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27 settembre 2011 2 27 /09 /settembre /2011 10:53

DSC07022R.JPGA Palazzo Adriano. L'altro giorno, mi trovavo a passeggiare nella piazza del paese (quella piazza di basolato che ha resistito intatto alla modernità, resa famosa dalle scene di "Nuovo Cinema paradiso".

E ho visto camminare un signore del paese, armato di ombrello, perchè il tempo era incerto e a intermittenza aveva piovuto per tutta la mattina. Ho pensato che si stesse facendo una camminatina salutista per prendere aria (Avrà appena pranzato - ho pensato - forse è il tempo di un po' di sano movimento per smuovere la digestione).
L'ho seguito con lo sguardo.

Ha attraversato la piazza e poi ha imboccato la lunga via che un tempo rappresentava il punto in cui terminava la strada proveniente da Prizzi (mentre adesso si esce dall'altro lato del paese e si può proseguire verso Bisacquino)
Dopo aver percorso tutto il rettifilo (lì, negli anni passati, era anche ubicata la stazione dove arrivava un tempo il trenino a vapore), si è seduto su una panchina solitaria posta proprio nel punto in cui la strada dritta, fiancheggiata da grandi alberi, curva decisa verso sinistra, addentrandosi in piena campagna (oltre 10 km di "deserto", prima di raggiungere le prime propaggini di Prizzi).
E lì si è fermato a lungo con fare meditativo, tenendo ambedue le mani poggiate al manico dell'ombrello puntellato tra le gambe, lo sguardo perso verso l'esterno, nella stessa direzione da dove un tewmpo arrivava sbuffando il treno a vapore a portare notizie e e innovazioni.
Una persona antica, d'altri tempi, mi è sembrata.
Ho riflettuto che lo sconosciuto forse ogni giorno indulge nel compimento di questo rituale, portandosi al limitare estremo del suo paese, come se quel punto fosse per lui il confine del mondo conosciuto... una sorta di Finisterre della mente (ma, nello stesso tempo, molto reale e concreto)...
Un tempo, ho continuaro a pensare tra me e me, i paesi, i villaggi, le piccole cittadine erano proprio questo: piccole isole di luce, di calore e di sicurezza, rispetto ad un vasto mondo sconosciuto e pieno di pericoli (che tuttavia poteva essere contemplato dall'estremo confine della propria certezza)...

Il mondo sconosciuto che un tempo veniva indicato dai cartografi antichi con la frase "Hic sunt leones" ("Qui ci sono le belve (e i mostri").
In quest'epoca di modernizzazione, in cui il segno del cambiamento è dato dal fatto che i paesani per fare i 500 metri da casa alla piazza salgono in automobile, questo signore è rimasto come ai tempi antichi.
Forse c'è da chiedersi perchè...
Può darsi che non possegga del tutto il bene dell'intelletto: è possibile, guardando alla foto con l'occhio clinico dello psichiatra.
Ma non è questo quello che conta.
Sia come sia, lui è rimasto e continua ad affacciarsi alle soglie del "nulla" per scrutarne l'insondabilità che non ha mai conosciuto e non ha mai nemmeno tentato di esplorare...
Mio padre da giovane passava lunghe estati qui a Palazzo Adriano e avev un carissimo amico d'infanzia e di adolescenza, tale "Peppinello".
Peppinello nacque e visse per tutta la sua vita a Palazzo Adriano, ci visse e ci morì, facendo il falegname e probabilmente finendo da morto in una cassa che lui stesso aveva costruito.
Mio padre e Peppinello erano grandi amici: ogni volta che mio padre tornava, c'erano grandi rimpatriate e abbracci calorosi.
Per Peppinello, mio padre era quello che aveva esplorato il mondo e che poteva raccontarglielo.

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Published by Maurizio Crispi - in Note di diario
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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