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31 agosto 2011 3 31 /08 /agosto /2011 07:15

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Professione assassinio (The mechanic, USA, 2011) di Simon West (Tomb Rider tra i suoi film) è il remake del film omonimo (1972) di Michael Winner considerato un'icona cinefila, con Charles Bronson nei panni del protagonista, allora ancora agli esordi della sua carriera.
Arthur Bishop (Jason Statham) è un sicario che esegue "lavori" su commissione. Duro, spietato, abile, capace di pianificare attentamente ogni "lavoretto" che gli viene assegnato e di realizzarlo in modo tale da non farlo sembrare un "lavoretto", ma incidente o fatalità, all'insegna del principio secondo cui "I lavori perfetti sono quelli in cui nessuno si accorge di te".
A questo scopo, tiene sempre un basso profilo e agisce nell'ombra, il più delle volte riuscendoci da maestro. Insomma, è davvero uno dei più bravi sulla piazza.
E' un "meccanico" (come enuncia il titolo originale della pellicola "The mechanic"), cioè usando le sue stesse parole "...uno che aggiusta le cose, uno che risolve problemi e che sistema le cose per conto di altri, un assassino su commissione in definitiva...".
Vive negli agi, ma in totale solitudine, poichè per essere un buon sicario non puoi avere legami di sorta per non essere vulnerabile e/o identificabile, e passa da un incarico all'altro e con frequenti viaggi in scenari anche esotici.

Non si pone troppi problemi, ma in ogni caso è un ammazzacattivi, gente il più delle volte implicata in loschi traffici e con molte morti sulla coscienza.
La maggior parte dei lavori gli vengono commissionati da una sorta di multinazionale che, dietro le quinte degli affari e degli investimenti, gioca sporco eliminando tutti gli avversari scomodi, seguendo le direttive di un certo Dean Sanderson (Tony Goldwin della dinastia Goldwin:  vi ricordate del "nemico" del romantico fantasma interpretato da Patrick Swayze in Ghost? Proprio lui anche se un po' invecchiato) e dell'anziano Harry McKenna (Donald Sutherland) ormai in sedia a rotelle e che è stato da sempre il suo mentore.
Ad un certo punto, Bishop riceve l'incarico di eliminare in tempi brevi proprio McKenna.
Pur non comprendendo appieno ciò che sta dietro una simile direttiva (ma non è nell'etica del sicario di professione chiedersi troppi perché) e rassicurato dalle dichiarazioni di Dean (il committente) che, retrospettivamente, si riveleranno mendaci e manipolatorie)  e dalle quali viene depistato, esegue il compito che gli è assegnato, ma con qualche cedimento interiore nella sua struttura tetragona.
A cose fatte si trova a sentirsi responsabile del figlio di Harry, Steve, un giovane debosciato e inconcludente, che al padre ha dato soltanto grattacapi e delusioni (interpretato da Ben Foster). Dopo averlo in qualche protetto e sorvegliato a distanza, lo prende con sè e, cedendo alle sue richieste, decide di addestrarlo nel seguire le sue orme.
Steve è una testa calda, inaffidabile, impulsivo e violento: non riesce a agire seguendo degli schemi razionali, anche se come conviene Arthur nell'impartirgli i suoi insegnamenti "Il buon senso viene dall'esperienza, anche se l'esperienza te la fai quando non hai buon senso".
Steve è bravo nel maneggiare le armi, tuttavia, anche se, di volta in volta, si sente in obbligo di dimostrare più fegato e determinazione di quanto non siano necessari. Si comprende che Steve è in un rapporto conflittuale di tipo nevrotico con Arthur, così come lo era stato con il padre e che deve costantemente dimostrare qualcosa.
La pulizia e la nettezza delle operazioni condotte da Arthur si slabrano con Steve al fianco: i due finiscono con il correre dei rischi e con lo scoprirsi oltre misura e, in tutto questo, si innesta la vendetta contro il gruppo di potere che ha deciso la morte di McKenna padre.
Steve scopre che Arthur ha ucciso il padre e decide di vendicarsi.
Ben giocato il triangolo nevrotico che si attiva tra Bishop, Steve e il padre Harry che, da  morto, viene ricollocato da Steve in una posizione di idealizzazione, mentre è Bishop a diventare il nemico da combattere, pur essendo stato nel ruolo di maestro e di protettore.
Alla fine il film delude, perchè mette lo spettatore di fronte ad una storia senza alcun senso e che non convoglia nessun messaggio fruibile, se non quello secondo cui la fredddezza e la pianificazione "scientifica" degli omicidi alla fine trionfano, se sono sorretti da uno stile di vita adeguato e da una costante vigilanza nei confronti d'un ambiente sostanzialmente ostile e dal quale occorre sempre parare dei colpi.
Un plot di azione che, virando al noir, non ha alcuno sbocco positivo e lascia lo spettatore privo di una lezione morale da portarsi a casa.
Gli esperti suggeriscono di andarsi a guardare il film di Winner (tra l'altro, da poco tempo disponibile in DVD) solo dopo aver visto questo remake: altrimenti, la delusione sarebbe troppo grande e l'indice di godibilità tenderebbe decisamente al basso, benchè l'opera di Simon West sia indubbiamente di buona fattura: ma niente più che un omaggio cinefilo e un tentativo di rinverdire il successo di cassetta di un film d'annata.
Simon West, come tutti i registi di remake che hanno a che fare con la memoria di un'icona cinefila, ha dovuto tenere ben presente la struttura che Michael Winner aveva dato a un film in cui la star era Charles Bronson. Ha così offerto il leading role a un attore già famoso ma non ancora mitizzabile a cui ha chiesto di lavorare sugli sguardi e sull'ascolto. Statham si trova così a delineare un personaggio cinico e raffinato al contempo impegnato a camminare sul filo del rasoio di un rapporto padre/figlio dal doppio sviluppo. Da un lato l'uccisione del padre simbolico, Harry, e dall'altro, l'educazione al crimine e quindi una sorta di paternità 'professionale', nei confronti del di lui nevrotico figlio Dean (dalla recensione di Giancarlo Zappoli in www.mymovies.it).



Recensione su www.mymovies.it
Un remake che sfida, con pochi mezzi e attori non mitizzabili, lo stile 'mission impossible' (Giancarlo Zappoli)
Arthur Bishop è un killer su commissione specializzato nel far apparire come incidenti quelli che in realtà sono omicidi. Riceve gli incarichi da Dean, capo di una misteriosa compagnia di cui fa parte l'anziano e paralizzato Harry McKenna che è colui che ha fatto da mentore ad Arthur. Nel momento in cui Dean gli chiede di assassinare Harry, sospettato di tradimento, Arthur ha poche esitazioni e porta a termine la missione. Si troverà di lì a poco al fianco proprio il figlio di Harry, Steve. Costui, assetato di vendetta, chiede ad Arthur di addestrarlo per essere in grado di uccidere chi ha eliminato suo padre. Il killer, che ha sempre agito da solo, accetta e lo inizia agli omicidi scientificamente organizzati.
Simon West, come tutti i registi di remake che hanno a che fare con la memoria di un'icona cinefila, ha dovuto tenere ben presente la struttura che Michael Winner aveva dato a un film in cui la star era Charles Bronson. Ha così offerto il leading role a un attore già famoso ma non ancora mitizzabile a cui ha chiesto di lavorare sugli sguardi e sull'ascolto. Statham si trova così a delineare un personaggio cinico e raffinato al contempo impegnato a camminare sul filo del rasoio di un rapporto padre/figlio dal doppio sviluppo. Da un lato l'uccisione del padre simbolico, Harry, e dall'altro, l'educazione al crimine e quindi una sorta di paternità 'professionale', nei confronti del di lui nevrotico figlio Dean.
West diversifica le scene di azione tenendo conto delle lezioni che gli provengono dai maestri del genere e giungendo quasi a sfidare (ma con minori mezzi) l'impresa in stile 'mission impossible'. Arthur è un ammazzacattivi (le sue vittime non sono certo delle brave persone) lucido e razionale che si mette al fianco un coacervo di istinto bestiale a cui manca proprio ciò che in lui abbonda: la freddezza. Dal momento in cui Steve entra in scena (non a caso in un cimitero) ha inizio un incontro/confronto tra un cobra (Arthur) e un dobermann (Steve). Allo spettatore viene posto un quesito che troverà soluzione nel finale: i due sono destinati al conflitto o alla coesione? A scanso di delusioni accettate un consiglio: se proprio volete rivedete il film di Winner fatelo solo 'dopo' aver visto questo.

Scheda film
Regia: Simon West.

Interpreti principali: Jason Statham, Ben Foster, Donald Sutherland, Jeff Chase, Christa Campbell, Liam Ferguson, Eddie J. Fernandez, J.D. Evermore, Stuart Greer, Elizabeth Tranchant, Kurt Deville, Felder Charbonnet, Julia Adams, Russell M. Haeuser, Joel Davis, Michael Arnona, Nick Jones, Beau Brasso, James Logan, Amber Gaiennie, Shima Ghamari, Ada Michelle Loridans, David Dahlgren, Tony Goldwyn, Mini Anden, Katarzyna Wolejnio, Lance E. Nichols, John Teague, Jeffrey Whitney
Titolo originale The Mechanic. Azione, Ratings: Kids+16, durata 92 min. - USA 2011. - 01 Distribution.
 

 

 

Trailer
 


 

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Published by Maurizio Crispi - in Cinema
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

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