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10 giugno 2011 5 10 /06 /giugno /2011 11:24

treeoflife.jpgThe tree of life (di Terrence Malick, India-Gran Bretagna 2011) è un film strano, frammentato e visionario, con un'alternanza tra la rappresentazione dei primordi della vita, dei misteri dell'universo e della grandiosità della natura immensa e incommensurabile, intrisa di un divino immanente, terrifico più che confortevole e la piccolezza della vite di una piccola famiglia americana (Waco, Texas), alle soglie degli anni Sessanta. Un padre (il signor O' Brien, Brad Pitt), timorato di Dio, lettore e citatore di passi biblici, ma inflessibile nei suoi principi educativi, una madre gioiosa e vitale (La signora O' Brien, interpetata da Jessica Chastain) costretta ad accettare i principi rigidi del marito, salvo a scatenarsi in una bella danza di gioia assieme ai figli in assenza del marito, in viaggio per lavoro.
I figli, che crescono come monadi separate in un loro univewrso, fatto di segni e di rimandi misteriosi, di tentativi di decifrare il comportamento degli adulti che li circondano e di dare un senso del continuo brusio dei loro discorsi di ammaestramento che, partendo con certe finalità, vengono infine recepiti in modo differente dalla lettera del discorso così come era stata enunciata.
E, al disopra di tutto, la profonda solitudine di ciascuno: per quanto ci si sforzi, la vita di ciascuna forma una traiettoria separata e unica. Le più intense esperienze ciascuno le fa da solo, dentro di sé. Ci si deve confrontare, passo dopo passo, con la propria solitudine, spezzata da occasionali collisioni con il mondo esterno.
Solo la morte prematura di uno dei fratelli, ormai 19enne riconduce tutti, i genitori e gli alri due fratelli, ad un dolente percorso nella memoria in cui le cose passate acquistano a poco a poco, sia pure nella loro frammentarietà colori e suoni, ritmo e musicalità, con un arivisitazione della memoria compiuta dal primogenito Jack, ormai adulto (Sean Penn). 

Ma il leit-motiv rimane pur sempre quello dell'infinita solitudine di ciascuno, ancora di più nell'adulto, quando l'età d'oro dell'infanzia e della fanciullezza alle soglie dell'adolescenza è definitivamente abbandonata: e, poi, c'è da chiedersi, quei periodi della vita sono veramente un'età dell'oro o si tratta soltanto d'una nostra proiezione di adulti; e non sono piuttosto un piccolo inferno dal quale faticosamente si deve sopravvivere per trovare la propria cifra di adulti "relativamente" sereni e pur sempre immersi nella profonda solitudine dell'essere al mondo? Sino al sogno finale in cui prima che il ciclo di mascita-morte-nascita riprenda, c'è la rappresentazione fantastica di un immaginario limbo sulla sabbia lasciata in secco dalla marea che si è ritirata in cui mille - diecimila - uomini e donne di tutte le età camminano come ombre o fantasmi, ogni tanto scontrandosi ed incontrandosi e dove i ricongiungimenti familiari, in cui si manifestino gli affetti, con teneri abbracci, con le lacrime sparse, con le parole non dette e con il suono delle parole "proibite" nell'infanzia come un semplice "papà" al posto del più rigido e forse anaffettivo "padre", sono infine possibili, ma anche lì - nel sogno - sono incombenti il magma solare, la lava ribollente, l'onda dello tsunami, a segnalare il fatto che forze immense sono pronte a schiacciare e a sparpagliare i fragili affetti umani in una visione oscillante tra il Dio biblico di Giobbe (non a caso citato in apertura del film) che, per suoi imperscrutabili motivi, prima dà e poi toglie, colpendo tanto il giusto, quanto il peccatore, un Dio che anima il mondo di queste forze immense e minacciose, ma che - nello stesso tempo - rende possibile il miracolo della vita che si rinnova di continuo e tra una concezione mistico-religiosa in cui è l'amore la forza generativa dell'universo e della vita, l'amore  e lo stato di grazia gli ingrediente essenziale senza il quale ogni vita si inariderebbe, senza il quale l'albero della vita non potrebbe perpetuarsi e farsi più forte ogni giorno, malgrado tutto.
Il film è di grandi e sublimi visioni, sia pure con l'iterazione delle immagini e dei suoni, che - a tratti - lo rendono ipnotizzante come un mantra ripetuto all'infinito, effetto prodotto - peraltro - dalle musiche che compongono la colonna sonora, predominanti rispetto alla voce umana che appare sparuta, esile, fragile e smarrita.

 

(Marianna Cappi in www.mymovies) Del film si mormorava addirittura che avrebbe riscritto la storia del cinema e in un certo senso The Tree of Life fa anche questo, senza inventare nulla ma spaziando dall'uso di un montaggio emotivo da avanguardia del cinema degli esordi ad una sequenza curiosamente molto vicina al finale del recentissimo Clint Eastwood, Hereafter. Il confronto, però, scorretto ma tentatore, non si pone: la passeggiata di Malick in un'altra dimensione è potente e infantile come può esserlo solo il desiderio struggente che nutre il bambino di avere tutti nello stesso luogo, in un tempo che contenga magicamente il presente e ogni età della vita. Ecco allora che il film non sarà nuovo ma rinnova, ritrovando un'emozione primigenia, fondendo ricordo e speranza.

 

Scheda film

 

Un film di Terrence Malick.

Interpreti principali: Brad Pitt, Sean Penn, Jessica Chastain, Fiona Shaw, Joanna Going, Hunter McCracken, Laramie Eppler, Tye Sheridan, Jackson Hurst, Lisa Marie Newmyer, Crystal Mantecon, Tom Townsend, Jennifer Sipes, Tamara Jolaine, Will Wallace, Kimberly Whalen, Michael Showers, Danielle Rene, Margaret Hoard, Zach Irsik, Brayden Whisenhunt, Erinn Allison, Jodie Moore, Chris Orf, Cole Cockburn, Christopher Ryan, Alex Draguicevich, Robin Read, Anne Nabors

Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 138 min. - India, Gran Bretagna 2011. - 01 Distribution uscita mercoledì 18 maggio 2011

 

TRAILER



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Published by maurizio crispi - in Cinema
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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