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25 novembre 2014 2 25 /11 /novembre /2014 18:23

Quelle vacanze estive a Capo Zafferano: bei ricordi che riaffiorano attraverso un sogno

(Maurizio Crispi) Per anni, a partire da quando la mamma ancora insegnava, andavamo a passare i mesi dell'estate nella casa di Capo Zafferano (oggi "Contrada Urio", nel territorio del comune di Santa Flavia). In genere ci spostavamo quando la mamma era libera dagli mpegni scolastici (cioè una volta finiti gli scrutini e, eventualmente, gli eaami) e quando Salvatore aveva finito di occuparsi dei suoi impegni in materia di disabili.
Poi, con la pensione della mamma, era in linea di massimo Salvatore a dare l'OK per il trasferimento.
Nei primi anni, poiché ancora non lavoravo in pianta stabile io ero una presenza costante - a parte le parentesi dei miei viaggi estivi - poi con il lavoro nell'Azienda sanitaria - e la necessità di sottostare all'obbligo di periodi limitati di ferie - la mia presenza si è rarefatta.
Ma sempre sin dall'inizio davo una mano per il trasferimento sia all'andata che al ritorno, ad eccezione che per il primo anno che fu il 1975: in quell'estate, dopo la mia laurea (conseguita a luglio) io ero partito per un lungo viaggio che sarebbe durato circa due mesi e loro andarono da soli (con qualche disavventura, quando - ad esempio - scoprirono durante un temprale estivo che il tetto non era a tenuta e che pioveva in casa).
Benché la casa di Capo Zafferanno fosse in linea di massima attrezzata, c'era da spostare lenzuola, asciugami, indumenti ed effetti personali vari, utensili da cucina (la mamma non voleva che le mancasse nulla), carte e documenti, in modo da avere sempre tutto sottomano.
Una volta a Capo Zafferano la mamma non avrebbe avuto molte possibilità di muoversi, soprattutto negli ultimi anni.
Il trasferimento aveva una valenza quasi epica e il carattere di una manovra militare, con una strategia accuratamente pianificata, compresa anche una mega-cucinata il giorno del trasferimento in modo tale da avere del cibo già pronto nei primi giorni di permanenza e, soprattutto, per la prima cena,con un margine di sovrappiù per eventuali opsiti in visita (che non mancavano mai, con grande piacere della mamma).
Già, perchè bisognava mettere nel conto anche le operazioni di chiusura e di messa in sicurezza della casa di Palermo.
Il trasferimento avveniva solitamente con due macchine. Nella mia caricavo tutte le masserizie (incluse delle derrate alimentari che sarebbero state utili nei primi giorni di permanenza)
Seguiva con la sua auto la mamma con Salvatore (compresa la carrozzina che andava caricata pe rultima) e le cose più minute e quelle dell'ultim'ora, cose che la mamma - imperiosamente - voleva avere sottomano.
Quelle vacanze estive a Capo Zafferano: bei ricordi che riaffiorano attraverso un sognoIo, dopo aver caricato le due macchine (mi spettava il lavoro pesante, muscolare -e lo facevo ben volentieri), partivo per primo, in modo da arrivare con un largo anticipo per poter aprire la casa e - per così dire - metterla in funzione. C'erano i rubinetti dell'acqua da aprire, c'era da rendere funzionante la cucina (aprendo le bombole del gas, situate all'esterno), c'erano da sistemare fuori nella terrazza, tavoli, ombrelloni e sdraio.
Tempo che la mamma e Salvatore arrivano io, lavorando indefessamente, avevo quasi portato a termine le mie incombenze, sudando copiosamente, poichè era tempo d'estate..
Sì, di questi giorni, ricordo in primo luogo le grandissime sudate cui mi sottoponevo con piglio salutistico e con lo stesso impegno che avrei messo in un'attività sportiva: era un lavoro che rappresentava la parte "pesante" del trasferimento e che andava fatto. Ed io ero orgoglioso di farlo: era il mio contributo alla vacanza di mamma e Tatà- e nei primi anni anche alla mia -.
Nei primi anni stavo con loro praticamente a permanenza e scendevo di rado a Palermo, perchè ancora - dopo la parentesi militare - non avevo avviato un'attività di lavoro in pianta stabile. Di queste estati ho un bel ricordo, anche se proprio in quel periodo frequentavo poche persone e non avevo una ragazza.
Avevo da poco cominciato a correre, ma la decisione di afforntare la prima sfida di maratona era ancora ben lontana: forse non era nemmeno entrata nelle mie fantasticherie. Mi limitavo a fare soltanto qualche corsetta non finalizzata a nulla di particolare, a spingermi soltanto la voglia di tenermi in forma, ma soprattutto mi dedicavo per ore alla ginnastica, nuotavo di frequente, andavo in canoa e poi facevo lunghe passeggiate sulla scogliera, sul monte e sino al Faro, affascinato da quello scenario naturale selvatico, dal volo dei gabbiani e dal frangersi delle onde sulla riva di rocce.
La sera dopo cena, spesso, mi distendevo su di muretto a guardare le stelle, assaporando la pace e il silenzio. E questo prima della grande invasione della contrada dove eravamo da parte di costruttori fuorilegge di palazzine cementitizie, all'arrembaggio in attesa del prossimo condono.
Quelli delle prime vacanze a Capo Zafferano furono periodi di grande unità familiare per noi: diciamo pure che, all'incirca, fu il primo decennio dopo la morte di papà.
Nel corso degli anni, la mia presenza a Capo Zafferano prese a rarefarsi: andavo a trascorrere con loro dei periodi limitati, massimo una settimana o 15 giorni e poi ci andavo volentieri nei fine settimana. Ma,d'altraparte, a volte loro avevano altri ospiti: e per anni vennero per un buon periodo di tempo dalla sardegna Mària che in un passato ormai lontano era stata la governante della prozia Irene - sino alla sua morte - e il marito Gavino.
Le estati a Capo Zafferano videro tutte le mie diverse vicissitudini sentimentali, negli alti e nei bassi.
E la mamma, paziente, era sempre accogliente e benevola.
Nei primi tempi della separazione, passavo i fine settimana sempre con loro e anche quelli in cui ero con Franceschino e per la mamma era una gioia poterlo vedere e seguire i suoi progressi.

Malgrado le mie presenze fossero sempre più sporadiche, ero sempre pronto a dare il mio contributo per i trasferimenti in andata e in ritorno.
Quelle vacanze estive a Capo Zafferano: bei ricordi che riaffiorano attraverso un sognoNel 2004 tuttavia la mamma rinunciò definitivamente alla vacanza a Cao Zafferano, con suo grande rammarico. Non si sentiva più in forze per trascorrere dei periodi da sola con Salvatore.

E, in più, si sentiva troppo isolata.
E fu così che si concluse un'era che per la mamma ebbe un significato particolare, perché attraverso la casa di Capo Zafferano, le piante che avevamo messo a dimora, le piccole coltivazioni, il profumo dei fiori, l'osservazione dei cicli delle fioriture (e tra gli alberi da fiore che prediligeva c'erano gli Hibiscus) aveva ritrovato la gioia e la spensieratezza dei suoi di anni di gioventù nell'anteguerra quando tutta la famiglia Salatiello si trasferiva nella casa che il nonno Giosuè aveva comprato a Capo Gallo (Mondello) e successivamente di quelli del dopoguerra e dei nostri primi anni (ho tanti vivissimi ricordi delle estati trascorse in quella casa, quando ero ancora piccolino).
Ecco cosa ho sognato questa notte.
Mamma e Salvatore ritornavano da una loro permanenza a Capo Zafferano ed io ero andato avanti nella casa di Palermo.
Ero in compagnia di una mia vecchia amica.
E aspettavo che arrivassero, dedicandomi nel frattempo ad aprire serrande e finestre e ad arieggiare le stanze.
Mi accorgevo che non ero da solo: infatti, c'era Salvatore, ma era da solo ed era all'interno di una piccola stanza quadrata vicina all'ingresso di casa (non esistente in realtà, o meglio - se esistesse - sarebbe uno sconfinamento nell'appartamento che occupo io).
Era in carrozzina e leggeva un giornale poggiato su un pavimento davanti a lui.
Nella stanza non c'erano mobili, soltanto tappetti e cuscini.
Arrivavano due signore, una giovane ed una anziana, specificatamente in visita per mio fratello, per interpellarlo - come sovente accade - per qualche faccenda riguardante l'handicap.
Le introducevo alla sua presenza, chiedendomi come mai la mamma stia tardando ad arrivare.
Ma poi caspico che è già arrivata, solo che ha lasciato mio fratello ed è uscita di nuovo in tutta fretta per fare un po' di spesa.
Infatti, la porta di servizio, nella premura di andare, l'ha lasciata spalancata.
Mi affaccio sul pianerottolo e c'è il signor Giacomo che sale con andatura lenta di chi ha a disposizione un tempo eterno per lasciare all'ingresso un enorme fascio di posta e di plichi, arrivati durante la nostra assenza.
Capisco che mia madre tornerà di lì a poco e vado alla ricerca della mia amica per scoprire con un certo imbarazzo che si è addormentata scompostamente sul letto di mamma.
La sveglio senza delicatezza, le dico che è tempo per lei di andare e lo do un bacio sulle labbra, ma è come baciare un muro.
L'amica se ne va e, quando io ritorno in cucina, ecco la mamma che rientra dalla porta di servizio.
E' lei, ma reca su di sè i segni del tempo: la pelle del suo volto è vizza ed incartapecorita, percorsa da un fitto reticolo di rughe. Cerco come al solito di baciarla sulla guancia, ma lei si ritrae, come se avesse vergogna dello stato della sua pelle. Eppure, per me non c'è nessuna differenza: é la mia mamma di sempre!
In cucina, intenti al lavoro ci sono uno dei miei cugini Crispi e la zia Silvana e stanno rpeparando qualcosa da mangiare: una cosa insolita, ma sono benvenuti.

Il sogno mi ha lasciato in uno stato d'animo di contentezza e di gioia, per aver ritrovato delle memorie dentro di me,memorie che per qualche tempo si erano spentee che ho sentito l'esigenza di rievocare.





 

Vedi anche su questo blog, sui ricordi relativi a Capo Zafferano:

In morte di un cane

 

Il piccolo tesoro di Franci, dimenticato e ritrovato

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Published by Maurizio Crispi (Testo e foto) - in Ricordi
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

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