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26 marzo 2013 2 26 /03 /marzo /2013 19:06

Ci sono ombrellai e ombrellaiL'ombrellaio, sempre presente in tempo di pioggia, si colloca ad invitare all'acquisto della sua mercanzia, là dove i passanti senza ombrello si riparano dalla pioggia (in questo caso sotto la tettoia di Spinnato, a Piazza Castelnuovo). 
A modo suo e senza saperlo, sta applicando una tecnica di mercato "aggressiva"...

Ma siccome. l'ombrellaio, pur raccogliendo in sè l'atavica tradizione del venditore itinerante (che è la dove c'è bisogno della sua mercanzia), è anche figlio della modernità, in contemporanea, sta inviando dei messaggini con il cellulare...
Anche lui vuole essere connesso nella rete.


Poi, c'è l'Ombrellaio Matto che se ti vede ti infila la punta acuminata di uno dei suoi ombrelli nella pancia, se tu rifiuti di comprargliene uno.
Dicono che sia cattivissimo - un'entità quasi borgesiana - ma io ancora non l'ho mai incontrato.

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24 marzo 2013 7 24 /03 /marzo /2013 09:47

Coriandoli e coriandolai

 

 

Tutti sanno cosa sono i coriandoli... E' ovvio...
E sicuramente ricordano le battaglie a colpi di manciate di coriandoli (e di stelle filanti) in tempo di carnevale...
E ricordano anche (e nemmeno tra i ricordi remoti) di coriandoli colorati che finiscono, sgradevolmente, nella bocca e del naso.
Tutti hanno un loro personale repertorio di immagini di stanze o di strade o di piazze tappezzate di un letto di coriandoli multicolori.
Da piccoli, quando arrivava il Carnevale, ne eravamo affascinati: ne avremmo voluti tanti, ma i nostri genitori ce li lesinavano, e quindi nelle festicciole casalinghe la regola ferrea era che per ciascuno dei bambini ci dovesse essere al massimo un pacchetto di coriandoli e mezzo di stelle filanti.
E sicuramente ci ricorderemo anche (e questo potrà essere sia un ricordo di noi piccoli, sia sia uno di di noi adulti che hanno cresciuto dei figli piccoli) di coriandoli che spuntano fuori anche a distanza di tempo, perchè sono rimasti annidati e nascosti sotto i tappeti, nelle tasch, o impigliati nei colletti di pelliccia... e così via.
Per non parlare di quelli che, al termine di una festa, ci ritrovavamo dentro le mutande o persino dentro i calzini.
E, sicuramente, tutti noi da piccoli si sono chiesti da dove venissero i coriandoli, chi li fabbricasse e dove e con che cosa.
Per non parlare di quelli di noi che utilizzando le macchine per fare i fori nei fogli di carta da inserire nei raccoglitori ad anello si sono messi in mente l'idea di produrre da sè i coriandoli per la festa di Carnevale dell'anno successivo: un'impresa che, se ciascuno di noi l'avesse portata a termine, sarebbe risultata davvero titanica.
Proprio in questi giorni sono stato posto di fronte ad un fatto a cui non avevo mai pensato: che cioè, un tempo, esistevano i "coriandolai"...
Ebbene sì! Degli omini (ed uno potrebbe anche pensare a gnomi e a nani operosi che, chiusi nelle loro bottegucce, con l'ausilio di ingegnose macchine, producono coriandoli colorati a sacchi di grandi dimensioni, a quintali e a tonnellate.
Prima di essere assorbito dall'industria del divertimento, quello del coriandolaio era un lavoro indubbiamente artigianale, su misura per le piccole comunità.
In fondo cos'era il coriandolaio se non un artigiano e fondamentalmente un riciclatore della carta stampata o da incarti che non serviva più?
In fondo è di questo che i coriandoli sono fatti: il risultato di un ingegnoso riciclo con nessun altro scopo che servire ad un afinalistico divertimento,  just for fun insomma.
E come è avvenuta questa presa di consapevolezza?
Trovandomi a Putignano, in Puglia e girando per le strette viuzze della città vecchia, labirintiche e lastricate di pietra, mi sono imbattuto nella bottega di un "coriandolaio".
Un signore anziano e dall'aspetto antico se ne stava dentro ad una piccolo vano dalla pianta irregolare, fiocamente illuminato, solo dalla luce elettrica e da quella che filtrava dalla porta: ha suscitato la mia attenzione un piccolo cartello che era piazzato sulla porta del piccolo vano, di altezza un po' inferiore al piano del vicolo.
In sostanza, nel cartello da lui stesso vergato, l'anziano signori invitava i concittadini di non portargli più carta da smaltire, perchè doveva prima dar fondo alle scorte che aveva già accumulato e che quindi non aveva più posto per stoccare nel suo magazzino ulteriori quantitativi di carta.
Ho fotografato il suo cartello e lo riproduco qui, perchè mi è sembrato davvero bello e mi ha lasciato semplicemente estasiato. E' stata una piccola scoperta: a tutti gli effetti, un avvistamento.
Mi sono interrogato del motivo di una simile sopravvivenza e mi sono dato delle risposte. Putignano è una cittadina popolosa con una parte moderna ed una antica che è la zona più interna delle tre cerchie concentriche. La parte antica non è stata disertata come èaccaduto in altri insediamenti urbani di lunga storia, ma continua ad essere abitata ed è molto vissuta dai suoi abitanti: e questo spiega la sopravvivenza di antichi mestieri, di quelli tramandati di padre in figlio.
Dall'altro lato, Putignano è rinomato per il suo vivacissimo carnevale (di antichissima e documentata tradizione: nel 2013 ha celebrato la 619^ edizione) molto sentito dalla popolazione e non soltanto per la spettacolare sfilata dei carri, fonte di attrazione turistica tra l'altro.
E, quindi, la persistenza di un coriandolaio "all'antica" in un simile contesto ha un senso.



Coriandoli e coriandolaiCosa sono i coriandoli (una nota wikipediana). I coriandoli sono piccoli ritagli di carta colorata usati nelle festività per essere lanciati in aria o su persone. Tipici del Carnevale e di altre festività come il Capodanno. Spesso il loro uso è abbinato a quello delle stelle filanti.
Nella maggior parte delle lingue (fra cui inglese, tedesco, francese, olandese, svedese e spagnolo), anche lingue non indo-europee, i coriandoli sono stranamente noti come "confetti", o un adattamento ortografico.
L'origine della confusione linguistica ha origine nel Rinascimento quando in Italia ai matrimoni o durante il carnevale si usava lanciare veri e propri dolcetti, i confetti appunto. È attestato che già prima del 1597 i confetti stessi erano anche chiamati coriandoli «cuopronsi i coriandoli di zucchero per confetti», ovvero si utilizzassero talora i semi della pianta del coriandolo al posto delle mandorle nei piccoli dolci.

In seguito, pur rimanendo chiamati coriandoli si utilizzarono nei lanci palline di carta colorata o di gesso. Solo nel 1875 furono adottati i cerchi di carta, grazie all'inventiva dell'ingegner  Enrico Mangili di Crescenzago (Milano), che iniziò a commercializzare come coriandoli i cerchi di carta di risulta dalle carte traforate utilizzate in sericoltura per l'allevamento dei bachi da seta.
L'invenzione dei coriandoli di carta è stata tuttavia rivendicata dal triestino ingegner  Ettore Fenderl: secondo un racconto da lui stesso riferito (e riportato anche in un'intervista alla radio Rai del 1957), per festeggiare il Carnevale del 1876 avrebbe ritagliato dei triangolini di carta in quanto non aveva il denaro per comprare i confetti di gesso allora in uso.

 

 


Coriandoli e coriandolai

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8 marzo 2013 5 08 /03 /marzo /2013 01:52
La meraviglia delle torri di avvistamentoLe torri sono indubbiamente un archetipo ed un potente stimolo all'immaginazione.
Pensiamo alla narrativa, per esempio: alla saga della Torre Nera di Stephen King, oppure alla trilogia dell'anello di Tolkien, dove Saruman il Bianco, un potente mago che si converte al male fascinoso e alle promnesse mendaci delle potenze del Male,  vive in un alta e possente torre e dove l'occhio malefico di Sauron, che minaccia con i suoi assalti la pace e la tranquillità della Terra di Mezzo, galleggia fiammeggiante tra due torri svettanti, e da lì tutto vede, specie se qualcuno dei mortali che vivono nella Terrra di Mezzo, mette al dito uno degli anelli che egli stesso ha forgiato in una sua precedente incarnazione per dominare uomini, elfi e nani e sottometterli al suo volere.
Le torri sovrastano la nostra fantasia, i luoghi turriti ed inespugnabili fanno da contorno fantastico alle nostre vite, ma rappresentano anche il luogo di elezione in cui si tende a collocare l'intellettuale o lo studioso, come fu per la mitica torre-studio-casa in cui Jung svolgeva la sua attività professionale.
Dalle torri di guardia scrutiamo l'orizzonte in attesa dell'arrivo delle novità che ci spaventano e che ci incuriosiscono. E' lì che attendiamo l'arrivo dei metaforici Tartari lanciati al galoppo e annunciati da una nuvola di polvere gialla, appena sopra l'orizzonte: e i Tartari da sempre annunciati non arrivereanno mai o, se arriveranno, sarà quando le nostre vite si sono ormai consumate nella loro sterile attesa, come accade a Giovanni Drogo, protagonista de Il deserto dei Tartari di Buzzati che, dopo una vita di inutile attesa, muore proprio mentre i Tartari bussano alle porte della fortezza che ha instancabilmente presidiato.

Le torri di guardia saono come la coffa dell'albero più alto della nave baleniera da dove l'agile mozzo scruta l'orizzonte per cogliere il soffio della Balena o come un osservatorio astronomico collocato sulla cresta di un'alta montagna.
Mio padre mi ha spinto ad essere curioso verso questi retaggi di un passato avventuroso e pieno di fascino: in qualsiasi posto dove si sia una torre diruta o una fortificazione, lì io debbo andare ad esplorare.
La meraviglia delle torri di avvistamentoE' per questo motivo che sono sempre stato naturalmente incuriosito dalle torri di guardia che punteggiano le coste della Sicilia.
Non sono peraltro una novità le torri di guardia per i paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Vennero costruite in origine per creare un sistema di avvistamento efficace rispetto alle frequernti incursioni dei Saraceni. Si possono ritrovare dovunque in tutti i paesi che erano meta delle loro rotte: Malta, Italia Meridionale, Sardegna, Corsica, Spagna
.
Ma la Sicilia si distinse - e continua a distinguersi - perchè il suo sistema di Torri , costruite secondo il principio della "corrispondenza" a vista è l'unico ad essere rimasto pressocché intatto con la sua organicità, frutto di interventi successivi a partire dalle cosiddette torri "saracene", a quelle risalenti alla dominazione francese, sino a quelle edificate dagli Spagnoli.

Fu l'archittetto Camillo Camilliani a dare l'imprimatur finale a questo sistema di difensivo di avvistamento, con la costruzione di una serie di torri che si collegassero organicamente con quelle preesistenti: ciò fu reso necessario dal fatto che la Sicilia rimase a lungo la meta preferita delle incursioni piratesche dalla vicina Tunisia, che avevano come obiettivo le razzie ai danni delle popolazioni della cittadine costiere e dell'entroterra, per catturare schiavi o per prendere ostaggi, tanto che sino all'inizio del XIX secolo fu attiva in Sicilia una società religiosa dedita alle opere di intermediazione per il pagamento dei riscatti richiesti e per la messa in salvo degli ostaggi e di coloro che erano stati tratti in schiavitù.
Fu esattamente per questo motivo che Camillo Camilliani venne incaricato di potenziare il sistema delle torri, agganciando quelle di nuova costruzione ad altre preesistenti, a  a fortificazioni più complesse e ad insediamenti militari.
Tutto ciò è raccontato in molti volumi disponibili in commercio, ma il primo e più documentato studio sulle torri di avvistamento siciliane è, purtroppo, attualmente introvabile. Si tratta dell'insuperato studio di Salvatore Mazzarella e Renato Zanca, Il libro delle torri. Le torri costiere di Sicilia nei secoli XVI-XX, pubblicato da Sellerio nel lontano 1985 (Biblioteca di storia e letteratura). L'efficacia di alcuni di questi manufatti come punto di osservazione e di controllo del mare antistante è comprovata dal fatto che in epoche successive, sino alla II guerra mondiali alcune di esse furono convertite ad analogo utilizzo militare o che proprio vicino ad esse vennero edificati degli edifici da adibire ad osservatorio di avvistamento di eventuali incursioni aeree. Basti pensare, tanto per fare un esempio, alla Torre Dammuso di Capo Gallo, nei cui pressi venne successivamente costruito l'Osservatorio della Marina Militare.
Adriana Ponari che ha cominciato ad appassionarsi delle torri di guardia e di avvistamento siciliane ha scritto su di esse un bel pezzo che ospitiamo volentieri.
Eccolo di seguito, corredato dalle foto di documentazione fatte da lei stessa.

Torri-di-avvistamento 2275  Torri-di-avvistamento 2333
Torre Ciachea,nel comprensorio Capaci-Carini Torre e Tonnara di Carini
 Torri-di-avvistamento 2579  Torri-di-avvistamento 2527
Torre di Dentro - Isola delle Femmine Torre di Fuori - Isola delle Femmine
 Torri-di-avvistamento-2446.JPG  Torri-di-avvistamento 2138
Torre Milioti nel territorio di Carini Torre detta di Ulisse 8dal nome di un ristorante)
 Torri-di-avvistamento 2426  Torri-di-avvistamento 2411
 Fondo Orsa o Ursa con torre e tonnara territorio Cinisi  Torre Pozzillo comprensorio Carini Cinisi
   

(Adriana Ponari) Piano piano,per via della "contiguità abitativa" e territoriale, le Torri di Avvistamento in difesa delle coste dai pirati saraceni e "ottomani", mi stanno conquistando.
Prima fotografavo ed esploravo a caso... molti sono posti notissimi e ci passavo soltanto senza badarci troppo... Adesso io, la mia RAV e la mia Canon usciamo alla ricerca, silenziose ma  d'intesa, e rosicchiando le distanze; stiamo spingendoci sempre più lontano... Credo sia il concetto dell'Avvistamento che mi porti e mi affascini, concetto che presuppone la polifonia dei sensi e dei sentimenti, dei ricordi storici che geneticamente ogni essere umano si porta dentro, della fantasia in rappresentanza elettiva della sfera ideativa che ci fa costruire storie fantasmatiche di amore e di coraggio...ma non dimentichiamo che qui il grande protagonista è il mare.
Già, perché nella storia delle Torri, il mare è l'elemento fondamentale, che lega, è il mezzo di offesa e di difesa: si attende che dia risposte di calma o di allerta, ci si osserva fra torre e torre, da tratto a tratto di mare...
Eppure non tutte le Torri,soltanto alcune di quelle per ora prese in considerazione,sono sull'orlo del mare: altre sono più arretrate facendo la parte del Ricovero delle genti in allarme, genti che finirono per diventare stanziali del luogo all'ombra del signore assegnatario creando nuclei abitativi: esempio ne è la Torre Ciachea (Carini-Capaci) vicino alla quale abito io... o la Torre Milioti (scoperta soltanto ieri mattina) nascosta dentro un baglio privato e quasi irriconoscibile, dal punto di vista strutturale in quanto "abusata" da un edificio color-rosella ad un piano, costruito a ridosso di una delle sue pareti!
C'è da dire, inoltre, che la loro forma è solitamente quadrata, come la Torre Pozzillo (Cinisi), cinquecentesca, mentre ce ne sono rotonde con stile nuragico che sicuramente preesistevano e che furono inglobate nella rete organizzata dal Vicerè Colonna...
Belle da scoprire,da vedere,da fantasticarci sopra... per alcune, miti e leggende ancora rimasti tali come la Torre di Isola delle Femmine...chissà quale delle versioni (che racconteremo, ne ho ascoltate svariate) corrisponde a verità storica!
Iniziamo allora  dalle foto, innamoriamoci di queste bellezze, cammei della nostra Storia... vorremo sicuramente conoscerle più profondamente... e magari raccontarle a chi ci sta attorno, per non farle dimenticare e soprattutto per salvarle dal tempo e dalla mano grossolana e ignorante dell'uomo.
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5 febbraio 2013 2 05 /02 /febbraio /2013 18:31

mare-e-piccioni - Foto di Adriana Ponari

 

Con questo racconto diaristico di Adriana Ponari si apre una nuova rubrica del blog che dall'omonimo gruppo FB, viene titolata "Avvistamenti".

(Adriana Ponari) Sono scesa a mare stamattina, mezzogiorno pieno, avendo ancora nelle orecchie il dolcissimo valzerino di Mark, per fare foto...
Una lunghissima via cittadina divide Capaci da Isola delle Femmine senza che nessuno sappia il valore limitrofo di questa strada...
Così, arrivati al mare, a sinistra si stende la spiaggia di Capaci, mentre sulla destra quella di Isola, divise solo da una linea arbitraria, dall'immaginazione e da uno sforzo di buona volontà...

E 'spiaggia lunghissima, ventosa e aperta al mare che canta e a volte urla, mai quieto; la cosa che più mi ha destata meraviglia è stata trovare delle rocce in mezzo alla sabbia, rocce dall'incredibile color dell'oro...
Ho fatto foto e ancora foto...

La luce che queste rocce creavano di riflesso era da altro mondo... da altro pianeta abitato da altri - e migliori - uomini...
Data l'ora, non c'era quasi nessuno: una coppia lontanissima e una famigliola con un piccolino festante, davanti alle onde che giocavano anch'esse, ruzzolando...
Ma loro stavano per andar via.
Poi, guardandomi intorno, ho "avvistato" - è proprio il caso di dire - una bella palombella blanca...
Chissà da dove veniva...
Forse si riposava da avventure mirabolanti e da viaggi in terre lontane ed esotiche.
Doveva aver consegnato chissà quali dispacci...
Chissà forse mi aspettava da tempo: magari per consegnarmi un messaggio di pace e di amore ...
Voglio pensare che...così...chissà...sia...

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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