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12 agosto 2011 5 12 /08 /agosto /2011 07:23

DSC04434.JPG(Primo giorno di viaggio - 6 luglio 2011). Tre ore e mezzo di volo per arrivare a Dublino da Trapani. Ma prima il transfer da Palermo a Trapani in bus con la compagnia (Terravision) che lavora esclusivamente con i passeggeri RyanAir.

Il volo avviene su di una specie di autobus per comitive. gremito all'inverosimile di famiglie e turisti di ritorno in Irlanda dopo una vacanza al caldo della Sicilia (questi ultimi identificabili facilmente, perchè - chiari di carnagione - sono rossi come gamberi e poi anche per il loro abbigliamento da holiday hawayana), ma anche di Italiani che, per disparati motivi (noi tra quelli) si recano in terra d'Irlanda.

Un bambino piccino strepita di continuo con grida che lacerano i timpani e che arrivano inattese: non c'è mai tempo per abituarsi e ogni volta sei preso alla sprovvista.

Ci vorrebbero dei tappi di cera (o, meglio ancora, delle cuffie insonarizzate) per resistere meglio a questi robusti attentati sonori e al loro devastante effetto.

Gli assistenti di volo sono dei bravi venditori che, con il sorriso in bocca, ti propongono ogni cosa a pagamento e, prima, sono i panini e le bibite (compresa la semplice acqua), poi oggetti di profumeria e cosmesi, sigarette e bevande alcooliche duty free, e, infine, autentica ciliegina sulla torta i biglietti "gratta e vinci" che promettono premi favolosi, al modesto costo di €2.00 per ogni foglietto da grattugiare, di cui - ci avvertono per sgombrare il campo da eventuali accuse di indurre al gioco d'azzardo - una parte sarà devoluta ad una causa benefica (questo è l'incoraggiamento a comprare e a grattare, fugando eventuali sensi di colpa).

DSC04435Un autentico shock il passaggio dal caldo al freddo: quando scendiamo l'aereo sprofonda in una fitta coltre di nubi. E, a terra, piove fittamente e soffia un forte vento (temperatura: 13 gradi).

Dicono che qui in Irlanda nell'arco di una stessa giornata si succedano con repentini cambiamenti tutti i tipi di clima: ma certo quella che ci accoglie non è una banale pioggerellina, ma pioggia furiosa che, dopo appena due minuti di esposizione, sei tutto bagnato.

Ma, in ogni caso, poco c'è da sorprendersi: consultando la guida d'Irlanda che mi sono portato appresso risulta che questo paese è uno dei più piovosi d'Europa, con un tasso di precipitazioni elevato, praticamente costante nei dodici mesi dell'anno.

Eppure di lì a poco la pioggia, quasi per miracolo si prosciuga, la temperatura si fa mite e il cielo si apre, lasciando una serie di nubi frastagliate che si tingono di rosa.

Andate via la pioggia e la bruma siamo sopresi dal chiarore persistente e dal fatto di vedere residui raggi di sole all'orizzonte, malgrado l'ora sia già tarda. Questo perchè siamo molto più a Nord: un po' come ritrovarsi nei paesi scandinavi, anche se questa persistenza della luce, lì, è sempre più spinta, man mano che si va sale verso Nord (ovvaimente è un'arma a doppio taglio: perchè ai pochi mesi estivi di luce prolungata, seguirono mesi e mesi con una luce del sole scarsa e fioca o, addirittura, sopra il circolo polare artico senza che il sole si alzi ma più di tanto dalla linea dell'orizzonte).

DSC04417Nemmeno nei prossimi giorni, ci abitueremo a queste giornate prolungate in cui gli ultimi chiarori del crepuscolo si spengono dopo le 23.00.

Per di più, gli orologi sono regolati di un'ora indietro rispetto a noi.

Ritiriamo l'auto prenotata all'autonoleggio. E' grande la stranezza del ritrovarmi dopo tanti anni a guidare un'auto inglese con la guida a destra e con il senso di marcia invertito rispetto a noi. All'inizio, sono impacciato e la mia mano destra spesso si muove autonomamente, per un riflesso consolidato, a ricercare la leva del cambio: a poco a poco, rientro in una quasi-normalità, anche se rimane un sentore di innaturalità e di impaccio. E ogni tanto, anche nei giorni successivi, alla guida mi ritrovo a fare qualche piccola cazzata: non parliamo poi quando si tratta di immettersi in una strada principale. Ogni volta, devo mentalmente ripassarmi la lezione su quale sia il senso di marcia da tenere e quale sia la direzione verso cui guardare prioritariamente per vedere se c'è la strada libera per la manovra che intendo compiere.

Corriamo sulla M50 che è una specie di raccordo anulare di Dublino e, non esenti da alcuni errorucci legati alla difficoltà di interpretare i cartelli stradali e la loro tempistica, finalmente riusciamo ad imboccare la M4 che ci porterà dritti sino a Galway, nel cui distretto si trova Connemara (Flavia fa l'esperta navigatrice).

DSC04431Una siciliana che vive a Galway ci ha detto in attesa dell'imbarco del nostro volo che questa è l'unica vera autostrada in Irlanda e che tutte le altre strada - anche le normai strade di raccordo tra una città e l'altra sono piuttosto strette.

E' tutto molto disciplinato, regolare, ordinato, discreto e poco chiassoso: un altro modo di vivere si può indovinare. Non ci sono cartelloni pubblicitari lungo le strade: è questo per noi che veniamo dall'Italia, paese di Bengodi della pubblicità più efferata e del consumismo sfrenato, è davvero strano.

Dopo una quarantina di chilometri, abbandoniamo la Motorway  e cerchiamo un posto per mangiare (qui, hard times they're coming per chi è vegetariano come Flavia, ma questo è solo un pregiudizio, poi - alla prova dei fatti - non sarà affatto così) e anche per dormire: ci fermiamo all’Hamlet Court  Hotel (ad Enfield) poche case basse, una chiesetta dal campanile aguzzo, muretti di pietra a lato della strada, prati verdi e mucche al pascolo. Eppure l'Hotel, con abbinato - come è tradizione - un pub d'atmosfera, è molto bello, arredato con gusto e poco costoso, rispetto ai nostri parametri.

Ottima sistemazione.

Appena entrato nella stanza provvedo alla mia prima pisciata in terra d'Irlanda: così ho cura di proclamare...

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Published by Maurizio Crispi - in Irlanda. Note diaristiche
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11 agosto 2011 4 11 /08 /agosto /2011 19:02

DSC04426.JPGPotrebbero essere tutti e due falsi...

Oppure, quale dei due è vero e quale è falso?
Quello allo specchio puo' essere vero, l'altro crede di esserlo...
Sì, ma qual'è lo specchio?

Lo specchio, anche se d'acqua, sempre specchio rimane...

Ma siamo poi sicuri che quello che ci sembra di vedere sia uno specchio? Non tutto ciò che appare è quello che sembra: potrebbe essere altro... Per la verità, potremmo essere davanti ad un personaggio dickiano: un simulacro che guarda al suo simulacro e ciascuno dei due crede di essere quello vero... Potrebbero essere due gemelli che si guardano attraverso una finestra... Oppure quello che sembra uno specchio potrebbe essere una porta... Ricordi Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio? Ecco, mi verrebbe da pensare che il tizio con il berretto, duplicato, potrebbe essere una moderna versione di Alice prima del salto nell'altro mondo, quello dietro lo specchio: ma siccome sono due, se uno balza nell'altro mondo, l'altro fa lo stesso nella direzione opposta, sicchè le due azioni si annullano e si è tornati al punto iniziale in uno stallo di indecidibilità e di stasi (per quanto "attiva"). In quest'eventualità, il tizio con li berretto e il suo doppio li chiamano "Alicio" e "Bisalicio", però i loro stessi nomi sono intercambiabili. Non potrai mai sapere con quale dei due stai parlando...
Ma si potrebbe anche dire che parlano tra di loro, e prima o poi potrebbero anche litigare e magari prendersi a pugni.  
Sì, come Chang ed Eng Bunker, i più famosi gemelli siamesi, quelli che andavano in giro con il circo Barnum, noti appunto per la loro litigiosità (peraltro naturale se consideri che dovevano stare ogni singolo istante della loro vita assieme) e che, se occorreva, si menavamo pure...

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Published by Maurizio Crispi con il decisivo contributo di Filippa Rossetti - in Irlanda. Note diaristiche
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28 luglio 2011 4 28 /07 /luglio /2011 11:30

Irlanda 1198

Un momento davvero magico sul finire della giornata trascorsa a Galway è stato, quando ci siamo fermati ad  ascoltare un'arpista che si era messa a suonare il suo strumento lungo una delle popolose strade pedonali, ma  quando ormai il giorno volgeva al tramonto, transitando in un crepscolo tranquillo e un po' malinconico, mentre la via - prima chiassosa - si andava facendo quieta, con un diradarsi dei passanti.

L'arpista si era seduta sul suo piccolo scranno al margine d'un piccolo slargo della via, laddove si può ammirare un gruppo statuario bronzeo, composto da due uomini distinti seduti placidamente sulla panchina (quella vera, di pietra o di marmo) e che si fronteggiano in una muta ed intensa conversazione.

Superando le barriere del tempo e dello spazio Oscar Wilde, irlandese, fronteggia in conversazione il suo omonimo Eduard Wilde, anche lui scrittore, però estone.

I due, forse, in vita non si incontrarono mai, per quanto più o meno coevi (circa trent'anni è il divario tra la nascita di uno e dell'altro) e sicuramente non seppero mai uno dell'altro, forse nessuno dei due ebbe modo di leggere gli scritti dell'altro. Sono stati fatti incontrare qui a Galway, come anche un identico incontro è stato realizzato a Tartu, una cittadina estone (seconda città per popolazione ed importanza dell'Estonia). E se ne stanno in conversazione, una conversazione di immobilità statuaria, anche se una viva corrente di energia sembra passare dall'uno all'altro: ogni tanto, qualcuno si siede accanto a loro o, Irlanda-1176.JPGirriverentemente, sulle loro ginocchia. Tra i due, assisi sulla panca di pietra e con il busto e il corpo un po' ruotato verso l'interno, come biene naturale fare quando ci si siede su di una panchina e si conversa, rimane abbastanza spazio perchè altre due persone si possano mettere comodamente sedute una accanto all'altra, certo, con un po' di timore a causa di tanta augusta presenza, ma anche per via dei due corpaccioni bronzei un po' sovradimensionati.

Un giovane, già seduto sulla panchina e assorto nell'ascolto, ci ha fatto notare che la ragazza sta suonando proprio l'Arpa irlandese, quella che è il simbolo nazionale dell'Irlanda, tanto da essere riportata nello stemma di stato dell'Irlanda e, in effigie, nelle monete da un euro di conio irlandese.

arpa-irlandese.pngSi tratta dell'Arpa di Brian Boru, esistente realmente e conservata nel Trinity College di Dublino (chiamata per questo anche Arpa del Trinity College): l'oggetto è sicuramente anteriore al XIV secolo, quindi molto antico, ma non abbastanza perché potesse essere appartenuta al grande ed antico re Brian Boru, la cui morte precede la costruzione dell'arpa per un periodo approssimativo di ben 400 anni, anche se ormai per diffusione popolare e culturale si preferisce attribuirla fittiziamente a lui. Spesso il nome dello stemma viene semplicemente abbreviato in Il Brian Boru.

Ci ha spiegato anche che uno strumento molto difficile da suonare, dalle corde molto sensibili, e soprattutto molto diffcile da tenere accordato, perchè le corde tendono a modificare facilmente il loro assetto in relazione alle condizioni di umidità dell'atmosfera.

Poi, non ci ha detto altro, poichè ha rivolto tutta la sua attenzione alla suonatrice che traeva suoni dolci e malinconici dal suo strumento, avvolgendolo teneramente tra le braccia, quasi abbracciandolo o fondendosi con esso.

Irlanda-1196.JPGNon si poteva che ascoltare estasiati la dolce e sottile melodia, mentre il sole si abbassava sull'orizzonte e ogni tanto un gabbiano passava in volo planato sui tetti spioventi delle case.

Dei pochi passanti, molti si sono fermati, pure intenti nell'ascolto: qualcuno nell'andarsene, dopo una sosta più o meno lunga, lasciava cadere una monetina nella custodia dell'arpa che la suonatrice aveva lasciato posata proprio davanti a sè.

Io, dopo essere stato per un po' in piedi con il braccio fraternamente appoggiato sulle spalle di Oscar Wilde, mi sono accomodato sulle sue ginocchia che fornivano un appoggio sufficientemente confortevole e sono stato a lì a godermi pienamente il momento.

Irlanda 1186Poi il giovane uomo che ci aveva dato quelle poche, sommarie, spiegazioni con un sospiro (quasi gli dispiacesse allontanarsi da quel luogo) se ne è andato, non senza lasciar cadere anche lui un piccolo obolo nella custodia.

Ancora per un poco la donna ha suonato intenta, fermandosi di tanto in tanto a regolare le corde con gesti sicuri ed eleganti.

Poi si è fermata, ha riposto tutto e anche lei se ne è andata.

Anche noi poco prima avevamo lasciato cadere una monetina, anche se il piacere dell'ascolto era stato sublime e sarebbe rimasto, di fatto, impagabile.

 

Un gruppo statuario, identico a quello descritto e fotografata si trova a Tartu in Estonia

 

Sull'Arpa Irlandese vai anche all'articolo: Arpa come simbolo d'Irlanda

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Published by Maurizio Crispi - in Irlanda. Note diaristiche
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22 luglio 2011 5 22 /07 /luglio /2011 10:48

Irlanda 1602Girando per Dublino è d'obbligo passare davanti alla statua - realizzata in tempi recenti - di Molly Malone. Nelle guide di Dublino c'è scritto che la statua (e la donna che raffigura) è un po' il simbolo di Dublino.

La guida non dice granché d'altro. Ci si reca dunque a vedere la statua, immaginando che si tratti di una sorta di eroina popolare. E anche se non ci si va appositamente, nel corso delle peregrinazioni dublinesi sarà inevitabile passare proprio da quel punto, non una sola volta nel corso di una stessa giornata, dal momento che si trova ubicata proprio all'inizio di Grafton Street, la grande strada pedonale dei negozi più rinomati (anche se agli Irlandesi le griffe non sembrano interessare più di tanto) e sul marciapiedi opposto a quello dove corre il recinto del famoso Trinity College e dove torreggia la facciata neoclassica del grande edificio che ne annuncia la presenza.

Letteralmente, ci si inciampa di sopra...

Frotte di turisti si accalcano ciarlieri attorno a Molly Malone che altro non è che una pescivendola che spinge innanzi a sè un carrettello sul cui pianale sono caricate delle ceste semivuote, contenenti cozze, vongole e altri molluschi in conchiglia, più degli sparuti pescetti di tipo non identificabile.

Irlanda 1599Ciò che colpisce veramente è la procacità della donna: spalle atletiche e petto prorompente, a stento dissimulato dallo stretto corpetto che le stringe la vita e sembra dover fare schizzare fuori quei seni generosi che - fossero di una donna in carne ed ossa di oggi - diremmo senza ombra di dubbio essere siliconati.

Tutti si accalcano per farsi fotografare in compagnia di Molly Malone e i bambini vengono issati sul piedistallo della statua per essere immortalati in belle pose ricordo.

Secondo me, la scultrice (Jean Rynhart che la realizzò nel 1978), abbinando all'umiltà del lavoro svolto, la prorompenza del seno e la poca modestia della donna (se ci si riferisce ai costumi vigenti nell'Ottocento) ha voluto rappresentare la doppia natura della "figurina" Molly Malone - detta con spirito grossolano e irriverenta dagli stessi Dublinesi - "The tart with the cart", cioè "la sgualdrina con il corretto", poichè si dice che una (o molte) Molly Malone - se una donna rispondente a questo nome è veramente vissuta come personaggio storico (e questo è diffcilmente dimostrabile) - avesse una sorta di doppia di vita: prostituta di notte e pescivendola di giorno.

 

La canzone Molly Malone (o Cockles and Mussels, Vongole e molluschi) è l'inno ufficioso della città irlandese di Dublino. Affianca l'inno nazionale Ireland's Call che saluta le gare della squadra nazionale di rugby della Repubblica d'Irlanda (l'Irish International Rugby Team) ed è l'inno ufficiale dei supporter delle società sportive di Dublino aderenti alla GAA, la Gaelic Athletic Association.
Il brano appartiene alla cultura musicale popolare gaelica ed è dedicato ad una figura che non si sa se sia realmente esistita, ma che viene convenzionalmente identificata con una giovane venditrice di pesce del villaggio di Howth, a nord di Dublino, morta in giovane età a causa di una non meglio specificata febbre.
Irlanda 1601Una statua realizzata da Jean Rynhart e dedicata alla fanciulla è stata posta nel 1987 in Grafton Street, a commemorazione dei mille anni di vita della città; la statua è conosciuta familiarmente con il nome di "The Tart with the Cart" e ritrae la giovane Molly in abiti del XVII secolo.
Una leggenda metropolitana vuole che Molly fosse una prosperosa giovane dal seno generoso che alternava il mestiere di pescivendola di giorno a quello di prostituta alla notte. Di certo è possibile che molte Mary o Molly Malone abbiano vissuto a Dublino durante i secoli, ma non è stato finora possibile — nonostante gli sforzi di molti ricercatori — mettere in relazione una in particolare di esse con la protagonista del brano musicale, scandito da un ritmo e con un testo di ballata dal vago sapore tragi-comico.
Ignota è la data di composizione della canzone, che dovrebbe comunque essere stata scritta in Scozia nella seconda metà dell'Ottocento. Molly Malone, tuttavia, era già nel Settecento la protagonista di una canzone (una stampa settecentesca col riferimento a Molly Malone è in mostra al Dublin Writers Museum). Ugualmente sconosciuto è l'autore (o gli autori) del testo e della musica. Il brano non venne mai edito ufficialmente prima degli anni ottanta del XIX secolo e la sua pubblicazione avvenne contestualmente a quella di uno scritto che trattava dello stesso argomento da parte dello scrittore di Edimburgo James Yorkston.
Irlanda 1600Molti ritengono comunque che il brano dedicato a Molly Malone sia pressappoco coevo al celebre motivo musicale folk My Darling Clementine, scritto da Percy Montross intorno al 1880.
Riguardo alla statua. L'appellativo di "the tart with a cart" (traducibile come "la sgualdrina con la carriola"), affibbiato dai Dublinesi alla statua di Molly Malone non è l'unico esempio della critica esercitata sui decori urbani di Dublino dai suoi abitanti.
Stando ad un articolo pubblicato dalla sezione viaggi del noto settimanale "The Economist", la statua raffigurante il fiume Liffey è stata soprannominata, nello stesso spirito, "the floozy in the Jacuzzi" ("la sgualdrina nell'idromassaggio"). Inoltre la statua di James Joyce in Earl Street viene chiamata "the Prick with the Stick" ("l'idiota col bastone").

 

  Molly Malone


Versione in lingua inglese

 

«In Dublin's fair city,

where the girls are so pretty,
I first set my eyes on sweet Molly Malone,
As she wheeled her wheel-barrow,
Through streets broad and narrow,
Crying, "Cockles and mussels, alive alive oh!"

"Alive-a-live-oh,
Alive-a-live-oh",
Crying "Cockles and mussels, alive alive oh".

She was a fishmonger,
And sure 'twas no wonder,
For so were her mother and father before,
And they both wheeled their barrow,
Through streets broad and narrow,
Crying, "Cockles and mussels, alive, alive oh!"

"Alive-a-live-oh,
Alive-a-live-oh",
Crying "Cockles and mussels, alive alive oh".

She died of a fever,
And no one could save her,
And that was the end of sweet Molly Malone.
Now her ghost wheels her barrow,
Through streets broad and narrow,
Crying, "Cockles and mussels, alive, alive oh!"

"Alive-a-live-oh,
Alive-a-live-oh",
Crying "Cockles and mussels, alive alive oh".»

 

Versione italiana

 

« Nella bella città di Dublino,
dove le ragazze sono carine
vidi per la prima volta la dolce Molly Malone
che portava il suo carretto,
per strade strette e larghe
gridando "vongole e molluschi freschi!"

Freschi, freschi oh!
freschi, freschi oh!
Urlava "vongole e molluschi freschi!"

Lei era una pescivendola,
ma non c'è da stupirsi
perché lo erano stati anche suo padre e sua madre
e tutti e due avevano portato il carretto
per strade strette e larghe
gridando "vongole e molluschi freschi!"

Freschi, freschi oh!
freschi, freschi oh!
Urlava "vongole e molluschi freschi!"

Morì a causa della febbre,
e nessuno fu capace di salvarla
quella fu la fine della dolce Molly Malone
ma il suo fantasma spinge ancora il carretto
per strade strette e larghe
gridando "vongole e molluschi freschi!"

Freschi, freschi oh!
freschi, freschi oh!
Urlava "vongole e molluschi freschi!"»


 


 

Foto di Maurizio Crispi

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21 luglio 2011 4 21 /07 /luglio /2011 18:05

Irlanda-1224.JPGNelle città di mare i gabbiani s'infilano dovunque e, con i loro voli esplorativi, affondano decisi verso l'entroterra. Si notano, dunque, mai in grossi stormi, ma essenzialmente come sentinelle o esploratori solitari: sono sempre più decisi coabitatori e commensali dei contesti metropolitani. E ci sono anche quando il mare non è direttamente visibile: poi se hanno l'acqua a disposizione, specchi di acqua lacustre o altre acque correnti, come fiumi o canali, allora sono a posto, poichè si trovano proprio nel loro elemento, avendo sia il cibo sia l'acqua sulla cui superficie posarsi e flottare.
Così, ho notato stato durante la mia permanenza in Irlanda: sia Gallway (sulla costa occidentale), sia Dublino capitale (sul Mar d'Irlanda, quindi la costa orientale) sono città marinare. Da turista, capita di rado di vedere il mare, ci si concentra di più nelle peregrinazioni lungo le vie cittadine oppure sulla visita dei monumenti di interesse.
Irlanda-1372_R.JPGEppure, i gabbiani si fanno notare con i loro voli che improvvisamente ti gettano un'ombra addosso, con le loro strida, e infine con la loro presenza quando, dall'alto dei tetti delle case e dai comignoli, dove prediligono sostare, scendono sin sulla strada o nei giardini pubblici, dovunque ci sia del cibo che li attiri: sacchetti della spazzatura che lacerano senza difficoltà con il loro becco lievemente adunco, tagliente ed aguzzo, carogne di altri animali morti (uccelli e altri piccoli mammiferi) di cui si nutrono voracemente, cibo che cade dalla "mensa" degli umani o che viene dato come mangime ad uccelli di piccola taglia. In questo caso, loro - i gabbiani - che, con la loro vista aguzza sorvegliano tutto instancabilmente - scendono a precipizio dai loro luoghi di sosta, disperdono minacciosi gli uccelli più piccoli, agitando le ali apert,e e rubano loro il cibo (pane e qualsiasi altra cosa quelli stiano cercando di mettere nel becco).

Sono più grossi e forti e, nella lotta quotidiana per l'accaparamento delle risorse, hanno la meglio.
Irlanda-1430.JPGE' stata straordinaria la sequenza cui abbiamo assistito, mentre comodamente accofolati su di un muretto di pietra nei giardini di prati e siepi verdi della Christchurch di Dublino, mangiavamo goduriosamente dai nostri involti di carta (e rigorosamente con le mani) uno squisito Fish&Chips, acquistato da Leo Burdock's, indicato nelle guide dublinesi come il migliore (e più antico) preparatore di questo tradizionale "cibo da strada", che si rtitrova qui in Irlanda (anche in Inghilterra), come un vero e proprio piatto tradizionale (merluzzo - o altro pesce atlantico - tagliato a filetti o trancio, accuratamente despinato e fritto in pastetta).
Immediatamente, appena si sono accorti di un possibile lauto pasto e, evidentemente, forti di precedenti esperienze (eranno tanti quelli che, accanto a noi, si erano accomadati sui muretti o sul bel prato verde) sono arrivati a stormo i piccioni che si affollano - un po' stupidi - attorno alle briciole che gli lanci e che nel tentativo di becchettarle le fanno schizzare verso l'alto, facendole atterrare altrove, dove altri piccioni cominciano ad affannarsi con eguale cieco accanimento.
Irlanda-1434.JPGMa non è passato molto tempo che è calato dall'alto, planando sulle grandi ali come un falco, proprio lui - un gabbiano - e, prima di scendere a terra, ha battuto un paio di volte le ali che, solo per l'ombra che gettano a terra, spaventano i piccioni da morire, disperdendoli. Loro - i gabbiani - vanno a colpo sicuro: puntano subito sul frammento di cibo e senza farlo schizzare a destra e a sinistra, lo ingollano immediatamente. Poi si rialzano in volo e riprendono a far la guardia da qualche punto di osservazione favorevole. La macchia rosso-sangue che hanno sul becco conferisce loro un aspetto un po' crudele, quasi fosse lo stigma del predatore-assassino.
Però è davvero impressionante osservartli in mezzo ai piccioni, innanzitutto per la grande differenza di corporatura e poi perchè danno l'idea di un'anomalia, un po' come vedere - laddove fosse dato - dei leoni che si aggirano tra gli agnelli pronti a competere con loro per lo stesso cibo.
Irlanda-1244_R.JPGE' sempre affascinante stare a guardarli, anche quando sono disancorati dal loro ambiente marino, quello a cui la tradizione culturale ci ha abituato a raffigurarceli.
Le rappresentazioni olegrafiche e la poesia (e, più in generale, la letteratura) vorrebbero sempre vedere il gabbiano associato agli ambienti marini: mari tempestosi, oppure in quiete, spiaggie, scogliere, zone portuali e piccoli ricoveri di pesca. Eppure, oggi non è più così: un po' dispiace. Quello che si vede di questi gabbiani, che si comportano da uccellacci predatori e da mangiatori di pattume e di carogne, li allontana decisamente dalle vette poetiche e antromorfizzate di un gabbiano "ideale" come è Jonathan Livingston (Jonathan Linvingstone Seagull, di Richard Bach, 1972) oppure dall'immagine della mite e paurosa gabbianella della storia di Luis Sepulveda (Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, 1996)
 
La mia osservazione dei gabbiani nei giorni del viaggio mi ha portato a scrivere questo breve ritratto del polivalente ed eclettico gabbiano, alla lunga imparmente come tutte le creature viventi.

 

Impermanenza

Un gabbiano veleggia nel cielo

Ogni tanto muove la testa
a destra
a sinistra
con brevi movimenti circolari
quasi usandola come un periscopio

Un gabbiano atterra prepotente
nel bel mezzo d'un gregge di piccioni
intenti a contendersi un pezzetto di pane secco
 

 

Apre le ali gigantesche
i piccioni adombrati

si disperdono come pecorrele spaurite
e volano via

oppure si fanno da parte circospetti


La piccola macchia rossa che il gabbiano porta sul becco
come una stigmate
gli conferisce un tocco di crudeltà,
come se fosse stato indelebilmente sporcato
dal sangue di fieri pasti

Insomma,
il gabbiano si comporta con i piccioni
come un vero boss:
la fa da padrone mafiosetto

Un gabbiano precipita in volo
e si schianta al suolo
le ali ripiegate ad angoli strani
e qualche piumetta leggera vola via

Di tanta fierezza e maestà
rimane solo un misero mucchio di piume, penne ed ossa

 

Le foto sono di Maurizio Crispi

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Published by Testo e foto di Maurizio Crispi - in Irlanda. Note diaristiche
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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