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24 luglio 2013 3 24 /07 /luglio /2013 23:20

La vita, a volte, ci concede una seconda possibilitàL'essere di nuovo padre a distanza di tanto tempo - nel mio caso dopo quasi vent'anni dalla nascita del mio primo figlio Francesco - è un'esperienza unica: un'esperienza che, nei giorni passati, mi sono ritrovato a vivere pienamente minuto dopo minuto
Proprio in questi giorni il nostro "babacino" Gabriel Francis Luca si sta addentrando nella sua 4^ settimana di vita.
 

 

Che cosa sto imparando io dal vederlo crescere giorno dopo giorno, ora dopo ora?
Tantissime cose.
Ad esserci.
Ad essere presente
A condividere
A non fuggire, pensando sempre ad altro.
Cose che purtroppo hanno contraddistinto la mia prima esperienza.
E' vero, a quel tempo lavoravo.
E' vero, c'era mia madre sempre più anziana e non volevo staccarmi da lei del tutto.
A volte per essere liberi dai nostri genitori (ma anche per poterli amare sino in fondo per quello che sono stati e per trarre qualcosa dalla lezione di vita che hanno tentato di trasmetterci, non consapevolmente), loro non devono esserci più.
E tante volte quando siamo giovani sbagliamo e facciamo le cose in modo superficiale ed egoista, credendo di essere nel giusto.
Ma anche il lavoro spesso era un alibi per pensare ad altro e per fuggire lontano.
Correvo e la corsa era anche un modo per continuare a fuggire.
I viaggi di corsa fatti in solitaria erano pur sempre una fuga: una fuga dall'ihic et nunc, dal momento presente che è l'unico in fondo dal quale possiamo trarre la pienezza del vivere quotidiano e la gioia della condivisione.
Fuggendo, ho perso tanto cose che non mi saranno restituite.
Ora ne sto trovando altre.
Ma non le avrei potute trovare se non avessi vissuto pienamente e sino in fondo i miei errori.
E se ho fatto degli errori, dei quali posso soltanto scusarmi e chiedere perdono, non sarei oggi quello che sono.
La vita è una severa maestra e a, volte, ti (ci) concede una seconda possibilità.
A me l'ha concessa e non posso che provare gratitudine per questo.
E questa profonda gratitudine la sento nei confronti di chiunque o qualunque sia stato ad avermela concessa: dio, fato, destino, caso o necessità.

(Maureen Simpson) What a wonderful, deeply felt, generous description of yours - and am happy to say: ‘our’  - story. I think sometimes in this world, we describe life according to dates and events and we label them achievement or failures and put them into boxes to be hidden or to be viewed. But our soul's life is less linear, it’s about emotions and insights and experiences. You remind me, so often in what you write, and in your pictures, and the way you are! - that to be brave enough to look inside ourselves, and then be free to imagine and dream is what creates the real memories and makes life truly alive and connected, in all it’s colours and seasons. Maybe when we do that, even for a while, we find our path, and the stars come out and circles form, and we know that the path feels right!
Every day, Gabriel (Babacino !!) and me feel eternally privileged and fortunate to be able to share in this journey with you. Thanks you for doing the writing!!

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19 luglio 2013 5 19 /07 /luglio /2013 19:45

Ci sono giorni e giorni

 

Ci sono giorni e giorni

Ci sono giorni pieni di sole
il cielo azzurro è trasparente
come non mai,
sino alla vertigine

Ci sono altri giorni in cui l'aria
é cupa e pesante,
benché il sole risplenda,
non si muove una foglia e non si respira
i gabbiani volano alti nel cielo fermo
la loro sagoma si confonde con quella
di grandi aerei che salgono e scendono 
di continuo

Ci sono giorni
in cui guardo fuori dalla finestra
la grande chioma del platano sempre più alta
e mi sembra di vivere su di una casa sull'albero
e i corvi che in mezzo a quei rami hanno il nido
mi ammiccano,
per nulla seccati dalla mia intrusione

Ci sono giorni in cui mi sveglio
con la testa piena di sogni e di figure enigmatiche
e altri giorni in cui mi pare che non ci sia 
nessuna storia da raccontare
ma poi le storie arrivano sempre

C'è sempre una nuova (o vecchia) storia da raccontare

E finché ci sono storie da raccontare
c'è vita ed energia

Tutto fluisce
gli oggi diventano ieri
i domani si trasformano nell'oggi
per poi trascorrere nell'ieri
e tutto fluisce
nel grande fiume della vita

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19 luglio 2013 5 19 /07 /luglio /2013 09:05

Are you praying?"What are you doing, Mauri"? ...
"Are you praying"?
Stavo cercando di raccattare qualcosa che era caduto sotto la famosa panca di cui ho parlato qualche giorno fa...
Già! La mia schiena non mi consente più certe acrobazie e non riesco a piegarmi flessuosamente con un'unica agile mossa...
E, dopo essere riuscito nel mio intento, sono rimasto in ginocchio davanti alla panca, trovando - per qualche misteriosa ragione - molto comoda questa posizione, con i gomiti appoggiati al piano della panca, a metà quindi, un po' sopra la panca e un po' sotto la panca...
Per un attimo, mi sono sentito molto contemplativo, un po' girato verso la parete spogla, però tinta di un vivace colore rosso che mi rallegrava il cuore.
Ho risposto alla domanda, tuttavia: "Yes, of course, I'm praying... It's very confortable to kneel down and pray... I think I will stay so for some time, just for a change..."
E mi sono ricordato di questa storia... di quando non volevo stare seduto...

Quando non volevo stare seduto


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14 luglio 2013 7 14 /07 /luglio /2013 12:36

Babacino è nel mondo da 15 giorni! Ecco la sua - e la nostra - giornata nel 15th day of life, con alcune notazioni londinesiE' incredibile! sono già passati 15 giorni da quando Babacino è entrato in questo mondo!
Oggi, abbiamo avuto una giornata di caldo asfissiante e siamo stati a casa quasi tutto il giorno.
Abbiamo fatto alcune foto che serviranno per fare a Babacino il suo passaporto (qua in UK, sul documento personale di un neonato, è richiesta la foto del neonato)...
Abbiamo trovato un sito web nel quale si possono ordinare le foto da passaporto e per altri documenti ufficiali: basta inviare a questa organizzazione alcune foto, scattate seguendo alcune semplici indicazioni che vengono appositamente date nella paina web, e - nel giro di uno-due giorni - ti rimandano le foto tessera a casa nella quantità richiesta.
Poi, gran parte delle ore del giorno (quelle più calde) sono trascorse tra divano e letture, computer e scritture, e vari coccolamenti di Babacino, tea e coffee, coffe e tea, e gli immancabili biscotti digestivi, a non non finire per rispettare una consuetudine molto british.
Per pranzo, ho cucinato un'ottima omelette con un pugno di pasta che era avanzata dal giorno prima e che ho "fritto" magistralmente.
Ripeto: l'omelette è venuta davvero bene, cotta al punto giusto e con il ripieno reso ancora più saporoso dal fatto che mentre la pasta avanzata friggeva ci ho aggiunto qualche tocchetto di Bacon
Ma sono o non sono il "terribile" cuoco di Tarling Street?
Babacino è nel mondo da 15 giorni! Ecco la sua - e la nostra - giornata nel 15th day of life, con alcune notazioni londinesiPoi alle 17.00, con Babacino avvolto nel suo duvet da sling, siamo usciti per un'abbastanza lunga e soddisfacente passeggiata in direzione dell'area di Wapping - un tempo malfata perchè zona di docks e di warehouses, ma oggi trasformata in un'elegante (costosa) e tranquilla zona residenziale, per poi concludere le nostre peregrinazioni da Sainsbury's (dove, detto per inciso, girano tantissimi Italiani) per una spesa alimentare, poiché eravamo a corto soprattutto di frutta e verdure.
Nella zona di Wapping, c'era un gran numero di Londinesi che trascorrevano pigramente il loro sabato libero e che, stimolati dal gran caldo, dovunque vi fossero giardinetti e panchine se ne stavano in gruppetti di familiari o di amici, più o meno numerosi intenti in picnic (alcuni nella variante alcoolica), altri distesi a prendere il sole o a leggere, addirittura in costume di bagno.
Siamo passati davanti alla facciata di alcuni altri Public Bar storici che sono stati tutti diligentemente restaurati e riattivati.
Per esempio, siamo entrati per un attimo in uno (The Prospect of Whitby) che sembra costruito come una nave aggettante sul Tamigi le cui acque marrone, oggi, con l'alta marea arrivano quasi a lambire l'impiantito della terrazza di legno su cui si affollavano robusti bevitori di birra e impenitenti fumatori.
Sporgente sul fiume il cappio poco rassicurante di una forca, a ricordare che qui in questo luogo venivano compiute delle esecuzioni pubbliche in applicazione delle sentrenze emesse dalla vicinissima Corte di Giustizia.
Il Prospect of Whitby è un pub storico sulle rive del Tamigi a Wapping, nel Borough di Tower Hamlets a Londra. Rivendica di essere il luogo ove sorge la più antica taverna sul fiume, databile intorno al 1520. E 'stato precedentemente noto come Taverna del Diavolo, a causa della sua dubbia reputazione. Prima era ufficialmente chiamato Ma siamo passati anche davanti al Pub che fu acquistato dal pittore Joseph Turner (noto per la sua bassa statura, ma anche per la sua iperattività sessuale, celata come in una doppia vita, come "Poggy Booth") per dare un lavoro e un alloggio ad una delle sue tanti amanti (che però fu l'ultima), Pub che da lui stesso fu battezzato "Old Star" e che oggi, dopo i lavori di restauro è stato ridenominato, giusto per ricordare la sua forte presdenza in questo luogo "Turner's Old Star".
E' incredibile come l'area di Londra di Wapping abbia dei continui marcatori lungo le strade: edifici storici in qualcos'altro, ma pur sempre esistenti, vecchi cimiteri trasformati in giardinetti pubblici, arricchiti da platani secolari e con le lapidi di un tempo tutte addossate al muro perimetrale, i vecchi pub, come i due di cui ho appena parlato, luoghi in cui targhe commemorative ricordano dei fatti che vi sono accaduti o di personaggi che nell'edificio un tempo esistente (oggi abbattuto per far posto ad uno nuovo) abbia abitato uno storico personaggio.
In un giardinetto, circondato da un alto muro e popolato da vetusti platani di Wapping (era un cimitero, prima)  abbiamo così scoperto una targa commemorativa di recente impianto (2013) dedicato ad un personaggio di spicco del movimento dei Levellers che fu lì sepolto, Thomas Rainsborough (1610 – 1648), o Rainborough, Rainborowe, Rainbow, uno dei capi della guerra civile inglese.
Chi erano i Levellers? Ci viene in soccorso l'Enciclopedia Treccani che dice: Fautori del movimento politico-religioso attivo in Inghilterra durante la prima rivoluzione inglese. I levellerDSCF4657s («livellatori»), sorti nell’esercito parlamentare ribelle a re Carlo I (1645-46), ebbero la loro base sociale tra i soldati comuni (contadini e piccola borghesia), contrapposti ai loro ufficiali originari della media borghesia. Nel 1647 la guida del movimento fu assunta dagli agitators, rappresentanti dei soldati. Nel 1647 i l. redassero un documento (Agreement of the people) in cui postulavano la costituzione di uno Stato repubblicano e democratico basato sul suffragio universale; si proponeva un piano di decentramento, l’abolizione della Chiesa di Stato, la libertà di religione e il trasferimento del potere politico alla Camera dei Comuni, escludendone sovrano e lord. I loro attacchi alla proprietà furono portati dai diggers a conseguenze radicali di comunismo agrario. Imprigionato il loro capo John Lilburne (1649), i l. presero contatti con l’emigrazione realista.
Oppure la targa posta in Sidney Street che ricorda che qui, nel vecchio edificio preesistente, abito Peter the Painter e che questa via fu teatro del "Siege of Sidney Street" nel 1911.
Apprendiamo da Wikipedia (inglese) questo: Peter the Painter, also known as Peter Piaktow (or Piatkov, Pjatkov, Piaktoff), was the leader of a gang of Latvian criminals in the early 20th Century. After supposedly fighting in and escaping the Sidney Street Siege in 1911, he became an anti-hero in London's East End. He was never caught, and there is some question as to whether or not he actually ever existed.
Il Prospect of Whitby è un pub storico sulle rive del Tamigi a Wapping, nel Borough di Tower Hamlets a Londra. Rivendica di essere il luogo ove sorge la più antica taverna sul fiume, databile intorno al 1520. E 'stato precedentemente noto come Taverna del Diavolo, a causa della sua dubbia reputazione. Prima era ufficialmente chiamato Dunque, qui viene celebrato un antieroe, molto opportunamente ripescato in tempi in cui V for Vengeance è diventato cult.
La cosa curiosa è che all'angolo tra Sidney Street e Commercial Road è stato costruito un moderno condominio  (sulla cui parete una targa commera Peter the Painter) che - secondo la abitudine toponomastica britannica di dare un nome a tutti gli edifici cittadini - è stato chiamato "Siege House".
E cosa fu il "Siege (Assedio, in Italiano) of Sidney Street? Qui ci viene in soccorso, la versione inglese di Wikipedia:  "The Siege of Sidney Street, popularly known as the 'Battle of Stepney', was a notorious gunfight in London's East End on 3 January 1911. Preceded by the Houndsditch Murders (tra cui tre poliziotti inglese ucciso da alcuni membri della 'banda' di Sidney Street, durante l'assalto pianificato ad una gioielleria della zona), it ended with the deaths of two members of a supposedly politically motivated gang of burglars and international anarchists supposedly led by Peter Piatkow, a.k.a. 'Peter the Painter', and sparked a major political row over the involvement of the then Home Secretary, Winston Churchill".
Insomma, girando per le vie di Londra, non si finisce mai di imparare qualcosa di nuovo, se soltanto si lascia che la nostra curiosità sia stimolata.
Ma prima di concludere la nostra passeggiata, ancora nell'elegante area di Wapping, ci siamo imbattuti in uno dei tanti giardinetti in un'happening colorato e pieno di suoni.
Un palco era stato allestito in fondo allo slargo e dei musicisti (bravi) vi si esibivano.
Sul prato tanti seduto ordinatamente, con colorati e leggeroi abiti estivi, tantissimi i bambini festosi.
Il Prospect of Whitby è un pub storico sulle rive del Tamigi a Wapping, nel Borough di Tower Hamlets a Londra. Rivendica di essere il luogo ove sorge la più antica taverna sul fiume, databile intorno al 1520. E 'stato precedentemente noto come Taverna del Diavolo, a causa della sua dubbia reputazione. Prima era ufficialmente chiamato Ai margini dello slargo, in parte ombreggiato da alcuni provvidenziali alberi, erano disposte delle bancarelle improvvisate per la vendita di cibo da asporto (alcune anche dispensavano cibo "etnico"), immacanbile l apresenza di un venditore di hot dog e del colorato furgone per la vendita al minuto di nice icecream.
Le note msicali si mescovalano ai profumi forti del cibo da strada in una forte mistura.
Una donna con una poltrona speciale dispensava a chi volesse dietro compenso un energico massaggio, poco più in la un donnone stravaccato su di una sedia pieghevole segnalava con un cartello di essere il punto di riferimento nel caso dei bambini fossero smarriti.
I bimbi gioiosi si cimentavano con le bolle di sapone e si slanciavano in brevi corse per inseguirle e farle esplodere mentre, poco più in là, un Pakistano (forse, perchè dotato di grande barba candida e turbante) aveva allestito un banchetto per la vendita appunto di dispositivi per fare delle belle bolle di sapone e, ogni tanto, per scopi puramente pubblicitari (ma anche un tantino scenografici) il tipo con il turbante si porta al centro dello spiazzo con un catino e due lunghe aste, alle cui estremità stava legata una rete a maglie larghe e quindi procedeva con ritualità meticolosa a mettere in atto la sua grande magia, per l'incanto dei piccini. Dopo avere immerso l'estremità delle due aste e la rete nel catino pieno, evidentemente, di acqua saponosa, le alzava al cielo, divaricandole con delicatezza e poi scuotendole, dimodochè, quasi per incanto, dalla rete si staccavano grosse bolle di sapone che poi - con la gioia dei bimbi che prendevano ad inseguirle, pieni di eccitazione - flottavano in lungo e in largo sul prato, fino a che la magia di un attimo non svIl Prospect of Whitby è un pub storico sulle rive del Tamigi a Wapping, nel Borough di Tower Hamlets a Londra. Rivendica di essere il luogo ove sorge la più antica taverna sul fiume, databile intorno al 1520. E 'stato precedentemente noto come Taverna del Diavolo, a causa della sua dubbia reputazione. Prima era ufficialmente chiamato aniva.
C'è chi ascolta la musica stravaccato, c'è chi si lascia trascinare in un accenno di danza (anche se tra i più invale la pigrizia), chi mangia (ovviamente) e chi beve birra da grandi bicchieroni di plastica.
Molti dei soldi che saranno raccolti oggi serviranno per alimentare un fondo per la buona manutenzione dei giardinetti di Wapping (altra cosa tipicamente British).

Insomma, un'atmosfera tipicamente british e molto estiva che rivela quanto i cittadini UK - in questo caso i Londinesi - siano degli individui molto sociable e portati a queste situazioni di aggregazione sociale, sotto lo stimolo delle condizioni meteo favorevoli, e cioè l'assenza di pioggia e il gran caldo.
E, alla fine, siamo rientrati a casa, pienamente soddisfatti della giornata.

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7 luglio 2013 7 07 /07 /luglio /2013 23:15

Benvenuto Gabriel Francis Luca Crispi è nato il 28 giugno 2013, alle 21.27, a Londra, al Barts Health NHS Trust Hospital.
Alla nascita pesava 3.200 kg.
E mamma Maureen è stata bravissima!
Little Gabriel, you are welcome!

Ha trovato ad attenderlo uno stuolo di amici: il leone Aslan, il Coccodrillo, la Tigre, the Little Elephant, Dumbo e Babar, il Piccolo Principe, Kirikù (ma senza la temibile strega Karabà), The Big Cow,
the little mouse, i due topini danzanti, una folla di coccinelle-ladybird danzanti e tanti altri di cui non ricordo il nome o che ancora non l'hanno, ma c'erano anche le pecorelle di Tarling Sreet, quelle che vivono nel sottotetto...
E poi c'erano anche tanti dignitari del regno, compassati nei loro rigidi abiti da cerimonia che, credendo di essere seri e protocollarii, facevano tante cose buffe e memorabili. In queste circostanze i dignitari si intrufolano sempre, purtroppo... Ma noi possiamo sempre ridere di loro.

 

Il piccolo wrigley-wriggle-martian beetle è diventato Gabriel, ma da subito è stato anche "babacino".
Il primo appellativo con cui l'ha chiamato la mamma, quando lo ha visto  appena uscito nel mondo è stato little Babar che presto è diventano "babacino" perchè faceva rima con "papacino", da non confondere con "capachino" che è il modo con cui una volta Maureen ha detto (e ha scritto), sbagliando lo spelling, "cappuccino".
E così, ci è sembrato che, per adesso, "Babacino" potesse essere un nostro modo per chiamarlo.
Quando era al suo sesto giorno (ogni giorno, all'inizio di una nuova vita, sembra lungo anni)
è venuta in visita l'ostetrica del Midwives Team che lo segue da prima della nascita (ma già dalla dimissione dall'ospedale aveva fatto altre tre visite domiciliari).

Ha fatto il prelievo di qualche goccina di sangue per fare ulteriori test su alcune malattie che qui vengono monitorate a partire dalla nascita (non ricordo che una cosa del genere sia mai stata per Franci, al tempo della sua nascita, in Italia).
E l'ostetrica, con la sua pesa portatile, lo ha pesato, trovando che il suo peso era di 3,375 kg.
Il che significa che ha rapidamente compensato il calo fisiologico che sopravviene nelle prime 48 ore dopo la nascita, e che sta rapidamente guadagnando peso.

L'ostetrica è stata molto soddisfatta di questo e del modo in cui si alimenta.
Per il momento "Babacino" mangia e dorme, dorme e mangia.
E, ogni volta manifesta la sua fame in maniera assoluta ed imperiosa, passando repentinamente da stati di quiete e di agitazione: e anche questo fatto, pur se noto in maniera teorica e sopredente da osservare, soprattutto per la mancanza digraduazione di qualsiasi bisogno o nella percezione di qualsiasi fastidio.
Dicono che un bimbo nelle prime settimane di vita possa dormire sino a venti ore al giorno.

Per me, questa era rimasta ancora una nozione teorica, anche dopo la nascita di Franci, poiché a quel tempo, passati i primi due-tre giorni avevo ripreso a lavorare e, quindi, (purtroppo, lo dico a posteriori) non ebbi modo di seguire i suoi primi giorni capillarmente, come mi sta capitando adesso.
Sempre nel giorno in cui l'ostetrica ci ha fatto visita, ci siamo avventurati in una terza uscita, approfittando dell'ottima temperatura d'una giornata assolata, e - con un breve viaggio di poche fermate soltanto nella Metro siamo andati sino a Bow Road dov'è ubicato il Registration Office di Hamlet Tower (che è la circoscrizione a cui fa riferimento Tarling Street), ma - per una volta (anche qui a Londra queste cose accadono) - ci hanno detto di tornare un altro giorno perché la coda era troppo lunga e noi eravamo arrivati quasi alla fine dell'orario di ricevimento del pubblico.
Ci torneremo martedì della prossima settimana.
Quelli dell'Ufficio si sono raccomandati di andarci, preferibilmente, in giorni diversi dal lunedì e dal venerdì che, solitamente, sono i più affollati, e soprattutto, all'inizio dell'orario di apertura dello sportello.
Ma, in ogni caso, abbiamo avuto l'occasione di fare una bella passeggiata con il sole e l'aria piacevolmete tiepida e poi di prendere un caffè, seduti al tavolo esterno di un bar-cafeteria, proprio all'inizio di Tarling Street.
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23 giugno 2013 7 23 /06 /giugno /2013 18:18

A Eraclea Minoa

 

 

Il sole picchia forte
 

 

E' un giorno di scirocco e, a tratti, arrivano folate di vento caldo dal Sud,

ma per nulla rinfrescate per avere attraversato il mare

 

Oltre la linea dell'orizzonte c'è l'Africa
Capo Bianco con le sue falesie di calcare bianco friabilissimo
nella luce spietata del sole è abbacinante.
E' un posto antico che conserva una forte energia

Il luogo di un'antica città fondata dai Fenici
e poi colonia greca, consacrata ad Eracle
costruita con questo stesso calcare bianco
friabilissimo però che il vento corrode con facilità
e la pioggia perfora e fa sciogliere.
 

 

Gli antichi che costruirono questa città non previdero questo, forse.
Pensavano che la loro città sarebbe stata eterna
Eppure era destinata a sciogliersi sotto i loro piedi
e a tramutarsi in polvere
Ogni volta che vengo qui, tra queste pietre antiche mi chiedo
come dovesse essere vivere qui

Questa città era un avamposto della civiltà,

così la immagino:
da un lato, il mare sconfinato del Canale di Sicilia,
dall'altro, l'entroterra selvatico e boschivo
e posso vedere i suoi abitanti, avvolti in tuniche candide

in piedi sulla cittadella a scrutare l'orizzonte
in attesa dell'arrivo di navi sospinte dai remi
e dal vento a favore che gonfiava bianche vele

A Eraclea Minoa

 

 

E, in basso, c'è la magia di un fiume - il Platani -
che, con una barchetta o una canoa, è ancora oggi navigabile
per qualche centinaio di metri

e che forse in tempi remoti dava riparo alle biremi

in arrivo dai luoghi al di là del mare

 

Dovevano sentirsi eroici ed intraprendenti quei coloni
e qui avevano i loro templi dove facevano voti e sacrifici ai loro dei
per avere una pace prospera e per poter portare avanti i propri commerci

e dove consultavano gli aruspici per sapere della vita e della morte

Ora, c'è solo il vento che soffia tra quelle pietre corrose

e solo qualche turista che vi si aggira, sentendo - se ci riesce -  la meraviglia
del peso di secoli di storia

Tutt'attorno una campagna che, un tempo, era coltivata
e dove nel nostro dopoguerra furono intraprese
grandi opere per renderle irrigue

Oggi sono tutte desolatamente abbandonate
Si intravedono ancora i campi delimitati da filari
di agavi e di fichi d'india, corrotti dall'incuria e dagli incendi
e al centro appezzamenti di terreno invasi dalle sterpaglie
che saranno facile preda di altri incendi
in un processo di deterioramento senza fine

A Eraclea Minoa

 

Dei grandi impianti d'irrigazione rimangono solo rovine inutilizzate
In confronto, probabilmente, ha resistito più a lungo
la colonia di Eraclea al collasso e al decadimento

C'è della malinconia in tutto questo

E ogni volta che giungo qui mi sento profondamente triste
per quello che succede alle opere degli uomini e ai loro manufatti,
dovendo mestamente constatare

che non siamo capaci di far sopravvivere e di salvaguardare
ciò che abbiamo restaurato

All'interno del sito archeologico,
c'era un chiosco dove erano in vendita bibite fresche:
ma oggi è desolatamente chiuso
Si sentono le voci dei custodi
provenire dall'interno dei locali ombrosi del museo
Non sono disponibili alle richieste dei visitatori:
badano soltanto ai fatti propri e chiacchierano

con voci sguaiate d'un tono troppo elevato
 

 

La visita è ostica e non c'è nessun incentivo

ad avventurarsi tra quelle pietre calcinate

 

Tettoie di plastica sono state collocate a salvaguardia delle rovine,
onde evitare che dagli elementi atmosferici siano corrose ancora di più,

 ma anche dall'incauto calpestio dei turisti

Nel suo complesso, il sito risulta ancora più corrotto

di quando lo scopersi per la prima volta
più di trenta anni addietro

A Eraclea Minoa

 

 

Il vento soffia di continuo
e ogni tanto arriva una folata più forte
che fa sollevare nugoli di polvere
che sembrano fantasmi,
i fantasmi di quelli che un tempo vissero nella città bianca
e che ora protestano e si lamentano

nel vedere lo stato miserevole in cui versa adesso


Dagli alberi cadono le foglie rinsecchite dalla calura,

accartocciate e crocchianti,

bruciate dalla calura

inscenando un autunno precoce

Più in là, da qualche punto dell'entroterra,
si levano verso il cielo i fumi di un incendio,
formando grosse nubi grigio-mere
che rapidamente si disperdono
in una sottile foschia residua

Seguendo la strada bianca, abbacinante,

arrivo al punto di discesa sulla spiaggia
della Foce del Platani
Mi sento un Robinson, sperduto in un paesaggio ostile
C'è vita attorno a me
farfalle e scarabei operosi,

mosche cavalline, grosse formiche neri
che sgorgano dai loro tunnel sotterranei.
Grumi di chioccioline in quiescenza appollaiate

sulle pale di fico d'India e su vecchi pali di legno corrosi

Il terreno è crepato per la grande siccità: ma da quanto tempo qui non piove?
 
Da quanto tempo il sole picchia impietoso,

senza essere stemperato dall'umido di una pioggia?

A Eraclea Minoa

 

 

Lontano, si staglia tortuosa la Foce del Platani che scorre
nelle sue ultime centinaia di metri nel bel mezzo d'un fitto bosco
che però è arido e non offre sollievo alcuno


La spiaggia è piena dei soliti detriti

ma ci sono anche i cadaveri di piccoli granchi , miracolosamente integri

o i loro carapaci
ormai svuotati della polpa

E, frammisti alla sabbia giallo-dorata del bagnasciuga,
sassi grandi e piccoli
luccicanti quando sono bagnati dalle onde che rullano
di continuo,
ma che, appena esposti al sole, diventano opachi e polverosi

La roccia di Capo Bianco vista dal basso è ancora più abbacinante.
Standoci sopra sembra la prua di una nave, puntata verso il mare

Chiudendo gli occhi sento soltanto il fruscio del vento
e il rullìo delle onde
e me ne sto sotto il sole che mi fa bruciare la pelle
in totale solitudine,
assaporandola.

 Scopro una grotta ombrosa e misteriosa,

la cui imboccatura è in parte nascosta dagli arbusti selvatici
Il suo pavimento è reso morbido

dal progressivo sfaldamento della pietra,

ma anche dal guano degli uccelli

che qui vi trovano rifugio, come si comprende

dalle numerose tracce sulla sabbia morbida

Poi, dopo qualche ora, intraprendo il viaggio di ritorno

senza incontrare, di nuovo anima viva,
ma solo la solitudine e l'abbandono e il degrado

di quei campi un tempo coltivati

A Eraclea Minoa

 

 

Vorrei bere una Coca Cola e dissetarmi

e, mentre compio le ultime centinaia di metri sotto il sole
me la raffiguro, con una mirade di goccioline di condensa
che scivolano in basso

Ma quel chiosco benefico è chiuso

Mi seggo su di una piccola panchina rustica

subito fuori dall'ingresso dell'area archeologica

Bevo avidamente l'ultimo residuo di acqua
e prima, con qualche preziosa goccia, cerco di dare refrigerio
alla pelle bollente

Indugio su quella panchina ombreggiata
ascoltando il fruscio del vento
e i bisbiglii delle anime di coloro che, secoli prima,
hanno vissuto nella città
e ascolto anche gli scricchiolii delle foglie raggrinzite
che, cadendo, si frantumano, oppure che vengono fatte rotolare dal vento
qui e là

E poi, vado,
è tempo di ritornare a casa

E guido la mia auto, mentre il sole tramonta

e il vento soffia a raffiche ancora più potenti,

spazzzando via tutto, imperioso

e poi nell'imbrunire,

attraverso campi di grano appena falciati

d'un giallo che rapidamente si scurisce

man mano che la sera avanza

e per rigorose geometrie di vigneti

che, invece, mentre la stagione avanza,

si fanno sempre più verdi e scuri.

E alla fine vengo inghiottito

nel mistero della notte,

portando dentro di me

un giorno radioso e di malinconia

 

E questo è il mistero della vita

 


 

A Eraclea Minoa


 

 

Vedi anche un mio articolo del 2010: Una gita al mare: il ricordo di due estati fa, ancora fresco come se fosse di ieri

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6 giugno 2013 4 06 /06 /giugno /2013 00:54

Correre nello SpezzinoDopo aver viaggiato da Bologna a La Spezia, mi sono fermato a pernottare nell'agriturismo che già avevo conosciuto prima, in una precedente occasione, sui colli dello Spezzino (La Foce di Marinasco, a due passi dall'omonima Pieve) e sono andato a correre per due volte: la sera, appena arrivato, giusto per sgranchirmi dopo un lento viaggio in auto e riprendermi da un copioso pasto fatto lungo la strada tortuosa che mi ha portato a valicare il Passo del Cerreto, a metà percorso circa e poi, nuovamente, al mattino. 
Qui, non c'è la possibilità di correre in piano: di sera ho scelto la discesa per cominciare, per poi affrontare la salita sulla via del ritorno. 
Mentre, al mattino, ho deciso di correre in salita: una lunga salita continua per più di 20' per poi affrontare il ritorno quasi completamente in discesa. Soprattutto al mattino, salendo in alto e superando il bivio che porta alla storica Pieve di Marinasco, mi sono allontanato dai segni della "civilizzazione" e dalla vista dello stuolo di case che contornano La Spezia. 
Il rumore di un'escavatrice al lavoro si è andato spegnendo, sino ad estinguersi del tutto. Pioveva: una pioggia lenta e costante. Alla fine, è rimasto soltanto il rumore dei miei passi e quello lieve delle gocce di pioggia che picchiettavano sulle foglie e sull'asfalto. 

 Correre nello Spezzino

 

 

Pioggia lenta e costante 

Autunno nella primavera 

Nebbia sui colli e il mare lontano 
un rintocco di campane 
l'abbaìo di un cane 

Il rumore soffice dell'acqua 
che ruscella sullo strato morbido 
di foglie secche e sull'asfalto

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23 aprile 2013 2 23 /04 /aprile /2013 08:43

Il sogno del cavalloHo sognato che facevo un viaggio a cavallo...
In verità, eravamo in due - io e una donna - a viaggiare in groppa a quel cavallo.
Ed era un bellissimo cavallo roano, forte e mansueto.
Adattissimo per me che non ho alcuna dimestichezza con i cavalli.
Il viaggio era quieto e tranquillo, ma nello stesso avventuroso.
Si dipanava attraverso monti e valli, strette cengie di montagna tra pietraie senza un filo d'erba e fitti boschi.
Quando ci fermavamo per il bivacco, il cavallo molto tranquillamente, dopo aver pascolato si metteva a terra a riposare.
Mi dispiaceva soltanto di non avere con me la striglia per detergergli di dosso la schiuma e una coperta per ripararlo.
Ma lui non si lamentava. Aveva cibo abbondante a disposizione e l'acqua dei torrenti per dissetarsi.
Alla fine, arrivavamo in una casa dove c'era mia madre ad attenderci.
Mi pareva che fosse stata lì da sempre ad attendere me e la mia compagna di viaggio.
Io capivo che era stata proprio lei a mandarmi quel cavallo in regalo perchè potessimo viaggiare sino a lei.
E, dopo essere stati in sua compagnia per un po' di tempo, veniva per noi il momento di congedarci per  intraprendere il nostro viaggio di ritorno.

E' stato un sogno che ha lasciato dentro di me al risveglio una sensazione di grande pace interiore.

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22 aprile 2013 1 22 /04 /aprile /2013 14:10
Vagabondo a BolognaQueste sono delle notazioni che ho scritto per fissare le mie impressioni, quando il 1° aprile, dopo aver seguito una gara podistica, mi sono fermato per qualche ora a Bologna, in attesa che si facesse l'ora di andar ein aeroporto. C'era una strana atmosfera: erano le ultime ore del Lunedì dell'Angelo e nella città si respirava l'aria di un giorno di vacanza anomala, in cui la città è frequentata soltanto da coloro che non si sono dedicati alla consueta gita fuori porta.

A Bologna fa ancora luce quando ci arrivo, al termine di una gara podistica, ma è tutto freddo e grigio... 

Alberi che protendono i loro rami rami spogli al cielo, come braccia nude slanciate verso un dio muto e senza orecchie per sentire, in un cielo grigio e vuoto.
E poi, mentre cammino con il piccolo zaino sulle spalle, ecco che si impone anche una pioggerella fredda ed insistente 
La città è agli sgoccioli del giorno di festa.
Viandanti si affrettano pigri verso gli ultimi sprazzi di un giorno di bagordi oppure indolente, a seconda dei casi. 
Mendicanti sotto i portici, con i cartelli rozzi vergati a mano in cui chiedono qualche lira oppure dichiarano di aver fame o che hanno tanti bambini da sfamare (gli strumenti del mestiere...)... 
Un suonatore di fisarmonica con le sue noti tristi... 
Vagabondo a BolognaUna cartomante gitana accovacciata davanti al suo banchetto con il suo mazzo di tarocchi ma non c'è nessun cliente a cui predire la sorte. 
Altri musicanti da strada che si preparano a suonare ed intanto accordano i propri strumenti e dispongono l'immancabile recipiente per la raccolta degli oboli.
Gente che va e gente che viene al freddo e poi sotto la pioggia.
Gente seduta ai bar all'aperto riscaldati da grosse stufe da outdoor che generano l'impressione di tanti falò accesi nella notte. 
Gente che tace e gente che chiacchiera, di cose futili
E poi, dopo un viaggio in un bus vuoto come dopo il giorno dell'apocalisse in una città popolata solo di spettri (sia di mendici e di umili, sia di festaioli), c'è l'aeroporto con i suoi enormi spazi vuoti e le sue pareti di plastica e metallo: un antro deserto ed inquietante dove di tutto potrebbe accadere. 
A sorpresa, mi imbatto in un assaggio di foto di una mostra dedicata a Lucio Dalla e inaugurata all'inizio dell'anno con opere di fotografi bolognesi 
Il pulitore di colore che, armato di ramazza e super-mocho, lustra i pavimenti attorno a me e, sentendomi sbadigliare, mi dice: "Hai molto sonno". Una frase insignificante, ma è significativa perché è la prima che sento pronunciare, proprio indirizzata a me dopo molte ore...

E poi altri dormienti attorno a me, tutti abbandonati fiduciosi, e alcuni si sono levati le scarpe per dare respiro ai piedi.
Alcuni, come me, hanno scelto di rifugiarsi in luoghi isolati. 
Altri, invece, preferiscono raggrupparsi e, forse, dalle piccole aggregazioni di dormienti scaturisce il senso di una maggiore sicurezza.
Vagabondo a BolognaE la sensazione del pavimento duro e freddo, quando mi distendo a terra per riposare un po' meglio, il cappuccio della felpa calato sugli occhi, per proteggere gli occhi dalla luce e la testa nuda da spifferi di aria gelida.
Poi, al risveglio, con la bocca ancora impastata, le abluzioni veloci nel bagno pubblico e un vago sentore di cornetti precotti riscaldati al forno che pervade i grandi spazi e che, immediatamente, suscita la voglia del primo caffè.
Comincia a sentirsi l'echeggiare delle rotelle dei trolley tirati avanti ed indietro, ma anche il rumore dei passi cadenzati di gente che vaga alla ricerca di qualcosa.
Alcuni alla ricerca della gate d'imbarco del proprio volo.
Altri alla ricerca di se stessi, forse.

In fondo, siamo tutti alla ricerca di noi stessi.

Alcuni sono irrequieti perché questo non lo sanno, e si smarriscono a fare una quantità di cose futili, invece di concentrarsi sulle poche cose essenziali, quelle che contano veramente.

Ed è quasi giorno.
Un nuovo giorno.
Uno di tanti.


Vagabondo a Bologna

La prima versione di questo scritto faceva così ed era anche un po' più autobiografico.


Antichi portici 
rigurgitano
di viandanti indolenti
nel giorno di festa
che volge alla fine
C'è un uomo che suona
una fisarmonica triste
E una donna gitana,
seduta ad un banchetto,
rimesta i suoi Tarocchi
in attesa di un cliente
cui predire la sorte
Gli alberi spogli
protendono le loro braccia nude
al cielo che trascolora,
come in preghiera
Io
cammino e cammino,
homeless 
per la notte che verrà
E il mio cuore inquieto
vola lontano
verso la Terra di Albione


Vagabondo a Bologna


Vagabondo a Bologna



Foto di Maurizio Crispi
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17 aprile 2013 3 17 /04 /aprile /2013 18:51

This land is my land

 

Ritorno da un viaggio...
Appena sbarcato dall'areo

sento odore di erba fresca appena falciata e di terra umida
Un profumo che s'avverte

solo qui in terra di Sicilia
(ed è sempre questo intenso stimolo stimolo ofattivo
a darmi il benvenuto

e a farmi sentire a casa

 

 

L'autobus viaggia nella notte
silenziosa
da Trapani a Palermo

C'è della poesia nell'aria
se ne percepiscono le note sottili

E tra Segesta ed Alcamo
solca fitti banchi di nebbia
che si presentano all'improvviso 
e paiono strani

E l'autostrada è deserta.


Sbarco dall'autobus
 

Tutto è pace e tranquillità.

 

Di nuovo, sono penetrato da vivide sensazioni ofattive


E questa volta è il profumo intenso e sontuoso dei glicini in fiori
e quello dei pittosfori

Dico a me stesso, mentre assaporo gli aromi della mia terra,
è bello essere a casa

Poi all'indomani,
traffico,
smog e gas di scarico,
gente sgarbata che non si sa comportare,
code negli uffici e i soliti furbetti che scavalcano,
gente che urla,
clacson suonati a tutto spiano,
all'insegna dell'imperativo "Arrasati!"
cumuli di monnezza maleodorante,
gente che si tura il naso per il tanfo
e tira dritto

Un po' di tristezza, indubbiamente.

Raffrontando le essenze e gli aromi spontanei d'una terra benigna,
con tutto questo
si comprende che è colpa degli uomini, non della Terra

La Terra è in sè buona
la Terra rimane sempre bellissima,
per quanto vilipesa, offesa, deturpata, scempiata

This Land is my Land

 

This land is my land

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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