un poco

a visitare la mia dimora

a riposare accanto a me, mentre scrivo e leggo

a tenermi compagnia

a dirmi con parole silenziose

e con lo sguardo sognante che rflette cieli senza nubi

che qui con me è bello

che gli piace questo posto,

ora connesso con fili colorati

e nodi inestricabili

con quell'altro luogo da cui è venuto

 

 

 

 

 

Everything's connected 
the ways 
the songlines painted of different colors
the colored woolen thread

Riding a colourful bird you came to me

& now you are staying for a while

& visiting my home

& just resting beside me while I'm writing

& saying with silent words you like the place

now connected with colorful threads

to the other one you have come from

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7 marzo 2013 4 07 /03 /marzo /2013 07:50

Luna piena a Palermo a notte inoltrata - Foto di Maurizio CrispiNotte inoltrata.
Decido di uscire con Frida a fare quattro passi.

Un'improvvisa ed inspiegabile variazione (fuori dalle categorie governate dalla razionalità e dalla logica) é ciò che ci vuole per venir  fuori dallo schema usuale a rischio di cristallizzazione  (preludio di una rovinosa rottura in mille frantumi) e fare qualcosa di imprevisto.

Stavo guardando un film in DVD ed ecco arrivare Frida che si è posizionata come  è solita fare: seduta davanti a me, guardandomi nel suo modo intenso ed eloquente (quando vuole attenzioni, qualsiasi esse siano: cibo, carezze, coccole, andar fuori a passaeggiare).
Ma sì, mi sono detto, andiamo!
Detto, fatto. L'uscita s è rivelata un incanto.

Solo io e Frida, come due vecchi compari, illuminati dalla luce giallastra dei lampioni.

Temperatura mite... e solo qualche gocciolina di pioggia che però non vuole partire con decisione, acquerugiola carica delle sabbie più fini del deserto che domani lascerà le auto sporche di strie di terra.
Non ci sono auto, non ci sono passanti, il silenzio è totale.

Le strade sono mie.  

La città è mia.  

Potrei essere l'unico sopravvissuto di una grande catastrofe che esce solo di notte, perchè di giorno la superficie della Terra è falciadiata da pericolose radiazioni che provengono dallo spazioo profondo, non più filtrate dallo strato protettivo di ozono.

 

Un sopravvissuto.
Un naufrago in un'sola deserta.
Un esploratore.

 

Cammino e cammino...

Ogni tanto sento un abbaio lontano, un cane che ulula la sua solitudine alla luna calante
Passo dalla piazzetta dei taxi di Largo Esedra e sento il parlottio smorzato di due autisti che fumando una sigaretta scambiano tra loro due chiacchiere.
Al passaggio li saluto: se si è soli nell'intero mondo dormiente, è giusto salutarsi.
I sopravvissuti o si guardano in cagnesco e si aggrediscono oppure scelgono la via della civile convivenza. Non è detto che debbano ridursi alla condizione di homo momini lupus, prefigurata da alcuni pensatori.


C'è una perfetta combinazione di equilibrio e di tensione trattenuta come in una molla che non è stata spinta ancora troppo: energia e dinamismi pronti a scaturire che sembrano riempire le mie arterie di argento vivo: sicché vorrei non dovere ritornare più a casa e trascorrere tutta la notte così, camminando da sera al mattino, on the road. camminando verso il sole che sorge dalla sua casa d'acqua e sentire la pelle lambita dal suo calore, trasformandomi poi a notte in un vagabondo delle stelle.
E poi è venuto il momento di rientrare e un istante magico è stato incamerato nella mia memoria, inciso a lettere fiammeggianti

Poi, ornato a casa, mi sentivo così eccitato del niente e del molto che in quei pochi istanti avevo vissuto che non potevo più prendere sonno.


Alla fine, sì, ho dormito, ma solo per due ore: quando ho riaperto gli occhi, mi sono stirato un po' e mi sono rimesso in piedi, come ogni giorno.
La ruota del tempo ha ripreso a girare.

Ci sono delle volte in cui tutto è meraviglioso: o meglio tutto "appare" meraviglioso, quando "everthing is ominous", ma ciò accade, perchè è cambiato il modo di rapportarsi con il mondo e c'è nell'aria il presagio di qualcosa che verrà.

E vedi stagliarsi nel cielo pulsante, la tua stella pulsante che brilla nell'intero firmamento come la cometa dei Magi, sta ad indicarmi il cammino verso il miracolo di una vita che è (ri)cominciata.
 

 

E dopo che ciò accade vedi tutto in una diversa prospettiva.
Niente è più eguale, sino alla prossima volta.

 

 

Domani, ricorre in calendario il compleanno di mia madre che, se fosse viva, avrebbe compiuto 95 anni.



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5 marzo 2013 2 05 /03 /marzo /2013 01:07

Dalla semplicità al Kaos. Annotazioni di viaggio da Castiglione del Lago a Roma AirportDevo scappare via al termine di una gara, prima che si svolgano le premiazioni.
Sono a Castiglione del Lago e il tragitto sino alla stazione è lungo. Camminare con zaino e borsa prende il suo tempo.
in più, ho proprio la schiena a pezzi per aver viaggiato epr quasi 60 km nel bagagliao di un auto per scattare le foto ai runner.

Il margine di tempo - per arrivare a prendere quel treno - non è molto grande.
I tempi sono risicatissimi.

Ho lasciato i molti amici e conoscenti, rammaricato, senza salutare nessuno ed intanto, mentre cammino alla volta dell'albergo, per recupare la mia borsa, sinché mi è possibile, continuo a scattare foto ai podisti che via via completano la gara lunga, alla spicciolata, ognuno distaccato dall'altro di alcune decine di secondi o di molti minuti.

La signora dell'Hotel - con grande gentilezza - mi offre un passaggio sino alla stazione: un favore gradito, anche perchè non è stato in alcun modo richiesto e suona come una bella manifestazione di ospitalità disinteressata.
Grazie al provvidenziale passaggio ce la faccio e riesco ad imbarcarmi sul treno.
Qui, complice l'aria surriscaldata, cado in una letargica catalessi sino a Roma Tiburtina.
Il tempo di ricompormi dal profondo sonno che tuttavia non mi ha dato riposo e sono pronto a scendere.

Dopo la quiete e lo slow time di Castiglione del Lago (e prima di Perugia), l'immersione nell'atmosfera sovreccitata e brulicante della Stazione Termini di Roma è traumatica.  

Africani, arabi e musulmani: tutti i locali attorno a Piazzale dei Cinquecento, sotto porticanti un tempo fastosi e ora sempliceemnte squallidi, sono di kebabari e di venditori di cibo orientali, alcuni in forma di fast food in declinazione islamica, senza bevande alcooliche, ma solo acqua, gassosse, coca cola, e succhi di frutta.

La Stazione Termini e i suoi dintorni sembrano una Kasbah, affollata e frenetica.

 

Atmosfera elettrica: sembra che da un momento all'altro possa accendersi il litigio o anche una zuffa...

Tutto si svolge al limite, sul filo del rasoio, in quella che mi pare essere una specie di terra di nessuno.

Totale deregulation e ciascuno in questa babele di lingue e di etnie si sente solo.

 

Ed quindi il tempo per il viaggio in un treno sovraffollato verso Fiumicino.
Genitori che rimproverano aspramente i figli piccoli, perchè ne fanno delle loro.
Papà che minacciano di prenderli a schiaffoni.
Due, uomo e donna, seduti di fronte uno all'altro, si guardano con tenerezza e sfogliano assieme il book fotografico di uno dei musei pittorici della Capitale più rinomati: si soffermano sulle riproduzioni di alcuni dipinti del Caravaggio e li commentano, rievocando momenti della loro visita.
Lei, per mettersi comoda e a suo agio aha tirato quasi del tutto i piedi dalle ballerine.
Quando scendono dal treno, la donna cinge con il suo braccio la vita di lui e camminano così pieni di affettuosa indolenza. Sembra che non ci sia fretta alcuna per loro.
Il mondo può attendere.

Giapponesi con la mascherina: sono davvero comici: proteggono se stessi dalla contaminazione o, altruisticamente, proteggono noi?

Obesi semoventi, con grosse valigie, rotolano da un lato all'altro.

Grande frenesia, e tantissimi viaggiatori che si intersecano, vociando, alcuni reduci dalla Mezza maratona RomaOstia che si è svolta la mattina con migliaia di partecipanti, chiassosi ed eccitati, caciaroni e ridanciani, cialtroni e spavaldi.

Soffro nel vedere le tante persone accanto a me con gli occhi sprofondati nel display del proprio smartphone, con le dita (o uno soltanto, a seconda dei casi) in frenetico movimento per far scorrere la pagina e per digitare commenti e messaggi.Cerco disperatamente di incrociare lo sguardo di qualcuno, ma è praticamente impossibile.
Io sono l'unico che guarda ed osserva gli altri, e - anche se in questo modo così sbilanciato - sembro essere l'unico che si interessi al mondo degli altri (ma - ahimé - nessuno se ne accorge...).
Poi, per finire e prima di sprofondare in un sonno profondo e ristoratore sull'aereo, c'è la solita ed estenuante procedura dei controlli per la sicurezza.

Si procede con lentezza snervante: bisogna rispettare una miriade di adempimenti.
Fuori il laptop, levarsi il soprabito, via sciarpe e cappelli, in alcuni - preventivamente - via anche le scarpe, specie se hanno parti in metallo facilmente riconoscibili.

Poi, finalmente, quando ti sei privato di tutto e hai ripartito i tuoi beni in differenti vaschette di plastica, ecco che arriva il momento fatidico di passare (e per fortuna che ancora non ti chiedono di spogliarti del tutto, ma io credo che, continuando così, ci si arriverà prima o poi) attraverso la porta del metal detector.

E' sempre come un terno al lotto: una volta il segnalino suona ed un'altra volta, se hai addosso le stesse cose, no.

Io, per principio, non mi sfilo mai la cintura, perchè so per esperienze precedenti che solitamente - non essendo pesantamente borchiata - non fa mai suonare il metal detector.

Quindi, per così dire, anzichè fare il pecorone che si adegua acriticamente, io ci provo sempre: per un piccolo margine innocente voglio conservare la consapevolezza che faccio di testa mia.
E questa volta la campana ha suonato per me: già mi preparavo a sfilarmi la cintura, quando il "guardiano" (l'addetto alla sicurezza), mi ha detto di tornare indietro e di levarmi le scarpe.
"Ma come? 
- ho detto io - già altre volte sono passate con questa e non hanno mai fatto squillare l'allarme!

Sono loro, sono loro - ha detto nervosamente l'addetto - lo vedo da qui.

 

E mi sono dovuto levare le scarbe, mettendo a nudo piedi sudaticci e puzzolenti dopo un giorno intero di attività e calzini intrisi di sudore...

Una cosa non esattamente edificante...

Sono passato: questa volta tutto OK!

Ho ricevuto l'approvazione e l'imprimatur dell'addetto alla sicurezza, forse avrebbe anche potuto impartirmi una benedizione...

Ho detto, raccattando le mie cose: "C'è sempre una prima volta!"

Una battuta ironica, che però è stata accolta da un gelido silenzio...

Questi addetti alla sicurezza si prendono tremendamente sul serio e senso dello humour davvero zero.

E, poi, diciamocelo queste misure della sicurezza sono una cavolata...

All'andata, si erano attività dei sospetti per un altro motivo e mi avevano detto con gravità: "Dobbiamo aprire la borsa e controllare, c'è qualcosa che non va"

Hanno tirato la zip di una certa tasca della borsa e hanno puntato il necessaire con le minime cose che mi porto in queste brevi trasferte.

L'incriminato era l'innocuo contenitore della schiuma da bagno, da 200 ml, ma pieno per metà soltanto.

"Questo non lo può portare con sé!" -  arriva puntuale l'ingiuzione del custode cerberigno e aspro.

Del resto ogni dettaglio che sfugge alla norma stabilita, fa di te un potenziale pericoloso terrorista dinamitardo e quant'altro e così devi sottoporti all'esposizione di biancheria sporca conservata nella borsa da viaggio e di calzini sfondati sull'alluce...

"Ma... - faccio io - contiene meno di 100 ml..."

 "No, la regola è che debba esserci per ogni caso un contenitore da 100 ml, massimo" - è la pronta replica che ricevo. 

"Allora lo lascio, ovvio"...

 

Fine del discorso: meglio tagliar corto con questi individui.

Ma che  sublime cavolata! - ho pensato.

 

Alcuni esperti a livello mondiale sostengono - a ragion veduta - che questo tipo di misure di sicurezza e l'intero apparato che alimentano servono a ben poco a sventare eventuali attentati, ma servono a dare l'idea che qualcosa si fa, alimentando un senso di sicurezza che rimane tuttavia solo soggettivo, fittizio e sostanzialmente aleatorio.

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21 febbraio 2013 4 21 /02 /febbraio /2013 16:55

Borseggiatore o Camminavo lungo vie cittadine sconosciute, di notte, appena illuminato dal fioco bagliore giallastro di lampioni.
Strade deserte, lungo le qualii soffiava un vento freddo che faceva rotolare qua e là carte ed involti di plastica, solevando le foglie secche in piccoli mulinelli.
Una sensazione di profonda soliitudine mi pervadeva, mentre andavo avanti, in un dedalo di viuzze in cui non mi raccapezzavo più.
La sensazione di solitudine era accresciuta dal fatto che non avevo con me lo zainetto che sempre mi porto appresso (e che è come una mia piccola casa ambulante).
Sopra indumenti invernali indossavo un pesante Bomber grigio con numerose tasche per riporre alcune cose essenziale, insolitamente fornito anche di un cappuccio per ripararmi dal freddo.
Eppure, continuavo a camminare e ad addentrarmi sempre di più in quella che assumeva l'aspetto inconfodibile di una Kasbah, priva tuttavia della consueta frenesia ed animazione che anima il cuore delle città mahgrebine.
Ad un certo punto di questo andare mi trovavo davanti ad uno stretto ponte di pietra, fatto per essere percorso esclusivamente a piedi: i suoi ingressi (anche quello all'altra estreemità, per quello che potevo vedere nel chiarore indistinto dei lampioni) erano bloccati da transenne disposte in modo tale da consentire il transito soltanto ai pedoni.
Come in trance, continuavo ad andare avanti e superavo così quelle transenne...
Ma, appena entrato nel ponte, ecco che, senza nessun preavviso, venivo assalito alle spalle.

Forse, un istante prima, ero riuscito a cogliere con la coda dell'occhio un guizzo veloce, un'ombra indistante e nient'altro.
Qualcuno mi ha bloccato le braccia con una presa invicibile a "cravatta svizzera" ed io mi  sono subito ritrovato nell'impossibilà di fare il benchè minimo movimento.
In più, avevo la sensazione di essere allimprovviso privo di forze, come paralizzato.

L'assalitore senza volto - o un suo compare - mi ha sfilato dalla tasca laterale della giacca il portafoglio.
Poi, ha mollato la presa, spingendomi in avanti.
Io, girandomi, ho tentato una collutazione per rientrare in possesso di ciò che era mio.
A questo punto, pur nel buio ho visto del mio assalitore un volto affilato, incorniciato da una barbetta caprina, facendomi l'idea che dovesse trattarsi di un essere malvagio ed infido.
Ma, di nuovo, mi sono ritrovato privo di forze, messo a terra e schiacciato dal suo peso, mentre con espressione sogghignante mi si è fatto più vicino, alitandomi in faccia.

Come in un flash, ho pensato a tutte le scomodità che avrei dovuto patire, al calvario delle denuncie e delle richieste di replica di tutti i documenti di identità e i Bancomat.
Che fare?
Ho pensato che, forse, l'unica alternativa che mi prospettava, potesse essere quella di trattare: magari offrendo soldi in cambio dei documenti. Almeno quelli, insomma.

Ma ho anche riflettuto che sarebbe stata una battaglia persa e, convinto come ero che Barbetta di capra non sarebbe stato affatto malleabile, ero sul punto di rinunciare.

A questo punto, con una sensazione di sollievo, è sopraggiunto il risveglio: lasciandomi tuttavia con una profonda ansia addosso.
Mi sono ritrovato a pensare per alcuni minuti ad un programma di azioni per rientrare in possesso di tutto ciò che mi era stato sottratto.
Il sogno - un incubo, in realtà - era stato così vivido che i suoi effetti continuavano a protrarsi anche nella veglia.
E poi,ad un certo punto, ecco sopraggiungere, l'illuminazione: "Ma no, stupido! E' stato soltanto un sogno. Tutti i tuoi documenti sono ancora al loro posto!"
E mi sono riaddormentato tranquillo.

I sogni che adombrano il pericolo concreto di una perdita della propria identità personale sono sempre i più angoscianti.

Per pura coincidenza, la mattina dopo, quando ho aperto il PC, l'Amministrazione di Facebook mi ha informato che qualcuno nel corso della notte aveva tentato di accedere al mio profilo FB (tentativo compiuto da un server di Milano).
Ho dato la conferma che non ero stato io e allora FB mi ha detto, attraverso una successiva finestra di dialogo, che era opportuno cambiare la password di accesso e ne inserissi una più sicura.


Cosa che ho fatto immediatamente.

E ancora una volta sono rimasto stupito del modo in cui le cose si incastrano inesplicabilmente l'una nell'altra

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21 febbraio 2013 4 21 /02 /febbraio /2013 09:09

Le fatalità, il Non è molto tempo che mi è capitato di imbattermi nel mio vettore temporale in un giorno di cose mancate, di coincidenze e di fatalità che spingono potentemente in una direzione quasi predestinata. 
Tutto è fatidico, ancora una volta... 
E' ciò che sempre mi ritrovo a pensare...
Fatalità e coincidenze: non saprò mai se le coincidenze mi porteranno ad una svolta esistenziale, ad un incontro decisivo, ad un novum inatteso...
E se le coincidenze in un percorso fatale fatto di cambi di rotta e di nuove linee esistenziali che si aprono a partire da quel bivio, ti portano ad imbatterti in un baule abbandonato, ancora intatto e con il lucchetto chusio, che facilmente puoi immaginare pieno di tesori, o ti portano ad incontrare un libro buttato per terra che il vento ha aperto ad una certa pagina e non ad un'altra (e tu avidamente leggi quelle parole e comprendi che sono rivolte esattamente a te), oppure ad incrociare la tua via con quella di una donna di cui sino ad un attimo prima ignoravi l'esistenza e che altrimenti non avresti mai incontrato, non fa differenza alcuna...
E' la combinazione di fatalità, di atti mancati, ma anche di libero arbitrio che ti portano a questo incontro e non ad un altro. Certo è che, come quelle coincidenze ti fanno assaporare il vento delle novità, così altre coincidenze ti possono distogliere e portare lontano in altre direzioni inattese e meno favorevoli.
Le fatalità, il Il destino ti tira da tutte le parti ... sei come un naufrago che le correnti trascinano verso un'isola agognata e che quando sta per toccare riva da un vento improvviso viene nuovamente allontanato verso il mare aperto.
Ma, in ogni caso, si tratta di eventi che imprimono una movimentazione alla tua vita e che introducono dinamismi ed importi energetici inattesi, proprio metri stavi vivendo un momento di stanca e di disillusione


Se sabato non avessi decisi di mettere in funzione il carrellino per trasportare il cane con la bici...

Se non avessi verificato che il perno della ruota non andava bene così com'era... 

Se non fossi uscito con la bici per fare montare al meccanico un perno più stabile, se il biciclettaio non mi avesse detto che la bici gliela dovevo lasciare per poi passare a ritirarla lunedì...

Se non avessi fatto tutto questo, non mi sarei trovato con Frida in via Resuttana e non avrei deciso di andare a piedi sino alla Villa dello Stadio....

Non sarei stato esattamente in quell''ora e in quel posto...

Le fatalità, il Ma di più non posso dire, perché nulla in realtà è accaduto...

Forse, mi sono solo imbattuto in un miraggio, ma è quanto basta...

In fondo, si vive di miraggi e di illusioni che per noi come le ombre del Mito Platonico della Caverna...

Però dopo essere stati colpiti dal miraggio e sapere che dietro a questa miraggio potrebbe esserci una realtà che, inizialmente, non ti è dato di cogliere, cambia le cose e non fa essere più le stesse...

Cos'è cambiato? Niente... e tutto, si potrebbe dire.
E la vita continua.

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11 febbraio 2013 1 11 /02 /febbraio /2013 05:09

strada-e-viaggio.jpg

Vivere, vivere, vivere
ogni giorno, ogni ora, ogni minuto

Trasformare l'ordinario in straordinario
Distillare la pura essenza di ogni cosa
Viaggiare

Ricordando a se stessi
che il vero viaggio
è nella trasformazione continua del proprio Sé

Ogni giorno, morire per vivere
Morire per rinascere

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5 febbraio 2013 2 05 /02 /febbraio /2013 08:03

scrivere.jpgRicordo sempre cose del passato: alcune sono presenti, altre compaiono all'improvviso sulla base di un minimo stimolo esterno oppure a causa di un 'improvvisa associazione.
Adesso, mi capita sempre più frequentemente di avere a che fare con i miei ricordi.

Poi, vorrei poter raccontare le cose che ricordo, fissarle in qualche modo, preservandole dalla plasticità della memoria in cui i nostri ricordi, nel tempo, si modificano, ogni volta che vengono rievocati.

Ogni ricordo raccontato è diverso: se una tale la racconto oggi, sarà in un certo in un modo; ma raccontandola dieci anni prima il racconto sarebbe venuto fuori diverso, con dettagli differenti e altre cose del tutto cambiate. E questo è uno degli elementi affascinanti della memoria che, con i suoi meccanismi, ci offre un testo di noi stessi che si riscirve in continuazione.

Il ricordo non è mai obiettivo, ma è sempre intriso di soggettività.

Ricordo e scrivo dei miei ricordi.
Sembra quasi che io si ossessionato da questo compito che mi do.
Non sono uno scrittore certamente, ma molti scrittori - anche se questo non sempre appare chiaramente - scrivono per ricordare e per non dimenticare ciò che hanno ricordato o che si mantiene vivo nella loro memoria (ma sino a quando, se non lo si fissa in qualche modo?).

Sono rimasto affascinato dal modo in cui Tiziano Terzani si è avvicinato alla sua fine: chiese al figlio (con il quale i rapporti non erano esattamente distesi) se fosse disponibie a regalargli un'ora del suo tempo ogni giorno. Un'ora che sarebbe stata dedicata al racconto della sua vita. E in quest'ora il figlio avrebbe potuto chiedergli qualsiasi cosa avesse voluto sul suo passato.
Queste conversazioni andarono avanti sin quasi alla sua morte e furono poi pubblicate in un volume ("L'ultimo giro di giostra").
Mi piacerebbe potere ripercorrere così la mia vita, non per farne un panerigico, ma per prendere in considerazione tutto di essa, anche gli errori e i fallimenti.
Sarebbe più facile farlo con un interlocutore attento e affettivamente interessato.
Non parlo ovviamente di uno/a che occupi la posizione terapeuta: quel tipo di percorso l'ho sperimentato e serve unicamente a te stesso, per riordinare, per chiarire, per trasformare l'impensabile in elemento pensabile.
Quello a cui penso adesso è potere fare una cosa simile a quella che volle fare Tiziano Terzani (anhe se non ho la statura di un Tiziano terzani, ovviamente): con mio figlio, per esempio.
Ma i tempi non sono maturi per questo.
E allora scrivo, sperando che un giorno, anche se non avremo avuto il tempo per il racconto, lui potrà scoprire qualcosa di me leggendo e, a sua volta, ricordare.
Ogni volta che un piccolo ricordo riemerge lo fisso sulla carta ed anche per questo, quando mio figlio era piccolo, avevo preso l'abitudine di registrare i piccoli eventi significativi (per me) e le conversazioni con lui bambino, apparentemente banali e prive di significato, ma degne di memoria.

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2 febbraio 2013 6 02 /02 /febbraio /2013 21:19

uomo vecchio che guardaOggi, rientrando a casa, mi ha salutato un uomo anziano.
Incedeva un po' zoppicando, con andatura incerta.
L'ho salutato di rimando.
Solo a fatica l'ho riconosciuto: lo incontravo sovente nelle mie passeggiate mattutine molti anni fa. Lui aveva un setter e lo portava a passeggio.
Io mi sentivo giovane, lui era un uomo adulto e vigoroso.
Oggi, incontrandolo, mi è sembrato vechuio e stanco.
Io, invece, mi sentivo vigoroso e venivo dall'avere appena finio di vogare.
Eppure, il suo sorriso era lo stesso e lo sguardo era ben vivo, solo il guscio era invecchiato.

Ho pensato che rivederlo adesso è stato per me come vedermi riflesso in uno specchio del tempo.
Ho visto me stesso tra - mettiamo - altri dieci e quindici anni.
Prima vivevo avendo la certezza incrollabile che c'era molto tempo, nel senso che il tempo - ogni singolo istante - era dilatato e sembrava quasi eterno.
Adesso il tempo fugge, i secondi, i minuti e le ore guizzano via veloci, senza che si possa assaporarli o consentirsi il lusso di sprecarli.

E, mentre siamo trascinati via dall'implacabile meccanismo ad orologeria della macchina del tempo, il piatto della bilancia pende sempre più da un lato...

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1 gennaio 2013 2 01 /01 /gennaio /2013 09:41
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  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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