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14 maggio 2011 6 14 /05 /maggio /2011 07:47

peretta1.jpgQuando ero piccolo, avvenivano sotto i miei occhi accadimenti misteriosi.

Vedevo che gli adulti, soprattutto le donne di casa, si trastullavano con strani oggetti piriformi di caucciù, forniti alla loro estremità d'un grosso beccuccio cavo nero.

Poi, ad attrarmi, c'era un altro dispositivo altrettanto misterioso che attizzava la mia fantasia: era un grosso recipiente cilindrico di vetro trasparente che, per quanto potevo capire, veniva riempito di liquido e sospeso ad un attaccapanni.

Spesso le donne anziane si riunivano in una stanza e preparavano solennemente questi oggetti che, abitualmente, stavani tutti i risposti in una grossa scatola di cartone.

Quando si riunivano per simili consessi, a me era precluso entrare.

Mi toccava rimanere all'esterno (la porta veniva implacabilmente chiusa a chiave), molto eccitato epieno di curiosità: rimanevo nei pressi, stando a spiare tutti i rumori e i bisbigli che trapelavano attraverso la porta, pensando che facessero chissà quali giochi dai quali io ero escluso.

Tutte queste operazioni avvenivano - non so perchè - nella stanza da pranzo che, per la bisogna, veniva sgomberata di ogni oggetto.

Nella preparazione cui potevo assistere, il tavolo veniva liberato e l'attaccapanni a piantana veniva portato dalla stanza d'ingresso dove stava di solito.

Fugacemente, vedevo che venivano introdotti pure quegli strani oggetti.

Una volta, frugando qua e là, scoprii il luogo dove venivano riposte perette e perettone di gomma e le usai allegramente per giocarci. Scoprii che potevo riempirle d'acqua e poi spremere fuori un getto con violenza. Era molto divertente: molto di più sicuramente che stare a trastullarmi con la pistola ad acqua che spesso d'estate mi veniva regalata, ma che mi era propibito usare nei mesi invernali e, soprattutto, dentro casa.

Il mio gioco fu scoperto ed io fui rimproverato aspramente.

Ovviamente, fui scoperto e mi si fece capire che si trattava di oggetti "proibiti", la conoscenza della cui destinazione d'uso "vera" mi doveva rimanere preclusa.

Malgrado la reprimenda, continuai a stare sempre dietro la porta quando la nonna e la mia prozia si riunivano nel chiuso di quella stanza in compagnia delle due signore che stavano a servizio da noi (l'anziana Marietta e la più giovane Maria, le quali - entrambe - avendo il debole per me, mi coprivano in tutte le mie monellerie oppure, quando non ci fu più Maria - il cui nome era da pronunciare con l'accento retratto sulla prima "a"-, la Vincenzina, una specie di Tordella con il parrucchino che nascondeva una quasi completa calvizie). Ma qualche volta non mancava l'assistenza di mia madre.

Era propri una faccenda di donne...

Poi, a distanza di anni, quando già grande, facevo gli studi di Medicina, studiando la stipsi e i metodi per combatterla, appresi che si trattava di banalissime perette per il clistere e che, per lo stesso uso, era destinata pure la grande boccia di vetro.

Tutto questo mi sono ricordato l'altro giorno, quando camminando in giro con la bici, ho scorto per terra sull'asfalto un bulbo di gomma nera, caduto ad un ciclista e parte della sua trombetta ad aria.

Potere del fluire delle libere associazioni...

 

 

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Published by maurizio crispi - in Ricordi
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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