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30 luglio 2012 1 30 /07 /luglio /2012 10:20

Anita Ekberg nella famosa scena del bagno nella Fontana di Trevi a Roma (dal film di Federico Fellini, Le fontane nelle città antiche venivano edificate dai potenti oltre che con intenti scenografici, anche per il diletto e il beneficio del popolo: e, quindi, pur costruite da grandi architetti e con intenti scenografici (e ciò riguarda soprattutto le grandi fontane del Barocco), il loro impiego - come effetto secondario non preventivato - era umile. 
I popolani vi si lavavano, vi si rinfrescavano, vi mettevano a mollo i piedi per trarne beneficio: e tutto questo sotto il sole torrido dell'estate poteva avere un senso, anche se la cultura del "bagno" a mare e in lago per diletto si svilupperà soltanto verso la fine dell'Ottocento).
Insomma, fontane e bacini erano concepiti per essere "usati" e non semplicemente contemplati da persone colte da una sensazione di rapimento estetico.
Ciò aveva un senso tanto maggiore se si considera che la maggior parte delle abitazioni era priva dell'acqua corrente: le fontane pubbliche serivvano quindi anche per lavare i propri panni oppure per attingere le scorte d'acqua per gli usi domestici. E per questo, sin dall'epoca romana vi erano i Lavatoi (alcuni dei quali particolarmente imponenti) e le fontanelle (che oggi, purtroppo, tendono a scomparire oppure a rimanere desolatamente all'asciutto)
Oggi, invece, si osserva un totale rovesciamento: le fontane pubbliche, specie quelle antiche, possono essere solo contemplate e la loro fruizione può essere soltanto estetica. 
Ai "contemplatori" è richiesto di rimanere insensibili al fascino attrattivo delle acque fresche e chioccolanti.
Ci si sorprende, se qualcuno - messo da parte lo stile contemplativo richiesto - si abbandona alla naturale esigenza di rinfrescarsi.
Si considera una tale azione un vero e proprio reato: una volgare offesa al rispetto dell'Estetica e dell'Arte.
Quanta acqua è passata sotto i ponti dai tempi del Rinascimento!
Eppure, io mi sentirei più propenso a far sì le fontane avessero anche quell'utilizzo.
Un desiderio più teorico che pratico, in realtà, destinato a rimanere confinato nell'empireo dei sogni, sostanzialmente lettera morta e puro empito idealizzante.
Il problema vero è che, probabilmente, allora l'utilizzo che ne veniva fatto era grato e rispettoso: era fondamentalmente "discreto".
Oggi, anche perché nel frattempo siamo divenuti troppi e tanti, troppi, sono stati allevati nella feroce incultura del più bieco consumismo, l'utilizzo eventuale delle nostre fontane sarebbe irriguardoso e l'approccio sarebbe sovrapponibile a quello di un oggetto di consumo "usa e getta", con inevitabili derive vandaliche
E allora, l'unica strada percorribile, purtroppo, rimane quella dei divieti e delle punizioni.
E' del 2007 l'episodio in un cui Roberta, una turista milanese, ha fatto il bagno nuda nella Fontana di Trevi. 
A Carabinieri che le contestarono il reato di atti osceni in luogo pubblico, disse: "Avevo caldo, L'acqua è di tutti".
Rimane - per noi più cresciuti - la nostalgia della bellissima sequenza ne "La Dolce Vita" di Federico Fellini del bagno di Anita Ekberg nella Fontana di Trevi.

 

 

 


 

 

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19 maggio 2012 6 19 /05 /maggio /2012 15:18

attentato-a-Brindisi-ordigno.JPG

 

Sono profondamente addolorato e incredulo per quello che è successo a Brindisi: lo scoppio dell'ordigno e la scampata strage di tanti ragazzi innocenti, ma già il bilancio è gravissimo con una studentessa morta subito sul colpo, al momento dell'esplosione, e nove i ragazzi feriti di cui una - gravissima - lotta tra la vita e la morte (ed è in atto sottoposta a complicati interventi chirurgici che tentano di porre riparo alle lesioni riportate). Alle 7.40 si è verificata davanti al Liceo Tecnico "Falcone e Morvillo" di Brindisi l'esplosione di tre bombole di gas, collocate all'interno di un cassonetto (appositamente spostato dalla sua sede originaria) e probabilmente armate con un timer, predisposto per causare l'esplosione alle 7.55, l'orario di maggiore afflusso dei ragazzi pendolari. L'ordigno è esploso anzitempo e ciò ha fatto sì che si sia evitata una strage di maggiori proporzioni, ma non è di minore impatto il bilancio attuale di un morto e di nove feriti gravi.
Il Liceo tecnico, preso di mira dall'attentato, significativamente reca il nome di "Falcone e Morvillo", mentre il giorno predisposto per la strage è quello dell'anniversario dell'attentato in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie e i loro uomini di scorta e ancora, ultima delle coincidenze gravide di significato, nello stesso giorno era previsto l'arrivo a Brindisi della "Carovana della Legalità" guidata da Don Luigi Ciotti e dell'Associazione "Libera".
Per tutte queste coincidenze significative, ma anche per il rinvenimento di tracce di un timer (prima si era anche detto di un telecomando) gli organi inquirenti ipotizzano una matrice mafiosa del crudele attentato (e, quindi, visto che si è verificato in Puglia, il rimando è alla "Sacra Corona Unita").
Non si può restare che attoniti e sgomenti davanti a tanta efferatezza e a tanta crudeltà premeditata.

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13 ottobre 2011 4 13 /10 /ottobre /2011 16:15

722px-trionfo_della_morte_gia_a_palazzo_sclafani_galleria_r.jpg

 

Questa è sicuramente una notizia preoccupante, passata in TV nella rubrica Leonardo di RAI3 (il 13 ottobre 2011): sarebbe stato fatto rivivere in laboratorio il bacillo della peste nera, esattamente il ceppo di Yersinia Pestis che nel XIV secolo determinò in Europa una letale epidemia di peste, fortemente aggressiva e rapidamente mortale, tanto che la popolazione dell'Europa, ne venne rapidamente debellata.

Il bacillo, in laboratorio, è stato ottenuto a partire da materiale biologico di quattro corpi esumati da una sepoltura che, in Inghilterra, era stata predisposta per accogliere coloro che fossero morti della letale e spaventosa pestilenza del 1347.

Abbiamo di recente visto il film "Contagion" (2011) che sviluppa con accenti catastrofici il problema della diffusione incontrollata di malattie infettive di cui non si conosce la cura e per i quali non esistono vaccini efficaci.

C'è da chiedersi, perchè nll'era della globalizzazione che comporta spostamenti rapidi e veloci in tutto il globo terracqueo e molteplicità degli scambi, degli scienzati (sarebbe poco dire "folli"?) decidono di operare su di un agente batterico temibile che ha causato una devastante epidemia in un lontano passato?

E se l'esperimento sfuggisse al controllo?

Spesso da parte di chi opera in questi ambiti c'è l'illusione del controllo e della sicurezza totale.

Ma spesso si aprono nel sistema improvvise ed insospettabili falle perchè le variabili sono molteplici e non è possibile mai prevedere tutte le evenienze.

Incrociamo dunque le dita e auguriamoci che tutto vada per il meglio.

 

Approfondimento su  Wikipedia, con un approfondimento proprio sulla peste nera del 1347

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6 ottobre 2011 4 06 /10 /ottobre /2011 12:02

wikipedia.jpgIn questi giorni, come molti si saranno accorti, Wikipedia è oscurata.

Per verificarlo, basta fare qualsiasi ricerca, su qualsiasi argomento e cliccare sulla relativa voce di wikipedia.
Il risultato sarà sempr identico. Si potrà leggere esclusivamente il messaggio sotto riportato.

 

Cara lettrice, caro lettore,

in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.

Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.

Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.

Il Disegno di legge - Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., così modificato (vedi p. 24), alla lettera a) del comma 29 recita:

«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»

Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l'obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.

Purtroppo, la valutazione della "lesività" di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all'opinione del soggetto che si presume danneggiato.

Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l'introduzione di una "rettifica", volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.

In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l'intera pagina è stata rimossa.

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (Articolo 27)

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.

Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

Il Disegno di legge - Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., così modificato (vedi p. 24), alla lettera a) del comma 29 recita:

«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»

L'obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell'Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l'abbiamo conosciuta fino a oggi.

Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell'onore e dell'immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall'articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.

Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all'arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per "non avere problemi".

Vogliamo poter continuare a mantenere un'enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?

 

Nel canale IRC della Wikipedia in lingua italiana si potranno chiedere spiegazioni ed esprimere il  proprio parere (qui è spiegato nel dettaglio come accedere alla chat): irc://chat.freenode.net/wikipedia-it
Una delle discussioni che hanno portato alla misura dell'oscuramento si trova qui.
La discussione sul proseguimento dell'iniziativa si trova qui.

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24 agosto 2011 3 24 /08 /agosto /2011 07:27

chiave-e-lucchetto.jpgVi sarà capitato molte volte, quando avete un mazzo di chiavi particolarmente grosso, di indugiare a lungo prima di trovare quella giusta per aprire la porta di casa oppure il portone esterno del palazzo dove abitate, anche se ne avete memorizzato perfettamente - dopo anni di utilizzo - la forma e gli intagli.

In questi casi (praticamente sempre), rovistate con la dita, scartabellate e tutto ciò mentre avete le mani ingombre di incarti e sacchettini, alcuni dei quali finiscono con il cascarvi a terra

E quando credete di averla trovata e provate ad inserirla nella serratura, non è mai quella giusta...

Poi, riprendeti la ricerca, ancora più nervosi e, magari, a quel punto il mazzo di chiavi vi sfugge di mano e cade rumorosamente.

E, tutto questo, mentre sopraggiunge uno dei condomini dello stabile in cui abitate, con il quale non desiderate affatto incrociare nè lo sguardo nè le parole e nemmeno scambiare un semplice saluto.

Aborro la tecnologia spinta.

Però, ieri, mentre si ripeteva l'immancabile scenetta, ho pensato ad una geniale innovazione per le chiavi di casa (che sarebbe per alcuni versi un po' come aver scoperto come l'acqua calda, se pensiamo alle chiavi che al giorno d'oggi abbiamo in dotazione per le nostre auto).

E' molto semplice. Dotiamo chiavi e serrature comuni di microchip, in modo tale che si vedano reciprocamente, non appena sono a ragionevole distanza l'uno dall'altra.

Nel momento in cui ciò accade, si accende nella chiave pertinente un piccolo led rosso, lampeggiante che ti dice: "Sono io! Sono io!".Insomma, capitemi: non vello dice a parole (sarebbe troppo!), ma insomma con il suo pulsare ve lo fa intendere ...e a buon intenditore, poche parole...

La serratura, per contro, potrebbe emettere un piccolo bip.

Una meraviglia!

Rimarrebbe però l'impaccio di rovistare con dita sempre troppo grosse e goffe nel mazzo di chiavi per isolare la chiave giusta con il led rosso lampeggiante...

Beh, non si può avere proprio tutto, no?

Magari, qualcuno più bravo di me, potrebbe raccogliere questa mia idea, renderla fattibile e farsela brevettare.

Chi lo sa?

Ma, tutto sommato, io preferirei poter ottenere per magia l'apertura di tutte le porte, con quella famosa formuletta che faceva "Apriti Sesamo" della storia di Ali Babà e i quaranta ladroni.

Quando mio figlio era piccolo, rientrando a casa in auto, gli dicevo: "Quando arriviamo vicino al cancello, dì con la voce più forte che puoi 'Apriti Sesamo!' e vedrai che il cancello si aprirà al tuo comando".

Lui, pieno di convinzione e - direi - anche di speranza, diceva la formula magica, mentre io - di nascosto - azionavo il telecomando.

E il cancello puntualmente si apriva con sua grande meraviglia...

Ma perchè nella formula magica della storia delle MIlle e una notte, ricorreva proprio il sesamo?

Ecco la spiegazione.

sesamo-01.jpgLa formula magica “Apriti Sesamo”, utilizzata in Persia nella fiaba di Alì Baba e i 40 ladroni per accedere alla caverna del tesoro, si riferisce probabilmente alle “incredibili” proprietà nutritive e vitali del sesamo, che avrebbero conferito all’essere umano forza e vitalità.

Secondo la medicina tradizionale orientale il sesamo oltre ad essere ottimo come ricostituente nelle malattie croniche, è in grado di rafforzare vista ed ossa, impedire la carie dentale e la calvizia. Studi scientifici evidenziano che previene le malattie cardiovascolari, mantiene bassi i livelli del colosterolo nel sangue, ed ha proprietà cosmetiche di emoliente, nutritivo e lenitivo.

 

 

Potenza delle associazioni: ma non stavamo parlando di chiavi magiche?

Appunto, come volevasi dimostrare...

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14 agosto 2011 7 14 /08 /agosto /2011 08:18

Islanda-geyser.jpgCio' che è successo in Islanda è senza precedenti.

L'abbattimento dell'idea che il debito è un'entità sovrana, in nome della quale è sacrificabile un'intera nazione.

Percio' nessuno deve sapere degli eventi che hanno condotto al referendum islandese voluto dal Capo dello Stato Ólafur Ragnar Grímsson e ai suoi esiti.
Ogni volta che ci dicono che per arginare il debito di un paese ci vogliono piu' tasse, che sono procedure essenziali, ci stanno dicendo delle bugie.
Lo ha dimostrato il popolo islandese che ha sconfitto le lobby economiche e i loro ricatti.

Non hanno varato la manovra economica a spese dei cittadini per le perdite delle banche (i cui profitti erano privati e i cui debiti invece avrebbero dovuto essere nazionalizzati e ripagati da ciscun cittadino islandese, in ragione di circa 100 euro al mese per 15 anni).

Quello che è successo in Islanda mette in imbarazzo politici che - il più delle volte - sono soltanto le pedine dei gruppi bancari e di grandy lobby economico-finanziarie, e fa paura all'economia globale, disegnata per favorire i profitti di pochi e veramente di rado il benessere dei molti.

Censurare il referendum islandese e non farlo conoscere alle masse occidentali è stato l'ordine numero uno delle grandi banche.
Niente salvataggi da parte di BCE (Banca centrale Europea) o FMI (Fondo Monetario Internazionale), niente cessione della propria sovranità a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione, tramite una nuova Magna Charta Costituzionale, redatta via Internet con le sedute costituenti in diretta su Streaming on line, con la possibilità  per tutti i cittadini di partecipare, dire la propria e dare i propri suggerimenti e correttivi.
Lo sappiano i cittadini, cui è stato detto che la svendita del settore pubblico era l'unica soluzione.

E lo tengano a mente anche quelli portoghesi, quelli spagnoli e ora anche gli Italiani.
In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale: è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale.

Solo così è possibile battere quello che alcuni definiscono il NWO (New World Order), dominato dai banchieri e dalle lobby dei potenti.

 

 


 

 

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3 luglio 2011 7 03 /07 /luglio /2011 07:15

laziseNel tranquillo Comune veronese di Lazise sul lago di Garda, alcuni adolescenti hanno manomesso la programmazione di un maxischermo posto davanti al municipio per dare informazioni turistiche, trasformandolo in proiettore di filmati hard.

Il cartellone informatico consente l’accesso al portale di “Verona Più Online”, attraverso una tastiera touch screen: ai ragazzi in possesso di alcune competenze un po’ più avanzate di tecnologia informatica, è stato sufficiente superare i firewall, collegarsi ad Internet ed aprire il sito web Youporn, impostando una serie di videoclip ad alto tasso erotico.

I filmati hard sono andati in onda per tutta la notte, durante la quale una folla di curiosi e di nottambuli ha raggiunto la zona per “godersi lo spettacolo”

“È stato un evento storico: non abbiamo mai visto tanta gente così in piena notte in piazza a Lazise”, ha spiegato il titolare di una birreria che si affaccia sul piazzale.

A riempire l’area, camerieri, pizzaioli, turisti e gruppi di adolescenti. “Tutti si fermavano a guardare, soprattutto uomini però, le donne ridacchiavano ma poi si allontanavano – aggiunge il testimone - tutti i gestori della piazza hanno lasciato il lavoro e si sono raggruppati a guardare l’inatteso spettacolo”.

L’Amministrazione comunale, informata dell’accaduto, il giorno dopo, ha provveduto a bloccare gli accessi, riportando la situazione alla “normalità”.

Una “normalità” che, considerando l’ampia frequentazione di siti come Youporn (o Redporn) dalle postazione informatiche private di computer, ha significato in verità solo la ripresa delle “consultazione” individuale e “segreta” nel chiuso delle proprie stanze, alla ricerca delle proprie scene preferite.

Il bello della “beffa”, attuata dagli adolescenti di Lazise è stato proprio il fatto di evidenziare che, di fronte alla possibilità di fruire di uno spettacolo porno (in questo caso in video) nessuno si è tirato indietro, uscendo dall’ipocrisia secondo cui “nessuno guarda il porno gratuito in rete”, mentre invece in molti lo fanno.

Per qualche ora si è abbatuto il velo dell’ipocrisia e tutti hanno usufruito in un clima collettivo dello spettacolo porno: insomma, uno spettacolo “normalizzato”, come essere tutti assieme a guardare una partita di calcio.

 

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16 giugno 2011 4 16 /06 /giugno /2011 17:24

pianto.jpgCammino nei pressi del parco vicino casa, immerso nella mia passeggiata mattutina, e - mentre sto ancora attraversando la piazza - sento dei pianti disperati la cui intensità sale sino ad un picco, per poi scendere e riprendere a risalire.

Mi avvicino. C'è del trambusto nei pressi del cancello di una delle villette che costeggiano la strada semicircolare che contorna la villa.

Una bambina di sette-otto anni ha attraversato la strada e attende paziente sul marciapiedi.

Dal cancello semi-aperto giunge sempre il pianto fastidioso come il suono prodotto dalla puntina che s'è inceppata nello stesso solco di un disco.

Al pianto fa da contraltare una voce adulta, di un uomo.

Da lontano, non distinguo bene le parole che dice.

Le parole sono coperte dal pianto che non smette mai.

Dice l'adulto, forse il papà, "...no, non possiamo prenderla non c'è la benzina".

E, con fare più deciso, si affaccia al cancello semi-aperto.

Con una valigetta da lavoro in mano, è vestito bene, in giacca e cravatta: è mattino presto, del resto, e si starà recando sul posto di lavoro.

Dietro di lui, il bambino da cui origina tutto quel piangere. Avreà tre o quattro anni.

Piange, ha la faccia rossa, congestionata.

E' quel tipo di situazione in cui si attiva una specie di meccanismo a corto circuito (un po' isterico, si potrebbe dire) in cui il pianto si alimenta da sé, con un dipendio di energia enorme, al di là di qualsiasi ragionevolezza. Un pianto tutto in espirazione che quasi impedisce il respiro regolare.

Un tempo, i genitori (come sono stato educato io, ad esempio) non esitavano a ricorrere ad un metodo drastico: una bella sculacciata spiazzante e spesso il problema si risolveva in un attimo, con il pianto che si spegneva in un piagnucolio sempre più esile, sino al silenzio.

capricci(1)Ma oggi non si può più.

Il papà si allontana, passando dall'altro lato della strada che è poco trafficata. Il bimbo sempre a frignare rimane sulla soglia del cancello semi-aperto.

Piange, sempre in quel modo e intanto dice - o meglio grida - "...la macchina. ...la macchina... Voglio andare in macchina".

Mi si chiarisce il problema: quel papà si accingeva ad accompagnare i suoi bimbi a scuola o, piuttosto, al baby parking più vicino.

E voleva farlo andandoci a piedi. Il bimbo piccolo si è intestardito che vuole andarci in auto e non sente ragioni.

Si è delineata una situazione di stallo: quel bimbo con il suo pianto domina il padre che non sa più che pesci prendere, una volta fallite le armi del bonario convincimento.

Situazione difficile, indubbiamente: che dà la misura di quanto il ruolo paterno (forse più genericamente una funzione genitoriale) sia logorato e debole.

Quale soluzione/strategia adottare?

Trascinare di peso il bimbo urlante al baby parking? Potrebbe essere stata una soluzione in passato: oggi ci sarebbe il rischio che qualche benpensante chiami Telefono azzurro per segnalare che una violenza viene perpetrata su di un minore.

Chiudere il cancello e lasciarlo urlante dietro in cancello? Anche questa soluzione potrebbe suscitare da parte di quegli stessi benpensanti analoghe reazioni e, in ogni caso, l'avrebbe vinta il capriccio montato dal bimbo.

Invocare l'intervento di una mamma in questo momento assente? Forse: per alcune cose ci vuole la mamma che faccia da mediatrice e che si attivi con una serie di tenerezze e abbracci avvolgenti.

Invece, il papà in questo momento è lasciato da solo, senza la possibilità di utilizzare alcuno strumento normativo, dopo aver esaurito tutte le sue risorse di convincimento con le buone.

Impasse.

Il bimbo per contro dimostra di possedere una notevole dose di caparbietà che, un giorno forse, potrà tornargli utile, ma che nel suo percorso di crescita dovrebbe essere addolcita e regolata.

Non so trovare una conclusione e nemmeno trarre un ammaestramento da questo piccolo sketch di cui sono stato testimone.

Quel pianto reiterato ed incessante prima mi ha allarmato e poi, quando ne ho appurato la causa mi ha soltanto infastidito.

Penso soltanto che sia sempre difficile fare il mestiere di genitore e che, forse, nel loro percorso di crescita, i bimbi sono lasciati sempre più soli tra tate, televisori e videogiochi e che dunque imparano soltanto a seguire il loro capriccio e la loro volubilità, lasciando spiazzati dei genitori sempre più impreparati e deboli nelle loro funzioni.

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21 maggio 2011 6 21 /05 /maggio /2011 20:16

fiera-libro444-torino.pngE' accaduto al 24° Salone Internazionale Libro di Torino, da poco concluso (12-16 maggio 2011), al Lingotto Fiere.

Un sedicente Autore si aggirava per gli stand, presentandosi come uno scrittore emergente e chiedendo (e ottenendo) pareri sulla sua opera prima di narrativa, presentata appunta alla Fiera del Libro (ma in realtà un libro mai scritto e non esistente, dunque).

Gli interpellati - molti dei quali affermati critici (come Sgarbi, ad esempio), personaggi dello spettacolo (Serena Dandini, per citare una delle persone contattate) e scrittori (Giacarlo De Cataldo e altri), pur di non dover riconoscere di non aver mai sentito parlare del libro in questione e di non averlo mai avuto tra le mani, hanno improvvisato pareri come se, invece, lo conoscessero di prima mano, pareri il più delle volte favorevoli, altri invece tiepidi ed esitanti.

Cosa del resto non particolarmente fuori dal normale e non tale da dare nell'ochio, i diversi momenti di questo multiforme approccio da parte del sedicente scrittore, sono stati registrati integralmente con l'ausilio di una handycam e,  alla conclusione della Fiera, spezzoni dei filmati sono stati diffusi nei media, nei notiziari e nei programmi di approfondimento, con l'accompagnamento della notizia che il libro di cui era richiesto il parere era un non-libro mai stampato, dunque.

Una sorta di cattiva ed imbarazzante candid camera che, nelle intenzioni di quelli che hanno architettato questa piccola beffa, era finalizzata a denunciare provocatoriamente i meccanismi del consenso e del successo di testi letterari, di narrativa, critica e saggistica, fondati sul sentito dire, su simpatie e antipatie personali, stroncature violente o esaltazioni, piuttosto che su di una lettura di prima mano dell'opera stessa, tale da evidenziarne pregi e difetti.

Questa beffa, di cui mi è capitato di vedere alcuni stralci filmati in un notiziario televisivo RAI, mi ha fatto pensare ad un esperimento sociologico condotto negli Stati Uniti negli anni Sessanta, sui meccanismi che generano diagnosi psichiatriche "pesanti" e attivano meccanismi di emarginazione. Alcune "cavie" (volontari e, in genere, studenti), reclutate per l'esperimento e appositamente istruite, si presentavano alle istituzioni psichiatriche prescelte, dichiarandosi in stato confusionale e fingendo disturbi dell'orientamento e della memoria. Avvenuto il ricovero per la necessaria osservazione alla formulazione di una diagnosi e allo scioglimento della prognosi, se ne stavano semplicemente in disparte, senza parlare troppo e limitandosi a prendere appunti su di un taccuino. Spesso bastavano questi elementi schiettamente comportamentali, ma di per sè non espressione di una psicopatologia specifica, ad indurre i medici a formulare delle diagnosi di "schizofrenia". La diagnosi diveniva estremamente vincolante e i volontari, benchè richiedessero di essere dimessi, a quel punto - sulla base di quella diagnosi - venivano trattenuti nel nosocomio: per loro dimissione, fu ogni volta necessario l'intervento degli sperimentatori che resero esplicito ai medici il protocollo del loro esperimento e l'identità dei volontari.

La diagnosi psichiatrica, grave e vincolante, venne formulata dai medici sulla base del pregiudizio e di "griglie" osservative rigide e pre-definite: vi è, secondo me, un'analogia con la piccola beffa messa punto in occasione della Fiera del Libro che ha mostrato appunto come un parere favorevole, "vincolante" rispetto al generarsi di un consenso più esteso, può essere espresso senza alcuna conoscenza del "fatto" cui ci si riferisce, ma in maniera puramente virtuale.

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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