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14 ottobre 2015 3 14 /10 /ottobre /2015 06:09
Pornostar. Un romanzo di Nicola Favaretto che esplora il mondo del Porno e le sue soglie

(Maurizio Crispi) Nicola Favaretto, più noto come N-ikonoclast, è un musicista (suona la chitarra in un suo gruppo), poeta per le liriche delle sue canzoni e non solo, ma anche scrittore in prosa. E' uscito abbastanza di recente il suo secondo romanzo, dopo "Condannato a vivere" ed una raccolta di poesie.
Il romanzo dal titolo "Pornostar" (Vertigo, 2014), prende in esame il mondo della pornografia e le motivazioni che possono spingere una donna ad intraprendere la carriera del porno Basta guardare a donne come Michelle Ferrari, Giada Da Vinci, Vittoria Risi e ad una Valentina Nappi che addirittura dialogo con il mondo degli intellettuali e che scrive lettere aperte a MicroMega.
Nulla di strano in ciò, senza più dover gridare allo scandalo, oppure compatire: è una storia del nostro tempo, in cui sempre più donne in maniera alquanto libera e per efetto di combinazioni di circostanze diverse (e del presentarsi dell'opportunità di farlo) decidono di intraprendere la via del Porno che assicura notorietà, visibilità al pubblico ed anche un buono successo in termini di guadagni. Le porno dive di ultima generazione, anche in Italia, sono "donne in affari" che sanno fare denaro - sapientemente - dal proprio corpo, essendo padrone della propria vita. Lo stereotipo della povera donna, in condizioni di bisogno e sfruttata, costretta a semi-prostituirsi, appartiene ormai al passato.

Se il tema del romanzo è interessante sotto il profilo sociologico, tuttavia, si notano nel testo delle manchevolezze riguardanti soprattutto la credibilità psicologica dei personaggi che rimangono grossolanamente sbozzati. Red, l'impresario e cineasta del porno, ad esempio viene presentato come un cinico profittatore, Lisa - la protagonista - sembra non avere una storia alle sue spalle, è preda di violente emozioni, proclive all'ira e alla rabbia, fortemente tossicofilica (sia nei riguardi delle pillole per dormire, sia dell'alcool che tracanna senza darsi reqie), ma per il resto superficiale e priva di introspezione.
L'esposizione al mondo del porno e l'esibizionismo cui si lascia andare fanno da carburante anaclitico alle sue incertezze ed insicurezze, aiutandola a costruire dentro di sè un Ogggetto-Sè onnipotente che funge da surrogato a modelli di identificazione validi.
La scarsa credibilità psicologica di Lisa come personaggio è in questo crinale tra una vita grigia e la sua immissione nel mondo degli spettacolini di spogliarello e dei filmetti hard, senza alcun passaggio intermedio, come avviene - nella realtà - per molte pornostar che fanno esperienze diverse prima di arrivare al porno e soprattuto entrano - come first step - nel mondo delle modelle fotografiche di nudo.
Infine, c'è anche da aggingere come notazione critica che, se la motivazione dello scrittore era quella di presentare una carriera nel porno "normalizzata", vale a dire comparabile ad una qualsiasi altra scelta lavorativa, non vi è stato nello sviluppo del romanzo l'esplorazione di questa tematica complessa alla luce di diverse esperienze di "vere"attrici del prono, come adesso quelle citate prima.
E l'autore, quindi, quasi spaventato del corollario al suo romanzo e sopraffatto dal timore di essere considerato un "cattivo" maestro per le possibili suggestioni che potrebbero scaturire dalla lettura del romanzo decide di inserire nel finale una connotazione moralistica e l'idea che entrare nel mondo del Porno possa essere una scelta pericolosa, carica di mortifere conseguenze e di inevitabili "punizioni", come è ad esempio quella di diventare vittima di violenza e di essere considerata pubblicamente una puttana. Non sembra che siano queste le traiettorie di vita di molte delle pornostar più rinomate, così come non sembra che il porno - alla luce di studi sociologici - incrementi la violenza contro le donne.


(Risguardo di copertina) Lisa è una quarantenne single, impiegata in un'agenzia assicurativa. La sua vita sentimentale è un casino: sembra vittima di un incantesimo che la porta a innamorarsi di persone fredde e incapaci di restituire sentimenti, e a respingere coloro che le vogliono davvero bene. Un giorno le si prospetta l'occasione per una svolta radicale: Red, un cliente dell'agenzia, regista di porno a basso costo, le propone di girare alcune scene di un film hard, così per gioco, senza impegno. La parte della psiche di Lisa 

Nicola Favaretto

incline alla trasgressione, all'eros, al brivido della sfida, ha la meglio: l'esperienza si rivela narcisisticamente appagante, e le mostra la possibilità di un'esistenza più libera, aliena dal bigottismo di una morale cattolico-borghese che castra i desideri più intimi e gli istinti primordiali degli uomini. Ma tutto ha un prezzo, e le scelte che Lisa si troverà a fare la catapulteranno in un universo in cui giusto e sbagliato hanno ormai perso il loro significato convenzionale... Un libro capace di buttar giù ogni barriera morale e di farci meditare sull'assurdità di alcuni pregiudizi dettati da una coscienza stupida e comodamente cieca.
Nota bio. Nicola Favaretto, nato a Mirano (VE) nel 1976 noto anche con il nome d’arte N-ikonoclast è un poeta, scrittore, cantante e chitarrista e DJ…
dal 1997 al 2014 ha inciso sei album con le band Ensoph, Death Dies e IsRain e si è esibito in circa trecento concerti, in Italia ed Europa.
Ha pubblicato una raccolta di poesie “Schegge di vetro- pensieri inquieti” nel 2010 e due romanzi: “Condannato a vivere” del 2013 e Pornostar nel 2014.
Nicola Favaretto ha una sua pagina Facebook che usa a tutti gli effetti come website

 

Pornostar. Un romanzo di Nicola Favaretto che esplora il mondo del Porno e le sue soglie
Pornostar. Un romanzo di Nicola Favaretto che esplora il mondo del Porno e le sue soglie
Pornostar. Un romanzo di Nicola Favaretto che esplora il mondo del Porno e le sue soglie

Il booktrailer

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13 ottobre 2015 2 13 /10 /ottobre /2015 06:21
L'uomo che odiava Sherlock Holmes. Un romanzo tra passato e presente che intriga, diverte e istruisce. Una chicca per gli appassionati di Sherlock Holmes

(Maurizio Crispi) L'uomo che odiava Sherlock Holmes di Graham Moore (Rizzoli, 2012), pubblicato con il titolo originale "The Sherlockian") è - per chi è appassionato di Sherlock Holmes, pur non essendo un vero e proprio apocrifo, ma un romanzo su Sherlock Holmes, sul suo creatore sir Arthur Conan Doyle e sugli appassionati seguaci di Sherlock Holmes (e in particolare quelli appartenenti alla congrega de "The Irregulars of Baker Street", fondata da Christopher Morley nel 1931 e con la sua convention annuale a New York City) è molto interessante, con una struttura narrativa speculare che si muove tra il 1900-1901, nei mesi in cui Arthur Conan Doyle impose al suo pubblico di lettori un totale blackout di Sherlock Holmes, dato per morto nel vortice delle cascate di Reichenbach sino alla sua "riesumazione" con il magistrale "Mastino dei Baskerville", e l'anno 2010 in cui Harold White, un "neo-irregolare", fiancheggiato da Sarah, una sedicente giornalista che tenta di dare impulso alla sua carriera con uno scoop, avvia un'indagine sulle tracce dell'omicidio di Alex Cale, uno studioso sherlockiano che aveva indagato per tutta la sua vita alla ricerca del diario scomparo di Conan Doyle, diario che copriva il periodo del blackout di Sherlock Holmes: solo dalla lettura del diario di quei mesi sarebbe stato possibile chiarire molti interrogativi rimasti senza risposta, tra i quali il notevole cambiamento di carattere e nel modus operandi dello Sherlock Holmes redivivo.
Graham Moore è uno dei più eminenti studiosi sherlockiani, ma appartiene alla corrente di coloro che sono convinti del fatto che Sherlock Holmes sia esclusivamente un personaggio letterario, a differenza degli "Irregulars", i quali sostengono viceversa che sir Arthur Conan Doyle fosse stato soltanto una sorta di editor delle imprese dei due celebri investigatori.
L'uomo che odiava Sherlock Holmes è lo stesso Conan Doyle che, secondo la ricostruzione di Graham Moore ad un certo punto della sua carriera puntava ad ottenere ben altri riconoscimenti letterari che fossero svincolati dal personaggio da lui creato. E lo odiò a tal punto da volerlo morto per mettere fine alle sue avventure. E perché dunque lo riportò in vita?
Il romanzo tenta di dare una risposta a questo quesito, con una struttura narrativa avvincente che, in entrambi piani temporali mette in scena una coppia di investigatori: Arthur Conan Doyle, affiancato dall'amico e confidente Bram Stoker (il creatore di Dracula), nel 1900-1901 e il duo costituito del neo-irregolare Harold e dalla giornalista Sarah ben 110 anni dopo. Il presente e il passato si ricongiugeranno in quel famoso diario scomparso: ma è meglio non andare a stanare alcuni fantasmi nell'armadio e certe verità non possono essere divulgate.

Segue una postfazione dello stesso autore "Nota dell'Autore") il cui incipit "Insomma, che cos'è successo realmente?" fornisce delle chiavi per dipanare la componente più propriamente fiction di ciò che ha scritto dagli elementi storici e di verità che la sua storia contiene.
Dice Moore "Benché L'uomo che odiava Sherlock Holmes sia un romanzo storico, occorre mettere l'accento sulla parola 'romanzo'". Ammette tuttavia che la storia del diario scomparso si fonda su fatti realmente accaduti: alla morte di Conan Doyle nel 1930 emerse che dai suoi effetti personali mancavano alcuni documenti. Questi ultimi - lettere, scritti incompiuti e un volume del suo diario - furono ritrovati fortunosamente dopo oltre settant'anni e, a lungo, rimasero come il "Santo Graal" degli studi sherlockiani.
Attorno a questo storia dei documenti scomparsi e successivamente ritrovati si addenso anche la storia di un omicidio rimasto irrisolto: quello di Sir Richard Lancelyn Green, al tempo il più autorevole degli studiosi di Sherlock Holmes e di Arthur Conan Doyle che, appunto, aveva annunciato al mondo il ritrovamento dei preziosi documenti (27 marzo 2004).
Lo stesso Moore suggerisce per un approfondimento sul singolare episodio il rimando al racconto di David Grann, Circostanze misteriose. La strana morte di un fanatico di Sherlock Holmes (Mysterious Circumstances), contenuto nella raccolta di racconti dal titolo "Il Demone di Sherlock Holmes. Storie di ossessioni e di omicidi (The Devil and Sherlock Holmes.Tales of Murder, Madness and Obsession), Corbaccio, 2011,
Fatte salve alcune licenze letterarie l'autore ha cercato di tratteggiare i personaggi (soprattutto quelli ispirati alla realtà) nel modo più fedele possibile: così è stato, in particolar modo, per le figure di Sir Arthur Conan Doyle e di Bram Stoker.
L'autore, per concludere, mostra possedere una conoscenza approfondita del testo doyliano (il "canone") e ogni capitolo è corredato di puntuali citazioni (o di Holmes o di Doyle, a seconda) che fungono da epigrafi e, ovviamente, complete del riferimento alla fonte.
Un romanzo che intriga, diverte e che nello stesso tempo istruisce.
Graham Moore è uno sceneggiatore americano molto noto. The Sherlockian è stato la sua opera prima nell'ambito della narrativa.
Ma la notiretà per lui é arrivata con il Premio Oscar ricevuto per la migliore sceneggiatura ottenuto dal film "The Imitation Game", basato sulla storia di Alan Turing, uno degli idoli della sua adolescenza.

(Dal risguardo di copertina) Quando la polizia trova il cadavere di Alex Cale strangolato nella sua camera all'Algonquin Hotel di New York, sulla parete campeggia una sola parola, scritta con il sangue: "Elementare". Non ci vuol molto a capire che l'omicidio è un puzzle che solo un raffinato conoscitore di Sherlock Holmes può sperare di ricostruire. Il giovane Harold White non è un detective professionista, però ha fiuto da vendere ed è un vero cultore dei libri di Sir Conan Doyle. Come gli altri membri della sua associazione, era all'Algonquin per la conferenza nella quale Cale si preparava ad annunciare il ritrovamento dei diari del grande scrittore. Solo i diari possono fornire risposta all'interrogativo che assilla i fan da oltre un secolo: cosa è accaduto nella vita di Doyle tra il 1893 e il 1901, tra il momento in cui decise di "uccidere" Sherlock Holmes e quello in cui, a sorpresa, lo restituì ai suoi lettori nel "Mastino dei Baskervillel"? Possibile che qualcuno sia disposto a tutto, anche a uccidere, pur di scoprirlo? Ingaggiato dal pronipote del celebre autore per svelare la verità e ritrovare i diari, Harold White si addentra nel dedalo di un'indagine che si snoda tra la New York di oggi e la Londra di fine Ottocento. Per scoprire che anche Doyle, all'epoca, si era trasformato in detective, e insieme all'amico Bram Stoker, autore di Dracula, aveva tentato di fare luce su una serie di efferati omicidi.

L'uomo che odiava Sherlock Holmes. Un romanzo tra passato e presente che intriga, diverte e istruisce. Una chicca per gli appassionati di Sherlock Holmes
L'uomo che odiava Sherlock Holmes. Un romanzo tra passato e presente che intriga, diverte e istruisce. Una chicca per gli appassionati di Sherlock Holmes
L'uomo che odiava Sherlock Holmes. Un romanzo tra passato e presente che intriga, diverte e istruisce. Una chicca per gli appassionati di Sherlock Holmes

Nota biografica su Graham Moore. Graham Moore (born 1981) is an American screenwriter and author widely known for his 2010 novel The Sherlockian, as well as his screenplay for the historical film The Imitation Game, which topped the 2011 Black List for screenplays and won the 2014 Academy Award for Best Adapted Screenplay (awarded February 2015).
Moore was born in Chicago, Illinois and raised on the city's north side — "the son of two lawyers who divorced and then married two other lawyers".
Raised Jewish, Moore graduated from the University of Chicago Laboratory Schools[5][6] in 1999 and received a bachelor of arts degree in religious history in 2003 from Columbia University. Moore developed a strong love of mystery stories when he was learning to read, later believing he'd have a career in music. Alan Turing had been Moore's childhood hero since he was 14.
At Columbia, unsure about a writing career, Moore took the advice of a professor to dedicate five years to any profession he pursued, "because it takes that long to get halfway decent at anything".
Moore stayed in New York, playing in a number of rock bands, creating a music studio in the basement of a heavy metal art gallery on Rivington Street, working as a sound engineer (including work on several Garnier shampoo commercials), collecting sound equipment and beginning his writing career. For several years, he wrote scripts every day from 10-6 with a friend he'd known since he was 6, Ben Epstein — followed by evening studio work.
Early on, Moore would wake up in his small New York apartment and dress in a coat and tie before sitting down to write, "telling myself writing was my job and I was getting dressed for work—which was like telling myself, dress for the job you want".
His first book, The Sherlockian, was on the New York Times bestseller list for three weeks.
During his Academy Award acceptance speech in February 2015, Moore acknowledged he had attempted suicide when he was 16.
Moore lives in Los Angeles, California.

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8 ottobre 2015 4 08 /10 /ottobre /2015 23:36
Scaccolatore al volante, pericolo costante

(Maurizio Crispi) Non voglio qui approfondire le articolate trame che riguardano la figura dello scaccolatore, sia dal punto etno-antropologico sia da quello psico-comportamentale. Per essere davvero esauriente, occorrerebbe compilare un ampio trattato (per maggiori dettagli si rimanda all’esauriente volumetto di Roland Flicket, L’Antica Arte di Mettersi le dita nel naso. Teoria e Pratica, Vallardi, 2012 (illustrazioni di di Jon Higham), il cui titolo originale Nose-picking for pleasure ci fa intendere molte più cose di quanto non faccia il più asettico titolo italiano).
Voglio piuttosto soffermarmi su alcune implicazioni della “nobile arte” (e, per i suoi cultori, anche sublimamente piacevole) dello scaccolamento, connesse alla guida dell’auto.

E’ risaputo che il comportamento universalmente diffuso dello scaccolamento (nosepicking) si articola in tre fondamentali fasi:

  1. Ricerca e scavo (fase dell’appetizione)
  2. Esame del reperto (fase dell’appagamento)
  3. Smaltimento (fase conclusiva della ciclicità comportamentale e prodromica ad una ripresa, non appena si rende nuovamente necessaria una scarica di dopamina)

Roland Flicket, L'antica arte di mettersi le dita nel naso, BompianiLa fase di Ricerca e scavo richiede una concentrata attenzione, per tutta la durata necessaria affinché le dita che frugano nelle cavità nasali possano trovare appigli degni di nota. E già questa attività di per sé sottrae energia ed attenzione alla guida.

La seconda fase implica il fatto che la “preda” appena conquistata venga esaminata in punta di dito. E ciò implica un’ulteriore e prolungata disattenzione, in quanto l’occhio deve adattarsi all’osservazione del reperto derivante dalla campagna di scavo da vicino, perdendo la focalizzazione necessaria sulle auto che precedono.

La terza fase - che è quella dell’eliminazione (o smaltimento) - richiede pure delle deviazioni energetiche, dal momento che la costrizione della guida non rende agevole conformarsi alle proprie abitudini e può attivare nel guidatore-scaccolatore una serie di contorcimenti e stratagemmi vari per poter portare a compimento la propria azione che pure possono avere un’intensa ricaduta di disattenzione sulla guida.

Gli appassionati scaccolatori per questi motivi dovrebbero astenersi dall’indulgere nella loro attività preferita in corso di guida: ma dire loro questo, esortandoli all'astensione, sarebbe come predicare al vento, dal momento che è risaputo che lo scaccolatore incallito (o inveterato) è sottoposto ad una sorta di coercizione, nel momento in cui avverte l’esigenza di procedere ad un nuovo lavoro di scavo.

E non c’è considerazione razionale che possa tenere: in lui prevarrà sempre la ricerca del piacere, aggravata dal fatto che in automobile il guidatore si sente in uno spazio assolutamente privato, all’interno del quale può dar luogo a tutti i comportamenti più sconvenienti, uno spazio dunque inteso come "dominio" personale, pari soltanto alla sacralità dello spazio della propria camera da letto o del gabinetto di casa.
E ciò malgrado sia circondato da pareti di vetro, del tutto trasparenti allo sguardo altrui.

E, quindi, quando siete alla guida, tenete sempre un occhio vigile per individuare da segni caratteristici e patognonomici gli eventuali scaccolatori alla guida: corteo semiologico peraltro assolutamente simile per poter identificare anche da lontano coloro che parlano al telefonino o che leggono/inviano sms con il loro telefonino.

In un certo senso si potrebbe affermare che gli scaccolatori e i telefonino-dipendenti alla guida siano fortemente simili, quanto a profilo psicologico, entrambi imprigionati in una ricerca coatta di appagamento onanistico.

Ed ecco qualche notizia in più sul volume di Roland Flicket citato sopra

(Dalla quarta di copertina) Scaccolatori di tutto il Mondo è il momento della riscossa! Mettersi le dita nel naso!? Molti lo fanno, nessuno lo ammette. Invece diciamolo: dietro questo vizietto si nasconde un intero mondo, senza confini geografici e senza barriere sociali... un esempio perfetto di globalità; e democrazia! Un libro dissacrante e carico di ironia in cui troverete: - una breve storia dello scaccolamento - le tecniche dalla A alla Z - i possibili problemi - i più; importanti case history - lo scaccolamento nell’arte, nella musica e nella poesia Vera autorità; in campo mondiale, il professor Roland Flicket ci guida attraverso la storia e la tecnica di questa nobile disciplina, distribuendo consigli preziosi a neofiti ed esperti. Con i disegni di Jon Higham, illustratore di libri per ragazzi, che ha saputo interpretare il soggetto con gusto e ironia.

 

Battuta di scavo ed eliminazione delle scorie

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24 settembre 2015 4 24 /09 /settembre /2015 21:20
Il Respiro del Ghiaccio. Brian Freeman e i suoi tormentati polizieschi nella gelida Duluth

(Maurizio Crispi) Ho scoperto casualmente i romanzi di Brian Freeman e, a partire dal primo che mi è capitato di leggere (Polvere alla polvere, ovvero "Turn to stone"), e mi ci sono talmente appassionato che sto cercando di leggerli tutti.

Un'impresa difficile, visto che non tutti sono reperibili in commercio, specie quelli pubblicati qualche anno fa.
Il primo mi è stato suggerito dal libraio che conosce i miei gusti in fatto di thriller: e non si era sbagliato.
Le storie di Brian Freeman hanno come proprietà indiscutibile quella di tenere legato il lettore al testo, con forza che direi quasi impetuosa, al punto da demolire le sue eventuali strategie di lettore multiplo.
Cominci un romnanzo di Freeman? Bene, puoi soltanto finirlo e a te sarà richesto un'attenzione totale al 100%.
Non ci sono tanti fronzoli o particolari espedienti narrativi: si tratta di trame molto ben costruite in cui interagiscono personaggi altrettanto bene rifiniti sia in seso sincronico sia in estensione diacronica.
Jonathan Stride, Serena Vial, Maggie e una miriade di altri personaggi, sia appartenenti al ruolo degli indagati o delle vittime.
Le ambientazioni hanno il pregio di trasportare il lettore in un territorio scarsamente attenzionato dagli scrittori di Thriller e cioè la cupa - e freddissima, dai lunghi inverni lacustri e dalle brevi ed umide estati - Duluth, nel Minnesota, a pochissima distanza dalle cosiddette "twin cities" (cioè l'area metropolitana costituita dalle due città, inestricabilmente incastrate l'una nell'altra di Mineapolis e Saint Paul).

Anche questo dettaglio è da apprezzare: perchè una delle caratteristiche dei thriller - e dei polizieschi in genere - è quella che, intirgando il lettore con le loro trame, lo fanno viaggiare in luoghi dove non è mai stato.
Ogni romanzo di Brian Freeman della serie di Jonathan Stride (in tutto, allo stato, sono sette) contiene un pezzo di storia di ciascuno dei personaggi e, in qualche modo, le vicende poliziesche che vi si sviluppano, vanno a colpire nervi scoperti e punti dolenti nelle memorie del loro passato.

Ogni romanzo arricchisce la definizione di ciascun personaggio che è quello che è, in funzione della sua storia pregressa. Il lettore nell'accostarsi ai diversi capitoli della saga avverte una sensazione di familiriatà, ma nello stesso tempo di straniamento, perchè si ritrova davanti a personaggi che cambiano e si evolvono e che, di tanto in tanto, devono confrontarsi con brandelli di un passato tormentato che riemergono.
Le trame non sono mai banali: c'è sempre qualche sorpresa in agguato e ci sono improvvisi punti di svolta.
Così è per questo "Il respiro del ghiaccio" (titolo originale: The Burying Place, nella traduzione di Alfredo Colitto, PIeme, 2011), in cui viene messo in atto il rapimento di un piccolo bambino figlio di un riccastro della zona. Le indagini vengono avviate a pieno campo a partire da indizi insignificanti: anche i genitori del bambino scomparso entrano nel registro degli indagati, e - come si scoprirà - anche loro hanno degli scheletri dell'armadio, come del resto altri dei personaggi.
La soluzione è a portata di mano (sin dalle prime battute), ma come nella situazione prospettata da Edgar Allan Poe nella "Lettera smarrita" si fa fatica ad intravedere la corretta configurazione della verità.
L'abilità del giallista è proprio questa: fornire al lettore degli indizi corretti, ma - nello stesso tempo - distogliere da essi la sua attenzione, amplificando il rumore di fondo, oppure creando delle diversioni.
Alla fine della storia, il lettore pensa - o dice a se stesso - ad alta voce: "Mannaggia! La soluzione era qui a portata di mano! Come ho potuto non pensarci!".
Ma il piacere della lettura di un thriller è tutto qui: viaggiare nell'intreccio e essere tenuti in sospeso a lungo prima di potere conquistare la corretta configurazione della verità degli eventi.
Ciò che conta è il viaggio attraverso il testo.
Assolutamente non delude questo "Il Respiro del Ghiaccio"
(Dal risvolto di copertina) Sembrano mani che premono per entrare, le foglie schiacciate dal vento contro il vetro dell'auto. Ma è solo l'effetto della nebbia, che avvolge tutto intorno a Kasey e fa brutti scherzi alla sua mente. È solo il senso di colpa. È solo il panico. Perché Kasey sa di essersi persa, finendo per sbaglio in quel sentiero sperduto tra i campi. Perché sa che un'agente di polizia non dovrebbe avere paura, e invece, in quella regione in cui da settimane le donne vivono con un'arma sempre con sé, l'unica cosa che in quel momento la rassicura è la pistola posata sul sedile accanto a lei. Ma soprattutto perché sa che, se si trova lì, è per un terribile errore commesso. Di nuovo mani che sbattono contro il finestrino, ma ora hanno il volto di una donna, occhi terrorizzati, e una voce: «Fammi entrare, per favore». Non è più un'allucinazione, è realtà, e Kasey non può più tornare indietro.Sarà una lunga notte. Anche per i genitori di Callie Glenn, una bambina di soli undici mesi sparita dalla culla in cui dormiva, nella ricca villa in riva al lago. Nessuna richiesta di riscatto, nessun sospetto. Soltanto la consapevolezza che, col passare delle ore, si affievoliscono le probabilità di ritrovarla.A farsi carico delle ricerche è il detective Jonathan Stride, che già indaga sulla recente scomparsa di tre donne della zona. Di loro non è più stata rinvenuta alcuna traccia, solo i segni di colluttazioni violente sul luogo del rapimento. Per Stride e la sua squadra si preannuncia una corsa contro il tempo, nel tentativo di districare il doppio mistero. Prima che la verità emerga, macabra e inesorabile, dal manto della neve.
Di Brian Freeman, Giorgio Faletti ha detto: "Quando inizio un romanzo di Brian Freeman, non so mai dove mi porterà. So solo che non vedo l'ora di arrvarci".

Brian Freeman ha un suo sito web e, in calce ad ognuno dei suoi romanzi, fornisce il suo indirizzo di posta elettronica, invitando i lettori a contattarlo per discutere con lui di ogni aspetto dei suoi romanzi: e questa è sicuramente una cosa che piace.Si propone come un autore interattivo e non sdegnoso o superbo nei confronti dei suoi lettori.


Brian FreemanSul'autore. Brian Freeman is an international bestselling author of psychological suspense novels, including the Jonathan Stride and Cab Bolton series. His books have been sold in 46 countries and 20 languages and have appeared as Main Selections in the Literary Guild and the Book of the Month Club. He is widely acclaimed for his "you are there" settings and his complex, engaging characters and twist-filled plots.
His seventh novel "Spilled Blood" won the award for Best Hardcover Novel in the annual Thriller Awards given out by the International Thriller Writers organization, and his fifth novel "The Burying Place" was a finalist for the same award. His debut thriller, "Immoral", won the Macavity Award for Best First Novel and was a nominee for the Edgar, Dagger, Anthony, and Barry Awards. IMMORAL was named International Book of the Month, a distinction shared with authors such as Harlan Coben and Lisa Unger.
His novels (in order) are: "Immoral", "Stripped Stalked", "In the Dark House",also called overseas "The Watcher"), "The Burying Place", "The Bone House", the award-winning "Spilled Blood", "The Cold Nowhere", and his new Cab Bolton novel "Season of fear".
He also has two Stride e-books, "Turn to stone" and the short story "Spitting Devil."

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24 settembre 2015 4 24 /09 /settembre /2015 06:29
L'anarchico siciliano Paolo Schicchi. In presentazione a Palermo, il 25 settembre, il volume che ne racconta la storia

Il 25 settembre 2015, alle ore 18.00, presso "La Libreria del Mare" di Palermo (Via Cala, 50), avrà luogo la presentazione del volume "Paolo Schicchi. Storia di un anarchico siciliano"), Arianna Editore, 2015, scritta da un nipote, Nicola Schicchi.

Alla pesentazione e discussione del volume sarà presente l'autore.

Paolo Schicchi, nato a Collesano (Palermo) il 31 agosto 1865 e morto a Palermo il 12 dicembre 1950, fu un anarchico italiano fautore della corrente antiorganizzatrice e individualista: un personaggio romantico, da fiction televisiva, immerso nelle sue forti contraddizioni caratteriali, culturali e ideologiche, che l'ultimo pronipote in linea diretta ha potuto raccontare grazie all'immenso patrimonio documentario conservato nell'archivio di famiglia e mescolato ai ricordi d'infanzia.

In questo libro si ritrova una grande testimonianza di un uomo, che nelle vesti di anarchico individualista, da Collesano, nel cuore delle Madonie siciliane, ha attraversato la storia d'Italia, tra monarchia, dittatura e repubblica, testimone dei principali avvenimenti dell'Ottocento e del Novecento.

(Dal risguardo di copertina) Ignazio Buttitta, Sandro Pertini, Vincenzo Consolo ne scrissero. Antonio Gramsci e Umberto Terracini vi polemizzarono. Monarchici, socialisti, comunisti, popolari, fascisti, l'apparato clericale e gli stessi anarchici ne conobbero la penna caustica. Paolo Schicchi, anarchico individualista, da Collesano, nel petto delle Madonie siciliane, ha attraversato la storia d'Italia, tra monarchia, dittatura e repubblica, testimone dei principali avvenimenti dell'Ottocento-Novecento. Pubblicista, fondatore di periodici d'area, intellettuale eccentrico e dalla vasta cultura, bombarolo per magistrati e benpensanti, girovagò da clandestino, tra espulsioni e inseguimenti delle polizie di mezza Europa, trascorrendo in galera buona parte della sua vita. Come un Che Guevara ante litteram volle sbarcare a Palermo da Tunisi per portare, fallendo, la rivoluzione e spronare il popolo a sollevarsi contro il regime fascista. I comunisti ne vollero fare un padre costituente alla fine del secondo conflitto mondiale, ma per tutta risposta li fece caracollare giù dalle scale della Clinica Noto di Palermo, dove risiedeva ormai da alcuni anni quale confinato prima e celebrato antifascista dopo.

Su Anarcopedia Italia si trova un'esaurientissima voce sulla vita e sul pensiero di Paolo Schicchi anarchico: , ma numerosi sono gli articoli nel web facilmente reperibili per ulteriori approfondimenti

E quella che segue è la poesia ispirata che gli ha dedicato il grande poeta siciliano Ignazio Buttitta.

Libbirati Schicchi

Signuri di la liggi, ‘tra l’aricchi

Nun lu sintiti stu gridu putenti,

Chi l’infucati Madunii luntani

Vi mannanu pi mezzu di li venti?

Libbirati schicchi!

 

Sintiti, ancora, ancora,

E’ chidda di li poviri – li ricchi

Nun hanno vuci, hannu la vucca china. –

E’ chidda di cu soffri e si ruvina

P’un pezzu, p‘un pezzu sulu di pani…

Sì, è chidda di cu porta la catina

Di tant’anni, tanti; ma chi dumani

Rumpirà… certamente. Sintiti:

Librirati Schicchi!

 

Signuri, na vuci forti, cchiù forti:

Sintiti è l’Anarchia!

Chi dispiratamenti v’addimanna

Lu vecchiu figghiu cu la varva bianca;

E’ l’Anarchia! Chi grida e cunnanna

Li vostri liggi infami e minzugneri.

Basta! – vi dici - apriti li galeri!

Libbirati Schicchi!

Liberate Schicchi // Signori della legge, nelle orecchie / non sentite questo grido potente, / che le infuocate Madonie lontane / vi mandano per mezzo dei venti? / Liberate Schicchi! // Sentite, ancora, ancora, / è quella dei poveri – i ricchi / non hanno voce, hanno la bocca piena - / è quella di chi soffre e si rovina / per un pezzo, un pezzo solo di pane… / Sì, è quella di chi porta la catena / da tanti anni, tanti, ma che domani / romperà… certamente. Sentite: // Liberate Schicchi! / Signore, una voce forte, più forte: / sentite… è l’Anarchia! / Che vi domanda disperatamente / il vecchio figlio con la barba bianca: / E’ l’Anarchia! Che grida e condanna / le vostre leggi infami e menzognere. / Basta – vi dice – aprite le galere! / Liberate Schicchi!

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23 settembre 2015 3 23 /09 /settembre /2015 21:55
Polvere alla Polvere. Un thriller appassionante, per me un'autentica scoperta

(Maurizio Crispi) Polvere alla polvere (titolo originale: Turn to stone), pubblicato da Piemme nel 2014. è stato il mio primo approccio ai romanzi di Brian Freeman e l'ho trovato un thriller decisamente appassionante.
L'ho letto velocemente senza potermi staccare e passare ad altro: cominciato la mattina e finito nel tardo pomeriggio della stessa giornata.
Non conoscevo quest'autore. Il libraio di fiducia mi ha proposto di prendere questo romanzo, approfittando della speciale offerta promozionale (€1.90) e ho accettato volentieri il suo suggerimento.
Adesso non vedo l'ora di leggere "La Ragazza di Pietra", di cui - alla fine del volume - si può leggere un assaggio (il primo capitolo).
Il romanzo ci trasporta in un'area degli Stati Uniti sino ad ora poco visitata dai thriller. Si tratta del Midwest, con Duluth (tra l'altro la città natale di Bob Dylan, menestrello d'America) ed altre piccole cittadine del Wisconsin come quella dove arriva (Shawano) Stride per visitare il piccolo cimitero dove è sepolta la madre dove vigono i retaggi di una forte cultura tedesca soprattutto nelle ancora vive competenze linguistiche in lingua madre degli immigranti che arrivarono e si insediarono proprio in questa regione
E ruota attorno ai temi della violenza e dell'abuso e a come possano condizionare l'evoluzione dei singoli individui che vi sono esposti, sia come vittime sia come esecutori/controllori.
Il detective e tenente di polizia Stride, di ritorno nei suoi luoghi dopo una parentesi a Las Vegas, si trova coinvolto in un'indagine non formale e finisce con lo scoprire delle verità nascoste.
Mi è piaciuto: è raro trovare dei thriller che ti coinvolgono tanto rapidamente: forse anche perché è agile e scattante nella sua costruzione e nel suo sviluppo, senza tanti cambi di punto di vista. La vicenda - a differenza di molti romanzi d'oggi, costruiti come copioni cinematografici - si sviluppa sempre seguendo il vertice d'osservazione di Jonathan Stride e la sua indagine.
Lo consiglio.

Brian Freeman é stato vincitore dell'International Thriller Award (ITW) 2013 con Il Veleno nel sangue (Spilled Blood).

(Dalla quarta di copertina) Ci sono verità che è meglio lasciare sepolte sotto una coltre di neve.
È notte quando il detective Jonathan Stride arriva nel piccolo cimitero di campagna dove riposa sua madre, a Shawano, Wisconsin, un luogo dove non metteva piede da vent'anni. Nel buio, la sua torcia illumina la neve che cade piano, mentre una campana arrugginita suona nel vento. All'improvviso, i fari di un'auto della polizia fendono l'oscurità; un agente scende dall'auto, si avvicina a una lapide e si toglie la vita con un colpo alla tempia. Stride è un estraneo in quella piccola città e lo sceriffo non gradisce né la sua presenza né la sua curiosità. Eppure il detective non può dimenticare quanto è accaduto proprio davanti ai suoi occhi: vuole risposte, ed è disposto a trovarle da solo. Anche a costo di riaprire le pagine più oscure del passato di Shawano...

Brian Freeman
Nota biografica sull'Autore. Brian Freeman è un autore bestseller di thriller venduti in 46 paesi e tradotti in 20 lingue. Ha esordito con Immoral, che ha vinto il Macavity Award come migliore opera prima; sono seguiti, sempre presso Piemme: Las Vegas Baby, La danza delle falene, Polvere e sangue e Il respiro del ghiaccio (finalista agli International Thriller Writers Awards). Tutti hanno per protagonista il tenente Jonathan Stride, che invece, ne Il dubbio, lascia il posto al detective Cab Bolton. Brian Freeman ama molto entrare in contatto con i suoi fan, via e-mail e su Facebook. In Italia è stato nominato miglior autore del 2009 dai blogger del sito Corpi Freddi. Vive in Minnesota con la moglie.

Serie di Jonathan Stride
  • Immoral (2005) - edizione italiana: Piemme, 2006
  • Las Vegas Baby (Stripped) (2006) - Piemme, 2007
  • La danza delle falene (Stalked) (2007) - Piemme, 2008
  • Polvere e sangue (In The Dark o The Watcher) (2008) - Piemme, 2009
  • Il respiro del ghiaccio (The Burying Place) (2009) -Piemme, 2011
  • Polvere alla Polvere (Turn to Stone) (2013) -Piemme, 2014
  • La ragazza di pietra (The Cold Nowhere) (2013) - Piemme, 2014
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15 settembre 2015 2 15 /09 /settembre /2015 06:43
La Matematica Felicità. Una vicenda di formazione... dalle formule matematiche alla serendipità esistenziale

(Maurizio Crispi) In libreria tempo addietro ho preso un opuolo promozionale di questo "La Matematica Felicità" di Francesco Ruffino (Buon Book, 2015): sapete, di quelli che offrono la possibilità di leggere i primi capitoli di un libro, giusto per farsi venire la voglia. E i primi capitoli hanno funzionato: li ho letti e sono andato subito in libreria ad acquistare il volume per continuare la lettura, deciso a vedere come la vicenda sarebbe andata a finire.

Rob Italiano, sound engineer dalla carriera ben avviata, viene avvicinato da un sedicente professore di Matematica, tal Matteo Filangeri, che gli fa balenare in mente l'idea che la Matematica è tutto e che, conoscendo tutti gli elementi essenziali di una persona e convertendoli in formule matematiche, è possibile applicando queste formule e portando avanti complessi calcoli condurre questo individuo a ottenere ciò che veramente desidera.
E Rob, che scopre di avere qualche sogno nel cassetto ancora inappagato, pur con molte perplessità, segue il Filangeri, convincendosi che le teorie matematiche da lui esposte siano vere ed efficaci, senza rendersi conto che, in realtà, si sta comportando come uno che abbia trovato per caso la magica lampada di Aladino.
Tutto sembra andare per il verso giusto: Rob riesce ad entrare in contatto con la donna che, sin dai tempi della scuola, aveva desiderato avere, senza mai riuscirci.
Ma solo sino ad un punto di svolta (del tutto prevedibile anche senza formule matematiche).
E anche il professore scompare, senza lasciare traccia, all'insegna della frase - citazione filmica - "prendi i soldi e scappa".
Rob rimane così da solo, beffato e bastonato. Disastro totale.
E, a questo punto, la trama ha un'impennata verso un plot di tipo poliziesco, poichè Rob - improvvisandosi investigatore - cerca di mettersi sulle tracce del falso professore.
Non vi dirò come va a finire la storia, poiché non sarebbe etico rivelare l'esito della vicenda.
La lettura è godibilissima e si va avanti con piacere.
Quasi esilarante la parentesi di una vacanza a Cap d'Agde, oasi del naturismo e location di incontro dei nudisti libertini, dove Rob - con la compagnia di una fidata amica - è costretto a recarsi nel suo tentativo di tessere una trama attorno al Filangeri.
Divertente vedere il rinomato luogo, filtrato attraverso gli occhi di uno scettico osservatore, non desideroso di condividerne la filosofia, un vero e proprio "nudista (e frequentatore di privé)per caso".
Tuttavia, attraverso i disastri, nasce per Rob una nuova - felice - configurazione esistenziale: in fondo, "non tutto il male viene per nuocere", ma si potrebbe anche dire che il corollario della sua vicenda sia il frutto di un caso di "serendipity" esistenziale.
Mi sentirei di consigliare questo "La Matematica Felicità" a quanti vogliano affrontare la lettura di qualcosa di nuovo ed originale nel panorama degli scrittori italiani emergenti.

Francesco RuffinoFrancesco Ruffino è un copywriter che deve proprio alla tecnica della scrittura pubblicitaria uno stile narrativo particolare, teso a stabilire un contatto con l’emisfero cerebrale destro del lettore: con il regno delle sue emozioni.
Dopo un libro d’interesse naturalistico, "Tante meraviglie in una: Guida al Parco Nazionale dell’Aspromonte", pubblicato dall’Ente Parco, La Matematica Felicità è il primo romanzo che firma.

Per "La Matematica Felicità" Francesco Ruffino ha creato uno specifico sito web: (www.lamatematicafelicita.it/).

Sinossi. “Al con­tra­rio del­la vi­ta, la scien­za del­la ma­te­ma­ti­ca è esat­ta. E, mes­sa al ser­vi­zio del­la vi­ta, può ren­de­re esat­ta an­che que­sta, con­tri­buen­do a tra­dur­re in real­tà le aspi­ra­zio­ni di mol­ta gen­te.” Ne sem­bra dav­ve­ro per­sua­so Mat­teo Fi­lan­gie­ri, a oc­chio e cro­ce ses­san­ta­cin­que an­ni, cat­te­dra­ti­co del­la Sa­pien­za - Uni­ver­si­tà di Ro­ma.
Rob Ita­lia­no, sound en­gi­neer tren­ta­quat­tren­ne, na­to e cre­sciu­to nel­la Ca­pi­ta­le, non è trop­po con­vin­to del­la va­li­di­tà di que­sta te­si. Ep­pu­re, si ri­tro­va a vi­ve­re l’e­spe­rien­za che tut­ti han­no so­lo fan­ta­sti­ca­to: espri­me­re tre de­si­de­ri al co­spet­to di chi af­fer­ma di sa­per­li esau­di­re.
E l’e­si­sten­za di Rob cam­bia di­re­zio­ne al­l’i­stan­te. La nuo­va rot­ta, ver­so una fe­li­ci­tà pos­si­bi­le, ini­zia a es­se­re cal­co­la­ta e as­si­sti­ta dal pro­fes­so­re sul­la ba­se di no­zio­ni avan­za­te di ma­te­ma­ti­ca.
Ma ec­co su­bi­to i dub­bi. Il per­cor­so sa­rà sem­pre in di­sce­sa? Le tap­pe rin­fran­che­ran­no se­con­do le at­te­se?
La me­ta equi­var­rà a tre so­gni rea­liz­za­ti?

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10 settembre 2015 4 10 /09 /settembre /2015 05:54
La Mano. Un'inchiesta del commissario Wallander che affonda le sue radici nella storia

(Maurizio Crispi) La Mano (Handen, nella traduzione di Laura Cangemi, pubblicato da Marsilio, collana Farfalle, 2014) di Henning Mankell si presenta più come un racconto lungo che non un romanzo: i lettori appassionati delle indagini di Kurt Wallander, abituati a testi solitamente lunghi e corposi, rimarrano spiazzati dalla telegrafica brevità di questa storia breve.

La ragione della brevità la si ritrova nella postfazione scritta dallo stesso Mankell.
"Questa storia fu scritta diversi anni fa - avverte lo scrittore - In Olanda era stato decisoche, in un certo mese dell'anno,achi avesse comprato un poliziesco venisse regalato un libro. l'idea era buona: avvicinare più persone alla lettura. (...) Quando, di recente, è stata lanciata l'idea di un catalogo retrospettivo di tutti i miei racconti su Wallander, ho pensato che fosse l'occasione giusta per ripubblicare questo libro 'olandese'".

C'è nell'intrecio una certa ironia di fondo, nel fatto che anche quando è in cerca di evasione e finalmente di un posto per riposare in campagna, i detective di una vita viene perseguitato il suo lavoro.
E proprio nel giardino di una casa che è andato a visitare, incerto se acquistarla (ma sembrerebbe ben intenzionato, questa volta) una mano scheletrita affiora dalla terra, suggerendo che proprio qui si è un consumato un delitto in un lontano passato.

L'istinto del poliziotto è troppo forte: Wallander non si fa pregare e dà inizio ad una campagna di indagini, a partire dall'esame degli archivi storici del catasto per capire attraverso quali mani sia passata la proprietà della casa in un lontano passato.

E, alla fine, le indagini saranno coronate dal successo.
Ma l'etica del recensore impedisce, ovviamente, di anticipare come ciò avvenga.

Godibile e ben scritto, come del resto sono tutti i romanzi di Mankell, anche quelli non polizieschi.

(Dal risvolto di copertina) Una grande sorpresa per i suoi milioni di fan nel mondo, ancora in lutto per la conclusione della sua celebre serie poliziesca: il commissario Wallander torna in una breve e avvincente indagine inedita!
"Questa storia fu scritta diversi anni fa. Cronologicamente si colloca prima di L'uomo inquieto, l'ultimo della serie. Non esistono altre storie di cui Kurt Wallander sia il protagonista" - afferma Henning Mankell nella postfazione.
Kurt Wallander potrebbe finalmente realizzare uno dei suoi vecchi sogni e trasferirsi in una casa di campagna, fuori Ystad. Un giro di ricognizione del giardino lo porta però a fare una macabra scoperta: dal terreno spunta lo scheletro di una mano umana. A chi apparteneva? Da quanto tempo quel corpo è sepolto in quel giardino? Nei poderi lì intorno, non c'è nessuno in grado di fornire una spiegazione.
Con l'aiuto dei suoi colleghi e di Linda, la figlia da poco entrata in polizia, Wallander deve scavare indietro nel tempo e cercare di ricostruire la storia di una morte oscura. Una tragedia dove innocenza e colpevolezza non sono nettamente distinte.
I romanzi di Mankell sono tradotti in più di 40 lingue e hanno venduto nel mondo 40 milioni di copie

"Wallander è tra i personaggi più riusciti del poliziesco contemporaneo" (The Times Literary Supplement).

Henning MankellL'autore. Henning Mankell (1948) è l’autore svedese più tradotto nel mondo dopo Stieg Larsson: più di quaranta lingue per oltre quaranta milioni di copie. Di recente, il suo commissario Wallander, protagonista di una delle più celebri serie poliziesche di tutti i tempi, ha conosciuto ulteriore fama grazie alla serie televisiva prodotta dalla BBC, protagonista Kenneth Branagh, in Italia in onda sulla Effe.

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6 settembre 2015 7 06 /09 /settembre /2015 06:22
La Scatola Nera. Harry Bosch dopo oltre vent'anni indaga su di un suo caso irrisolto: e, alla fine, la verità verrà a galla

(Maurizio Crispi) Dopo un vuoto di lettura di numerosi romanzi (che mi attendono tuttavia ordinatamente impilati, facendomi l'occhiolino) ho sentito l'urgenza di leggere l'ultima avventura del detective Hieronymus (Harry) Bosch, pubblicata da Connelly.
Si tratta del romanzo La scatola nera (titolo orignale: The Black Box), Piemme editore, 2015, la cui edizione originale ha visto la luce nel 2012, data significativa per Connelly e anno del ventennale dei disordini razziali di Los Angeles
Direte voi: Perché leggerlo ora, anziché seguire l'ordine di pubblicazione dei volumi?
Non so, forse sono state le soglie del testo, tra titolo e illustrazione di copertina a creare un mix di attrattiva e seduzione.
Ritroviamo in quest'avventura un Harry Bosch che è stato in servizio presso il LAPD per oltre 40 anni (con molte vite e molti ponti bruciati alle sue spalle) e che si trova qui ad indagare su di un "caso freddo", che lui stesso aveva aperto più di venti anni prima, quando lui e il partner di quel tempo era sopraggiunti sulla scena di un delitto nel contesto dei disordini razziali scoppiati dopo il pestaggio iniquio del nero Rodney King, trovando una giovane donna bianca, caucasica, freddata da un colpo di pistola (forse addirittura giustiziata sul posto). Una giornalista, per di più danese, che lì si trovava probabilmente per seguire i disordini di quell'anno, partiti da una violenta ed ingiusta azione di polizia.
A partire da pochi, esili, indizi si sviluppa un'indagine appassionante che non è inferiore alle altre: come sempre, qui, ciò che conta non è la conclusione (l'esito finale delle indagini), ma il viaggio in crescendo attraverso gli indizi che alla fine si compongono in una tela intellegibile in cui si mescolano nel contesto di crimini di guerra, risalente alla prima Guerra del Golfo, un crimine sessuale e il tentativo di insabbiarlo.
Le avventure di Harry Bosch, da sempre poliziotto indisciplinato e insofferente delle costrizioni burocratiche e "politiche" e con l'unica missione di giungere alla verità, cominciano lentamente e vanno avanti con una progressione sempre più rapida, quasi che fossimo davanti alla dimostrazione di un teorema matematico.
In una postfazione, Michael Connelly spiega alcune radici di questo romanzo che è il 25° della sua carriera di scrittore, lunga vent'anni ed esordita co un'avventura di Harry Bosch, ancora pienamente immerso nella sua avventura di soldato in Vietnam ("La Memoria del Topo") e che lo riporta all'esordio della sua attività di giornalista di nera, quando anche lui, come il giovane Bosch, si ritrovo in mezzo ai tumulti di Los Angeles (e qui egli cita un'indimenticabile per lui, piccolo episodio).
In questo,Michael Connelly è il cantore delle vicende del LAPD (Los Angeles Police Department) e delle sue trasformazioni nel corso del tempo: un grande osservatore e un grande storico della città (visto dal vertice di osservazione della Nera e delle indagini poliziesche), ma anche un conoscitore critico dei meccanismi del potere.
Imperdibile, come tutti gli altri romanzi che lo hanno preceduto.

(Dal risguardo di copertina) Nella vita ci sono momenti in cui è difficile conciliare attività professionale e vita privata. Harry Bosch si trova in uno di questi momenti. Ha Madeline, la figlia adolescente di cui occuparsi, una ragazzina per cui è ormai l'unico punto di riferimento, e ha il lavoro, quello che vive da sempre come una missione, che assorbe quasi totalmente i suoi pensieri. E che si fa sempre più pressante ora che Bosch è alle prese con un caso che lo inquieta particolarmente. L'aveva già affrontato vent'anni prima, nel 1992, all'epoca dei disordini scoppiati a Los Angeles dopo il pestaggio di Rodney King da parte della polizia, quando era stato chiamato sulla scena dell'omicidio di una giovane fotografa danese. Poi le indagini erano state assegnate a un altro dipartimento, senza alcun esito. Ed ecco che Harry, passato all'Unità Casi Irrisolti, viene incaricato di occuparsi proprio di quel delitto. Ma il lavoro di indagine è complicato anche dalle continue interferenze del nuovo capo (il tenete O'Toole), un impiccione arrivista che gli mette i bastoni tra le ruote, non gli autorizza le trasferte e arriva a deferirlo anche alla commissione disciplinare. Bosch, come sempre, va dritto per la sua strada e, intuendo che la morte della giovane non è stata causata dalla situazione esplosiva della città, ma è legata a un intrigo assai più complesso, si inoltra in un labirinto di indizi alla ricerca della "scatola nera", l'elemento rivelatore che potrà fornirgli la soluzione del caso.
Dovrà tornare indietro nel tempo, ripercorrere una strada intricata a rischio della sua stessa vita e misurarsi con qualcuno disposto a tutto pur di non perdere un potere acquisito con l'inganno.

La Scatola Nera. Harry Bosch dopo oltre vent'anni indaga su di un suo caso irrisolto: e, alla fine, la verità verrà a galla

Il mio romanzo 'La Scatola Nera' ha per me un'importanza particolare, diversa da quella che hanno tutti gli altri libri che ho scritto, e mi auguro vivamente che i lettori di Harry Bosch sapranno apprezzarlo in modo altrettanto particolare. Prima di tutto si tratta del mio venticinquesimo romanzo e non credo che esistano scrittori all'esordio in grado di immaginare di poter mai pubblicare venticinque romanzi. Io di sicuro non lo ero. Quando iniziai, mi auguravo di riuscire a pubblicar e un libro, al massimo due. Non mi passava nemmeno per la testa di lasciare il mio lavoro. Venticinque romanzi sarebbero stati niente più di una pia illusione. E altrettanto sarebbero stati vent'anni. Già, perchè questo è il mio venticinquesimo romanzo in vent'anni di attività di scrittore. (...)
Come direbbe Jerry Garcia: 'Che lungo e strano viaggio è stato'

Michael Connelly, postfazione a "La Scatola Nera", p.361

Sull'autore. Michael Connelly decided to become a writer after discovering the books of Raymond Chandler while attending the University of Florida. Once he decided on this direction he chose a major in journalism and a minor in creative writing — a curriculum in which one of his teachers was novelist Harry Crews.
After graduating in 1980, Connelly worked at newspapers in Daytona Beach and Fort Lauderdale, Florida, primarily specializing in the crime beat. In Fort Lauderdale he wrote about police and crime during the height of the murder and violence wave that rolled over South Florida during the so-called cocaine wars. In 1986, he and two other reporters spent several months interviewing survivors of a major airline crash. They wrote a magazine story on the crash and the survivors which was later short-listed for the Pulitzer Prize for feature writing. The magazine story also moved Connelly into the upper levels of journalism, landing him a job as a crime reporter for the Los Angeles Times, one of the largest papers in the country, and bringing him to the city of which his literary hero, Chandler, had written.
After three years on the crime beat in L.A., Connelly began writing his first novel to feature LAPD Detective Hieronymus Bosch. The novel, The Black Echo, based in part on a true crime that had occurred in Los Angeles, was published in 1992 and won the Edgar Award for Best First Novel by the Mystery Writers of America. Connelly has followed that up with 26 more novels.
Fifty-eight million copies of Connelly’s books have sold worldwide and he has been translated into thirty-nine foreign languages. He has won the Edgar Award, Anthony Award, Macavity Award, Los Angeles Times Best Mystery/Thriller Award, Shamus Award, Dilys Award, Nero Award, Barry Award, Audie Award, Ridley Award, Maltese Falcon Award (Japan), .38 Caliber Award (France), Grand Prix Award (France), Premio Bancarella Award (Italy), and the Pepe Carvalho award (Spain).
Michael was the President of the Mystery Writers of America organization in 2003 and 2004. In addition to his literary work, Michael is one of the producers and writers of the TV show, “Bosch,” which is streaming on Amazon Prime Instant Video.
Watch in the USA: http://amzn.to/192NqZE.
Watch in the UK: http://amzn.to/1BAHm3Z.
Watch in Germany: http://amzn.to/1zQ8T1X.
He was also one of the creators, writers, and consulting producers of Level 9, a TV show about a task force fighting cyber crime, that ran on UPN in the Fall of 2000. And he can sometimes be seen on the hit TV show Castle playing poker!
Michael lives with his family in Florida.

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25 agosto 2015 2 25 /08 /agosto /2015 06:28
Incontro a Daunanda. Un romanzo con scenario esotico tra storia di doppelganger e thriller d'azione

(Maurizio Crispi) Incontro a Daunanda di Giancarlo Narciso (Dario Flaccovio Editore, Palermo, 2006) è stata una lettura di recupero dai mucchi di libri in giacenza in attesa del loro momento: niente di più bello che gustare un libro in questo momento, quando la sua lettura deriva da un ritrovamento che "sembra"casuale (dico ""sembra", perché in realtà non è mai così)..L'ho consumato velocemente, perchè sin dalle prime battute mi è piaciuto.
Con ambientazione nell'esotica Lombok, si dispiega una storia torbida di doppelganger e di un furto d'identità (o di un marcato processo di identificazione tra le due donne co-protagoniste Esther e Mara, che affiancano Rodolfo (alter-ego di Giancarlo Narciso e Io narrante).
I suoi temi portanti sono a metà tra psicologia e giallo d'azione: come è noto, Giancarlo Narciso, sotto pseudonimo ha prodotto diverse spy-story nella collana periodica pulp "Segretissimo", ma in tempi recenti ha deciso di abbandonare del tutto questa seconda identità di autore di "romanzetti".

Mi è piaciuta l'alternanza tra il punto di vista soggettivo di Rodolfo (protagonista e Io narrante) e quello espresso dal narratore onnisciente (quando si tratta di mettere in campo le vicende dell'ambiguo doppio Esther/Mara.
Esotismo e psicologia sono combinati assieme in una torbida storia di doppi e di cambi d'identità.
MI chiedo quanto vi sia di autobiografico nelle storie di Giancarlo Narciso e quanto, in questo caso, Rodolofo-Giancarlo coincidano e in cosa divergano. Parrebbe che Rodolfo e Giancarlo sarebbero un altro esempio nella messa in scena del gioco dei doppelganger che si sconfrontano/scontrano a Daunanda,spinti dagli effetti di un'antica leggenda/maledizione che grava su Lombok e su i suoi abitanti.
Tra l'altro - quasi ad accrescere la forza dirompente e perturbante del Doppio che aleggia in queste pagine - del romanzo di Narciso ne ho trovate in casa ben due copie che avevoacquistato inmomenti diversi.

E questa seconda copia (o la prima? Boh, come si fa a sapere quale è il volume che ho comprato per primo?), l'ho data a mio figlio Francesco che giusto in questo periodo si sta appassionando sempre più alla scrittura creativa.Ho ritenuto che il romanzo fosse un interessante esempio di alternanza di punti vista (soggettivo/oggettivo; io narrante, io onniscientedello scrittore)  che - a prescindere dalla godibilità del contenuto - ne potesse trarre insegnamenti formali.
Alcune di queste considerazioni le ho pubblicate come commento al libro nel sito web della casa editrice e, a distanza di tempo, ho ricevuto una simpatica risposta dallo stesso Giancarlo Narciso.
Eccola:

Caro Maurizio

Ti ringrazio molto del tuo messaggio di apprezzamento a cui rispondo solo oggi perché finalmente ho completato e consegnato la traduzione di un romanzo su cui ero in grave ritardo, per cui posso chiudere questo volontario periodo di reclusione.

Vedo che hai colto l'aspetto tecnico dell'alternanza dei punti di vista fra la prima persona di Rodolfo e la terza di Eshter/Mara - ancora oggi non sono sicuro di chi sia l'una e chi l'altra - che per altro, per quanto in terza, è sempre in soggettiva, infatti il lettore vede sempre gli eventi da sue punti di vista limitati, Rodolfo e la ragazza. Cosa che mi ha comportato non poche difficoltà per mantenere l'intenzionale ambiguità sulla vera identità deli due personaggi femminili.

Per quanto riguarda il gioco dei doppi, ebbene sì, Rodolfo è sempre stato il mio alter ego con cui di volta in volta mi confronto. L'ho messo in scena in altri due romanzi, Le zanzare di Zanzibar e Singapore Sling che, rileggendoli, mi rendono evidente l'evoluzione che io stesso ho subito negli anni, visto che ognuno dei tre riguarda epoche differenti della mia vita. Giochini fatti in parte inconsciamente, almeno durante la scrittura. Rileggendo i libri a distanza di anni mi accorgo di aspetti che mi erano del tutto ignoti.

Dopo un periodo in cui ho scritto solo romanzetti di minore impegno con lo pseudonimo di Jack Morisco, adesso sto per riprendere l'attività con il mio vero nome. Vedremo se nel frattempo non mi sono arrugginito.

Ti ringrazio per avermi scritto, fallo pure ogni volta che senti di dovere esprimere un giudizio su ciò che scrivo, le reazioni dei lettori sono uno strumento utilissimo per uno scrittore, e ti auguro il meglio.

Ciao

 

(Dal risguardo di copertina) Che da quella donna dovesse stare alla larga, Rodolfo l’aveva intuito fin dal primo momento. Troppo bella, tanto per cominciare. Troppo portata a mettersi nei guai. E quando la bella scompare, a lui, che dopo anni di separazione si è ricongiunto con l’amico José Luis, non resta che partire alla ricerca della donzella in pericolo. Ma nell’isola di Lombok, dove anche gli incubi sembrano sdoppiarsi in un gioco di specchi, la ricerca diventa una pericolosa partita a scacchi, in cui nulla è ciò che sembra.

Leggi le prime pagine del libro

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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