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28 aprile 2013 7 28 /04 /aprile /2013 19:10
Ricordi d'infanzia: quei capricci e capriccetti davanti al cibo...Questo ricordo d'infanzia è davvero breve. Quando io e mio fratello eravamo ancora piccoli mangiavamo solitamente prima dei grandi ad un piccolo desco che, poi, era il tavolo al quale stava seduto mio fratello durante il giorno e sul cui ripiano faceva le sue cose: leggere, disegnare (con l'aiuto di della prozia Irene che si dedicava moltissimo a lui). Il piccolo desco veniva addossato per uno dei suoi lati lunghi al tavolo da pranzo, in mod tale che, in ogni caso, pur mangiando prima, non dovessimo sperimentare una sensazione di separatezza rispetto agli adulti.
Mangiavamo prima, in modo tale che nostra madre potersse deidcarsi a noi senza distrazioni ed intralci. Qualche volta ci prendeva la ridarella irrefrenabile e che non poyteva estinguersi in nessun modo e l'operazione dle cibo non poteva andare avanti in nessun modo.
Allora nostra madre che di fronte a quello che accadeva si irritava moltissimo, con somma equità, mollava uno schiaffone a me e uno a mio fratello.
E così si poteva ricominciare.
Ma questo ricordo mi riporta alla memoria altri episodi connessi con il cibo.
Spesso davanti alla carne con i calletti facevo i capricci, perchè  calletti non volevo proprio masticarli. A volte trovavo anche dei calletti inesistenti, ma per me c'erano ed erano ben presenti.
Se cercavo di masticarli per obbedire alle esortazioni, mi venivano i conati di vomito.
Ancor di più se cervo di ingoiarli.
Su questo, mia madre era tollerante e lasciava correre.
Guai però se era presente mio padre: lui sosteneva che si doveva mangiare proprio tutto, all'insegna del principio: "Tu non sai cos'è la fame, perchè non hai fatto la guerra".
E allora dovevo mangiare anche le cose che non mi andavano.
Qualche volta s'instaurava tra me e lui un vero e proprio braccio di ferro e stavamo nella stanza da pranzo sino alle cinque del pomeriggio (la mamma, la nonna e la nostra Marietta se ne stavano fuori dalla porta in apprensione e piene di empatia nei miei riguardi - si potrebbe dire usando un'espressione letteraria, che si "torcevano i polsi per il dispiacere", ma non osavano dire niente né intercedere per me).
"Mangia", mi diceva mio padre con voce imperiosa.
Ed io, muto, con gli occhi bassi e con il pianto sulla bocca stretta e tremante, facevo di no con la testa.
E così si andava avanti per ore. ma non ricordo francamente con quali esiti: non ho memoria di chi alla fine cedesse.
Ma qualche volta anche la mamma s'intestardiva, come in questo caso. 
Di venerdì, mangiavamo in bianco, rigorosamente.
E, spesso e volentieri, ci veniva ammannito del merluzzo bollito, condito solo con un filo d'olio.
Ed io, quel merluzzo, proprio lo detestavo: mi dava sempre i conati di vomito. Non c'era proprio verso. E la mamma a dirmi: "Mangialo che è buonissimo e ti fa bene! Non capisco proprio che cosa ci sia che non va!"
Ogni boccone era un tormento da mandare giù e la masticazione durava a lungo e il tentativo di ingestione del bolo a lungo masticato era spesso seguio da penosi conati di volmito.
Ci voleva proprio una santa pazienza.
Una volta, mi sono proprio interstadito e fu forse perchè quel merluzzo aveva per un sapore particolarmente ributtante.
Fu così che mi misi a protestare e a frignare.
Tanto frignai e piansi che del moccio colò dal naso sul merluzzo e la mamma non se ne accorse, cosìcche accadde che il boccone successivo fosse proprio quello condito di abbondante moccio.
E da allora - anche ora che sono adulto - il merluzzo bollito non posso proprio mangiarlo perchè evoca in me quello sgradevolissimo ricordo.
Però erano proprio altri tempi: si doveva mangiare - sempre e rigorossamente - quello che passava il convento. Nessuna deroga era consentita. In alcuni casi, il cibo del pranzo era ripresentato la sera. Una vera e propia scuola di stoicismo alimentare...

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Published by Maurizio Crispi (Testo e foto) - in Ricordi
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commenti

Giuliana Montagnin 05/01/2013 12:59

Ho letto con curiosità il tuo articolo riguardo il vostro rapporto con il cibo. Siamo più o meno coetanei ed in tante osservazioni mi ci ritrovo.
Le nostre vite comunque erano improntate in modo diverso: tu con un fratello ed una famiglia più unita al Sud, mentre io completamente sola con mia madre al Nord, perchè mio padre faceva lunghi
viaggi per il Lloyd Triestino sulle navi mercantili per rientrare soltanto per brevi periodi a Trieste.
Mio padre faceva anche il cuoco a bordo e sapeva cucinare bene.
Mia madre, invece, non amava per niente cucinare e quello che presentava era decisamente poco accattivante.
Ricordo spesso patate schiacciate con un po’ di burro e senza un filo di latte: ahimè, nulla a che vedere con il soffice purèe, come lo consideriamo noi.
In quanto alla carne - e con i “calletti” suppongo tu alluda ai "nervetti", una sorta di filetti o nervature più dure dentro la carne - pure io li ritrovavo dentro la carne di cavallo.
Mia madre aveva la mania della carne equina: “fa più sangue e globuli rossi” - soleva dire.
Nemmeno io adoravo masticarli e talvolta li rifilavo nel piatto: mia madre, pazientemente, li buttava via, ma talvolta mi rimproverava, dicendo che "...si doveva mangiare TUTTO...".
Ricordo che un giorno gettai quel “calletto” sotto il mobile della cucina: e non ti dico le sgridate, quando se ne accorse facendo le pulizie.
Quello che mi ha colpito più di tutto del tuo articolo è l’immagine che hai messo: E' FANTASTICA, fa venire l’acquolina, e sono cibi semplici e genuini, ben presentati.
Rifletto su una cosa però: da bambini forse ti si torcerebbe il naso, anche davanti ad un piatto così.
I gusti cambiano con l’età matura: nell’immagine vedo anche delle carote.
Queste, per piccola, erano un altro dramma: "FANNO BENE ALLA VISTA" - diceva mia madre - e ovviamente lei non lefaceva alla “julienne” ma semplicemente pelate e crude.
Era una scocciatura ubbidirle e mangiarle.
Vorrei vedere bambini che amano le carote … quando mai … io le apprezzo ora da adulta soprattutto se presentate così come nella foto.
Nella foto vedo pure foglie di verdura, uova sode, pomodorini affettati ben bene, come il ravanello, una fetta di limone e il tutto ben condito con olio e prezzemolo: dubito molto che mio figlio
avrebbe mangiato un piatto del genere nella sua infanzia.
Ricordo tanti anni fa i drammi per fargli mangiare gli ottimi secondi piatti e verdure durante le vacanze in Trentino.
Mio figlio come tutti i bambini amava la pasta, gnocchi di patate, e, soprattutto, i pasticci (per quanto riguarda i primi) e, come secondo, nessun tipo di carne incontrava i suoi gusti, si
limitava al pomodoro e alla mozzarella.
Col passar degli anni non migliorava, come tutti gli adolescenti adorava le patatine fritte, humburger, toast e pizzette, calamari fritti, quasi niente verdura/frutta.
Mi ha sempre fatto dannare, dovevo inventarmi le cose più appetitose per rifilargliele: gnocchetti di patate con gli spinaci verdi, insalata russa così comprendeva le verdure con la maionese,
tortina con base di ricotta e sopra la frutta fresca fragole banane ecc.
Ora ha quasi trent’anni e mangia di tutto, ama anche il pesce e la carne e le verdure, vive da solo e talvolta mi chiede le ricette di questo o quello.

Un’altra cosa strana riguardo l’alimentazione dei nostri tempi: mia madre ogni tanto insisteva per l’olio di fegato di merluzzo e per le vitamine ad esempio Haliborange. Dubito che questo sciroppo
densissimo esista ancora. Parlando con altri coetanei ho scoperto che era una mania di quei tempi, forse nati nel dopoguerra avevano paura che crescessimo malnutriti con carenze di questo o quello
e così giù di vitamine in aggiunta a quello che assumevamo col cibo.
Io in realtà non sono mai stata cicciottella, non amavo molto quello che mi propinava mia madre, amavo invece la cucina di mia nonna (peccato averla persa molto presto).

Mia nonna cucinava con cura, in modo semplice, erano altri tempi ma ci sapeva fare.
Io pur non amando troppo l’arte culinaria cerco ugualmente di fare un po’ di tutto e vario, voglio assomigliare, in questo campo più a mia nonna che a mia madre

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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