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24 ottobre 2012 3 24 /10 /ottobre /2012 10:18

stalking(Maurizio Crispi) Si dice che viviamo in un'epoca di relazioni "liquide". Questo è l'autorevole pensiero espresso dal sociologo zigmunt baumann che nello sviscerare il concetto di "liquidità" nei più diversi ambiti, ha anche dedicato un intero saggio alle relazioni amorose dei nostri tempi illuminate da questo speciale spotlight concettuale.

Le relazioni amorose si fanno e si disfanno con un'estrema facilità, si interdcambiano, si posano, si buttano via perchè c'è un nuovo prodotto scintillante ed attraente da afferrare (come siamo stati addestrati dalla scuola del consumismo spinto).
La stabilità nelle relazioni di coppia eè divenuta un bene prezioso, che forse solo cercandola con il laternino di Diogene si può trovare, mentre invece ciò che domina sono le relazioni effimere e veloci, "usa e getta", "disposable" ovvero "a perdere".

Sotto questo profilo, Facebook e altri "social network" sono degli "istigatori" o - meglio - dei catalizzatori.

Ma naturalmente, come in tutte le cose non c'è una tendenza senza il suo correlato complementare che va in senso opposto. E quindi può accadere che di fronte alle manifestazioni della "liquidità" nelle relazioni interpersonali e amorose vi siano alcuni che reagiscono in modo diamettelmente opposto, opponendosi alla tendenza, cercando di rendere stabile ciò che si è fatto instabile, facendo affermazioni di possesso e di dominio, prendendo iniziative di controllo asfissiante nei confronti dell'altro che seguendo le sue pulsioni liquide  se ne è andato.

E quindi, mentre  l'amore, da un lato, si fa liquido, fluido, sfuggente, instabile, mutevole, dall'altro lato può ricevere delle spinte forti ad essere amore molesto, amore messo in formalina oppure imbalsamato, amore che tormenta e che, alla fine, può pure uccidere.

Fatti come quello accaduto in un normale fine settimana di ottobre a Palermo in cui il fidanzato respinto esce di casa con un coltello per vendicarsi della ex che lo ha lasciato e finisce con l'uccidere senza esitazioni la sorella sedicenne della ex che si è frapposta tra loro nel tentativo di proteggere la vittima designata dal feroce accanimento dell'omicida, fanno riflettere e sono più il risultato di questa tendenza contemporanea di rilevanza sociale che non frutto di una infermità mentale (e dentro questa tendenza va inserito, ovviamente, il fenomeno del "femminicidio" - 73 donne uccise in Italia sino a Giugno del 2012 - considerato da alcuni commentatori, ma anche dall'ONU, come un crimine continuativo contro le donne perpretato con il favore e il colpevole silenzio delle Istitutzioni).

L'atteggiamento dell'omicida è stato, anche nelle fasi successive al delitto, lucido e coerente con la decisione iniziale di uscire di casa già armato con un coltello, pronto a mettere in atto un proposito lesivo, se non ancora omicida.

Ben diverso fu il caso Battaglia, accaduto a Palermo alla fine degli anni sessanta, e che pure scosse drammaticamente la città.

Un innamorato che mai si era manifestato tale e, quindi, mai respinto, uccise a colpi di pistola una studentessa di Palermo: il suo gesto sembrò configurarsi come espressione e terminale ultimo di una follia amorosa, un po' all'interno dei parametri della "Sindrome di De Clearambault".
L'omicida, infatti, sottoposto a perizia psichiatrica venne riconosciuto affatto da infermità psichica, venne pertanto considerato non responsabile delle sue azioni ed internato in Manicomio Giudiziario.

In ogni caso, fatti come recentemente accaduto a Palermo, possono essere espressione di una psico-sociopatia o di malattia.
Il procedimento penale stabilirà proprio questo, anche nel caso dell'omicida di Carmela: anche se, al momento, le premesse sembrano indicare che vi sia stata - come già accennato - una chiara pre-determinazione del gesto omicida ed una piena consapevolezza delle proprie azioni.
Ma questo lo stabiliranno in maniera incontrovertibili soltanto le consulenze tecniche.

stalking--1-.jpgIl fatto di Palermo, esitato nell'uccisione della giovanissima Carmela Petrucci, è inquietante perchè rappresenta una spia di allarme rosso della tendenza opposta alle relazioni "liquide", con l'aggravante del convergere di un'altra inquietante tendenza del nostro tempo che è quella di pensare che tutto sia possibile, che qualsiasi azione sia lecita se subordinata all'appagamento delle nostre pulsioni più inconfessabili. Un tempo si diceva che molti certe cose le pensano e soltanto in pochi le mettono in atto e che questo faceva la differenza tra il cosiddetto "normale" e il soggetto psico-soiopatico: oggi, sembra essere in corso un'inversione preocupante di tenendeza, in cui sono sempre di più quelli che "fanno" e che "agiscono", incuranti delle conseguenze del proprio gestioni, ma soltanto del fatto che siano pienamente eegosintoniche ed assertive (le trasmissioni TV alla maniera di Maria Defilippi, a questo riguardo, sono state una scuola micidiale di esercizio dell'assertività più letale e deteriore).
Ma a parte la liquidità delle relazioni che facilita, oggi, il disgregarsi delle "storie d'amore" o presunte tali, bisogna considerare che niente è per sempre, ma accettare questo elementare principio è una cosa che non tutti hanno la saggezza di accettare...
Bisogna saper lasciare andare le cose e le persone...
Siamo solo viandanti che possono condividere un pezzo della loro strada con qualcun altro: un pezzo di strada che potrà essere più o meno lungo, ed è sempre possibile che uno dei viandanti decida di camminare ad un certo punto più lento o più veloce o prendere una via laterale che gli sembra più promettente...
Da buoni compagni di strada ci si lascia, con il pensiero che, forse, quando ci saranno diverse circostanze e nuove configurazioni astrali ci si potrà rincontrare...
La corsa sulle lunghe distanze, da questo punto di vista, ci può insegnare molto...
Come dato generale, tuttavia, vi è da parte di alcuni la difficoltà a lasciar andare la donna con cui si è condivisa una storia sentimentale.

Ed è così che nasce la figura dello stalker, del "segugio assillante" (come veniva descritto questo personaggi nei primi lavori di Psichiatria Forense su questo argomento), del molestatore, con tutto il range di comportamenti correlati che vanno dalla semplice molestia, all'intimidazione, alla violenza fisica e all'omicidio.
Si veda a questo riguardo tra i tanti riferimenti bibliografici il volume di Federica Angeli ed Emilia Radice, Rose al veleno. Storie d'amore e d'odio (Bompiani, 2009) che contiene numerose semplificazioni paradigmatiche dei diversi volti dello stalking.
L'espressione comune "la mia donna" la dice lunga sul malcelato senso di proprietà che alcuni hanno nei confronti della donna a cui sono legati sentimentalmente e c'è da chiedersi se, in questa peculiarità linguistica, non vi sia una forte componente culturale che ostacola un modo più libero di porsi nei confronti da parte dell'altro sesso e che, mutatisi mutandis, ci allinea  né più né con quei paesi dell'Estremo Oriente (Pakistan, India) in cui la violenza nei confronti delle donne riottose e non disposte ad accettare l'indiscussa autorità dell'uomo arriva a manifestarsi persino con l'uso del vetriolo per sfigurarle per sempre per aver ha osato esprimere una  volontà di autonomia.
Un'aberrazione: eppure le molestie, le persecuzioni, le violenze sino all'uccisione sono tutti fenomeni che fanno parte dello stesso range di comportamenti.
Di seguito riporto lo scritto di una mia amica in Facebook, Elena Cifali che, quasi a caldo esprime le sue emozioni, il suo stato d'animo e i suoi pensierielicitati dal clamoroso - e doloroso - fatto di cronaca di Palermo.

(Elena Cifali) Ti amo e ti amerò per sempre!

Davvero?

Che faccio, inizio a preoccuparmi?
Guardavo il TG, l'altro giorno a pranzo ed ho ascoltato l’ennesima notizia: lo stronzo di turno che uccide la sua compagna.
Ancora una volta.
E sapete perché lo ha fatto? Perché l’amava.
Ma come, la ama e la uccide?

Si, perché l’amava per sempre!
Amare! Chissà che vuol dire !
Per sempre, poi!
Non esiste parola più sbagliata al mondo, e non iniziate a fraintendermi.
L’amore è relativo. 

Qualcuno l’ha mai visto, toccato, raccolto, conservato? No, nessuno!
Si può vedere, toccare, raccogliere e conservare un oggetto, ma non un sentimento e tanto meno un’emozione.
L’amore è quella “cosa” che ti fa desiderare di stare insieme ad un'altra persona, che ti fa pensare solo a lui, che ti fa sentire le "farfalle nello stomaco" (ma questa emozione può darla anche l’attesa per un’imminente competizione sportiva su cui si è puntato molto o di una partenza per un viaggio molto fantasticato e che finalmente si realizza).
L’amore è quella “cosa” che ti fa desiderare il bene della persona che hai acconto. Non il suo male!

Ma allora perché tu - moglie o marito - tormenti con inutili paranoie, con scene dal film horror, con dispetti ed ancor peggio con la morte la persona amata ?
Uomini e donne che vivono sotto lo stesso tetto e che arrivano ad odiarsi profondamente, che arrivano a desiderare che l’altro sparisca [possiamo pensare allo straordinario film interpretato da Jean Gabin, Il gatto, ricavato da un romanzo di George Simenon - ndr]…. No, questo non è amore, non lo è mai stato. 
Questa è pura paranoia, essere sposati non significa possedere la vita dell’altro, deve già bastarvi la vostra, e se solo la sapeste usare non avreste tempo per occuparvi di quella dell’amato (o forse odiato). Rifletteteci!
E non parlatemi di gelosia!
La gelosia non dovrebbe esistere, sempre per il principio che la vita dell’amato non ci appartiene, ma semplicemente si dovrebbero condividere alcuni momenti insieme, ma non tutti, perché non si è la stessa persona né eguali come due gocce d'acqua, ma due individui distinti e separati.
Ognuno con la propria testa, ognuno con le proprie aspettative, ognuno con i propri sogni e con le proprie responsabilità. 

Ma cos'è questa frase: Facciamo tutto assieme!
Tutto insieme? Ma davvero?
Ma non vi rompete le scatole, non riuscite davvero ad essere autonomi ed indipendenti? 

Sarà che sono sbagliata io, ma quando faccio qualcosa insieme al mio compagno è perché mi va di farlo, perché apprezzo la sua vicinanza, perché ritengo che posso essergli utile o lui può esserlo a me, e non perché non sopporto che lui possa avere una sua vita che va oltre me!
Su, dai, ma come si fa a richiedere la costante presenza del compagno?
E se lui/lei si vogliono allontanare? Allora lo ammazzi?
Pazzi, questi io li chiamo Pazzi!
Nessun amore è per sempre.
Tutto inizia e si trasforma (alcune volte finisce anche).

Neppure l’amore per i figli o per i genitori è per sempre. 
Quante volte assistiamo a scene in cui i figli si mettono contro i genitori o viceversa?
E sapete perché?
Perché nella maggior parte dei casi i cosiddetti "parenti di Pilu" (come chiama i coniugi una mia carissima amica) si divertono a mettere gli uni contro gli altri.
Genitori che non amano più le loro creatura – e dovete spiegarmi perché, forse perché non sono più piccoli ed indifesi come neonati ma adesso hanno un cervello sviluppato che li fa ragionare? 
Torniamo sempre al punto di partenza: l’amore per sempre non esiste e non deve esistere, altrimenti sono guai!
Ci sono tanti modi di amare: ci sono gli amori intensi che durano il tempo di una stagione, gli amori per i figli e per i genitori che durano, finchè il “parente di pilu” non si intromette, ci sono gli amori per le passioni, per la natura, per la corsa e un’infinità di altri amori.
Ma – adesso non scatenatevi - l’uomo non è un essere predisposto per amare per sempre.
Gli unici che conoscono che amano per sempre sono i cani (non ho testimonianza di altre bestie). 
Ti guardano, ti annusano e ti leccano anche dopo che li hai rimproverati, bastonati, abbandonati anche solo per un giorno e te ne sei andato a divertirti.
Loro sono sempre li ad aspettare e quando torni non ti ringhiano rabbiosi dicendoti: Era ora che tornassi! Mi hai lasciato chiuso in casa per 16 ore di seguito e ora ti incazzi anche perchè ho pisciato sul tappetto pregiato!
Niente di tutto questo sono lì a scondizolare e afarti festa felici, perchè sei finalmente tornato.

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Published by Maurizio Crispi, con un contributo di Elena Cifali - in Società
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

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