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10 aprile 2013 3 10 /04 /aprile /2013 07:47

Spettacolazione a Piazza Castelnuovo(Maurizio Crispi) Qualche giorno fa (anzi no, credo che sia stato circa un mese addietro), passavo in bici da Piazza Castelnuovo di Palermo diretto alla SNC (Società Canottieri Palermo) per allenarmi e ho notato nello spiazzo davanti al teatro Politeama, un gruppo di ragazzi che si muovevano come ossessi, gridando e vociando al tempo stesso, con una gestualità affettata e teatrale.
Gente che si spostava alacremente, movimenti di gruppo, utrla corali: qualcosa di gorsso o di importante...
Cosa succede? - mi sono chiesto.
Sospinto dalla curiosità, mi sono fermato ad osservare quel che fosse, happening o spettacolazione o performance creativa, e mi sono accorto che tra i ragazzi vocianti intenti in movimentazioni corali, c'era una troupe che riprendeva la scena.
La spettacolazione si è fatta sempre più complessa e con grandi e complesse articolazioni coreografiche (non casuali, ma studiate evidentemente da una regia), sino a quando è entrato in scena un fantoccio che è stato stramenato, portato in giro, sottoposto a tentativi di conversazione, prima urlati e poi suadenti, e che, alla fine, è stato - simbolicamente - ucciso.
Non avendo con me la macchina fotografica, mi sono accontentato di documentare l'evento con l'I-phone.
Mi sono presentato alla troupe, qualificandomi e dando loro il mio indirizzo di posta elettronica (non avendo con me i miei biglietti da visita).
Spettacolazione a Piazza CastelnuovoHanno preso nota e, almeno a parole, accolto la mia richiesta di inserirmi in una mailing list per inoltrarmi i comunicati stampa.
Ma figuriamoci!

Noto che il più delle volte vi è, nei rapporti con altri che lavorano da giornalisti e blogger nella rete, un totale disinteresse.
Certo è che si fosse presentato qualcuno dicendo di essere un giornalista della carta stampata o della RAI, senza stare a pensarci un attimo gli avrebbero leccato la suola delle scarpe e forse anche il culo.

A tuttoggi, non mi hanno inviato uno straccio di notizia e di conseguenza non posso essere preciso su ciò che ho visto, ma evidentemente questi tipi non se lo meritano.

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18 febbraio 2013 1 18 /02 /febbraio /2013 10:12

Giornata su Diritti e Disabilità a Caltanissetta, il 14 febbraio 2013: purtroopo, assenti i politi e le organizzazioni sindacali(Maurizio Crispi) Il 14 febbraio 2013, si è svolta a Caltanissetta, nell'aula Garsia del CEFPAS la "Giornata su Disabilità e Diritti", un'iniziativa prevista dal progetto "A difesa dei diritti - Interventi di sostegno delle Capacità di Tutela dei diritti delle Associazioni delle persone con disabilità - Legge 383/2000 - Annualità 2011 Lettera d)".

La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità ha trovato in Sicilia, con l'emanazione del Piano Triennale sulle Politiche per le Persone con Disabilità e con il PSR 2011-2013 uno spazio di applicazione ottimale.
Il problema siciliano é che, comunque, le buone norme emanate in questo ambito non sono applicate.
Alla luce di ciò c'è bisogno che si prenda coscienza che bisogna tutelare i diritti dell epersone con disabilità e, quindi, attivare tutti gli strumenti per dare una risposta efgficace ai bisogni delle persone.

La giornata si è articolata tra interventi di relatori e una tavola rotonda in una prima sessione di lavori.
Dopo una breve pausa pranzo i lavori sono proseguiti, ma il programma pomeridiano non ha potuto essere rispettato del tutto, a causa dell'assenza di alcuni degli interlocutori invitati, tra cui alcuni esponenti politici e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali che hanno dato forfait senza giustificazioni, malgrado l'invito inoltrato loro tempestivamente. Del pari ben poco rappresentati sono stati gli esponenti delle ASP.

Giornata su Diritti e Disabilità a Caltanissetta, il 14 febbraio 2013: purtroopo, assenti i politi e le organizzazioni sindacaliQuindi, è rimasta monca, soprattutto per mancanza di interlocutori, la discussione pomeridiana in programma che si proponeva di attivare un percorso così concepito: "Dalle problematiche alla Proposta con l'elaborazione e la presentazione di un "Manifesto per i Diritti delle Persone con Fragilità e per la costruzione di una Politica per una una Società dei diritti e delle Opportunità nella Regione Siciliana".


Molti, invece,i rappresentanti delle organizzazioni che si occupano di disabilità tra i convenuti.
Malgrado le assenze eccellenti il bilancio della giornata di lavoro e di confronto è senz'altro positivo: delle 120 presenze previste sono stati in 60 circa i partecipanti.

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8 dicembre 2012 6 08 /12 /dicembre /2012 11:26
Presentazione del volume di Ninni Ravazza a Palermo - Foto di Maurizio Crispi“Il mare era bellissimo. Di uomini, barche, pesci e altre cose" è l’ultimo libro, in ordine di tempo, del siciliano Ninni Ravazza, che prosegue nella collaborazione con l’editore Magenes di Milano, con il quale ha già pubblicato “Corallari”, “Diario di tonnara”, “Il sale e il sangue”, “Il mare e lo specchio”, “Sirene di Sicilia” (finalista al premio Sanremo Mare 2011). 
Quest'ultima opera è un nostalgico amarcord che l’Autore compie negli anni delle avventure sopra e sotto il mare; è una appassionata dichiarazione d’amore per il mare e le sue creature.
Narrando di navigazioni e battute di pesca, Ninni Ravazza racconta una fetta della storia “marinara” di Trapani, fatta di storie minime che tutte insieme contribuiscono a creare la memoria di una città.
Ninni Ravazza ha scelto di vivere il mare sopra e sotto, come luogo della vita e dell'anima. In questo libro condivide la sua esperienza con tutti quelli che amano l'acqua salata e i suoi protagonisti, da Ulisse a Corto Maltese, alle sirene, ai pescatori. Si parla qui di tradizioni e di mestieri (il pescatore, il tonnaroto, il corallaro) che restano nel mito e che sono quasi estinti, di luoghi impregnati totalmente di storia e leggenda. In questo libro viaggiamo dalle isole Eolie a Scopello, da San Vito a Monte Cofano, a Trapani, alle isole Egadi (Favignana, Levanzo, Marettimo) allo Stagnone di Marsala (Mozia), ai banchi di Scherchi confinanti con la Tunisia, fino a Lampedusa. 
Ma c'è un altro grande mito, però, che attraversa tutto il libro, ed è la giovinezza.

Presetnazione del volume di Ninni Ravazza alla Libreria del Mare di Palermo. Foto di Maurizio CrispiLa presentazione del volume, alla presenza dell'Autore e con le parole di Girolamo Lo Verso (peraltro autore della prefazione) é avvenuta il 7 dicembre 2012, dalle ore 18.00, presso la  Libreria del Mare a Palermo. 
Oltre a Girolamo Lo Verso che, da appassionato dal mare e a sua volta autore di un libro (Dentro il mare, il Mare dentro, pure per i tipi di Magenes) ha illustrato il ll'ultima opera di Ravazza con una sua ampia introduzione, era stato invitato Riccardo Molteni, grande sportivo e apneista di valore e praticante della pesca in apnea. 
Anche Riccardo Molteni ha parlato del libro di Ravazza, cercando di cogliere gli aspetti in comune e quelli in divergenza delle rispettive esperienze di mare, visto che invece Ravazza, nella sua lunga consuetudine con il mare, si è sempre immerso con le bombole, praticando in un passato ormai lontano, quando ciò era ancora possibile, la pesca, la ricerca di coralli, di tesori e manufatti antichi sommersi. Dalle parole di Molteni, viene tuttavia fuori che, a parte le divergenze e le disparità (ben altra cosa, pur a parità di strumenti, è pescare in apnea o con gli autoresoiratori, anche se adesso - avverte Molteni - le differenze si sono assottigliate visto che l'apneista allenato oggi può scendere in battuta di pesca a profondità prima impensabili ), ciò che accomuna esperienze così dissimili è la meraviglia e la sopresa che il mare ogni volta riserva: e che talvolta fa sì che non è tanto riportare una "preda" ciò che conta ma il poter ritornare a casa, sulla terraferma, con un bagaglio interiore arricchito dalle cose meravigliose e fuori dall'ordinario viste: uno "straordinario" e un "meraviglioso" che si possono trovare anche qui nei mari della nostra Sicilia, senza bisogno di andare alla ricerca di lontani luoghi "esotici". Come ad esempio, la meraviglia di vedere sfilare in un fondale poco profondo, proprio davanti a casa sua (Molteni vive all'Arenella) un tonno solitario di 300 chili, oppure di vere una Foca Monaca che, curiosa, si avvolge in giri concentrici attorno al lui. Gli uomini che si immergono in apnea - ha detto Molteni, citando uno dei decani della Scuola italiana di Apnea - costituiscono la "tribù delle rocce", fatta di "uomini scuri, con il cuore chiaro".
Presentazione del volume di Ninni Ravazza a Palermo - il dibattito - Foto di Maurizio CrispiLa presentazione del volume è stata arricchita da un interessante intervento del prof. Antonino Buttita, decano dell'Ateneo palermitano che ha ricordato come Fosco Maraini (uno dei fondatori della scuola di Antropologia in Italia), di ritorno da un periodo trascorso in campo di concentramento in Giappone, proprio davanti alle coste siciliane nei pressi di Bagheria dove viveva con Topazia Alliata e i figli, fu forse il primo sub "storico" italiano, prima che l'immersione in apnea prendesse piede nel nostro paese e si trasformasse in vera e propria Scuola leader a livello mondiale.
L'episodio che Buttitta ha narrato è inedito e non sta scritto da nessuna parte: e, in questo senso, ha davvero impreziosito la serata.
Ha fatto seguito l'intervento di Silvano Riggio, professore di Biologia Marina all'Università di Palermo, che - focalizzando l'attenzione solo su di un aspetto delle storie di persone e di uomini di mare di cui racconta Ravazza nel suo libro - ha sollevato un'interessante questione sull'Etica della Pesca, sostenendo che alcuni dei pesci comunemente cacciati (in genere quelli più in alto nella scala alimentare) sono intelligenti, capaci di apprendimento, esprimono idiosincrasie e preferenze, posseggono una loro individualità etc e che, pertanto, non dovrebbero essere né cacciati né mangiati...
Una argomentazione ispirata, sentita, forse provocatoria che, come ha osservato il professore Buttita socnfina nel campo della Teologia...
Il Mare era bellissimo Ninni Ravazza CoverGli interventi colti e profondi di Riggio hanno sollevato un ulteriore e stimolante dibattito, anche se l'accordo finale è stato sulla meraviglia che il mare induce in coloro che lo frequentano e sul fatto che il mare, anche cacciando e traendovi delle risorse alimentari (in piccola scala, come era un tempo nel rapporto tra il singolo uomo e i pesci del mare), va in primo luogo rispettato, compreso, salvaguardato...


Ninni Ravazza, subacqueo, ha pescato il corallo e per 20 anni è stato il sommozzatore della tonnara di Bonagia. Ha scritto libri e saggi sul mare ("Corallari", "Il fiore dagli abissi. Il corallo", "Diario di tonnara", "Il sale e il sangue", "Il mare e lo specchio", "Tempu ri Capuna", "Epos, Eros e Thanatos. Il mondo immutabile della tonnara", "Sirene di Sicilia" ... e altri).
Foto di Maurizio Crispi

 

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5 dicembre 2012 3 05 /12 /dicembre /2012 08:10

Felicia-Impastato.jpgIl 7 dicembre 2012 sarà dedicato alla memoria di Felicia Bartolotta Impastato: in particolare, avrà luogo la cerimonia di apposizione del vincolo culturale su “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato”, quale testimonianza della storia collettiva e simbolo della lotta contro la mafia.

Programma del 7 Dicembre 2012

Ore 18.30 - Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, Corso Umberto I 220 Cinisi: Apposizione della targa per il riconoscimento del vincolo di tutela culturale. 

Ore 19.00 - Ex Casa Badalamenti (bene confiscato al boss Gaetano Badalamenti) incontro con la stampa. Intervengono: il Presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta, il Sindaco di Cinisi Salvatore Palazzolo, Giovanni Impastato, Claudio La Camera (Progetto Un Ponte per la Memoria), Umberto Santino (Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato), Benno Plassmann (Centro Echolot Berlino).

Ore 21.00 - Ex casa Badalamenti, proiezione del video documentario di Paola Antonini, Annalisa Moniga, Federica Vairani: “RECORDIS”. Felicia Bartolotta Impastato ricordata da tre donne: Felicetta Vitale Impastato, Anna Puglisi e Luisa Impastato.

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4 dicembre 2012 2 04 /12 /dicembre /2012 08:05

mstra-dei-presepi - I presepi e le ceramiche di BurgioGiovedì 6 Dicembre, alle ore 18.30, nella raffinata cornice de “Il Giardino di Ballarò” – Boutique B&B, via Porta di Castro 75/77, a Palermo, avrà luogo l'inaugurazione della mostra “I presepi e le ceramiche di Burgio” che proporrà ai visitatori una selezione delle ceramiche artistiche del laboratorio “La Gioiosa” di Burgio (AG).
L’esposizione delle ceramiche d’arte si protrarrà fino al 23 Dicembre 2012.
L’apertura al pubblico è prevista tutti i giorni dalle 10.30 alle 19.30.
L’ingresso è gratuito.

L’opera del laboratorio La Gioiosa ha raccolto, nel tempo, innumerevoli consensi e riconoscimenti sia in Italia che all’estero, ed è stata protagonista di importanti eventi espositivi, quali il Festival dei Due Mondi di Spoleto del 2010, con la collettiva di arte moderna curata da Vittorio Sgarbi, e la 54^ edizione della Biennale di Venezia.




Annalise Correnti
Il Giardino di Ballarò
Via Porta di Castro, 75/77 90100 - Palermo Tel. +39 091 212215 www.ilgiardinodiballaro.it ilgiardinodiballaropalermo@gmail.com

Rosalba Cavadi
pubbliche relazioni cultura ed editoria freelance
cell.3471863420 Vodafone - cell.3391956128 Tim – cell.3895548292 Windtf.091362193 (segreteria permanente)
via Carducci 3, 90141 Palermo
via La Marmora 33 90141 Palermo
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3 dicembre 2012 1 03 /12 /dicembre /2012 20:22

Giuseppe Bennardo - Foto di Maurizio CrispiSi avvicina Natale e ritorna a Palermo il presepe creato dal pittore e scultore palermitano Giuseppe Bennardo.
Molti ricorderanno del presepe che l'anno scorso (Natale 2011) era visitabile in una capanna di legno collocata  sul lungomare di Valdesi (lato circolo Lauria): era appunto il Presepe di Bennardo che quest'anno ha trovato ospitalità in un ampio locale all'interno di VIlla Niscemi, prospiciente sulla corte dov'è ubicata anche la ex-Scuderia.
Si tratta di un presepe "itinerante" per il quale, di anno in anno, viene scelta una location diversa tra Palermo e Provincia.
L'allestimento in preparazione per il 2012 rappresenta dunque la 26^ edizione della pregevole iniziativa, varata in passato con con la denominazione di "Presepe in piazza".
Si tratta di un presepe - come tutti i presepi, del resto - in continua crescita ed espansione, grazie ad una serie di arricchimenti successivi.
Da un anno all'altro, ne aumentano infatti i personaggi - tutti creazioni originali dell'artista - rigorosamente però nel rispetto della tradizione: l'autore rifugge del tutto dalla tendenza modernista e dissacrante di collocare all'interno del presepe dei pupi con l'effigie di personaggi dell'attualità, come è possibile vedere nella via della vecchia Napoli (Via San Gregorio Armeno), dove non solo alla vigilia del Natale in una miriade di diverse botteghe viene messo in vendita tutto ciò che riguardi l'arte presepiale (pupi, accessori annessi e connessi) e dove ogni anno vengono proposte delle "novità", cioè personaggi della politica e dell'attualità in veste di pupi.
I personaggi del presepe di Bennardo crescono numericamente da un anno all'altro.
Tutto il resto che fa da cornice in ogni edizione, gli artefatti paesaggistici, le case, le fonti, la classica stalla (o grotta), tutti gli elementi geografico-ambientali insomma sono  ogni volta ex-novo.
Alla fine del periodo espositivo, infatti, all'infuori dei personaggi (che rimangono), il presepe viene distrutto per essere ricreato l'anno successivo. La ricostruzione ex novo è anche in funzione della sua  crescita in termini di metri quadri che è a sua volta una deriva degli spazi messi a disposizione dell'artista.
Quest'anno il presepe - grazie alla logistica del locale adibito - si estenderà per una lunghezza di 15 metri e per una larghezza di 6 metri circa, con varie articolazioni e su cinque diversi livelli: una bella differenza rispetto all'edizione 2011, che si estendeva su di una superficie di 7x4 metri.
Angelo presepiale di Giuseppe bennardo - Foto di Maurizio CrispiIl presepe sarà popolato da ben 130 personaggi (30 in più rispetto all'edizione precedente), realizzati in terracotta, successivamente dipinti e vestiti con abiti di stoffa confezionati sempre dall'artista.
Il nuovo presepe di Bennardo verrà inaugurato nel corso della prima settimana di dicembre 2012 (di mercoledì o di giovedì) e, come ogni anno, rimarrà aperto sino al 6 gennaio, quasi certamente con una proroga di altri quindici giorni (come è avvenuto per le precedenti edizioni).
Nel 2011 l'afflusso di pubblico fu cospicuo: arrivarono molte migliaia di visitatori (il cui valore stimato è stato di 180.000).
L'ingresso, secondo tradizione, sarà totalmente gratuito.
In questo allestimento e nei giorni di apertura, Bennardo sarà coadiuvato del personale COIME del Comune di Palermo (Manutenzione edilizia)

 

 

Quella di Giuseppe Bennardo è una passione che viene da lontano. Nativo di Palermo e domiciliato da ragazzino in una villetta ai piedi di Monte Pellegrino, già da piccolo in tempo di Natale giocava a costruire piccoli presepi nel giardino antistante la palazzina in cui viveva.
Poi, cresciuto e avendo acquisito capacità espressive più mature e strumenti evoluti per dar corpo alla sua passione, Bennardo prese a costruire dei presepi nelle chiese della zona per poi passare ad un vero e proprio debutto con un presepe di più grandi proprozioni all'aperto che venne allestito la prima volta nella piazzetta dell'Acquasanta.
Da questa esperienza partì per lui l'avventura del presepe itinerante che, da 26 anni, viene riproposto puntualmente nel periodo natalizio, per la meraviglia e la delizia di adulti e bambini.
Anche per quest'anno Bennardo si aspetta un grande afflusso di visitatori, ma non nasconde che non gli dispiacerebbe che l'allestimento del suo presepe, avendo raggiunto questa grande scala, possa diventare permanente, magari adottato dal Comune di Plaermo, come risorsa culturale e turistica.
In questi giorni Bennardo è alacremente al lavoro per portare a termine l'allestimento in tempo utile per il giorno dell'inaugurazione. Davanti ad un presepe ancora abbozzato e conl'aspetto ancora di un laboratorio-cantiere, ma già perfettamente delineato nella sua morfologia pur in assenza dei personaggi che verranno collocati soltanto al termine della fatica, lo abbiamo incontrato e abbiamo chiacchierato a lungo con lui.
C'è da augurarsi che questa edizione 2012 del "Presepe in piazza" di Giuseppe Bennardo venga adeguatamente segnalata e pubblicizzata: a differenza delle altre edizioni che erano effettivamente collocate in una piazza o pubblica via, quest'anno la visita non potrà essere causale, legata semplicemente al fatto di essere di passaggio e scontrarsi con l'allestimento, per visitarlo presi da un empito di curiosità, ma da una precisa determinazione che può scaturire soltanto da informazione e da divulgazione dell'iniziativa.


 

 

Giuseppe Bennardo al lavoro per il XXVI presepe (20122) - Foto di Maurizio Crispi

 

Foto di Maurizio Crispi

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23 novembre 2012 5 23 /11 /novembre /2012 07:53

Giovani Mauriziane di palermo - Foto di Maurizio CrispiDiwali, la Festa "della luce", é - secondo alcuni - l'equivalente induista del nostro Capodanno e forse anche della Pasqua: si tratta, in ogni caso, della più importante festa dell'intero mondo induista.
Diwali, chiamata anche Dipavali o Deepawali (in sanscrito: दीपावली, in telugu:దీపావళి, in tamil: தீபாவளி in kannada:ದೀಪಾವಳಿ in sinhala:ද්ර්පවාලි) è una delle più importanti feste indiane e si festeggia nel mese di ottobre o novembre. 
Simboleggia la vittoria del bene sul male ed è chiamata "festa delle luci", durante la festa si usa infatti accendere delle luci (candele o lampade tradizionali chiamate diya). 
In molte aree dell'India i festeggiamenti prevedono spettacoli pirotecnici.
La più popolare leggenda associata alla festa è quella che tratta del ritorno del re Rama della città di Ayodhya dopo 14 anni di esilio in una foresta. Il popolo della città al ritorno del re accese file (avali) di lampade (dipa) in suo onore, da qui il nome Dipawali o più semplicemente Diwali.
I festeggiamenti per Diwali si protraggono per cinque giorni nel mese indù di ashwayuja che solitamente cade tra ottobre e novembre, per induisti, giainisti e sikh è la celebrazione della vita e l'occasione per rinsaldare i legami con familiari e amici. 
Per i giainisti, in particolare, rappresenta l'inizio dell'anno.

Quest'anno si celebrava in India e negli altri paesi induisti il 15 novembre, ma in Europa (quindi, anche in Italia) per motivi lavorativi è stata scelta la data tra il 16 e il 17 novembre.
A Palermo, i festeggiamenti hanno avuto luogo all'interno dell’Oratorio salesiano di Santa Chiara: nel chiostro interno erano stati allestiti dei tavoli per la distribuzione di cibi tradizionale, speziati e gustosi, ma anche tanti dolci, il tutto preparato nella cucina dello stesso oratorio, messa a disposizione.
Il Cortile di Santa Chiara - Foto di Maurizio CrispiSuggestivo l’allestimento di tantissime luci elettriche colorate e di fiammelle tremolanti, queste ultime in piena armonia con la tradizione della “Festa delle Luci”.
Nella sala adiacente che si apriva sotto il porticato seicentesco dell'Oratorio, invece, hanno avuto luogo delle spettacolazioni che hanno sposato il rispetto della tradizione con il gusto dellla modernità.
Sono stati distribuiti dei premi e dei riconoscimenti ai ragazzi che si erano distinti in tornei di giochi di vario genere che avevano avuto luogo nei giorni precedenti.
Tra le personalità invitate, è stato presente il sindaco di Palermo Leoluca Orlando che, dal piccolo palco, ha parlato brevemente, illustrando l’importanza dell’integrazione tra comunità diverse e precisando che i Mauriziani - così come i rappresentanti di altre nazionalità - costituiscono per il tessuto sociale della città un arricchimento prezioso per concludere che egli è anche il loro Sindaco, pronto ad ascoltarli per qualsiasi esigenza e suggerimento. 
Tra gli altri, presente il Presidente di ACLI Sicilia, mentre altre personalità, trai i quali Giovanni Caramazza, presidente del CONI Sicilia e l’Assessore comunale all’Integrazione non si sono presentati, benché invitati, perché distolti da altri e più pressanti impegni.
L’organizzazione della festa è stata curata dal Associazione Centro culturale mauriziano di Palermo, così come è stato per altre manifestazioni religiose e conviviali che si sono succedute nel corso degli ultimi mesi, con un lodevole sforzo per mantenere ed accrescere tra i Mauriziani residenti a Palermo il senso dell’appartenenza alla propria comunità, inclusa tuttavia nel contesto più ampio della nostra città.
Analoghi festeggiamenti hanno avuto pure luogo a Catania, dove il gruppo dei residenti mauriziani è piuttosto numeroso e culturalmente molto attivo.
Mauriziani con bandiera nazionale a Santa Chiara - Foto di Maurizio CrispiIndicativo a tal riguardo - e preciso segnale di una profonda (e sentita) volontà di integrazione - il fatto che, prima di dare il via alla festa, sono state fatte risuonare le note dell’Inno di Mameli e poi, soltanto dopo, quelle dell’inno nazionale mauriziano.

(da Wikipedia) Ogni anno, nel periodo stabilito, si aprono le celebrazioni di Diwali (दीवाली): in India ma anche in Italia. Diwali (da dipawali, “filare di luci”) è la Festa delle Luci, una delle più popolari festività indiane: secondo il calendario lunare hindu cade nella luna nuova del mese di Kartik, fra ottobre e novembre, e quest’anno cadrà il 5 novembre. Già ora però si inizia a celebrare e anche in Italia si organizzano varie iniziative.
Gli indiani usano scambiarsi regali e augurarsi buona fortuna per il nuovo anno, perché Diwali segna appunto l’inizio dell’anno per gli hindu, per i sikh e per i giainisti.
In India vengono accese ovunque piccole lampade a olio – sui davanzali delle case, nelle strade, nei templi – per illuminare la notte. Per gli hindu si tratta di una festa in onore di Lakshmi, dea della fortuna e della ricchezza e sposa di Vishnu: secondo la tradizione infatti Lakshmi viene a visitare le case davanti alle quali sono accese le piccole lampade, portando prosperità alla famiglia che la abita. Ma gli hindu onorano anche Ganesh, il dio-elefante che aiuta a superare gli ostacoli, e il dio Rama, che tornato dall’esilio dopo avere sconfitto il demone Ravana eliberato la sua amata Sita trovò la strada di casa illuminata dalle lampade (come racconta il grande poema epico Ramayana).

 

 

Foto di Maurizio Crispi

 


 

 

 

 

Giovani Mauriziane di Palermo si impegnano in una corografia tradizionale - Foto di Maurizio Crispi

 

 

 

 


 

 

Diwali a Palermo - Il sindaco Leoluca Orlando con alcuni rappresentanti dell'Assciazione mauriziana di Palermo - Foto di Maurizio Crispi

 

 


 

 

Dal Giornale di Sicilia del 19 novembre 2012

Dal Giornale di Sicilia del 19 Novembre 2012

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25 settembre 2012 2 25 /09 /settembre /2012 07:35

L'altare di Ganesh al Ganesh Chaturthi a Palermo (foto di Maurizio Crispi)Tra il 22 e il 23 settembre 2012, la comunità dei Mauriziani di Palermo, in prevalenza di religione induista, ha portato a compimento i festeggiamenti per il dio Ganesh: in questi due giorni ha avuto luogo la parte culminante della festa, ma la sua preparazione era già cominciata più di 15 giorni prima, con l'attivarsi di incontri di preghiera e di un periodo di limitazioni dietetiche.
La festa si chiama Ganesh Chaturthi ed una delle più importanti del mondo induista.
Ganesh Chaturthi, o Vinayaka Chaturthi, significano semplicemente il giorno della festa del dio Ganesh, il dio dalla testa di elefante.
Cade il quarto giorno dopo la luna nuova del mese di Bhadrapada, corrispondente al periodo che va dal 23-24 agosto al 22-23 settembre, lo stesso durante il quale, nell'astrologia occidentale, il sole transita nel segno della Vergine.
La festa in sé è preceduta da un lungo periodo (a volte più di un mese) di forti limitazioni alimentari, soprattutto per quanto riguarda certi cibi e da incontri di preghiera.
I Mauriziani di Palermo, hanno allestito un loro tempio per gli incontri collettivi di preghiera, ma in questo caso, anche ogni caso è divenuta tempio, se era presenta l'effigie di ganesh allestita in modo rituale.
La festa di Palermo, come anche in ogni città europea dove risiedono Mauriziani e induisti del subcontinente indiano è stata celebrata anzichè di giovedì (la sua ricorrenza naturale per quest'anno) ma tra il sabato e la domenica per evitare che i festeggiamenti interferissero con le diverse attività lavorative.


 

(da Wikipedia) Presso la religione induista, Ganesha o Ganesh (Sanscrito गणेश IAST Gaṇeśa) è una delle rappresentazioni di dio più conosciute e venerate. Figlio primogenito di Shiva e Parvati, viene raffigurato con una testa di elefante provvista di una sola zanna, ventre pronunciato e quattro braccia, mentre cavalca o viene servito da un topo, suo veicolo. Spesso è rappresentato seduto, con una gamba sollevata da terra e ripiegata sull'altra, nella posizione dell'alitasana. Tipicamente, il suo nome è preceduto dal titolo di rispetto induista, Shri.

Il culto di Ganesha è molto diffuso, anche al di fuori dell'India; i devoti di Ganesha si chiamano Ganapatya.

 

 

Ganesh nel pantheon della religiosità induista ha una funzione particolare, poichè è il figlio di Shiva che venne incaricato di creare il mondo, danzando. Per questo motivo, Ganesh, il dio-elefante - oltre a possedere una serei di funzioni simboliche (la saggezza, la capacità di rimuovere ogni ostacolo, l'abbattimento dei dualismi... etc) è anche il dio degli inizi, quello a cui si rivolgono preghiere e a cui si indirizzano offerte ogni qualvolta si debba iniziare qualcosa di importante, affrontare un cambiamento o semplicemente auspicarlo.
A Palermo, tra il sabato e la domenica (22-23 settembre 2012) nei locali di una scuola privata, appositamente presi in affitto, è stato "aperto" il tempio, qualificato dal fatto che su di un altare allestito con piante e fiori è stata collocata con l'effige di Ganesh da pregare e a cui fare offerte (incenso, latte, frutta, fiori).
In un flusso continuo, ognuno arrivando, si fermava in raccoglimento davanti all'effigie del dio, e poi collocava davanti ad essa le sue offerte: poi si mangiava, mentre a turno altri, le donne, con musicanti e cantori, intonavano canti e danzavano davanti alla statua.
Per poi sedersi su un tappetto e proseguire con preghiere corali che sarebbero andate avanti per tutta la notte.
Le scarpe venivano tutte lasciate fuori dall'ingresso.
Ogni tanto qualcuno andava via per recarsi a visitare un altro tempio allestito in un'altra zona della città (in tutto i templi erano quattro, ma "templi" minori sono stati pure allestiti in diverse abitazioni private).
L'indomani, tutti i Mauriziani si sono riuniti per una suggestiva processione rituale, per condurre Ganesh sino all'acqua dell'Arenella e per lasciarlo affondare lì, sul litorale.

 

 

 

Foto di Maurizio Crispi (realizzata con I-phone)

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4 settembre 2012 2 04 /09 /settembre /2012 22:27

DSC01597.JPG(Maurizio Crispi) Ho scritto queste riflessioni, ancora a caldo, poche ore dopo aver assistito/partecipato al grande concerto di Bruce Springsteen allo stadio Meazza di Milano (lo scorso 7 giugno 2012), uno dei due appuntamenti italiani della sua recente tournée europea "The Wrecking Ball Tour", iniziata un mese prima a Siviglia.
Nei concerti pop, rock e quant'altro, di quelli che attivano grandi masse, si attiva invariabilmente una  grande liturgia che si ripete sempre immutata, con delle variazioni che riguardano lo specifico carisma del gruppo o della popstar che in quel momento si esibisce.

In questa nostra epoca, poco propensa alle manifestazioni di trascendenza, si crea qualcosa che ha a che vedere con una forma di religiosità "laica"...

Questa liturgia che, in taluni momenti, diventa sacralità e comune afflato, si origina dall'enorme flusso energetico che si muove da una massa di individui fotemente coesa e la cui attenzione è fortemente orientata in un'unica direzione, facilitato dalla polarizzazione dell'attenzione e delle emozioni verso un unico punto focale che è il palco in cui avviene la performace dei musicanti/cantanti, governato in genere da un leader che diventa, a tutti gli effetti un sacerdote officiante o, forse, ancora di più, uno sciamano che assicura il contatto tra la Terra e il Cielo.

E tutto questo si vede nel movimento ondulante e sinuoso dei corpi, adattato plasticamente/creativamente al ritmo della musica, nel levarsi al cielo delle braccia all'unisono, nello scuotimento delle mani quasi fossero foglie o steli d'erba piegati da un vento possente; nella ripetizione dei versi delle canzoni che sono state mandate a memoria grazie agli ascolti ripetuti, in momenti convenuti, quasi fossero formule rituali di una grande e solenne liturgia; nel fatto di saper rispondere con il versetto giusto quando Bruce Springsteen a Milano, il 7 giugno 2012. Foto di Maurizio Crispiil celebrante pronuncia determinate frasi o compiere certi gesti codificati in maniera sincrona all'evolversi della performance, fatti di segmenti ritualizzati e di altri che sono un cedimento all'improvissazione, ma pur sempre all'interno di un canone che è quello proprio del personaggio in scena.

Tutto rimanda quindi alla liturgia: siassiste ad una cerimonia in cui il leader del gruppo musicale che si esibisce o il singolo cantante è l'officiante e in cui tutti gli individui che compongono la grande massa vivente dell'audience sono i fedeli: chi fosse immerso nel bagno del mare di folla e avesse la capacità di entrare nei panni dell'osservatore, si accorgerebbe facilmente che i partecipanti al rito sono dominati dalla sensazione inebriante di far parte di un unico corpo vivente.

Si canalizza nei momenti clou della perfomance, ma pur sempre in un crescendo inebriante/spossante un'enorme quantità di energia che ascende verso il cielo: una senzazione ominosa, che può  - a seconda dei casi - frastornare o inebriare, lasciando alla fine -  dopo una full immersion nei flussi sonori e nelle vibrazioni violente che fanno tremare ogni cosa - una sensazione di confusione, di perdità del proprio sé, uno spostamento verso una stato "altro" di consapevolezza.

 

Detto questo, Bruce Sprinsteen possiede delle qualità di leader carsimatico sia del proprio gruppo musicale (a tutti gli effettti una big band) che produce delle corpose atmosfere sonore, complesse e variegate (dal rock puro, al folk con delle venature blues, alle ballate tristi e malinconiche, alle inflessioni tipiche del progressive con delle venature glamour grazie all'inserimento delle coriste, sino alla pura improvvisazione jazzistica dominata dalla sezione dei fiati tra cui un posto da primato spetta al Sax che prima era di Clarence Simons e ora è del nipote Jake, sia dello sterminato pubblico che si stende ai suoi piedi.
Bruce, e questo accresce l'effetto liturgico, se da un lato regola le orchestrazioni della band e stabilisce le interpunzioni e la punteggiatura del fraseggio musicale con un impeto che talvolta dà la sensazione che la musica scaturisca direttamente dal suo corpo intero, o dal suo braccio o dalla sua mano, dall'altro lato, attiva il pubblico, non lo molla un istante, lo invita ad interagire, sicchè una parte del concerto è determinato dalla partecipazione degli astanti con la ripetizione dei refrain quasi fossero dei mantra, dal movimento sincrono delle braccia che percorrono come un'onda la distesa della folla che diventa un unico essere in movimento, si direbbe un sincizio, animato da una mente comune e condivisa.

DSC01565Bruce si muove di continuo: cende nello stretto camminamento tra il palco rialzato e le transenne dietro cui si accalcano i fan più convinti - quelli che conoscono tutte le frasi musicali e tutte le parole dei testi e che vanno visibilmente in delirio o che addiritturano anticipano gli incipit dei singoli pezzi.
Bruce li esalta, li conduce, gli dà il tempo, come un prete che durante la celebrazione di una Messa richiede con autorevolezza una partecipazione sonora di tutti gli astanti alla preghiera.
Bruce non disdegna - come è tipico del leader carsimatico - il bagno di folla: frequentemente, si avvicina alla transenne, tocca le mani che si protendono verso di lui, prende degli oggetti (un pupazzetto gonfiabile con l'immagine del suo volto applicato sopra assiem ad una sagoma di chitarra lo agita e lo mette a favore di telecamera come se ci fosse una totale identità tra lui in carne ed ossa e il pupazzetto (un momento con un inquietante risvolto voodoo).
Prende un salvagente gonfiabile con i colori della bandiera USA, con le stelle e con le stirscie E se lo mette attorno al collo.

Una ragazza gli presenta un cartello su cui c'è scritto "Can I Dance for Jake [ndr - il sassofonista]?" e la fa salire sul palco.
La ragazza lo abbraccia estasiata (e la colonna sonora di questo intenso momento è un grande clamore che si leva dal pubblico) e, poi, si muove verso Jake e comincia a danzare per lui - con lui - mentre Jake, a sua volta, si lancia in un'intensa improvvisazione (di grande emozione) e le immagini di questo happening vengono proiettate sugli schermi giganti, in modo tale che tutti sono sul palco assieme a Jake e alla ragazza. E, quindi, attraverso questo complesso di immagini (quelle vere e quelle virtuali, come in un gioco di specchi) la ragazza sta anche danzando per noi e noi siamo la ragazza che danza per Jake. Poi, quando la ragazza finisce, prima di uscire dallo spazio sacrale abbraccia Bruce che glielo lascia fare: é un abbraccio esaltante con baci sulle guancie.


Bruce prende dei bambini che si accalcano assieme ai genitori vicino alle transenne e li solleva in alto e li fa mettere in piedi sul palco, che - come ho già detto - é una sorta di spazio sacro: chi sale sul palco, viene immediamente investito delle qualità della dimensione rituale e della sacralità.alità.
Gli chiede qualcosa, gli chiede di parlare oppure di intonare le parole del refrain con il microfono davanti alle labbra.

Quella di Bruce è una partecipazione intensamente fisica, corporea: suda, ansima, alla fine della parte ufficiale del concerto, si butta  a terra stremato e pare che sia stato preso da una sincope, con una mimica sanguigna fa capire al pubblico - al suo pubblico, ai suoi fedeli - che è stremato, che non ce la fa più, come uno sciamano che - alla fine dello stato di trance - è preso da una forma di debilitazione profonda e si abbandona ad un sonno profondo.

la musica fa sognare. Il sogno è una cosa seria. Foto di Maurizio CrispiEppure, poi si riprende e si scatena in un bis, tris e repliche interminabili che mandano la folla in delirio, perchè finalmente arrivano tutti i pezzi agognati, quelli del repertorio storico.
Una band fortemente coesa, il cui collante è dato dalle capacità carismatiche dello stesso Springsteen che, perfino nei corsi di formazione della dirigenza aziendale, viene preso ad esempio paradigmatico delle capacità della leadership detta carismatica.
Ha un'attenzione speciale nei confronti della band i cui componenti quasi mai se ne sono andati per dissidi e conflitti irrisolti: quelli che non ci sono più si sono ammalati o sono morti.
Ad un certo punto sul maxischermo alle spalle del palco sono state lanciate delle immagini in gigantografia proprio di quelli che non ci sono più. Grande emozione del pubblico e dello stesso Brucee, commosso quasi alle lacrime: come a dire "Diamo il giusto omaggio ai nostri morti".
I vivi e i morti: anche in questo c'è la tradizione e la storia di una band che sta attraversando quasi immutata, con una grande forza d'impatto, diversi decenni ed é ancora qui a suonare e a officiare questo solenne e trascinante rito laico.
Alla fine, quando l'ultimo bis, scandito dalla potenza trascinante della voce urlata di Bruce (ben diversa da quella che tira fuori quando canta le ballate) è stato suonato e gli ultimi fraseggi musicali hanno esaurito le loro vibrazioni, la band dopo essersi schierata sul palco per ricevere l'omaggio di tutti gli astanti è uscita di scena in fila indiana e Bruce, dopo aver dato una pacca sulle spalle a ciascuno (di affetto e di complimenti per aver fatto bene), è stato l'ultimo ad andarsene.
Il silenzio è calato sullo stadio, le luci si sono attenuate, i roadies si sono messi al lavoro per cominciare a smontare tutto l'allestimento di scena, il palco le strutture di servizio.
Le folla immensa si è diretta verso l'uscita, con uno scalpiccio di piedi, poche le voci, poche le conversazioni: prima di ricominciare a parlare bisogna recuperare un assetto più normale, ridiscendere in terra dopo essersi librati in alto in uno stato di semi-trance con i mantra delle canzoni  con le preghiere urlate e cantate di Bruce, che sicuramente è uno dei pochi grandi leader carsismatici del rock (più in generale della musica) contemporaneo.

 

 

 

Bruce sullo schermo gigante al Meazza di Milano, il 7 giugno 2012. Foto di Maurizio Crispi(8 giugno 2012, dalla rete) Bruce Springsteen entusiasma Milano: in 60.000 al Meazza. Sono passati 27 anni dalla prima volta ma lo stesso entusiasmo ha accolto Bruce Springsteen a San Siro, nella prima delle tre tappe italiane del «Wrecking Ball Tour». In 60.000 circa, dalle 20.40 alle 24.20, The boss ha scatenato un Meazza gremito con la sua E Street Band ha passato in rassegna tanto i brani più recenti quanto grandi classici come "Born in the USA", "Born to run", "Glory days" e "Hungry heart".

Partito da Siviglia il 13 maggio scorso, il 'Wrecking ball tour' vede l'autore di 'Born to run' girare accompagnato dall'inossidabile E Street Band celebrata tra le note di 'E street shuffle' e quella del compagno di sempre Little Steven, oltre che di un nuovo Clemons, che di nome fa Jack e che dello scomparso Clarence è il nipote.

Recensione Concerto Springsteen a Milano „Prima di intonare 'Jack of all trades', Springsteen ha ricordato qualche problema comune tra la sua terra e l'Italia. "In America sono stati anni molto duri, la gente ha perso il lavoro, che ancora oggi è pochissimo, oltre alle case. So che anche qui in Italia sono tempi difficili, e il recente terremoto ha contribuito a questa tragedia. Questa è una canzone per tutte le persone che stanno soffrendo"."

 

 

Foto di Maurizio Crispi

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12 luglio 2012 4 12 /07 /luglio /2012 17:41
Dedicato a chi fa i miracoli - foto di Maurizio Crispi  Dedicato a chi fa i miracoli - foto di Maurizio Crispi
 Dedicato a chi fa i miracoli - foto di Maurizio Crispi  Dedicato a chi fa i miracoli - foto di Maurizio Crispi

 

Il Festino di Santa Rosalia (Patrona della Città di Palermo) di quest'anno (alla sua 388^ edizione) è "Dedicato a chi fa i miracoli".
L'insolita campagna pubblicitaria e promozionale dell'imminente Festino è partita pochi giorni fa, con dispendio di risorse: immagino che questo taglio fortemente dedicato al Sociale, sia stata voluto da Leoluca Orlando che, con l'esito delle recenti consultazioni amministrative, è ritornato a governare la Città di Palermo, dopo molti anni dal precedente mandato, da lui terminato prima del tempo, quando decise di candidarsi al Parlamento europeo.
E mi chiedo se non ci sia anche un riferimento al "miracolo" della svolta delle preferenze espresse dai Palermitani.
Ma, del resto, proprio nella persona di Leoluca Orlando, il Sindaco della città tornerà a salire con la sua fascia tricolore sul Carro della Santuzza per gridare ripetutamente: "Viva Palermo e Santa Rosalia"!, nel pieno rispetto della tradizione.
In genere ci si appella a Santa Rosalia per ottenere dei miracoli: soprattutto i devoti di Palermo lo fanno e poi, avendo ricevuto la Grazia, compiono il pellegrinaggio sino alla cima del monte (a volte scalzi) e portano alla Santa degli ex-voto
Eppure è strano dedicare il Festino (u' Fistinu) a chi fa i miracoli, visto che in sè il Festino è dedicato alla Santuzza a cui già si attribuiscono i miracoli e non per altri.
Chi sa perchè l'ispiratore di questa campagna pubblicitaria ha sentito il bisogno di rimarcare: forse è stato spinto dall'eigenza di dare al Festino di quest'anno una forte connotazione sociale e di rimarcatura forte su alcuni temi scottanti della nostra società contemporanea, per risolvere i quali più che attendersi dei miracoli occorrebbe attrezzarsi di santa pazienza e di molta buona volontà, per uscire dalle secche dell'immobilismo.
Questa iniziativa si ripartisce su quattro diverse immagini che presentano dei "personaggi" iconici della grazia ricevuta o, quanto meno, desiderata.
E sono Roberta, atleta, che molti di Palermo perchè fa parte del Comitato Paralimpico provinciale e per il suo impegno nelle problematiche della diversabilità; Silvia e Salvo per Addio Pizzo;  Don Gianni, sacerdote (anche lui, con l'ausilio della sua fede, impegnato nel Sociale e nel supporto costante ai meno fortunati); e infine, Amadou nella veste di "naufrago" che riporta l'attenzione al tema dei migranti clandestini che transitano attraverso la nostra terra.

 

 

(Da Rosalio) Partirà oggi, 12 luglio 2012,  la campagna "Dedicato a chi fa miracoli" per il 388° Festino di Santa Rosalia incentrato sulle piccole grandi storie di tanti palermitani che tutti i giorni, nella loro vita e nella loro attività quotidiana, si dedicano agli ultimi e a chi soffre.
Saranno affissi dei manifesti che raccontano quattro storie normali come quella di Amadou, scampato ad un naufragio, Roberta, che si allena in carrozzella, don Gianni che si prende cura dei bambini che frequentano il suo oratorio e i ragazzi di Addiopizzo che si impegnano per la Legalità. Nei prossimi giorni si aggiungeranno altri soggetti.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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