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10 marzo 2015 2 10 /03 /marzo /2015 08:15

Gli Anelli di Saturno di Winfried G. Sebald (Adelphi, 2010) è un libro che vale la pena leggere: uscito molti anni addietro per i tipi di Bompiani é stampa ristampato in anni recenti da Adelphi.
Come tutte le opere di Sebald è un libro sul camminare, ma é anche diario di viaggio, e quaderno di riflessioni, oltre che diario interiore.
George Sebald che, per vicissitudini di studio, si ritrovò a vivere per lunghi anni in Inghilterra, era anche un grandissimo camminatore solitario.
Tutti i suoi libri (che non sono catalogobili come romanzi, nemmeno "Austerlitz" che più si avvicina alla struttura narrativa del romanzo, sono in fondo un un ico lunghissimo monologo: in cui varian soltanto le descrizione di luoghi, cose, personaggi incontrati, elementi che non sono mai rappresentati in quanto tali, ma sostanzialmente presi e trattati come "oggetti psichici" e attinenti eventualmente ad uno scenario metafisico.
Non si può non amare le note di diario e di viaggio di Sebald, anche con quella loro atmosfera di solitudine e melancolica che del resto attiene alla dimensione del camminare in cui costantemente si si incontrano delle "cose" che poi si lasciano alle nostre spalle, costretti dunque a vivere costantamente il dolore della separazione e l'elaborazione del lutto in un continuum fluido.

Ultramaratone Maratone e Dintorni

Per leggere tutta la recensione, segui il link.

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9 marzo 2015 1 09 /03 /marzo /2015 10:08
Una campagna di scavo biblio-archeologica

Nei giorni appena trascorsi (si era nei primi giorni di marzo) ho trascorso molto tempo smuovendo dei libri da una posizione per collocarli in una differente location.

Un gran lavoro, che assume in sé importanti componenti fisiche per la necessità di movimentare masse di libri, ma é nello stesso tempo ricca di componenti emozionali ed intellettuali..

All'inizio, mi pareva di essere di fronte ad un muro compatto che mai avrei potuto scalfire (e non solo in metafora: quello che avevo davanti era un autentico muro di libro tutti intrecciati, embricati, incastrati uno nell'altro).

Poi, a poco a poco, sono riuscito a smantellarlo, pezzo dopo, mattone dopo mattone.

Un lavoro non semplice, poichè ogni tassello è in sé unico e va esaminato attentamente, prima di decidere della sua nuova collocazione: con quali altri "pezzi", dove.

E ci sono libri letti e libri non letti, ma - per alcuni versi - è come se anche quelli non letti fossero stati letti, tanto grande è la consuetudine di averli maneggiati e di tornare a maneggiarli adesso, quasi che il semplice contatto dei polpastrelli sul dorso e sulle copertine e sul taglio delle pagine di carta potesse travasare nelle mie terminazioni nervose, con impulsi elettrici o con la chimica di una meravigliosa osmosi il loro contenuto dentro di me.

Ogni singolo "pezzo" evoca un momento della mia vita passata, negli ultimi venti anni, mi indica entusiasmi e percorsi di lettura che si sono accesi per poi placarsi, improvvise divagazioni a macchia d'olio, incursioni nella produzione d'un singolo autore o in quella di autori collegati, quando ogni lettura apriva una cascata di interessi correlati che divampavano in progressione geometrica: e non sempre era possibile leggere proprio tutto, ma l'importante era acquisire, mettere agli atti e sapere di poter leggere un giorno, prima o poi, quando improvvisamente un'improvvisa urgenza mi portava a lanciarmi in una ricerca affannosa per ritrovare il pezzo perduto - quel pezzo in particolare - e potere finalmente procedere ad una lettura e ad una acquisizione di elementi conoscitivi, non per via esclusivamente contemplativa.

Grattando e grattando, giorno dopo giorno, come un novello abate Faria, intento a scavare il tunnel segreto che gli assicurerà la via della libertà dalle catene del cupo Chateau d'If, sono giunto agli strati più profondi di questa archeologia della memoria e, alla fine, il muro dei libri, è quasi del tutto scomparso, dissolto - all'infuori di frammenti e schegge dove prima si ergeva una muraglia possente - (ma ovviamente riallocato in modi più razionali altrove).E la stanza senza quella pazza architettura di libri sembra vuota e ho l'impressione che , se parlassi, la mia voce risunerebbe stentorea, non più attutita e assorbita dalle pareti di carta.

Sono un conservatore: nella mia vita procedo per successive concrezioni che accrescono lo spessore e le circovoluzioni del mio guscio, quasi fosse un mollusco che ingrandendosi ha bisogno di estendere via via la conchiglia attorno a sé, sicchè le spirali più piccole e più interne sono le più antiche - quelle della sua gioventù, mentre quelle più esterne sono quelle della sua maturità e della sua crescita adulta.

Per arrivare al nucleo più interno e profondo bisogna scavare e levare, come un bravo archeologo che, armato dei suoi strumenti, scende sempre più in profondità e va a ritroso nel tempo, prima utilizzando tecniche di scavo massiccie e, successivamente, entrando in una dimensione di lavoro sempre più raffinato con l'ausilio di dispositivi che si vanno miniaturizzando sempre di più, come piccoli pennelli, grattini, scovoli etc.

Ma non è un lavoro semplice: bisogna anche dire, che più si leva e più diventa facile levare.

Più si leva, più l'occhio può acquistare un'attitudine analitica e più facilmente si possono fare ricostruzioni e collegamenti per connettere i libri ripescati dal passato, secondo nuovi percorsi più funzionali.

E i primi passi sono sempre i più complicati e faticosi.

Ma se ci si tuffa coraggiosamente nella bisogna allora si comincia a poter navigare in quell'infinito mare di carta che ti si stende davanti.

E ci rende conto chei libri sono pur sempre una meravigliosa avventura.

Una campagna di scavo biblio-archeologicaUna campagna di scavo biblio-archeologica
Una campagna di scavo biblio-archeologica
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28 febbraio 2015 6 28 /02 /febbraio /2015 06:33

Bloodline. Un'indagine del Detective Inspector Tom Thorne, sulle tracce di un assassino seriale(Maurizio Crispi) Bloodline di Mark Billingham (Little,Brown, 2009), è uno dei romanzi della DI Thom Thorne Series (questo ancora non tradotto in italiano).

Come gli altri plot che vedono come protagonista il DI (Detective Inspector) Thom Thorne, anche questo è ambientato a Londra, con delle puntate nelle cittadine delle home counties ed è un classico giallo d’investigazione.

Si parte dall’indagine su di un caso di omicidio efferato, in cui la vittima (una donna) è stata ritrovata dal marito assassinata e, ad accrescere l'orrore, con la testa chiusa dentro un sacchetto di plastica trasparente.

Si scopre che circa 15 anni prima la madre della donna era stata assassinata da quello che poi era stato identificato come un serial killer, Raymond Garvey, arrestato dopo sette omicidi di donne e processato, alcuni anni prima morto nel carcere di sicurezza in cui scontava la sua pena nel corso d'un difficile intervento neurochirurgico per rimuovere un tumore cerebrale.

Tom Thorne e la sua squadra hanno appena cominciato a stabilire dei collegamenti, quando si verifica un secondo omicidio, doppio questa volta. Un fratello ed una sorella vengono trovati uccisi con analoghe modalità e, soprattutto, si rinviene nella mano di ciascuno un piccolo pezzo di plastica nera, analogo ad uno trovato nella mano della prima donna uccisa. Stesso modus operandi, stessi dettagli, dunque.

Si scopre che anche la madre dei due ragazzi uccisi faceva parte della serie di vittime di Raymond Garvey e si comincia a ritenere che un assassino senza volto, per qualche oscura ragione, stia uccidendo i figli delle donne del serial killer, creando una nuova scia di sangue.

Si offre agli investigatori un puzzle che deve essere sapientemente ricomposto, andando alla ricerca dei pezzi mancanti, in una corsa contro il tempo, per cercare di identificare gli altri discendenti delle vittime del serial killer del passato e per dare un volto e un’identità all’assassino di oggi.

Non si può dire di più della trama perché si corre il rischio di rovinare al lettore il piacere della scoperta.

I romanzi di Mark Billingham sono sempre ben costruiti: e questo non è da meno, con il suo intreccio incalzante e con un’attenzione nel costruire i personaggi e fornire anche uno sguardo all’intreccio delle loro vicende personali, rendendoli, in questo, più umani.

Tom Thorne strappa la simpatia dei lettori, perché è acuto nelle sue indagini, ma non onnisciente (può sempre commettere qualche errore di valutazione o sottostimare qualche dettaglio: ed è dunque fallibile) e perché vive una vita personale tormentosa, fatta di difficoltà comunicative con le persone che gli stanno attorno e con la sua compagna, anche nelle questioni più intime e personali: nel corso di questa indagine deve confrontarsi con la crisi striscante nel proprio rapporto di coppia, a causa dell'aborto a cui la compagna è andata incontr, proprio mentre si verifica il primo omicidio della serie.

E l’impegno senza orario nelle indagini, non lo aiuta: anche se può trovare, a volte, consigli e guida nei compagni e colleghi di lavoro (e qui vi è la celebrazione del valore dell'amicizia e della solidarietà).

Tom Thorne è un personaggio “imperfetto” che, proprio per questo, ottiene simpatia (ed empatia) dal lettore.

Ho comprato questo libro second hand (in ottime condizioni) nel Charity shop di Watney Street market (a due passi da casa), al prezzo modesto di una sterlina.

Ho cominciato a leggerlo, dopo alcuni mesi dall’acquisto, perché Gabriel - giocando - lo ha preso da un muchio e me lo ha portato, mentre disteso sul divano leggevo un altro libro.

Anziché rimetterlo al proprio posto, ho pensato: “Se me l’ha portato, ci sarà pure un motivo. E’ un segno che è venuto il tempo di leggerlo”.

E non mi sono pentito affatto di aver preso questa decisione.

La lettura è proceduta spedita e non vedevo l’ora di arrivare al culmine della vicenda e all’epicrisi finale.

 

(presentazione dell'edizione inglese)The past is coming  back to haunt the people of London: a murderer is targeting the children of victims of Raymond Garvey, an infamous serial killer from London's past.

When Murder Squad veteran Detective Tom Thorne, who solves the London Police Department's most difficult cases, is called into what seems like, for once, an ordinary domestic murder, he thinks he's caught a break. A woman has been murdered by someone she knows. A positive pregnancy test found on the floor beside her. Thorne plans to question the husband, arrest him and return home to deal with his own deteriorating personal life

But when a mysterious sliver of bloodstained X-ray that was found clutched in the victim's fist is replicated at other crime scenes around the city, Thorne realizes that this is not a simple case. As the bits of X-ray begin to come together to form a picture, it becomes clear that the killer knows his prey all too well and is moving through a list that was started long ago.

As Thorne attempts to protect those still alive, nothing and nobody are what they seem. Not Bloodline. Un'indagine del Detective Inspector Tom Thorne, sulle tracce di un assassino serialewhen Thorne is dealing with one of the most twisted killers he has ever hunted.

 

 

L’autore. Mark Billingham (Birmingham, 2 luglio 1961) è  uno scrittore inglese, conosciuto principalmente per i suoi romanzi polizieschi.

Si laurea in recitazione e, poco dopo, mette su una piccola compagnia teatrale. Più tardi diventa autore televisivo e comico.

È stato il primo umano a comparire su Spitting Image; inoltre, compariva regolarmente nello show radiofonico The Mary Whitehouse Experience, prima di trasferirsi alla televisione, ed apparve anche nella parte di Gary nella popolare serie TV per bambini Maid Marian and Her Merry Men.

Pubblica il suo primo romanzo, Sleepyhead, nel 2001. In tutti i suoi romanzi, eccetto In the Dark, appare il detective Tom Thorne, tanto che si parla di The DI Tom Thorne Series.
Non tutti i suoi romanzi sono stati tradotti in lingua italiana.

 

 

Nella foto in basso (di Tim Duncan): Mark Billingham, at "Bloody Scotland" Crime Writing Festival, Stirling 2013

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27 febbraio 2015 5 27 /02 /febbraio /2015 07:53

La difficile disintossicazione di Gianluca Arkanoid. Il potere dei videogiochi e l'erosionedel rapporto con la Realtà(Maurizio Crispi) Il libro di Simone Laudiero, La difficile disntossicazione di Gianluca Arkanoid  (Fazi Editore, Lain, 2008), sua opera prima è  assolutamente da leggere, perché ci parla d'una realtà che è quella delle "addiction" da videogiochi e, per estensione, ci porta a fare delle riflessioni su quanto profondamente i "mondi" virtuali siano penetrati nelle nostre vite, soffocandole ed alterandole.

La storia è semplice. Il protagonista e voce narrante Gianluca Arkanoid (nomignolo questo che gli viene da un personaggio di un videogioco degli esordi della sua carriera di giocatore) dopo una notte di eccessi passata davanti alla (Play)Station cercando di progredire in un gioco, di recente acquistato, decide di darci un taglio. Si sveglia il giorno dopo in uno stato semi-confusionale, per scoprire che la Station non c'è più.

Dov'è? Scopre che lui stesso (senza peraltro ricordarlo) l'ha chiusa dentro una valigia che ora, sigillata da giri di nastro adesivo, se ne sta sulla cima dell'armadio. Comprende che in un impeto irrazionale ha deciso che deve liberarsi di una cosa che stava diventando sempre più dominante nella sua vita, al punto da fargli trascurare, se non dimenticare,i suoi obblighi quotidiani. Accetta quanto ha deciso e si  libera anche della  memory card che contiene i dati sui progressi che ha fatto in quel particolare gioco e di tutte le altre partite giocate alla Station, alla sua ragazza, con le istruzioni di non ridargliela indietro, anche se la dovesse richiedere.

Comincia così il percorso di Gianluca Arkanoid, percorso in cui, come capita con gli Alcoolisti in disintossicazione  ogni giorno senza station - cioè da sobrio - è una conquista (secondo la filosofia degli AA, applicabile anche ad addiction di tipo diverso).

Ed intanto prova a vivere una vita diversa in cui non c'è la Station ma ci sono cose differenti, cose  collegate con la realtà e la vita quotidiana. Lavora ad un lavoro di traduzione dall'inglese di un romanzetto per adolescenti, va a correre, si vede con la fidanzata Giorgia che però lo tratta con sufficienza senza dare importanza al suo progetto, semmai deridendolo. Incontra una nuova ragazza, Sara. E, fino ad un certo punto, nei momenti di crisi segue i consigli di un improbabile mentore, "il Camerlengo", ex addicted della playstation ed ora guru di quelli che vogliono smettere con i suoi sfingei ed oracolari consigli, come quello per cui ora che non c'è la station non deve risparmiarsi niente della vita e che il piatto che si deve servirsi deve essere ricco di sapori e di ingredienti.

L'obiettivo di Gianluca è quello di arrivare a 40 giorni di astensione (e poi si vedrà). E, al riguardo è in corso una scommessa con i suoi amici di videogiochi: in questi  quaranta  giorni c'è il simbolismo della quaresima, con i suoi quaranta giorni di digiuno, al termine dei quali avrà luogo una resurrezione o, comunque, una rinascita ad una nuova vita.

Ma c'è un problema, tuttavia: la Station comincia a comparire nei sogni di Gianluca e a parlargli come una fidanzata gelosa e possessiva.

E, inoltre, c'è il fatto non meno importante che,  rinunciando alla Station, Gianluca si è dovuto - per necessità di cose - distanziare da tutti i suoi amici tutti cultori dei videogiochi, scardinando abitudini e schemi di vita profondamente radicati.

Troppo facile immaginare che egli, alla fine, ce la faccia davvero: la sua mente, infatti, è rimasta dentro i videogiochi.

E il periodo di Quaresima, che dovrebbe portare ad una riuscita, è fallimentare: il "digiuno" viene interrotto da Gianluca Arkanoid, prima di raggiungere il traguardo fissato, anche se proprio ad un pelo da esso.

E la caduta è ancora più devastante.

 

Nella ricaduta abbandona più radicalmente i pezzi di vita reale che aveva cercato di rimettere assieme, faticosamente.

E si immerge totalmente nella realtà virtuale del videogioco.

Ma gli equilibri sono ristabiliti. E per Gianluca Arkanoid è l'estasi.

Il problema principale con i videogiochi, specie quelli di ultima generazioni che hnno grafiche sofistificate e si svolgono in sogggettiva è che chi li fa entra in un mondo e, all'interno di questo mondo, apprende e costruisce le sue esperienze.

E la sua mente comincia a funzionare secondo le regole di quel mondo.

Poi, con l'inizio di un nuovo gioco, si apre la strada per l'esplorazione di un nuovo mondo, sicchè nella mente del giocatore si creano le stratificazioni di molti mondi differenti e di molte esperienze compiute, di avventure e di cose fatte, meravigliose e straordinarie, ma è tutto virtuale: di nulla c'è un effettivo riscontro nella realtà.

Ma tutto ciò è davvero impareggiabile e difficilmente può essere battuto dalla limitatezza delle esperienze reali.

Ecco il pericolo ed il rischio insiti nelle esperienze dei videogiochi: quello di finire intrappolati all'interno di labirinti che finiscono con l'essere la realtà principale, mentre il giocatore finisce con il perdere se stesso, come persona reale e con possibilità di esperienze limitate e finite.

Allargando un po' il campo di osservazione, quanto descritto da Simone Laudiero nel rapporto tra la Station e il giocatore, si può applicare nel modo in cui alcuni (molti per la verità) interagiscono con Facebook ed altri social network.

Diciamo pure che la tendenza è quella di rimanervi imprigionati, nel senso che attraverso i social network si costruisce una propria identità non sovrapponibile a quella reale (o se ne costruiscono molte, utilizzando profili diversi, con nomi diversi) con bacini di contatti, seguaci, follower diversi. E si prende a considerare il mondo dei social network pari, se non superiore a quello reale.

Nell'ambiente di facebook e delle reti sociali in generale, tutto avviene attraverso le diverse opzioni disponibili, dove tutto è disponibile al fine di costruire la propria personale vetrina. Si investe nei social network il proprio patrimonio di energie e di risorse di tempo, rinunciando a vivere nella realtà, erodendo i tempi da dedicare ad altre attività che servono allo psicosoma (le relazioni sociali, i divertimenti, gli svaghi, le letture, gli hobby).

La mente comincia a funzionare in modo monotematico: guardando a tutto con gli occhiali della rete sociale e cominciando a guardare alle cose non come cose in sé (che appartengono alla nostra esperienza) ma come a cose che si possono "calare" in una rete sociale o nell'altra.

Diverse sono le declinazioni possibili di ciò, ovviamente: come ad esempio, l'annotazione ossessiva di qualsiasi cosa ci capiti come "aggiornamento di status" (cosa ho mangiato, cosa ho fatto, cosa ho pensato, sentito, come ho cacato, se ho fatto una scorreggia) oppure nell'opinionismo sfrenato ed efferato (attraverso gli altri strumenti disponibili), postando foto e video in tempo reale, creando eventi, facendo e ricevendo gli auguri per l'onomastico e il compleanno etc. etc..

Le esperienze vissute sono immediatamente riversate nel social network e poi dimenticate, come se fossero una sorta di vomito psichico, espressione di una difficoltà ad assimilare qualsiasi forma di cibo, passando da elementi mentali incoerenti ad un pensiero in senso stretto (che per essere costruito ha bisogno di un tempo di ritenzione ed elaborazione).

E, se si è dominati da questa o quella rete sociale, nella vita reale, se ci si incontra, di cosa si parla? Di ciò che si è fatto sulle reti sociali, dei contenuti che si sono postati, di chi si è taggato o di come si è stati taggati, dei contenuti che si sono condivisi, dei propri contatti ed altro.

Seduti al bar a bere un caffé o a prendere un aperitivo  sono questi i frammenti di conversazione che si sentono sorgere dagli altri tavoli e diffondersi attorno, come una nebbia soffocante e mortifera.

Questo è il punto di contatto con i fruitori dei videogiochi e della Station in particolare, come viene descritto con tanta efficacia da Simone Laudiero attraverso il suo personaggio Gianluca Arkanoid: tra coscritti e coatti si parla di questo quasi esclusivamente, di ciò che é oggetto delle proprie prevalenti e dominanti esperienze. 

Del resto non può che essere così, visto che una parte rilevante del tempo da svegli è dedicato a stare dentro la realtà virtuale di un videogioco o in quella fittizia di una rete sociale.

Eppure Laudiero, nello stesso tempo, vuole mostrare nel suo romanzo che quella con cui ci si confronta è un'esperienza di vita , con caratteristiche di onnipotenza, se vogliamo: ma che è sicuramente un nuovo modo di vivere (che, tuttavia, ci avverte, potrebbe portare all'estinzione del genere umano).

 

 

(dal risguardo di copertina) È notte. Gianluca torna a casa dopo esser stato fuori con gli amici. Gioca con la Play-Station fino all'alba, poi improvvisamente la spegne, stacca tutti i cavi e la chiude in una valigia. Per rifarsi una vita. Incomincia "la difficile disintossicazione", il diario di un venticinquenne che per quaranta giorni si tiene lontano dalla Play-Station, fino alla resa dei conti finale. Sullo sfondo della Napoli di oggi, Gianluca si riappropria del suo tempo, della sua ragazza, del suo lavoro di traduttore di romanzi per ragazzi.

Eppure il ritorno alla normalità non va come sperava. Incontra un'altra ragazza, e la sua vita sentimentale si fa complicata. La sua PlayStation gli appare in sogno per fargli scenate di gelosia: e chi ne ha più diritto di lSimone-Laudiero.jpgei, che se ne sta chiusa in una valigia? Gianluca tiene duro, e prova a fare tutto quello che farebbe un normale ragazzo napoletano. La difficile disintossicazione di Gianluca Arkanoid. Il potere dei videogiochi e l'erosionedel rapporto con la RealtàEppure, nello sforzo, Arkanoid è costretto a guardarsi dentro, e ripercorrendo la sua infanzia e la sua gioventù scopre il valore che i videogiochi hanno avuto nella sua formazione. E si trova di fronte al paradosso: come troverà la forza di riuscire a disintossicarsi, se i videogiochi stessi gli hanno insegnato a lottare per quello che vuole? La difficile disintossicazione di Gianluca Arkanoid é una riflessione sul potere dell'immaginazione e sull'educazione "mediatica" delle nuove generazioni. Le nostre esperienze, pur dentro uno schermo, sono sempre le nostre esperienze, quelle che ci aiuteranno a vivere.

 

L'autore. Simone Laudiero é nato a Milano (ma per sbaglio) nel 1979.  Napoletano di famiglia napoletana, masterista alla Scuola Holden, ha studiato a Bologna e a Torino, lavora a Milano e vive a Roma (ed è scomodo come sembra). Dal 2006 fa l'autore comico: portano la sua firma Camera Café, Kubrick e altri programmi. Nel 2011 ha co-fondato La Buoncostume, un gruppo di autori televisivi e web. Una volta Celentano gli ha detto «Sei forte». "La difficile disintossicazione di Gianluca Arkanoid" (2008) è il suo primo romanzo. "Si lasciano tutti" è uscito nel 2014.

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22 febbraio 2015 7 22 /02 /febbraio /2015 08:12

The Dark Man. Un poema di Stephen King, illustrato da Glenn Chadbourne

 

Dark Man (Cemetery Dance Publications, Baltimore, 2013) è un poema di Stephen King, scritto ai primordi della sua carriera letteraria (quando era ancora uno studente di college), nel quale si adombrano le caratteristiche centrali del prototipo dei personaggi "oscuri" kinghiani che troveranno piena espressione in Randall Flagg, personificazione del Male assoluto in "L'ombra dello Scorpione". 

 

A Dark Man

i have stridden the fuming way
of sun-hammered tracks and
smashed cinders;
i have ridden rails
and burned sterno in the gantry silence of hobo jungles:
i am a dark man.

 

i have ridden rails
and passed the smuggery
of desperate houses with counterfeit chimnesys
and heard from the outside
the inside clink of cocktail ice
while closed doors broke the world -
and over it all a savage sickle moon
that bummed my eyes with bones of light.

i have slept in glaring swamps
where musk-reek rose
to mix the sex smell of rotting cypress stumps
where witch fire clung in sunken
psycho spheres of baptism -
and heard the suck of shadows
where a gutted columned house
leeched with vines
speaks to an overhung mushroom sky

i have fed dimes the cold machines
in an all night filling stations
while traffic in a mad and flowing flame
streaked red in six lanes of darkness,
and breathed the cleaver hitchhike wind
and saw shadowed faces made complacent
with heaters behind safety glass
faces that rose like complacent moons

in riven monster orbits.

And in a sudden jugular flash
cold as the center of a sun
i forced a girl in a field of wheat
and left her sprawled with the virgin bread
a savage sacrifice
and a sign to those who creep in
fixed ways:
i am a dark man...


"Randall Flagg came to me when I wrote a poem called 'The Dark Man' when I was a junior or senior in college. - così ebbe a scrivere King - It came to me out of nowhere, this guy in cowboy boots who moved around on the roads, mostly hitchhiking at night, always wore jeans and a denim jacket. I wrote the poem in the college restaurant on the back of a placemat, but that guy never left my mind." (Stephen King)

 

Il tema di "The Dark man", che sarà poi sviluppato pienamente con Randall Flagg (e con altri personaggi kinghiani), è quello di un uomo solitario che vaga come un hobo per le vie d'America e(e del mondo), portando con sé il Male, assorbendolo ed amplificandolo, trasformando tutto ciò che sfiora in un "luogo oscuro", denso di ombre perturbanti e di ominosi presagi.
Epigrafe al testo poetico illustrato è la frase "...let's go then, you and I..." (T. S. Eliot).Ma il piccolo - prezioso - volume, mai uscito in Italia, ha la caratteristica di riportare il poema di King, in oltre settanta pagine con la ricca grafica di Glenn Chadbourne che, in pratica, ha realizzato una tavola per ogni singolo verso del poema.

Alcune delle illustrazioni sono dense di suggestioni e procurano nel lettore un effetto perturbante.
A conclusione della serie di splendidi disegni che danno forma a ciascun verso del poema due tavole portano, in stile conforme a tutto il resto, il ritratto di Stephen King e l'autoritratto dell'illustratore stesso.
Mi sono imbattuto in questo volumetto, facendo una ricerca su Amazon.UK, alla ricerca di piccole gemme di Stephen King inedite in Italia.
E mi sono imbattuto in questa unica edizione del 2013, di cui 5000 copie uscite dalla stampa furono prodotte per i collezionisti e/o bibliofili, con una speciale numerazione e in una veste editoriale arricchita.
Ma anche così, senza appartenere al novero della tiratura speciale con numerazione, il volumetto - così come mi è stato consegnato da Amazon - è adatto a soddisfare i desideri del più esigente bibliofilo kinghiano.

 

(Dalla presentazione del volume su Wikipedia) The Dark Man: An Illustrated Poem by Stephen King. Stephen King first wrote about the Dark Man in college after he envisioned a faceless man in cowboy boots and jeans and a denim jacket forever walking the roads. Later this dark man would come to be known around the world as one of King's greatest villains, Randall Flagg, but at the time King only had simple questions on his mind: where was this man going? What had he seen and done? What terrible things...?
More than forty years after Stephen King first wrote his breathtaking poem "The Dark Man," Glenn Chadbourne set out to answer those questions in this World's First Edition hardcover featuring more than 70 full-page illustrations from the talented artist behind The Secretary of Dreams.
This Cemetery Dance Publications hardcover is a true marriage of words and art, with Chadbourne pulling the images from King's imagination and illustrating them in magnificent detail. You'll discover hidden layers and mysterious secrets for years to come as you return to these stunning pages.
So who is the Dark Man and why is he traveling the country? The answers are terrifying...

 

 

The Dark Man. Un poema di Stephen King, illustrato da Glenn Chadbourne

 

Vedi anche il seguente link che conduce al sito ufficiale di Stephen King, dove si parla del volume e dove è possibile ammirare alcune delle pagine illustrate della specialissima edizione.

 

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16 febbraio 2015 1 16 /02 /febbraio /2015 18:49

The Strange Library. Un surreale racconto crudele sulla solitudine e sul bisogno epistemofilico(Maurizio Crispi) The Strange Library (Harvill Secker, London, 2014, first published 2008) è il più recente libro scritto da Haruki Murakami, breve, incisivo, fiabesco, surreale, come lo è "Sonno" che lo ha seguito in lingua originale ma lo ha preceduto nella traduzione italiana.
Strange Library non è ancora stato pubblicato in traduzione italiana, ma io e Maureen il volume lo abbiamo acquistato in Italia alla libreria Feltrinelli di Palermo, dove si trova sempre qualcosa di interessante, se ci si accontenta di ritrovamenti casuali: attratti prima ancora che dal contenuto dall'insolita veste grafica e, ovviamente, dal nome dell'autore che entriambi amiamo.
Maureen mi ha preceduto nella lettura di questo piccolo romanzo, ed é quindi stato il mio turno.
A parte l'interesse della storia che comunque rientra nel filone scaturente dal sogno di Haruki Murakami di essere come un bambino confinato nel fondo di un pozzo (come racconta egli stesso in una recente intervista), il piacere della lettura deriva dal fatto che questa è una nuova edizione "illustrata", con le pagine interamente decorate con vecchie figure, con sfondi fantasia presi dalle carte di rilegatoria che un tempo venivano usate per i risguardi di copertina,e con un cambio continuo e rutilante di cromatismi, d dimensione dei caratteri e di impostazione grafica dell'intera pagina. 26 brevi capitoli ed un epilogo "dark" che si potrebbero leggere velocissimi e che  tuttavia si centellinano per il piacere di godere delle illustrazioni e delle decorazioni che rendeno splendida ogni singola pagina (le pagine singole o ancora di più ciascuna coppia di pagina, oltre che lette nell'usuale modo, vanno guardate globalmente, facendo attenzione alla loro gestalt).
La storia parla, in sostanza, della curiosità e dei suoi effetti e di come alla ricerca di libri che trattano di argomenti inusuali ci si possa perdere in un labirinto e venirne imprigionati. Una versione in chiave perturbante della "Biblioteca di Babele" borgesiana, ma anche una metafora di quanto la lettura - non controbilanciata da altro - ci possa condurre nel fondo di un pozzo, dal quale a stento si possa vedere uno spicchio di cielo.

Pochi ed essenziali personaggi interagiscono tra loro: il bambino lettore, il bibliotecario sornione che da impiegato solerte si trasforma in sadico carceriere, l'Uomo Pecora (che riprende in icona il personaggio chiave di uno dei primi romanzi di Murakami), una Madre lontana ed incurante, la ragazza muta, ed una serie di altri esseri che compaiono ad intimidire e a perturbare oppure a svolgere una funzione salvifica, come il feroce cane alsaziano oppure lo storno (starling) che si presentano in opposizione e con funzioni complementari.
La storia è un viaggio attraverso la solitudine verso una solitudine ancora maggiore, come del resto accade nella vita.

E c'è anche l'idea che i sogni possano lasciare delle tracce perturbanti nella realtà del mondo da svegli.
Qualcuno, discutendo del libro in altre sedi, si è lamentato del fatto che The Strange Library sembra piuttosto un "libro per bambini", con il piglio di chi quasi si sente offeso. Ma la grandezza di un autore (che non sia un semplice confezionatore di astuti bestseller) si misura in realtà nella sua capacità di essere libero dagli schemi precostituiti e dalle attese dei lettori che vorrebbero sempre vederlo riproporre gli stessi temi e con lo stesso stile.
Si può fare grande letteratura anche con un libro che sembra per ragazzi (senza in realtà esserlo): quando un scrittore attraverso le sue vicissitudini letterarie riesce a toccare il nucleo essenziale delle cose e a dirlo con poche parole semplici, ma combinate tra loro a formare delle intersezioni complesse.

 

 

A lonely boy, a mysterious girl, and a tormented sheep man plot their escape from the nightmarish library of internationally acclaimed, best-selling Haruki Murakami's wild imagination.
On his way home from school, the young narrator of The Strange Library finds himself wondering how taxes were collected in the Ottoman Empire. He pops into the local library to see if it has a book on the subject. This is his first mistake.
Led to a special 'reading room' in a maze under the library by a strange old man, he finds himself imprisoned with only a sheep man, who makes excellent donuts, and a girl, who can talk with her hands, for company. His mother will be worrying why he hasn't returned in time for dinner and the old man seems to have an appetite for eating small boy's brains. How will he escape?
'All I did was go to the library to borrow some books'.


Haruki Murakami: 'I'm an outcast of the Japanese literary world'. 'Strange things happen in this world", Haruki Murakami says. "You don't know why, but they happen". It could be a guiding motto for all of his fiction, but he is talking specifically about a minor character in his new novel, Colorless Tsukuru Tazaki and His Years of Pilgrimage. The character is a jazz pianist who seems to have made a pact with death, and is able to see people's auras.
The Strange Library. Un surreale racconto crudele sulla solitudine e sul bisogno epistemofilico"Why that pianist can see the colours of people, I don't know," Murakami muses. "It just happens." Novels in general, he thinks, benefit from a certain mystery. "If the very important secret is not solved, then readers will be frustrated. That is not what I want. But if a certain kind of secret stays secret, it's a very sound curiosity. I think readers need it."
The world's most popular cult novelist is sipping coffee in the sunny library of an Edinburgh hotel, which – perhaps disappointingly for admirers of his more fantastical yarns – is not reached through a labyrinthine network of subterranean tunnels. Murakami is relaxed and affable, rather than forbiddingly gnomic. "I'm not mysterious!" he says, laughing."In the first place I had the intention to write a short story," Murakami says. "I just wanted to describe that guy, 36 years old, very solitary … I wanted to describe his life. So his secret was not to be dissolved; the mystery was going to stay a mystery."

Ed ecco un'altra intervsta, pubblicata da The Guardian, da leggere seguendo il link. Haruki Murakami: 'My lifetime dream is to be sitting at the bottom of a well'

 

 

 

 


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12 febbraio 2015 4 12 /02 /febbraio /2015 05:59

The Wolf in Winter. Un'indagine di Charlie Parker, investigatore dell'occulto, ancora inedita in traduzione italiana(Maurizio Crispi) Charlie Parker, ex detective della Polizia di New York, è il personaggio creato dalla fertile penna di John Connolly, scrittore Irlandese che tuttavia ambienta le sue storie nel Maine, tanto caro a Stephen King.
Charlie Parker, dopo il congedo dalla Polizia di New York, è diventato un'investigatore privato, ma le sue indagini finiscono con il prendere sempre una piega insolita, tanto che lo si potrebbe definire piuttosto un investigatore dell'occulto, trovandosi, non per scelta ma per vicisssitudini di vita, a cavallo tra due mondi diversi, quello della realtà ordinaria e quello dei morti e delle forze oscure.

E' protagonista di ben 11 storie che ormai si articolano tra loro in una vera e propria saga e, leggendo i romanzi nell'ordine in cui sono stati concepiti, si può dispiegare davaanti agli occhi del lettore la complessità della vicenda e i diversi piani in cui essa si muove.
Purtroppo la casa editrice italiano ha trascurato di tradurne alcuni dei capitoli, motivo per cui bisogna sopperire ai vuoit lasciati da questa trascurattezza leggendo le opere ancora mancanti in lingua originale.
In questo "The Wolf in Winter", uno degli ultimi capitoli della saga, la necessità di fare luce sulla scomparsa di una ragazza e di indagare sulla misteriosa morte del padre, un homeless, considerato suicida, ma forse "suicidato", porta Charlie Parker nella cittadina di Prosperous (non esistente), i cui abitanti sono i discendenti di una setta eretica ("The family of Love", questa esistente e documentabile, a detta dell'autore che cita, al riguardo, delle fonti storiografiche sulle persecuzioni religiose in Inghiltera), emigrata dall'Inghilterra per sfuggire alle èersecuzioni religiose.
E, tutto ruota attorno ad una piccola chiesa in pietra che i primi coloni avevano portato con sé dalla Terra nativa e che avevano rimontato pezzo per pezzo nella loro nuova patria.
La città di Prosperous è governata da un gruppo di anziani detti "the Selectmen", che prendono decisioni e fanno scelte sempre per il bene della cittàe dei suoi abitanti.
Solo che spesso si tratta di scelte "oscure", collegate con antichi culti ancestrali, precedenti all'arrivo del Cristianesimo, come denunciani i bassorilievi che decorano la pietra dell'antica chiesa e che fanno riferimento ad un'entità antica che è in quelache modo collegabile con "The Green Man".
Da un certo punto di vista, la cittadina di Prosperous presenta qualche affinità con le cittadine "maledette" care a Lovecraft che conservano nei loro annali orridi segreti e connessioni con i "Grandi antichi".

L'arrivo di Charlie Parker crea, ovviamente, dei problemi e genera ben più di un allarme, tanto da suggerire il ricorso a misure estreme (che si riveleranno dissennate); e attorno a lui cominciano a muoversi fronti diversi delle forze oscure che sono in gioco: ed é questa una caratteristiche delle storie di Connollly che cominciano come "normali" vicende di detection e che si evolvono verso vicende paranormali ed occulte in cui coloro che muovono le fila sono personaggi in connessione con forze oscure ed emissari del male.Charlie Parker a olte non è contrastato da loro, ma favorito, in quanto viene ad essere in un certo senso una loro "longa manus".
Questa particolarità di Charlie Parker di essere a cavallo tra due mondi diversi deriva dall'essere sopravvissuto all'atroce morte della moglie e della figlia per mano di un efferato serial killer e dal fatto che, da allora, egli è in contatto con i suoi morti che - in qualche misura - lo proteggono e verso cui la nostalgia lo spinge in continuazione.
In The Wolf in Winter, come sempre, i suoi aiutanti sono lacoppia costiutita da Angel e Louis, eccentrici personaggi e anche loro ambigui, a cavallo tra mondi diversi. Laddove Charlie Parker é impossilibitato o temporaneamente fuori combattimento ci pensano loro.
Al termine dell'edizione in lingua originale che ho letto (Hodder&Stoughton, 2015) si può consultare un'illuminante cronologia dei diversi capitoli della saga di Charlie Parker.

 

 

(Dalla quarta di copertina) The community of Prosperous, Maine has always thrived when others have suffered. Its inhabitants are wealthy, its children's future secure. It shuns outsiders. It guards its own. And at the heart of Prosperous lie the ruins of an ancient church, transported stone by stone from England centuries earlier by the founders of the town. But the death of a homeless man and the disappearance of his daughter draw the haunted, lethal private investigator Charlie Parker to Prosperous. Parker isa dangerous man, driven by compassion, by rage, and by the desire for vengeance. In him Prosperous and its protectors sene a threat graver than any they have faced in their long history. And in the comfortable, sheltered inhabitants of a small Maine town, Parker will encounter his most vicious opponents yet.

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29 gennaio 2015 4 29 /01 /gennaio /2015 06:48

Una donna non dimentica mai. Un giallo ben confezionato che va letto come una tela impressionista(Maurizio Crispi) Il romanzo di Jerker Eriksson e Hakan Axlander Sundquist, Una donna non dimentica mai (titolo originale: Hungerelden, Corbaccio, 2012), si inserisce nel filone dei "giallisti" scandinavi, a sentire i quali questi paesi, specialmente la Svezia, sarebbero infiocchettati da un fiorire di turpi delitti, di trame corrotte, di gusti porno-pedofili rigogliosi e frequentati da torme di serial killer.
Se i romanzi si ispirano alla vita reale o la copiano, l'idea che ci si fa dei paesi scandinavi leggendo questi intrecci non è per certo una delle più confortanti..
Come occhiello al titolo, sia nella sovraccoperta, sia nel fronte della copertina cartonata, si trova scritto, a ribadire ulteriomente la lapidaria affermazione che costituisce il titolo: "Il tempo non ha cancellato il ricordo. Il male che ti hanno fatto é cresciuto e brucia dentro di te": dunque viene suggerito sin dalle soglie del testo che si avrà a che fare con qualcosa che merge da un lontano passato.

Il romanzo si fa leggere, questo è il suo pregio, indubbiamente, con i suoi capitoli brevi e scattanti e con un'azione spesso stringente, sia per quanto riguardo l'evolversi dell'indagine poliziesco, sia per quanto concerne il moltiplicarsi di efferati crimini.
Sotto questo profilo i due autori hanno indubbiamente centrato l'obiettivo.
Si va avanti, cercando di capire cosa sta accadendo nel presente e nello stesso tempo cosa sia accaduto in passato e a chi.
Si comprende che c'è una trama la quale, fortemente radicata in un passato lontano, protende le sue ramificazioni nel presente e le infetta.
Le indagini del commissario Jeannette Kihlberg cominciano a fare luce su queste connessioni, mentre nuovi ed atroci delitti vengono compiuti, avvalendosi dei consigli della psicologa Sofia Zetterlund, esperta in criminal profiling, lottando nello stesso tempo con i suoi superiori e con l'ufficio della Procura che tentano di indurla a lasciare che tutto si insabbi e si esaurisca in un nulla di fatto.
Ma Jeannette, pur assillata dalle vaghe minacce, da tentativi di dissuasione (entrambi messi in atto dai suoi suoeriori) e da problemi familiari che intaccano la sua lucidità, va avanti, scoprendo una trama di conoscenze e di relazioni pre-esistenti tra tutti i personaggi implicati
Tuttavia, a fine lettura, rimane un vago senso di insoddisfazione: nel senso che l'affresco complessivo che si è stato progressivamente disvelato, rimane tracciato nella mente del lettore (mi riferisco, ovviamente, alla mia personale esperienza, altri potrebbero dire qualcosa di diverso) in un modo impressionistico e che si ha la sensazione che non tutti i dettagli vadano perfettamente a posto, come nella dimostrazione di un teorema algebrico. Si avrebbe voglia di ricominciare la lettura da capo per capire meglio, con il senno di poi.
Non è nemmeno chiaro ed incontrovertibile se un colpevole verrà catturato e consegnato alla giustizia: un particolare secondario ed irrilevante, dopo che il lettore ha dovuto subire il disvelamento di atrocità perpetrate su persone indifese nel contesto di tessiture sociali e familiari distorte ed anche contaminate da ideologie religiose settarie, come quella del Laestadianismo di cui si parla verso la fine.
Per avere piena soddisfazione, il giallista incallito, per il quale ogni singolo poliziesco dovrebbe svilupparsi come un problema algebrico a molte incognite, in cui tutto a poco a poco va a posto, dando a ciascuna incognita il giusto valore, nel procedere con la lettura di questo romanzo dovrebbe instancabilmente prendere appunti e tracciare schemi: solo così alla fine potrebbe formarsi nella sua mente un quadro coerente da ciò che ha letto, che lo aiuterebbe a tirare le somme con più facilità.
Ma, a parte questo, il romanzo così com'è va bene: la tela impressionista che "suggerisce" più fornire un'immagine analitica di ogni singolo dettaglio, a volte può essere più efficace: come dice uno degli nvestigatori, per "poter vedere il bosco nella sua interezza, bisogna accantonare la percezione dei singoli alberi".
E quindi possiamo archiviare "Una donna non dimentica mai", quasi a pieni voti.

Curiosità. Solitamente, al termine dei romanzi e dei saggi, si trova una pagina di ringraziamenti, rivolti a tutte le persone cui gli autori devono ispirazione o dei cui suggerimenti o del cui supporto si sono avvalsi nel corso della loro fatica.Di solito non mancano, ovviamente, i ringraziamenti indirizzati alle rispettive famiglie, a mogli/mariti e a compagne/i di vita.
Pagina che, peraltro, assieme ad un'eventuale postfazione, il lettore attento e scupoloso dovrebbe esaminare attentamente, così come il cultore di cinema non si aza mai dalla sua poltrona se i titoli di coda non hanno finito di scorrere davanti ai suoi occhi.
I due autori che sono approdati alla letteratura dopo un percorso di vita movimentato che ha incluso il dover fare per sopravvivere i lavori più disparati (a volte anche umili), con il piglio di chi si è fatto da sé e ha affrontato una vita difficile con le sole proprie forze, nella "canonica" pagina, andando controcorrente, affermano con lapidario manifesto di intenti: "GRAZIE a... Proprio a nessuno".

 

(Dal risguardo di copertina) Il commissario della polizia di Stoccolma Jeanette Kihlberg sta indagando sulla morte di alcuni immigrati, quando si trova a dover risolvere un caso più ben più "importante" per la sua risonanza mediatica: l'assassinio brutale di un uomo di affari noto per le sue attività filantropiche. Jeanette si rivolge all'amica Sofia Zetterlund, psicologa e profiler dalla doppia personalità che, mentre collabora con la polizia, tenta disperatamente di liberarsi dei fantasmi del suo passato. Intanto, dalla Svezia alla Danimarca, una serie di omicidi spietati mette in luce un diabolico disegno di vendetta.

Le indagini condotte da Jeannette Kihlberg riportano lentamente alla luce un passato oscuro e in apparenza indecifrabile: chi è davvero Victoria Bergman, e perché é letteralmente scomparsa nel nulla? Cos'é accaduto venticinque anni prima alliceo di Sigtuna, e che ha segnato in modo indelebile la vita di alcune studentesse di allora?E di cosa si occupa la misteriosa fondazione che fa capo all'istituto? Chi sta cercando di coprire il pubblico ministero von Kwist? Come s enon bastasse, il commissario Kihlberg deve affrontarei problemi della vita di tutti i giorni: il divorzio, un figlio difficile, una relazione sentimentalepericolosa. IN bilico tra raffinataintrospezione spicologicae lucida effeatezza, la trama intessuta dal duo Eriksson-Sundquist scandaglia uno dei misteri più cupi e innominabili dell'animo umano: fino a che punto il male e la sofferenza possono sconvolgere la nostra vita?

Gli Autori.

Jerker Eriksson, nato e cresciuto a Gävle, una delle più antiche città svedesi. Prima di scoprire di essere un romanziere, è stato lavapiatti, macchinista teatrale, commesso in un negozio di dischi, magazziniere, ruspista, guardiano, imballatore, produttore musicale, cameraman, bibliotecario. Ha scritto, insieme a Hakan Axlander Sundquist, «La stanza del male», «Una donna non dimentica mai» e «Le regole del buio», thriller originali e duri, destinati a spiccare nel panorama editoriale internazionale.

Håkan Axlander Sundquist, nato a Linköping, cresciuto a Falun, Stoccolma e a Gävle, è stato bibliotecario, condannato per renitenza alla leva, operaio in una fabbrica di birra, guardaboschi, tecnico del suono, imbianchino, muratore, macchinista teatrale, cameraman, webdesigner, gallerista, musicista. Ha scritto, insieme a Hakan Axlander Sundquist, «La stanza del male», «Una donna non dimentica mai» e «Le regole del buio», thriller originali e duri, destinati a spiccare nel panorama editoriale internazionale.

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28 gennaio 2015 3 28 /01 /gennaio /2015 06:14

 sotto-la-pelle.jpgMaurizio Crispi) Dopo l'enorme successo de "Il petalo cremisi e il bianco", Michel Faber ha prodotto con "Sotto la Pelle" (titolo originale: Under the Skin, Einaudi, 204) un altro potente romanzo ambientato ai nostri giorni, per quanto con una venatura alquanto surreale e fantascientifica, e dominato da un altro "potente" (ed inquitante) personaggio femminile, alienato e sofferente, alla ricerca della propria "Umanità". si tratta di Isserley che si muove di continuo su di una vecchia auto per le strade secondarie della Scozia, caricando a bordo autostoppisti solitari che rispondano a certi requisiti.

Perché lo fa? 
La verità si farà strada a poco a poco, mentre viene delineato il dramma esistenziale di Isserley che, in realtà, non ha un posto dove andare e non ha più una sua collocazione naturale, né tra gli "esseri umani" come lei, né tra i "vodsel" di cui lei va alla ricerca instancabile.
Si tratta di un romanzo sull'identità e sulla disidentità, sul rapporto tra corpo e anima (e su quanto la propria identità sia collegata e radicata nella percezione del corpo di cui siamo dotati), ma è anche una riflessione sulla condizione della natura umana e sulla differenza tra esseri umani (senzienti) ed animali.
Cosa fa veramente la differenza tra "esseri umani" ed "animali"? Ed è lecito catturare gli animali, castrarli, metterli all'ingrasso per poi macellarli e farne venire fuori raffinati filetti ed altre prelibatezze, destinati alla tavola dei ricchi?

E' un'operazione che si può fare impunemente o che comporta, alla lunga, dei costi interiori ingestibili?
Il romanzo di Faber è anche, in fondo, un racconto animalista, in cui lo spirito animalista è incarnato dal personaggio di Amlis Vess, che - pur non trasformato nelle sue sembianze esteriori - ed essendo a favore della causa dei vodsel, pur ignorando che possiedano un loro linguaggio ed una capacità di esprimersi, protesta contro il trattamento atroce che devono subire.
Isserley, invece, rappresenta l'essere umano che utilitaristicamente deve abbandonare le proprie sembianze per potere agire ed operare crudelmente: compiendo azioni che, nelle loro finalità ultime, sono orribili e letali. Anche se non è Isserley, la resposabile delle operazioni successive che avvengono nei sotterranei oscuri della "fattoria" (profondamente disturbanti per il lettore sono alcune descrizioni di ciò che vi accade veramente), il solo fatto di essere lei investita del compito di essere procacciattrice, non la rende meno responsabile di tutto il resto.
E' solo l'assenza di empatia a consentire a Isserley di fare il "lavoro sporco", ma anche l'ignoranza e il fatto di non sapere nulla (o meglio di sapere in teoria, ma di non aver "visto" con i propri occhi)., come fu nel caso di Eichmann che rifiutava i capi d'accusa a suo carico, affermando che lui "aveva soltato organizzato dei trasporti".
Quando Isserley aprirà il suo animo all'empatia, indebolita da un forte sentimento d'amore non esprimibile, per lei sarà finita: non potrà più svolgere la sua funzione e non le resterà che morire, avendo sperimentato l'isolamento estremo e la profonda solitudine derivanti dalla consapevolezza di non appartenere più né al mondo degli "esseri umani" né a quello dei vodsel, e di essere solo una pietra rotolante su cui il muschio non potrà mai crescere.
Tra le altre cose, la storia di Isserley si presenta come un lungo racconto "on the road" che sulla strada inizia e sulla strada finisce, come se la strada e i grandi paesaggi naturali delle Highland scozzesi che isserley contempla con nostalgia siano l'unico scenario possibile per un apologo interiore tanto crudele.

Da questo libro è stato tratto il film "Under the Skin" (2013), diretto da Jonathan Glazer (UK, USA) e con Scarlet Johansson nei panni di Isserley (nel film: Laura): un film che senza essere esplicito come il romanzo di Faber percorre una strada sicuramente più metafisica.
Il film, da un lato lascia tutto in sospeso, non esprimendosi chiaramente sulla situazione alle spalle di Laura, ed è - nello stesso tempo - più rarefatto, meno crudo e diretto.
La visione del film non spoglia d'interesse il romanzo: sono due cose diverse. E, sostanzialmente, non cambia nulla, in merito all'impatto che il romanzo può generare nel lettore sensibile, l'aver pvisto prima il film.

Il regista aha deciso di seguire la via di non essere pedissequo, ma di affrontare la realizzazione della storia cinematografica con una propria poetica.
Vai alla recensione del film, su questo stesso blog: Under the skin. Amore impossibile e solitudini che si intrecciano in un racconto onirico e suggestivo

 

(Dalla quarta di copertina dell'edizione italiana) Come un felino in agguato, Isserley va in giro sulle strade deserte delle Highlands scozzesi a caccia di autostoppisti maschi. È sola, è bella, è piena di strane ferite nel corpo.
È decisamente pericolosa.
Impossibile aggiungere qualcosa sulla trama senza rovinare al lettore la piú sconvolgente delle sorprese. D'altra parte, che cosa nasconde sotto la pelle la bella, ma inquieta Isserley lo scoprirà presto da solo. Piú sorprendente ancora sarà però, una volta accettato il colpo di scena, scoprire che assai di rado un romanzo lo avrà coinvolto cosí in profondità in un processo di svelamento radicale di ciò che è autenticamente, pietosamente, ferocemente umano. Da Sotto la pelle non ti puoi staccare, incredulo, fino alla fine. È una storia su come cambiamo, su come restiamo gli stessi, su ciò che fa la differenza. 
L'amore sembra bandito da questo libro, e tuttavia ne è il centro.

Hanno detto di "Sotto la Pelle": 
Quella di Faber è una scrittura pura, di un umorismo asciutto, e di risoluta moralità. Il fantastico è contrapposto con tale grazia al reale da far risaltare la stranezza di entrambi. Faber ha trovato un modo giocoso di porre domande fondamentali. Che cos'è l'empatia? Che cos'è il potere? Possono coesistere? Sotto la pelle è un romanzo straordinario, una riflessione sulla pietà, il dolore e l'ingiustizia. («The New York Times»)
Un libro fuori dal comune... Nella scrittura di Faber niente è ciò che sembra. La qualità piú significativa di Sotto la pelle è che all'interno di questo incubo, Faber ci costringe a identificarci con la sua protagonista non umana, e, attraverso lei, ad addentrarci in una complessa trama che tocca nel profondo i problemi della condizione umana. («The Times»)
Una storia strana e misteriosa come poche, i cui segreti vengono svelati a poco a poco, come stimoli surreali centellinati con trasognata precisione. La scrittura di Faber è di una severa limpidezza. («The Independent»)
Originale e sconvolgente, Sotto la pelle è una satira sociale abilmente calibrata, una Fattoria degli animali per il nuovo secolo... Quella di Faber è una potente voce morale. («The Wall Street Journal»)

L'autore. Michel Faber è nato nei Paesi Bassi nel 1960. È cresciuto in Australia e dal 1993 vive in una vecchia stazione ferroviaria nel nord della Scozia. È autore, tra l'altro, della raccolta di racconti La pioggia deve cadere (Einaudi Stile libero, 2008) e dei romanzi, pubblicati da Einaudi: Sotto la pelle (Stile libero, 2004 e Super ET, 2006), A voce nuda (Stile libero, 2005), Il petalo cremisi e il bianco (Stile libero, 2003 e Super ET, 2005), I gemelli Fahrenheit (Stile libero, 2006) e I centonovantanove gradini (L'Arcipelago, 2006). Nel 2005 ha partecipato a Il mio nome è nessuno. Global Novel e ha pubblicato in anteprima mondiale in Italia la raccolta di racconti Natale in Silver Street (Stile libero, 2005). I suoi libri sono tradotti in 22 paesi.

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24 gennaio 2015 6 24 /01 /gennaio /2015 06:36

Con Revival Stephen King rende un grande omaggio alla letteratura gotica, ma ci regala anche una storia di formazione(Maurizio Crispi) Non ho resistito alla tentazione di leggere in anteprima il nuovo romanzo di Stephen King, Revival, (Hodder&Stoughton, 2014), approfittando - tra l'altro - di una speciale promozione di vendita Sainsbury's per l'edizione hard cover, praticamente a metà prezzo. senza attendere la sua traduzione italiana (che, ovviamente, in seguito farò comunque mia,seguendo unindomito spirito bibliofilico). 
Il nuovo romanzo che arriva al culmine di un periodo di grande produttività del "Re" (quattro romanzi sfornati in poco più di due anni - e di almeno altri due viene annunciata la lavorazione ormai in fase avanzata) viene presentato come un romanzo "gotico". Lo è per lcuni aspetti (che tuttavia non possono essere rivelati poichè leverebbero al lettore il piacere della scoperta) e nello stesso tempo non lo è. L'imporinta gotica è chiara e definita sin dalla soglia del testo, cpmeuna specie di procalama. Come Mr Mercedes era dedicato ad James Cain, uno dei "mostri sacri" del noir statunitense, così tra le soglie del testo di Revival si scopre un lungo elenco di "Maestri" a cui Stephen King intende rendere omaggio, perché gli hanno fornito ispirazioni ed insegnamenti nel suo perorso di scrittore, con una particolare deferenza nei confronti di Arthur Machen e del suo "piccolo popolo" tratteggiato nel romanzo breve "The Great God Pan".
Ma è l'epigrafe anch'essa piazzata sulle soglie del testo a darci un'ulteriore traccia: "That is not dead which can eternal lie, And with strange aeons, even death may die" (H. P. Lovecraft). E, in effetti, molte delle suggestioni che ispira il romanzo sono collegabili a Lovecraft - il "solitario di Providence" -  che pure è inserito nell'elenco dei Maestri.
Revival sembra connettersi soprattutto a queste matrici lovecraftiane, per quanto con una struttura narrativa invertita. Solitamente nei principali romanzi e racconti di Lovecraft c'è un personaggio (il narratore) che è uscito di senno per aver dovuto fronteggiare un orrore innominabile, un orrore che non può essere descritto se non approssimativamente con le usuali parole. Dopodichè il Narratore, dopo aver esposto il suo Terrore senza nome, passa al racconto più ordinato della vicenda che lo ha portato a dover fronteggiare l'abisso e la follia. Leggendo Revival troveremo tutto questo, ma distribuito soltanto in forma di indizi per gran parte della storia e soltanto negli ultimi tre capitoli l'orrore viene fuori con tutta la sua forza. 

E si ritrovano in pieno i riferimenti ai "Grandi Antichi" (the Great Ones lovecraftiani, i riferimenti al Necornomicon e per forza di cose all'arabo pazzo Abdul Alarhez.
Qui, la storia procede al contrario, tanto che, a lungo, il lettore si chiede cosa ci sia di dissimile rispetto ad altri romani "di formazione" adolescenziali in cui Stephen King - pur nelcontesto horror - è maestro, come nel tanto celebrato Stand by Me.
Con Revival Stephen King rende un grande omaggio alla letteratura gotica, ma ci regala anche una storia di formazioneCi si chiede infatti dove siano gli elementi "gotici" tanto decantati nelle soglie del testo. Apparentemente non ci sono, ma riguardando a posteriori l'intera struttura del romanzo  se ne possono ricavare numerosi indizi, sparsi sapientemente qua e là.E, alla fine tutto torna.
Cosa se ne può dire? Nelle prime battute - con un incipit magistrale - Revival si presenta come una romanzo di formazione del giovane protagonista, Jamie Morton, che racconta i suoi ricordi di bambino ad Harlow, piccola cittadina del Maine (a poca distanza da Castle Rock, centro nevralgico di altri importanti romanzi di Stephen King) a partire dall'incontro cruciale con il reverendo Charles Jacobs, nuovo pastore della Chiesa Metodista cittadina: un incontro fatale che condizionerà il resto della vita di Jamie che riconoscerà alla fine di essere sempre vissuto nell'ombra del reverendo.
Tutto procede con tranquillità sino all'orribile incidente automobilistico in cui la moglie e il figlioletto di Jacobs perdono la vita (e qui Stephen King ci mette una delle sue zampate da voltastomaco).
E il Reverendo, toccato dalla sciagura come un Giobbe biblico, impreca contro Dio e la fede in un pubblico sermone ("The Terrible Sermon"), dopo di che viene licenziato dai suoi uffici ed è costretto a lasciare la cittadina, dove tuttavia rimane una ferita aperta e sanguinante.
Poi, seguono le vicende alterne di Jamie Morton attraverso l'Università, i suoi amori giovanili, la sua carriera - ma sempre senza decollare - come chitarrista in un gruppo rock, e la sua crescente addiction (alcool più eroina) - e poi anche rincontri familiari e matrimoni di cui Jamie è testimone marginale, poichè la sua vita ha preso un ritmo diverso ed egli è sempre in quel cono d'ombra che è rimasto impresso su di lui, sino ad un secondo - e fatale - incontro con Jacobs che adesso, apparentemente, sembra essere diventato un imbonitore da baraccone che, sfruttando i segreti dell'energia elettrica di cui egli é stato sempre un cultore ed uno studioso, alla ricerca di più insondabili misteri, scatta delle fantasmagoriche foto a chi si offre come volontario.
Ma, ovviamente, dietro c'è dell'altro: come, ad esempio, effetti perturbanti che emergono a poco a poco, vuoti di memoria e azioni incongrue.
Come effetto di questo casuale incontro, Jamie viene guarito da Jacobs dalla sua addiction che richiede ormai dei costi intollerabile e che lo ha portato ad essere escluso dalla sua band perché ormai inaffidabile, per tornare ad una vita normale. Ma anche cominciano a succedergli delle strane cose, come delle "visioni" inquietanti.

Segue un terzo incontro (per quanto senza un'interazione diretta) tra Jamie e Jacobs che è adesso si presenta non più come "reverendo", ma come "pastore" e che, con tecniche da imbonitore carismatico, gira per gli States, promuovendo incontri di fedeli che arrivano a frotte attratti dalla sua fama di guaritore. Seguirà un terzo incontro forzoso, ma fatale, tra i due.
E qui, in questo intervallo di tempo e con il terzo incontro, si entrerà nel vivo della storia "gotica".
Quali sono i riferimenti principali del "Gotico" in Revival? C'è indubbiamente una preoccupazione rispetto al destino che ci attende dopo la vita e la voglia di poter entrare i contatto con i nostri morti, utilizzando dei tramiti e delle porte. Ed anche quello di sapere se c'è un mondo al di là della morte e di poter costruire una possibile costruzione escatologica.
In questo furore epistemologico blasfemo, tuttavia, si nascondono dei rischi, perché aprendo delle porte che d'ordinario dovrebbero rimanere sbarrate, c'è il pericolo concreto di non poterle più chiudere, come anche c'è il rischio che, se ci si sporge sull'abisso per guardarne il fondo, nello stesso tempo l'abisso si accorga di te che guardi e che con il suo sguardo ti contamini, condannandoti alla perdizione. E, a proposito di porte che si aprono e che mettono in connessione mondi diversi, si deve riconoscere che il tema non è nuovo a Stephen King, se si considera ad esempio uno dei suoi romanzi poco conosciuti (anche perché mai trasposto in film), "From a Buick 8" o anche "The Mist", in cui - a causa di esperimenti scientifici dissennati - si apre una "fessura" tra mondi diversi che fa penetrare nella spazio terrestre dei mostri inimmaginabili, di fronte ai quali la ragione cede.
Ma c'è anche molto del Poe de "Lo Strano caso di Mr Valdemar", anche per via dell'ampio riferimento all'elettricità e ai suoi poteri (che rimandano ovviamente ai fenomeni mesmerici).

Con Revival Stephen King rende un grande omaggio alla letteratura gotica, ma ci regala anche una storia di formazioneE, poi, tanto - tantissimo Lovecraft.
Tutto quello che Jacobs fa è, in realtà, finalizzato a questo scopo e,per raggiungere il suo fine non esita a praticare vie di conoscenza "oscura", percorse da altri "maledetti" prima di lui.
E se, alla fine di questo lungo percorso, in cui Jamie finisce con l'avere la funzione di testimone (per quanto affetto da ("aftereffects"), ma anche di "catalizzatore" necessario, non ci fosse altro che l'Incubo e se si scoprisse che nella Fede non può esserci alcuna consolazione, perchè ciò che ci attende è comunque un destino orribile e l'incontro con un indicibile Moloch?


L'incipit. "in one way, at least, our lives really are like movies. The main cast consists of your family and friends. The supporting cast is made up of neighbours, co-workers, teachers and daily acquaintances. There are also bit players: the supermarket checkout girl with the pretty smile, the friendly bartender at the local wateringhole, the guys you work outwith at the gym three days a week. And there are thousands of extras - thosepeople who flow through every life like water through a sieve, seen once and never again. The teenager browsing graphic at Barnes&Nobles, the one you had to slip past (murmuring 'Excuse me') in order to get to the magazines. The woman in the next lane at stoplight, taking a moment to freshen her lipstick. The mother wiping ice cream off her toddler's face in a roadside reastaurant where you stopped for a quick bite. The vendor who sold you a bag of peanuts at a baseball game.
But sometimes a person who fits none of these categories comes into your life. This is the joker who pops out of the deck at odd intervals over the years, oftne during a moment of crisis. In the movies this sort of charachter is known as the fifth business, or the change agent. When he turns up in a film, you know he's there, because the screenwrtiter put him there. But who is screenwriting our lives? Fate or coincidence? I want to believe it's the latter. I want that with with all my heart and soul. When I think of Charles Jacobs - my fifth business, my change agent, my nemesis - I can't bear to believe his presence in my life had anything to do with fate. It would mean that all these terrible things - these horros - were meant to happen. If that is so, then there is no such thing as light and our belief in it is a foolish illusion. If that is so, we live in darkness like animals in a burrow, or ants deep in their hill.
And not alone." (ib., pp 1-2).

Con Revival Stephen King rende un grande omaggio alla letteratura gotica, ma ci regala anche una storia di formazione

 

Synopsis. A dark and electrifying novel about addiction, fanaticism, and what might exist on the other side of life.
In a small New England town, over half a century ago, a shadow falls over a small boy playing with his toy soldiers. Jamie Morton looks up to see a striking man, the new minister. Charles Jacobs, along with his beautiful wife, will transform the local church. The men and boys are all a bit in love with Mrs. Jacobs; the women and girls feel the same about Reverend Jacobs—including Jamie’s mother and beloved sister, Claire. With Jamie, the Reverend shares a deeper bond based on a secret obsession. When tragedy strikes the Jacobs family, this charismatic preacher curses God, mocks all religious belief, and is banished from the shocked town.
Jamie has demons of his own. Wed to his guitar from the age of 13, he plays in bands across the country, living the nomadic lifestyle of bar-band rock and roll while fleeing from his family’s horrific loss. In his mid-thirties—addicted to heroin, stranded, desperate—Jamie meets Charles Jacobs again, with profound consequences for both men. Their bond becomes a pact beyond even the Devil’s devising, and Jamie discovers that revival has many meanings.
This rich and disturbing novel spans five decades on its way to the most terrifying conclusion Stephen King has ever written. It’s a masterpiece from King, in the great American tradition of Frank Norris, Nathaniel Hawthorne, and Edgar Allan Poe.


Note biografiche su Stephen Kig

Seguendo questo link invece è possibile ascoltare la lettura di alcuni brani scelti del romanzo, capitolo per capitolo
 

 

 


Le soglie al testo

 

This book is for some people who built my house:
Mary Shelley
Bram Stoker
H. P. Lovecraft
Clark Ashton Smith
Donald Wandrei
Fritz Leiber
August Derleth
Shirley Jackson
Roberto Bloch
Peter Straub.
And ARTHUR MACHEN, whose short novel "The Great God Pan" has haunted me all my life.

 

Epigrafe: "That is not dead which can eternal lie, And with strange aeons, even death may die" (H. P. Lovecraft)

 

Indice. Lo riporto per esteso, poichè manca del tutto nell'edizione inglese che ho letto (e probabilmente sarà così anche nell'edizione italiana).

 

Chi sa per quale motivo. Mi chiedo se questa omissione non sia funzionale al desiderio di tenere il lettore il più possibile all'oscuro sulla trama e dove vada a parare, ma sarebbe stato sufficiente semplicemente numerare i capitoli, senza aggiungere nella loro titolazione alcun elemento descrittivo sul contenuto.
Inizialmente, ho cominciato con pazienza certosina a trascrivere i titoli di ciascun capitolo, per avere dei punti di riferimento, se per caso avessi voluto trovare un brano od un passaggio. I titoli di ciascun capitolo, come si usava un tempo nei romanzi ottocenteschi, forniscono una sintetica descrizione del loro contenuto.
Quindi, la ragione di ciò sarà sicuramente un'altra.
In questo volume, inoltre, Stephen King è insolitamente parco (se non assente del tutto) nello scrivere la sua solita nota al "fedele" lettore.

 

  1. Fifth Business. Skull Muntain. Peaceable Lake (p. 1)
  2. Three Years. Conrad's Voice. A Miracle (p.23)
  3. The accident. My Mother's Story. The terrible Sermon. Goodbye (p. 49)
  4. Two Guitars, Chrome Roses. Skytop Lightning (p.83)
  5. The Fluid Passage of Time. Portraits in Lightning. My Drug Problem (p. 119)
  6. The Electrical Treatment. A Nighttime Excursion. One Pissed off Okie. A ticket on the Mountain Express (p. 145)
  7. A Homecoming. Wolfjaw Ranch. God Heals Like Lightining. Deaf in Detroit. Prismatics   (p. 165)
  8. Tent Show (p. 201)
  9. Reading Obituaries in Bed. Cathy Morse Again. The Latches (p. 219)
  10. Wedding Bells. How to Boil a Frog. The Homecoming Party. "You will Want Read This" (p. 253)
  11. Goat Mountain. She Waits. Bad News from Missouri (p. 279)
  12. Forbidden Books. My Maine Vacations. The Sad Story of Mary Fay. The coming of the Storm (p. 309)
  13. The revival of Mary Fay (p. 343)
  14. Aftereffects (p. 357)

Anche la sovraccoperta (mi riferisco in particolare a quella dell'edizione brossurata inglese che è quella che ho letto) con il suo colore blu elettrico e il tendone da circo che campeggia sotto il titolo, centrata da un fulmine temporalesco ramificato, svolge una funzione importante, annunciando al lettore alcuni elementi cardine della storia e soprattutto il ruolo che vi avrà l'energia elettrica e, in particolare, soprattutta quella naturale - potente - dei fulmini.

 

Con Revival Stephen King rende un grande omaggio alla letteratura gotica, ma ci regala anche una storia di formazione

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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