Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
21 agosto 2015 5 21 /08 /agosto /2015 01:33
Il Muro del Pianto anche a Palermo

Anche Palermo ha il suo muro del pianto: quello dove i peccatori dovrebbero andare a piangere per cercare espiazione alle proprie e quello dove gli innocenti dovrebbero andare a pregare per ottenere quei miracoli di cui la città avrebbe tanto bisogno.
Il bello é che questo "muro del pianto" si trova nella "cattivissima" o "disgraziatissima"  - almeno di nome - via Scannaserpe, traversa di Via Resuttana..

Scannaserpe è il nome della zona, che anticamente era occupata dal vastissimo “fondo Scannaserpi”, così denominato dal soprannome dei fratelli Simone e Vincenzo D’Abbeni, detti appunto Scannaserpi, che avevano ricevuto la concessione del terreno nel 1603 da donna Diana Abbate.
Nella piazzetta omonima ed attigua alla via, vi è la Villa Marraffa, con il suo interessante arco d’ingresso alla corte. Un tempo la villa apparteneva ai frati domenicani e, successivamente, passò in mano alla famiglia Marraffa. Oggi è sede di una succursale della scuola media Vittorio Emanuele Orlando.

I Scannaserpi sono entrati a far parte della tradizione popolare come sinonimo di povertà e sfortuna.
Un detto dice: “Siamo ridotti come Scannaserpi, nudi, morti di fame e senza scarpe” indicando proprio l’attraversamento di un periodo negativo.

Muro del Pianto a Palermo (via Scannaserpe) - Foto di Maurizio Crispi

Muro del Pianto a Palermo (via Scannaserpe) - Foto di Maurizio Crispi

Condividi post
Repost0
18 agosto 2015 2 18 /08 /agosto /2015 13:18
Occhi verdi e cuori rossi

Fioccano i messaggi scritti con la vernice o con lo spray per terra o sui muri.
Spesso il loro dominante è l'amore.
In genere, una declinazione dell'amore sdolcinato e da soap opera.

Ma alcuni d essi nel contenuto sono belli.
A volte per raggiungere il top ricrederebbero un quid in più, un tocco di originalità, che farebbe il discrimine tra banalità quotidiana e genialità comunicativa.
Come nel caso della scritta della foto, rinvenuta sulla pavimentazione di uno dei Viali del Giardino Inglese di Palermo.
Secondo me, cuori avrebbero dovuto essere colorati in verde, piuttosto che in rosso!
Il messaggio con i cuori in verde sarebbe stato davvero originale!

Condividi post
Repost0
15 luglio 2015 3 15 /07 /luglio /2015 06:16
La Biblioteca Itinerante di Antonio La CavaLa Biblioteca Itinerante di Antonio La Cava
La Biblioteca Itinerante di Antonio La Cava
La Biblioteca Itinerante di Antonio La CavaLa Biblioteca Itinerante di Antonio La Cava

Antonio La Cava è un insegnante lucano. Quando è andato in pensione, dopo 42 anni di insegnamento, ha deciso di dar vita ad un'iniziativa originale, riesumando d'altra parte un'antica tradizione, per portare cultura, conoscenza e passione per i libri nei borghi sperduti della Lucania.
Utilizzando una MotoApe adattata al suo scopo, ha dato vita nel 2003, ad una biblioteca itinerante con la quale si muove da un luogo all'altro della Lucania (Basilicata).
La prima versione di questa iniziativa si chiamava “I libri hanno le ruote”, ora invece si chiama “Bibliomotocarro” che, carico di libri per tutte le età, raggiunge anche i paesini più sperduti della Basilicata per portare un po’ di passione ai bambini.
Nella seconda versione della sua Motoape modificata, Antonio La Cava, può trasportare sino a 700 volumi.
Quando arriva nelle piazze i bambini gli si raccolgono intorno e cominciano a curiosare e a sfogliare quelle meravigliose e magiche raccolte di parole su carta e qualche volta se le fanno spiegare dal maestro Antonio; se vogliono continuare a leggere il libro scelto possono tenerlo per un mese quando quella strana Biblioteca ambulante tornerà a ritirarlo e magari lasciargliene un altro.
Non contento di soddisfare solo i bimbi, raccoglie anche testi di scuola elementare che regala agli anziani che non hanno mai potuto studiare e magari sono arrivati alla seconda o terza classe e pur sapendo leggere, fanno molta fatica. Un maestro resta sempre un maestro dice Antonio, felicissimo dell’accoglienza che riceve ogni giorno da questi “alunni” piccoli e grandi che riempiono la sua vita.
Percorre oltre 500 km al mese: ed è tutto a sue spese.
Antonio La Cava nel 2013 è stato insignito del premio "Histonium d'Oro" per aver dato vita alla biblioteca ambulante e per il valore altamente sociale della sua iniziativa.
La sua fama e l'originalità dell'iniziativa, assieme al suo indubbio valore sociale, hanno raggiunto anche il Regno Unito, attraverso i social network e hanno raccolto plauso e parole di stima.

Antonio the Cava is a retired teacher. After 42 years of teaching he decided that he could do more by spreading the love of reading to children who were unable to get to a library. Thus, in 2003, he bought a second-hand motorbike and modified it to create a portable library that contains 700 books and has been traveling since then.
Each week he drives to the villages in the region of Basilicata in southern Italy. The sound of an organ announces his arrival. When they hear the song, excited children run to the mobile library for their next book. Antonio travels over 300 miles a month without any compensation, just to make children smile and invest in their futures. What an incredible inspiration he is. Thank you Antonio for all that you do
!

Condividi post
Repost0
3 luglio 2015 5 03 /07 /luglio /2015 07:16
A Palermo, dicesi scarrozzo
A Palermo, dicesi scarrozzo

A Palermo, quello che nel resto d'italia è un "passo carrabile" viene indicato nella segnaletica privata come "scarrozzo", intendendosi con il termine il passaggio per cui le carrozze di un tempo "scarrozzavano".
Dunque, "scarrozzo" é un termine siciliano, presto divenuto siculo-italiano, che é indicatore come molti altri della creatività gergale delle sicule genti.
In verità, la parola "scarrozzo" si trova nel dizionario italiano, essendo sinonimo di "passo carraio" o "carrabile", me nel resto d'Italia è sostanzialmente desueta.

L'uso persiste nel tempo, anche adesso che la Sicilia non è più un'isola (o almeno non dovrebbe esserlo più, culturalmente, quanto meno) e l'uso del termine "scarrozzo" persiste gloriosamente immutato.

Ma non avevo mai visto la parola "scarrozzo", distorta come nella foto che ho occasionalmente scattato in una piccola parallela di Via San Martino (nei pressi di via Dante).

"Scarpozzo", ho letto su di una saracinesca, una scritta realizzata ad arte. Sul momento non avevo capito, poi ho compreso!
Rimane lecito chiedersi se questa non sia stata un'ulteriore distorsione creativa o un errore lessicale non riconosciuto.
Non ci sono tracce di correzione e di incertezze del tratto nella scrittura che appare deciso, pieno, ben tornito.

E' senz'altro un interessante esempio dell'evoluzione di un termine improprio.

Le saracinesce raccontano - con le loro scritte - delle storie e veicolano dei messaggi, a volte intimidatori relativamente al mancato rispetto del divieto di sosta davanti ad una saracinesca: e badiamo bene che non tutti gli "scarrozzi" sono a norma di legge, nel senso che non di tutti vengono pagati i diritti al Comune che, nel concedere l'autorizzazione, diventa il tutore del rispetto del divieto di parcheggio davanti alle vie di uscita.
A volte le scritte denunciano, la necessità di tutelarsi da prevaricazioni da parte di utenti che sono in una posizione debole in quanto per il loro passo carrabile non hanno mai richiesto l'autorizzazione al Comune.

Insomma, sono espressione di un "fai-da-te" normativo: è il cittadino stesso che enuncia una norma, promettendo una correlata sanzione in caso di mancato rispetto della stessa.

A Palermo, dicesi scarrozzo
Condividi post
Repost0
19 giugno 2015 5 19 /06 /giugno /2015 06:38
Il cantaro ritrovato: il grado zero del water closet (ma senza sciacquone incorporato)Il cantaro ritrovato: il grado zero del water closet (ma senza sciacquone incorporato)

(Maurizio Crispi) L'altro giorno, immerso in una calura insopportabile, camminavo nei pressi di Villa Sperlinga e la mia attenzione è stata all'improvviso attratta da un grosso vaso in terracotta smaltata: l'ho immediatamente raccolto (minchia, quanto pesava) e l'ho portato a casa, rifacendo la strada all'incontrario, benchè avessi delle cose urgenti da fare. Ma ho pensato che la salvaguardia di un così importante e prezioso reperto meritasse pure qualche ritardo nello svolgimento degli atti banali della vita quotidiana.
Ma di cosa si trattava, esattamente? All'inizio, non mi ritornava la parola giusta: sentivo di avercela sulla punta della lingua, ma niente! Poi, ho chiesto in giro, tramite FB, e la mia amica Anita me l'ha ricordato.
Ma sì, era un "cantaro", vale a dire - banalmente un "vaso", utilizzato - quando ancora non esistevano i gabinetti, per l'espletamento dei propri bisogni corporali in casa, con il comodo di non dovere uscire all'aperto (salvo poi a svuotarlo del suo contenuto ancora fumante fuori dalla finestra, sulla testa di incauti passanti).
Un prezioso reperto, decisamente: anche perchè, con il declino delle sue utilizzazione (visto che, oggi, tutte le case - anche nei luoghi più remoti - sono fornite di gabinetti) non ne vengono più fabbricati di nuovi.
Quando ero piccolo, dicevo sempre: "Mamma, voglio un cantaro! Con questa sua forma svasata che capovolgendolo sembra il copricapo di un dignitario etrusco, mi piace troppo! Me ne compri uno?

E lei mi rispondeva: "Maurizietto, non ne fabbricano più di cantari".

Ed ecco che la buona sorte, in età decisamente matura, me ne ha fatto trovare una.
Non presentava tracce recenti di uso (fortunatamente).
Quello che ho trovato é di struttura molto semplice: senza foro di scarico sul fondo, come erano i tipi più elaborati, pur in costanza di forma.

Testimone di questo fortuito è stato il mio amico FB Roberto Alabiso il quale mi ha detto, nel vedermi carico del prezioso e singolare fardello: "Anche io, se lo avessi trovato, me lo sarei portato a casa: ma mi hai preceduto".
In un certo senso, questo ritrovamento ha un valore storico.
Ho anche potuto soddisfare, il piacere di metterlo sulla testa a mo' di cappello...

Il Cantaro è, in pratica, è il grado zero del Water Closet: è, in sostanza, il dispositivo popolare che si usava nelle case di città (più che in quelle di campagna, almeno in quelle dei "viddrani") prima dell'arrivo dei moderni water closet a valvola con sciacquone.

 

Condividi post
Repost0
14 maggio 2015 4 14 /05 /maggio /2015 17:52
(foto di Maurizio Crispi)

(foto di Maurizio Crispi)

Sotto la panca la Frida campa...
E' furba lei - la Frida - sulla panca non ci sale mai...
E io stesso, del resto, come misura scaramantica passo sotto la panca qualche ora al giorno.
Mai sulla panca, sempre sotto la panca, sì!

Qualche ore di sotto-la-panca al giorno leva il medico di torno

I sotterranei della panca: ottimo rimedio contro Ebola e contro la pioggia atomica.

Provare per credere.

Alcuni scioglilingua italiani

  • Sopra il palazzo c'è un cane pazzo, date a quel pazzo cane un pezzo di pane.
  • Trentatré trentini entrarono a Trento, tutti e trentatré di tratto in tratto trotterellando.
  • Sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa.
  • Una platessa lessa lesse la esse di Lessie su un calesse fesso.
  • Date del pane al pazzo cane, date del pane al cane pazzo
  • Tre tigri contro tre tigri
  • Ma fossi tu quel barbaro barbiere che barbassi quella barba così barbaramente a piazza Barberini.
  • Apelle figlio d'Apollo fece una palla di pelle di pollo, tutti i pesci vennero a galla per vedere la palla di pelle di pollo fatta da Apelle figlio d'Apollo.
  • Li vuoi quei kiwi?
  • A quest'ora il questore in questura non c'è.
  • Se oggi seren non è, doman seren sarà, se non sarà seren si rasserenerà.
  • Tito, tu m'hai ritinto il tetto, ma non t'intendi tanto di tetti ritinti.
  • Ti che te tacchet i tacc', tacchem i tacc'! Chi?! Mi, taccat' i tacc' a ti, che te tacchet i tacc'. taccheti ti i tó tacc', ti che te tacchet i tacc.'
  • Se l'arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescoviscostantinopolizzasse, vi disarcivescoviscostantinopolizzereste voi come si è disarcivescoviscostantinopolizzato l'Arcivescovo di Costantinopoli?''
  • Sono un setacciasassi, ho un setaccio di sassi setacciati e un setaccio di sassi non setacciati, perché sono un setacciasassi.
  • Sopra al terrazzo, c'è un cane pazzo, te' pazzo cane, sto pezzo di pane.
  • Una rana nera e rara sulla rena errò una sera.
  • In un coppo poco cupo, poco pepe pesto cape.
  • Oh che orrore oh che orrore, ho visto un ramarro verde su un muro marrone.
  • Tre stecchi secchi in tre strette tasche stanno.
  • A che serve che la serva si conservi la conserva, se la serva quando serve non si serve di conserva?
  • Ier' ser' Arafat me dicett' nu fatt'... Ier' ser' Arafat... Che fatt' ier' ser' me dicett' Arafatt?...'
  • 10 limoni 100 limoni 1000 limoni velocemente
  • sono pazzo del pezzo del palazzo andai nel razzo ciao pezzo
  • Andavo a Lione cogliendo cotone, tornavo correndo cotone cogliendo.
Condividi post
Repost0
14 maggio 2015 4 14 /05 /maggio /2015 05:45
Miracolo a Palermo: l'Ave Maria su "pizzini" volanti...
Miracolo a Palermo: l'Ave Maria su "pizzini" volanti...
Miracolo a Palermo: l'Ave Maria su "pizzini" volanti...

(Maurizio Crispi) Maggio è il mese mariano per eccellenza e l'8 maggio cade la festa religiosa dedicata appunto alla Madonna.

Per connessione, la domenica immediatamente successiva, si celebra in Italia e in altri paesi del mondo la Festa della Mamma, considerando che - anche secondo un'ottica laica - la Madonna rappresenta il prototipo di tutte le mamme.

Nel mese di maggio, ogni giorno si recita la "Supplica" alla Madonna e l'Ave Maria, una delle più diffuse e universali preghiere mariane nel mondo cattolico, è la preghiera per eccellenza rivolta alla Madonna, ma non solo durante il mese mariano.

L'altro giorno, camminando per una via di Palermo, traversa di Via Notarbartolo in direzione di via Giusti, ma anche nel suo tratto precedente l'incrocio con la detta via Notarbartolo, ho visto l'asfalto e i marciapiedi letteralmente invasi da pizzini bianchi, gialli, verdi, delle dimensioni di un francobollo o giù di lì che con i loro colori aggiungevano un tocco di allegria alla monezza che solitamente ingombra le canalette sotto i marciapiedi.

Sembravano coriandoli, ma erano rettangolari.

E, su di un lato, recavano delle scritte.

Incuriosito, mi sono chinato a guardare e ne ho anche raccolto qualcuno.

E sono rimasto molto sorpreso: le scritte erano le parole di un'Ave Maria "in pizzini" che, ovviamente, grazie alla moltitudine dei piccoli rettangoli di carta, si moltiplicava e riecheggiava all'infinito, in una serie di strutture ricombinanti, dal momento che ogni singolo pizzino conteneva solo una frase della preghiera.

Idea per altro geniale, perchè è pienamente in linea con le tendenze mediatiche attuali dello spezzettamento e della frammentazione delle immagini e delle informazioni in piccoli bit che possono essere successivamente "ricombinati" nella forma originale oppure in nuove - inedite - strutture, in ogni caso per una fruizione fulminea, usa e getta.

Ma anche espressione di una lunga tradizione palermitana, dove personaggi altolocati comunicano per mezzo di "pizzini".

Una forma di comunicazione pop e trash al tempo stesso.

Mi sono chiesto come fossero stati diffusi.

Erano stati fatti piovere dal cielo?

Oppure erano stati lanciati da un'auto in corsa?

O, ancora, volendo credere all'ipotesi miracolostica, erano semplicemente piovuti dal cielo, come un tempo i flyer di propaganda venivano lanciati dall'alto dei cieli sulle città nemiche in guerra (pensiamo, ad esempio, all'impresa di Gabriele D'Annunzio dai Cieli austriaci).

Ma lasciamo insoluto il quesito se questa santa pioggia sia dipesa da un evento miracoloso o dalla genialità di un parroco, deciso ad utilizzare i metodi dei nuovi media per istigare i fedeli sempre più distratti alla preghiera mariana.

Adesso, quelle vie di Palermo sono "santificate", ma più sporche di quanto non fossero prima della pioggia di pezzi di preghiera.

Chi provvederà adesso a rimuovere la moltitudine dei pizzini di preghiera?

Non si sa.

A meno che non provveda la Madonna in persona, con uno dei suoi miracoli.

E potremo dire allora: Miracolo a Palermo!

Condividi post
Repost0
30 marzo 2015 1 30 /03 /marzo /2015 08:00
Una testa tagliata a Tarling Street.
Una testa tagliata a Tarling Street.
Una testa tagliata a Tarling Street.
Una testa tagliata a Tarling Street.
Una testa tagliata a Tarling Street.
Una testa tagliata a Tarling Street.
Una testa tagliata a Tarling Street.
Una testa tagliata a Tarling Street.

Una testa tagliata a Tarling Street.

Correndo ho incontrato una testa tagliata.
Giaceva sull'asfalto di Sutton Street, con la faccia rivolta a terra.
Era triste e mi ha parlato con gran dolore
L'ho presa e ho cercato di collegarla a qualcosa, come a darle di nuovo un collo e un corpo.
Una ben magra conolazione, ma sarebbe stato qualcosa.
Ecco fatto!
Così, mi sembrava meno triste.
E me ne sono andato.
Quando sono tornato era sempre là, dove l'avevo collocata, malinconica nella sua catatonica immobilità.
E di nuovo l'ho presa e ci siamo fotografati assieme come per suggellare un incontro indelebile e memorabile.
Poi l'ho riposta su di uno spuntone metallico.
Perchè tanta crudeltà, evocativa di pratiche tribali e medievali, quando le teste mozzate si conficcavano su lunghe pertiche che venivano piantate all'ingresso dei villaggi e delle città a monito per i lestofanti e i traditori.
Lì, l'ho lasciata a sorvegliare l'ingressoi casa, ma quando sono tornato non c'era più.
Si era involata per andare nel pardiso delle teste mozzate, o forse qualcheduno, disturbato da una così cruda e dissacrante rappresentazione del Medioevo prossimo venturo, si è sentito offeso nell'intimo e si è affrettato a rimuoverla.
Forse avrei dovuto portarla a casa con me e accudirla. Oppure darle cristiana sepoltura.
E' sempre diffcile dire cosa sia giusto fare e come lo si debba fare.
Spesso siamo colpevoli di non volute omissioni.
Ancora una volta non so.
In questo mondo sono sempre di più le cose che non so di quelle che so.
Ma l'importante è ammetterlo, senza sentirsi sminuiti.
Ma quella testa!
Chissà quali pensieri ci si nascondevano dentro!
Non ho fatto in tempo a sentire tutte le storie che avrebbe potuto raccontarmi.

Vitti 'nna crozza nella versione di Rosa Balistreri

Condividi post
Repost0
29 marzo 2015 7 29 /03 /marzo /2015 11:16
The Building Worker. La statua londinese dedicata all'operaio edile: una forma di statuaria civica in Italia estinta o forse mai nata
The Building Worker. La statua londinese dedicata all'operaio edile: una forma di statuaria civica in Italia estinta o forse mai nata
The Building Worker. La statua londinese dedicata all'operaio edile: una forma di statuaria civica in Italia estinta o forse mai nata

(Maurizio Crispi) Dando le spalle alla Tower of London e fronteggiando Tower Hill e i moderni edifici dell'area di Bank, con i suoi gratttacieli - tra i quali il più singolare è indubbiamente quello chiamato dai Londinesi "The Gurkin" (ovvero "il Cetriolo") -, si erge su di un alto plinto di marmo una statua bronzea di grandi dimensiani: un operaio con elemetto protettivo, pesanti abiti e scarponi e uno strumento di lavoro appoggiato sulla spalla sinistra. Guarda davanti a sé con espressa fiera e assorta.
E' un monumento inaugurato nel 2006 (11 ottobre) dedicato alle migliaia di operai edili che hanno contribuito allo sviluppo della Londra moderna, quale è oggi, ma anche all'operaio edile "ignoto", vale a dire a tutti coloro che, operai edili, sono morti o sono stati gravemente feriti nel compimento del loro lavoro.
Un Italiano non può non rimanere sorpreso di fronte a questa tipologia di statuaria pubblica.

In Italia, infatti, è davvero molto raro al giorno vedere delle iniziative artistiche offerte ai cittadini nei luoghi pubblici.
Si investe molto poco in questo: un'attività che serve a far sì che i luoghi non siano semplici punti di transito senza un'identità, ma vadano acquistando un loro carattere specifico, forgiato da opere d'arte collocate per la fruizione di tutti e che trasmettano il senso del bello oppure che veicolino messaggio di solidarietà oppure tributi alla memoria e alla riconoscenza.
La statua dedicata al "The Building Worker", ovvero all'umile operaio edile che con la sua fatica e con il tributo di centinaia di vite ha reso possibile lo sviluppo moderno di questa città, é un monumento al tempo stesso commemorativo, di ringraziamento e di tangibile tributo alla memoria di quanto hanno perso la loro vita, portando avanti illoro dovere lavorativo con abnegazione.
Mi sembra che questo sia un atto di grande ed intenso valore morale.
Siamo sinceri! Chi mai in Italia penserebbe mai di investire del denaro per edificare un monumento scultoreo dedicato all'operaio edile?
Eppure anche in Italia, all'epoca del boom economico, c'è stato un grandissimo - e perfino troppo vorace - movimento di espansione edilizia che ha rimodellato molte delle maggiori città italiane.
Noi Italiani non siamo capaci di fare delle cose semplici che abbiano dei significati profondi (e di investire denaro e risorse in questa direzione).

Siamo piuttosto avviluppati da quel tipo di retorica e di magniloquenza che conduce al non fare (a meno che non ci siano in gioco degli interessi personali del politicante di turno).
E é l'interesse personale il metro per decidere se un'azione debba essere fatta oppure no.
In più in Italia c'è una forte diffidenza verso gli artisti che o sono finanziati con logiche nepotistiche (anche se sono fondamentalmente mediocri) per dare vita ad opere di scarsissimo respiro e nemmeno ci sono enti privati disposti a finanziare artisti di valore per la realizzazione di grandi progetti civici.
Per alimentare questo tipo di progetto occorrerebbe una coscienza civivca condivisa che a noi Italiani appunto manca, grazie anche a decenni di disinteresse per la crescita educativa e etico-morale delle più giovani generazioni, con una scuola totalmente alo sbando.
Tutto ciò é il prodotto dell'ignoranza e dell'ignavia di chi dovrebbe governare, ma non lo fa veramente, se non con intenti puramente personalistici.
Il risultato è che le nostre città (con uno splendido passato culturale, ilpiù delle volte, che ci è invidiato da molte nazioni) vivono di memorie storiche che però sono fatiscenti, perchè non sono alimentate dal presente e dall'attualità.
La statuaria pubblica è ferma al primo dopoguerra e alla retorica della celebrazione dei morti in battaglia: una retorica fin troppo ingombrante che ha impedito lo sviluppo di altre forme d'arte pubblica, ma anche la libera crescita di quelle forme di espressione artistica fugace ed estemporanea, in cui statue e gruppi scultorei di autori moderni vengono collocate sulla base di progetti temporanei lungo i percorsi cittadini, in modo che, camminando per le strade sia come visitatori sia come abitanti e lavoratori, ci si imbatte di quando in quando in opere d'arte nuove, opere che stimolano positivamente il senso estetico ma che sollecitano anche la curiosità esplorativa con la conseguenza di un'ampliamento culturale, all'insegna delprincipio che l'opera d'arte deve intrattenere, deve sollecitare il senso estico, ma deve anche essere fruibile per tutti al di fuori degli spazi museali (che da noi in Italia sono assolutamente ostici e scarsamente invitanti, il più delle volte) e, non ultimo, deve anche poter educare.
Frequentemente, dopo aver visto un'opera esposta in una strada londinese, mi sono ritrovato a fare delle ricerche per saperne di più, sia sull'opera in sé sia sull'artista che l'avesse realizzata.
E tutto ciò in UK - e suppongo in altri stati europei che si muovano seguendo questi intendimenti - è ottenuto con un positivo e liberale investimento di spesa che agli sponsor consente un valido ritorno d'immagine:con una capacità di spaziare dall'opera d'arte più tradizionale e forme espressive pop art come ad esempio le sculture di Shaun in the City, un allestimento londinese inaugurato proprio a partire dal 28 marzo.
Gli Italiani, invece, sono condannati dai loro governanti ad essere sempre più un popolo di beoti e di illeterati a cui rimane soltanto la chance di essere incantati dalle più recenti App dei loro dispositivi digitali: ed é questo quello che da  noi viene chiamato cultura.
Desolante!

Su di una placca di bronzo collocata sul fronte del plinto che regge la sttua si legge:
 

The building worker
For the thousands of building workers who have lost their lives at work, we commemorate you.
For the thousands of building workers who are today building and rebuilding towns and cities across the United Kingdom, we celebrate you.
UCATT - building together
Unveiled by Ken Livingstone, Mayor of London and Alan Ritchie, UCATT General Secretary,

on the 11th October 2006.
Sculptor: Alan Wilson

Condividi post
Repost0
17 marzo 2015 2 17 /03 /marzo /2015 19:27
L'uomo che cammina nel parco, ovvero the Walking Man

Nel cuore selvatico di Holland Park nel West End londinese si aggira una strana figura di marciatore o labourer che cammina composto, ma determinato, lungo un marciapiede di cemento: cosa ci fa lì?

L'impressione che possa essere un labourer o un soldato marciatore è data dagli abiti di tela grezza che indossa e dai grossi scarponi rinforzati per affrontare tutte le asperità.
Ci eravamo persi e mi sono avvicinato per chiedere informazioni...
Ma noooo! E' una statua!

E non sembrava proprio...
Percuotendola con le nocche, é risuonato un rintocco metallico, come di campana.
E' dunque una statua bronzea, ma dipinta in colori naturali, con quegli abiti perfettamente definiti, perfino nella loro essere un po' worn out, per via d'un lungo uso: sembra in tutto e per tutto una persona dotata di una sua sensibilità, molto realistica, ma nello stesso tempo - a guardare bene - trasfigurata.
Il suo volto é rinchiuso in una profonda tristezza: lo sguardo è perso in una lontananza inavvicinabile e, ciò nonostante, sembra che proceda con decisione, per quanto appesantito dal dolore e dal senso del dovere, forse, verso un'indicibile destino, fatidico
Si sta muovendo verso l'ineluttabile morte?
Verso il suicidio?
Verso un abisso che lo inghiottirà nel più assoluto silenzio?
Non so.
Ma le sue labbra sono strette in una cupa determinazione.
Che sia un eroe del nostro tempo? Un eroe oscuro, votato alla morte senza ideali? O chiamato ad uccidere, egualmente senza ideali? Ma uccidere senza ideali non è forse l'equivalente che uccidere la prorpia umanità?
Non potendo ricevere alcuna informazione utile, se non quelle relative alla sua natura, mi sono affiancato al labourer o soldato, all'uomo che cammina e mi sono unito per un attimo alla sua marcia verso il sole dell'avvenire o verso il tramonto, quando non sarà più trafitto dall'ultimo raggio di sole del sole che muore..
Accanto a lui - marciatore depresso  (o forse eroico?) - non si pò non risuonare empaticamente...

In effetti, quando sono venuti a recuperarmi, era passato un po' di tempo, mi hanno trovato bloccato nella stessa posizione e mi hanno percosso con le nocche. Ho risuonato come una campana ...

Mi ero osì totalmente immedesimato con lui che, senza accorgermene, mi ero trasformato nella stessa bronzea materia...

Indubbiamente, in quest'incontro, si é realizzato un grande opus alchemico, grazie a Dhruva Mistry, l'artista che ha realizzato questa scultura...

The curious 'Walking Man', sculpture in Holland Park by Dhruva Mistry.The curious 'Walking Man', sculpture in Holland Park by Dhruva Mistry.
The curious 'Walking Man', sculpture in Holland Park by Dhruva Mistry.

The curious 'Walking Man', sculpture in Holland Park by Dhruva Mistry.

I luoghi pubblici vivono, a Londra, e si evolvono: non rimangono cristallizzati nel tempo. Il nuovo si unisce all'antico. Nuove opere d'arte che abbelliscono ed impreziosiscono si aggiungono a quelle precedenti, in una stratificazione di sensibilità e di espressività artistiche diverse che attraversano il tempo.

Nei luoghi pubblici c'è la memoria storica attraverso le targhe commemorative che illustrano particolari momenti e personaggi che hanno lasciato il loro segno c'è la volontà di educare la sensibilità, di dilettare, ma anche -al tempo stesso - di far crescere la cultura delle persone.
Quando si ritorna da una passeggiata in un parco si ha voglia di approfondire, di fare ricerche, di saperne di più.

In Italia, i luoghi pubblici, invece, sono un disastro: vivono nella gloria di un passato lontano, sempre piùlontano, ma i loro amministratori non sono capaci di aggiungere nulla di nuovo, che sia veramente significante ed espressione della contemporaneità.
In Italia, sotto questo profilo, non si fa più cultura e non ci si occupa di dilettare le persone con delle belle opere che sfidino il tempo e che accrescano le stratificazioni storiche che dovrebbero far parte della nostra legacy alle future generazioni.
E' anche assente un uso fluido dei luoghi pubblici, con spazi dedicati all'esposizione estemporanea di opere d'arte: un'iniziativa permanete come quella del cosiddetto "Fourth Plint" in Trafalgar Square, in Italia sono del tutto impensabili.

 

Condividi post
Repost0

Mi Presento

  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
  • Contatti

Profilo

  • Frammenti e Pensieri Sparsi

Testo Libero

Ricerca

Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


frammenti-e-pensieri-sparsi.over-blog.it-Google pagerank and Worth