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23 marzo 2016 3 23 /03 /marzo /2016 01:28
Per tutto l'Oro del Mondo. Nel nuovo romanzo di Massimo Carlotto ritorna l'Alligatore, con una delle sue spregiudicate indagini

(Maurizio Crispi) Come dice il sottotitolo, "Per tutto l'oro del Mondo", ultimo romanzo di Massimo Carlotto (Edizioni E/O, Collana Noir, 2016), trova sviluppo un nuovo caso per l'Alligatore, ovvero per Marco Buratti, lo spregiudicato detective privato che agisce fuori dalle regole e senza licenza, con un passato burrascoso e con la capacità di muoversi agevolmente nel sottobosco criminale, principalmente veneto, fiancheggiato da due personaggi-aiutanti altrettanto spregiudicati e loschi, anche loro con un passato torbido e con delle conoscenze alqanto toste, Beniamino Rossini e Max la Memoria.

E' un nuovo caso per l'Alligatore, ma anche un ulteriore pezzo di vita di Marco Buratti e dei suoi due amici. Infatti, la vicenda prende l'avvio, pur senza un'immediata contiguità temporale, con la precedente avventura, La Banda degli Amanti (2015).
Anche qui, nella coda del romanzo, si accenna ad un ulteriore scontro con la raffinata mente criminale di Giorgio Pellegrino, principale "nemico" con cui confrontarsi in "La Banda degli Amanti". Che ciò sia preannuncio di un ulteriore capitolo della saga?

L'indagine "non autorizzata" questa volta conduce i lettori nell'intricato sottobosco (con le sue regole inderogabili) della criminalità che si muove nel mondo delle rapine "in villa", vittime i facoltosi residenti e del successivo riciclaggio dei preziosi sottratti.

In questa indagine tuttavia vi è un'anomalia, sulle cui tracce si mettono Marco Buratti&soci, in quanto il suo primum movens è una rapina a mano armata in una casa privata, terminata nel sangue e con una violenza inaudita e fuori dalle regole.

La vicenda è intricata e, benché il romanzo sia breve,occorre molta lucidità nel seguirla per raccapezzarsi tra i molti personaggi, alcuni dei quali hanno diverse facce e giocano sporco a diversi tavoli.

Nel frattempo, tra un'azione e l'altra, Marco persegue le sue passioni che sono il Calvados e il buon jazz: come esito di un'indagine commissionata da un marito geloso, si ritrova ad innamorarsi di Cora (la donna inizialmente oggetto della sua indagine) che cerca di compensare le sue insoddisfazioni di moglie, cantando jazz in un localino specializzato in questo genere di musica.

La storia, però, finisce e Marco Buratti, come sempre accade nella sua vita, con nostalgia dovrà passare oltre, in questo molto simile ad un personaggio chandleriano.

Stupisce e intriga in questo romanzo di Carlotto, come negli altri (specie quelli che hanno protagonista l'Alligatore) la profonda e documentata conoscenza del sottobosco criminale e delle sue molteplici sfaccettature che in ogni romanzo vengono trattate con un ìa competenza quasi monografica.

(dal risguardo di copertina) Una delle tante rapine nelle ville delle campagne del Nordest finisce in tragedia con un duplice e brutale omicidio. Nonostante gli sforzi, le indagini non portano a nulla. Due anni dopo Marco Buratti viene contattato per indagare sul crimine e scoprire i responsabili. Il suo cliente è giovane, il più giovane che gli sia mai capitato, ha appena dodici anni ed è il figlio di una delle vittime che lo ingaggia offrendogli venti centesimi di anticipo. Fin dall’inizio la verità appare sconvolgente e contorta, per certi versi inaccettabile. L’Alligatore e i suoi soci, Beniamino Rossini e Max La Memoria si ritrovano ben presto invischiati in una vicenda di oro e di vendetta che li obbliga a scontrarsi con bande di rapinatori e criminali insospettabili. Nulla è facile in questa inchiesta che si trasforma presto in una trappola infernale. Nessuno vuole pagare per i propri crimini, tutti vogliono arricchirsi mentre l’Alligatore e i suoi amici devono tutelare gli interessi del loro cliente.

Massimo Carlotto, con questo romanzo, affronta un tema scottante come quello delle rapine nelle ville, nervo scoperto di un intero territorio che spesso reagisce in maniera scomposta. Lo scrittore padovano propone un punto di vista inedito su dinamiche criminali e sociali che si intrecciano in spirali perverse.

Massimo CarlottoL'Autore. Massimo Carlotto è nato a Padova nel 1956. Scoperto dalla scrittrice e critica Grazia Cherchi, ha esordito nel 1995 con il romanzo Il fuggiasco, pubblicato dalle Edizioni E/O e vincitore del Premio del Giovedì 1996. Per la stessa casa editrice ha scritto: Arrivederci amore, ciao (secondo posto al Gran Premio della Letteratura Poliziesca in Francia 2003, finalista all’Edgar Allan Poe Award nella versione inglese pubblicata da Europa Editions nel 2006), La verità dell’Alligatore, Il mistero di Mangiabarche, Le irregolari, Nessuna cortesia all’uscita (Premio Dessì 1999 e menzione speciale della giuria Premio Scerbanenco 1999), Il corriere colombiano, Il maestro di nodi (Premio Scerbanenco 2003), Niente, più niente al mondo (Premio Girulà 2008), L’oscura immensità della morte, Nordest con Marco Videtta (Premio Selezione Bancarella 2006), La terra della mia anima (Premio Grinzane Noir 2007), Cristiani di Allah (2008), Perdas de Fogu con i Mama Sabot (Premio Noir Ecologista Jean-Claude Izzo 2009), L’amore del bandito (2010), Alla fine di un giorno noioso (2011), Il mondo non mi deve nulla (2014), la fiaba La via del pepe (2014) e il romanzo La banda degli amanti (2015).

Sempre per le Edizioni E/O cura la collezione Sabot/age.

Per Einaudi Stile Libero ha pubblicato Mi fido di te, scritto assieme a Francesco Abate, Respiro corto, Cocaina (con Gianrico Carofiglio e Giancarlo De Cataldo) e, con Marco Videtta, i quattro romanzi del ciclo Le Vendicatrici (Ksenia, Eva, Sara e Luz).

I suoi libri sono tradotti in molte lingue e ha vinto numerosi premi sia in Italia che all’estero. Massimo Carlotto è anche autore teatrale, sceneggiatore e collabora con quotidiani, riviste e musicisti.

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2 marzo 2016 3 02 /03 /marzo /2016 09:56
La lettrice (Bouquiner). In un piccolo volume tutte le ossessioni e la passioni di noi lettori impenitenti

La lettrice(Maurizio Crispi) Bouquiner, nel dizionario della lingua francese, è un verbo intransitivo che significa semplicemente "leggere libri", dalla parola "bouquin" che sta appunto per "libro".
E "Bouquiner" è il titolo originale del piccolo, delizioso, libro scritto da Annie François, maldestramente tradotto in Italiano con "La lettrice", titolo che fa perdere le tracce, delegandolo ad un riduttivo "femminile" dell'originale "leggere libri" o "andar per libri". Nell'edizione italiano, l'aver aggiunto al titolo il sottotitolo "Biografia di una passione" aggiusta un po' le cose, anche se rende inutilmente esplicito ciò che, implicitamente, è contenuto nell'unica parola "secca" del titolo francese.
Il libro breve - meno di duecento pagine - è fatto di brevi - e fulminanti - capitoli che trattano di tutti gli aspetti del leggere, soprattutto degli Inferni e dei Paradisi della lettura, dei piaceri e dei dispiaceri dei lettori e delle loro ossessioni.
Il libro, infatti, non dovrebbe essere mai ed esclusivamente visto in modo funzionalistico come vettore di contenuti che devono essere trasmessi (ed è questo il riduttivismo operato dai vari kindle e e-book), ma è - per i lettori più inveterati - oggetto di passione sfrenata, idolo, ricettore di desiderio incessante e bulimico.
Tutti i lettori appassionati sono infatti - chi più chi meno - bibliofili, bibliomani, appassionati di libri (o addirittura "malati" di libri) e, di necessità devono improvvisarsi bibliotecari per gestire un patrimonio librario in costante crescita, con volumi disposti in duplice o triplice fila negli scaffali, accastati in pile instabili negli più impensabili di casa, ammucchiati in provvisorie selezioni tra libri non letti e in attesa di lettura, tra libri già sedimentati nel tempo e con una loro collocazione definitiva e libri letti in attesa di sistemazione e/o archiviazione, oppure in costante movimento e riaccorpamento a seconda degli interessi del momento.
Se si è dei "lettori" e non semplicemente occasionali frequentatori del Libro oppure appartenenti alla schiera di quelli che pensano che qualsiasi supporto sia intercambiabile con il libro, purchè nei veicoli il contenuto, non si può non riconoscersi, dunque, nelle pagine della François, ci si diverte e ci si mette a confronto e si ha l'occasione di riflettere a fondo sulle proprie abitudini libresche, guardandosi in uno specchio amplificante, non sentendosi più soli e anzi ridendo bonariamente di se stessi.
Ciascun breve capitolo affronta un tema "caldo" per qualsiasi cultore dei libri, come ad esempio il fatto che il libro debba essere "proprio", oppure quegli accessi di acquisti librari di massa, oppure il detestare cordialmente i negozi di libri e tenersene a distanza per evitare di essere sopraffatti, o ancora il fatto che se si regala un libro non ci si può esimere dal comparne altri per sé e così via dicendo.
Si rimane, insomma, stupiti di vedere quante e quali siano le "pessime" - ma in definitiva adorabili - abitudini di noi impenitenti lettori.
(dal risguardo di copertina) Un piccolo libro per chi ama i libri, per chi, prima ancora del contenuto, ama l'oggetto in sé. Annie Francois analizza tutti i possibili piaceri - da quello tattile a quello olfattivo - nonché gli aspetti - la grana della carta, la copertina, il risvolto - legati al libro. Conosce, e alimenta, le manie del lettore "bulimico": il timore di sciuparlo, di prestarlo, di rovinarlo se preso in prestito; il rito lacerante della scelta dei libri da portare in vacanza, il dramma di doverne buttare alcuni per questioni di spazio. Scopriamo allora che altri, maneggiando e leggendo un libro, vivono emozioni simili alle nostre, che essere lettori ci dà un senso di appartenenza, ci fa sentire meno soli al mondo.

 

 

 

Annie François, La lettrice (titolo originale: Bouquiner), Guanda (collana: Prosa contemporanea), 2000. Il volume è stata ripubblicato da Tea in versione tascabile.

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18 febbraio 2016 4 18 /02 /febbraio /2016 08:43
Nel nuovo romanzo di Gaia De Pascale, la vita e le opere di Antonia Pozzi, ragazza imperdonabile, poetessa e fotografa
Nel nuovo romanzo di Gaia De Pascale, la vita e le opere di Antonia Pozzi, ragazza imperdonabile, poetessa e fotografa
Nel nuovo romanzo di Gaia De Pascale, la vita e le opere di Antonia Pozzi, ragazza imperdonabile, poetessa e fotografa

Dopo diversi libri sulla filosofia del viaggiare lento, sulla "filosofia della corsa" (Correre é una filosofia. Perchè si corre") e dopo la precedente biografia-intervista a Marco Olmo (Il corridore. Una vita riscattata dallo sport), grande interprete della corsa in natura sulle lunghissime distanze, Gaia De Pascale con Come le vene vivono del sangue. Vita imperdonabile di Antonia Pozzi (Ponte alle Grazie, 2016), ci regala una interessante biografia "in soggettiva" (dunque, in forma di romanzo) su di un personaggio controverso dell'Universo letterario italiano della prima meta del Novecento e scomparsa dopo una breve, intensa, vita sempre controcorrente e all'insegna dell'esplorazione anti-conformista.
Tuttavia qualcosa, in me, non ha mai smesso di dare l'impressione di essere in procinto di cedere, come se una crepa fosse sempre sul punto di aprirsi per i movimenti tellurici della mia anima. Ma era la troppa vita, quella che forzava le pareti, fino a venare la crosta esterna nella quale tutti, intorno a me, hanno sempre cercato di stringermi.
Molto è già stato detto su Antonia Pozzi, ragazza "imperdonabile" che, nonostante la sua breve vita, ha lasciato più di trecento poesie, numerose lettere, pagine di diari e circa tremila fotografie, e la cui figura è oggetto di una straordinaria riscoperta di pubblico e di critica.
Molto è già stato detto su di lei, accurati studi critici e biografici ne hanno già messo in evidenza poetica e vita. Eppure, c'e sempre, quando si parla di lei, l'impressione di qualcosa di incompiuto. Come se la "troppa vita" che le scorreva nel sangue non si sia mai voluta lasciare decifrare fino in fondo. Come se ci fosse sempre troppo da dire e nello stesso tempo un'urgenza di silenzio avesse costantemente percorso lei e le persone che le stavano accanto.
Per raccontare questa figura complessa, profonda e a tratti enigmatica, che ha attraversato gli anni Trenta con intelligenza e passione, sofferenza e determinazione, Gaia De Pascale ha scelto la via del romanzo.
Il libro dà la parola alla stessa Antonia, scavando nell'animo della protagonista e restituendo le persone, i luoghi e le atmosfere di un tempo cruciale sotto ogni punto di vista per la storia del nostro Paese. In bilico tra realtà e finzione, "Come le vene vivono del sangue" usa il verosimile come unico mezzo possibile per accedere al fondo segreto dell'esistenza di Antonia Pozzi, e rende omaggio a una figura femminile che ha saputo attraversare con la stessa profondità tanto la vita quanto la morte.
Eppure c’è sempre, quando si parla di Antonia Pozzi, l’impressione di qualcosa di incompiuto. Come se la “troppa vita” che le scorreva nel sangue non si sia mai lasciata decifrare fino in fondo.
Dice Gaia De Pascale: "Antonia Pozzi ha lasciato molte tracce del suo passaggio: poesie, lettere, diari, fotografie. Il fatto che alcuni di questi materiali siano andati perduti, talvolta per precisa volontà della famiglia, è lo specchio concreto e tangibile di un dato di fatto: non si può conoscere la verità della vita, tanto meno quella degli altri. Si può solo procedere a tentoni, amalgamare il vero e il verosimile, entrare negli spazi vuoti lasciati dalle parole sperando, in uno scatto di empatia, di riuscire a cogliere un barlume della realtà. Per questo ritengo necessario raccontare la vita di Antonia come se fosse un romanzo. Perché a volte la finzione è l’unica via per andare oltre le apparenze, i fraintendimenti, e ricomporre il puzzle di personalità poliedriche in cui fatti, intenzioni e volontà sono stati scossi da continui scarti.
Tessendo la trama delle parole di Antonia Pozzi, ricostruendo la cronologia degli eventi salienti della sua vita, riempiendo i vuoti con cose che non sono state, ma avrebbero potuto essere, mi propongo di restituire il ritratto di una donna e del suo tempo – per come io l’ho vissuto, quasi un secolo dopo. E per come io l’ho sentito, romanzesco e sfuggente, più vero del vero".

Antonia Pozzi (Milano, 13 febbraio 1912 – Milano, 3 dicembre 1938) è stata una poetessa italiana. Figlia di Roberto, importante avvocato milanese, e della contessa Lina Cavagna Sangiuliani, nipote di Tommaso Grossi,[1] Antonia scrive le prime poesie ancora adolescente. Studia nel liceo classico Manzoni di Milano, dove vive con il suo professore di latino e greco, Antonio Maria Cervi, una relazione che, a causa dei pesanti ostacoli frapposti dalla famiglia Pozzi, verrà interrotta da Cervi nel 1933. Forse a causa di questa grave ingerenza nella sua sfera affettiva, parlando di sé quell'anno scrive: «e tu sei entrata / nella strada del morire».
Nel 1930 si iscrive alla facoltà di filologia dell'Università statale di Milano, frequentando coetanei quali Vittorio Sereni, suo amico fraterno, Enzo Paci, Luciano Anceschi, Remo Cantoni, e segue le lezioni del germanista Vincenzo Errante e del docente di estetica Antonio Banfi, forse il più aperto e moderno docente universitario italiano del tempo, col quale si laurea nel 1935 discutendo una tesi su Gustave Flaubert.
Tiene un diario e scrive lettere che manifestano i suoi tanti interessi culturali, coltiva la fotografia, ama le lunghe escursioni in bicicletta, progetta un romanzo storico sulla Lombardia, studia il tedesco, il francese e l'inglese, viaggia, pur brevemente, oltre che in Italia, in Francia, Austria, Germania e Inghilterra, ma il suo luogo prediletto è la settecentesca villa di famiglia, a Pasturo, ai piedi delle Grigne, nella provincia di Lecco, dove si trova la sua biblioteca e dove studia, scrive e cerca sollievo nel contatto con la natura solitaria e severa della montagna. Di questi luoghi si trovano descrizioni, sfondi ed echi espliciti nelle sue poesie; mai invece descrizioni degli eleganti ambienti milanesi, che pure conosceva bene.
La grande italianista Maria Corti, che la conobbe all'università, disse che «il suo spirito faceva pensare a quelle piante di montagna che possono espandersi solo ai margini dei crepacci, sull'orlo degli abissi. Era un'ipersensibile, dalla dolce angoscia creativa, ma insieme una donna dal carattere forte e con una bella intelligenza filosofica; fu forse preda innocente di una paranoica censura paterna su vita e poesie. Senza dubbio fu in crisi con il chiuso ambiente religioso familiare. La terra lombarda amatissima, la natura di piante e fiumi la consolava certo più dei suoi simili».
Avvertiva certamente il cupo clima politico italiano ed europeo: le leggi razziali del 1938 colpirono alcuni dei suoi amici più cari: «Forse l'età delle parole è finita per sempre», scrisse quell'anno a Sereni.
A soli ventisei anni si tolse la vita. Nel suo biglietto di addio ai genitori scrisse di «disperazione mortale». Si uccise mediante barbiturici in una sera di dicembre del 1938, nel prato antistante l'Abbazia di Chiaravalle. La famiglia negò la circostanza «scandalosa» del suicidio, attribuendo la morte a polmonite; il suo testamento fu distrutto dal padre, che manipolò anche le sue poesie, scritte su quaderni e allora ancora tutte inedite.
È sepolta nel piccolo cimitero di Pasturo: il monumento funebre, un Cristo in bronzo, è opera dello scultore Giannino Castiglioni.
C'è un sito web dedicato alla poetessa e alle sue opere (www.antoniapozzi.it).

Nel nuovo romanzo di Gaia De Pascale, la vita e le opere di Antonia Pozzi, ragazza imperdonabile, poetessa e fotografa
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Nel nuovo romanzo di Gaia De Pascale, la vita e le opere di Antonia Pozzi, ragazza imperdonabile, poetessa e fotografa

Un romanzo dalla scrittura diramata e tutta scheggiata da punte di luce, con la grazia di una Katherine Mansfield o di una Alice Munro

Giuseppe Conte

Nel nuovo romanzo di Gaia De Pascale, la vita e le opere di Antonia Pozzi, ragazza imperdonabile, poetessa e fotografa
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3 febbraio 2016 3 03 /02 /febbraio /2016 07:24
Finders Keepers (Chi perde paga). Con il nuovo romanzo Stephen King ci regala un thriller incentrato sulle ossessioni e sui fanatismi di un lettore psicopatico

(Maurizio Crispi) Ho appena finito di leggere l'ultima opera di Stephen King, versione inglese (in italiano Chi perde paga, nella traduzione di G. Arduino, pubblicato - come al solito - da Sperling&Kupfer, 2015).
Ma già molte altre opere de "il Re" sono in cantiere e usciranno, ovviamente, prima in lingua originale (e io le ho già prenotate con Amazon...).
Trovo che il titolo Finders Keeper sia stato malamente tradotto in Italiano, come anche lascia dei dubbi la scelta grafica della sopraccoperta italiana.
Esattamente, la copertina dell'edizione in lingua originale contiene evocativi collegamenti grafici con il precedente voume della trilogia "Mr Mercedes", come ad esempio l'elemento dell'ombrello. Ci sono i poi libri, naturalmente, poichè tema portante del romanzo sono appunto i libri, la lettura e le ossessioni dei lettori, mentre l'illustrazione dell'edizione italiana rimanda solo ed esclusivamente al rogo di un libro (meno ricca dunque e più a senso unico, rispetto alla multiversatilità di quella dell'edizione originale)
Oltre al significato letterale "Finders Keepers" è il nome dell'agenzia investigativa creata dai tre eroi di Mr Mercedes, guidati dall'ex poliziotto Bill Hodges..
Qui si presenta una loro nuova avventura, dopo coloro che, con un'indagine un po' fuori dalle righe e anti-convenzionale, erano riusciti a fermare il killer della Mercedes
Il titolo "Chi perde paga", a mio avviso, banalizza il contenuto del romanzo, offrendo al lettore sin dalla prima soglia del testo una sorta di lezione morale.
I romanzi di Stephen King, a prescindere dal loro contenuto, sono come dei grandi fiumi che scorrono tranquilli e imponenti verso la foce, ricevendo di continuo nuovi affluenti e nuove energie.
Le sue storie partono da lontano (in questo caso l'antefatto è addirittura collocato nel 1978 con l'incontro drammatico tra lo scrittore in ritiro John Rothstein e uno dei suoi grandi fan, Morris Bellamy, fervido sostenitore di una delle sue maggiori creazioni, il personaggio Jimmy Gold.
L'azione si sposta succesivamente al 2010, con il rinvenimento da parte di un giovane studente, Peter Saubers, la cui famiglia (in cui il padre è stato coinvolto con gravi conseguenze - non letali - nella strage della Mercedes) versa in gravi difficoltà economica, di un autentico "scrigno del tesoro", una cassa contenente tutti i taccuini autografi di John Rothstein e una consistente cifra di denaro contante.
Si passa quindi ad una terza fase (che segue di un paio d'anni il fortnoso ritrovamento) in cui il giovane Peter, che ha letto nel frattempo tutti i taccuini per comprendere che sono un autentico tesoro in quanto contegono ben tre nuovi romanzi che fanno da seguito alla trilogia di Jimmy Gold, scritta dal defunto Rothstein, una volta terminato il denaro con il quale in segreto ha aiutato la sua famiglia, cerca di mettere in vendita qualcuno dei preziosi taccuini (benché gli pianga il cuore nel farlo). E viene in contatto con la persona sbagliata, ex-amico di Bellamy e ora libraio e commerciante di edizioni pregiate, con qualche piccolo ingombrante fantasma nell'armadio, fatto di traccheggi, truffe e traffcio di edizioni pregiate rubate.
Nell'intervallo vi sono scorci che accompagnano Morris Bellamy mei lunghissimi anni di carcere per un reato diverso dall'omicidio di Rothstein di cui non è mai stato individuato il colpevole.
E qui cominciano i guai, con il precipitare degli eventi, dal momento che Bellamy, finalmente scarcerato dopo trenta lunghi anni compare sulla scena a reclamare ciò che è "suo", animato da una follia omicida se dovesse fallire in questa sua "legittima" pretesa (paradossalmente, poiché è un lettore fanatico, ammiratore di di Jimmy Gold, lui vorrebbe mettere le mani su quei taccuini per poterne finalmente leggere il contenuto).
La narrazione di Stephen King è sempre appassionante, in quanto egli - secondo il suo stile - dà ampio spazio alla costruzione dei suoi personaggi e alle motivazioni che non nascono da sue rivelazioni nella qualità di deus ex machina onnisciente, ma scaturiscono spontaneamente dalla descrizione delle loro azioni e dei loro pensieri, in altre parole dal dispiegarsi delle loro storie. E qui Stephen King è sempre maestro in quanto, come è noto, egli è un grande affabulatore, un contastorie dei tempi moderni.
La corrente del fiume della narrazione kinghiana a questo punto si fa tumultuosa, procedendo velocemente verso le rapide che, di lì a poco, si frapporranno tra la corrente tranquilla di prima e la foce. Le azioni dei personaggi si fanno convulse e precipitose in un susseguirsi di colpi di scena: diventano preda di un loro destino, anche se a ciascuno di essi è data la possibilità di compiere delle scelte.
E' in questa fase finale che entrano in scena Billy Hodges, poliziotto in pensione e i suoi due comprimari Holly Gibney e Jerome Robinson, con i quali ha avviato una compagnia di investigazioni private, i "Finders Keepers", specializzata in particolare in azione di recupero crediti.
Non si può dire altro sulla trama per non rovinare ai lettori il piacere della scoperta e della sorpresa: ma si può senz'altro aggiungere che la vicenda è impunturata di episodi truci alla Stephen King dei quali si potrebbe dire che facciano riferimento ad un maestro del cinema pulp, quale é Quentin Tarantino. Ma il vero stile kinghiano si rivelerà nelle zampate finali del duello senza esclusione di colpi tra Morris Bellamy e chi si frappone al fatto che egli rientri nel pieno e legittimo possesso di ciò che è suo.
Segue alle scene convulse - secondo un altro stilema kinghiano - una pacata epicrisi finale che segue i personaggi sopravvissuti ai giochi di fuoco (e non solo in metafora...).
Finders Keepers é un romanzo che ha indubbiamente le caratteristiche di un thriller e di un poliziesco in cui un'indagine extra-istituzionale è portata avanti, tenendo il lettore con il fiato sospeso, ma che soprattutto focalizza l'attenzione sulle ossessioni del lettore e sui modi in cui certe letture possano innestarsi in maniera devastanti nelle mente fanatica di alcuni, inducendoli a compiere azioni estreme pur di veder tornare in vita i propri amatissimi personaggi.
In questo senso, il romanzo di King, riporta alla luce con una diversa angolazione le tematiche di Misery non deve morire, anche se lì veniva contemporaneamente trattato il tema del "writer's block" e quello altrettanto importante se uno scrittore di successo abbia il diritto di far morire o di far scomparire uno dei suoi personaggi che, nella popolarità di cui gode nell'opinione dei lettori, finisce con l'oscurare il suo creatore (si veda, ad esempio, su questa tema, il rapporto conflittuale tra Sir Arthur Conan Doyle e Sherlock Holmes).
Nell'epicrisi finale si stende tuttavia un'ombra inquietante che è rappresentata da Billy Hartfield, il "Mr Mercedes" che - a quanto pare - si è risvegliato dal coma.
Cosa ci riserverà nel terzo volume della serie? Staremo a vedere.

Come mera curiosità il titolo "Finders Keepers" è assolutamente omonimo di un film horror uscito negli USA nel 2014 (distribuito in Italia con il titolo "Non si gioca con la morte"), che nulla ha a che vedere con il romanzo di King.

(Dal risguardo di copertina) "Svegliati, Genio!". Il genio è John Rothstein, scrittore osannato dalla critica e amato dal pubblico - reso immortale dal suo personaggio feticcio Jimmy Gold - che però non pubblica più da vent'anni. L'uomo che lo apostrofa è Morris Bellamy, il suo fan più accanito, piombato a casa sua nel cuore della notte, furibondo non solo perché Rothstein ha smesso di scrivere, ma perché ha fatto finire malissimo il suo adorato Jimmy. Bellamy è venuto a rapinarlo, ma soprattutto a vendicarsi. E così, una volta estorta la combinazione della cassaforte al vecchio autore, si libera di lui facendogli saltare l'illustre cervello. Non sa ancora che oltre ai soldi (tantissimi soldi), John Rothstein nasconde un tesoro ben più prezioso: decine di taccuini con gli appunti per un nuovo romanzo. E non sa che passeranno trent'anni prima che possa recuperarli. A quel punto, però, dovrà fare i conti con Bill Hodges, il detective in pensione eroe melanconico di "Mr. Mercedes", e i suoi inseparabili aiutanti Holly Gibney e Jerome Robinson. Come in "Misery non deve morire", King mette in scena l'ossessione di un lettore per il suo scrittore, un'ossessione spinta fino al limite della follia e raccontata con ritmo serratissimo. "Chi perde paga" è il secondo romanzo della trilogia iniziata con "Mr. Mercedes", nel quale l'autore tocca un tema a lui caro, quello del potere della letteratura sulla vita di ogni giorno, nel bene e nel male.

La recensione di IBS. Dopo Mr Mercedes, torna il “re” della suspense con il secondo capitolo della trilogia poliziesca dedicata alle inchieste di Bill Hodges.
«Hai creato uno dei più grandi personaggi della letteratura americana per poi buttarlo nel cesso», dichiarò Morrie. «Un uomo capace di un’azione simile non si merita di vivere.»
La rabbia fece di nuovo capolino con la dolcezza di una sorpresa imprevista. «Se lo credi davvero, non hai mai capito una sola parola di quello che ho scritto», rispose John Rothstein.
Morrie prese la mira. Il foro della canna era un occhio nero inchiostro.
1978. Cosa significa avere tra le mani «un’icona americana della disperazione nella terra dell’abbondanza»? Quale onnipotenza scatenerebbe tenere puntata la canna di una 38 mm sulla tempia di un Omero del dopoguerra? Lo sa bene Morris Bellamy, fanatico devoto del genio della letteratura americana, John Rothstein, quando piomba nella sua villa nel cuore della notte per depredarlo dei suoi averi e della sua creatività.
Già dall’incipit in profumo di Iene alla Quentin Tarantino, in cui tre uomini incappucciati, Giallo, Rosso e Blu, violano il domicilio di Rothstein, intuiamo come una passione possa sfociare in un feticismo deviato. John Rothstein, genio letterario al pari dei più grandi fondatori della letteratura americana, ha commesso un errore nella sua fulgida carriera: ha dato vita a Jimmy Gold, eroe dei suoi romanzi, e lo ha abbandonato a sé stesso, per oltre diciotto anni, e a una sorte borghese e infelice. E Morris Bellamy non è proprio riuscito a farsene una ragione; lui, che ha votato l’intera vita a incarnarsi nel mito di Jimmy, è venuto a riprendersi il suo eroe alla ricerca di un riscatto letterario, di una vendetta.
2010. Cosa significa avere tra le mani un fortino traboccante di mazzi di dollari e di centinaia di taccuini appartenenti al più grande scrittore d’America e contenenti i nuovi romanzi di Jimmy Gold? Quale onnipotenza scatenerebbe questa scoperta fatta da un ragazzino che combatte ogni giorno con la depressione della famiglia al lastrico, vittima della crisi economica e della furia di Mr. Mercedes che ha reso disabile il padre? Lo sa bene Pete Saubers che si ritroverà, inconsapevolmente, nel mirino di Morris quando, trent’anni dopo aver scontato la galera, si rimetterà sulle tracce del suo bottino, come un lupo famelico. Non sa che ad aspettarlo al varco, in questa folle corsa, ci sarà il detective in pensione Bill Hodges, e i suoi schizzati collaboratori, Holly Gibney e Jerome Robinson, pronti per una nuova caccia all’uomo.
Con la sua nuova trilogia Stephen King si cimenta accortamente verso un territorio letterario che lo attira fuori dall’horror, suo marchio di fabbrica, per scommettere i suoi prodigi di penna sul genere poliziesco. Non più situazioni sovrannaturali, ma un thriller che s’incardina perfettamente nella letteratura, pur trattenendo con sé alcuni elementi familiarmente kingiani: nelle descrizioni macabre, nell’immolazione dei corpi, nella lotta atavica tra bene e male, pur senza sconfinare in tetre note apocalittiche. Un ritmo serrato e una scrittura avvincente – che ben conosciamo – incrementata da toni di pathos e da un’alta tensione narrativa che non trascura mai le forti valenze psicologiche dei personaggi.
Un’ossessione abilmente portata in scena da King, quella di un lettore per il suo scrittore, spinta fino al limite estremo di un tormento esistenziale e di un’identificazione malata e tormentata: quella di Morris per il suo eroe Jimmy Gold. Il “re” ci parla dell’autenticità di quello che la letteratura può rappresentare per un giovane adolescente e di come sia impossibile abbandonare i propri demoni. Ritorna il tema caro a King, quello del potere della letteratura che non ci tocca solo come lettori inermi, ma che può insidiarsi in noi lasciando lo spazio per la nascita di semi vitali. Nel bene e nel male.

In breve sull'Autore. Stephen King vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha e la figlia Naomi. Da più di quarant'anni le sue storie sono bestseller che hanno venduto 500 milioni di copie in tutto il mondo e hanno ispirato registi famosi come Stanley Kubrick, Brian De Palma, Rob Reiner, Frank Darabont. Oltre ai film tratti dai suoi romanzi, vere pietre miliari come Shining, Stand by me-Ricordo di un'estate, Le ali della libertà, Il miglio verde - per citarne solo alcuni - sono seguitissime anche le sue serie TV, ultima in ordine di apparizione quella tratta da The Dome, trasmessa da RAI2 e il miniserail tratto da 22/11/63.
Recentemente King si è dedicato ai social media e in breve tempo ha conquistato centinaia di migliaia di follower su Facebook e soprattutto su Twitter.
Nel 2015 il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama gli ha conferito la National Medal of Arts.
www.stephenking.com
www.stephenking.it
Twitter @StephenKing

Shit don't mean shit

Sono solo stronzate [nella pessima traduzione italiana*

Jimmy Gold

Edizione americana

Edizione americana

Sovraccoperta dell'edizione inglese

Sovraccoperta dell'edizione inglese

Edizione italiana

Edizione italiana

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12 gennaio 2016 2 12 /01 /gennaio /2016 07:16
Il Cattivo Fratello. Un romanzo dominato dalle ossessioni filosofiche di Koontz che ne diluiscono gli elementi perturbanti

"Il cattivo Fratello" (sbagliatissimo e fuorviante il titolo italiano che cancella completamente quello in Inglese: "From the Corner of his Eye") appartiene a quel filone dei romanzi di Dean Koontz in cui uno spirito visionario che vuole ipotizzare soluzioni benefiche tali da fare da antidoto al "Male" che pervade il mondo si mescola con l'agire malefico d'un personaggio intensamente psicopatico che, senza fare ricorso a categorie trascendentali, è tuttavia la rappresentazione iconica del Male.
In questa lotta, a far da argine alle azioni malvagie di Enoch "Junior" Cain, narciso sociopatico (ispirato e guidato dalle teorie di Caesar Zedd, un cattivo maestro del pensiero di cui egli è avido lettore), si pone una moltitudine di personaggi che sono - ciascuno in maniera diversa - toccati dal Bene, ab origine del loro essere nel mondo o che ne sono redenti.
Il Bene e la capacità di far del bene, sembra volerci dire Koontz, sono transgenerazionali e si trasmettono, potenziandosi, da una generazione all'altra e, se ci sono dei personaggi che hanno uno speciale "tocco" per il Bene, da loro dipenderà l'attivazione di circuiti virtuosi: il suo sembra quasi esser eun messaggio cristologico.
Per il trionfo del Bene, tuttavia, non basta seguire un'onda inerziale occorre agire di continuo, con grande energia, volizione e dedizione.
Quella del Bene e delle buone pratiche é una cattedrale che si costruisce lentamente, portando ogni giorno una nuova pietra e, sfidando per far questo, forze oscure che sono ostili.
Quello che ci si presenta in questo volume è dunque - con l'ausilio di una miriade di personaggi che vengono a costituire un vero e proprio affresco - un percorso transgenerazionale, con il disegno di un'evoluzione in cui il far bene e produrre buoni risultati alla fine trionfa contro un Male insidioso e altrettanto pervasivo, se lasciato espandersi senza baluardi, un male fatto di persone, di azioni malvagie, ma anche del caso e della necessità - una sorta di Fato oscuro - che produce catastrofi e incidenti in cui muoiono in un attimo centinaia e migliaia di persone.
Una tematica tipica di Koontz che sembra riporre una grande fede nel potere mistico e salvifico di bambini "soterici" che, in altri termini, nascono segnati dal dover assumere un ruolo salvifico.
Ed è forse qui che tuttavia Koontz perde mordente, poiché alla fine - pur attraverso territori di morte e sofferenza - la lezione morale finale è che, se ci si vorrà tutti bene, ci sarà salvezza per tutti. Il Bene esiste in sè, in un empireo, in una serie di mondi alternativi al nostro, ma nello stesso tempo lo si può costruire girono per giorno con le nbuone pratiche.
Lezione morale che, pur adatta al sermone religioso, non è esattamente ciò che si aspetta un lettore di libri horror che desidera rimanere con il cuore attanagliato in una morsa di inquietudine e pervaso da brividi che gli corrono sotto la pelle.

 

Il Cattivo Fratello(Dal risguardo di copertina) Il 6 gennaio del 1965 Enoch Cain e l'amata moglie Naomi fanno un'escursione fra i boschi che li porta su di una torre avvistamento incendi. E' una giornata magnifica. Cain contempla un'ultima volta Naomi, poi la scaraventa giù dalla torre. Qualche ora dopo in ospedale, l'uomo ha il suo primo incontro con il detective Vanadium, un enigmatico individuo che, con una voce stranamente atona, gli comunica che ogni uomo é come una corda nell'immenso strumento del creato. Spezzando quella di Naomi - cioè scegliendo come il suo omonimo cattivo fratello biblico la via dell'assassinio - Cain ha scelto di introdurre una dissonanza che si riverberà su infinite altre corde. In effetti, quello stesso 6 gennaio, in California, Agnes Lampion, la Signora delle Torte, sta andando in clinica a partorire quando un incidente stradale le strappa l'adorato marito Joey. Sempre il 6 gennaio a San Francisco, la giovanissima Seraphim White é ricoverata per le complicanze di una gravidanza, frutto dsi uno stupro. E, mentre i due bambini vengono alla luce, Cain è assalito all'improvvisa dalla terribile certezza che il suo destino, anzi la sua stessa esistenza dipendono da un neonato con un "dono" misterioso... Da quel momento, grazie al magico tocco di Koontz, le melodie di tanti personaggi così distanti si intrecciano sino a generare una vorticosa danza macabra dalle imprevedibili conseguenze. Best-seller N. 1 negli Stati Uniti, un romanzo tanto agghiacciante quanto avvincente. Il nuovo, attesissimo appuntamento con l'autore che riesce sempre a rendere possibile l'impossibile.

"Ogni uomo è come una corda nell'immenso strumento del creato".

Dean Koontz, Il Cattivo fratello (Titolo originale: From the corner of his eye, nella traduzione di Annabella Caminiti), Sperling&Kupfer, 2002.
Edito nel 2000 in lingua originale.

 

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8 gennaio 2016 5 08 /01 /gennaio /2016 23:36
Uccidete Alex Cross. Un thriller fantapolitico della celebrata serie Alex Cross, creata da James Patterson

(Maurizio Crispi) James Patterson ha scritto decine di volumi, alcuni dei quali hanno avuto un enorme successo (vedi ad esempio "Ricorda Maggie Rose" trasposto in film con il titolo di "La mossa dei ragno" in cui Alex Cross ha preso il volto di Morgan Freeman, o ache "Il Collezionista"), la maggior parte dei quali, seriali, accorpati in due gruppi che sono la serie Alex Cross", il detective-psicologo della Polizia di Washington, chiamato a risolvere intricati, quanto improbabili casi, e la Serie delle Donne del Club Omicidi (oltre a quella di "Maximum Ride").

Patterson ha venduto milioni di libri: le statistiche dicono che, negli USA, ogni 15 libri venduti uno è di Patterson.

Le storie di Patterson sono relativamente semplici, costruite con una prosa molto sciolta, e con una grande attenzione alla vita privata dei personaggi (fa da esempio trainante Alex Cross, con la sua grande famiglia allargata di "figli" adottati o presi in affidamento).

Nell'ultimo romanzo - ultimo della serie Alex Cross tradotto in Italiano - Uccidete Alex Cross (tittolo originale: Kill Alex Cross, nella traduzione di Annamaria Biavasco e Valentina Guani), Longanesi 2015.si intrecciano due plot, di cui uno - fantapolitico - ipotizza che una cellula di terrosti islamici si è infiltrata a Washington e progetta devastanti attacchi terroristici (tanto per stare nell'attualità), mentre l'altro descrive il rapimento dei due figlio del Presidente degli USA Coyle.

Alex Cross si trova implicato in entrambi i casi e riceve direttamente mandato di indagine dalla first lady in persona, ammiratrice del sue acume nel risolvere precedenti casi spinosi.

La storia si dipana con agili capitoli che spostano di continuo il focus dell'attenzione dal terreno delle indagini ai complottatori.

Alex Cross procede nelle sua strada, benché - come sempre - debba superare molti ostacoli e gli intralci posti dall'FBI che malvede la sua ingerenza in un campo di indagine squisitamente federale e dalla CIA che fa di ambedue i problemi dei casi di intelligence di sua pertinenza che non dovrebbero in alcun modo essere inquinati dal procedeere spregiudicato di un poliziotto "municipale".

La copertina dell'edizione in lingua originale

Alla fine il suo acume, la sua testardaggine e la sua capacità di perseverare, oltre he la la sua spregiudicatezza nel ricorrere a metodi non strettamente ortodossi, porteranno alla soluzione di entrambi i casi.

E, nel frattempo, man mano che la storia va avanti si aggiunge un ulteriore capitolo alla saga della sua numerosa famiglia con la new entry di una ragazzina sbandata e bisognosa di una famiglia.

 

(dal risguardo di copertina) Ethan e Zoe, fratello e sorella di dodici e quattordici anni, frequentano una prestigiosa scuola privata di Washington, l’ultimo luogo dove sono stati visti prima del rapimento. Ora infatti i due ragazzini sono scomparsi, portati via da una mano misteriosa, che è riu scita a eludere anche la sorveglianza del Secret Service. Sì, perché Ethan e Zoe non sono due ragazzini qualsiasi, ma i figli del presidente degli Stati Uniti d’America. Il detective Alex Cross è tra i primi a giungere sulla scena del crimine, ma si accorge subito che la sua presenza non è gradita e che FBI e CIA lo vogliono fuori dalle indagini, nonostante la First Lady in persona abbia chiesto il suo intervento. Cross, che prima di essere un detective è soprattutto un padre, indaga solo contro tutti. Chi ha preso Ethan e Zoe e perché? Nessuna rivendicazione, nessuna richiesta di riscatto... C’è invece una rivendicazione da una non meglio precisata cellula terroristica islamica per l’avvelenamento dell’acquedotto di Wa - shing ton: qualcuno sta per scatenare l’attacco più devastante che gli Stati Uniti abbiano mai subito. I due casi sono collegati? Mentre il tempo stringe, Cross prende una decisione drammatica che va contro tutto quello in cui crede e che potrebbe costargli la vita...

 

 

James Patterson

La serie di Alex Cross. Il detective Alex Cross è il personaggio più famoso di James Patterson. La serie di Alex Cross, tradotta in 20 lingue, è da 12 anni la più venduta negli Stati Uniti (25 milioni di copie) e nel mondo (50 milioni di copie).

Due sono i film che hanno per protagonista il celebre detective: Il Collezionista e Nella morsa del Ragno, entrambi interpretati da Morgan Freeman.E' attualmente in produzione il film tratto da Mastermind.

Dei thriller che hanno per protagonista Alex Cross, Longanesi ha già pubblicato i seguenti titoli: Jack&Jill, Gatto&Topo, Il gioco della Donnola, Ricorda Maggie Rose, Mastermind, Ultima mossa, Il caso Blue Lady.
E' in pubblicazione La tana del Lupo.

Nota sull'autore. James Patterson è uno dei più grandi fenomeni editoriali dei giorni nostri, tanto da essere entrato nel Giunness dei primati per i suoi successi.
È il creatore di personaggi famosissimi della narrativa di suspense come il profiler Alex Cross e le Donne del Club Omicidi e i ragazzi della serie di Maximum Ride.
È l’autore più venduto al mondo, con 270 milioni di copie (più di 3,5 milioni in Italia): negli Stati Uniti, ogni 15 libri venduti, uno è firmato James Patterson, per un totale di 16 milioni di copie all’anno.
Alex Cross - La memoria del killer è un film diretto da Rob Cohen.

 

 

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30 dicembre 2015 3 30 /12 /dicembre /2015 00:08
Lussuria di João U. Ribeiro. Un pseudo-memoir erotico di una libertina brasiliana che diventa critica serrata e sorniona delle ipocrisie della morale corrente
Lussuria di João U. Ribeiro. Un pseudo-memoir erotico di una libertina brasiliana che diventa critica serrata e sorniona delle ipocrisie della morale corrente

(Maurizio Crispi) A prma vista lo pseudo-memoir erotico "curato" da João U. Ribeiro ed edito con il titolo di Lussuria. La casa dei Budda Beati (Cavallo di Ferro, 2006; titolo originale: A Casas dos Budas Ditosos, nella traduzione di Cinzia Buffa). potrebbe sembrare l'occasione per l'esposizione dissacrante di una serie di atti libertini nel racconto di una donna brasiliana ormai matura, appartenente alla buona società e al Jet Set sudamericano, ma in realtà come potrà accorgersi quasi immediatamente un lettore avveduto si trasforma rapidamente in una sorta di compte philosophique dove l'autore, celandosi dietro l'identità femminile del personaggio del cui manoscritto sta curando la pubblicazione del memoir (menzionata solo in sigla CLB), espone le sue idee sulla vita e sul vivere, assumendo il sesso e le pratiche erotiche più spinte come una cartina di tornasole per mettere in luce i movimenti dell'anima e soprattutto come strumeno di evoluzione edi progresso di una Società con con le sue regole, con i suoi pudori, i suoi divieti e tabù si pone come un organismo sostanzialmente ipocrita i cui pilastri principali sono rappresentati dalla "monogamia" spinta e dal mita dell'amore "unico" che non contempla partner alternative o mix e combinazione erotiche di vario genere.
Solo in una pratica erotica "liberata" - afferma l'autore per bocca della sua narratrice - sta la possibilità di una reale evoluzione degli esseri umani e di un effettivo progresso verso una libertà che sia vera - vissuta - e non soltanto dichiarata.

E' un'opera che in certa misura si pone come sovversiva e bonariamente ostile nei confronti della cosidetta "fedeltà" coniugale ad oltranza, mentre la trasgressione erotica fornisce carica emozionale, divertimnto, gioia di vivere e libera da condizioni di vita in cui si èsoltanto apparentemente liberi, mentre si è piuttosto chiusi in una gabbia che consente ben pochi movimenti.

E, naturalmente, l'autore trasforma i ricordi erotici di CLB in uno strumento per scagliarsi in modo graffiante contro le ipocrisie della società brasiliana in cui i valori predicati, sottobanco, vengono sistematicamente contraddetti da pratiche opposte, come i tradimenti coniugali, le piccole libertà erotiche, zii che seducono le nipoti, preti che scopano senza freno e senza ritegno e che in letizia si fanno sodomizzare: di tutto e di più, mentre in superficie tutto rimane chiaro e limpido e soprattutto ligio e ossequioso alla morale imperante e condivisa.

Il meccanismo narrativo fa comprendere come e perchè in altri tempi le opere erotiche venivano messe al bndo come "libri proibiti": non tanto perchè esponevano pratiche sessuali diverse dall'ordinario, quanto piuttosto perchè esponavano il lettore ad un punto di vista alternativo e lo mettevano in condizione di deiderare vincli più lenti rispetto alle regol sociali e ai valori sociali.

Ricordiamo che De Sade - il Divin Marchese - venne messo in prigione soprattutto perchè con i suoi scritti destabilizzava la società del suo tempo e, con le sue visioni di pan-sessualità, metteva a repentaglio i principi stessi su cui si basava il mantenimento della stratificazione sociale e la gerarchia del potere, nonchè il suo esercizio.

In linea generale, il porno - per quanto nomalizzato - è destabilizzante.
 

Il volume edito nel 2006 da Cavallo di Ferro edizioni (l'equivalente in Italia della omonima Casa editrice portoghese), è stato successivamente ristampato in un nuova edizione Beat.
E’ un libro che, sicuramente, un buon pornofilo dovrebbe leggere e possedere ed la riprova che la "buona" pornografia ha un carattere universale e che consente ai suoi Autori di parlare d’altro, mentre apparentemente si sta disquisendo solo di sesso.

(Dal risguardo di copertina) Romanzo dedicato alla Lussuria: quarto volume della famosa serie 7 Peccati Capitali, promossa dalla casa editrice brasiliana Objectiva. Il libro ottiene enorme successo di vendite in Brasile (per 36 settimane primo in classifica) e all'estero. In Portogallo la sua vendita viene propibita nei supermarket per via dei suoi contenuti pornografici e la prima edizione di 15.000 copie si esaurisce in pochi giorni. Anche in Francia, Spagna, Stati Uniti e Germania ottiene lo stesso strepitoso successo.
Proprio mentre i giornali annunciano che João Ubaldo Ribeiro sta scrivendo un libro sulla lussuria, lo scrittore riceve un manoscritto. Sono gli originali del testo che viene pubblicato e permettono ai lettori di conoscere la storia di un personaggio affascinante ed eccezionale in tutti i sensi: CLB, una donna di 68 anni di Rio de Janeiro che, nella sua vita, non si è mai tirata indietro quando si è trattato dei piaceri e delle infinite possibilità offerte dal sesso. Impudico e provocatore, il grande maestro della letteratura brasiliana ha scritto un libro senza censure, provando che sotto l'Equatore il peccato non esiste…

 

La casa editrice (wikipedia). Cavallo di Ferro è una casa editrice italiana, fondata a Roma da Diogo Madre Deus e Romana Petri sulla base dell'esperienza della casa editrice portoghese Cavalo de Ferro con sede a Lisbona.
Specializzata in letteratura lusofona, propone prevalentemente traduzioni di autori moderni e contemporanei portoghesi, brasiliani e africani di fama internazionale ma non ancora noti al pubblico italiano. Dal 2008 offre anche una selezione di autori italiani.
Tra gli autori pubblicati, Miguel Sousa Tavares con il romanzo Equatore (Premio Grinzane Cavour 2006), Zélia Gattai, Martha Medeiros, Carlos Drummond de Andrade, José Rodrigues dos Santos. Tra gli scrittori italiani, il compositore Carlo Pedini, finalista alla LXVI edizione del Premio Strega con il romanzo d'esordio La sesta stagione.

L’autore. João Ubaldo Ribeiro è uno dei nomi più importanti e di successo della letteratura brasiliana. Appartiene alla prestigiosa Academia brasileira de Letras. E’ tradotto in più di 16 paesi del mondo e ha ottenuto diversi premi letterari (per due volte lo Jabuti). Due film e una fiction televisiva sono tratti da suoi romanzi.
Bahiano dell'isola di Itaparica, è nato il 23 gennaio del 1941 d è morto il 18 luglio del 2014.
Per approfondimenti vai alla scheda bio-bibliografica su Wikipedia.

 

Lussuria di João U. Ribeiro. Un pseudo-memoir erotico di una libertina brasiliana che diventa critica serrata e sorniona delle ipocrisie della morale corrente
Lussuria di João U. Ribeiro. Un pseudo-memoir erotico di una libertina brasiliana che diventa critica serrata e sorniona delle ipocrisie della morale corrente

(Una recensione di Alessandra di Gregorio su www.scritturainforma.it) Lussuria, edito da Beat passando per Cavallo di Ferro Editore e Objectiva, è un volume che in parte si presenta da sé sin dal titolo. Emblematico, addirittura asettico nel suo essere totalmente sintetico e riassuntivo, evocativo e impertinente. Al suo interno, invece, di asettico c’è poco… Quella che troveremo è una ricognizione vera e propria nel cassetto dei più subdoli segreti di una donna – con la particolarità che la nostra narratrice non tratta i ricordi della sua vita e le sue considerazioni in merito come qualcosa di subdolo, né tanto meno di segreto… Il che, a voler essere sinceri, è forse la cosa più sconvolgente tra quelle reperibili nell’intero libro. Da donna e da scrittrice, nonché lettrice, la prima cosa a cui ho pensato aprendo il libro – e l’ultima chiudendolo – è stata che non è davvero una donna a parlare… E’ qualcuno che imita il pensiero di una donna, toccando tutto fuorché l’eros, quello vero, quello che interesserebbe una donna e che l’aiuterebbe a fare un quadro sociale, etico e morale universale, oltre che relativo. Dunque è necessario lasciar sedimentare un po’ la lettura e le considerazioni in merito.
Quale sia il fine reale dello scrittore, fatico ancora a comprenderlo; direi che questo “trattato”, questa sorta di “deposizione” – come ripete spesso la narratrice – usa il sesso come ariete o meglio ancora come “cavallo di troia”, per sciogliere altri nodi, parlare un po’ di questo un po’ di quello; non rompere gli schemi, questo no, ma provocare, autorizzare il lettore a provare cose contrastanti in seno a un tema che non si finirà mai di esplorare – ma anche in seno a qualunque argomento, se ci riflettiamo (anche se i più saggi sanno perfettamente che il sesso è meglio farlo, più che parlarne, parlarne in un certo modo, in una civiltà evoluta come la nostra in questo senso, equivale al farlo, è una sorta di “devianza”, di feticismo). Nel nostro caso, parlandone, si demistificano, declassificano, decodificano, modi e comportamenti propri della società in generale. Il sesso è il travestimento all’interno del quale Ribeiro cela di tutto un po’. Una donna, all’opposto, forse non avrebbe neppure avuto bisogno di usare lo stesso camuffamento. Quindi Ribeiro infiocchetta, in questa satira molto più intellettuale di quello che si possa credere, un pacchetto di gustose oscenità, mirando però a tutt’altro. Eccitare, certo, sconvolgere mente e corpo del Lettore, in una parola: STIMOLARE. Il verbo più appropriato da affibbiare a un pamphlet moderno in piena regola.

Prendo online qualche notizia sull’autore e trovo anche la precedente versione – grafica molto accattivante, non c’è niente da dire.
Il libro viene presentato ricorrendo all’antico topos del rinvenimento di un manoscritto altrui – qui addirittura si ricorre all’utilizzo del suddetto topos con tutte le varianti moderne del caso, vale a dire: dopo la divulgazione, da parte dei giornali, della notizia che Ribeiro è alle prese con la stesura di un testo commissionatogli dalla casa editrice brasiliana Objectiva, un'allegra e discretamente stronza sessantottenne, gli fa recapitare una autobiografia poco ortodossa – per niente ortodossa – chiedendo che venga pubblicata. L’Autore [del manosrit] dunque chi è davvero? Un lui o una lei? A giudicare dalle nozioni della misteriosa CLB, maschio o femmina è poco importante; lei vuole incarnare l’essere completo, totale – esprimibile, in modo essenziale, attraverso la sua sessualità panica (e anche pantagruelica, passatemi la dizione). Un essere totale è un essere molto primordiale, ma CLB non si ferma qui, va oltre; va oltre nel senso che se da una parte parla di sé, dando riferimenti molto precisi sulla società di Bahia, dall’altra dà stoccate di ogni genere alla vera corruzione dei costumi sociali delle culture più in voga, non risparmiando uomini e donne di ogni tempo, nazione, estrazione e così via. CLB in pratica se la prende coi cliché e li butta giù a modo suo: ridendo loro in faccia, in toni molto farseschi e teatrali, esasperando di volta in volta soggetti diversi che diventano oggetti, complementi, non più agenti ma agiti. Comincia scardinando gli scricchiolanti pavimenti dell’istituto della famiglia e prosegue via via toccando chiesa, scuola, mondo del lavoro…
Lo fa attraverso un dettato colloquiale eppure senza lasciare mai niente al caso; è brillante, irriverente, sa parlare molto sporco e in maniera molto elegante, e spesso alterna entrambi i registri in uno stesso periodo, il che rende la lettura, nell’insieme, anche molto variegata – seppure qualche parte appaia monotona (più che altro quando si perde in divagazioni tutte sue). A volte, infatti, esce fuori il “filosofo” o addirittura il “critico” della situazione, quello che si perde in disquisizioni sulla linguistica o altro, come se in qualche modo avesse perso di vista lo scopo della farsa. A volte la coordinazione dei periodi si complica e si perde un po’ il filo ma suppongo che la cosa sia voluta, dato che l’Autore continua a farci credere che la narratrice, alias CLB, ha spedito una bozza che intendeva ancora rimaneggiare; infatti la narratrice, specie all’inizio, specifica che poi tornerà su questo o quel punto e via dicendo.
Il resoconto, dunque, si compone di un lato molto romanzesco, magari realmente biografico o autobiografico, e dall’altro di una cornice intellettuale molto mirata, in cui vengono prese e rovesciate le figure stereotipiche della società e tutte le ricorrenze del caso, un po’ come accadeva nella satira inglese o in quella classica, in cui il sesso è usato in modo altrettanto massiccio e il lettore è talmente scioccato da non prendersi la briga di accantonare per un momento l’idea di gente che fotte a destra e a manca per vedere di cosa si sta realmente parlando.

Una volta riordinate le idee, infatti, ci si accorge del lato giullaresco e non di questa donna promiscua, ninfomane e mezza matta, che alterna il bastone e la carota con uomini e donne, di qualunque estrazione, professione, nazionalità o altro, pronta a seminare disapprovazione, più che terrore, andando a toccare – quale termine migliore – i lati più ipocriti e sordidi della società brasiliana e non solo (vedi il fratello e lo zio… il primo pensiero riguarda la pedofilia, ad esempio; vedi la suora e i preti, gli insegnanti etc etc). Il senso quindi è che in questa farsa collettiva che la Civiltà – nome proprio della macchina progressiva che ci congloba tutti – ha messo in piedi con l’andare del tempo, tutti gli attori recitano malamente ruoli scontati o inflazionati, e al tempo stesso tali figure spacciate come fondamentali, rigorose e uniche, in realtà sono corruttibili e marce e non esiste morale, non esiste etica, non esiste una impostazione corretta. Esiste, invece, una umanità teatrale, ipocrita e bifolca, che ha generato proprio in forza di queste forzature ed estremizzazioni in senso “positivo” (ma finto), tutte le aberrazioni di cui si proclama nemica.
Società stereotipa per eccellenza, quella statunitense per alcuni versi, come quella italiana per altri piuttosto che la francese, la portoghese o la tedesca…
Per Ribeiro, in questo libro, il sesso funge, opportunamente, da grimaldello per una critica più trasversale – ora più diretta ora più sottile.

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27 dicembre 2015 7 27 /12 /dicembre /2015 07:35
La Casa dei Fantasmi. L'eclettico Boyle si cimenta nel classico plot della casa infestata, ma con un tocco di originalità
La Casa dei Fantasmi. L'eclettico Boyle si cimenta nel classico plot della casa infestata, ma con un tocco di originalità
La Casa dei Fantasmi. L'eclettico Boyle si cimenta nel classico plot della casa infestata, ma con un tocco di originalità
La Casa dei Fantasmi. L'eclettico Boyle si cimenta nel classico plot della casa infestata, ma con un tocco di originalità

(Maurizio Crispi) John Boyne, eclettico ed ironico scrittore irlandese, si cimenta con La Casa dei fantasmi (titolo originale: This House is Haunted, nella traduzione di Beatrice Masini, Rizzoli Editore, collana La Scala, Milano, 2015, edizione originale 2013) con il tema classico della Ghost Story e della Haunted House..
C'è una giovane istitutrice (Eliza Caine) che, rimasta da poco orfana e desiderosa di disambientamento rispetto alla metropoli londinese, viene assunta per accudire due ragazzi, fratello e sorella, Eustace e Isabel, ancora bambini che vivono in una grande casa nel Norfolk.
C'è sin dall'inizio una casa infestata (del resto il titolo inglese è ancora più esplicito di quello italiano, dal momento che recita "The House is Haunted") da una presenza che sembra essere ostile proprio nei confronti di Eliza, in un crescendo di azioni che mettono a repentaglio la sua vita.
Eliza si improvvisa investigatrice e comincia a porre delle domande, con insistenza, scontrandosi con un muro di omertoso ed imbarazzato silenzi da parte dei suoi interlocutori.
Sia come sia, riesce a poco a poco a costruirsi un quadro attendibile degli eventi e a comprendere quale sia la natura del fantasma che si aggira nell'immensa dimora.
Scoprirà tra l'altro che delle sue precedessore, nell'arco di un anno ben cinque sono morte in seguito ad incidenti di vario genere e che solo una è sopravvissuta, ma solo perché è fuggita precipitosamente dalla casa.
Il romanzo ha dei precedenti illustri, ovviamente, a partire da "La casa dei fantasmi" o anche "Canto di Natale" (dove entrano in scena ben tre fantasmi) di Charles Dickens, passando per "Il Giro di Vite" di Henry James o per "Il Fantasma di Canterville", ironico e divertente, uscito dalla penna di Oscar Wilde, per arrivare a "La donna in Nero" ("The Woman in Black") di Susan Hill, senza trascurare i numerosissimi racconti di un genere in cui vari scrittori si sono cimentati, a volte rimanendovi confinati (vedi al riguardo la bella antologia curata da Roald Dahl e pubblicata per i tipi di Salani, con il titolo "Il Libro delle Storie di Fantasmi" (2001), anche se sono innumerevoli le raccolte di racconti e di brevi romanzi che hanno come tema fantasmi e case infestate), a volte producendo delle piccole gemme destinate ad essere ricordate..
E, in effetti, il romanzo di Boyle, si sviluppa in un'atmosfera decisamente dickensiana, per quanto con quell'ironia e leggerezza che contraddistingue la prosa di Boyne e che rendono l'intreccio originale e non noioso.
Nulla a che vedere, ad esempio, con la "pesantezza" della prosa di Susan Hill nel costruire la sua casa dei fantasmi, con una serie di passi canonici che dovrebbero contribuire al crescendo della paura, mentre la "vittima" di turno si trova in difficili situazioni in cui potrebbe soccombere ad una volontà maligna: eppure ogni volta riesce a salvarsi e aprogredire lungo una strada che porterà ad un'epifania per quanto terrificante.
Gli ingredienti utilizzati da Boyle, comunque, sono sempre quelli e lo schema narrativo identico, con la costruzione e definizione di un'atmosfera di paura/terrore attraverso accurate descrizioni la cui apparente "normalità" viene spezzata dall'introduzione ad arte di improvvisi squarci attraverso cui irrompe l'elemento perturbante.
La Casa dei Fantasmi ha un ritmo eccellente e il lettore viene letteralmente trasportato nel cuore di una torbida vicenda in cui -come sempre accade in questo tipo di storie - il male e il bene si scontrano sino al tragico epilogo e al ristabilirsi di una Pace che però è soltanto temporanea.

(Dal risguardo di copertina) “Se mio padre è morto la colpa è di Charles Dickens.
La vita cambia all’improvviso nell’arco di una settimana per Eliza Caine, giovane donna beneducata ma di carattere, amante dei buoni libri e di famiglia modesta ma rispettabile. Un’infreddatura le porta via il padre che, a dispetto di una brutta tosse, ha voluto ad ogni costo assistere a una lettura pubblica del grande scrittore inglese in una sera di pioggia londinese. Disperata per la morte del genitore, Eliza risponde d’impulso a un annuncio misterioso che la conduce nel Norfolk, a Gaudlin Hall, dove diventa l’istitutrice di Isabella ed Eustace, due bambini deliziosi ma elusivi.

Nella grande casa sembra che non ci siano adulti, i genitori dei piccoli Westerley sono di fatto assenti in seguito al terribile epilogo di una storia di abusi, ossessioni e gelosie. Ma contrariamente a quel che sembra, nei grandi ambienti della villa non è il silenzio a regnare: in quelle stanze vuote spadroneggia un’entità feroce e spietata, decisa a imporsi sulla donna per impedirle di occuparsi dei bambini.
Una ghost story dal crescendo mozzafiato, un pastiche all’inglese raccontato con gusto, un filo di divertimento e molti brividi da un autore che sa plasmare la materia letteraria.
Nota sull'autore. John Boyne è nato a Dublino nel 1971 e ha studiato Letteratura inglese al Trinity College. È l’autore di uno dei più clamorosi bestseller internazionali degli ultimi anni, Il bambino con il pigiama a righe (2006), divenuto poi un film di Mark Herman, oltre che dei romanzi Il ragazzo del Bounty (Rizzoli 2009), La sfida (BUR 2010), Il bambino con il cuore di legno (Rizzoli 2010), Non all’amore né alla notte (Rizzoli 2011), Che cosa è successo a Barnaby Brocket? (Rizzoli 2012), Il palazzo degli incontri (Rizzoli 2013) e Resta dove sei e poi vai (Rizzoli 2013). Vive e lavora a Dublino

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22 dicembre 2015 2 22 /12 /dicembre /2015 22:15

“Mi fa sedere su una poltrona dall’alto schienale, mi si avvicina, mi guarda fisso negli occhi e mi afferma con tono imperativo: “Lei non ha dolore”.
E io, con tono altrettanto deciso: “Ma io ho dolore! Ho dolore!”
Il Professore: “È un paradosso!”
E io: “Ma ho dolore!”

Incidenti di percorso. L'antropologia di una malattia nel saggio-racconto di Clara Gallini

Uscirà a febbraio 2016, per i tipi di Nottetempo, il volume di Clara Gallini, Incidenti di percorso. Antropologia di una malattia: qui è lei stessa l'oggetto di studio, mentre è impegnata in una serie di vicissitudini connesse con una malattia che le è stata diagnosticata.

Clara Gallini da antropologa ha scritto di molte cose: i pellegrini a Lourdes, le “sonnambule meravigliose” a Napoli, e gli scienziati magnetizzatori, le apocalissi e tutte le croci, fino a quella di Swarowski sul palco dei concerti di Madonna.
In questo libro, l’oggetto dei suoi studi di antropologia è se stessa, a partire dalla malattia che l’ha afflitta e che l’ha obbligata a una serie di operazioni al cervello.
Clara Gallini riflette così, precisa, esatta, spietata ma nel contempo forte e affettuosa, sulla vecchiaia, sulla malattia, sul dolore e sulla “seduzione della dipendenza” dalle persone, parenti e badanti, che la curano.
E' anche - questo libro - la testimonianza di una studiosa, che senza lasciarsi vincere da malinconie, paure e dalla perdita della memoria, si racconta dimostrando come l’intelligenza e lo studio regalino una forma di vera allegria da utilizzare nei momenti meno felici.

Clara Gallini, nata a Crema nel 1931, allieva ed erede culturale di Ernesto de Martino, già docente di Storia delle religioni a Cagliari, di Antropologia culturale all’Orientale di Napoli e poi a Roma, è professore emerito dell'Università di Roma “La Sapienza” e presidente dell’Associazione Internazionale Ernesto de Martino. Nel 2006, ha ricevuto il Premio Lamarmora. Ha iniziato come studiosa di storia delle religioni greca e romana e le sue ulteriori ricerche hanno avuto per oggetto la cultura e la religiosità popolare in Sardegna e nell’Europa contemporanea, esaminandone le dialettiche tra tradizione e modernità. Ha inoltre variamente analizzato le forme di produzione e di trasmissione di un discorso etnocentrico nell’immaginario sociale. Tra le sue pubblicazioni si ricorda: Cyberspiders. Un’etnologa nella rete, Croce e delizia. Usi abusi e disusi di un simbolo, La terra del rimorso, La sonnambula meravigliosa, Il miracolo e la sua prova. Un etnologo a Lourdes.

 

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12 dicembre 2015 6 12 /12 /dicembre /2015 09:44
L'Ultimo Ebreo in America. Una meditazione sull'assimilazione e sulla perdita dei riti e delle tradizioni
L'Ultimo Ebreo in America. Una meditazione sull'assimilazione e sulla perdita dei riti e delle tradizioni

(Maurizio Crispi) Leslie Aaron Fiedler è stato un grande letterato e critico statunitense, docente universitario sino alla sua morte avvenuta nel 2003 , autore di controversi saggi che hanno suscitato non poche polemiche, come ad esempio il corposo saggio "Amore e Morte nel romanzo americano" (1960), ma anche "Il ritorno del pellerossa", oppure il grandissimo "Freaks. Miti e immagini dell'Io segreto".
E' stato autore anche di romanzi e racconti, anche se questa forma di scrittura per lui è stata un'attività letteraria indubbiamente di minore impatto.
L'ultimo ebreo in America (titolo originale: The Last Jew in America, nella traduzione di Daniela Fink. Editrice La Giuntina, 1989, ma l'edizione originale è datata 1966).è appunto una di questa opere letterarie, pur muovendosi sempre sul filo del rasoio del saggio, poiché appare più che altro come una parabola o un apologo breve ed intenso che offre una riflessione sulla "assimilazione" degli Ebrei, stabilitisi negli USA prima della Shoah, nel mainstream della cultura di base americana con la perdita progressiva dei riti e delle tradizioni ebraiche.

Il breve romanzo, di difficile lettura per chi - come me - sconosce gli sviluppi della cultura ebraica d'America non è di immediata decodificazione nei suoi molteplici significati e richiede riflessioni attente (così come accade in molti dei romanzi scritti da Philip Roth): ciò nondimeno viene in aiuto al lettore sprovveduto la bella e approfondita introduzione scritta da Guido Fink che offre, tra le altre cose, un'interessante ermeneutica del personaggio principale, Jacob Moscowitz e del suo conflitto interiore.
(dall'introduzione di Guido Fink) Anche se in apparenza è una sorta di assimilazione, di perdita di sé‚ e di continui tradimenti, L'ultimo ebreo in America è una commovente parabola sulla fedeltà, sulla fedeltà nonostante tutto.

Leslie Aaron Fiedler (Newark, 8 marzo 1917 – Buffalo, 29 gennaio 2003) è stato un critico letterario e scrittore statunitense, uno dei maggiori del Novecento, nonché un apprezzato narratore.
Nei suoi scritti si è spesso opposto alla cultura e alla critica accademica, accusata di declamare canoni che poco hanno a che vedere con i gusti e la sensibilità collettivi.
Tra le sue opere più note vi sono il romanzo La macchia (1969) e i saggi Amore e morte nel romanzo americano (1960), Aspettando la fine (1964), Il ritorno del pellerossa (1968), L'epica involontaria (1980), Cos'era la letteratura? Cultura di classe e società di massa (1982).

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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