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26 giugno 2015 5 26 /06 /giugno /2015 05:04
Il libro oscuro. Nel seguito di La setta dei libri blu, Dahlquist è riuscito a scrivere un libro oscuro per i lettori

(Maurizio Crispi) Il Libro Oscuro (The Dark Volume, Bompiani, 2011) di Gordon Dahlquist é il seguito de "La Setta dei Libri Blu", che si era presentato come un romanzo di azione e complotto con elementi da thriller alchemico, nel complesso abbastanza accativante.
Ma questo "libro oscuro" l'ho trovato privo di qualsiasi appeal e l'ho letto per forza, perché non mi andava di lasciarlo a metà.
Una sfilza di situazioni, di personaggi che si incontrano e che poi si separano. Spostamenti dromomanici da un luogo all'altro, seguendo una geografia alquanto improbabile e poco credibile.
Non c'è pathos, non c'è un vero intreccio o un intrigo tali da riuscire a trasmettere nel lettore curiosità, voglia di andare avanti, emozioni o, come nella precedente prova, sprazzi di eros "maledetto".
Risulta sostanzialmente noioso e privo di un centro, senza né capo né coda.
Si può entrare nel testo in qualsiasi punto ed uscirne a piacimento.
L'idea è buona, ma l'autore rispetto all'intreccio proposto nel precedente romanzo, si è involuto ed è riuscito a confezionare un romanzo che risulta oscuro soprattutto per i lettori.
Il primo romanzo aveva una credibilità maggiore ed era, di fatto, un ottimo copione per un film da produrre: e, come film di azione e di avventura, con elementi di thriller alchemico, avrebbe avuto anche successo. Solo che sinora nessuno ci ha pensato.
La cosa più bella di questo volume è la copertina che, con quel corvo minaccioso poggiato su di un libro aperto e un cielo corruscato nello sfondo, rimane tuttavia come una soglia accattivante che non porta a nulla...

(Dal risguardo di copertina) Su una costa brulla, la giovane ereditiera Miss Temple si risveglia dopo una lunga malattia per scoprire di essere rimasta sola e senza amici. In fuga da contadini curiosi e da attacchi di “lupi”, Miss Temple intraprende un viaggio con la più improbabile delle compagne, la seducente e fatale Contessa de Lacquer-Sforza. Nello stesso momento, l’assassino - il Cardinale Chang - sta seguendo le tracce di una scia di distruzione messa in atto dal dissoluto aristocratico Francis Xonck, a cui un misterioso processo ha corrotto mente e corpo. Xonck conduce Chang alle rovine di Harschmort House, alla ricerca di un libro misterioso e pericoloso per l’intera umanità. Nel frattempo, il Dr. Svenson è al fianco di una giovane donna malata, i cui ricordi sono stati portati via da un libro blu di cristallo. La sua speranza è che, nell'aiutarla a ritrovare la memoria, potrà svelare il mistero di una congiura cabalistica per il dominio del mondo. Mentre Miss Temple, il Cardinale Chang e il Dr. Svenson svelano i diabolici schemi dei loro nemici mortali, anche i terribili segreti custoditi dal Libro Oscuro si aprono davanti ai nostri occhi uno dopo l’altro.


Nota sull'autore. Gordon Dahlquist (Seattle, 1961) è uno sceneggiatore e scrittore statunitense.
Dal 1988 vive a New York, dove si è laureato alla Columbia University's School of the Arts. È membro del New York Theatre Workshop Usual Suspect, ha scritto sceneggiature per il cinema è il teatro.
Nel 2006 pubblica il suo primo libro The Glass Books of the Dream Eaters, che in Italia viene pubblicato nel maggio 2008 dalla casa editrice Bompiani con il titolo La setta dei libri blu.
Il 1º maggio del 2008 in Gran Bretagna viene pubblicato il seguito del suo primo romanzo The Dark Volume, pubblicato in Italia nel 2011 con il titolo "Il libro oscuro", sempre per Bompiani; vive a New York.

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16 giugno 2015 2 16 /06 /giugno /2015 05:36
Manuale del perfetto Venditore di Droga. Opera prima di Alessandro Esposito riflette esperienze personali, ma è anche lo specchio di alcuni aspetti della società contemporanea

Apri il tuo regno,
sia fatta la mia volontà,
come in cielo
così pure a Scampia.

Dalla quarta di copertina del volume di Alessandro Esposito

(Maurizio Crispi) Il volume di Alessandro Esposito, Manuale del Perfetto Venditore di Droga. Romanzo con Business Plan (edito da Zero91, 2010), è il distillato di esperienze personali vissute dall'autore in prima persona (ovviamente con licenza letteraria), ma è nello stesso tempo un affresco di certi aspetti della società contemporanea e di tutto ciò che concerne l'uso di droghe che, finite nel silenzio le grandi battaglie sociali e sanitarie portate avanti negli anni Novanta del secolo scorso e nei primi anni del nuovo secolo, sembra essersi inabissato come un fiume in un territorio calcareo che corre sommerso, senza più dare segno di sé, dopo la legge nefasta che penalizzava in modo marcato i consumatori, spingendoli a scendere ancora di più nell'invisibilità sociale.

L'altra faccia della medaglia di tutto ciò è il progressivo inaridimento dei finanziamenti ai servizi pubblici per le tossicodipendenze e allo spegnersi progressivo delle politiche sociali contro la droga (e alla fine del dibattito politico sul tema).

Il fatto è che il consumo di droghe non suscita più scalpore, non fa notizia, a nessuno più interessa se qualcuno muore di overdose, ma sostanzialmente perché il consumo di droghe, di certe droghe in particolare (quelle stimolanti) é cresciuto a dismisura, capillarizzandosi.
In assenza di tossicodipendenti "clinici", c'è un numero enorme di semplici consumatori edonistici, ricreativi, del sabato sera e delle movide sfrenate del fine-settimana, ma avanza anche l'esercito dei consumatori performativi che hanno imparato a gestire chimicamente le proprie perfomance (di studio, lavorative, sessuali) e che, per necessità di cose sono diventati dei piccoli alchimisti con una dinamica di spaccio che segue le loro esigenze, fornendo di volta in volta ciò che occorre.

Lo spacciatore, anche lui capillarizzato, soprattutto in piazze di vendita che sfuggono alla logica fortemente gerarchicizzata vigente in alcune città (modello "Scampia", anche questo del resto non più rigido come un tempo), deve essere un "professionista" duttile e discreto, capace di tenere un portafoglio clienti, anche loro capaci di discrezioni e, soprattutto, solventi.

Tutto questo ci mostra lucidamente (ed impietosamente) il libro-verità di Alessandro Esposito, che getta una luce sui riti e gli intrallazzi di questo mondo sommerso, in cui - se ci si muove accortamente - si rimediano facilmente i soldi necessari per iniziare l'impresa e poi per gestirla, acquisendo - come elemento non di secondaria importanza - potere nelle relazioni con gli altri e ottenendo ogni sorta di vantaggi, salvo ad incappare nelle maglie delle legge. Ma anche questo è un puro incidente di percorso, dal quale ci si può facilmente risollevare per ricominciare, magari su basi migliori, magari armati - paradossalmente di un "Business Plan" ottenuto al momento della propria liberazione da un compagno di cella che, per ingannare il tempo, ha messo nero su bianco tutto ciò che è utile sapere per condurre in maniera efficace e renumerativa i propri commerci di droga.

Chi lavora in questo settore, dovrebbe sicuramente leggere questo libro, per avere un quadro di come si muovono le cose: ma si comprende bene, perchè la ddroga non interessa più a nessuno come problema, mentre si fa sempre più interessante come "oggetto di consumo".


(Dal risguardo di copertina) Questa è la storia di un individuo dal destino già scritto.
Un ragazzino che ha avuto come scuola la strada.
Un ragazzo che è un re magio in un presepe chimico illuminato da mille neon color piscio.
Come madre una zoccola.
Come padre un bidello cornuto.
Come miglior amico la coca.
Come amante un trans.
Il ritmo delle sue giornate è scandito da coca da vendere e perversioni da consumare.
La sua unica certezza è che dio te la manda buona, se sai scegliere il dio giusto.
È così che si vive nella periferia nord di Napoli.
La coca non è sballo a Scampia.
È il mezzo attraverso il quale diventare ricchi. Acquisire denaro e potere.
La salvezza forse arriva anche per lui sotto forma di un controverso manuale che fa del crimine un’arte.
Manuale del perfetto venditore di droga è un romanzo che descrive un’Italia invisibile che giornali e televisioni non riescono a raccontare. Un libro – ispirato agli anni più oscuri dell’autore – che lacera La scimmia sulla schiena di Burroughs innestandola agli incubi consumistici della "Vita liquida" di Bauman.
E' la storia di uno spacciatore improvvisato. Uno spacciatore per scelta - la scelta di non aver scelto - che, come Pablo Emilio Escobar Gaviria, si rivela bravissimo nel commercio della cocaina. Perché la droga è un business. Anzi, è il business del millennio. Si guadagna molto perché il rischio è alto. Molto alto. I creditori. Gli sbirri. La concorrenza. La galera. I debitori. Ma non finisce ammazzato come El Patron.
Finisce a Milano, cambia lavoro, mette su famiglia e scrive un libro.
Un manuale che parla di un'attività particolare, per di più illegale, analizzandola con un approccio manageriale.
"Per farvi accumulare una vera fortuna senza farvi arrestare. Perché, come ogni altra impresa, anche vendere la droga è un'attività che deve essere pianificata con cura e attenzione. Quindi anche con un business-plan".
Manuale del perfetto venditore di droga è un romanzo autobiografico con business plan. La prima parte è il diario degli anni raminghi dell 'autore, un Gomorra raccontato da protagonista, la seconda è un vero manuale di management: se non fosse per il tema potrebbe essere edito dalla Harvard University Press.

Nota sull'Autore. Alessandro Esposito (Napoli, 1974) ha trascorso un decennio turbolento in giro per l’Italia, un’Italia borderline. Poi una conversione, non religiosa, lo porta lontano dalle periferie. Ora vive a Milano, ha due figli e, dopo aver lavorato per quattro anni per la più grande agenzia di pubblicità meneghina, si è messo in proprio. Un’attività legale, questa volta. Manuale del perfetto venditore di droga è il suo esordio letterario.

Un'intervista con Alessandro Esposito. Alessandro Esposito è l’autore del libro “Manuale del perfetto venditore di droga” edito da Zero91. Un racconto che nasce da esperienze vere, che si nutre di grande ironia e molta compassione. Un racconto reale delle strade di Scampia da parte di chi le ha vissute per davvero. Ed oggi ci consegna un affresco sincero, umano, e che riesce a spiegare (bene) molto di ciò che sembra già essere conosciuto.
Il tuo libro affascina, diciamocelo pure, perché sembra che tu abbia spacciato droga per davvero e vissuto sulla strada, quindi vogliamo mettere un attimo di ordine alla biografia, prima di continuare?
“E’ chiaro che l’argomento mi è noto. D’altronde risulterebbe difficile raccontare in modo profondo una realtà così particolare senza averla vissuta davvero. Come tanti altri giovani ho passato diversi anni per strada, campando tra criminali, trafficanti e situazioni pericolose. E ovviamente ho conosciuto - stando per strada è inevitabile che ciò succeda - la droga: la droga è l’elemento principale di aggregazione criminale nonché il prodotto che - più di altri - ti permette di arricchirti in fretta e conquistare immediatamente potere e territorio. Tutto questo nel mio caso è durato per molti anni, prima da consumatore e poi da trafficante organizzato. Da diversi anni invece ho scelto la via della legalità e oggi lavoro come pubblicitario a Milano, dove ho messo su una famiglia meravigliosa”.
Chi scrive e vuole raccontare la Camorra e i suoi traffici deve avere un retroterra di vissuto reale, o è un accessorio? Bisogna sporcarsi le mani o meno?
“Dipende. Oggi tutti parlano di camorra. Sembra essere il piatto del giorno per giornalisti e scrittori. Io farei distinzione tra il volerla raccontare da osservatori esterni, cosa più che legittima e che spesso produce risultati giornalistici ed editoriali da premio, ed avere la pretesa di volerla raccontare dall’interno. In questo caso bisogna averla vissuta. Un poco come gli psicologi che rispondo alle domande sui tormenti amorosi, nella posta del cuore: possono dare risposte esaustive e impeccabili, ma i veri tormenti li conosce solo l’innamorato”.
Scampia, Secondigliano sempre uguali, stesse storie e medesime tarantelle, vorrei conoscere il tuo punto di vista del perché non cambia una virgola mai in quel territorio del napoletano.
“A Secondigliano, come in tante altre periferie del mondo, è troppo radicata la cultura dell’arricchimento immediato e del consumo, nelle sua forme più voraci. Gli unici modelli che funzionano sono quelli di chi riesce a conquistare il potere subito e senza regole. E l’unico sistema per raggiungere questi risultati, nei ghetti e nelle periferie, è il crimine. Pertanto è difficile, almeno nell’immediato, che cambi questa scenario. Questo soprattutto a causa di uno stato che in alcuni territori è praticamente assente, ha gettato la spugna e ha imbarbarito migliaia di cittadini privandoli di strumenti essenziali come la scuola, i servizi sociali, i punti di aggregazione e tanto altro. Forti di questa assenza, le organizzazioni criminali sono diventate l’unico punto di riferimento concreto per sfuggire ad una vita fatta di miseria e privazioni. E anche per tentare la fortuna.
Napoli è la più grande piazza di spaccio. Milioni di euro che cambiano mano ogni giorno. Dal tuo punto di vista esiste una sorta di disegno criminale maggiore, o è solo un arricchimento che vive giorno per giorno senza nessun grande schema di fondo?
“Lo schema di fondo, il disegno maggiore e unico, non è creato a tavolino da supergruppi criminali. Questa è, secondo me, assoluta fantascienza. E’ la longa manus del mercato a equilibrare la filiera criminale che deve essere sempre perfetta ed efficiente. Al mercato non importa se oggi un super trafficante (o un piccolissimo spacciatore) venga ucciso, l’importante è che da domani qualcuno prenda il suo posto è il consumatore venga soddisfatto, nel nome del dio mercato. Ne è prova il frenetico avvicendarsi di boss che si sostituiscono ormai nel giro di pochi mesi, giusto il tempo in cui riescono a dimostrarsi più efficienti di altri (non era mai stato così negli anni passati). E nonostante questa precarietà di "dirigenze criminali", il mercato non si ferma mai. Il venditore è relativo, è la vendita ad essere essenziale. Perciò, se può risultare facile per le forze dell’ordine eliminare un camorrista, molto più complesso è sradicare la camorra”.
La tua storia personale ti ha fatto conoscere anche Castel Volturno qual è il tuo punto di vista sulla criminalità africana presente.
“Ero frequentatore assiduo di quei posti. Una terra di frontiera dove gli africani fanno affari per chilometri e chilometri. Sia droga che prostituzione. Spaccio di polvere chimica e di carne umana. Tutto senza controllo. Ricordo che gli episodi di violenza, su quelle strade, erano all’ordine del giorno. Africani che fregavano sul peso gli italiani e italiani che caricavano i neri nelle loro auto e poi li derubavano della droga. Anche se non mancavano trafficanti serissimi e nella zona comunque si era creato un grande mercato, tutto sommato affidabile. Molti italiani si riforniscono di droga nella zona. A quanto so, tolti tragici episodi recenti, questa presenza africana (nigeriana in particolar modo) negli anni passati non è mai stata ostacolata dai criminali locali che qui la fanno da padroni. Quindi suppongo che abbia portato vantaggi anche a loro. Non credo che la camorra regali fette di territorio per pura generosità”.
Si discute molto di camorra, ormai è un argomento ben noto. Di tutta la letteratura che si è fatto e si fa cosa ti ha colpito maggiormente e cosa invece ti ha dato fastidio.
“Questo è un bene perché i riflettori sono puntati su un problema importante. Diverso è trasformare il fenomeno in pura merce da vendere sotto ogni forma. A questo proposito tengo a precisare che io non ho scritto nella fattispecie un libro sulla camorra, tutt’altro. Ho scritto una storia sorprendente (e un business plan che spiega come diventare narcotrafficanti) ambientata nella periferia malsana di Napoli soprattutto perché è il posto che conosco meglio. E che quindi so raccontare meglio”.

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9 giugno 2015 2 09 /06 /giugno /2015 04:38
La Legge dei Sogni. L'epopea dei migranti irlandesi in un magistrale romanzo che è anche una micro-storia

(Maurizio Crispi) I libri hanno delle strane traiettorie per noi lettori: vengono iniziati e finii, oppure per ircostanze diverse vengono iniziati e poi rimangono per un periodo più o meno lungo in sospeso, nel limbodei libri lasciati a metà.

A volte ciò capita perchè il libro non si si sintonizza con il nostro stato d'animo,oppue perchè ci richiede un impegno emozionale che noi, in quel momento, non siamo disposti a dare.

Maè nella loronatura sapere attendere: d'altra parte essi vivono nelrapporto con i lettori.

Ogni tanto capita che un libro lasciato a metà (che abbiamo lasciato in evidenza sul notro comodino o in altro punto strategico ai fini lettori) lo riprendiamoin mano, pronti a ricominciare e ad immergerci nell'avventura dello spirito che ci offriva..

Prima di partire per il viaggio che abbiamo intrapreso a fine maggio 2015, ho preso con me "La Legge dei Sogni" di Peter Behrens (titolo originale: "Law of Dreams", 2006, nella traduzione di Maria Balmelli, Einaudi, Coralli, 2008) e l'ho incluso nel bagaglio di libro (questa volta hoabbondato perchè partivamo in auto).

Sbarazzatomi rapidamente di altre letture meno impegnative, l'ho ripreso in mano e l'ho finito in pochi giorni, totalmente assorbito..
E' stata una lettura appropriata, perchè racconta di una grande saga di viaggio, dai toni epici e disperati nello scenario della "grande" emigrazione dall'Irlanda, iniziata con la Grande Carestia (The Great Famine in inglese), dovuta alla perdita consecutiva di alcuni raccolti di patate (tra il il 1845 e il 1848), alimento primario per le masse dei diseredati irlandesi.
Moltissimi morirono in quegli anni, mentre gli odiati Inglesi si pascevano di provviste di cibo che ricevevano direttamente dalla madrepatria e che si guardavano bene dal condividere con i proletari autoctoni, mentre oltre un milione di loro a prezzo di stenti e di fatiche immani prese la via del Nuovo Mondo (dividendosi tra Stati Uniti e Canada, come mete di destinazione) che, da questa ondata migratoria, venne radicalmente trasformato ed arricchito di nuove risorse.
E nelle pieghe dell'epica della migrazione, si consumavano violenze, prevaricazioni, umiliazioni, mentre le malattie e la mancanza di cibo chiedevano il loro duro prezzo.
Attraverso la narrativa si impara la storia trascorsa e, attraverso i grandi affreschi storici, si può riflettere sul presente.
Ciò che capita oggi e che, a noi, sembra uno stravolgimento, è già accaduto.
Nulla di nuovo sotto il sole.
In fondo cosa avevano di diverso quelle navi scalcagnate stipate sino all'inverosimile di migranti,dai barconi dei nostri giorni che solcano il Mediterraneo?
Oppure, cosa c'è di diverso tra le vicissitudini di sopraffazione e di violenza che gli Irlandesi in fuga e senza un quattrino dovettero subire per poter guadagnarsi dei miseri pence, per mantenersi ad un livello di sopravvivenza, accettando - se era il caso - lavori da schiavi e di totale sfuruttamento, come fu - ad esempio - per l'esercito di sterratori e di carrellisti, reclutati per la costruzione di nuove strade ferrate e le innumerevoli umiliazioni e violenze patite dagl iemigranti contemporanei?
Assumendo che la storia dei grandi eventi si comprende meglio se è narrata come "micro-storia", cioè con la possibilità di seguire le vicissitudini di un singolo personaggio nell'onda di eventi epocali più vasti, questo è sicuramente un libro di storia che si legge, però, come un romanzo, ma è anche un libro ricco di insegnamenti e l'sposizione di un percorso di formazionealla ricerca della libertà..
Attraverso le dure prove che il giovane Fergus è chiamato a sostenere, superandole, grazie alla sua inventiva, alla sua prudenza, ma anche - a volte - grazie alla sua impulsività e alla sua mancanza di senno, impariamo assieme a lui.
Ed è il sogno, con la sua legge di desiderio, a darci forza in tempi difficili. Interessante il fatto che in ogni capitolo, vi siano insertite nei punti cruciali e nei snodi delle "sentenze" lapidarie che rappresentano la legge del sogno e del desiderio all'opera nella mente del giovane Fergus, che trova in questi spunti delle direttive e delle linee-guida al suo operare: si potrebbero dire, in un certo senso, quasi il distillato della sua esperienza, ma anche la visione che lo guida
.

(Dal risguardo di copertina) Fergus ha quindici anni quando vede i suoi genitori e le sue sorelle morire di fame. Non possiede niente. Solo la rabbia e il desiderio di sopravvivere. Nel suo viaggio verso la salvezza Fergus farà la conoscenza di una banda di banditi bambini guidati da una misteriosa ragazzina, scoprirà i piaceri e le insidie della carne in una casa di piacere a Liverpool, rischierà la vita nei cantieri ferroviari del Galles in un estenuante corpo a corpo con la vita per guadagnarsi il diritto a esistere.
Siamo soliti immaginare la fine del mondo come un evento futuro, un qualcosa che deve ancora avvenire. Dimenticandoci che il mondo è finito molte volte, in molti modi. La Grande Carestia che travolse l'Irlanda a metà Ottocento fu questo: una catastrofe immane che significò la morte per milioni di persone e l'emigrazione in America come unica speranza per altrettanti disperati, in tempi in cui la traversata dell'Oceano era terribile e spesso fatale. Da lì a qualche anno la popolazione dell'isola si dimezzerà.
Raramente la Grande Carestia è stata descritta in una maniera altrettanto vivida e sincera, con una scrittura scabra, affilata, ma allo stesso tempo evocativa e dolente, degna di Cormac McCarthy.
Se la storia è un incubo da cui tentiamo di svegliarci, l'unica scelta per Fergus è sottomettersi alla legge dei sogni.

Hanno detto di "La Legge dei Sogni":
Un racconto epico ed emozionante in cui risuonano Melville e Ondaatje. Una storia che ci riporta i profumi e i colori di un mondo scomparso ma ancora vivo appena sotto la pelle del nostro (Jonathan Lethem)
Un romanzo storico di prima qualità: drammatico, ma anche tenero ed estremamente ben scritto (The Guardian)

Sull'Autore. Peter Behrens è nato e cresciuto a Montreal. Dopo aver pubblicato una raccolta di racconti nel 1987 si è dedicato al mestiere di sceneggiatore.
Oggi vive nel Maine, con la moglie. La legge dei sogni è stato il suo primo romanzo.

Per approfondire sull'autore

La Grande Carestia irlandese, (in irlandese: An Gorta Mór; inglese: The Great Famine oppure The Great Hunger) è la definizione data ad una carestia che colpì l'isola d'Irlanda tra il 1845 e il 1849.
Le cause scatenanti la carestia furono molteplici, tra le quali la politica economica britannica, le condizioni dell'agricoltura irlandese, il brusco incremento demografico avvenuto nei decenni precedenti la carestia, ma soprattutto la sfortunata apparizione di una patologia delle patate causata da un fungo, la peronospora, che raggiunse il paese nell'autunno del 1845 distruggendo un terzo circa del raccolto della stagione e l'intero raccolto del 1846. Una recrudescenza dell'infezione distrusse in seguito gran parte del raccolto del 1848.
Il ripetersi di raccolti scarsi o addirittura nulli fece sì che la carestia durasse più a lungo e con maggiore intensità delle precedenti.
Il paese non era, infatti, nuovo a raccolti danneggiati da infestanti o da avverse condizioni climatiche; non vi erano però precedenti di simile portata.

La Grande Carestia in Iranda (in Wikipedia)

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4 giugno 2015 4 04 /06 /giugno /2015 06:32
Il Quarto Sacrificio. Un poliziesco che ci conduce nel mondo dei guerrieri di terracotta e della Rivoluzione culturale cinese

(Maurizio Crispi) Pareri diversi e contrastanti ha suscitato "Il Quarto Sacrificio" ((titolo originale: The Fourth Sacrifice) di Peter May (Piemme Editore 2002) da parte dei lettori, da quelli che lo accusano di avere un finale scontatissimo (e di lasciar capire sin da subito la chiave del mistero) a quelli che lo esaltano - e come poliziesco e come romanzo "didattico" che, in altri termini, intrattenendo il lettore, gli trasmette informazioni competenti sulla storia della Cina contemporanea, dalla Rivoluzione culturale (con i suoi capitoli neri, messe in scena dalle Guardie Rosse, un esempio di giovani generazioni iconoclaste nei confronti della tradizione) alla nuova Cina (con le sue aperture allamodernizzazione occidentalecon un mix unico di persistenza delle tradizioni), con escursioni sulla cultura cinese e su uno dei suoi più enigmatici tesori che è quello dell'armata sepolta dei guerrieri di terracotta di Xi'an.

A me, questo romanzo, che fa parte della serie "cinese" dei polizieschi di Peter May, è piaciuto: sono un lettore assiduo dei romanzi di Peter May (alcuni, non tradotti in Italiano, li ho persino letti in lingua originale) e di essi mi piace sia la trama, sia il fatto che ognuno mi consente di imparare qualcosa di nuovo e di "viaggiare".

Cos'è infatti la Letteratura se non un'occasione preziosa di fare viaggiare il lettore nel tempo e nello spazio, facendolo andare in luoghi dove forse non avrà mai occasione nella sua vita? Dopo "Il Maestro di cadaveri", eco che mi sono ritrovato tra le mani questo "Quarto sacrificio", messo in vendita in una cesta di libri in vendita a prezzo ribassato (attualmente non è disponibile su IBS), della serie dei romanzi "cinesi" di Peter May che, com'è noto ha risieduto a lungo in Cina, avendo avuto l'occasione di conoscerne profondamente cultura e costumi.

Una nuova avventura per l'investigatore cinese Li e per la patologa statunitense Margaret Campbell, che - facendo seguito a "Sette notti di sangue" - trasporta il lettore nel mondo magico della Cina imperiale e dei guerrieri di terracotta di Xi'an: e per scoprire le motivazioni del killer seriale occorrerà scavare in un passato lontano, in cui azioni di sopraffazione hanno gettato i semi di una vendettache dovrà essere consumata successivamente.

(dalla quarta di copertina) La città di Pechino è sconvolta da una serie di atroci omicidi. Ogni vittima porta al collo un cartello numerato in ordine decrescente. Le vittime hanno in comune solo l'età, cinquant'anni, e la frequentazione, in gioventù, della stessa scuola superiore. L'ultima vittima è stato Yuan Tao, un diplomatico con passaporto americano. Il detective Li Yan con la patologa Margaret Campbell indagano su questi omicidi, e pezzo dopo pezzo i due riescono a svelare i contorni di un atroce mosaico, un dramma sbocciato nel clima di follia e barbarie della Rivoluzione Culturale.

Nota sull'autore. Peter May è nato a Glasgow nel 1951 e vive in Francia. Giornalista e autore di innumerevoli serie televisive, ha scritto una quindicina di romanzi. L'isola dei cacciatori di uccelli (Einaudi Stile Libero 2012) è il primo volume di una trilogia ambientata sull'isola di Lewis, e ha ottenuto uno straordinario successo di critica e pubblico in Gran Bretagna e in Francia, dove è stato insignito del prestigioso Prix Les Ancres Noir. Nel 2013 Einaudi Stile Libero ha pubblicato il secondo volume della trilogia, L'uomo di Lewis.

(Recensione di Carlo Oliva per Radio Popolare) Non bisogna mai credere, naturalmente, agli "strilli" di copertina, ma quello dell'edizione italiana dell'ultimo romanzo di Peter May, che afferma, citando, chissà perrché, l'Irish Indipendent, che si tratta dell'opera di un autore "agghiacciante come Patricia Cornwell e Kathy Reichs" è particolarmente fuorviante. L'ottimo May, giornalista, sceneggiatore e romanziere scozzese, se pure ha ceduto alla tentazione di scegliersi una protagonista dedita alla pratica dell'anatomopatologia, non ha proprio nulla a che vedere con quelle due sanguinarie signore. La sua Margaret Campbell non lavora, grazie al cielo, in qualche scannatoio legale del sud degli Stati Uniti, ma è in trasferta presso l'Università di Pechino e nei casi criminali che le capita di affrontare, in difficile collaborazione con l'agente Li Yan, vicecaposezione del Dipartimento d'Indagini Criminali della polizia della capitale cinese, le autopsie hanno un ruolo affatto secondario. Questo Quarto sacrificio, come suppongo abbiate capito, è il proseguimento diretto del precedente Sette giorni di sangue: i due personaggi, nonostante tutte le complicazioni sentimentali che li dividono (o li uniscono, vedete un po' voi) devono individuare insieme un serial killer le cui motivazioni, a quel che sembra, si perdono in quelli che ormai tutti, oggi, considerano gli anni bui della Rivoluzione Culturale. Può darsi che voi, come me, non condividiate il giudizio al cento per cento, ma dibattiti ideologici a parte, il romanzo merita di essere letto. Certo, individuare il colpevole non è, per il lettore, particolarmente difficile, perché il cast dei personaggi è piuttosto ridotto e altri candidati disponibili, in definitiva, non ce ne sono, ma il particolare è abbastanza irrilevante. Il rapporto tra Margaret e Li Yan è descritto con tutti i tratti dell'autenticità, l'ambientazione pechinese è, come e più che nel romanzo precedente, impeccabile, la scrittura è brillante e la trama regge benissimo fino alla sua, un po' troppo inevitabile, conclusione. E, chissà, forse un giorno sarà possibile affrontare sul piano narrativo la storia cinese recente senza piegarsi agli stereotipi ideologici imposti dai vincitori.

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24 maggio 2015 7 24 /05 /maggio /2015 04:55
ISIS. Lo Stato del Terrore. Il saggio di Loretta Napoleoni aiuta a capire cosa stia accadendo veramente in Medio Oriente

(Maurizio Crispi) Isis. Lo Stato del terrore. Chi sono e cosa vogliono le milizie islamiche che minacciano il mondo, (scritto dall'economista Loretta Napoleoni e pubblicato nel 2014 da Feltrinelli nella Serie Bianca), è un libro assolutamente da leggere per comprendere bene, oltre le parole stereotipate dei giornalisti dei notiziari televisivi, radio e della carta stampata, ciò sta accadendo in Medio Oriente e cosa sia l'IS (ovvero, più comunemente l'ISIS).

Prima del volume della Napoleoni, vi era al riguardo un vuoto di informazioni qualificate: adesso, dopo la sua uscita, altre case editrici si sono allineate cercando di mettere in campo delle proprie risorse saggistiche o di instant book.

Precisiamo, tuttavia, che il volume della Napoleoni, per quanto esile, non è un instant book, ma è il frutto di una ricerca delle fonti e di un'osservazione che si è protratta a lungo. E quindi ritroviamo qui, esposti in una forma semplice e diretta, i fruttie i succhi delle sue riflessioni, il tutto supportato da evidenze ben precise e dal ricorso continuo e ossessivo alle fonti.

Secondo l'Autrice, siamo ad un momento di svolta epocale e sta accadendo qualcosa che è stato ampiamente sottovalutato dalle potenze dell'Occidente: ciò a cui assistiamo, in altri termini, è la nascita di un nuovo stato islamico dalle ceneri di Siria e Iraq, con modalità assolutamente nuove rispetto a ciò che si è verificato negli anni precedenti.
L'ISIS, alla ricerca di legittimazione, è organizzato, tecnologicamente competente, e utilizza congiuntamente gli strumenti del Terrore, ma anche quelli della tecnologia, sia per diffondere il proprio verbo nella rete, sia per fornire alle popolazioni civili che entrano nella loro sfera d'influenza, più servizi, in forma di approvvigionamento regolare di acqua ed elettricità, di scuole, di assistenza sanitaria: e ciò ha un peso non indifferente per quanti sono stati stressati da anni di guerre civili, sopraffazioni, disagi.
Con una capacità, oltretutto di utilizzare al meglio gli strumenti tecnologici avanzati per la propaganda in rete (uso magistrale del web e dei social network), ancora una volta abbinando l'utilizzo del terrore (come ad esempio la decapitazione di Foley) e la diffusione del sogno del nuovo Califfato, una vera e propria Fenice che risorge dalle sue ceneri. Tant'è - e questo è uno dei sintomi della fortissima presa che riesce ad avere - sono tanti che, nati di seconda generazione in paesi occidentali fanno ritorno per "arruolarsi" come soldati del nuovo ordine arabo.
Con l'ISIS - soggiunge Loretta Napoleoni - non siamo più di fronte a forme di terrosmo fanatico e disorganizzato, ma ad un processo di espansione che segue delle precise strategie con l'utilizzo di tattiche ben precise, con forti ed difficilmente contrastabili elementi di vision (come ad esempio la restaurazione del "Califfato" oppure la creazione di un nuovo stato islamico) che fanno da potente volano propulsore.
Leggendo il saggio della Napoleoni, costruito in brevi capitoli, a volte fulminanti nella loro chiarezza - posso dire di avere finalmente capito cosa è l'ISIS e cosa sta accadendo veramente in Medio Oriente.
Il volume è corredato di un ricchissimo apparato di note con tanto di riferimenti bibio- e linko-grafici: non una delle affermazioni della Loretta Napoleoni è priva del suo supporto di riferimenti (chi ha detto cosa, chi ha scritto cosa e quando).e di un validissimo glossario che consente rapidamente di ripassare alcuni concetti fondamentali e fare degli istantanei approfondimenti su di una terminologia non sempre nota al 100% e spesso utilizzati dai professioni dell'informazione in maniera non pertinente.

(Dal risguardo di copertina). Le decapitazioni dei prigionieri, mostrate in video professionali che fanno il giro del mondo in pochi minuti. La pulizia etnico-religiosa nelle zone occupate dell’Iraq, con milioni di profughi sciiti, cristiani, yazidi. La proclamazione di un califfato, un ideale vecchio di secoli, che viene visto da milioni di musulmani nel mondo come una nuova speranza di riscatto. Improvvisamente, alla fine dell’estate di quest’anno, abbiamo scoperto che la minaccia terroristica globale non è più Al Qaeda o i Talebani, ma una milizia chiamata Isis, lo Stato Islamico dell’Iraq e della Siria. Gli Usa sono tornati a far volare i loro bombardieri, una coalizione di molti paesi si sta organizzando, si parla di una partecipazione italiana – e tutto per combattere un nemico di cui ben pochi di noi sanno qualcosa: chi sono questi miliziani? Perché decapitano i prigionieri sulla pubblica piazza mediatica globale? Sono terroristi o soldati di un nuovo stato? E dove vogliono arrivare? Loretta Napoleoni, affermata autrice ed esperta di terrorismo internazionale, ha la risposta a tutte queste domande e la capacità di rinvenire le cause, raccontare gli sviluppi, identificare le colpe e le mancanze dell’Occidente, ma anche la forza inaspettata, e mai prima sperimentata, di un gruppo terrorista che ambisce a fondare uno stato – e che, forse, ci sta riuscendo.

Nota bio-bliografica sull'autrice. Loretta Napoleoni, tra i massimi esperti mondiali di terrorismo, è un’economista, analista e scrittrice. Esperta di finanziamento di gruppi terroristici e riciclaggio di denaro, ha scritto numerosi libri di grande successo, sia in Italia che all’estero, tra cui Terrorismo S.p.A. (2005), Economia Canaglia. Il lato oscuro del nuovo ordine mondiale (2008) e Democrazia vendesi. Dalla crisi economica alla politica delle schede bianche (2013). È consulente di numerosi enti internazionali e forze di sicurezza, oltre che editorialista per diverse testate in tutto il mondo, tra le quali “El País”, “Le Monde” e “The Guardian”. Per Feltrinelli ha pubblicato Isis. Lo Stato del terrore. Chi sono e cosa vogliono le milizie islamiche che minacciano il mondo (2014).

 

 

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20 maggio 2015 3 20 /05 /maggio /2015 11:19
Alex. Un'indagine del Commissario Camille Verhoeven

(Maurizio Crispi) Alex del francese Pierre Lemaitre (Mondadori, già pubblicato nella collana Omnibus nel 2011 e ora riproposto nella collana Strade Blu Narrativa, 2015) è un thriller con numerosi colpi di scena ed un intreccio sfaccettato, quasi incredibile, in cui il colpevole non è mai quello che appare.

O meglio, si susseguono a catena una serie di "colpevoli" che tuttavia sono stati indotti ad essere colpevoli dale circostanze, dai torti subiti, dalla concatenazione degli eventi, mentre il vero colpevole, ovvero la causa prima di tutto sta nell'ombra.

E niente è come appare.

Una donna viene rapita (é Alex, la vittima), poi ha inizio una serie di sanguinosi delitti provocati da una donna dai molti volti e dai molti nomi, e alla fine, di nuovo, si indaga nel torbido passato di Alex, fatto di violenze subite, di sopraffazioni e di abuso: e le indagini si muovono nella corsa contro il tempo per ritrovare la donna rapita, poi sulle tracce di un serial killer che si lascia alle spalle una serie di cadaveri sfigurati e nel lavoro di scavo in una storia passata sporca e oscura. E soltanto nella concatenazione degli eventi nel passato si potrà trovare una chiave di comprensibilità per ciò che accade nel presente.

Questo "Alex" è la magistrale indagine di Camille Verhoeven, commissario della Polizia parigina in miniatura: la sua altezza, infatti, é al disotto del metro e cinquanta - ci viene proposto come una specie di Brunetta dell'indagine poliziesca - un personaggio tormentato, ma anche arguto ed acuto, con alle spalle un passato difficile, poiché ha visto il rapimento - esitato in un finale tragico - dell'unica donna che egli abbia mai amato e che lo abbia amato, Irène (vicenda narrata nel primo dei romanzi che compongono una trilogia) e che si trova coinvolto in questa difficile indagine che, per lui - in una fase iniziale. almeno - presenta sin troppi punti di affinità con il tragico rapimento della compagna.
L'indagine tuttavia prende in seguito altre vie inattese e Camille che sembra essere all'inizio sempre un passo indietro, alla fine riesce a giungere ad un autentico punto di svolta che sorprenderà i suoi superiori, il Giudice incaricato delle indagini, ma anche i lettori.
Camille possiede - ereditato dalla madre artista apprezzata - il talento del disegno e nel corso delle indagini esercita il suo talento alla ricerca di intuizioni che lo aiutino e sembra che le sue indagini debbano diventare tutte delle "questioni personali"
, come accade nel volume precedente della trilogia, Irène, e in quello che segue, Camille.

(Dal risguardo di copertina) Mentre cammina per le strade di Parigi, Alex, una giovane donna di trent'anni, viene seguita da uno sconosciuto che, dopo averla aggredita e picchiata selvaggiamente, la carica su un anonimo furgone bianco facendo perdere le sue tracce. Portata in un magazzino abbandonato, la ragazza viene rinchiusa in una gabbia di legno appesa a due metri da terra. Per lei non c'è via d'uscita: non sa dove si trova, né cosa voglia quell'uomo che non le rivolge mai la parola. I giorni passano tra mille sofferenze. Piegata dentro quella gabbia che non le permette il minimo movimento, in quel luogo umido e buio, Alex sente che il suo destino è segnato e che nessuno verrà a soccorrerla. Ha una sola certezza: il suo rapitore vuole 

Pierre Lemaitrevederla morire. C'è però un testimone che ha assistito al rapimento, e grazie alla sua segnalazione il commissario Camille Verhoeven, con un tragico trascorso personale e modi formidabili, inizia a indagare sulla vicenda. Chi è il sequestratore? Perché ha architettato tutto questo? E, soprattutto, chi è davvero Alex? Quando l'aguzzino viene finalmente identificato e la polizia fa irruzione nel luogo del sequestro, la gabbia è vuota. La ragazza si è volatilizzata. Da questo momento l'enigma di Alex e del suo passato terrà il lettore con il fiato sospeso fino alla fine, trascinandolo in un vortice diabolico che non lascia scampo. Con Alex Pierre Lemaitre dà vita a un thriller dalla costruzione magistrale, con atmosfere agghiaccianti, una storia assolutamente imprevedibile e con una protagonista femminile che non si può dimenticare.
Sull'autore. Pierre Lemaitre, nato a Parigi, ha insegnato per molti anni letteratura e ora è scrittore e sceneggiatore. Con i suoi romanzi, tutti premiati da critica e pubblico, si è imposto come uno dei grandi nomi del noir francese. Le sue opere sono tradotte in più di venti lingue e i diritti sono stati acquistati dal cinema.

Nel 2011 Mondadori ha pubblicato Alex.
Vincitore del Prix Goncourt nel 2013, Ci rivediamo lassù è stato eletto miglior romanzo dell'anno dalla rivista "Lire".

 

Il Booktrailer. Il booktrailer di Alex, il nuovo thriller di Pierre Lemaitre. "Le strade di Parigi. Sono una donna di 30 anni. Chiusa in una gabbia, sono sola, nuda, prigioniera. Chi è e che cosa vuole questo aguzzino silenzioso? Il mio pensiero è uno solo: non voglio morire, non in questo modo, non ora. I miei muscoli si atrofizzano, le articolazioni si saldano... il rischio è di diventare pazza. Morire non è niente, ma attendere la morte...E questo è solo l'inizio. Perché io sono più imprevedibile del mio aguzzino. Non perdono e non dimentico, niente e nessuno". Chi è davvero Alex? Non perdetevi un thriller dalla costruzione magistrale, con atmosfere agghiaccianti, una storia assolutamente imprevedibile e con una protagonista femminile che non si può dimenticare. Resterete con il fiato sospeso fino alla fine, trascinati in un vortice diabolico che non lascia scampo.

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20 maggio 2015 3 20 /05 /maggio /2015 06:32

Viviamo in un’epoca in cui l’esasperazione della sessualità permea ogni aspetto del vivere sociale. La pornografia, non più vissuta come tabù o oggetto di censura, è divenuta un’esperienza quotidiana facilmente fruibile attraverso pochi click.
Porndemia
Il porno è per molti ormai un fenomeno pop, di massa: attraversa la società trasversalmente, espressione più che mai attuale di un’epoca dove la sessualità tracima dalla sfera privata per riversarsi in quella pubblica, una cornice in cui, nostro malgrado, siamo calati senza esserne nemmeno più consapevoli.
In un tale contesto è naturale domandarsi se può suscitare ancora scalpore una mostra sulla pornografia nell’arte: forse ciò che accade può far cadere vuoti preconcetti e mostrarci come un’opera d’arte, superata l’estetica shockante, possa trasformare anche immagini forti ed esplicite in poesia o strumento di critica sociale.
“Porndemia”, attraverso una carrellata di opere di importanti autori storici e contemporanei, si propone così di indagare i vari approcci artistici e poetici rispetto alla pornografia, trascendendone i meri aspetti rappresentativi e le spesso contraddittorie reazioni di pubblico e media di fronte ad un argomento ancora così controverso nonostante la sua ovvia attualità.

Francesca Canfora

PORNdemia. La transizione del Porno da genere di nicchia a fenomeno pop. Ed anche: quando il Porno incontra l'arte
PORNdemia. La transizione del Porno da genere di nicchia a fenomeno pop. Ed anche: quando il Porno incontra l'arte
PORNdemia. La transizione del Porno da genere di nicchia a fenomeno pop. Ed anche: quando il Porno incontra l'arte
PORNdemia. La transizione del Porno da genere di nicchia a fenomeno pop. Ed anche: quando il Porno incontra l'arte

"PORNdemia" è stata la mostra curata da Francesca Canfora (per i testi) e Daniele Ratti (per le fotografie) e ospitata all'ex-Moi di Torino nell'ambito di Paratissima, rassegna d'arte 'off' che è stata in programma dal 7 all'11 novembre 2012.

In esposizione sono state opere di nomi storici, come Keith Haring, Carol Rama, Man Ray e Carlo Mollino accanto ad autori più contemporanei, come Vanessa Beecroft, Jim Dine, Nobuyoshi Araky, Daniele Galliano e Richard Kern.

Oltre a foto, video, pitture, sculture e installazioni in esposizione era stata allestita anche un'ampia sezione dedicata al fumetto.
In più, nella cornice della manifestazione, era stato indetto un concorso aperto alle opere di artisti emergenti (nell'ambito di scultura, pittura e fotografia) e degli artisti che hanno voluto partecipare, cinque sono andati a premio con le loro opere esposte.

Contestualmente, è uscito il catalogo della mostra che presenta la maggior parte delle opere esposte con il corredo di un'interessante saggio della stessa francesca Canfora, dal titolo "PORNdemia. Il porno da genere di nicchia a fenomeno pop" che tratta appunto della transizione a cui stiamo assistendo negli ultimi anni (dopo la mostra ad una velocità crescente) della transizione del Porno a fenomeno pop e a dimensione di puro intrattenimento.

"...viviamo in un epoca in cui la diffusione della pornografia, non più vissuta come tab§ o oggetto di censura, é favorita ed esasperata dal progresso tecnologico dei mezzi di comunicazione" (Francesca Canfora, p. 3).

Ma ovviamente non è solo questo, c'è in questo processo una forte deriva dovuta alla progressiva desensibilizzazione del "pubblico" nei confronti di immagini "forti" ed esplicite che prima non potevano essere accettate enmmeno nell'intimità della vita privata e si fa strada, in contemporanea, sempre di più una valorizzazione dell'atto sessuale in tutte le sue infinite variazioni, esibito ed esplorato in tutti i suoi dettagli, del tutto svincolato dalla dinamica dei sentimenti. 

E c'è anche la contaminazione tra la rappresentazione del porno e il suo Pubblico, nel senso che quest'ultimo non è più composto da persone che sbirciano da dietro le tende oppure attraverso il buco della serratura e che conservano e custodiscono le opere pornografiche (libri, foto, disegni incisioni, filmini) in un settore nascosto della propria biblioteca ("L'Enfer", veniva chiamato nell'Ottocento questo spazio privato rinvenibile nelle biblioteche borghesi), ma da persone che sono disposte (o interessate) a venire allo scoperto e divenire esse stesse produttrici di immagini porno, in una vivace contaminazione tra pubblico e performanti (e si potrebbero citare numerose esperienze ed esperimenti che incontrano successo), per non parlare della diffusione dei Privé in cui, appunto, a ben guardare, si verifica il fenomeno della "messa in scena" degli stilemi propri del Porno.
Cioè in altri termini si assiste al processo di trasformazione del semplice fruitore (prevalentemente passivo e dall'identità nascosta) in soggetti attivi che vogliono porsi essi stessi come "produttori del porno".
In contemporanea, con il diffondersi del fenomeno che valorizza dell'atto sessuale, pubblico ed esibito, soprattuto (se non esclusivamente) gli aspetti performativi, si assiste al moltiplicarsi dei saggi di studiosi di sociologia delle comunicazioni sui modi in cui il Porno si sta infiltrando progressivamente in una serie di ambiti, plasmandoli e modificandoli, e assieme a questi studi nascono neologismi come il termine di "pornosofia" definito da Franco Volpi che afferma "...i tempi sono maturi per una vera e propria pornosofia".

In questo contesto, anche negli ambiti della espressività artistica si stanno creando dei fenomeni di contaminazione e di esplicitazione, prima considerati inaccettabili, se si considera che in un passato non lontano ogni artista aveva nel suo archivio segreto delle opere erotiche ma anche semplicemente "porno", pure esercitazioni, studi, ma anche espressione di una passione segreta che tale avrebbe dovuto rimanere, poiché la sua esplicatazione sarebbe stata di rottura rispetto alla sensibilità del tempo e avrebbe condannato l'artista in questione alla nomea di "maledetto".

Ed è appunto questo ambito che la mostra PORNdemia ha voluto indagare.

Al saggio introduttivo di Francesca Canfora, fa seguito una presentazione dettagliata (con relative contestualizzazioni) delle opere esposte.

Il catalogo, pubblicato da PINP Editoria d'Arte 2.0, disponibile ancora per l'acquisto per pochi Euro (stampa on demand) è una buona occasione per visitare la mostra in differita.

 

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18 maggio 2015 1 18 /05 /maggio /2015 05:55
Genio oltre il Visibile. Un volume tematico curato da Alberto Samonà con racconti originali di giovani scrittori siciliani

Verrà presentato venerdì 29 maggio 2015, alle 18.00, all’Auditorium Rai di Palermo (in viale Strasburgo 19) il libro “Panormus, Genio oltre il visibile – Racconti dal piccolo e dal grande mondo” (Tipheret editore, 2015), a cura di Alberto Samonà (ingresso libero).

Nel volume collettaneo compaiono i racconti di Francesco Crispi, Valentina Frinchi, Elena Grasso, Letizia Lapis, Chiara Lo Cicero, Rossella Misuraca, Stefania Sola, Mariella Tedesco, Lucia Vincenti. Con i versi di Francesco Di Franco e la postfazione di Carla Garofalo. Appendici di Alberto Samonà e Mari Albanese.

Alla presentazione, promossa con il patrocinio dell’Associazione Flavio Beninati nell’ambito del ciclo “Di maggio in maggio”, saranno presenti gli autori dei racconti inseriti nella raccolta. Introduce e presenta Mari Albanese. Con Carla Garofalo.

Letture di Diletta Costanzo.

Sarà presente Alberto Samonà. 

Immobile, al centro del cerchio. In un silenzio mistico e regale il Genio volge lo sguardo su pianure e colline, su quartieri che brulicano di persone e verso il mare. Panormus è il suo nome, come la città che Egli sovrintende, proiezione del Divino su questo piano di esistenza. Custode di territori e nume tutelare di genti che oltrepassano la storia. Il Genio di Palermo è, al contempo, figura mitica e realtà. Ieri come oggi la sua presenza è richiamata da poche statue, ma è nel suo invisibile respiro che si cela il silenzio del suo sguardo. Questo volume, a cura di Alberto Samonà, raccoglie i contributi di alcuni Autori, che hanno scelto di andare oltre il visibile, per raccontare il soffio che ancora oggi promana dal Genio e dal Sacro. Cristianità, Islam, Paganesimo, silenzio, frenesia: tutto torna al proprio posto. E un legame, che unisce passato e futuro nell’eterno presente, diviene possibile grazie a Colui che oltrepassa il tempo, per ricongiungere il nostro piano con l’Assoluto.

Alberto Samonà (1972), giornalista, vive e lavora a Palermo. Collabora con il quotidiano Libero. Ha scritto per il Secolo d’Italia, L’Ora, La Sicilia, Oggi Sicilia. Ha pubblicato libri ispirati al ‘pensiero tradizionale’ e alla conoscenza di sé: Le colonne dell'eterno presente (2001), La Tradizione del sé (2003), Il padrone di casa (romanzo, 2008), Giordano Bruno nella cultura mediterranea e siciliana dal '600 al nostro tempo (2009). Per il Gruppo Editoriale ha pubblicato il saggio Bent Parodi.Tradizione e Assoluto (Tipheret 2011) e il romanzo storico È già mattina (2013). Suoi saggi critici sono inseriti in diversi volumi. Ha scritto e diretto gli spettacoli Un fiamma a Campo de’ Fiori, L’oro del cavaliere, I giardini di Giovanna. Ha, inoltre, scritto i testi teatrali Le notti di Casimiro, ispirato alla figura del pittore Casimiro Piccolo, e Arcani maggiori. Dal suo racconto La bambina all’Alloro, il cantastorie irakeno Yousif Latif Jaralla ha tratto lo spettacolo Le orme delle nuvole. Fa parte della giuria della IV edizione del Premio Letterario “La Giara” promosso dalla RAI. È consigliere della Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella.

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5 maggio 2015 2 05 /05 /maggio /2015 06:15
Sogni e realtà. Esce il terzo volume di studi salgariani nel contesto del Progetto "Per Terra e per Mare"Sogni e realtà. Esce il terzo volume di studi salgariani nel contesto del Progetto "Per Terra e per Mare"

Nel contesto del Progetto "Per terra e per Mare. Avventure e Studi su Emilio Salgari" è in uscita il volume Emilio Salgari: sogni e realtà (3° volume della serie), una collettanea di studi salgariani a cura di Corinne D'Angelo, con contributi della stessa Corinne D'Angelo e di altri studiosi salgariani quali Felice Pozzo, Fabio Negro, Gian Paolo Marchi, Emanuele Marazzini, Fabiana Dimpflmeier, Ore- ste Paliotti, Maurizio Daniele, Livio Belli, Cristiano Daglio.

Questo nuovo titolo rappresenta una nuova, importante, tappa di una forte passione: l'opera di valorizzazione e di approfondimento dello scrittore Emilio Salgari, già intrapresa con i volumi 1 e 2 di questa  stessa collana, Sogni e realtà, e con tutti gli altri volumi editi finora sotto l'egida del Progetto Per Terra e Per Mare.

 

(Nota editoriale) Siamo sinceri.
In primis, tutto ciò che stiamo realizzando, lo facciamo per noi: noi salgariani che non vogliamo smettere di sognare, di vivere nuove avventure, di emozionarci con i per- sonaggi, da Sandokan, al Corsaro Nero, al più dimenticato esploratore, fino quasi a renderli reali.
E così, ancora una volta, abbiamo raccolto un entu- siastico coro di voci disposto a prose- guire quel sogno, per non dimenticare chi gli ha dato un giorno vita.
Anche questa volta gli articoli proposti spaziano, come argomento, nei campi più disparati, e ci permettono di dare il benvenuto a nuove giovani, volenterose ed interessanti penne, che si sono unite ai nostri studi, ma anche di salutare con piacere vecchie conoscenze che hanno ancora tanto da raccontare. Speriamo che tutti questi contributi portino nuovo entusiasmo e stimolino altri lettori a tirar fuori idee, iniziative, aprendo nuove indagini salgariane, anche partendo da quelle che sembrano solo, apparentemente, semplici curiosità.

Corinne D'Angelo

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5 maggio 2015 2 05 /05 /maggio /2015 05:53
La Morte negli Occhi. Bernadette Saint Clare, agente dell'FBI con poteri "molto" specialiLa Morte negli Occhi. Bernadette Saint Clare, agente dell'FBI con poteri "molto" speciali

(Maurizio Crispi) Terri Persons, giornalista free-lance e reporter, ha creato un singolare personaggio con i suoi romanzi che si possono collocare nell'area mista della detective story, del thriller e del noir, condito con elementi di paranormale: si tratta di Bernadette Saint Clare, agente dell'FBI con "licenza speciale" di utilizzare i suoi "poteri" paranormali nelle indagini che le vengono affidate, ambientate nel Midwest, nel contesto delle Twin Cities.

La sua prima apparizione è nel romanzo "Blind Spot", tradotto in Italiano con il titolo "La Morte negli Occhi" (Sperling&Kupfer Editore, 2007) e, sin dall'inizio, il lettore viene reso edotto della particolarità di Bernadette che possiede un dono speciale: infatti, "vede" delle cose, maneggiando oggetti che sono stati indossati dalle vittime o maneggiati dall'assassino: vede, in altri termini, con gli occhi dell'assassino stesso.
Ma, nello stesso tempo, Bernadette deve potere indagare con mezzi normali dal momento che le sue "visioni" richiedono di essere circostanziate con l'acquisizione di prove materiali, di ricevere delle coordinate spazio-temporali.
Bernadette é un personaggio sofferto e pieno di contrasti: non è facile convivere con questo straordinario potere, né tantomeno usarlo, senza parlare del fatto che spesso ha delle premonizioni e senza nemmeno rendersiconto della differenza si ritrova a parlare con i morti (che, anche loro, le trasmettono dei messaggi).
Il primo romanzo della serie - pubblicato in ligua originale nel 2007 -  ha riscosso successo ed é stato subito dopo tradotto in lingua italiana.

Hanno fatto seguito due altri romanzi, rispettivamente dal titolo Blind Sight (2008) e Blind Rage (2009), ma la Casa editrice italiana non ha più ritenuto di tradurli e nemmeno haha lanciato sul mercato un'edzione in paperback del primo della serie.
Eppure, da quel che ho potuto capire, avendo letto Blind Spot, si tratta di romanzi insoliti ed originali e - almeno a giudicare dall'unico della serie che ho letto - che si fanno leggere a spron battuto, perché di ha voglia di arrivare alla fine del plot.
Il volume di Terri Persons non è più disponibile sul mercato italiano: non si trova nemmeno su IBS con la dicitura "attualmente non disponibile".
Misteri dell'editoria.

(dal risguardo di copertina) Tipo riservato, Bernadette Saint Clare è un'agente dell'FBI. Piglio mascolino, modi bruschi e la fama che la precede non ne fanno una beniamina tra i colleghi. Infatti ciò che la rende un personaggio scomodo è l'aura di cupo mistero che avvolge i suoi metodi d'indagine. Chiamata a risolvere casi sempre più torbidi dove il reale sembra sconfinare nel soprannaturale. la donna pare dotata di poteri inquietanti: "visioni" che la portano attraverso un processo psichicamente devastante a vedere con gli occhi dell'assassino. E per uno scottante incarico che viene trasferita nel Minnesota, sulle tracce di un killer che amputa la mano destra delle sue vittime, lasciandole morire dissanguate. Sola e sempre più sotto pressione, Bernadette piomba in un tunnel dove spesso la realtà si confonde con le spaventose ombre della sua mente. Chi sono il misterioso e inquisitorio frate che la paralizza nel buio di una chiesa e Io strano vicino di casa che le sussurra dritte sinistramente azzeccate? Con una procedura incalzante, un thriller spietato dai risvolti nero pece, che non lascia respiro fino al corpo a corpo conclusivo.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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