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24 settembre 2013 2 24 /09 /settembre /2013 07:56

I segreti del Lazarus Club. Un mistery che ruota attorno ai progressi della scienza nella Londra vittoriana(Maurizio Crispi) Il romanzo di Tony Pollard (I segreti del Lazarus Club, Gargoyle - Collana Gargoyle Extra, 2013) è indubbiamente interessante sia per l'ambientazione storica, sia per le tematiche trattate.
Mostra i fermenti del mondo scientifico nella metà del XX secolo e gli effetti delle fede crescente nello scientismo di marca positivista nel determinare grandi innovamenti e nell'aprire uno sguardo verso avveniristici scenari.
Il Lazarus Club è una libera associazione di uomini liberi, costituita dalle menti più eccelse dell'epoca che, nel pieno del regno della Regina Vittoria (sono i tempi in cui venne costruito il primo tunnel sotto il Tamigi) si riunisce periodicamente per dibattere di temi specifici riguardanti le diverse frontiere della scienza e lo stato dell'arte di nuove futuribili applicazioni: che possono essere i criteri di costruzione del nuovo sistema fognario londinese, oppure la progettazione del più grande transatlantico di tutti i temi (Il "Great Eastern"), sino alle scoperte più recenti nel campo della fisiologia umana.
Attraverso questi incontri si creano fertili interfacce tra diverse discipline scientifiche con la possibilità di applicazione trasversali. Qualche scoperta ancora troppo innovativa in un specifico campo, per effetto della "serendipity" - e avendo le intuizioni giuste -, può divenire il motore propulsore di altre applicazioni in settori del tutto diversi ed inaspettati.
In un certo senso, il Club Lazarus è una poderosa "macchina per pensare": ma - come si scoprirà nel corso del romanzo - ci possono essere alcuni intenzionati ad utilizzare queste grandi possibilità euristiche per fini moralmente non accettabili, perseguendo la propria ossessione o la propria cupidigia.
Come quello che vorrebbe tentare di impiantare in un cadavere un cuore artificiale per ridargli vita, sospinto da ossessioni demiurgiche degne di Frankenstein, oppure l'altro che ha utilizzato la scoperta di un meccanismo perfetto per creare un siluro esplosivo che sarebbe una perfetta macchina da guerra e che, qualora dovesse cadere nelle mani sbagliate, potrebbe causare cambiamenti epocali del corso della storia.
In fondo, il libro apre una riflessione sui cattivi usi della scienza e sul fatto che, senza alcuni principi morali di base, la scoperta scientifica in sé può condurre a nefaste conseguenze.
Il libro è costruito con grande abilità, utilizzando per gli scopi della fiction, personaggi storici e realmente esistiti, come il progettista e costruttore del Great Eastern,
Isambard Kingdom Brunel oppure Florence Nightingale, la cosiddetta "signora con la lanterna" e ispiratrice di più moderni cirteri per la formazione del personale infermieristico..
Gli scenari, prevalentemente quelli della Londra vittoriana (ma anche di altri luoghi dove il protagonista e voce narrante si sposta di volta in volta) sono appassionanti, e riconducono ad una grande competenza dell'autore anche in merito alla cosiddetta "archeologia industriale" di cui la stessa Londra odierna è ancora ricca, se soltanto pensiamo all'immensa area indicata con il nome di "docklands".
Il mistery è ben costruito e congegnato, ma il suo unico difetto è la lentezza ed una certa farraginosità, con capitoli eccessivamente lunghi che non possono essere interrotti, a meno che non si voglia perdere il filo della narrazione.

Si legge alla fine per dovere: il semplice piacere intellettuale non è sufficiente ad accendere la passione del lettore.
Mancano, nella ricetta, le scintille e gli ingredienti della passione.
C'è il mestiere, indubbiamente, ma non l'arte.

 

 

(Dal risguardo di copertina) Londra, 1857. La città vittoriana del progresso, della tecnologia e della scienza è sconvolta da una serie di efferati omicidi di prostitute. L’ispettore Tarlow consulta il chirurgo George Phillips per avere un’opinione su uno dei cadaveri rinvenuti. Quando un cuore umano viene ritrovato avvolto in un fazzoletto recante le iniziali del nome del dottore, il poliziotto comincia a nutrire dei sospetti, specialmente dopo aver scoperto che Phillips non disdegna le case di malaffare. Nel frattempo, nel porto della città fervono i lavori di ultimazione della Great Eastern, il gigantesco bastimento a opera dell’ingegnere Isambard Kingdom Brunel.
Proprio Brunel, un giorno, fa la sua comparsa nella sala di Anatomia dell’ospedale St. Thomas, dove il dottor Phillips è intento a sezionare un cadavere davanti ai suoi studenti. L’eccentrico e geniale ingegnere mostra subito un enorme interesse verso l’attività del chirurgo. Tra i due inizia, così, un’assidua frequentazione e il celebre progettista invita il giovane medico ad affiliarsi al Lazarus Club. A far parte di tale club sono alcune tra le menti scientifiche più brillanti dell’epoca, le quali – nelle periodiche riunioni – confrontano le loro avanzatissime idee e presentano le loro audaci invenzioni. Phillips viene designato segretario, pertanto dovrà redigere i verbali di tutti gli incontri che hanno luogo. Ma c’è chi usa il club per fini segreti e personali e il dottor Phillips finisce per trovarsi nella spinosa condizione di doversi, da un lato, discolpare da un’accusa ingiusta e, dall’altro, di evitare che una creazione straordinaria, destinata a mutare il destino dell’umanità, raggiunga mani sbagliate.

(Nota editoriale) Chi volesse leggere un mystery a regola d’arte dal sapore vintage e un giallo con venature horror troverà ne I segreti del Lazarus Club ciò che cerca.
Caso letterario in Inghilterra, forte di ben due diverse edizioni (è uscito, nel 2008, per la piccola etichetta indipendente Michael Joseph e, nel 2009, per i tipi della più famosa Penguin), quello di Tony Pollard è un suggestivo viaggio nella Londra vittoriana dove, trainate da un ritmo scoppiettante e vivace – in un vortice di svolte improvvise, colpi di scena e false piste –, verità storica e fiction si fondono con maestria.
ll chirurgo George Phillips, protagonista e voce narrante del romanzo, entra infatti in contatto con personaggi realmente esistiti del coté scientifico britannico di metà Ottocento: tra cui, oltre all’ingegner Brunel, il genetista e scienziato Charles Darwin, l’infermiera Florence Nightingale, il costruttore John Scott Russell, l’ingegnere Joseph William Bazalgette, il matematico Charles Babbage, il chimico e fisico Michael Faraday.
I segreti del Lazarus Club. Un mistery che ruota attorno ai progressi della scienza nella Londra vittorianaIl libro diventa così uno straordinario tributo alla vitalità dell’invenzione, alla sua energia creatrice dovute alla fiducia nel progresso scientifico, fiducia derivante da una particolare prospettiva – che domina con prepotente seduzione l’intero testo –, quella dello scienziato-creatore, cultore per antonomasia della speranza nel mondo e nei propri simili.
Sviscerando narrativamente tali temi, Tony Pollard restituisce con brillantezza lo spirito positivista del Vittorianesimo, non dimenticando di strizzare l’occhio al Frankenstein di Mary Shelley e di omaggiare indirettamente anche il grande Jules Verne, dato che è proprio sulla nave Great Eastern che si svolge il suo celebre romanzo Una città  galleggiante..

Nota biografica sull'autore. Tony Pollard (1965) è un archeologo e dirige il Centro di Archeologia Battlefield presso l’Università di Glasgow. È il co-presentatore di una serie della BBC e co-fondatore del Journal of Conflict Archaeology. Ha scritto numerosi saggi e articoli di archeologia e di storia militare e curato diversi libri. I segreti del Lazarus Club, suo strepitoso esordio nella narrativa, è pubblicato in Inghilterra da Penguin.

Hanno detto:
Incredibilmente ingegnoso, clamorosamente vitale (Daily Telegraph)
Incredibilmente ingegnoso Un romanzo affascinante (The Times)
Un thriller cupo e terribile con più cadaveri di Sweeney Todd (Harper’s Bazaar)

 


Scheda. Tony Pollard, I segreti del Lazarus Club (titolo originale: The minutes of the Lazarus Club an d The secrets of the Lazarus Club)), Gargoyle (Collana Gargoyle Extra), 2013, nella traduzione di Benedetta Tavani, p. 528.

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20 settembre 2013 5 20 /09 /settembre /2013 22:49

Luce nera (Darkhouse). Un bel noir d'esordio per la scrittrice irlandese Alex Barclay(Maurizio Crispi) Il romanzo d'esordio della scrittrice irlandese Alex Barclay, è stato pubblicato in lingua italiana dalla casa editrice Kowalski (Feltrinelli) nel 2007, con il titolo Luce nera che però è un po' fuorviante rispetto a quello originale che è "Darkhouse" con precisi riferimenti agli accadimenti narrati nella storia che hanno in parte il loro fulcro attorno ad un Faro (Lighthouse) dismesso (e, quindi, proprio perché non più funzionante, ridotto allo stato di "Darkhouse") che, ubicato in una piccola località costiera dell'Irlanda, è stato rilevato dalla famiglia protagonista della storia.
Il titolo "Luce nera" é per di più fuorviante, perchè - come si rileva dala ricerca che si può fare in un qualsiasi sito di libri, anche nei titoli di numerosi altri romanzi ricorrono le due parole combinate assieme, con alcuni casi di totale "omonimia".
In effetti, nell'opera prima di Alex Barclay io stesso mi sono imbattuto del tutto casualmente, cercando le recensione ad un romanzo con lo stesso titolo, pubblicato dalla casa editrice "Il Punto d'Incontro".
Altrimenti, avrei continuato ad ignorarne l'esistenza.
La storia è intrigante, ma per alcuni versi ricorda straordinariamente il film Cape Fear. Il Promontorio della Paura

realizzato nel 1991 da Martin Scorsese trasse con Robert De Niro, Nick Nolte, Jessica Lange e Juliette Lewis, ispirato aal precedente film di J. Lee Thompson, Il promontorio della paura (1962) con Gregory Peck e Robert Mitchum, a sua volta tratto dal romanzo "The executioners, di John D. McDonald.

 

E' la storia di una vendetta da parte di un killer psicopatico che si accanisce - dopo essere uscito di prigione - contro il poliziotto che - secondo lui - avrebbe causato la morte del suo compagno di barbare uccisioni.
Il romanzo si svolge sulla scena americana, tra il Texas dove con la tecnica del flashback vengono presentati gli antefatti e il nefasto tirocinio dei due killer, e New York teatro della morte di Donnie Riggs uno dei due elementi della coppia assassina, e l'Irlanda dove Joe Lucchesi, il poliziotto artefice involontario della morte di Riggs, si ritira a vivere con la sua famiglia, dopo aver abbandonato il servizio attivo, proprio a causa di quell'evento.

La famiglia Lucchesi dovrebbe trovare una dimensione di pace e di tranquillità nei ritmi un po' sonnacchiosi della piccola cittadina costiera, mentre Anna (la mogli di Lucchesi) si dedica al restauro della Lighthouse caduta in disuso, ma le cose non andranno in questo modo, poichè - all'improvviso - cominceranno a verificarsi inquietanti fatti di sangue, che mettono i nuovi arrivati in una cattiva luce e li espongono al rifiuto dell'intera comunità.
La storia si sviluppa con dei risvolti un po' hitchkochiani, colorandosi di toni sempre più cupi  e drammatici sino al climax finale e alla catarsi risolutoria.
E in questa evoluzione c'è anche qualcosa delle atmosfere di "Cane di paglia".

Luce nera (Darkhouse) è stato un esordio letterario amato dalla critica e dal pubblico: in Gran Bretagna si è rapidamente imposto come  bestseller e, dopo poco tempo, è stato pubblicato in Italia e contemporaneamente in tutto il mondo (in 25 paesi, con una prima tiratura complessiva di oltre 250.000 copie).
Il detective Joe Lucchesi è stato protagonista anche di un successivo thriller della Barclay nel cui progetto le sue avventure dovrebbero trasformarsi in una serie.

La Barclay è stata paragonata ad una "nuova" Patricia Cornwell, emergente nella scena del crimine poliziesco anglofono.

 



(Dal risguardo di copertina) Dopo aver ucciso in uno scontro a fuoco un assassino psicopatico, la vita di Joe Lucchesi e della sua famiglia precipiterà in un abisso di terrore, e a nulla varrà il tentativo di lasciare l’America per trovare la pace in un piccolo paese in Irlanda, nella quiete di un faro sul mare.
Presto la luce del faro si oscurerà. 

Luce nera (Darkhouse). Un bel noir d'esordio per la scrittrice irlandese Alex BarclayDa qualche parte nel mondo c’è una mente folle, pronta a fare vendetta anche al di là dell’oceano. Da qualche parte nell’infanzia di un uomo c’è un patto di sangue forte come il dolore, indimenticabile come la violenza subita. Un fantasma capace di travolgere la serenità di una famiglia, riportando alla luce gli incubi più orrendi del loro stesso passato e destando in Joe Lucchesi il sospetto che anche le storie dei suoi cari potrebbero meritare indagini approfondite...


Breve nota bio su Alex Barclay. Eve "Alex" Barclay (born Dublin, Ireland in 1974) is an Irish crime writer
Barclay studied journalism at university and worked for a period in fashion and beauty journalism as a copywriter in the RTÉ Guide. In 2003, she left the fashion industry to write Darkhouse, the first of two novels featuring NYPD detective Joe Lucchesi. Her second novel, The Caller, was released in 2007, and Last Call in 2008. She won the Ireland AM Crime Fiction Award at the Irish Book Awards for her fourth novel, Blood Runs Cold.

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17 settembre 2013 2 17 /09 /settembre /2013 07:06

La Donna dei Fiori di Carta. Un romanzo fuori dai generi sull'arte di raccontare storie nelle storie(Maurizio Crispi) A volte succede che gli scrittori che abbiano dato una buona prova di sé in un genere letterario, subiscano la condanna di dover essere sempre misurati, in qualsiasi altra prova, con i parametri di quel genere che ha dato loro il successo. Accade, dunque, che se appena si discostano da quella traccia, vengano bistrattati in primo luogo dagli affezionati lettori che sono subito pronti a pugnalarli perché non si sono attenuti ad un canone personale già stabilito ed ampiamente esplorato. Insomma, il lettore medio desidera la ripetizione che è sempre consolatoria, ma non vuole mai cimentarsi con la creatività innovativa che richiede uno sforzo di adattamento. Per loro l'innovazione deve consistere soltanto nell'introduzione di nuovi elementi su di un canovaccio che deve sempre rimanere sostanzialmente identico. Il lettore medio è pigro, sotto questo profilo.
Mi viene da pensare alla disapprovazione scandalizzata che suscitò Bob Dylan nei suoi fan quando decise di passare dal folk al rock e a quanto tempo fu necessario perché i suoi aficionados si adattassero al cambiamento e all'idea che il loro idolo potesse "evolversi". Oppure, guardando al panorama della letteratura italiana contemporanea, c'è il caso (che conosco bene) di Luca Di Fulvio che, avviatosi alla scrittura di successo con dei noir e dei thrilleer, con molta fatica ed esitazioni ha cominciato a dare alla luce romanzi del tutto diversi che non erano assolutamente catalogabili con una semplice etichetta.
E, se i lettori fedeli leggono un'opera che non riconoscono come tipica del loro scrittore preferito, quasi automaticamente vanno a ricercare delle similitudini con altri scrittori: come se l'accostamento con altri conosciuti potesse essere rassicurante, ancora una volta.
Il piccolo romanzo di Donato Carrisi (La Regina dei Fiori di Carta, Longanesi, 2012), dato alle stampe dopo due thriller originalissimi, incalzanti, di grande spessore e di grande successo, mi è piaciuto proprio perché, rispetto ai precedenti, contiene questi aspetti innovativi con un forte slittamento verso la storia mistery (c'è il riferimento al "fantasma del Titanic"), intrisa di elementi poetici e di intense riflessioni sul vivere e sul morire. C'è da fare qualche accostamento con le opere di Baricco o anche con lo stile di Zafon, ma in ogni caso rimane un'opera sui generis che va goduta così com'è. Non sarei troppo severo con Carrisi per aver tentato di percorrere una strada diversa... semmai benevolo ed incoraggiante.


E' un libro sull'arte di raccontare storie, innanzitutto, una storia che contiene altre storie, con infiniti rimandi, sospensioni e riprese: una bella storia è quella che per essere tale deve essewre narrata più volte, ma che nello stesso tempo ha bisogno di ascoltatori attenti.

Ricordiamoci della felice invenzione letteraria che dfa da collante per il gigantesco corpus di racconti che costituiscono "Le Mille e una notte", tanto per fare un esempio.

E dentro il racconto di Carrisi ci sono tanti elementi intriganti che si intrecciano tra loro: l'elogio del fumo e l'arte del fumare, il canto delle montagne, l'affondamento del Titanic e la storia del misterioso Otto Feuerstein, la Grande Guerra e la battaglia di Monte Fumo.

 

"La prima volta che ho sentito la storia di Otto Feüerstein mi sono detto che sarebbe stata perfetta per un thriller. Mi sbagliavo. Perché questo è un noir. (...) La storia con cui ho cercato di dare una risposta all'enigma, prima di diventare un romanzo,  ha avuto molte vite. È stata un monologo musicale per il teatro, con la magnifica colonna sonora di Vito Lo Re. Un soggetto cinematografico. Un racconto durante una lunga notte in mare. Una dichiarazione d'amore." (dalla nota finale dell'Autore, ib., p. 167).

 

 

 

(Dal risguardo di copertina) Il monte Fumo è una cattedrale di ghiaccio, teatro di una battaglia decisiva. Ma l'eco dei combattimenti non varca l'entrata della caverna in cui avviene un confronto fra due uomini. Uno è un prigioniero che all'alba sarà fucilato, a meno che non riveli nome e grado. L'altro è un medico che ha solo una notte per convincerlo a parlare, ma che ancora non sa che ciò che sta per sentire è molto più di quanto ha chiesto e cambierà per sempre anche la sua esistenza. Perché le vite di questi due uomini che dovrebbero essere nemici, in realtà, sono legate. Sono appese a un filo sottile come il fumo che si leva dalle loro sigarette e dipendono dalle risposte a tre domande. Chi è il prigioniero? Chi è Guzman? Chi era l'uomo che fumava sul Titanic? Questa è la storia della verità nascosta nell'abisso di una leggenda. Questa è la storia di un eroe insolito e della sua ossessione. Questa storia ha attraversato il tempo e ingannato la morte, perché è destinata al cuore di una donna misteriosa.

 

Notizie biografiche sull'Autore. Nato a Martina Franca nel 1973, si è laureato in Giurisprudenza con una tesi su Luigi Chiatti, conosciuto come «il mostro di Foligno», per poi seguire i corsi di specializzazione in Criminologia e Scienza del comportamento. 

Nel 1999 ha iniziato l’attività di sceneggiatore per cinema e televisione. 
Fra le altre, ha scritto la sceneggiatura di Nassiriya – Prima della fine per Canale 5 ed è autore di soggetto e sceneggiatura della miniserie thriller Era mio fratello per Rai 1. 
Ha esordito nel mondo editoriale con il romanzo Il suggeritore (Longanesi 2009), grande successo che è stato ristampato in undici edizioni e ha conosciuto traduzioni in 19 paesi diversi. 
Del 2011 è il suo secondo romanzo, Il tribunale delle anime (Longanesi).
Del 2012 è La donna dei fiori di carta (Longanesi).

Nel 2013, esce il suo terzo thriller di grande successo, L'ipotesi del Male, sempre per i tipi di Longanesi.

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8 settembre 2013 7 08 /09 /settembre /2013 00:18

Horror Time. Nasce una nuovo magazine mnsile di cultura e cinema horrorL’horror torna in edicola con un nuovo e imperdibile magazine di 84 pagine a colori dedicato interamente a tutto quello che fa paura!
Una rivista horror mancava dalle edicole da diversi anni, ma finalmente è giunto il momento di Horror Time un mensile di 84 pagine a colori che "gronda sangue" a ogni riga di testo.
Il mensile sarà in tutte le edicole a partire dal 10 settembre 2013, con un numero inaugurale che sarà solo un antipasto di quanto la redazione ha intenzione di mostrare, numero dopo numero.
Il progetto alla base di Horror Time sottintende un’idea di magazine a tutto tondo per gli amanti del genere, una rivista di riferimento per il mondo dell’orrore, da leggere dalla prima all’ultima pagina, dove si possa fare il punto della situazione, dove si abbia la possibilità di riflettere sugli argomenti senza alcun timore reverenziale per niente e per nessuno.
Horror Time non ha tra i suoi obiettivi quello di fare “concorrenza” alla rete, perché i linguaggi e il modo di fornire le informazioni sono troppo diversi. Horror Time avrà una visione organica del genere e tutti i professionisti chiamati a occuparsi delle diverse rubriche hanno sposato con entusiasmo questo indirizzo. La redazione si occuperà di tutto quello che fa paura con rubriche che affrontano i diversi aspetti di questo multiforme e oscuro ambito della cultura contemporanea, con la serietà e la professionalità necessarie, curando ogni aspetto della rivista a partire dal progetto grafico ricco e complesso come una rivista del settore merita di avere.
 

 

 

Di seguito una rassegna sui contenuti del n.1 in edicola dal 10 settembre.
Al cinema, vengono dedicate più di 30 pagine distribuite tra news, rubriche di curiosità, anteprime (Insidious 2, Machete 2), recensioni (You’re next, L’evocazione), film italiani (Wrath of the crows), ai film mai distribuiti al cinema (It’s Alive), ai DVD e ai Blu-Ray. Viene fatto il punto della situazione nello “specialone” di Danilo Arona sul cinema dei remake e dei mockumentary, e viene poi proposta un’intervista inedita in due puntate di Paolo Zelati all’icona del cinema italiano (e internazionale) Catriona MacColl. Completerà l’offerta uno speciale sulle saghe al cinema (Scream), uno sul film cult del mese (La notte dei morti viventi), la rubrica sui Body Count (Evil dead). Non potevano mancare le Serie TV con due speciali: il primo dedicato alla serie di culto The Walking Dead e alla quarta stagione ormai in arrivo; il secondo alla nuova serie Hannibal presto in onda anche in Italia.
Ampio spazio anche alla Letteratura con ben 10 pagine del magazine riservate ai libri: news e segnalazioni, un’anteprima del libro più atteso della stagione proposta da Giovanni Arduino (il traduttore), di Doctor Sleep il seguito di Shining scritto da Stephen King.
Una recensione di L’ira dei giusti di Manel Loureiro e una rubrica sui libri scomparsi dai cataloghi italiani (Demoni amanti – Shirley Jackson). Gianmaria Contro invece ci propone nella rubrica Cult Book uno speciale su Carrie, dal libro al film. Completano la visione sul mondo dell’horror una serie di rubriche su videogame, musica (band e colonne sonore), sugli artisti “macabri”, l’Almanacco sulle ricorrenze storiche del mese, il Dizionario dell’Horror e per finire la rubrica dedicata ai gadget e ai maniaci collezionisti.
In ogni numero poi, sarà presente una piccola chicca: una foto ad alta risoluzione di una locandina rara.
Completano il magazine due aree non meno importanti. La prima è quella che potremmo definire Real Horror (parafrasando il nome di un canale della piattaforma SKY), formata dalla rubrica dedicata ai Serial Killer curata da Giuliano Fiocco, dalla rubrica Phobia, a cura di Giovanni Arduino, che raccoglie e spiega le più incredibili fobie che hanno ispirato scrittori e registi, e dalla rubrica X-Files curata da Paolo Zelati, che va alla caccia di miti e leggende delle nostre città.
Chiude il magazine Evento Zero un romanzo “zombesco” a puntate scritto da Andrea G. Colombo che prevede anche un progetto di scrittura collettiva in collaborazione con il contenitore editoriale Hbooks (http://hbooks.horror.it). L’idea è quella di proporre sì un romanzo a puntate, ma anche di creare con la complicità dei lettori un universo popolato da molte storie oltre quella che saranno narrate sulle pagine di Horror Time.
E’ tempo di horror. It’s Horror Time.

 

 

 

Email: redazione@horrortime.it
Sito Web (In allestimento): www.horrortime.it
Pagina Facebook: www.facebook.com/itshorrortime

 


Horror Time
Rivista mensile di cultura e cinema horror.
Eligio Editore Srl
Testata registrata al tribunale di Roma n. 205/2013 del 02/08/2013
Prezzo: € 5,90
Direttore Responsabile: Paolo Zelati
Direttore Editoriale: Andrea G. Colombo
Art director: Ivo Torello
Caporedattore: Andrea Avvenengo
Redattori: Marcello Gagliani Caputo, Andrea Lanza
Collaboratori: Giovanni Arduino, Danilo Arona, Gianmaria Contro, Daniele Cucchiarelli, Giuliano Fiocco, Roberto Gerilli, Alexia
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27 agosto 2013 2 27 /08 /agosto /2013 18:17

Leviatano, ovvero La Balena. Una magnifica incursione nel mondo delle Balene(Maurizio Crispi) Leviatano, ovvero La balena di Philip Hoare (Einaudi, Collana Frontiere, 2013)  è un libro che si fa leggere tutto di un fiato ed é un grandissimo tributo alla "balena", sotto il profilo animalistico, storico, letterario e quant'altro, scritto da uno che è appassionato del mare (come l'Autore ci spiega nella prefazione è nato a Southampton e, sin da piccolo, ha avuto con la distesa del mare una profonda dimestichezza e ne ha subito il fascino) e che, nello stesso tempo, ha una profonda passione per le balene che, del mare, rappresentano uno dei misteri più insondabili e che, forse, sono tra gli i mammiferi più longevi viventi sul nostro Pianeta.
Philip Hoare ci conduce in un lungo ed interessante viaggio seguendo le vie delle balene e della Balenerìa, un viaggio che si svolge nel tempo e nello spazio.
Già, perché - anche se ciò sembra paradossale - tutto quello che nel corso di circa tre secoli si è accumulato in un corpus di conoscenze sulle balene (e con questa parola del linguaggio di ogni giorno indichiamo tutti i diversi tipi di balena, dai Capodogli - i giganti del mare - ai Tursiopi) deriva dallo studio spesso puramente empirico dei cadaveri delle balene spiaggiate e di quelle selvaggiamente uccise nel corso di oltre tre secoli di spietata caccia, alla ricerca di tutto ciò che la balena poteva dare, olio, grasso, carne, fanoni, denti di un avorio meno pregiato di quello degli elefanti, ma sempre avorio.

Paradossalmente, la macchina di morte delle balene, messa a punto dagli uomini, è diventata anche uno strumento (anzi, l'unico) di conoscenza delle balene e della loro straordinaria fisiologia.
Le balene, come ci mostra Hoare nel corso dell'appassionante viaggio attraverso cui ci conduce per mano - facendoci appassionare e palpitare -, sono autentici esseri delle meraviglie: il suo libro, scritto nella forma di saggio "soggettivo", rappresenta forse l'equivalente nei nostri tempi del capolavoro letterario di Hermann Melville, Moby Dick, o La Balena che, pur essendo un romanzo - metafisico - quanto vogliamo -, può essere letto come un immenso e vasto trattato sulla balena.
Hoare, nel corso della sua lettera, ci spinge a conoscere le balene intimamente e, alla fine ad amarle e ci conduce in un percorso che passa anche attraverso i luoghi che hanno alimentato la caccia spietata alle balene, partendo dai più antichi situati nel Nord America a quelli dove la caccia si è ancora svolta - malgrado le convenzioni internazionali varate per porre rimedio alla minaccia di estinzione di molte specie di cetacei - sino a recente (le isole Azzorre).
E gli ultimi capitoli - come è giusto che sia - sono dedicati ad un auspicabile futuro in cui le Balene, forse portatrici di una saggezza antica che solo in parte possiamo comprendere, saranno soltanto oggetto  di osservazione e di meraviglia.

 

Leviatano, ovvero La Balena. Una magnifica incursione nel mondo delle BaleneL'autore. Philip Hoare (nato a Southampton nel 1958) è un prolifico saggista (sei i saggi al suo attivo) ed é un collaboratore della BBC con la quale ha realizzato numerosi documentari, alcuni dei quali sono stati poi tradotti in libro.
Possiede una profonda vena saggistica, supportata da una vasta cultura, ma anche da una forte passione di tutto ciò di cui si occupa e, per questo motivo, i suoi scritti hanno sovente come filo conduttore una forte dimensione diaristica, che si manifesta nella narrazione di personali esperienze e nell'introduzione del suo punto di vista personale sugli argomenti che tratta, cosa che li rende più vivi e palpitanti.
Leviatano, ovvero La Balena è il suo primo libro tradotto in Italiano.
C'è da sperare che Einaudi ci proponga presto alcuni degli altri suoi saggi.
 

 

 

(Dal risguardo di copertina) Una balenottera, ha il cervello più grosso del mondo, un cuore che batte dieci volte in un minuto e una fisiologia meravigliosamente adattata alla vita marina, tanto che non ha bisogno di bere acqua dolce. Le balene sono state miniere di materie prime, in grado di soddisfare quasi tutti i nostri bisogni: le loro interiora si sono trasformate in corde di racchette, corsetti per signore, tasti di pianoforte; l'olio di balena si trovava nella margarina, nel linoleum e nel sapone, e prima dell'avvento dell'elettricità, ha illuminato per anni le notti dell'uomo. I cetacei erano simboli di ricchezza e potere: la corona britannica era consacrata con l'olio di balena, e un dente di balena istoriato con il sigillo presidenziale accompagnò Kennedy nel suo ultimo viaggio. La moglie l'aveva acquistato come regalo, ma il presidente non fece in tempo a vederlo e la sera prima del funerale Jacqueline lo mise nella bara del marito. Un gesto d'affetto e dal forte valore simbolico, che rimandava ai re medievali sepolti con i simboli del potere, come talismani che riflettevano il valore di chi li aveva posseduti. Partendo di volta in volta da un aneddoto, una storia, un ricordo personale, una pagina di libro epico o sacro, un esperimento scientifico o una esplorazione geografica, Hoare ricostruisce con maestria mondi interi, scoperte meravigliose nello spazio e nel tempo (e soprattutto in mare).

 

 

 

Quello che segue è un saggio in Inglese sul volume recensito.


A writer follows in Herman Melville's wake, hunting for meaning in the unknowable whale

Philip Hoare is obsessed with whales. Not only that, he's obsessed with a fictional character, Captain Ahab, obsessed with a fictional whale, Moby-Dick; plus he's obsessed with the writer, Herman Melville, who created that landmark of American literature.
This scintillating, scattershot, blunderbuss of a book sees him examining all of these obsessions, following in the real-life footsteps of Melville, the literary footsteps of Ahab and the watery fluke-splash of numerous whales, as he details man's complex and often contradictory relationship with these leviathans over the ages.
Leviathan or, The Whale is an impossible book to categorise. It starts with memoir, Hoare describing his formative encounters with a killer whale at Windsor Safari Park, and a sad-eyed beluga whale in a Coney Island tank. From there we get large swathes of biology, history, social commentary, travelogue, literary criticism, biography and personal observational stuff which verges on the spiritual at times.
It shouldn't all work together but it does. Throughout the book, Hoare's unbridled enthusiasm for his subject is infectious. But this is no gushing soliloquy on the wonders of the world's largest animal. Hoare has clearly done a huge amount of research into his topic, and it acts as an anchor which stops the writing, in his more fanciful moments of exploring the myth and mystery of whales, from swimming off into the briny deep.
One of the most remarkable things to emerge from this book is the fact that we still know so little about whales. It was only in the 1970s, after man had walked on the moon, that a whale was even photographed underwater in its natural habitat. Even now, there are vast gaps in our knowledge of whales' methods of communication, social structures, migration patterns, hunting techniques and mating habits.
And yet this book is filled with fascinating nuggets of information on virtually every page. For example, recent research on elusive bowhead whales has found specimens which are well over 200 years old, and the current scientific thinking is that we have vastly underestimated the life span of whales in the past. Imagine, the same whale that inspired Melville to write Moby-Dick in 1851 could still be cruising the oceans today.
Or, did you know that if a narwhal loses its tusk, another narwhal will break off the end of its own tusk in the wound to reduce its compatriot's pain? Or that a sperm whale eats one hundred million tons of fish a year, including whole sharks and giant squids? Or that the heart of a blue whale is the size of a car?
The biological facts of whales are overwhelming, as is the extent of man's whaling industry over several hundred years. Hoare travels extensively around former hotbeds of the industry, mostly on America's eastern seaboard, from Nantucket to New Bedford, Cape Cod to Provincetown. These sections manage to mix astute and perceptive travel writing with history, as the author details the huge scale of the enterprise: hundreds of ships harpooning thousands of whales a year for more than 200 years. Hoare is unflinching but non-judgemental in his accounts of the trade. Shockingly, the number of whales being killed each year reached a peak as late as the 1950s, and it was only in the 1960s that the tide of public opinion began to move in favour of the conservation of these magnificent beasts.
Partly, that was down to the ubiquitous nature of whale products. Used for everything from lighting to lubrication to clothing, whale products remained much in demand until very recently. Indeed, the main perfume manufacturers still use ambergris, a strangely unctuous substance created in whales' stomachs to assist the passing of giant squid beaks, in creating their latest scents.
In visiting these whaling ports, Hoare is also seeking to get closer to Melville, who sailed on whaling ships as research. Hoare spends a long time discussing Melville and his famous book, but it's never laborious or tedious literary criticism; more an enthusiastic critique of the idea of whale as metaphor, as myth, as eternal mystery. These sections are also full of interesting asides and small revelations, such as the fact that Turner's enigmatic whaling paintings were a big influence on the direction which Melville's book eventually took.
Like anyone discussing his or her obsessions, Hoare tends to go over the top at times, most obviously in the sections in which he concentrates on his own relationship with whales. His tendency towards anthropomorphism, hyperbole and mysticism is excusable at first but ultimately a little jarring.
His quest to get closer to whales is physically successful but mentally less so, as he concludes that these vast and emblematic creatures of the deep are essentially unknowable to humans. Nevertheless, as a byproduct of that obsessive quest, this thoroughly engaging, rigorously researched and often revelatory book is a joy to read and one which Melville, surely, would have appreciated.

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24 agosto 2013 6 24 /08 /agosto /2013 09:56

In (Maurizio Crispi) Ian Holt e Dacre Stoker con il loro "Undead. Gli immortali" (in lingua originale: Dracula. The Un-Dead, 2009), pubblicato da Piemme, nel 2010 (con traduzione di A. Crea), si sono proposti di dare vita ad un seguito del celebre "Dracula" di Bram Stoker, a partire da carte ed appunti appartenute all'Autore, bisnonno di Dacre Stoker.
L'intento di questa "continuazione" del classico Dracula (che nella letteratura vampiresca si può considera una sorta di "Ur-Dracula") è didascalico. Vi si propone, come è doviziosamente spiegato nella postfazione, scritta da ambedue gli autori, con il supporto di un saggio "colto" dell'accademica canadese  Elisabeth Miller, esperta di letteratura sui vampiri ed esegeta del testo di Bram Stoker, di spiegare una serie di elementi che, nel testo originale, erano rimasti inspiegati o che apparivano incongrui e quello - nello stesso tempo - di scrivere un vero e proprio sequel dell'opera capostitite di tutte le maggiori invenzioni letterarie che hanno Dracula ed altri vampiri come protagonisti: Bram Stoker, infatti, nello scrivere la sua opera raccolse numerose suggestioni letterarie sparse a lui antecedenti, ma anche leggende e miti, e fissò definitamente quello che si può definire un "canone" sul vampiro (ch e venne poi rafforzato - e in alcuni casi - anche sviato dalla successiva produzione - e floridissima - produzione cinematografica).
Vi è, inoltre, da parte di Dacre Stoker la cui famiglia si pone nel filo genealogico dello stesso Bram Stoker il desiderio, l'intento esplicito di fare rientrare il "marchio "Dracula" nella piena appartenenza alla sua famiglia.
Infatti, gli eredi di Dracula - per un mancato adempimento da parte di Bram Stoker nell'appena nata normativa sui diritti d'autore (per la cui approvazione un altro scrittore vittoriano, Dickens, si era prodigato), persero la possibilità di avvalersi delle royalties loro spettanti - in quanto eredi - in produzioni letterarie e/o cinematografiche d'oltreoceano che utilizzassero il nome di Daracula o vicende ispirate al romanzo stokeriano, ma soprattutto di esercitare un controllo sui contenuti che in tali opere sarebbero stati divulgati.
Dunque, con quest'opera, scritta da Dacre Stoker (alla cui spalle - si lascia intendere - c'è un'intera faglia approvante) con il supporto dello sceneggiatore e appassionato sin da sempre del Dracula originario, Ian Holt, ci si propone di rendere giustizia al Dracula di Bram Stoker più volte saccheggiato e stravolto, riconducendolo sotto il nome della propria famiglia.

L'operazione, a mio avviso, non è ben riuscita.
Dacre Stoker non è uno scrittore provetto, ma solo un mestiarante, e ha affidato i suoi appunti a Ian Holt, la cui scrittura risente pesantemente del suo essere in primis sceneggiatore.
In Il romanzo parte bene, ma man mano che vengono introdotti i vecchi personaggi della "compagnia degli eroi" e altri nuovi, tra cui la contessa Elisabeth (Erzsébet) Bathory, sanguinaria donna vissuta più o meno al tempo del voivoda  Vlad Tepes III di Valacchia, nella vicina Ungheria, i cui atti di violenza estrema e gratuita sono storicamente documentati.
Vi si afferma, tra l'altro, che la figura di Dracula è stata distorta dalle successive riduzioni conematografiche a partire da quella di Murnau e Todd Browning e vi si propone una nuova maniera di vedere il celebre Principe transilvano, più rispondente - a modo di vedere degli autori - al Dracula creato da Bram Stoker, che - in più - viene definitamente e incontestabilmente messo in relazione con il personaggio storico realmente vissuto, il voivoda rumeno Vlad Tepes III.
Sino ad un certo punto, la trama romanzesca regge, ma poi, dopo metà circa del percorso di lettura viene corrotta dagl intenti didascalici degli autori, dal loro desiderio di mettere insieme i pezzi del puzzle, dando spiegazioni e giustificazioni a ciò che Bram Stoker aveva lasciato avvolto nel mistero e nell'indeterminato, dal loro mettere in correlazione Dracula, la sanguinaria Bathory e Jack the Ripper, dal loro bisogno di appianare alcune incongruenze (ma creandone altre) e, elemento di primaria importanza, dal fatto che la trama finisce con il diventare un canovaccio per un horror graphic novel, con descrizioni che - per la loro "esagerazione" ed enfasi sull'orrido - fanno solo sorridere (per non dire ridere) il lettore e che non generano nel lettore alcun effetto "perturbante", nel senso psicodinamico-psicoanalitico del termine.
Da leggere, se non altro per la curiosità di conoscere di prima mano un documento che si inserisce a pieno titolo nella letteratura vampirologica (come tentativo di esegesi e di completamento del Dracula stokeriano).
Ma a chi dovesse addentrarsi per la prima volta nella lettura di una storia di vampiri, consiglerei di andare direttamente alla fonte e leggere senza esitazioni il "Dracula" di Bram Stoker.
Solo dopo, il neofita del genere potrà leggere tutto il resto, senza avere guastato il piacere della scoperta da pedisseque spiegazioni, che hanno solo l'effetto di interferire con il lavoro della fantasia.
E' stata comunque un'operazione compiuta in grande stile che ha visto anche il costituirsi di una specifica voce din Wikipedia. 

 

 

(Dal risguardo di copertina) Inghilterra, inizio '900. Da alcune morti violente di giovani donne, il gruppo di cacciatori di vampiri che aveva sconfitto Dracula nell'opera di Bram Stoker, intuisce che il famigerato conte non è affatto morto, ma è tornato a colpire. Del gruppo di "eroi", che dopo l'impresa hanno preso le distanze l'uno dall'altro, forse per dimenticare e rifarsi una vita, fanno parte un avvocato londinese, Jonathan Harker, sua moglie Mina, e altri tre personaggi: un ricco londinese e due medici. Ma il vampiro che lascia la sua scia di morte per le strade di Londra non è Dracula, bensì la bellissima contessa ungherese Elisabetta Bathory. È lei, capelli corvini, pelle bianchissima, capace di trasformarsi prendendo fattezze diverse e spesso palesandosi come nebbia che avvolge tutto, la responsabile degli omicidi. Non solo, ma è anche decisa a eliminare quelli che, venticinque anni prima, hanno deciso di togliere di mezzo Dracula.

 

Gli autori.

In Dacre Stoker, di origine canadese, ma residente da alcuni anni negli Stati Uniti, è il pronipote del celebre scrittore Bram Stoker.

 Campione mondiale di pentathlon moderno ed allenatore della squadra canadese di pentathlon ai Giochi olimpici di Seul del 1988, vive nella Carolina del Sud con la moglie e i due figli. Ha esordito come scrittore nel 2009 con il romanzo Undead.Gli immortali, primo seguito ufficiale di Dracula. Nella stesura del romanzo ha collaborato con lo scrittor.e, sceneggiatore  e studioso Ian Holt.

Ian Holt è appassionato di Dracula fin da giovane, tanto che ha visitato la Transilvania e ha anche passato una notte tra le rovine dello storico castello di Dracula nella città di Poenari. Membro della “Transylvanian Society of Dracula”, vive a Long Island ed è storico, documentarista e sceneggiatore.
Undead è il frutto di anni di ricerca sul mito dei vampiri e sulla figura di Dracula. 

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19 agosto 2013 1 19 /08 /agosto /2013 20:23

Con la saga di (Maurizio Crispi) Con Frankenstein. L'Immortale (pubblicato da Sperling & Kupfer - Collana Pandora - nel 2012) e seguito da altri due volumi, rispettivamente da La città dei dannati (2° vol.) e da Le creature della notte (3° della serie), Dean Koontz ha voluto scrivere un possibile ed immaginifico sequel alla storia di Frankenstein, a suo tempo partorita dalla fervida fantasia di Mary Wollstonecraft Shelley e assurto nell'empireo delle grandi fantasie horror che hanno reso il mostro nato dalla volontà demiurgica di Viktor von Frankenstein ad icona dell'immaginario del XX secolo, con i successivi arricchimenti prootti dall'iconografia cinematografica, ma divenuto anche personaggio-simbolo del pervertimento del progresso scientifico e delle sue prometeiche ossessioni.
I sequel possono essere apprezati, soprattutto quando non sono realizzati in modo dozzinale e se introducono nelle storie che già conosciamo degli elementi di innovazione.
Nello stesso tempo, possono rappresentare per chi li scrive un vero e proprio Cavallo di Troia soprattutto agli occhi dei fan più sfegatati che vorrebbero vedere da parte del proprio Autore preferito solo e unicamente le ripetizione delle consuete tematiche.
Dean Koontz ha un largo seguito di lettori in USA ed anche in Italia: di fatto, è uno di quei scrittori che nel corso degli anni è stato capace di tenere testa, nella classifica delle vendite, a Stephen King.
Alcuni vedono nella scrittura degli ultimi romanzi di Koontz una certa caduta di vigore creativo e collocano questo sequel all'interno di questa tendenza, come il tentativo di sopperire con il "ripescaggio" di un "classico" della letteratura horror alla perdita di idee e di inventiva.
Per esempio, un certo "Tommaso" scrive su IBS (Internet BookShop), "...voglio molto bene a Koontz, l'ho letto per 20 anni ed è stato un grande autore del brivido, senza dubbio, ma negli ultimi dieci è uscito di testa in storie pazzesche, fermati dean! non rovinare ciò che sei stato, l'unico rivale di king in termini di vendite, sei sfinito!".
Non saprei cosa ribattere: certo, ognuno è libero delle proprie opinioni. Ma non mi sento di concordare con questa affermazione. Ho letto gli ultimi romanzi di Koontz e li ho trovati scorrevoli come sempre, anche se la mia preferenza è indubbiamente per Stephen King.
Non trovo che vi sia una caduta di inventiva nell'ultimo Koontz. E p
enso anche che la trilogia dedicata a Frankenstein possa essere considerata come un coraggioso tentativo di dare una lettura "moderna" e ancora più spinta, più che del "mostro", creato con l'assemblaggio di pezzi di cadavere vivificati dalla spaventosa quantità di corrente elettrica generata da un fulmine, del suo creatore che, sin dall'inizio, si pone come un demiurgo che, da solo, ambisce a diventare il creatore di una nuova razza di esseri efficienti, privi della sfera emozionale, immortali.

Per comprendere questo "sequel" non si può non fare riferimento alla sua storia editoriale che lo stesso Autore spiega nella prefazione al 1° volume della serie.
"Per quanto io sia un tipo poco ciarliero, mai prima d'ora avevo trovato necessario spiegare perché ho scritto un libro. Ma in questo caso una breve illustrazione mi sembra doverosa.
In origine scrissi una sceneggiatura per un plot televisivo di sessanta minuti dal titolo Dean Koontz's Frankenstein, cui avrebbe fatto seguito una serie di episodi per USA Network. Il mitico Martin Scorsese sarebbe stato il produttore esecutivo e aveva firmato anche un famoso giovane regista (...)
Poi la rete e il produttore decisero di apportare modifiche profonde. Poco interessato alla televisione, mi ritirari dal progetto. Augurai buona fortuna e mi dedicai a sviluppare l'idea originale in forma di romanzo" (dall'introduzione al 1° volume della serie, "Prima di tutto...").

 

L'ambientazione della storia è a New Orleans, duecento anni dopo i fatti narrati da Mary Shelley.
Il "mostro" (che ora ha assunto il nome di Deucalion) è ancora vivo, perchè il fulmine che gli ha dato la vita lo ha anche reso immortale. Ora ha un nome e dall'eremo tibetano dove si è rifugiato per sfuggire alla malvagità e all'intolleranza degli uomini, ritorna nel mondo degli  uomini per fermare la follia di colui che lo ha creato (resosi immortale grazie alle sue sperimentazioni e manipolazioni della fisiologia umana) e che sta sviluppando - con i moderni mezzi dell'ingegneria genetica e delle biotecnologie - il suo folle progetto di creare una nuova specie "evoluta" rispetto agli uomini. E prima di poter portare a compimento la propria missione, che è quella di muovere guerra a Viktor von Frankenstein ed annientarlo per il bene dell'Umanità, Deucalion dovra convincere della verità della sua storia i poliziotti che indagano su alcune barbare uccisioni che si ritengano compiute da un pericoloso serial killer.


Ovviamente, in questa storia così rivisitata, le citazioni da altri classici SF e horror, sono molteplici, partendo da "L'Isola del dottor Moreau" di H. G. Wells, per arrivare alle idee espresse dal romanzo di Finney, "Gli invasati", trasposto in film - come gli appassionati sanno bene - con il titolo "L'invasione degli Ultracorpi" (che ha visto successivi remake, a colori, ma assai meno efficaci del primo film).

E sta al lettore colto ritrovare queste diverse citazioni, assieme alle "contaminazioni" del filone narrativo principale con le tematiche relative ai "serial killer".
Si legge con interesse, a mio avviso.
L'unico difetto è che il primo romanzo della serie rimane del tutto incompiuto: i tre volumi avrebbero potuto essere agevolmente pubblicati in un unico volume, anche con grande beneficio della tasca dei lettori.

 

 

Seguono dello stesso autore, a completamento della saga, sempre per i tipi di Sperling&Kupfer, entrambi già pubblicati:

  • Frankenstein. La città dei dannati
  • Frankenstein. Le creature della notte


Con la saga di (Dal risguardo di copertina) Ogni città ha i suoi segreti. Ma nessuno terribile come questo.
Per le strade di New Orleans si aggira un uomo dalla forza sovrannaturale e dall'aspetto terrificante. Un essere dalle origini misteriose, che ha attraversato i secoli portando con sé un segreto peggiore della morte, e un odio ancora più profondo. Si chiama Deucalion e il suo arrivo in città coincide con quello di un pericoloso serial killer che uccide le sue vittime a sangue freddo e riduce i cadaveri in pezzi. I due detective incaricati di indagare sugli omicidi, la coraggiosa Carson O'Connor e il suo protettivo partner Michael Maddison, ben presto si rendono conto che dietro la scia di sangue non si nasconde un solo uomo, ma un'intera legione di assassini. Intanto, nell'elegante Garden District, un giovane e affascinante miliardario lavora instancabile a un progetto che nessuno conosce. È Victor Helios, leader affermato nel campo delle biotecnologie. Ne ha fatta, di strada, da quando, duecento anni prima, viveva in Europa e si chiamava Victor Frankenstein. Deucalion è stato il suo primo esperimento, un mostro odiato e temuto da tutti. Ora i ruoli si sono ribaltati. Non c'è più nulla di umano nello scienziato, e sarà proprio il mostro a salvare il mondo dall'avvento della Nuova Razza che Frankenstein sta progettando....
In corso di pubblicazione in 21 Paesi, "Frankenstein. L'immortale" è il primo capitolo di una serie già cult in tutto il mondo. Un romanzo inesorabile, che non lascia scampo.
 

 

 

(dalla 4^ di copertina) Un successo straordinario. Il dottor Victor Frankenstein è tornato. Per uccidere e per distruggere l'umanità. Il ritorno di un personaggio leggendario. Il primo capitolo di una serie cult in America. Il romanzo che ha conquistato oltre 10 milioni di lettori in tutto il mondo.

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17 agosto 2013 6 17 /08 /agosto /2013 19:08

Lo scaffale infinito. Un libro per celebrare i libri e gli uomini che, attraverso i secoli, sono stati "Fondare biblioteche - diceva Marguerite Yourcenar - è ancora un po' come costruire granai pubblici: ammassare riserve contro l'inverno dello spirito".
Da sempre, ogni biblioteca è un baluardo alla decadenza, un simbolo concreto con cui opporsi alla volgarità del presente. "Lo scaffale infinito. Storie di uomini pazzi per i libri" di Andrea Kerbaker (Ponte alle Grazie, 2013) è un racconto che si snoda su un arco di oltre sei secoli, tra collezionisti, volumi e biblioteche di tutto il mondo. È un viaggio che annulla i confini di tempo e spazio: dall'umanesimo toscano al mondo globalizzato del terzo millennio, attraverso l'Europa rinascimentale e la Russia degli zar, gli Stati Uniti dell'esplosiva crescita economica di fine Ottocento e la sciagurata parentesi nazista. Incontriamo figure immense della storia letteraria, come Francesco Petrarca, con la sua straordinaria collezione di manoscritti e l'amore smisurato per Virgilio; personaggi più oscuri ma non meno importanti, come Hernando Colon, figlio illegittimo di Cristoforo Colombo, e Monaldo Leopardi, padre non amato di Giacomo; potenti cardinali come Federigo Borromeo e Mazarino, industriali dalle ricchezze favolose e attori squattrinati, come i primi stampatori di Shakespeare, inconsapevoli dell'eredità che avrebbero lasciato al mondo. A chiudere il cerchio, vero e proprio nume tutelare dell'amore per i libri, Umberto Eco, emblema di eclettismo ed esempio concreto dell'utopica "biblioteca universale" o "di Babele" (cioè infinita) di cui favoleggiava Borges
(dal risguardo di copertina).



(Fonte: formiche. Analisi commenti scenari) Lo scaffale infinito. Un libro che celebra i libri (24.05.2013, di Francesca Scaringella)
Lo scaffale infinito. Un libro per celebrare i libri e gli uomini che, attraverso i secoli, sono stati Già dalla copertina la passione per il libro e in particolare per i libri antichi è un’impressione evidente. Lo scaffale infinito. Storie di uomini pazzi per i libri è infatti il volume scritto da Andrea Kerbaker per celebrare il valore non solo di questo oggetto, il libro, ma delle persone che hanno dedicato la loro vita ad esso e alla fondazione di biblioteche.Il testo è un viaggio nei libri e nella passione di chi li colleziona, oltre che nei luoghi che li ospitano. Non a caso si menziona la scrittrice Marguerite Yourcenar che sosteneva che fondare biblioteche equivale ad “ammassare riserve per l’inverno dello spirito”. Ed è questa la funzione del luogo dove custodire i libri, estraniarsi da tutto ciò che conduce l’uomo a una misera esistenza, per elevarlo dalla mediocrità e dal degrado.L’autore, pubblicato da Ponte alle Grazie, ha deciso di dare vita al suo viaggio fra i personaggi che nei secoli si sono dedicati alla raccolta di libri durante proprio una vacanza nella Terra del Fuoco.Come spiega nell’introduzione al volume, è nell’adolescenza che si segna un po’ il nostro cammino. Ed è durante il capodanno dello scorso anno che Kerbaker decide di ripercorrere “le pulsioni che si agitavano” nella sua mente in quell’età. E tra la Patagonia, Chatwin e la sua passione per i libri, ecco che nasce Lo scaffale infinito.Il personale percorso dell’autore inizia con Francesco Petrarca, narrando di Madame de Pompadour, Caterina II di Russia, Jorge Luis Borges e Umberto Eco, solo citandone alcuni. Venti capitoli di storia e curiosità. Arricchiti da un’ampia bibliografia divisa per argomenti.E nell’attraversare secoli ed epoche che hanno segnato il destino delle biblioteche nel mondo, non possono mancare anche aneddoti di Kerbaker stesso. Significativo il ricordo di un libraio di sua fiducia che scoprì solo dopo la morte improvvisa di un affezionato cliente che la moglie di quest’ultimo era ignara della grande passione del marito, perché tutti i suoi libri li custodiva in ufficio e non in casa, forse per il timore della consorte.E per parafrasare Borges che sosteneva che il Paradiso, secondo il suo modo di immaginarlo, assomigliasse a una biblioteca, una casa priva di libri, per tutti gli appassionati di lettura, potrebbe dirsi più vicina all’Inferno che non al Purgatorio.Andrea Kerbaker, Lo scaffale infinito. Storie di uomini pazzi per i libri Ponte alle Grazie, 2013, pp. 260 euro 16,80

http://www.formiche.net/2013/05/24/lo-scaffale-infinito/#.UglmTRSeZHA.facebook

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12 agosto 2013 1 12 /08 /agosto /2013 10:57

La Spiaggia delle Anime. Un mistery transgenerazionale e mediterraneo(Maurizio Crispi) La spiaggia delle anime è l'opera prima di Roberto Alba, pubblicata da Gremese Editore (2012) nella Collana Crimen che, tra i suoi primi titoli, annovera anche un romanzo di S. S. Van Dine e di Edgar Wallace.
In realtà, il romanzo di Roberto Alba non è un giallo strictu sensu, semmai è un Mistery, in cui la narrazione si dipana su tre diversi piani temporali (e generazionali), che in una prima edizione del volume con un titolo lievemente diverso e in formato e-book, "L'ultima spiaggia delle Anime" (Edizioni IoScrittore e finalista del premio letterario IoScrittore nel 2011) aveva ricevuto una diversa sottolineatura con l'utilizzo (suggestivo) di tre diversi caratteri e di tre diversi colori per ciascun carattere:  come viene scritto in una precedente recensione di Bruno Elpis, "'L’ultima spiaggia delle anime' è una storia condotta lungo tre epoche, con tre vicende interconnesse grazie alla penna di Roberto Alba che, in questo romanzo, scrive a tre colori (idealmente: la penna d’oca del 1938, la stilografica del 1978 e … la tastiera del PC del 2009)".

Non mi soffermerò sull'intreccio che è stato ampiamente raccontato in precedenti commenti, ma farò qui delle mie notazioni.
La lettura all'inizio richiede una certa attenzione, poichè inizialmente è fondata su frequenti cambi di piano temporale e di location.
Ovviamente il punto centrale della narrazione e il suo livello più importante sono i fatti del 1938, con la molteplicità dei personaggi implicati e la ricchezza dei riferimenti storici, nell'imminenza del Secondo Conflitto Mondiale.
Qui si incontrano in un felice connubbio il mistery dalle venature un po' spionistiche, la rievocazione di un'inquitante scenario storico e la ricerca dell'esotico che, in qualche modo, offre al lettore degli scenari avventurosi verniani (la scoperta di Lindos farebbe pensare proprio a "L'isola Misteriosa"), ma anche delle inquietanti (e perturbanti) aperture lovecraftiane, con un incursione su un possibile mondo di "grandi antichi".

Dal passato si genera - attraverso percorsi strani - il presente.
Il passato è causa in qualche modo del presente ed alimenta visioni in coloro che si trovavo a vivere in epoche successive e che sono, in qualche misura, collegati a quel passato.
E i personaggi dei due piani narrativi più recenti, rispettivamente collocati nel  1978 e nel 2009, sono in qualche modo condizionati da questo passato e si trovano a rivivere alcune esperienze similari che hanno come centro il Mare Egeo e Lindos, isola "magica" e misteriosa che rimarrà per sempre "non trovata".

In qualche misura, il romanzo suggestivo di Roberto Alba è una storia di destini transgenerazionali che si incrociano e si sovrappongono, per poi tornare a divergere.
Ed è anche chiaro che una catarsi dalle catene del passato che portano ad un'inesplicabile coazione a ripetere o ad essere inglobati forzosamente in una sequenza di eventi similari potrà avvenire soltanto acquisendo consapevolezza della natura e del dipanarsi degli eventi pregressi.
Solo allora, forse, le visioni che tormentano uno dei personaggi di terza generazione e che hanno tormentato quello di seconda generazione potranno finalmente sciogliersi ed inabissarsi per sempre, dentro un mare che conserverà immutato - tuttavia - tutto il suo mistero.
Il romanzo di Roberto Alba si legge con grandissimo interesse, anche se i piani temporali che si incrociano di continuo, all'inizio possono generare nel lettore qualche difficoltà, a cui tuttavia si può sopperire facilmente rivisitando i capitoli riguardanti quello specifico piano temporale, ma anche si apprezza per alcuni dei riferimenti colti che contiene.
Come ad esempio, il riferimento al lavoro della francese Anne Ancelin Schutzenberger, La sindrome degli antenati. Psicoterapia transgenerazionale e i legami nascosti nell'albero genealogico (pubblicato in Italia da Di Renzo, nel 2011) in cui l'autrice - con il supporto di evidenze cliniche sviluppate anche in altri importanti saggi -  elabora la convinzione che alcuni pazienti possano soffrire nel presente a causa di eventi avvenuti nel passato e coinvolgenti alcuni loro avi, teorizzando qui l'importanza di ricostruire per ciascun paziente un albero genealogico in chiave socio-psicologica, il cosiddetto "genosociogramma": solo la consapevolezza di ciò che si nasconde in un passato transgenerazionale potrà consentire una risoluzione clinica dei sintomi che si manifestano nel presente.
E, ovviamente, il riferimento - non meno importante - ma questa volta di tipo storico al profetico scritto- inchiesta di di Hubert Renfro Knickerbocker, giornalista USA insignito del premio Pulitzer, dal titolo "Ci sarà la guerra in Europa?", pubblicato nel 1934.

Terzo riferimento colto è quello al mito di Cynosura ed Elice che furono le nutrici di Zeus bambino, con il compito di nasconderlo e proteggerlo dall'ira del padre Crono.

A far da sfondo ci sono l'Egeo, Rodi e il Dodeccanneso, e, al centro di tutte le storie,  la misteriosa isola di Lindos, ma c'é anche la Sardegna visto che Valerio Casti, uno dei personaggi chiave della storia, (e l'autore dietro le quinte) è proprio originario della Sardegna, quella Sardegna misteriosa dei Nuraghi che, secondo alcuni potrebbe essere la misteriosa Atlantite, collocata al di là delle Colonne d'Ercole che, solo tardivamente, vennero collocate a Gibilterra, ma che per molto tempo corrispondevano piuttosto al Canale di Sicilia, nel suo punto più stretto tra Capo Bon in Tunisia e Capo Feto, nei pressi di Mazara del Vallo,
teoria corroborata dagli studi appassionati del giornalista Sergio Frau.
 

 

E, in questo, ovviamente, Roberto Alba rende un grande omaggio anche alla sua terra e alla sua propria insularità.

 

La Spiaggia delle Anime. Un mistery transgenerazionale e mediterraneo

 

 

(Dall'ultima di copertina) Tutto ha inizio durante l'afosa estate del 1938, in una stanza d'albergo del Dodecaneso, quando un alto ufficiale italiano viene ucciso e il suo assassino porta via una borsa contenente documenti importantissimi. Rivelazioni strategiche. Qualcosa che potrebbe influenzare persino le sorti dell'imminente conflitto bellico. Un gruppo di italiani in vacanza sull'Egeo si ritrova coinvolto, suo malgrado, nella sparizione della borsa e, a bordo di un bellissimo veliero, inizia una logorante guerra psicologica. Chi tra gli ospiti dell'imbarcazione è la spia che si è impadronita dei documenti? La navigazione diventa ben presto un incubo, tra sospetti reciproci e la minaccia di un complotto internazionale... 1978, siamo nello stesso incantevole scenario. Mentre naviga lungo le coste della favolosa Rodi, una coppia spera di risolvere i suoi problemi. I due si salvano da una sciagura e approdano su un'isola sconosciuta, che non risulta tracciata in nessuna carta nautica, ma la cui profanazione porta alla morte... Arriviamo, quindi, ai nostri giorni. Un giovane avvocato compie un viaggio nell'arcipelago greco per sfuggire alle allucinazioni che lo tormentano e che lo vedono protagonista di un oscuro passato a Rodi. All'uomo sembra di rivivere le stesse vicende che hanno insanguinato l'estate del 1938 e quella del 1978. Le sue "visioni" lo conducono a un'isola che custodisce un terribile segreto.
La Spiaggia delle Anime. Un mistery transgenerazionale e mediterraneoFinalista al torneo letterario IoScrittore, La Spiaggia delle anime è un esordio che lascia il segno. Un romanzo polifonico che porta il lettore in una Grecia arcana, attraverso tre vicende cronologicamente lontane ma unite da un filo comune, che solo nell'epilogo troveranno la loro imprevedibile ed affascinante spiegazione. Un'opera che rompe gli schemi canonici del giallo e vi unisce seducenti suggestioni misteriche, senza rinunciare agli ingredienti classici del genere.

 

 

Nota biografica su Roberto Alba. Roberto Alba, nato nel 1964, dirige un centro di formazione informatica a cagliari. Da sempre appassionato di scrittura, è stato finalista del torneo letterario IoScrittore 2011, promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol.
La Spiaggia delle anime è il suo primo romanzo.


 

 

Vedi anche la recensione su Dustyppagesinwonderland.

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11 agosto 2013 7 11 /08 /agosto /2013 11:44

In (Maurizio Crispi) James Ellroy è considerato il maestro del neo-noir americano degni anni Novanta. Ha scritto dei romanzi di grande respiro tutti ambientati a Los Angeles: tra questi la famosa "Tetralogia di Los Angeles", con ambientazione a Los Angeles al tempo del Maccarthismo, di cui i primi due L.A. Confidential e The Black Dahlia, sono stati entrambi ridotti per lo schermo (con un certo successo).
In questi romanzi, come nella serie successiva, ambientata invece negli anni Novanta - ma sempre a Los Angeles - e alla trilogia Underworld USA centrata sugli intrighi sotterranei al tempo dell'uccisione di J. F. Kennedy, Ellroy prospetta un mondo cupo e crepuscolare, in cui le differenze tra i corrotti,i corruttori, e quelli apparentemente "puri" si annullanno, in cui il mondo della Giustizia e della Legge e inquinato dal crimine e dalla corruzione, in cui ognuno - anche l'individuo apparentemente più illibato - ha almeno uno scheletro nell'armadio ed è, per questo motivo, ricattabile.
Il mondo di Ellroy è feroce e non offre remissioni o riscatti possibili: tutto é collegato alle sue personali ossessioni (la madre fu uccisa in circostanze misteriose, quando aveva meno di 10 anni, e l'assassino non venne mai identificato, mentre - successivamente - da giovane uomo visse allo sbando, quasi da barbone, arrvando all'ultimo stadio dell'alcoolismo e, tirandosene fuori, per avviare la carriera di scrittore, nella quale riversò con facilità e fluidità tutto ciò che aveva vissuto, visto, sperimentato sulla sua propria pelle, a partire da quell'omicidio rimasto irrisolto.E tutto questo è narrato nel suo libro autobiografico "I miei luoghi oscuri" la cui lettura ci fa meglio comprendere il personaggio, ma anche le sue tematiche.
In una posizione eminente nelle sue tematiche vi è appunto la perfidia e la malvagita della natura umana e la dominanza del dogma che nessuno - per quanto la "facciata" sia buona - è un puro. Siamo tutti contaminati, in misura diversa, dal Male.
In "Ricatto" (Einaudi, 2013) è Fred Otash, figura paradgimatica dei suoi primi romanzi losangelini, che ci parla vent'anni dopo dalla sua morte da un "Purgatorio" dove è stato relegato a scontare i suoi peccati e ci parla perchè, dal luogo dove si trova, ha accettato un'intervista da parte di James Ellroy, utiliristicamente sperando forse in uno sconto di pena o in un premio in denaro.

Fred Otash, poliziotto corrotto e poi investigatore privato, grande scopatore di attrici e attricette, ricattatore, artefice del grande successo di vendite della rivista scandalistica Confidential era già comparso nel sottofondo di L.A. Confindential e degli altri romanzi della tetralogia dedicata alla Los Angeles degli anni Cinquanta.
E di quella città e di Holywood, mecca del cinema e della corruzione, Fred Otash fu appunto il mestatore alla ricerca delle personali perversioni di ciascuno dei più o meno grandi attori e personaggi che la frequentavano o che vi arrivavano per farvi carriera, cercando di cavare ogni volta il suo personale guadagno, il suo vantaggio o il suo piacere, soddisfancendo anche il suo gusto per la perversione.
In questo breve scritto che si legge rapidamente (alcune ore bastano) c'è un po' - in sintesi - l'intera storia di Fred Otash che, ovviamente, adesso si trova in una sorta di purgatorio dantesco dove dovrà subire per contrappasso tutto ciò che gli altri hanno patito a causa sua.
 

 

(Dalla presentazione sul sito web della casa editrice Einaudi) Nessuno ha raccontato Los Angeles come James Ellroy. E nessuno ha conosciuto i segreti di Los Angeles, della sua gente, come Fred Otash. Poliziotto corrotto, investigatore privato, collaboratore della rivista scandalistica «Confidential», di cui fece la fortuna, negli anni Cinquanta.
Fred Otash, detto Freddy, era «lo scellerato che teneva in pugno Hollywood». Quello che aveva spiato nell’intimità di Liz Taylor, Ava Gardner, Marilyn Monroe, Lana Turner, giusto per dirne un paio. L’uomo che, quando non trovava segreti, non si limitava a inventarli: li creava.
A 20 anni dalla sua morte, Ellroy gli presta la voce e gli dedica questo libro: una «lettera d’amore» sboccata, brutale, divertentissima, a uno dei personaggi più controversi nella storia di L. A.
Artista dell’estorsione e del ricatto, qui è lui, per una volta, a esserne vittima: per andarsene dal Purgatorio, dove è confinato dal momento della morte, deve raccontare. Svelare i segreti che restano, dire della sua vita – e di quella degli altri - senza censure.
Un novella folgorante, in cui James Ellroy si reinventa «medium letterario» per accogliere le confessioni di un vecchio diavolo che ha messo a nudo le miserie nascoste dietro i lustrini degli abiti da sera, le luci di scena, i sorrisi delle foto in posa di un jet-set già sull’orlo del declino.


"I guardiani mi hanno restituito il corpo che avevo negli anni Cinquanta, una mossa machiavellica per la mia memoria. Vogliono preparare la mia prosa, modellare la mia morale. Mi hanno messo in contatto telepatico con uno scrittore terrestre di nome James Ellroy.
Questo Ellroy è una testa di cazzo. L’ho conosciuto nei miei ultimi mesi di vita. Mi è stata concessa una telepatia totale, quindi saprò tutto di quel coglione.
Si è appropriato della mia immagine per un personaggio del suo romanzo super pubblicizzato L.A. Confidential. Libro e film sono una cagata orrenda. Ho conosciuto Ellroy nell’estate del ’92. Voleva trasformare la storia della mia vita in una serie tivú di successo. Mi aveva pagato un bel po’ di soldi per il mio fascicolo dell’Fbi, ma ho tirato le cuoia prima che potesse fregarmelo. Non mi fido di quel figlio di puttana. I miei guardiani stanno preparando una chiamata telepatica Theatre - Los Angeles. [...]
Un bip nel cervello. Ellroy è nella mia testa. Un altro bip. Ora io sono nella sua.
È la mia storia, non la sua. Lui è qui solo per negare il mio nichilismo e nuotare nella mia narrazione.
Allora diamo inizio a questa marcia lungo il viale della memoria".

 

 

 Leggi le prime pagine


(Dal risguardo di copertina) Benvenuti nel mondo di Freddy Otash: ex sbirro della omicidi e rapine non proprio inappuntabile; investigatore privato che non si tira indietro davanti a nulla; informatore del tabloid scandalistico «Confidential»; re incontrastato del ricatto e dell'estorsione ai danni di produttori, divi, starlet e di chiunque conti qualcosa nella Mecca del cinema. Ormai anziano e male in arnese, decide di raccontare la sua vita a uno scrittore mezzo matto di nome James Ellroy; forse per salvarsi l'anima, piú probabilmente per intascare un po' di quattrini e sentire da lontano il profumo dei suoi giorni di gloria.
Un romanzo sardonico, brutale, divertentissimo, inarrestabile come un fiume in piena. Il mondo di Hollywood, con la sua parata di stelle, le piccole e grandi miserie dei divi, l'anima nera che traspare dietro lo splendore della celluloide: la città di Los Angeles, che Ellroy ha saputo raccontare come nessun altro, e alla quale è tornato.
"Ho trascorso vent’anni in questo buco infernale. Ora mi dicono che scrivendo le memorie delle mie disavventure potrei uscirne.
Tutte quelle scemenze religiose di cui mi prendevo gioco da ragazzo sono vere. C’è il paradiso per la brava gente, l’inferno per i bastardi bestiaaali, il purgatorio per quelli come me: caustici cavalieri, sicofanti sistemici che hanno causato catastrofi. Io ho riflettuto per due decenni sui miei peccati. Ho rivissuto il mio transito terreno in tutti i suoi distopici dettagli. I miei astuti guardiani attualmente mi ammaliano con un accordo: «Scrivi il tuo percorso perverso e potrai anche finire in paradiso con tutti gli onori. InsommIn a, è arrivato il momento di confessare".
 

 

 

Nota biografica sull'autore. James Ellroy è uno dei piú grandi autori di crime degli ultimi trent'anni e una delle voci piú originali e potenti della letteratura americana contemporanea. Tra le sue opere maggiori, la quadrilogia di Los Angeles (Dalia Nera, Il grande nulla, L.A. Confidential e White Jazz) e la trilogia «Underworld USA» (American Tabloid, Sei pezzi da mille, Il sangue è randagio), oltre al memoir I miei luoghi oscuri.
Nel 2013 Einaudi Stile Libero ha pubblicato Ricatto. Il prossimo romanzo di Ellroy, Perfidia, primo volume di una nuova trilogia ambientata in California negli anni di Pearl Harbour, sarà pubblicato da Einaudi Stile Libero nel 2014.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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