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24 maggio 2016 2 24 /05 /maggio /2016 21:25
La spiaggetta di Torre Normanna rivisitata
La spiaggetta di Torre Normanna rivisitata
La spiaggetta di Torre Normanna rivisitata
La spiaggetta di Torre Normanna rivisitata
La spiaggetta di Torre Normanna rivisitata
La spiaggetta di Torre Normanna rivisitata
La spiaggetta di Torre Normanna rivisitata

(foto e testo di Maurizio Crispi) Bisogna ogni volta introdurre delle variazioni nelle proprie abitudini, per evitare di cristallizzarsi in schemi ripetitivi che siano del tutto blindati rispetto al sentimento della meraviglia.
E' stato così che, andando - come faccio sempre - almeno due volte alla settimana in campagna a fare dei lavoretti ho deciso di fermarmi a Torre Normanna (Torre delle Mandre) per scendere, seguendo il sentiero di accesso ripido e accidentato sino alla spiaggetta sottostante, racchiusa tra il promontorio su cui sorge l'antica torre di guardia, conosciuta come "Torre Normanna" (anche se si tratta, in realtà, di una fabbrica di impianto aragonese, risalente al XVI secolo), in posizione dominante su Cala Sciabica sul versante che guarda Palermo e su una piccola caletta il cui arenile é di ghiaia e sabbia, delimitato da una seconda prominenza rocciosa più bassa (sormontata da alcuni ruderi) oltre la quale si stende una spiaggia ancora più piccola, solitamente utilizzata in via esclusiva dagli ospiti del sovrastante Hotel Torre Normanna che possono raggiungerla per mezzo d'un ascensore scavato nella viva roccia.
Rispetto ad una mia precedente visita ho trovato il sentiero molto deteriorato e, sparsi lungo tutto il percorso, eterni e proliferanti mucchi di rifiuti lasciati dai soliti gitanti estivi, irrispettosi e maleducati.
La giornata era ideale: il sole forte, ma mitigato da una brezza decisa.
Al riparo della parete di roccia mi sono disteso come un gatto, deciso a rimanere a rosolarmi a fuoco lento per un'ora: mezz'ora disteso sulla schiena e mezz'ora sulla pancia.
Trascorso il tempo stabilito - e la mia cagnetta Frida, ansimante, aveva assoluto bisogno di bere - mi sono incamminato per raggiungere l'auto e di lì la campagna, dove ho lavorato con soddisfazione (e alacremente) sino alle 13.30.
E' stato gratificante...
Bisogna sempre rompere gli schemi che ci imprigionano, schemi che siamo noi stessi a costruire e per poterlo fare bisogna sempre infrangere delle resistenze interiori, nuotando controcorrente per uscire dalla solita rassicurante routine...

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26 marzo 2016 6 26 /03 /marzo /2016 09:02
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna

(Foto e testo di Maurizio Crispi) A volte, dopo lunghe pause, la corsa ritorna.
Correre in solitudine e al cospetto della natura ha un potere vivificante, energizzante. Schiarisce la mente e la mette in moto.
Sorgono idee e il pensare si fa creativo.
Una boccata di ossigeno e questo anche se il giorno, come è stato quello di questa passeggiata, non è solare, bensì grigio e corruscato.
Molto romantico, direi, perché ha attivato la melanconia e la nostalgia.
E anche delle brevi e transitorie burrascate di pioggia, in questo contesto ci sono state bene.
Dall'umido del bosco le mie narici erano colpite da molecole olfattive di bruciate. E, in effetti, c'erano i segni di un fuoco recente che aveva arso il sottobosco e alcune delle piante arbustive più giovane.
Forse attizzato proprio alcuni giorni prima in occasione del grande scirocco, con il vento che ha fatto divampare le fiamme, incautamente o dolosamente accese.
E ora sul pendio che si inerpica sino alla scoscesa parete di roccia si allarga una grande cicatrice nerastra.
Sono stato l'unico nel circondario a percorrere quegli sterrati, con la vista sulla scogliera grigio-ferro e nera, battuta dai marosi violenti e Isola delle Femmine che si stagliava lontana nella bruma: un paesaggio quasi nordico e non mi sarebbe sembrato strane veder emergere dal mare in tempesta una balena - a big sea monster - con i suoi potenti soffi, inarcando il dorso prima di un tuffo (Thar she blows!).
E Isola delle Femmine appena distinguibile tra i rovesci d'acqua e il pulviscolo d'acqua sollevato dai marosi, con la sua forma oblunga potrebbe bene essere un grande cetaceo pietrificato.
Nella più totale solitudine, ho solo incrociato uno che, con il cappuccio della felpa calcato sulla testa, faceva passeggiare il suo cane: era sulla scogliera e sul greto di sassi, ma quando mi sono addentrato nel territorio della riserva (la zona A), non c'era davvero più nessuno.
Forte è stata l'impressione di essere su di un isola selvatica lontana mille miglia dal luogo in cui vivo, invece che dietro la porta di casa: e quei cartelli indicatori di sentieri e località dai nomi pittoreschi e quasi mitici evocano atmosfere di avventura.

Tutto è fermo e silente, in attesa dell'estate, nel secondo giorno di primavera, ma sembra che sia inverno profondo, quell'inverno che ancora non c'era stato: l'inverno del nostro scontento.
Solo il monte, con i suoi sassi spaventosi e cataclismici, si muove.
Un cartello avverte minaccioso che c'è pericolo ad inoltrarsi nella zona che, a causa del monte soprastante e la sua parete di roccia friabile, é in uno stato di dissesto geomorfologico.
Grossi sassi caduti sul sentiero con la loro inerte presenza, sono eloquenti e mi fanno stare sul chi vive...
Non si sa mai...
Chi può mai dirlo se qui possa esserci l'appuntamento fatale con il mio destino.

Ma poi non è successo nulla di brutto...
Sarà per un'altra volta.
Ah ah ah...

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11 gennaio 2016 1 11 /01 /gennaio /2016 21:12
Duomo di Monreale. Ai turisti spetta un vero percorso penitenziale per ascendere alla bellezza sublime
Duomo di Monreale. Ai turisti spetta un vero percorso penitenziale per ascendere alla bellezza sublime
Duomo di Monreale. Ai turisti spetta un vero percorso penitenziale per ascendere alla bellezza sublime
Duomo di Monreale. Ai turisti spetta un vero percorso penitenziale per ascendere alla bellezza sublime
Duomo di Monreale. Ai turisti spetta un vero percorso penitenziale per ascendere alla bellezza sublime
Duomo di Monreale. Ai turisti spetta un vero percorso penitenziale per ascendere alla bellezza sublime

(Maurizio Crispi) Poco dopo Capodanno, approfittando dei giorni di vacnza, abbiamo fatto una piccola gita a Monreale, uno dei maggiori gioielli dell'archittettura arabo-normana e esempio sublime dell'arte del mosaico bizantino, in una giornata piovosa, ma non troppo fredda.
La pioggia stizzosa si è scatenata alla nostra uscita dal Duomo impedendoci di stare a gironzolare e magari di fare anche una capatina al forno delle Sorelle Mammina per prendere il classico pane di Monreale a lievitazione naturale, cotto a legna.
Non mi dilungherò sul Duomo (splendido) che ho visitato in molteplici occasioni e che , ciò malgrado, non finisce mai di stupirmi, con l'esterno rustico che unisce in sé i caratteri del luogo di culto e della fortezza e con gli scintillanti mosaici all'interno che formano nel loro insieme un grande e sublime testo pittorico che racconta il Vecchio e il Nuovo Testamento.
Quello che mi ha sorpreso (e deluso) dall'ultima visita in ordine di tempo è stato il constatare che la fuga di scale che conduce dal Parcheggio comunale al Centro storico (e alla Cattedrale), benché di recente realizzazione, è già scivolato in una condizione entropica di inarrestabile degrado, con i gradini rotti e scheggiati, alberi semiabbattuti e mai più sistemati, spazzatura negletta abbandonata qua e là, ringhiere di protezione mancanti per lunghi tratti.
Un clamoroso esempio di pubblica amministrazione assente e latitante, rispetto ai suoi obblighi: questa scalinata l'ho percorsa qualche anno fa, quando forse era stata da poco inaugurata e mi era sembrata bella, anche perché sboccava nella via acciottolata di grande pregio scenografico.
Oggi, invece quella stessa scalinata sembra essere diventata una via del dolore, un'ascensione al Golgota, con quel passaggio mortificante dal sottopasso (da attraversare obbligatoriamente, salvo - per chi lo sappia - a fare un giro più lunghetto), dove si aprono dei gabinetti pubblici da cui si sprigiona un mefitico di sentore ammoniacale di piscio, appena dissimulato dal disinfettante al bergamotto.
Dalle stalle alle stelle, per così dire.
Provare per credere.
Al Parcheggio comunale si fermano molti dei torpedoni che portano le comitive di turisti stranieri in visita: la scalinata di accesso dovrebbe essere tenuta in ordine, poiché rappresenta a tutti gli effetti il vestibolo e il biglietto di presentazione della cattedrale stessa.
Come possono i turisti preparare il loro animo alla meraviglia che avranno modo di vedere, transitando da un percorso così mal tenuto?
Le solite cose nostrane: del degrado, sembra che a nessuno importi veramente, così come "manutenzione" è una parola da non dover mai pronunciare.
Dire che, forse, ai turisti piace così, perché in questo modo hanno il brivido di sperimentare una full immersion in un contesto che è loro alieno e in un percorso di ascensione dalle miserie, dal degrado e dalle brutture, alla solennità e alla bellezza incomparabile e regale dei mosaici contenuti all'interno del duomo, oppure sostenere che ai più si offre un percorso penitenziale che li porti dopo molto patire all'ascesi religiosa o all'afflato mistica, è - almeno questo é ciò che io pensi - una penosa mistificazione.
Lo si può dire per ironizzare, ma non certamente parlando sul serio.
Senza tenere conto del rischio che qualcuno possa infortunarsi, salendo o scendendo quei gradini ammalorati, spezzati e scheggiati in più punti.

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8 gennaio 2016 5 08 /01 /gennaio /2016 06:18
L'ennesima panchina devastata a Villa Sperlinga
L'ennesima panchina devastata a Villa Sperlinga

Un'altra panchina di pietra - delle poche sopravvissute - è stata devastata a Villa Sperlinga (Palermo).
I pezzi della seduta di pesante travertino sono sparsi tutt'attorno.
Rimangono soltanto, tristemente ancora al loro posto, come sentinelle solitarie della devastazione appena avvenuta, i suoi plinti.
A vedere ciò che rimane della povera panchina (ulteriore vittima di una specie che qui a Villa Sperlinga è ormai sulla via del tramonto e in corso di estinzione)  si può senz'altro escludere l'ipotesi che si sia logorata per il troppo uso e si è portati a propendere piuttosto verso l'ipotesi che sia stata vandalizzata nel corso di una selvaggia prova di forza...

Tutto accade di notte, quando la Villa che è priva di recinzione e che non usufruisce di alcuna forma di guardiania viene invasa da bande di teppistelli e di adolescenti nullafacenti che, con i loro motorini e con le loro auto-scooter acquistate dai soldi di papà e mamma, stanno a bivaccare davanti ad un bar che se ne sta ai piedi della famosa "Torre Sperlinga" a poca distanza dalla tabaccheria aperta H24, videogiochi, macchinette mangiasoldi e scommesse compresi.
L'ozio e i soldi facili sono padre di tutti i vizi, e seno accoppiati a cattiva educazione e a ignoranza, il risultato orribile è questo: distruggere e sistematicamente sottrarre alla fruizione ciò che è patrimonio della comunità.
Gli stessi teppistelli si accaniscono sovente con il favore del buio contro le instalazioni di giochi per i bambini di recente posizionati e che, per questo motivo - sicuramente - non avranno vita lunga.

Ancora una volta, l'Amministrazione comunale si distingue per la sua assenza.

 

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5 gennaio 2016 2 05 /01 /gennaio /2016 07:45
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile

Cosa c'entrano i presepi con le Antiche Fornaci?
C'entrano... C'entrano.
Ed è presto detto perché.
Quest'anno l'iniziativa "Il Presepe in Piazza" è tornata alla grande, dopo una quasi assenza e un format ridotto nel Natale 2015.
Il Maestro Giuseppe Bennardo, creatore di centinaia di caratteri del presepe in creta e tutti gli altri materiali necessari, ha allestito il suo scenografico presepe in una capannuccia creata all'uopo sul sagrato della Chiesa Don Orione (in via Ammiraglio Rizzo) con accanto una "casetta", imaginata com dimora di Babbo natale e un allestimento-installazione dedicato al migrante che giunge in mare e che spesso perde la vita nel suo periglioso viaggio.
Il presepe 2015 è stato allestito dal Maestro Bennardo con la consueta - quasi maniacale cura dei dettagli e con pari senso prospettico.
In questo presepe n2015 è presente un dettaglio mancante in precedenti allestimenti e cioè la rappresentazione di Santa Rosalia che s'intravede in alto, al termine di una fuga di rocce,  incombente sulla stalla della Natività, contornata da voli di angeli (a quanto pare, questo inserimento è stato il frutto di una richiesta della parrocchia ospitante).
Al termine della visita il Maestro Bennardo mi ha detto che era visitabile un suo secondo presepe, realizzato per allocare un surplus di personaggi che nello spazio a disposizione non aveva potuto posizionare.
Ha aggiunto che il secondo presepe si trovava ubicato presso le "Antiche Fornaci Maiorana" in via Cardinale Rampolla, poco distante.
E così ci siamo incamminati per giungere poco dopo in una location che, nella mia vita, trovandomi di passaggio avevo visto centinaia di volte, ma senza mai prestarvi attenzione.
Siamo entrati e più che la meraviglia per il secondo presepe (eravamo gà appagati dalla visita al primo) poté lo stupore per la scoperta di un sito di autentica archeologia palermitana, reso visitabile grazie alla lodevole inziativa dei proprietari.
Le Antiche Fornaci a poca distanza dalle cave di roccia calcarea alle falde di Monte Pellegrino erano adibite alla produzione di Calce, che nel dopoguerra era ancora abbondamente utilizzata per la costruzione di abitazioni senza struttura portante.
Il processo consisteva nella rottura del materiale calcareo in pezzi più piccoli che poi venivano buttati dentro la fornace (al livello superiore) attraverso apposite bocche.
Le fornaci in numero di tre erano alimentate al secondo livello, più in basso, mentre il terzo livello scavato nella roccia serviva per raccogliere la calce, man mano che si formava nel processo di cottura, in piccoli carrelli metallici su rotaia, i quali poi mediante elevatori venivano portati sino al livello del suolo.
Un'opera davvero monumentale ed ingegnosa della quale si vedono emergere le cane fumarie delle fornaci, mentre tutto il resto è sprofondato nel sottosuolo.
Visitando il terzo livello si passa attraverso stretti cunicoli scavati nella roccia illuminati dall luce fioca di lampadine elettriche, appoggiati alle pareti che sono state lasciate grezze e ruvide sono gli attrezzi utilizzati dagli operai, martelli pneumatici, picconi, resti di carrelli, ruote di ferro, come se tutto fosse stato lasciato lì da un momento e all'altro e fosse pronto per una ripresa dei lavori. Tutto è oggi avvolto in un silenzio innaturale, ma con un piccolo sforzo di fantasia si possono udire il clangore degli strumenti, l'ansito delle ciminiere, il rombo delle fiamme, botti e tonfi, voci concitate e si può immaginare anche quanto fosse esposta al rischio di incidenti la vita di questi lavoranti, in un'epoca in cui ancora non esistevano reti di protezione e misure di sicurezza.
Con l'avvento del cemento armato l'uso della calce venne ridotto e, a poco a poco, le fornaci caddero in disuso.
Al tempo del loro massimo sviluppo le Fornaci Maiorana impiegavano dieci lavoranti adulti e dieci "carusi" (poco più che bambini, che facevano una sorta di apprendistato, ma erano in realtà una bassa manovalanza di "aiutanti" prezzi stracciati).
Le Antiche Fornaci furono acquistate dalla famiglia Maiorana nel 1945 e sono rimaste di loro proprietà anche quando caddero in disuso.
Recentemente, i proprietari si sono armati di buona volontà e hanno fatto dei lavori di ripristino, rendendo questa loro struttura - tremendamente interessante - visitabile e restituendo per così alla cittadina un pezzo del suo passato storico.
E' volontà dei proprietari attuali fare "vivere" le Antiche Fornaci, ospitando eventi culturali e di intrattenimento di vario genere: ne è la riprova un piccolo concerto da camera realizzato poco dopo l'inaugurazione e l'installazione presepica del Maestro Bennardo.
Come notazione, oltre al presepe allestito in maniera semplice su di un unico piano (a differenza di quello di via Ammiraglio Rizzo), si potevano ammirare esposti altri pezzi singoli connessi al tema del presepe, dislocati strategicamente ed anche un'Ultima Cena, sempre a firma del Maestro Bennardo.
Insomma, la visita al secondo presepe del Maestro Bennardo si è rivelata un'autentica sorpresa: un esempio efficace di quando sei convinto di andare a trovare una cosa e, trovando quella che hai cercato, ti imbatti in un'altra che diventa la "vera" scoperta del giorno di ricerca...

Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
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Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
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2 gennaio 2016 6 02 /01 /gennaio /2016 00:25
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà

Esattamente un anno fa, alla vigilia di Capodanno, a Palermo, ha nevicato e faceva un freddo intenso (ma non troppo, se no non ci sarebbe stata la neve).
La città e i monti circostanti si sono ricoperti di una coltre bianca e il traffico è andato in tilt.
Molti che avevano prenotato, alla vigilia, veglioni in luogni attorno alla città, hanno dovuto rinunciare o sono rimasti bloccati in itinere perchè la maggior partede delle strade erano rimaste bloccate dalla neve.
Noi siamo andati tutti ad Altavilla dove la neve caduta di fresco ci ha regalato un'insolita cartolina.

Ce ne siamo stati chiusi in casa, godendo del tepore benefico che si sprigionava dal camino e dalla stufa a legna.

Andando via, abbiamo comprato dal pastore che alloggia in un casolare vicino, tuma e ricotta fresche, appena fatte (e c'eranoanche gli agnellini appena nati, ancora malfermi sulle gambe: una tenerezza!)

Tornati in città, la sera, siamo stati a casa, la sera, avvolti da coltri di indumenti per contrastare il freddo intenso e pervasivo.

Abbiamo cenato assieme e abbiamo brindato molto prima di mezzanotte.

E poi ci siamo tutti ritirati a letto al calduccio delle coperte.

Un freddo e bianco Capodanno, quasi da manuale.

E' stato l'ultimo Capodanno che ho passato assieme a Tatà.

Andato via lui, è come se non fosse rimasto nulla.

Soltanto dei bei ricordi

Per quest'anno lo spirito del Natale e del Capodanno non è arrivato...

O, almeno, non è arrivato nello stesso modo.

Speriamo bene nel prossimo anno.

Di seguito, ciò che scrissi, a commento delle foto pubblicate sul mio profilo FB.

L'ultimo giorno dell'anno è stato di tregenda dal punto di vista delle condizioni meteo.
Vento furioso, freddo, poco sopra lo zero, nevischio, grandine, e neve bella e buona.
Insolite condizioni per i Palermitani che di rado vedono nevicare sopra la propria città, più di sovente solo sui monti circostanti (ma anche in questo caso, non più di una volta all'anno).
Ma questa volta la situazione è stata seria e ha trovato tutti impreparati: incollonamenti di auto ed ingorghi a tutto spiano
Non parliamo poi del ghiaccio insidioso che si è formato a notte, quando la temperatura è scesa sotto lo zero e tanti sono rimasti bloccati in auto, senza poter raggiungere la meta destinata di veglie e cenoni.
AA Piano Aci c'è stata per noi l'occasiobe di vedere uno spettacoo insolito, con tutte le montagne alle spalle imbiancate alle nostre spalle.
Tuttavia nel cielo basso e grigio ogni tanto si apriva uno squarcio e si faceva largo sia pure per pochi attimi soltanto un raggio di sole.
Asserragliati in casa abbiamo goduto come non mai del calorino sprigionato dalle fiamme del camino e della stufa a legna.
Siamo però tornati presto, perchè temevamo di trovare ghiaccio se la temperaura si fosse improvvisamente abbassata ulteriormente, ma fortunatamente così non è stato.
Sulla strada del ritorno ci siamo fermati a guardare da vicino le pecorelle al pascolo e il pastore, vedendo che c'era Gabriel, ci ha invitato ad andare verso il piccolo casale da loro occuoato per vedere gli agnellini.
E in effetti ce n'erano tanti tra cui due piccoli piccoli, ancora malfermi sulle gambe e tutti tremanti, dei quali uno aveva pendente dalla pancia uno spezzone di cordone ombelicale insaguinato. Il pastore ci ha detto che i due piccoletti erano venuti al mondo non più di mezzora prima.
Con l'occasione, abbiamo comprato una forma da un chilo di tuma, fatta la mattina.
E' stata una bella ed insolita sorpresa. degna della giornata e dello scenario natalizio tutto imbiancato.
La sera abbiamo cenato assieme io, Maureen, Raul e Salvatore, molto semplicemente e rabbrividendo un po' dal freddo (la casa di Palermo è senza riscaldamento).
Invece, del consueto cotechino con lenticche, abbiamo mangiato una zuppa di legumi "alla ligure" e, assieme, un po' di cotechino.
Non è mancato un po' dell'immancabile sfincione festivo e naturalmente un assaggio dell'ottimo formaggio che avevamo acquistato prima direttamente dai pastori.
Non parliamo del fatto che abbiamo "goduto" del discorso inaugurale del Presidente della Repubblica: le solite parole vuote e scarsamente comprensibili ad una persona di cultura medio bassa, ma per pochi attimi è stata l'occasione per stare "a tu per tu" con il presidente e per offrirgli anche (perché no?) un boccone.

Poi a nanna presto, al calduccio.

Il giorno dopo, capo dell'anno nuovo, non c'era più così freddo, ma - in compenso - soffiava a raffiche poderose il vento, che già di notte aveva fatto numerosi danni danni. Molte le piante abbattute e strappate.
Il vento era stato talmente furioso da spostare qua e là, erraticamente, interi sacchi della spazzatura, con tutto il loro contenuto.
Invece, proprio a causa del maltempo che aveva imperversato nella notte, impedendo ai festanti di riversarsi nelle strade, scarsissimi i segni dei giochi di fuoco di cui solitamente si vedono in strada involucri e macerie residuali.

E poi si va oltre, con una documentazione per immagini che riguarda i primi giorni del nostro nuovo anno, con la documentazione della nostra permanenza a Palermo nei primi giorni del nuovo anno (inizio e fine della galleria fotografica con le immagini delle nostre due gite familiari ad Altavilla (Piano Aci), in condizioni climatiche totalmente differenti.

Ultimo giorno dell'anno: Piano Aci Experience with the snow

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25 dicembre 2015 5 25 /12 /dicembre /2015 22:52
Panchine della desolazione a Palermo
Panchine della desolazione a Palermo
Panchine della desolazione a Palermo
Panchine della desolazione a Palermo

(Maurizio Crispi) Le panchine a Palermo non sono certamente in cima ai pensieri degli amministratori della città.
Se occasionalmente ne vengono collocate di nuove, non si fa certamente per la manutenzione di quelle preesistenti.
Sembra quasi che le panchine dei parchi o quelle che adornave le pubbliche vie e piazze non meritino attenzione alcuna.
Quasi che ese debbano vivere una vita propria, dalla giovinezza della loro messa a dimora alla vecchiaia e alla morte, senza mai potere usufruire di interventi di ripristino.

Ma, per la maggior parte, la speranza di vita é breve, mentre in altri luoghi è possibile di certo sperimentare il brivido di sedersi su panchine ultracentenarie.
Le azioni deleterie cui le panchine panormite sono sottoposte sono molte ed inimmaginibili per qualsiasi altra persona che viva in altri luoghi, dove le panchine sono considerate dei beni pubblici e, pertanto, rispettate come tali.
Oltre al degrado causato dagli eventi atmosferici, ci sono infatti le continue azioni di vandalismo che ne minacciano l'incolumità, ma anche - secondo me - quella ben più vile del loro asporto per altre destinazioni quali potrebbero essere giardini e piccole oasi private (quest, almeno, la mia fantasia).

Mi esercito costantemente nell'osservazione di ciò che ricade all'interno dei confini dei miei modesti orizzonti, supponendo peraltro che ciò che si verifica possa essere isomorfico rispetto ad una più vasta realtà, con degli schemi micro-ricorsivi che si ripetono in scala più ampia.
Percorendo Villa Sperlinga e gli altri piccoli parchi della mia zona il leit motif è sempre identico. Panchine costruite con solidi materiali (come possono essere la pietra e il ferro) che vengono sfregiate, fatte a pezzi o vandalizzate o che, semplicemente, dall'oggi al domani scompaiono senza lasciare traccia, se non delle zone più pallide nel terreno dove erano ancorati i loro plinti.

Chi si trovasse a fare un giro per Villa Sperlinga, avrebbe modo di notare - osservando attentamente - che delle belle panchine di pietra ne sopravviva soltanto - ad occhio e croce - il 60 per cento. Le altre sono tutte andate (ma della loro esistenza sono rimaste delle visibili tracce sul terreno. Chi sa, nota la loro mancanza.
Perchè? E perchè poi, nessuno fa mai nulla per ripristinarle?
In un altro giardinetto vicino a casa mia, intitolato al tenente Colonnello Giuseppe Russo, ucciso dalla mafia, oltre alle panchine di pietra, ce n'era una piccola moltitudine allocate lungo il percorso perimetrale, in un luogo ombreggiato e favorevole alla sosta.
E di queste, come mostra una delle foto che corredano il post, ne è rimasta una sola: tutte le altre panchine germane prima furono vandalizzate (benchè di ferro) e, una dopo lìaltra, le loro vestigia sono scomparse.
Al posto loro perenni distese di rifiuti cartacei, bottiglie vuote e lattine di bibite varie, il tutto frammisto alle deiezioni canine..
Proprio qui, lungo questo vialetto un tempo ameno, bisognerebbe collocare una lapide per celebrare festosamente l'inettitudine degli Amministratori di questa città.
La bravura e la rettitudine di chi amministra la Cosa Pubblica non si evidenziano nella capacità di varare grandi e dispendiosi progetti, ma nell'essere capaci - in primo luogo - di gestire e di mantenere quello che c'è, anziché lasciarlo andare penosamente in rovina.
In un Inferno Dantesco dove li potremmo mettere questi Amministratori inetti (e forse anche ignavi)?
Rispondetemi voi...

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23 dicembre 2015 3 23 /12 /dicembre /2015 06:46
La Mano di Punta del Este. Una mia piccola scoperta, curiosando nella rete
La Mano di Punta del Este. Una mia piccola scoperta, curiosando nella rete
La Mano di Punta del Este. Una mia piccola scoperta, curiosando nella rete
La Mano di Punta del Este. Una mia piccola scoperta, curiosando nella rete
La Mano di Punta del Este. Una mia piccola scoperta, curiosando nella rete
La Mano di Punta del Este. Una mia piccola scoperta, curiosando nella rete
La Mano di Punta del Este. Una mia piccola scoperta, curiosando nella rete
La Mano di Punta del Este. Una mia piccola scoperta, curiosando nella rete

La Mano (conosciuta anche come "la mano dell'affogato" (The drowning man) è una scultura di grandi proporzioni in cemento e plastica situata sulla spiaggia di Punta de Este in Uruguay.
E' stata realizzata dall'artista cileno Mario Irarrázabal. Dalla sua inaugurazione, nel 1982, è divenuta "simbolo" delle interminabili spiaggie di Punta del Este, che èconsiderato uno dei più famosi centiri balneari e di villeggiatura dell'Uruguay, comparabile ad una "Saint Tropez" del Sud America.
Le cinque dita, fortemente evocative, fanno riferimento tra le altre cose all'immagine iconoica di un uomo (o di una donna) in procinto di affogare: e le dita emergenti sono l'ultima parte del cropo che di colui che sta affogando si possono intravederre prima che venga definitivamente inghiottito dal mare.
Le grandi proporzioni della statua fanno sì che possa essere scorta anche da lontano dai nuotatori che si spingono troppo lontano dalla riva sfidando le correnti dell'oceano e dovrebbe servire loro da monito.
Lo stesso scultore fece successivamente delle repliche della mano e di queste una (non identica, ma simile)  fu collocata nel deserto di Atacama (La mano del deserto).
E' sorprendente come il mondo sia pieno di cose di cui a stento conosci l'esistenza (o che per te - proprio perchè non le conosci) non esistono.
Poi, ti ci imbatti casualmente, seguendo altri percorsi, e alcune entrano nel tuo orizzonte conoscitivo.

Come ci sono arrivato alla Mano di Punta del Este.
Semplice: ascoltando una trasmissione in radio, in cui veniva intervistato un giornalista italiano che ha vissuto con la famiglia per molti anni in Uruguay. La Mano non veniva specificatamente menzionata, ma Punta del Este, sì. Incuriosito ho fatto una ricerca e, voilà, ho trovato La Mano.
Se vogliamo, si è trattato di uno dei tanti casi di Serendipity che ci possono occorrere e che possiamo valorizzare soltanto se abbiamo la mente libera e pronta ad uscire da uno schema tracciato.

 

La Mano di Atacama

La Mano di Atacama

La Mano di Puta del Este(Da Wikipedia) La Mano (The Hand) is a sculpture in Punta del Este by Chilean artist Mario Irarrázabal. It depicts five human fingers partially emerging from sand and is located on Parada 1 at Brava Beach in Punta del Este, a popular resort town in Uruguay. It is also known as either Los Dedos (The Fingers), or Hombre emergiendo a la vida (Man Emerging into Life). In English, its popular name is The Hand.
It is a famous sculpture that has become a symbol for Punta del Este since its completion in February 1982 and in turn has become one of Uruguay's most recognizable landmarks.
The sculpture was made by Chilean artist Mario Irarrázabal during the summer of 1982, while he was attending the first annual International Meeting of Modern Sculpture in the Open Air in Punta del Este. There were nine sculptors, and he was the youngest one.
There was a fight for the places assigned on a public square, so he decided to make his sculpture on the beach.
He was inspired to make a sculpture of a hand "drowning" as a warning to swimmers, as the waters at La Barra up the beach had rougher waves which were better for surfing only, while the other way, waters at Solanas were much more suited for swimming practice and windsurfing activities.
While Irarrázabal had the entire summer to complete the project, he managed to finish in the first six days,[5] despite facing minor delays due to the strong southeast wind which is common in Punta del Este.
The concrete and plastic fingers were reinforced with steel bars, metal mesh, and a degradation-resistant solvent covering the plastic on the outside.
Throughout that summer, sculptors from around the world worked on their creations at the beach, but only Irarrázabal's continues to sit on the beach today.
It gained Irarrázabal worldwide acclaim and is popularized by tourist photographs and reproductions on postcards.
He later made near or exact replicas of the sculpture for the city of Madrid (in 1987), in the Atacama Desert in Chile (1992), and in Venice (1995).
The hand has not left its original spot, and has remained largely untouched, save for minor graffiti on the palm side of the fingers which was written in 2005.

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27 novembre 2015 5 27 /11 /novembre /2015 18:07
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo

(Maurizio Crispi) La storica Villa Trabia, a Palermo, il cui nome completo è la Casena dei Trabia alle Terre Rosse, è bella, piena di fascino e di mistero decadente in certi suoi angoli e, per quanto curata (abbastanza, ma non tanto quanto accadrebbe in altri paesi, poiché le fontane un tempo zampillanti sono fuori uso, molte siepi sono malamente e poco di frequente potate, per non parlare di alcuni grandi alberi di magnolia a rischio di crolli o di estinzione per cure inadeguate), in alcuni suoi anfratti è dominata da una natura prorompente e selvaggia con distese di verzura che richiamano alla mente foreste incontaminate - non fosse per il biancheggiare di edifici che si stagliano poco distante dalle mura perimetrali del parco.
E contemporaneamente, in questa profusione di verde, si ravvisano in opera potenti forze opposte, quali la vitalità selvaggia ed inesausta e l'avvio della decomposizione e del declino, in un mix inestricabile.
Ci sono anche caverne e cunicoli misteriosi, poiché - come accadeva a quei tempi - per edificare ville padronali ed edifici vari si usava aprire una cava di tufo (limestone) nello stesso terreno in cui sarebbe stato innalzato il manufatto.
A evocare la natura più selvaggia e primigenia ci sono autentiche colate di radici che prorompono direttamente dalla roccia con l'aspetto di propaggini inquietanti lanciate da misteriosi esseri ctonii e pronti a ghermirti alla tua più lieve distrazione.
Ma si possono anche scoprire delicate crescite di capelvenere e rocce rivestite di tenero muschio verde-smeraldo, irrorate dall'acqua chioccolante di quella che sembra essere una naturale sorgiva.
E la modernità, dura a volte, irrompe in alcuni recessi e nelle mura perimetrali decorate di graffiti e disegni, mentre in altri luoghi reconditi si possono rinvenire le tracce di bivacchi di homeless e di tossici che hanno lasciato lì le loro spade per usi futuri.
Misteri ed incongruità di Palermo.

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21 ottobre 2015 3 21 /10 /ottobre /2015 07:20
Luoghi di transito: e, in verità, siamo tutti di passaggio
Luoghi di transito: e, in verità, siamo tutti di passaggio
Luoghi di transito: e, in verità, siamo tutti di passaggio
Luoghi di transito: e, in verità, siamo tutti di passaggio
Luoghi di transito: e, in verità, siamo tutti di passaggio
Luoghi di transito: e, in verità, siamo tutti di passaggio
Luoghi di transito: e, in verità, siamo tutti di passaggio

“Our earthly condition is that of passers-by, of incompleteness moving towards fulfilment and, therefore of struggle...”

Ignoto (per me)

E siamo tutti di passaggio, belli e brutti, lenti o veloci, grassi o magri... Ma non sempre ci ricordiamo della nostra qualità di semplici passers-by...

Tutto è effimero...

Alcuni luoghi vicino ai quali mi trovo a passare mi mettono malinconia. Sono luoghi in cui qualcuno è nato oppure è morto. Sono luoghi di transito, in entrata o in uscita in questo mondo. Oppure, semplicemente luoghi di sosta, in un mondo in cui tutti sembrano avere sempre troppa fretta.

Luoghi che sono come delle soglie, a differenza dei cimiteri che, invece, si presentano in tutta la loro staticità.

E, accanto alla fioritura inattesa, la crudezza della baraccopoli dove vivono gli zingari e rappresenti di altre etnie balcaniche, nomadi e migranti, in condizioni precarie ma capaci di dar vita a edifici che per quante precari e per quanto edificati con materiali di risulta sono pur sempre “case”

Le strade nella loro precarietà a volte consentono di fissare l’eternità e il mistero insondabile delle cose, quando consentono di mettere assieme in un unico colpo d’occhio la bellezza non facilmente descrivibile di un albero in piena fioritura contro lo sfondo di un cielo terso e azzurro, ma anche una mela mangiucchiata e poi abbandonata, come se il suo proprietario avesse avuto troppa fretta per stare ancora a masticare o si fosse improvvisamente volatilizzato, transitando in un altro piano temporale (per chi ci crede), o anche la buffa ed incongrua giustapposizione di diversi e divergenti piani operativi, con l’incrociarsi di persone per cui il tempo si muove ad una velocità diversa e che si sfiorano appena senza vedersi.

Ci si chiede sempre quando incroci qualcuno chi sia e dove stia andando. E siccome tu stesso ti ritrovi a porti queste domande fondamentali, ti chiedi se l’Altro che incrocia il tuo cammino lo sappia oppure se sia assolutamente ignaro ed inconsapevole di tutto. Ti chiedi se qualcuno abbia trovato le risposte che tu non sei ancora riuscito ad avere...

A volte, è come se fossimo del tutto ciechi e sordi nel nostro andare e, del pari, totalmente ignari sia delle bruttezze che incrociamo sia delle poche inestimabili ricchezze che attraversano il nostro cielo come un rapido ed effimero raggio di luce, ma tale da illuminare il nostro interno con un fulgore accecante, anche se solo per pochi attimi.

Un tributo alla memoria che da anni sopravvive e che, di tanto in tanto, viene aggiornato...

Solo pochi si soffermano a guardare e a riflettere

Chi ha mangiucchiato quella mela e perchè poi, anziché gustarsela sino in fondo, l'ha abbandonata così all'improvviso? Forse che, dopo i primi morsi, ne sia stato avvelenato?

Tutto è effimero, anche la più bella fioritura

Il campo nomadi di Palermo immutabile nella sua precarietà

La meraviglia di un incongruo e stracarico trasloco a bordo di una Bianchina familiare, una "Station Wagon" d'epoca. Chi sono? Dove vanno?

Rosa Fresca aulentissima... ai piedi della statua dedicata al Santo Padre Pio

I miei commenti alle foto

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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