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1 gennaio 2017 7 01 /01 /gennaio /2017 15:46

Stephen King, Fine Turno (End of Watch), Sperling & Kupfe, 2016(Maurizio Crispi) Vado forse controcorrente se affermo che "Fine Turno" (End of Watch) di Stephen King (Sperling&Kupfer, 2016) mi è piaciuto, come mi sono piaciuti i due volumi precedenti della trilogia che ha come protagonista il detective in pensione Billy Hodges (e i suoi due comprimari) nel confronto/duello con il malvagio Brady Hartfield che, dalla sua stanza d'ospedale, riesce ad architettare un piano diabolico per portare a termine ciò che era rimasto incompiuto.
Stephen King "non" è uno scrittore di genere, per quanto alcuni lo vogliano inchiodare a questa etichetta. Nel corso del tempo "il re" si è cimentato in varie direzioni, esplorandone le potenzialità con risultati diversi, ovviamente, e non sempre condivisibili. Ma, come per tutti gli scrittori che abbiano il coraggio di non rimanere legati ad un unico stereotipo narrativo il giudizio d'un lettore attento deve tenere d'occhio l'opera narrativa nel suo complesso, con tutte le divagazioni, le sperimentazioni, i percorsi (compresi i vicoli ciechi) che l'Autore ha voluto seguire.
La trilogia di Hodges e dell'agenzia investigativa "Finders Keepers" va appunto collocata in questa luce. E, di volta in volta, le opere di Stephen King vanno lette facendo attenzione alle soglie del testo e alle epigrafi. Come Revival era dedicato ad alcuni dei maestri dell'Horror e sopra a tutti a H. P. Lovecraft, indiscusso pilastro del Gotico, la trilogia di Mr Mercedes trova i suoi ispiratori in alcuni scrittori del genere poliziesco e, in particolare, è dedicata nel suo incipit a Ed McBaine al poliziesco metropolitano.
Detto questo, ciò che più affascina nell'opera narrativa di King è la capacità affabulatoria che si distende in lunghi percorsi in cui i personaggi vengono magistralmente costruiti e fatti vivere.
Non a caso Stephen King si paragona sovente a Charles Dickens, gigante della letteratura del Novecento e non certo di genere.
Fine Turno, come i due romanzi che lo hanno preceduto si legge bene e appassiona, anche se non c'è suspense, dal momento che il montaggio degli eventi è predisposto dallo sguardo onnisciente del narratore.
Ma ciò che piace è il dispiegarsi della narrazione, appunto: ed è questa la qualità che fa di Stephen King un grande scrittore.

Stephen King, End of Watch, (Edizione UK)(dal risguardo di copertina) Dopo Mr. Mercedes e Chi perde paga, King ha scritto l'atteso capitolo conclusivo della sua trilogia poliziesca, nella quale l'autore, come ci ha ormai abituato, combina il suo impareggiabile senso della suspense con uno sguardo lucidissimo sulla fragilità umana.
In un gelido lunedì di gennaio, Bill Hodges si è alzato presto per andare dal medico. Il dolore lo assilla da un po' e ha deciso di sapere da dove viene. Ma evidentemente non è ancora arrivato il momento: mentre aspetta pazientemente il suo turno, infatti, Bill riceve la telefonata di un vecchio collega che chiede il suo aiuto, e quello della socia Holly Gibney. Ha pensato a loro perché l'apparente caso di omicidio-suicidio che si è trovato per le mani ha qualcosa di sconvolgente: le due vittime sono Martine Stover e sua madre. Martine era rimasta completamente paralizzata nel massacro della Mercedes del 2009. Il killer, Brady Hartsfield, sembra voler finire il lavoro iniziato sette anni prima dalla camera 217 dell'ospedale dove tutti pensavano che sopravvivesse in stato vegetativo. Mentre invece la diabolica mente dell'Assassino della Mercedes non solo è vigile, ma ha acquisito poteri inimmaginabili, tanto distruttivi da mettere in pericolo l'intera città. Ancora una volta, Bill Hodges e Holly Gibney devono trovare un modo per fermare il mostro dotato di forza sovrannaturale. E a Hodges non basteranno l'intelligenza e il cuore. In gioco, c'è la sua anima. Dopo "Mr. Mercedes" e "Chi perde paga", King ha scritto il capitolo conclusivo della sua trilogia poliziesca, nella quale l'autore, come ci ha ormai abituato, combina il suo senso della suspense con uno sguardo lucidissimo sulla fragilità umana.
Stephen KingDalla trilogia di Bill Hodges sarà tratta una miniserie TV diretta da Jack Bender.

Di Fine turno è stato detto:
«Per le legioni dei suoi fan, Fine turno, combinazione tutta kinghiana di horror e mystery, è il finale perfetto della trilogia di Bill Hodges» - Publishers Weekly
«Il re non delude» – Andrea Vitali, Il Venerdì di Repubblica
«Di uno scrittore come King, che è sulla cresta dell'onda da molti decenni, si potrebbe pensare che è a corto di idee. E invece eccolo servirci uno dei thriller più originali degli ultimi tempi: un libro spettacolare, emozionante, avvincente» - Library Journal
«King riesce ancora splendidamente a fare la sua magia.» - The Associated Press
«King è abilissimo nell'imbastire il suo nuovo romanzo horror, che tocca argomenti sensibili come quello della depressione e del suicidio» - Luca Crovi, il Giornale.it

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29 dicembre 2016 4 29 /12 /dicembre /2016 07:48

Il segreto di Gotham (Seven for a Secret)(Maurizio Crispi) E' un fatto indubbio che la letteratura fiction, mentre intrattiene ammaestra, conduce il lettore a porsi degli interrogativi e a desiderare degli approfondimenti. Attraverso la lettura dei romanzi, si ha la possibilità di viaggiare in lungo e in largo nel Tempo e nello Spazio: e ciò spiega perché alcuni siano degli impenitenti lettori "multipli", inebriati dalla possibilità di essere la mattina nella Los Angeles del XXI secolo e, poche ore dopo altrove, per esempio nella New York del XIX secolo.
A differenza di saggi tematici che hanno l'esplicito compito di ammaestrare, le opere fiction fanno ciò in modo ellittico, attraverso la creazione di un racconto con una trama complessa e articolata. E attraverso di esso, che è collocato in un "dove" e in un "quando", si impara (e si viaggia).
Il Segreto di Gotham (titolo originale: Seven for a Secret, nella traduzione di Norman Gobetti; Einaudi Stile Libero 2016), secondo romanzo di Lyndsay Faye (dopo "Il Dio di Gotham", 2012) si colloca nella caotica New York del 1847, già metropolitana nel suo sviluppo, e alla prese con l'intensa emigrazione degli Irlandesi. Già si è delineata la scissione tra gli Stati del Nord e quelli del Sud sulle tematiche abolizioniste, lungo quel discrimine virtuale (e geografico) tra Pensilvanya e Maryland controverso battezzato come "Linea Mason-Dixon", dal nomi dell'astronomo e dell'agrimensore che la tracciarono. Ancora siamo lontani dalla Guerra Civile, ma questa divergenza di vedute in merito all'abolizionismo sta già creando dei problemi: poiché se è vero che con apposite leggi è stato posto un freno alla Tratta degli Schiavi, mettendola fuori legge, è anche vero che il bisogno vorace di mano d'opera fresca da parte dei possidenti terrieri del Sud aveva cominciato ad alimentare una tratta interna, con la ricattura di Neri affrancati nel Nord e ricondotti in schiavitù al Sud (al prezzo di sofferenze atroci degli indivisdui ricatturati e delle loro famiglie spezzate), come nel caso raccontato da Solomon Northup nelle sue memorie (pubblicate in Italia con il titolo "Dodici anni da schiavo", in concomitanza con l'uscita del bel film che da questa vicenda è stato tratto). Thimothy Wilde, investigatore nella nascente polizia metropolitana di NY, ubicata nel lugubre edificio di recente costruzione, detto "Le Tombe", è alle prese con un caso di questo tipo: cioè la scomparsa della famiglia di una donna nera libera, Lucy Adams.
Wilde - affiancato dal fratello Valentine che occupa una posizione superiore nei quadri del neonato corpo di Polizia, ma che è anche intricato nella politica - prende ad indagare per scontrarsi con un intreccio di eventi in cui è - come sempre - la politica a dettare legge e a tingere dei suoi colori la verità.
Di lettura appassionante (sino all'ultimo rigo dell'ultimo capitolo), in cui ai fatti, incalzanti, si alternano sprazzi sull'interiorità di Timothy Wilde e degli altri personaggi trattati - specie quelli femminili - con una rara sensibilità, nllo stesso tempo lascia emergere una potente riflessione sulle tematiche dell'abolizionismo che, a lungo, anche dopo la promulgazione del XIII emendamento, voluto da Lincoln, e la fine della Guerra Civile, rimarrà più come idea (ed empito idealistico) che come realtà fattuale universalmente condivisa (vedi, ad esempio, al riguardo il recentissimo film "Free State of Jones").
Dietro alle pagine sapientemente costruite da Lindsay Faye si intravede un poderoso sforzo di documentazione, come rivelano la breve - ma succosa - postfazione che correda il volume e le epigrafi che precedono ogni capitolo tratti da testi da lei consultati o da documenti d'archivio che trattano di questo tema.

 

Lyndsay Faye(Le soglie del testo) Una città feroce e in fermento, un corpo di polizia che sta muovendo i primi passi e un detective alle prese con un caso che lo trascinerà in uno dei vicoli piú bui della storia americana. Questa è New York, nel 1846.
«Il giorno in cui le accadde il peggio - e con "peggio" intendo quella tragedia, quell'atrocità oltre ogni limite di sopportazione che per impedirla moriresti, per impedirla uccideresti - Lucy Adams stava lavorando in un negozio di fiori, e sistemava rose di serra scarlatte e arancioni i cui colori avrebbero fatto sfigurare un tramonto di mezza estate. Quanto poco venni a sapere di lei, quando la conobbi. Drammaticamente poco. I dettagli sarebbero venuti in seguito. Molto dopo la volta che le dissi che io, Timothy Wilde, stella di rame numero 107 e difensore di chiunque diavolo mi paresse, avrei rimesso tutto a posto.»
Quando Lucy Adams piomba nelle "Tombe", la centrale della polizia newyorkese, per denunciare la sparizione della sorella e del figlio, il detective Timothy Wilde non può lontanamente immaginare che cosa con quel caso andrà a scoperchiare. Setacciando i bassifondi della città, invasi in quegli anni da torme di immigrati irlandesi ridotti alla fame, e infilandosi nei salotti degli affari e della grande politica, Timothy e il fratello Valentine scopriranno un'orribile tratta di persone, e un inestricabile intreccio di corruzione, violenza e razzismo.

 

Hanno detto:
«Un romanzo spettacolare» (Gillian Flynn)

L'Autrice. Lyndsay Faye vive a New York con il marito e due gatti. Il segreto di Gotham (2016) è il secondo romanzo della serie dedicata alle indagini di Timothy Wilde, già protagonista de "Il dio di Gotham", pubblicato da Einaudi Stile Libero nel 2012.

 

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27 dicembre 2016 2 27 /12 /dicembre /2016 05:34
Angels Flight (Il Ragno): uno dei più magistrali romanzi di Michael Connelly

(Maurizio Crispi) Essendo in viaggio e trovandomi a corto di libri, nella casa in cui ero ospite ho adocchiato una copia in lingua originale di un romanzo di Michael Connelly in edizione economica, dal titolo "Angels Flight".
Non orientandomi sul titolo, ho subito cominciato a leggerlo, incantato dal ritmo serrato dei dialoghi sin dalle prime battute, per scoprire poche pagine dopo di conoscerlo già in traduzione italiana (ovviamente, perché di Connelly non me ne sono mai perso uno). Ho appreso dopo, da una ricerca in internet che Angels Flight era stato lanciato in Italia con il titolo alquanto difforme di "Il Ragno" (pubblicatocome tutti gli altri da Piemme).
Malgrado l'improvvisa agnizione, ho tuttavia continuato ad andare avanti nella lettura, calamitato dalla vicenda che si dipana ad un ritmo serrato nell'arco di tempo di poco più di 72 ore.
Angels Flight é un grande romanzo, decisamente uno dei migliori scaturiti dalla fertile penna di Connelly che vede Harry Bosch impegnato in una delicata indagine  sull'omicidio di Howard Elias, avvocato nero che ha costruito la sua fama perseguendo poliziotti corrotti e abusanti nei confronti di cittadini inermi.
L'omicidio crea nella metropoli una marea di malcontento e di proteste che sembrano essere sul punto di sfociare in sommovimenti e rivolte come quelle che, nel 1992, fecero seguito al pestaggio del tassista afro-americano Rodney King da parte di poliziotti del LAPD.
Dietro all'indagine frenetica, in lotta contro il tempo, si muovono i giochi di potere, per cui la verità ufficiale non deve mai essere la verità dei fatti accaduti, per ragioni di opportunità politica e di governo della città.
Come sempre Bosch, che - se uno dovesse figurarselo o disegnarlo - lo rappresenterebbe con una mescolanza di tratti (sia interiori, sia nellafisicità) di Philip Marlowe, il detective creato da Raymond Chandler (ammirato da Connelly) e del Clint Eastwood nei panni dell'Ispettore Harry Callaghan (per quanto quest'ultimo operi nei ranghi della Polizia di San Francisco), lotta alla ricerca della Verità e della giustizia, cercando strenuamente di evitare compromessi in nome del quieto vivere, mentre nello stesso tempo è alle prese con una crisi esistenziale.In questalotta cerca sempre di tenere alto i valori della Giustizia e del Dirittto, anche se in alcuni casi,pur di raggiungere il suo scopo e di attenersi a quello che sente un dovere morale è pronto a prendere vie brevi e scorciatoie, ma sempre ergendosi a paladino nei confronti delle storture del sistema di cui egli stesso fa parte.
Dalla data della sua nascita letteraria, lo abbiamo seguito seguiamo da quasi trent'anni, mentre invecchiamo e lui invecchia con noi, affrontando assieme alle indagini tutti i casi della vita con cui ciascuno di noi deve cimentarsi, facendo lecose giuste e, a volte, sbagliando.
Anche nella velocissima eppure intricata indagineconcernenti le indagini sulla morte di Howard Elias, Bosch andrà avanti testardo, ma coerente con se stesso, regalandoal lettore una seire di indimenticabili colpi di scena, sino ad una conclusione che nella sua crudezza corale è di una potenza tragica quasi shakespeariana.

Michael Connelly (Filadelfia, 21 luglio 1956) è uno scrittore statunitense di thriller: i suoi libri sono stati tradotti in 35 lingue diverse. È stato presidente del Mystery Writers of America dal 2003 al 2004.(Dal risguardo di copertina) Nella cabina della funicolare di Los Angeles un uomo in un elegante abito grigio scuro giace faccia a terra, freddato da un colpo di pistola. E Howard Elias, importante avvocato di colore specializzato in diritti civili. I suoi clienti non si distinguono di certo per onestà e rettitudine, trattandosi perlopiù di farabutti o autentici criminali, ma Elias ha sposato una causa ben precisa: intentare azioni legali contro il Dipartimento di Polizia, facendo leva sul nervo scoperto del razzismo diffuso in città e sui metodi non sempre ortodossi usati dalle forze dell'ordine. Le sue invettive gli hanno procurato grande fama e, inevitabilmente, l'odio feroce di quasi tutti gli agenti. Sullo sfondo di una Los Angeles sconvolta dalla difficile convivenza tra bianchi e neri, le indagini di un caso dì cui nessuno vorrebbe occuparsi sono affidate al detective Harry Bosch, uomo duro e tormentato, solitario per dovere e per necessità. Alle prese con un'umanità cinica ed egoista, è lui che deve scandagliare la vita privata di Elias, addentrarsi nei recessi più sordidi di Internet, alla ricerca di una giustizia "che vede soltanto il colore del sangue".

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26 dicembre 2016 1 26 /12 /dicembre /2016 06:08
Tony&Susan (Animali Notturni). Un thriller non thriller che è una profonda riflessione sulla letteratura

(Maurizio Crispi) Tony&Susan (Nocturnal Animals, nella traduzione di Laura Noulian,  Adelphi, Collana Fabula,, 2011) scritto da Austin Wright, è un pregevole esempio di meta-letteratura e di scrittura allegorica, con un'approfondita messa a nuda sul rapporto che si ingenera tra lo scrittore e il suo lettore, partendo dalla premessa che lo Scrittore scrive per mettere inscena dei suoi fantasmi personali e che, sopratutto, in funzione di ciò, scrive rivolto ad un "Lettore" in particolare, quello che si potrebbe definire l"ur-lettore" , il lettore originario per il quale la storia si dipana. C'è sempre un lettore originarioper il quale un romanzo ha ragione di essere: talvolta,l'ur-lettore è lo stesso scrittore.
E Sudsan Morrow è l'uTony&Susanr-lettore di Edward Sheffield, suo ex marito, Tony protagonista del romanzo "Animali notturni" che Edward le invia per una prima lettura e per un parere (ma non è questo il fine ultimo, non lo è mai) è il doppelganger di Edward.
Susan legge e, superato il primo scetticismo, si appassiona alla lettura: stranamente, poichè non aveva mai scommesso sul futuro letterario dell'ex marito, anzi questa sfiducia - assieme ad altre cose - era stata proprio una delle cause del fallimento delloromatrimonio. Susan vuole leggere e andare avanti e intanto interrogativi si affollano nella sua testa, come anche reminiscenze sulla storia matrimoniale passata che sembravano caduto nell'oblio.
Quindi, in parallelo alla lettura del romanzo, Susan si trova a rivivere la sua relazione con l'ex marito e si affacciano nel suo scenario mentario dubbi, interrogativi ed esami retrospettivi sulla relazione con l'attuale marito.
Si passa, instancabilmente, da una pagina all'altra di questo doppio registro, sicchè i livelli si confondono, quello della realtà e quello finzionale: ma quello finzionale non sarà poi una possibile - alternativa - realtà?
Stimolata dalla lettura del romanzo Susan vorrebbe incontrarsi con Edward, che si trova a passare dalla città in cui vive (come le ha annunciato, contestualmente all'invio del dattiloscritto), ma egli le si nega e l'incontro che sarebbe liberatorio non può avvenire, lasciando Susan frustrata e in uno stato d'inquietudine, con la consapevolezza che la sua vita non potrà più essere la stessa.
Tony &Susan è un raro esempio di scrittura in cui viene mostrato quale può essere il senso della letteratura, al di làdi una sua funzione di puro intrattenimento: la vera Letteraturaè quella che suscita nel lettore degli interrogativi, anche se questi non potrannoavere risposta e porteranno solo ad altri interrogativi.
Comprendo l'irritazione/delusione di alcuni lettori che si sono ritenuti traditi rispetto alle loro aspettative di essere davanti ad un thriller di genere: e,infatti, questo romanzo non va incasselato come trriller, anche se - apparentemente, ve n'è il frame. Ma soprattutto una meditazione sulla letteratura e sulla sua ultima funzione.
Da questo romanzo è stato tratto il film di Tom Ford, Animali notturni che, per quanto ben fatto, tradisce ilromanzo, in quantolscia da parte la complessità dei piani che interagiscono tra loro e soprattutto modifica il finale, facendolo apparire come un incontro mancato tra la lettrice e il suo scrittore, mentrele cose non sono banalizzabili in questi termini.
Ma si sa che la narrazione per immagini ha delle sue logiche differenti e non può condensare tutta la complesità di un testo letterario, ma mostrarne soltanto alcune possibili angolature.

(Dal risguardo di copertina) Confessa, lettore. Se un conoscente ti recapita un manoscritto ingiungendoti di leggerlo entro qualche giorno, quando vorrà incontrarti per un responso, cosa provi? Nervosismo? Fastidio? Imbarazzo? Bene, più o meno quello che prova Susan, anche perché il mittente non è una persona qualsiasi, ma il suo ex marito, e il romanzo che le ha spedito è quello che ha fantasticato di scrivere, senza riuscirci, per tutta la durata del loro matrimonio. Quindi mentre tu, lettore, puoi accampare un qualsiasi pretesto che ti impedisce di fare quanto più desidereresti al mondo, cioè leggere quel benedetto manoscritto, Susan deve sedersi, e cominciare da pagina uno. Dove si racconta di una famiglia che torna a casa nella notte, in aperta campagna. Di un sorpasso e di un controsorpasso con una macchina sconosciuta. Di uno scambio di insulti dai finestrini. Di un agguato, qualche chilometro dopo. Di una moglie e una figlia portate via da tre balordi. Di un uomo rimasto solo, che vaga alla loro ricerca in una notte che, come un incubo perfetto, sembra sempre ricominciare daccapo. Allora, lettore? Se alla fine hai ceduto anche tu, se ormai stai leggendo da sopra le spalle di Susan, devi fermarti, come lei. Fare una pausa. Cercare conforto nei suoi pensieri, nel suo sforzo di capire da dove tutto questo abbia avuto inizio. Prima o poi però, insieme a lei, dovrai ricominciare a leggere. Di alcuni fatti muti, semplici, atroci. E di una lenta, feroce, allucinata vendetta. Vedrai quello che vede lei, intuirai quello che lei intuisce, e soprattutto proverai quello che lei prova: una variante del terrore che fin qui non aveva conosciuto. E neanche tu.
"Un capolavoro" - Saul Bellow

Austin WrightSull'autore. Austin McGiffert Wright (Yonkers, 6 settembre 1922 – Cincinnati, 23 aprile 2003) è stato un romanziere, saggista e critico letterario americano, professore emerito di Inglese all'Università di Cincinnati.
Crebbe a Hastings-on-Hudson, un suburbio di New York, figlio del geografo John Kirtland Wright e di Katharine McGiffert. Suo zio era Austin Tappan Wright, autore del romanzo utopico Islandia.
Si laureò alla Università Harvard nel 1943 e servì nell'esercito americano durante gli anni dal 1943 al 1946.
Nel 1948 conseguì un master's degree all'Università di Chicago, e un Ph.D. nel 1959.
Sposò Sara Hull nel 1950, con cui ebbe tre figli, Joanna Wright (morta nel 2000), Katharine Wright di Berkeley (California), e Margaret Wright, e due nipoti, Madeline Giscombe ed Elizabeth Perkins.
Autore di sette romanzi di cui soltanto Toy&Susan ha ricevuto una traduzione italiana.

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14 settembre 2014 7 14 /09 /settembre /2014 08:02

Falsa Memoria di Koontz. Un romanzo che pone quesiti sulla falsa memoria e sulla possibilità di controllare il comportamento altrui attraverso la creazioni di falsi ricordi(Maurizio Crispi) Falsa Memoria di Dean Koontz (Sperling&Kupfer, 2003) é sicuramente un bel romanzo che merita un buon punteggio trele opere koontziane per il suo contenuto, ma che presenta qualche pecca formale.
Il tema del romanzo è la "falsa memoria" o anche la possibilità di "falsificare ", la memoria di un individuo, introducendo nella sua mente falsi ricordi che, con un meccanismo ad orologeria, possono attivare in determinate circostanze dei comportamenti specifici (sintomatici o anche criminosi).
Cos'è l'autofobia? Cos'è la sindrome della falsa memoria? E' possibile attuare delle condizioni di controllo della mente altrui ed ottenere che un individuo venga "attivato" per compiere azioni del tutto aliene a lui e senza alcun freno inibitorio di tipo morale? Questi sono alcuni degli interrogativi a cui l'autore risponde nel corso della sua narrazione, con un'esemplificazione romanzesca e attraverso la costruzione della figura centrale della vicenda, nella persona del dottor Arihman psicoterapeuta "carismatico", ma nel fondo del suo animo profondamente psicopatico e tendenzialmente un serial killer per interposta persona, con la mania del controllo della mente degli altri, con lo scopo di indurli a fare ciò che egli vuole come un demiurgo onnipotente.
La narrazione che procede serrata e con ritmo incalzante in un crescendo, sino ad una conclusione che - come al solito - nei romanzi di Koontz un po' delude, perchè è nel registro secondo cui "tutto è bene quel che fnisce bene", "I buoni si salvano", "La verità finisce con il trionfare".
Koontz, a differenza di Stephen King non "sfuma" mai, di rado lascia delle zone intermedie di grigi perturbanti e delle questioni aperte sulla transitorietà della vittoria del Bene sul Male e sull'Oscurità.
Le conclusioni a lieto fine di Koontz lasciano in qualche modo interdetti anche se, per ovvi motivi, hanno un ptere fortemente consolatorio.
Koontz è uno scrittore cattivo capace di proporre delle situazioni "cattivissime" le cui conseguenze, tuttavia, non spinge mai sino alle più estreme conseguenze: inoltre, dopo aver lungamente costruito i suoi personaggi "malvagi", finisce con il liquidarli bruscamente, come se lui stesso ne avesse paura; quasi che egli stesso da "fattore" delle sue creature finisse con l'esserne così terrorizzato da doverle cancellare prima che possano assumere una vita propria.
Falsa Memoria - come si diceva - solleva alcune interessanti questioni sul "lavaggio del cervello" e sulle tecniche di condizionamento e di controllo della mente (e, di conseguenza, dei comportamenti) con un omaggio non indifferente ad un romanzo precedente (e al film che, in tempi più recenti ne fu tratto) che, ponendosi  come capostipite del genere,  é "Il Candidato della Manciuria" di Richard Condon, basato su di una tendenza espressa al tempo della Guerra Fredda che fu quella di mettere allo studio delle tecniche di condizionamento profondo della personalità di alcuni individui, per ottenere da loro a distanza di tempo - ed eventualmente anche a distanza - dei comportamenti post-ipnotici portati avanti in uno stato di coscienza secondo e finalizzati ad ottenere determinati risultati strategici.
Parrebbe incredibile: ma tutto ciò è stato successivamente confermato da una bizzarra (e coraggiosa) inchiesta giornalistica esitata nel libro di Jon Ronson, L'uomo che fissa le capre (Einaudi, 2009), a sua volta trasposto in film, poiché dopo l'11 settembre quelle tecniche - con dei loro risvolti esoterici ed approfondimenti verso inattese incursioni nel campo del paranormale - ricevettero nuovo impulso.
La lettura di Falsa Memoria di Koontz riconduce con forza proprio a Il Candidato della Manciuria (Editrice Nord 2002) che, a questo punto, dovrebbe essere letto (e ne vale la pena!).
Peccato che in Italia il volume di Condon non sia più facilmente trovabile (ad eccezione, forse, che in qualche catalogo remainder o direttamente presso la Casa Editrice).


(Dal risguardo di copertina) Martie Rhodes è una giovane donna felicemente sposata e molto affermata come designer di video giochi. Ma un problema l'assilla da tempo: la terribile agorafobia dell'amica Susan, che finalmente ha convinto a sottoporsi a terapia psichiatrica. Tale è il terrore di Susan per gli spazi aperti, che Martie deve accompagnarla a ogni seduta, incontrando direttamente lo psichiatra che l'ha in cura. Dopo qualche tempo Martie inizia ad avere improvvisi e inspiegabili attacchi di euforia, per poi cadere in un angosciante stato di autofobia, la repulsione per se stessa... Intanto, il marito Dusty non sa più di chi fidarsi: il fratello, la moglie e una tra le sue più care amiche cominciano a dare inspiegabili segni di squilibrio mentale. Lui stesso, da qualche tempo, soffre di strani vuoti di memoria che gli cancellano preziose schegge di vita.
Quando però il sangue comincia a scorrere si trova costretto ad affrontare le chimere della psiche e una mente malata, anzi, un'entità del male che va fermata al più presto. Ma prima bisogna individuarla.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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