Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
6 novembre 2012 2 06 /11 /novembre /2012 00:32

Angelo cimiteriale - Foto di Maurizio CrispiE' passato anche per quest'anno "el dia de los muertos"...

Forse, proprio nella prossimità di questa ricorrenza, è opportuno lanciare il 5° capitolo di "Passaggi. In fuga verso la fine del Millennio".
In questa ripartizione di "Passaggi" ho voluto rievocare a ritroso (andando dall'evento più recente a quello cronologicamente più antico) tre momenti forti ed intensi della mia vita, connessi a delle morti e in particolare alle atmosfere cimiteriali che a tali eventi furono collegati.

Parto dalla rievocazione del giorno in cui con la mamma (e forse c'era anche mio fratello), assieme ad altri rappresentati della famiglia Crispi, andammo per presenziare (come è prescritto) alla cosiddetta "revisione", cioè a quell'operazione triste e dolente che si fa quando - trascorsi almeno 25 anni dall'ultima inumazione in quella particolare sepoltura -  si procede ad un operazione in cui ciò che resta delle sepolture più antiche viene raccolto in piccole cassette, in modo tale da poter recuperare nuovi spazi nelle tombe di famiglia.
Segue il ricordo della inumazione di un grande uomo - per me di grande importanza - strappato prematuramente ai suoi affetti e ad una vita intellettuale molto ricca ed intensa.
Era stato il mio psicoanalista ed anche il mio maestro: e, a lui sono legato da un debito di gratitudine profonda, poiché l'analisi personale che avviai con lui (che poi si trasformò in un percorso didattico) mi aiutò ad uscire fuori da una perniciosa impasse nella mia vita. Nei miei pensieri lo considero tuttora una figura assimilabile a quella di un padre - e, forse, ancora di più. Per vicissitudini di vita e a causa dei miei turbolenti percorsi esistenziali, fatti di interruzioni repentne, di ripartenze, di cambi di rotta e di incostanze non ebbi più dei contatti significativi con lui. Morì prematuramente, in un momento della mia vita in cui avrei voluto riaprire un discorso proprio con lui che, anni prima, mi aveva aiutato e guidato. Le iniziali del suo nome e cognome, curiosamente, erano identiche a quelle di mio padre e di mio figlio, quasi a suggellare così un forte legame interiore.

L'essere presente al rituale dell'inumazione subito dopo la sua morte e il sentire dentro di me un grande vuoto, per parole che non avrebbero più potute essere dette, mi ricondussero naturalmente a rievocare il giorno dolente e triste in cui ci trovammo ad accompagnare mio padre al cimitero ed anche in questo caso si trattò di una morte prematura e traumatica per i modi in cui avvenne.
E questo è appunto il terzo mometo di questo capitolo di "Passaggi", essendo in fondo la matrice di tutte le morti che in seguito nella mia vita in maniera diversa e con differente impatto emozionale mi hanno toccato.

 

 


 

CIMITERI

 

I

La revisione

 

         

Turno esumazione - Foto di Maurizio CrispiCi  ritroviamo  assiepati in una folla piccola  ed intima  nel cimitero antico, per un operazione mesta ed inevitabile, che non può essere rimandata e che si  è resa necessaria in occasione di una nuova morte, per far posto all’estinto che si aggiunge  alla lunga  teoria  dei morti della famiglia.          

E’ la  triste operazione dello spurgo -  così si dice, a quanto pare - quell'operazione che è necessario compiere dopo  venticinque anni dalla sepoltura precedente per guadagnare nuovo spazio, quando non vi è più alcun posto libero, nella stessa sepoltura.

E  sono sempre i vivi rimasti (tutti gli "aventi diritto") che devono officiare il triste rito e darne testimonianza.

 

 

Antico cimitero  

scalinate sconnesse ad ampi  gradoni 

si inerpicano sul fianco della montagna 

fiancheggiate dal  bosso e dal  cipresso 

lapidi di pietra antica marezzate dal muschio e dal lichene 

spezzate dai vandali di passagio

lastre tombali antiche  

muri cadenti  incrinati  

invasi  da fasci di erba selvaggia

sollevati dalle radici possenti dei cipressi

cresciuti a dismisura

sino ad apparire  nobili e  vetusti di vita plurisecolare

ai piedi della chiesa   anch'essa antica  

una  sobria sepoltura 

coperta  da una lastra   di semplice pietra

color grigio-ardesia

spezzata lungo una delle diagonali

poche parole sobrie incise  sulla  dura superficie 

 

Una piccola folla si addensa su di uno dei terrazzamenti

abiti scuri

occhiali da sole a  coprire volti pallidi e facce  cupe

 

All’interno della fascia di  folla assiepata 

altri  figure in  tuta  blu da operaio

si affannano  nel loro tristo ufficio,

ma senza  alcuno  slancio empatico

solo con la fredda determinazione e  il cinismo 

di chi  esegue un compito prezzolato

 

La  lastra  scheggiata  

senza alcun contrassegno

spoglia

solo  i  nomi incisi  tempo prima

e ora semicancellati dalle intemperie e dal  muschio

viene scalzata dal suo alloggiamento

con leve d' acciaio  brunito

e quindi messa da  parte,

letteralmente buttata in un angolo

non c’ è  pietà nei gesti  dei lavoranti

di nuovo soltanto il cinico  distacco

di chi si esercita in un compito dovuto

 

Con l'ausilio di corde spesse

tirano fuori uno dopo l'altra

le  bare   consunte custodite  per   decenni

nel  buio   della  tomba

 

Il  legno infradicito  cade a pezzi

il rivestimento di zinco ridotto ad una sottile sfoglia

quasi trasparente

si polverizza al tocco della mano

 

Mucchietti di abiti scoloriti  

ormai poco più che stracci informi

cadono fuori

da  ciò che resta dei feretri

 

S'intravedono  cose che l’occhio

non vorrebbe vedere

ossa

forse una testa  scheletrita

i presenti guardano, ma sono concentrati

a mantenere  sulla scena  che scorre

inesorabile davanti a loro

un’attenzione periferica

per evitare di dovere

cogliere appieno
la violenza di questa riesumazione

e della seconda sepoltura  che ad essa seguirà

 

Poi tutti i resti vengono raccolti

in piccole cassette  metalliche

una per ciascuno dei corpi

che sino a venticinque anni prima 

erano stati  collocati nella sepoltura

piccole cassette che dopo essere state sigillate

vengono di nuovo calate nella parte più profonda della tomba

ed ecco che, alla fine, è  stato fatto  spazio

al  nuovo morto di famiglia

in attesa di sepoltura in una stanza spoglia

 

Uno dei lavoranti si avvicina al gruppetto  spaurito  

che con la  sua presenza ha  reso testimonianza

della correttezza dell’operazione

e consegnano ad uno  degli astanti  una manciata di monetine

rinvenute  all’interno di una delle casse  da morto

 

Dopo pochi istanti di raccoglimento

alla piccola folla sperduta

sotto il cielo azzurro  e lambita dalll’ombra lunga   dei cipressi

non resta che disperdersi

ciascuno diretto  verso una meta diversa

stranito

 

 

II

Muore un giusto

 

Lapidi e loculi - Foto di Maurizio CrispiQualche tempo prima, una morte improvvisa ci ha portato  in folla ad assieparci attorno al luogo prescelto per la sepoltura nello stesso cimitero aggrappato a gradoni sul fianco scosceso di un monte e la città e il mare distesi ai suoi piedi. 

Arrivando alla spicciolata nel freddo e umido giorno invernale gravato da una cortina di nere nubi basse nel cielo, ci siamo ritrovati  prima all’interno della cappella spoglia seduti sparsi sui semplici banchi di legno per la celebrazione del rito funebre e poi, dopo ci siamo spostati  all’aperto  per la cerimonia della  sepoltura.

Il luogo designato si trovava  all’ombra del muro perimetrale della chiesa antica ( quella che prima ci aveva accolto al suo interno umido e ombroso)  che - dall’alto della sua posizione -  dominando  per intero il piccolo cimitero - la parte antica e quella più moderna realizzata con criteri prosaici - spazia sulla città lontana immersa nella  caligine.

Così ci  siamo affollati  in uno spazio la cui pavimentazione è interamente costituita da antiche lapidi e lastre tombali..

All’occhio di un osservatore esterno dovevamo apparire  come una folla mesta e dolente   raccolta  per  piangere la scomparsa prematura di un uomo giusto e forte, il padre di tanti di noi, ed onorarlo.

E mentre eravamo là in attesa  apparentemente tutti raccolti, ma in realtà ciascuno isolato dagli altri, alcuni piangevano  silenziosamente,  altri sentivano il bisogno di esternare il proprio dolore, facendo con voce spezzata un ultimo tributo di parole e di affetto.

E’ così che le persone migliori, quelle più disinteressate ed oneste se ne vanno,  lasciando alle proprie spalle figli che, di rado, riescono ad essere alla loro altezza dolore, prostrazione e che, quando l'eco del dolore si é ammorbidito e spento, andando in lenta dissolvenza, trovano spazio ed energie per il dispiegarsi di lotte intestine, di gelosie ed invidie meschine, spinti dalla salvaguardia di interessi individuali e dalla bramosia del potere.

Quest’uomo - pur morto -  ingaggia  la sua ultima battaglia contro la morte che lo ha ghermito, rifiutando di lasciarsi scivolare dentro la stretta imboccatura della sua sepoltura, scendendo così sotto  terra e  costrigendo il personale addetto a lunghi  laboriosi tentativi  prima di riuscire nell’arduo compito.
Qualcuno, in modo consolatorio, di fronte a questo indugiare, ricorda la storia del mitico guerriero cinese  che  risultò essere più forte perfino della morte.
Così ci raffiguriamo quest’uomo mentre se ne va, quest’uomo di grandissima levatura morale, quest’uomo che a molti di noi ha infuso forza vitale,  determinazione,  ma anche capacità di  sopportazione di fronte alle difficoltà della vita e che ha ascoltato alcuni di noi nei momenti  più bui delle nostre vite.

 

 

III
L'inumazione

   
Loculi - Foto di Maurizio CrispiRiandando indietro negli anni, ho ricordato del tempo in cui mio padre venne sepolto.
Questo ricordo prende l’avvio dall’immagine di una folla mesta che attornia  lo stesso  spiazzale all’interno del cimitero, antico teatro della triste riesumazione avvenuta quasi un quarto di secolo dopo.
L’immagine del cimitero come emerge nel ricordo  di questo evento ormai antico è la pù vivida e dettagliata ed è adesso quasi libera­torio soffermarmi nella sua ripetizione e nella visualizzazione di elementi che, anzichè rimandare all’inquietudine della morte, sembra possano darmi soltanto sensazioni di pace e di tranquillità.
Un cimitero fatto di tombe scavate direttamente nel suolo roccioso e chiuse semplicemente da una lastra di pietra.
Tutt’attorno allo spiazzale, rivestito da una vetusta pavimen­tazione parzialmente sconnessa e quasi interamente costituita  da vecchie lastre sepolcrali  alcune delle quali non più riaperte da decenni con le incisioni e le scritture ultime in parte cancellate e rese del tutto illeggi­bili  dalla crescita di  chiazze di muschio e di  licheni, si ergono prepotenti cappelle  sepolcrali rivestite di marmi pregiati, ma  tutte  immerse come sono nella ricca vegetazione di cespugli di bosso e di alti cipressi vetusti  instillano soltanto  pensieri di solennità e di quiete.
Un giorno,  da piccolo, durante una sosta in una delle nostre interminabili passeggiate in bici,  fui condotto in questo luogo da mio padre.
Con lui alla guida, entrammo all’interno del re­cinto ombreggiato da piante già allora secolari e salimmo le  scale sconnesse proprio sino a questo spiazzale e lui,  dopo averla identificata con una certà difficoltà perchè da tempo non ci veniva in visita, mostrandomi la lastra tombale con inciso il nome di un antenato mi disse: “E’ qui che io verrò a riposare. E’ bello sapere che  potrò stare in questo luogo”.
Sono passati gli anni  e, appena un anno dopo la morte del nonno, forse troppo presto rispetto alle sue ottimistiche previsioni, adesso sta toccando proprio a lui,  a mio padre, en­trare qui nel suo riposo eterno,  esattamente nel luogo che aveva espresso nei suoi desideri.
Mi diceva sempre che sarebbe morto in tarda età come il nonno Francesco prima di lui o come suo padre, perchè gli uomini della sua stirpe avevano sempre mostrato di essere longevi.
E noi che lo abbiamo accompagnato qui senza più averlo visto da vivo dopo la sua ultima partenza e senza più poterlo vedere da morto, perchè il suo corpo martoriato ci è stato consegnato già chiuso nella sua cassa,  siamo  tutti  raccolti con il cuore dolente per darci conforto con la cerimonia che statuisce il suo ultimo viaggio.
Ma ecco che - per quanto ciò sia concepibile - la terra, la fossa spalancata,  im­provvisamente non  vogliono accoglierlo.
Invano, i necrofori si affannano a cercare di far scivolare il feretro all’interno della stretta trincea scavata la prima volta  nel secolo scorso, se non prima.
Siamo tutti in attesa trepida: con sofferenza osserviamo il susseguirsi delle diverse manovre che dovrebbero  consentire lo svincolo delle parti più sporgenti della cassa da morto.
Ma non c’è niente da fare.
Gli sforzi esibiti dagli  operai  non portano  proprio a nulla.
All’improvviso, senza alcun preannuncio,  i tentativi  vengono sospesi.
lapidi - Foto di Maurizio CrispiRimaniamo tutti in  attesa nei nostri abiti scuri o neri, con gli occhiali da sole a nascondere gli occhi prosciugati, sotto il sole  cocente  di una calda giornata  di  inizio Maggio, immersi in un mesto silenzio, interrotto soltanto dallo stormire delle foglie  mosse dalla brezza sottile  e da lievi frulli d’ali.
Vengono a dirci, dopo essersi consultati sul da farsi, che  l’inumazione dovrà essere posticipata,  per consentire l’esecuzione delle opere murarie necessarie per l’allargamento della parte in­terna della sepoltura.
E per far questo occorre tempo.
Con tristezza,  alcuni di noi si caricano il feretro sulle spalle e percorrendo all’inverso le ripide scale  dai gradini con alzate tutte diseguali, facciamo ritorno ad un’angusto locale in prossimità della  chiesa - la camera mortuaria - e qui su una stretta tavola di marmo  lo collochiamo,  coprendolo poi con i cuscini e le corone di fiori che con il loro  profuno greve e dolciastro sembrano an­ticipare in qualche modo il processo della morte e della decom­posizione.
Con infinita tristezza ci dipartiamo.
In questa piccola stanza in cui mio padre dovrà rimanere per qualche giorno, non sarà possibile alcuna veglia e nemmeno una visita.
C’è una sensazione di incompiuto in questo,  poiché il rito è rimasto  come sospeso  e  monco.
Trascorsi  alcuni  giorni,  siamo  di nuovo tutti riuniti  sullo stesso spiazzale,
a riprendere il discorso sospeso e a portare a termine il rito incompiuto.
Il feretro viene prelevato dalla sua dimora temporanea dopo essere stato liberato dei  fiori di cui è stato circondato  che, adesso vizzi, emanano un  dolore forte e pesante  di di terra umida e di foglie morte.
Di nuovo, si provvede al trasporto del feretro con attenzione e riguardo quasi a compensare l’atteggiamento sbrigativo e prosaico - quasi irriverente  - dei necrofori  che, abbigliati nei loro rozzi abiti da lavoro, mostrano di essere lì per sbrigare un lavoro per loro sol­tanto ingrato e noioso,  reso ancora più fastidioso dal sole caldo della  giornata quasi estiva.
Croci cimiteriali - Foto di Maurizio CrispiLa divaricazione estrema tra la mestizia  dei dolenti  - il dolore è un greve fardello da assumere e da portare sulle proprie spalle soprattutto quando arriva così improvviso - e non aiuta certo il cinismo dei lavoratori della morte che non hanno mai avuto, dietro le callosità mentali acquisite nel corso degli anni, le compostezze, i pudori e le deli­catezze  dei gestori delle  funeral home degli Americani.
Là, necrofori, imbalsamatori, addetti al maquillàge post-mortem,  sepultori, esperti in cremazioni  e quant’altro,sono un popolo di autentici professionisti, con tanto di licenza e di autorizza­zioni,  pieni di tatto e di premure (tutte, ovviamente, a pagamento), im­pegnati nella messa in scena del rituale della morte in modi che possano servire da consolazione ai vivi, ma anche da apparato potente di negazione del dolore, attraverso innumerevoli di infingimento e abbellimento, come ebbi modo di constatare, quando mi recai a New York in occasione della dipartita del marito di una mia zia.
Questa volta le operazioni procedono fluidamente e senza intoppi. Appare evidente che le opere murarie necessarie sono state fatte con perizia e  non c’è - come la prima volta - alcun tentativo grottesco di inserire nella cavità predisposta il feretro,  per poi constatare che qualche imprevista sporgenza ostacola la sua discesa e con il seguito di tutti i conse­guenti sforzi di superare l’ostacolo, imprimendo a detto feretro varie incli­nazioni, il tutto condito con i  commenti prosaici e irriverenti degli operai o con le loro imprecazioni appena dissimulate.

Quindi, una per una,  vengono compiute tutte le suc­cessive operazioni necessarie mentre la  piccola folla in bianco-nero - noi -   si dispone in cerchio compunto e muto.
Si levano i suoni materici del raschio della cazzuola sulla parete della caldarella per raccogliere l’ultima  manciata di impasto di  malta,  il clingore più argenteo di una vanga che batte contro una lastra tombale, qualche singhiozzo, un naso soffiato ed improvvisa­mente  liberato dall’intasamento di lacrime non piante e intanto - nello sfondo - la brezza imperturbabile fa stormire le fronde dei cipressi che da ogni parte circondano lo spiazzo in cui ha luogo l’ultimo atto di questa cerimonia funebre.

Infine, quando tutte le chiusure  sono state sigillate con la malta e la lastra antica  lineata da una lunga incrinatura e an­nerita dal tempo viene ricollocata al suo posto, alcuni vasi di piante appena verdeggianti vengono collocati ai piedi della sepoltura.
Non posso fare  a meno di osservare - ancora adesso penso a questo det­taglio con conforto -  che  il feretro è stato collocato in modo che  la testa sia orientata verso la chiesa posta un po’ più in alto quasi che in questo modo  -  come negli antichi cimi­teri  cresciuti attorno alle chiese - venisse assicurato alla parte più nobile del corpo un contatto  ideale  con il luogo sacro.
Qualcuno ha portato un mazzo di fiori  freschi e li colloca sulla lastra sbrecciata alla fine della cerimonia,  mentre altri fiori vengono posti in modesti vasi  di alluminio dipinto.
Poi,  a piccoli gruppi,  la folla si disperde e ognuno se ne va smar­rito per la propria strada,  esili figurette  che si stagliano scure nella luce abbacinante del sole di mezzogiorno.


 

 

Le foto sono di Maurizio Crispi e sono state fatte nel piccolo e raccolto cimitero adiacente alla antica Pieve della Marinasca (La Spezia)

Condividi post

Repost 0
Published by Maurizio Crispi (Testo e foto) - in Passaggi. In fuga verso la fine del Millennio
scrivi un commento

commenti

Mi Presento

  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
  • Contatti

Profilo

  • Frammenti e Pensieri Sparsi

Testo Libero

Ricerca

Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


frammenti-e-pensieri-sparsi.over-blog.it-Google pagerank and Worth