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19 marzo 2013 2 19 /03 /marzo /2013 09:29

Corso accelerato di fotografia... Come essere, da fotografi, narratori di storie istantaneeIeri mio figlio mi ha chiesto, mentre passeggiavamo dopo cena: "Papà, ma dove posso andare per fare delle belle foto?".
Una domanda certamente non semplice richiedente una risposta complicata.
Gli ho detto: "Il punto non è andare in luoghi oggettivamente belli, secondo il senso comune".
[Basti pensare al fatto che se si viaggia da turisti e si scattano foto, non è detto che si facciano delle belle foto anche quando si è andati in luoghi strepitosi sotto il profilo storico, monumentale o naturalistico/ paesaggistico]
Poi, ho aggiunto: "Dovunque, in realtà, puoi fare delle belle foto. Ma per fare ciò, devi avere sempre una macchina fotografica con te".
Lui ha ribattuto: "Ma non posso portarla sempre con me... E' troppo ingombrantre [ha una reflex digitale, una Canon che funziona anche da videocamera].
Io: "Allora potresti portare una piccola compatta, in modo tale che se fai una bella foto la puoi anche stampare con buoni risultati".
Poi, ho continuato con una piccola lezione e non so quanto di quello che ho detto è stato recepito. A riportarlo così, sembra una faccenda molto retorica; in realtà, un simile principio è più facile applicarlo in maniera istintiva, probabilmente: e, quando hai cominciato a farlo in maniera istintiva, allora cominci a comprendere alcuni punti fondamentali di quella che potrebbe definirsi una filosofia più generale dell'approccio fotografico alla realtà.
Questo è quello che gli ho detto, attingendo alla mia personale esperienza.
"Quando fotografi, ciò che conta è quello che tu vedi attraverso il mirino o nel display. Ciò che vedi deve andare al di là della mera apparenza del reale. In ciò che vedi, devi essere colpito da una storia potenziale, in altri termini deve formarsi una storia nella tua testa e allora tu fotografi. La storia nella tua testa farà sì che tu realizzi la fotografia con una certa inquadratura piuttosto che un altra, includendo certi elementi della realtà ed escludendone altri.
E, in funzione di ciò, assumono anche estrema importanza l'inquadratura e l'apertura o il restrigimento della focale.
Ecce, credo che questa sia la base fondamentale per fare delle buone foto.
Ed ecco che, ragionando in questi termini, non occorre andare in posti belli belli o interessanti per fare delle buone foto.
Tutto può diventare vero o interessante, in quanto tutto può farsi veicolo della storia o di un pezzo di storia istantanea che tu intendi raccontare".

Ecco qua, sembra semplice, ma è anche terribilmente complicato: questa poi del fotografaco come narratore di storie istantaneo!
Io sono un fotografo onnivoro, onnivoro e curioso.
Raccolgo immagini e spesso - questo è verissimo - quando fotografo, quel soggetto o quella particolare inquadratura mi stanno raccontando una storia che già si sintetizza con un possibile titolo che in nuce contiene già tutto.
Fotografare diventa così anche un modo per proiettare all'esterno parti del proprio sè, pensieri ed emozioni, e ricatturalrli in forma di immagini.
Qualcuno lo ha detto (forse è stato Wim Wenders in uno dei suoi saggi sulla cinematografia): se è vero che la macchina fotografica o la macchina da ripresa sono un'estensione dell'occhio che guarda e che rappresentano il tramite per la memorizzazione delle immagini nel nostro cervello e per una loro successiva rapprrsentazione eidetica e in bit di memoria, è anche vero che rappresentano un tramite attraverso cui parti di noi che transitano dall'interno verso l'esterno e in qualche maniera lo modificano.
In qualche maniera si verifica un reciproco influenzamente tra fotografo e realta, in una circolarità continua sintantochè non si protrae quella particolare seduta fotografica.
E così come noi ci rendiamo permeabili alla realtà che ci circonda, così la realtà è in qualche modo influenzata e "manomessa" dall'occhio che la osserva attraverso l'"occhio" dell'obiettivo.
Come è ormai convenuto anche nel campo delle scienze sperimentali da Popper in avanti, non si può condurre un'esperimento senza influenzare il campo in cui si svolge l'esperimento e diventarne in un certo senso parte ed anche una sua variabile che può portare ad una divergenza dei risultati rispetto a quanto atteso in maniera puramente teorica.
Ed è ciò che hanno anche assodato gli antropologi a proposito della cosiddetta "osservazione partecipante".

Di più non saprei dire.
Aggiungo anche, a scanso di equivoci, che io non sono un Fotografocon la Effe maiuscola, ma soltanto un mestierante molto istintivo della Fotografia, se vogliamo un po' un pasticcione.
Tutto quello che faccio è molto istintivo e poco curato sotto il profilo tecnico.
Quanto poi a post-produzione e a tecniche di ritocco e di valorizzazione dell'immagine, non ci so proprio fare.
Lascio correre e tutto rimane allo stadio della cosa fatta in modo ruspante ed allegro, spensierato tuttavia.
Lascio che lo facciano altri.

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Published by Maurizio Crispi (Testo e foto) - in Riflessioni
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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