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23 ottobre 2014 4 23 /10 /ottobre /2014 12:00

Perfino a Tenerife ho incontrato le statue viventi

 

(Maurizio Crispi) Capita frequentemente di vedere le "statue viventi" a Londra o in altre città europeee. A volte tatalmente imbiancati, altre volte con qualche colore che serve a sottolineare le caratteristiche della mise prescelta questi mimi se ne stanno per ore immobili su di un piedistallo, con il semplice intento di attrarre l'interesse dei passanti e di ricevere da essi un obolo.
Ma, probabilmente, non è questa la finalità ultima di questi artisti da strada, come del resto di tutti i busker del mondo.
Ciò che a loro sta a cuore è il gesto performativo e l'intento di realizzare quanto più é possibile l'immobilità e l'assenza di mimica e di gestualità tipica della statua.

A volte, il loro volto imbiancato è del tutto amimico, grazie a ore ed ore di esercio, altre volte per ottenere meglio l'effetto dell'immobilità della statua indossano anche una maschera, ma con la maschera, ovviamente la performance del mimo si perde un po' ed è in qualche misura facilitata.
Strappa meraviglia la loro capacità di mantenere per un tempo lunghissimo un'immobilità quasi fachiresca che supera di gran lunga la resilienza delle sentinelle in ambito militare la cui sosta è regolamentata con intervalli di marcia davanti alla propria postazione e da turni orari (che prevedono un tempo più lungo di riposo nelle 24 ore).
Anche a Tenerife - con sorpresa - mi sono imbattuto in statue viventi.

In prossimità dell'antico scalo commerciale della parte vecchia della città di Puerto de la Cruz, su di un belvedere che si affacciavo sulle onde tumultuose dell'Atlantico che si abbattevano su di una scogliera di taglienti ed affilate rocce laviche, si ergeva fiero, armato di tridente, un Nettuno verde-blu iridescente che sembrava appena uscito dal mare con il suo rivestimento di scaglie che sembravano luccicare al sole, come il rivestimento bronzeo di una statua di antica fattura rimasta a lungo sommersa nell'acqua marina .
Poco disposto da lui, c'era una panchina da cui alcuni turisti ammiravano il paesaggio e lui, nello stesso tempo, parte del paesaggio.
Perfino a Tenerife ho incontrato le statue viventiPoco più in là, invece, nei pressi del punto di partenza del piccolo bus-trenino che conduce al famoso  Loro Parque, grandiosa attrattiva turistica di Tenerife, in un angolo fuori dalla vista e appartato giacevano su di una cassa (che successivamente sarebbe servita da piedistallo) gli addobbi del mestiere tutti argentati di un altro figurante il quale - essendo ancora presto e non avendo ancora iniziato il suo orario di "servizio" se ne stava seduto a qualche decina di metri di distanza giocherellando con il suo telefonino e fumando una sigaretta.
Mi chiedo come questi artisti da strada facciano a resistere nei loro addobbi (spesso pesanti e tali da non facilitare del tutto la traspirazione), a resistere all'immobilità amimica e agestuale: un'immobilità che non potrebbe essere concepita nemmeno come declinazione di una delle più raffinate torture o punizioni corporali.

Occorre probabilmente una predisposizione interiore o una qualche tendenza alla catatonia: nel senso che chi si dedica a questa forma d'"arte", perché di questo in fondo si tratta (un'arte che prende come strumento espressivo il corpo stesso dell'artista-performer), un proprio tornaconto personale nel senso psicologico del termine.
Mio padre mostrandomi alcuni vecchi film dell'epoca del muto "classico" con Buster Keaton che era famoso per il contrasto tra le vicende spesso comiche cui andava incontro e la totale assenza di mimica del volto inchiodata costamente ad un'espressione stralunata e triste, mi diceva che egli non doveva fare alcuno sforzo per ottenere questo effetto, poichè probabilmente soffriva di una forma latente di schizofrenia a cui poteva dare libero campo con le sue performance da attore, ottenendo così una forma di compensazione che gli consentiva una vita per il resto non invasa da altri sintomi.

 

(Da wikipedia). Statua vivente è il termine convenzionalmente attribuito a un mimo, modello e artista di strada insieme, che posa per strada restando immobile come una statua o un mannequin del tipo di quelli esposti nei grandi magazzini e nei negozi di abbigliamento. Ricalca il lemma di lingua inglese living statue: appunto, statua vivente.

Questo genere di mimo, detto anche statuario, imita con sorprendente realismo, e grazie a un raffinato make up (trucco), le sembianze di una vera e propria statua fatta in candido marmo o in bronzo oppure realizzata con altri materiali (le variazioni possono essere infinite).

Spesso, queste statue umane hanno riflessi luminosi color dell'oro o dell'argento oppure risultano arricchite da fantasiose e cangianti decorazioni.
Frequente è anche il ricorso a semplici maschere, in questo caso necessariamente abbinate a costumi appropriati, spesso multicolori.

In taluni casi la statua vivente contribuisce a comporre una sorta di tableau vivant dall'articolazione composita.

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Published by Maurizio Crispi (Testo e foto) - in Avvistamenti e panchine
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

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