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16 settembre 2012 7 16 /09 /settembre /2012 16:20

Gigantesca scultura di sabbia sulla spiaggia di Castellana Sicula - Foto di Maurizio CrispiUn tempo si costruivano i castelli di sabbia.

Oggi invece, per divertimento, si edificano sulla spiaggia i cazzi di sabbia, in stile scultura titanica.
L'altro giorno, mentre camminavo - subito dopo un nubifragio - sulla spiaggia di Siculiana Marina, ho notato due figure umane (ad un primo sguardo, presumibilmente uomini o ragazzi: da lontano non si capiva granché bene) che si affaccendavano a spostare sul bagnasciuga grandi masse di sabbia.
Lì per lì,  pensai che si trattasse di un adulto e di un bambino che, assieme, giocavano a costruire un bel castello di sabbia: un'immagine per me familiare, visto che tante volte mi sono ritrovato a giocare con mio figlio (per mio figlio) a costruire imponenti castelli, mura, torri, fortificazioni, contrafforti: lui il più delle volte, ad un certo punto si distreva e mi lasciava fare, mentre io andavo avanti come una ruspa umana (perchè il bello era riuscire a costruire dei castelli di sabbia che suscitassero meraviglia per loro dimensdioni o articolazioni).
La foga del loro lavoro era la stessa, identico l'entusiasmo: lo riconoscevo perchè sentivo che era stato il mio.
Li ho osservati per qualche attimo, meravigliato della solerzia e della tenacia della loro fatica.
Una donna era distesa sulla sabbia a prendere il sole, poco distante.
Occupava una stuoia, ma due altre stuoie (con relative masserizie abbandonate in disordine qua e là (ciabatte, vesti ed effetti personali) erano ben distese accanto a lei, da un lato e dall'altro, entrambe vuote.

I suoi due maschietti erano intenti a costruire davanti a lei questo edificio di sabbia, intensamente presi dal loro sforzo ludico.
La donna, ogni tanto si sollevava dalla posizione supina e, puntellandosi con i gomiti, se ne stava ad osservare il forsennato lavoro dei due...
Gigantesca scultura di sabbia sulla spiaggia di Castellana Sicula - Foto di Maurizio CrispHo proseguito nella mia passeggiata, facendomi il quadretto di una famigliola, in cui papà e figliolo adolescente (forse un po' cresciuto) giocavano a costruire un castello di sabbia, mentre la loro donna, mamma e moglie assieme, li osservava compiaciuta.
Al ritorno dalla mia camminata dopo un bel po' di tempo, i tre erano andati via.
La piaggia siera parzialmente svuotata (se così si può dire, perchè era già semi-vuota prima).
Sulla riva, proprio dove arrivavano le ultime propaggini di spuma della risacca e là dove avevo visto i due affaticarsi con la foga di ruspe umane, c'era un enorme rilievo di sabbia compatta, un gigantesco reperto ancora non intaccato dalla risacca e rimasto come un monumeto.
Mi sono avvicinato per guardare meglio, pensando che fosse il castello costruito dai due.
E, invece, avvicinandomi, ho visto meglio: si trattava piuttosto di una grande "scultura" raffigurante un pene gigante, contornato alla base da due palloni giganteschi, degni d'un elefante.
Detto in altri termini: trattavasi d'un cazzo di sabbia con relative palle, ma giacente orizzontalmente sulla sabbia e puntato come una freccia imperiosa verso il mare aperto.
il reperto ha cambiato la prospettiva secondo cui guardare la scenetta di prima, fornendo una nuova possibile ermeneutica: forse i due (a questo punto, senza ombra di dubbio, entrambi adulti) stavano facendo un gioco di esibizione sessuale nei confronti della donna, al centro delle loro attenzioni, con un omaggio alla sua femminilità (contesa o forse, visti i tempi in cui viviamo, condivisa): un gioco con la sabbia che, in un'ardita ipotesi, lascia pensare che amassero giocare in tre.

Oppure, considerando che gli anonimi "artisti" hanno lasciato la loro opera sulla spiaggia, si potrebbe intendere ciò che hanno fatto come semplice esibizione fallica, in stile goliardico e fescenninico, simile a quelle rappresentazioni apotropaiche che, scritte disegnate o dipinte, riempiono i muri e le superfici disegnabili  delle nostre città.
E, dunque, l'opera fallica potrebbe intendersi in un certo modo come un "graffito di sabbia".


 

 

Nelle foto (di Maurizio Crispi): gigantesca scultura di sabbia sulla spiaggia di Castellana Sicula

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Published by Testo e foto di Maurizio Crispi - in Società
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

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