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5 ottobre 2013 6 05 /10 /ottobre /2013 07:06

Diego Cammarata rinuncia all'incarico presso l'Agenzia dei Beni confiscatiHa suscitato una bufera critiche e di reazioni indignate la notizia che Diego Cammarata, esponente del Pdl ed ex-Sindaco di Palermo avesse lasciato il posto da docente di scuola superiore, perchè assunto dall'ente che gestisce gli immobili sottratti alla criminalità. Nel suo curriculum, anche una condanna per essersi fatto curare la barca da un dipendente comunale. Hanno vivacemente protestato il movimento di Orlando e l'M5S. Il direttore Caruso dell'Ente: "Ha fatto domanda e l'ho accolta, operazione a costo zero"

Tra le numerose prese di posizione quella della CGIL nazionale, siciliana e di Palermo.

"La notizia dell'assunzione, attraverso lo strumento del comando, dell'ex-sindaco di Palermo Diego Cammarata presso l'Agenzia Nazionale per la gestione dei beni sequestrati e confiscati, ripropone prepotentemente il tema dell'agenzia, della sua gestione e del suo ruolo".

"Manca infatti - prosegue il sindacato - un sistematico coinvolgimento delle associazioni e delle rappresentanze sociali attraverso il quale garantire quell'indispensabile elemento di trasparenza che rappresenta il valore aggiunto nella realizzazione di scelte efficaci e condivise. Proprio per affrontare questi aspetti abbiamo chiesto al direttore dell'Agenzia un incontro che ancora attendiamo".

"Da tempo - ricorda la Cgil - ci stiamo battendo per una revisione delle norme che regolano la gestione dei beni confiscati che sono una risorsa e una opportunita' di sviluppo nella legalita'. Abbiamo presentato una legge di iniziativa popolare, 'Io Riattivo il Lavoro', sostenuta da Libera, Acli, Arci, Avviso Pubblico, Sos Impresa, Centro Studi Pio La Torre, con la quale, fra le altre importanti questioni, affrontare anche i temiche la vicenda ci propone. La legge e' stata gia' annunciata in aula alla Camera e attende di essere calendarizzata in modo da avviare la discussione parlamentare. Cogliamo, quindi, questa occasione per rinnovare alle forze politiche l'appello a procedere con sollecitudine in questa direzione. Ci pare poi inopportuno - conclude il sindacato - assumere, attraverso lo strumento del comando, una persona che ha in corso un procedimento e che e' stato condannato a tre anni di carcere in primo grado per abuso di ufficio".

 

Alla fine, sommerso dalle polemiche Diego Cammarata ha gettato la spugna e rinuncia al suo incarico presso l'Agenzia dei beni confiscati. È stato lo stesso ex-sindaco di Palermo a rivelarlo con un comunicato. "Le stesse ragioni che mi hanno portato a chiedere il comando presso l'Agenzia dei beni confiscati alla mafia mi inducono oggi a fare un passo indietro. La vicenda mi ha fortemente scosso e mi indigna il solo pensiero che ci sia qualcuno che possa ritenere che le ragioni che hanno accompagnato i commenti sul comando siano corrette e fondate. Nè - ha spiegato Cammarata - vi possono essere ragioni di opportunità che tengano. La sentenza pronunciata nei miei confronti, infatti, verrà sottoposta a breve ad appello sul quale confido per uscire da questo incubo".

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4 marzo 2013 1 04 /03 /marzo /2013 10:40

La signorina Frida Crispi: la proposta di un provvedimento simpatico, ma sostanzialmente inutile(Maurizio Crispi) Un'Associazione animalista ha suggerito che i cani debbano assumere il cognome dei propri padroni.
La mia cagnetta Frida diventerebbe così, a diritto, Frida Crispi ed entrerebbe di diritto a far parte della famiglia.
E' un'idea lanciata per prevenire ulteriormente l'abbandono estivo dei cani da parte di Umani insiensibili e crudeli: un'idea piena di buone intenzioni che, secondo me, non ha molto senso.
I cani che vivono in nostra compagnia, sono in genere trattati come persone di famiglia.
Tante volte della mia cagnetta diciamo che si chiama, appunto, Frida Crispi: è uno scherzo verbale, ma è anche vero che c'è in esso una verità profonda.
D'altra parte esiste già, l'anagrafe canina con la registrazione e la tracciabilità dei cani mediante applicazione del chip. Dalla lettura dei dati iscritti in esso (e registrati in un annagrafe canina) risultano non solo le caratteristiche del singolo cane, ma anche l'accoppiata con le generalità e la residenza del suo proprietario.
L'abbinamento uomo-cane è in questo modo solido e inoppugnabile (e soprattutto ineludibile).
Quindi, non è certamente imponendo un cognome ad un cane che lo si protegge dall'abbandono.
Più di quello che si fa, non si può fare.
Ad eccezione di una cosa: l'identificazione di coloro che eludono la regola del "chippaggio" e l'imposiszione di severe sanzioni ai trasgressori dell'obbligo di legge, tenendo conto che, in generale, quelli che poi abbandoneranno il loro cane, sono gli stessi che non lo hanno fatto chippare.

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27 febbraio 2013 3 27 /02 /febbraio /2013 14:00

Nozze di massa in Corea del SudPer pronunciare il fatidico sì 3500 coppie tutte composte da seguaci della Chiesa dell'Unificazione, si sono date appuntamento al Centro per la pace mondiale Ceongshim, a Gapyeong, quartier generale della setta fondata dal reverendo Moon in Corea del Sud. 
E' stato il primo matrimonio di massa dopo la morte, l'anno scorso, del leader e fondatore nel 1954 del movimento religioso, Sun Myung Moon. 
A celebrare il rito collettivo e' stata la vedova settantenne di Moon, Hak Ja Han, che ha spruzzato sugli sposini acqua benedetta.

Nell'occasione, tutte le coppie indossavano vestiti identici e molte erano di nazionalità mista. 
Circa 400 mariti e mogli si sono conosciuti solo pochi giorni prima della cerimonia.

Sun Myn Mung, più noto come il reverendo Moon, fondò la Chiesa dell’Unificazione a Seoul nel 1954. 
La teologia alla base della sua religione è un misto di riferimenti biblici e di numerosi richiami ad altri credi come il confucianesimo e il ceondoismo, la religione coreana nata nel diciannovesimo secolo. Da diversi accenni nel testo fondamentale si lascia intuire che Moon sia una sorte di nuovo messia cristiano. Nel corso degli anni, Moon ha costruito un impero economico che va ben oltre il movimento religioso e che comprende giornali, università, fabbriche e società finanziarie.
Il reverendo Moon è stato spesso messo in discussione per i suoi modi e accusato di aver fatto un "lavaggio" del cervello (piaggio, circonvenzione, per usare altri termini) a migliaia di persone, che sono poi confluite nella sua chiesa.
Nel 2003 fu molto criticato per un sermone in cui perdonò gli autori dell’Olocausto, sostenendo che si era trattato della punizione inflitta agli ebrei per aver ucciso Gesù. Moon celebrò anche il matrimonio di un arcivescovo cattolico, Emmanuel Milingo, generando un caso molto dibattuto e forti attriti con la Chiesa Cattolica (oltre a renderlo molto noto in Occidente).
Ai funerali del reverendo Moon, il 14 settembre 2012, hanno partecipato più di 30.000 fedeli.

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19 febbraio 2013 2 19 /02 /febbraio /2013 13:03

Anticipazione a luglio dei test di ammissione ad alcune facoltà universitarie. Un provvedimento antidemocratico e contro il diritto allo studio che fa molto discutere

 

Provoca costernazione tra gli studenti delle Scuole superiori, il varo recente della norma, secondo cui gli esami di ammissione ad alcune facoltà universitarie si dovranno fare a fine luglio e non a settembre, come è stato negli anni precedenti.

Tutti gli studenti in procinto di affrontare gli esami di maturità, ma anche tutte le persone colte e sensibili, si chiedono: come è possibile presentare la domanda per essere ammessi ai test, se ancora non sono noti i risultati degli esami?
Oppure ancora: come gli studenti potranno prepararsi agli esami di maturità e, contemporaneamente, studiare per conseguire una preparazione adeguata per potersi confrontare con i test?
Dovranno cominciare la loro preparazione con largo anticipo, puntando su di un obiettivo (e spendendo i soldi delle proprie famiglie) incerto e ancora non definito (il risultato degli esami di maturità ancora non è noto)?

Non è certamente sufficiente la giustificazione addotta dal Ministro dell'Istruzione Profumo, tuttora in carica in attesa della tornata elettorale e dal cui dicastero è dipeso questo provvedimento, che questa decisione è stata presa per andare incontro ad una maggiore razionalizzazione (sic1), per sveltire e snellire il sistema di accesso agli studi universitari, etc etc, nè tantomeno quella secondo cui , essendo i test delle prove di cultura generale, gli studenti che li affronteranno (e che hanno fresco lo studio per gli esami di maturità) non avranno bisogno di un surplus di applicazione per confrontarsi con le prove di ammissioni.
Questo non è affatto vero: chi ha fatto i test per le facoltà scientifiche può senz'altro ammettere che una parte delle domande dei test per l'ammissione a queste facoltà richiedono una preparazione ad hoc e non sono certamente di facile soluzione.

C'è da chiedersi se questa misura non rappresenti, in forma mascherata, uno strumento antiidemocratico e , di per sé, repellente (perchè limita fortemente il diritto allo studio) per ritardare di un anno l'ingresso nelle facoltà universitarie, per sfoltire la popolazione studentesca eccedente in un'Università pubblica che non si rinnova e che è ridotta allo stecchetto per via di provvedimenti adottati dai precedenti governi, ma anche per favorire il dirottamento degli studenti appartenenti alle famiglie con maggiori risorse verso le Università private.

 

 

 

Nella foto (di Maurizio Crispi): Palermo. Studenti in marcia sfilano davanti all'abitazione del Sindaco.
  

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12 febbraio 2013 2 12 /02 /febbraio /2013 12:49

Benedetto-26.jpg(Maurizio Crispi) Il Papa si dimette. Questo, in sostanza, ci ha detto la notizia di ieri 11 febbraio 2013, rimbalzata dalla Radio alla TV ai quotidiani e alla Rete.
E' una notizia che colpisce, ovviamente.
Dirò qui quello che la stampa allineata non dice, perchè in linea di massima, i commenti che ho sentito cercano di trovare delle giustificazioni ed un senso, in merito soprattutto ad un processo di secolarizzazione della Chiesa di Rona: dirò il mio pensero personale, insomma che solo questo vuole rimanere.
Non a caso è stato sottolineato che, a memoria storica, l'unico Pontefice che abbia rinunciato al suo mandato, sia stato - oltre settecento anni fa - Celestino V che Dante, desigandolo sinteticamente cone "colui che per viltade fece lo gran rifiuto" - colloca tra gli ignavi, alle soglie dell'Inferno, dando forza alla concezione del Divin Poeta che considera l'ignavia addirittura peggio del peccato, perchè come le non-scelte, le rinuncie (che sono un mancato esercizio del libero arbitrio) lasciano l'Uomo fuori da tutto (non pecchi, ma nemmeno fai un esercizio di bene).

Il Papa, dunque, rinuncia, si dimette: in ciò rivendica un suo diritto naturale di uomo che diventa portare di una carne e di uno spirito sofferente, ma perde di carisma.
Noi, comuni mortali, - per di più non possiamo dimetterci dalla vita, solitamente: siamo tenuti a berne il calice sino in fondo, senza sconti.

Il Papa, in quanto rappresentante di Dio in terra, nominato da un consesso di cardinali dovrebbe mantenere il suo posto sino alla fine, portandone il fardello con cristiana ed ecumenica rassegnazione.
Ciò, farsi carico dei fardelli della Comunità che guida come un pastore, dell'Umanità in genere e delle sue personali sofferenze (e/o dubbi) è - e dovrebbe essere - parte integrale della sua missione.
Vorrei ricordare la figura di Papa Giovanni Paolo II. Papà Wojtyła, pur ammalato e provato, esercitò sino all'ultmo le sue funzioni e, attraverso dedizione e abnegazione, ma anche con l'accettazione della sua personale sofferenza, acquistò un potente carisma anche agli occhi di coloro che non erano particolarmente praticanti e seguaci della fede cattolica, ma che erano toccati dritto al cuore da quella figura ripiegata, sempre più fragile e provata che accettava di vivere pubblicamente, senza sconti, il martirio che la sua carne mortale gli infliggeva.
Ricordao vivdamente il modo in cui mia madre, già anziana, seguiva le comparse pubbliche di Giovanni Paolo II. Era commossa nel vedere la fatica e la sofferenza che attraversavano quel corpo, ma nello stesso rinfrancata dalla prova di carattere e dalla testimonianza che ogni singolo atto del Ponterfice assumeva (prove che - come accadeva con lei - erano di conforto agli gli anziani, ai sofferenti, ai malati), facendogli acquistare un impagabile varore carismatico e di sostegno spirituale.


Con la rinuncia di Papa Benedetto XVI si apre una nuova maniera di intendere la figura del Pontefice: nè più né meno di un burocrate che, dopo essere stato alla guida della Chiesa di Roma, ad un certo punto, decide di andarsene in pensione o di dimettersi.


Nel Buddismo ciò non sarebbe concepibile.
Il Dalai Lama è l'incarnazione vivente del Buddha e tale rimane sintantoché è in vita.
Solo alla sua morte, gli emissari della fede buddista andranno alla ricerca di possibili candidati alla nuova reincarnazione di Buddha, cercando dei bambini nati in quel giorno e in quell'ora, corrispondente al momento del decesso del Buddha.
Il Dalai Lama, in quanto incarnazione del Buddha, non potrà mai andare in pensione: è il Buddha vivente.

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4 febbraio 2013 1 04 /02 /febbraio /2013 11:06

cane-berlusconi-269x300.jpgIl Nano di Arcore e "Maestro degli Inganni" con grande battàge prende in adozione un cane: chi potrà mai credere alla sua sincerità?

In campagna elettorale, ormai, ogni trovata è lecita per acchiappare l'attenzione dell'audience e raccattare voti. questo ci regala un dibattito politico ormai degradato a baruffa e spogliato di qualsiasi idea "vera" che sia supportata da un qualche riferimento ideologico o da un sistema di pensiero coerente.
Ormai ci si muove (e credo che questo nei tanti personaggi sulla scena "politica" riguardi un po' tutti, chi in maniera più esplicita, chi in modi più occulti) seguendo delle tecnniche pubblicitarie, spesso con il supporto di "curatori d'immagine" e di esperti in psicologia della comunicazioe.

Tutti i colpi bassi sono leciti: anche quelli che vanno a toccare gli astanti nei loro sentimenti, facendo leva sul loro assetto interiore di "brave persone" o, in alcuni casi (e qui il gioco è ancora più sporco) sul loro buonismo.

Tempo addietro, ormai, molto tempo fa, siamo stati privati del piacere di gridare in maniera disinteressata "Forza Italia!", adesso anche l'adozione dei cani perduti senza collare o dei cuccioli crudelmente abbandonati sin da piccoli diventa un modo per speculare sui buoni sentimenti dei propri potenziali elettori.
Io amo i cani: da più di due terzi della mia vita ne ho avuti con me. Sono molto sensibile alle storie di cani abbandonati e sono un convinto assertore, con Jeffrey Masson ed anche alla luce delle mie esperienze personali che i cani sono esseri capaci di esprimere sentimenti molto complessi.

La comparsata del personaggio "politico" (ma dire "politico" è troppo lusinghiero) che qui non voglio nemmeno nominare, in corso di campagna elettorale - e ancora "fresca" nei media - mi ha disgustato e mi ha offeso.
E' stato un modo molto, ma molto basso per pilotare (e condizionare) i sentimenti delle persone per bene, con una finzione e una messinscena.

Voglio proprio vedere, se - dopo il recitativo messo in scena bello, strappalacrime e pseudo-edificante - il nano ghignante si è portato quel povero cagnolino a casa o se lo ha portato a passeggio.
Sono convinto che dopo che gli spotlight si sono spenti e la parte "pubblica" della recita a soggetto è finita, il povero cagnolino è stato consegnato a qualcun altro: semplicemente, non serviva più.

Le menzogne hanno sempre le gambe corte: e quindi anche questa avrà vita corta, ne sono certa.
Ma al Nostro non importa: le sue sono tecniche da guitto a cui importa l'effetto immediato di ogni comparsata e il fatto che se ne parli: le foto, le riprese video e gli articoli scritti nella stampa cartacea e online rimarranno. E soprattutto saranno eloquenti quelle immagini, come le famose lacrime al tempo della tragedia del barcone degli emigranti affondato nell'Adriatico a seguito dell'intempestivo interventodi una nostra nave militare.
Quello che gli importa è essere sulla scena, riuscire ad avere il riflettore puntato addosso: e se, per ottenere questo risultato, occorre dire delle boiate imbarazzanti o cose fasulle da smentire in seguito non importa. Di essere eventato e colto in fragranza, non gliene frega niente: per così dire, ha una faccia di bronzo e la pioggia lo bagna e il vento lo asciuga. T
La cosa davvero preoccupante è che per il nostro una cosa vale l'altra. L'importante è sorpendere e stupire, toccando la corda dei sentimenti altrui,
E' come se, ogni volta, mettesse in atto dei trucchi da prestidigitatore che sembrano veri, per quanto dietro la facciata di un'irreprensibile esecuzione, ci sia sempre il trucco.

Però - dico io - non è giusto giocare con i sentimenti altrui, soprattutto con quelli di coloro che sono meno attrezzati a cogliere gli inganni detro ciò che appare.
Se il Nostro vuole adottare un cane, lo faccia veramente.

Lo prenda a vivere con sé, lo accudisca, lo porti da veterinario, lo porti a passeggio senza quegli odiosi ed arroganti uomini di scorta.


Noi non crediamo alle buone intenzioni del Cavaliere nei confronti del cagnolino.

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23 ottobre 2012 2 23 /10 /ottobre /2012 15:03

Allarme bomba a palermo, in Via Arcoleo - Foto di Maurizio CrispiIeri, 22 ottobre 2012, alle 15.00 circa grande agitazione nello spiazzo che si apre davanti a Via Arcoleo, dove nelle ore mattutine del  lunedì ha sede un vivace mercatino rionale.
All'improvviso, evidentemente allertati da una segnalazione sono arrivati sul posto Vigili del Fuoco, Vigili Urbani, Polizia e, infine, anche gli artificieri.
lo spiazzale è stato evacuato dalle uto in soste, mentre i bambini che si trovavano ancora nell'Asilo che si affaccia sulla stessa piazzati venivano evacuati.
Gli artifieri hanno fatto un complesso intervento per riporre all'interno di uno speciale contenitore di materiali contenititvo in caso di deflagrazione un cilindretto metallico che era stato abbandonato nei pressi di un palo della luce.
Concluso l'intervento, le barriere e le strisce segnaletiche sono state rimosse e tutti sono andati via, compresi giornalisti e fotografi che, allertati, erano comparsi all'improvviso. E' rimasto il pizzale desolatamente vuoto, come non lo è mai di solito.
Tanto rumore per nulla: del fatto non vi è alcuna traccia in rete e nemmeno nella stampa cartacea del giorno successivo.

 

Foto di Maurizio Crispi

 

Allarme bomba a palermo, in via Arcoleo - Foto di Maurizio Crispi

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28 agosto 2012 2 28 /08 /agosto /2012 10:35

Firmino.jpgOggi ho scovato a casa mia un piccolo clandestino metropolitano: un topino. 
Mi chiedo come sia arrivato: forse il suo ingresso, insalutato ospite, è avvenuto fortunosamente, quando è stata montata l'impalcatura per rifare una parte della facciata dello stabile dove abito.
Non posso spiegarmi diversamente il suo arrivo che, certamente, non è recentissimo.
Forse ha osato troppo rispetto alla clandestinità silenziosa ed invisibile in cui si era mosso finora, lasciando soltanto esili tracce che io avevo registrato, ma ancora non avevo interpretato correttamente (pensando che fossero soltanto espressione di un transitorio passaggio e nulla più, non certo di un "insediamento").

Questa volta, il piccolo clandestino anziché muoversi furtivamente, è stato plateale. 
Ha rotto con i dentini un sacchetto che conteneva delle brioscine e ha mangiato una buona metà di una.
La mattina mi sono accorto del fatto e mi sono detto: "Allora sei qua! Vediamo un po'...". 
E mi sono messo sulle sue tracce. 
Sono partito, ovviamente dal punto dove la brioscina era stata addentata: ed ecco, dietro una parete di libri ho scovato il suo nido: tracce di cacca (piccole cacchete, da cui si deduce che si tratta d'un minuscolo topino), incarti di caramelle Rossana mangiate, qualche vecchio bonbon Negrita alla mandorla, di cui aveva mangiato il rivestimento conservando il nucleo interno: evidentemente, con l'intenzione di accumulare così provviste per i tempi di magra, e poi mandorle tostate e dolcificate, da cui era stato rosicchiato via lo strato esterno.
Mi sono chiesto se per caso, vista la vicinanza del suo nido ai libri, non fosse un lontano parente di Firmino, il topino protagonista della bella (più che bella: deliziosa e profonda, con delle punte emotive, in cui le lacrime ti salgono agli occhi) storia allegorica dell'eclettico Sam Savage (Sam Savage, Firmino. Avventure di un parassita metropolitano, Einaudi, 2008).
E' strano il fatto che i lettori per ogni fatto, per ogni evento, per ogni sensazioni risalgono automaticamente e prepotentemente a qualcosa che hanno letto in un passato più o meno recente.
I libri letti spesso rappresentano i punti di repere di una mappa su cui orientarsi nel confronto con i vari accadimenti della vita.


La trama.
Firmino è un topo nato in una libreria di Boston negli anni Sessanta d auna pantegana menefreghista e alcoolizzata che ha scelto come habitat la bottega di un ventore di libri antichi e vecchi, in realtà bibliotecario scalcagnato e appasionato lettore (“un mausoleo di libri, un tesoro dimenticato, un cimitero di tutte le pagine non lette e illeggibili”). 

Firmino si fa quindi “cartografo dell’animo” per cercare l’inizio della storia della sua vita che incomincia nel novembre del 1960 tra scaffali di libri di tutte le dimensioni. 
Firmino é il tredicesimo cucciolo della nidiata, il più fragile e malaticcio. La mamma ha solo 12 mammelle e Firmino rimane l'unico escluso dal nutrimento.Il topolino da subito comprende la crudeltà delle leggi della sopravvivenza. Non riesce, infatti, ad imporsi nell’accaparrarsi il cibo. Firmino non riesce ad imporsi per accapararsi il cibo della mamma, viene sempre scalzato via oppure nemmeno riesce a raggiungere la benefica mammella.
Arriva sempre per ultimo e tutti lo emarginano nella condivisione di quel primo contatto di piacere: l’attaccamento ai capezzoli. 
Così inizia ad avere fame, una fame insaziabile e si rende conto che deve inventarsi qualcosa per sopravvivere: comincia così ad assaporare, letteralmente, pagine intere dei libri che trova.
Scopre, assaggiandoli, che i libri più belli sono i più buoni. 
Forse perchè di quelle pagine si è nutrito, a poco a poco Firmino si accorge che riesce a comprendere il linguaggio dei libri: non solo può sentirne il sapore, ma anche riesce a capire le storie che raccontano. E più legge, meno mastica, finchè decide di andare fuori dalla tana per procurarsi il cibo indispensabile, lasciando del tutto intatte lepagine dei suoi libri.
E allora prende a rispettare i libri, nutrendosi soltanto del bordo bianco delle pagine e lasciando integro il testo che, mentre si nutre riempendosi la pancia va leggendo.
E, dopo essersi nutrito, diventa un vorace lettore, cominciando a identificarsi con i grandi eroi della letteratura di ogni tempo. 
I libri gli consentono di apprendere, di ampliare i suoi orizzonti e, nello stesso tempo, di fantasticare molte vite possibili.
In un finale di struggente malinconia, Firmino - ormai vecchio e stanco, senza aver potuto realizzare il suo sogno di entrare in contatto con il vecchio bibliotecario che per tutta la sua vita ha osservato lontano e senza riuscire a condividere la sua sensibilità di lettore con un suo pari, assiste alla distruzione della sua libreria ad opera delle ruspe per l'attuazione del nuovo piano edilizio.
La storia di Firmino è una bella metafora: quella della figura emarginata di un lettore insaziabile di sapere e d’amore
Alla fine, disilluso, Firmino, trova rifugio sicuro all’interno del tomo più grosso che lo aveva accolto alla nascita come culla.


La recensione di IBS.
Per chi si sente un Firmino moderno o un emarginato amante della lettura, per chi scopre di esserlo leggendo questo romanzo particolare o per chi vorrà difendere i topi da eventuali trappole … bene! Questo libro è allora per tutti voi.

La recensione di IBS. In una Boston fredda e inospitale, popolata da vecchi ubriachi e uomini in cerca di facili passatempi, l'unico rifugio per la giovane e indifesa Flo, è lo scantinato di un affollato negozio. Il tepore che proviene da laggiù calma i suoi tremori, e la carta che contiene in abbondanza placa il suo proverbiale appetito... Flo è la madre di Firmino e dei suoi dodici fratelli. L'unico posto sicuro che ha trovato per mettere al mondo la sua nidiata di topini sono gli scaffali di un'enorme libreria abbandonata, che funge da giaciglio per la notte e anche, sempre più spesso, da prima colazione.
Avevamo già visto il mondo attraverso gli occhi di un topo, soprattutto nei fumetti (non solo quelli destinati ai bambini, un esempio per tutti Maus di Art Spiegelman) così come c'eravamo già imbattuti nelle blattelle divoratrici di libri di Daniel Weiss (Gli scarafaggi non hanno re). Ma stavolta ci troviamo di fronte a una storia molto più complessa: un vero e proprio romanzo di formazione che vede il povero Firmino intento nell'impresa di conoscere il mondo. Ma un topo nato e cresciuto tra i grandi maestri della letteratura mondiale ha un solo strumento per interpretare la realtà, cioè la fantasia. Fuori dalla sua tana, alla scoperta del mondo, Firmino può finalmente mettere la letteratura alla prova dei fatti. Le donne di Lawrence, le paure di Anna Frank, il mondo intero di Oliver Twist si sgretolano di fronte a una realtà difficile e crudele, dove le immagini incantevoli legate alla lettura lasciano il posto agli incubi di una vita di stenti. Firmino osserva e sogna, cercando fuori dagli scaffali tutta la fascinazione che lo ha nutrito durante l'infanzia e trovandosi alla fine al cospetto della più grande fantasmagoria del secolo passato: il cinema.
I protagonisti di questo delicatissimo romanzo di Sam Savage, uno stupefacente autore esordiente, non sono i libri, come potrebbe sembrare, e neanche il cinema, come si direbbe inoltrandosi nella lettura, ma è quel lento, magico processo di nutrimento culturale che, attraverso le parole e le immagini, alimenta il nostro spirito. Una ricerca incessante di senso che riguarda tutti i piccoli curiosi roditori del mondo: voraci come topi, insaziabili, spesso invisibili. Nelle oscure cantine delle nostre città un esercito di piccoli pensatori divora le idee del mondo.
sam-savage.pngTutti quelli che, come il nostro Firmino, ogni giorno affrontano la prova decisiva con loro stessi, con la loro immagine, con il disincanto e la disillusione. Firmino coglie fino in fondo tutte le occasioni che la vita gli offre, senza rendersi conto, alla fine, di essere diventato per noi lettori come uno dei personaggi letterari che hanno popolato la sua vita. 


Ascolta la lettura delle prime pagine del libro su RadioAlt.

Nota biografica sull'autore. Sam Savage, nato nel 1940 nel South Carolina, è un ex professore di filosofia, meccanico di biciclette, carpentiere e pescatore. Nel 2006 ha esordito con Firmino (acclamato dalla critica internazionale) e, dopo il successo ottenu, ha proseguito con la carriera di scrittore.

In Italia sono stati pubblicati: Firmino (Einaudi 2008) e Il lamento del bradipo (Einaudi 2011).


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23 agosto 2012 4 23 /08 /agosto /2012 17:55

DSC03643r.jpgStamane, ho avvistato nella ciotola dell'acqua di Frida (per chi non lo sapesse, la mia cagnetta) una macchia scura galleggiante.
Subito, di primo acchitto, ho pensato che potesse trattarsi di uno scarafaggio volante entrato dallo spiraglio lasciato nel pannello scorrevole della veranda.
Ma, quando sono andato per prenderlo, mi sono accorto che si trattava d'un esemplare della famigerata genia dei "Punteruoli Rossi" (Rhynchophorus ferrugineus), i coleotteri curculionidi che formano l'esercito sterminatore delle nostre palme (soprattutto gli esemplari di Phoenix canariensis e Phoenix dactylifera, ma anche di altre specie), giunto con una sua testa di ponte in un lotto di palme egizianegià infestate, acquistate a prezzo vantaggioso da uno dei nostri passati amministratori (ma questa forse è soltanto una leggenda metropolitana, che qui mi limito soltanto a citare, ma che trova riscontro persino in Wikipedia).
La bestiola non era annegata, a riprova del fatto osservato dagli entomologi che si tratta di animali "resistentissimi", a dir poco in possesso di molte più delle tradizionali nove vite che si attribuiscono al gatto.
Si, questo pensano gli entomologi del Punteruolo: che è una una macchina perfetta, indistruttubile.
Il Curculionide agitava le sue zampette, galleggiando sul dorso, molto miserevolmente.
L'ho raccolto delicatamente e l'ho infilato dentro un minuscolo barattolo di vetro, pensando che, di lì a poco, le forze lo avrebbero abbandonato.
Invece no!
Resisteva, la bestiola.
Muoveva le antenne, si agitava, dando la sensazione che volesse raggiungere una via d'uscita.
Sono rimasto sbalordito da tanta voglia di sopravvivere e dalla determinazione ostinata nel tentare, sino all'ultimo, di protendersi verso una possibile "uscita di emergenza", per proseguire la migrazione da una palma già distrutta ad una ancora integra da "attaccare".
Dilemma atroce per me, quindi.

DSC03644rIl primo impulso, devo ammetterlo, è stato quello di tenerlo segregato. Ho pensato: Un Punteruolo in meno, in giro per il mondo, forse una palma salvata.
Liberandolo, avrei potuto rendermi responsabile della morte d'una ennesima palma.
Eppure, vedere quella creatura prigioniera nel barattolo di vetro, zampettante e piena di energia, mi faceva intristire.
Certo, non sono un jaina, convinto assertore che qualsiasi forma di vita - anche la più piccola - possa essere sede della reincarnazione di un essere umano, invischiato nella concatenazione karmica - e quindi attento a non distruggerne nemmeno una: da qui, le attenzioni rituali messe in atto dai sadhu jaina nella preparazione e nel consumo del cibo e il fatto di spazzare il terreno davanti ai propri piedi con un ventaglia di piume di pavone.
Senza che fossi influenzato da suggestioni orientali, alla fine ha prevalso il rispetto della vita: e fu così che, al termine di una lunga elucubrazione sui pro e i contro della mia azione, ho deciso di rendergli la libertà e di consentirgli di riprendere la sua migrazione interrotta.
Spero soltanto che il Punteruolo rosso appena salvato non vada ad infestare - per debito di riconoscenza - la palma che ancora resiste nel giardinetto d'ingresso del mio condominio.

Fine dell'Incontro ravvicinato con il Punteruolo rosso

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20 agosto 2012 1 20 /08 /agosto /2012 12:39

Ingorgo autostradale nei pressi dello svincolo di Altavilla Milicia (Palermo, il 19.08.2012) - Foto di Maurizio Crispi(Maurizio Crispi) Lo spirito italico si distingue sempre per furberia e menefreghismo.

Ciò che conta è (quasi) sempre il proprio personale vantaggio a scapito del rispetto nei confronti della comunità.
Questo assunto di base si manifesta, moltiplicato all'ennesima potenza, quando si è alla guida della propria autovettura.
In questi casi, assieme ad una gelosia forsennata nei riguardi dell'auto, intesa come proprietà ambulante (cui si aggiungono anche delle preoccupanti attribuzioni femminee, quasi fosse la propria donna da difendere a spada tratta), si afferma la legge primordiale del bastone e della clava.

Sorvoliamo sui tanti esempi che si possono fare e soffermiamoci un attimo su ciò che accade nel caso degli ingorghi autostradali (e qui mi riferisco soprattutto alle sicule abitudini, perché queste ho visto in opera) ed in particolare su di un singolare (e quanto mai ordinario) comportamento.

Mentre la maggioranza fa ordinatamente la fila, procedendo a passo d'uomo, ci sono i "furbi" (motociclisti e automobilisti) che utilizzano la corsia preferenziale per andare avanti, in  barba ai "fessi" che, pur sacramentando, se ne stanno intrappolati nell'ingorgo.

Questi individui non si rendono conto che il loro vantaggio (a parte la palese infrazione delle norme del Codice della strada) si tramuta in un ulteriore rallentamento per quelli che, rispettosi delle norme, se ne stanno in coda: perché ad un certo punto dovranno pur rientrare, creando un ulteirore strangolamento nel punto critico.

Oppure, se se ne rendono conto, ma se ne fottono alla grande.

In questi casi, io mi incazzo sempre come una bestia. 

E, solitamente, non riesco a tollerare questo sopruso passivamente, come fa  invece  la maggior parte degli automobilisti ingorgati che, guardano ai "furbi" con atteggiamento ambivalente. Da un lato, c'è un briciolo d'indignazione, ma dall'altro emerge prepotente un sentimento di invidia e di frustrazione nei confronti dei "furbi" in quanto dal loro punto di individui insoddisfatti sono "coloro che osano", mentre invece loro lì a stare bloccati come pecoroni.In questi casi, cerco di fare ostruzionismo, mettendomi con le ruote sulla striscia bianca che separa la corsia preferenziale da quella normale, in modo tale che le macchine dei furbi non possano più passare.

Subito dietro di me, in questi casi si forma una colonna di automobilisti incazzati che lampeggiano con gli abbaglianti, che strombazzano, che gesticolano, che gridano improperi contro di me.

Io cerco di mantenere fede alla mia determinazione, ma é una cosa davvero stressante, anche perchè dagli altri guidatori bloccati nel traffico non arriva alcun segno di solidarietà: sembrano tutti insensibili, disposti a tollerare passivamente l'abuso, perchè sui "furbi" proiettano il loro personale desiderio di fare a propria volta i furbi.

Il bello è che quelli che io blocco reclamano vivacemente un "diritto" che, in realtà, non hanno, si agitano piuttosto perchè non possono esercitare il proprio presunto diritto a trasgredire.

E ciò  é un vero paradosso: perché, in realtà, ciò che vogliono è poterla fare da padroni, facendo i i furbastri, come e quanto vogliono.

L'elemento stressante in tutto ciò deriva dal fatto che, in questi casi, c'è da temere qualche reazione inconsulta da parte di qualche testa calda: con la conseguenza di danni alla mia auto o di aggressioni personali.Una volta, in una simile circostanza, il guidatore di un piccolo camioncino il cui passaggio io bloccavo, cominciò a fare sbattere ripetutamente il suo mezzo contro il paraurti della mia macchina.

Sogno di un mondo in cui tutti abbiano la capacità di stare coda ordinatamente senza fare i furbacchioni.
Sogno di un mondo in cui i comportamenti dei "furbi" siano considerati socialmente esecrabili e non con malcelata ammirazione.Sogno di un mondo in cui tutti comprendano che l'interesse della comunità deve essere sempre messo in primo piano rispetto all'interesse e al vantaggio individuale.
Mi rendo anche conto, purtroppo, che prima che ciò in Italia accada, molta acqua dovrà passare sotto i ponti.
Comprendo anche che, probabilmente, tutta quest'acqua sotto i ponti sarà passata invano: dal momento che la corsa al soddisfacimento degli interessi individuali è sempre più sfrenata (con una ipertrofia dei comportamenti di prevaricazione e sopraffazione) e non trova nessuna forma di correttivo (sia dal punto di vista pedagogico-educativo sia da quello della reale applicazione delle norme). 

 

Speriamo (ma è una debole speranza) in tempi migliori.
Speriamo che tempi migliori possano esserci davvero e che, invece, ciò che vediamo oggi non sia altro che il preludio di un ulteriore inselvatichimento dei costumi italioti.


 

 

Nella foto di Maurizio Crispi: Ingorgo auostradale nei pressi dello svincolo di Altavilla Milicia (Palermo, il 19.08.2012)

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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